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Capita spesso che mi si chieda il tipo di percorso spirituale che ho seguito. Anzi, di solito la domanda più frequente è "chi sono [stati] i tuoi Maestri?"
Altri, invece, dopo aver visto il mio libro sui Nativi, deducono che quello sia stato il mio percorso...
Come ogni altra persona che abbia seguito e praticato un cammino di crescita esoterico, tendevo e preferisco ancora non raccontarlo.
Tuttavia, devo però dare atto che, chi viene da me per degli incontri, ha il diritto di saperne un po' di più su di me.
Anche se comunque è mia opinione che la maturazione spirituale sia davvero la salita alla Montagna Sacra e, come tale, sia un percorso molto intimo e anche segreto, impossibile da svelare e da rivelare.
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Accantonando quindi il lecito pudore, ho cercato di mettere giù, a grandi linee, il tipo di percorso affrontato.
Non che questo però mi abbia portato a "conoscere il volto di Dio", semmai sono giunta alla consapevolezza che, non solo non si ha mai finito di imparare, ma che l'imparato è spesso relativo e serve in definitivo davvero a poco, se non lo si traduce nella quotidianità. E' infatti l'esperienza che si fa, cadendo e rialzandosi che serve. Nell'esperienza però si ha la possibilità di praticare l'imparato.
Ecco perché anche la ricerca e soprattutto lo studio servono a molto.
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UN PERCORSO CHE VIENE DA LONTANO
Volendo raccontare i passaggi più significativi che mi hanno condotta a dove sono ora, posso dire che sin da piccolissima avevo la sensazione di essere capitata a vivere in un posto incomprensibile e alieno. In molti provano, o hanno provato, tale profondo spaesamento, a cui ognuno reagisce in base alle proprie modalità.
Il mio è sempre stato quello della comprensione. Infatti, questo faticoso disagio mi ha spinto a cercare nella conoscenza la decodificazione dell'arcano. Arrancando così sui libri di casa, ho cercato di arrivare alla identificazione delle lettere che trovavo disseminate nei testi, così da poterle mettere insieme in parole con un senso. E finalmente con i miei cinque anni potevo considerarmi una tenace e appassionata cultrice del mondo incantato e sacro della lettura.
Da sempre, l''unica vera, pulsante e viscerale, passione che abbia mai provato nella vita è stata quella dello studio. Non per raccogliere nozioni con cui ostentare bravura, non appartiene al mio carattere tale atteggiamento, ma per capire come vivere questa "strana" situazione sulla Terra.
Con mia madre ho iniziato a fare yoga sin da piccolissima, tra il '58 e gli anni '60.
Lei, che comunque ha rappresentato la parte cattolica e rigida della mia educazione, fu però all'inizio la persona che maggiormente mi parlò di tradizioni spirituali lontane, come quelle del Tibet per esempio. Lo spunto lo aveva dato un magnifico libro che girava per casa: "Tibet segreto" di Fosco Maraini. Questi racconti di mia madre furono sicuramente introdotti a scopo educativo, per invogliarmi alla disciplina. E per questo mi parlava dei piccoli monaci che per imparare a meditare ed essere accettati nel monastero dovevano disciplinarsi al silenzio e all'immobilità. Ma a me quei racconti sollecitarono "memorie" che forse non si erano ancora del tutto dissolte.
Mio padre, un grande agnositico e con alle spalle una vivace cultura anglofona, è stato quello che invece mi ha passato il fair play e mi ha aperto all'avventura dello spirito attraverso una aperta ricerca, al non dare mai nulla per scontato, a farcela sempre e comunque perché, come mi diceva, dovevo solo ricordare Archimede, quando affermava: "datemi una leva e vi solleverò il mondo!"
Mio padre amava la lettura e lo studio e, finché è durato, è stato per me il compagno più stimolante in assoluto di questa avventura terrena.
E' ovvia la mia predisposizione alla filosofia e alla ricerca del senso della vita. Infatti le letture verso cui inevitabilmente mi dirottai furono di questo tipo. Ma ero davvero troppo giovane per capire. Come già detto, ho iniziato a leggere da sola, prima dei canonici anni scolastici, maneggiando i libri di casa che mi attiravano come un tesoro indescrivibile, a cui dovevo per forza arrivare. I testi per bambini mi sono sembrati subito scontati, anche se ovviamente li ho divorati [quelli anglofoni però, i pochi italiani erano per me davvero scialbi!].
I libri di saggistica, ovvero quelli per gli adulti che già mi attraevano, rappresentavano però una sfida costante e personale. Mi ricordo la testardaggine con cui mi preparai ad affrontare infine quei libri per me sentiti come "eccelsi". Ovvero i testi di filosofia. Quando verso i dieci anni mi pensai abbastanza matura da affrontare tali letture, il tentativo si rivelò sconfortante. Infatti, ancora una volta, questi libri rimasero muti e immobili davanti a me, come una muraglia inesorabilmente invalicabile. Ci stetti dietro, riprendendoli ogni tanto, perché non potevo accettare la "sconfitta". Infine, piano piano la filosofia si aprì e inizò a parlarmi, e io a parlarle di rimando.
Avrei voluto studiarla all'università, come mi sarebbe pure piaciuto fare archeologia, ma mio padre mi ricordò che dovevo essere più pratica, con la filosofia sarebbe stato difficile, allora, aprirsi diverse possibilità di lavoro, e l'archeologia invece, se la potevano permettere i nobili, che poi si dilettavano negli scavi... Finii col terminare i miei studi all'estero, dove abitualmente mi recavo a studiare, lareandomi in pedagogia a indirizzo linguistico.
Inseguendo il mio Tibet di bambina, continuai con lo yoga e quindi iniziai la meditazione. Erano gli anni '70 e c'era un gran trambusto dappertutto. Ma erano tempi pieni di speranza quelli. C'era davvero l'idea che si potesse migliorare il mondo.
In questa coerenza di principi sono ufficialmente uscita dalla chiesa Cattolica a 25 anni, dopo aver speso tempo e impegno nel tentativo di vivere in pieno il messaggio cristiano. La delusione data dai numerosi ministri della Chiesa, ottusi e gretti, mi fece optare per questa scelta. Anche se mi era ben chiaro che non stavo rifiutando l'insegnamento, bensì il tipo di "pastori" messi a disposizione di questo "gregge".
Tra il 73 e il 76 ebbi un sogno davvero particolare. Incontrai, o meglio, venni chiamata da un maestro a incontrarlo. Il sogno era tutto sui toni di una splendida e pacata luminosità e il maestro che mi aveva chiamato conquistò il mio cuore come mai un essere umano avrebbe potuto fare. Non pensavo che quel maestro esistesse davvero. Pensai semplicemente che fosse un sogno, stupendo e rincuorante, ma pur sempre un sogno. Immaginatevi la mia sorpresa quando alcuni anni dopo, a casa di una belga che mi avrebbe letto il mio oroscopo carmico, trovai l'immagine di quel "mio" maestro.
Si trattava di Babajii.
Ricercando una dispiclina spirituale che mi permettesse un cammino di crescita interiore per migliorare me stessa, ho incontrato il pensiero induista di diversi maestri. In particolare fu quello di Yogananda, e quindi con la Self Realisation Fellowship [SRF] di Los Angeles che iniziai a praticare con assiduità e impegno. Per anni mi dedicai al Kriya yoga, seguendo le lezioni che mi arrivavano dagli Usa e mettendo quotidianamente in pratica gli insegnamenti. Però si manifestarono dei fenomeni che io vivevo come fastidiosi, oltre al fatto che mi provocavano davvero molta inquietudine.
Forse dovrei però prima spiegare che, durante il liceo in modo particolare, mi ero dedicata ad approfondire lo spiritismo a causa di evidenti predisposizioni medianiche nella mia famiglia. Affrontai la spinosa questione nell'unico modo che conosco per dipanare la paura: studiandola e sviscerando ciò che incute dubbi e timori.
Quando però ci si avvicina allo spiritismo si entra inevitabilmente in contatto con l'esoterismo. Trovai dunque essenziale capire di più questi fenomeni indagando e praticando le esercitazioni dei vari pensieri esoterici di stampo inglese che avevo avuto modo di incontrare. La conoscenza mi doveva servire, pensavo io, per evitare quei fenomeni, visto che in me suscitavano grande apprensione. Tuttavia quegli esercizi, sebbene da un lato misero maggiore chiarezza nel comprendere i fenomeni, di sicuro non li placarono. [Si vedano gli articoli inseriti nella sezione dedicata all' Invisibile.] ![]()
Negli anni '70 incontrai poi Arnold Keyserling, il filosofo austriaco, docente all'università di Vienna e Presidente, al tempo, della Società di psicologia umanistica europea. Lo frequentai a lungo.
Keyserling era davvero incredibile, la sua cultura poliedrica spaziava da un campo all'altro dello scibile umano, includendo le scienze nascoste. In modo particolare quelle di Gurdjeff.
Il suo insegnamento era vivace e mai teorico. Tutto era portato nella pratica. E questo è ciò che ancora oggi reputo essenziale: non stare nel nozionismo, ma praticare, praticare, e praticare! Al tempo ebbi poi modo di incontrare e frequentare attraverso Keyserling i diversi nomi di quella che poi diventò la nuova cultura emergente. Furono tempi davvero stimolanti.
A un certo punto conobbi in Italia Vincenzo Colaciuri, uno psichiatra esoterista che io ancora oggi reputo il più significativo fra i miei maestri [vedi un suo scritto: Il Magico e il divino]. Proviene da una famiglia di medici e psichiatri, per cui l'estremo rigore della scienza era il suo mezzo. Tuttavia il suo spirito indagatore lo aveva avvicinato sin da giovanissimo al paranormale e alle scienze esoteriche, diventando lui stesso un fine esoterista. Aveva il rigore dello scienziato, e l'apertura dell'avventuriero che, nel suo caso, si dedicava all'esplorazione e sperimentazione dello spirito.
Al tempo [siamo ormai nei primissimi anni '80] possedeva la biblioteca esoterica più rifornita d'Europa e, conosciuto in tal senso, veniva spesso interpellato perché presenziasse alle prime sperimentazioni di fenomeni paranormali. Quindi lo si trovava di sovente sulle riviste, intervistato perché desse le spiegazioni scientifiche o filosofiche su quelle manifestazioni.
Se già avevo un approccio abbastanza scientifico alle materie che affrontavano il sottile, la sua frequentazione mi ha reso ancora più rigorosa. Non perché non creda a tali fenomeni e quindi li desideri invalidare. Ma perché ci credo tantissimo e penso quindi che l'unico modo per acquisire credibilità sia quello di rimanere nel discorso logico e competente di chi affronta tali argomentazioni seguendo il metodo scientifico.
Gli insegnamenti e le pratiche esoteriche che ho potuto sperimentare attraverso questa assidua frequentazione sono stati per me di grande valore evolutivo.
Con Keyserling ebbi poi la possibilità di frequentare tutta una serie di personaggi davvero stimolanti. In modo particolare ebbi modo di conoscere i primi Nativi che avevano aperto i loro insegnamenti sacri ai Bianchi. Infatti entrai in contatto con il gruppo di Swift Deer e, per una decina di anni frequentai assiduamente i vari campi, che poi iniziai a proporre anche in Italia. Da loro ricevetti la Sacra Pipa, l'oggetto "magico" degli sciamani, che si può ricevere solo quando è stato dapprima "risvegliato" per noi. Questo ovviamente accade quando si è pronti a utilizzarlo! L'esperienza e soprattutto quanto ho imparato, vivendolo sempre più nel mio quotidiano, è descritto nel libro pubblicato con Verdechiaro Editore: " La via del Guerriero".
Il continuo approfondimento di tecniche psicologiche, grazie al fatto che insegnavo nei paesi del nord Europa, e quindi in un college Usa, dove costante era l'aggiornamento per diventare insegnanti sempre più attenti e capaci, mi permise di appurare come l'emozionale-mentale fosse davvero l'asse su cui si innescano le varie ossessioni - fra cui anche quelle pseudo msitiche o pseudo spirituali. Di grande esempio e insegnamento fu conoscere Findhorn. O meglio la storia dei fondatori. Purtroppo, quando riuscii ad andarci, verso gli anni '80, Findhorn si era già trasformata in una esuberante comunità new age, ben diversa da quella che i tre fondatori iniziarono con la loro esperienza. Infatti, quando ci andai, loro tre già non abitavano più lì e fu solo diversi anni dopo che ebbi modo di incontrarli personalmente in altri contesti però.
Nel '94 sono tornata in Italia e qui ho incontrato il Buddismo di Nichiren che, per il mio tipo di struttura mentale, davvero si è rivelata un'ottima disciplina interiore, di autoanalisi, riconoscimento dei propri limiti, deviazioni, storture, e successivo lavoro di automiglioramento. Quello che mi piace di questo tipo di buddismo è il pragmatismo, e il fatto che corrisponde perfettamente a ciò che già sappiamo dalla psicologia e dalla nuova fisica. Ovvero che lo stato interiore richiama l'equivalente all'esterno. Purtroppo oggi, anche questa disciplina si è anacquata e ora non so se valga la pena consigliarla. Troppo "new age", con quel buonismo che non aiuta a sviluppare l'auto disciplina.
Intanto mi sono però anche riavvicinata al Cattolicesimo, grazie anche alla Comunità di Bose - la comunità ecumenica creata da Enzo Bianchi - che ha dato spazio al senso mistico che ho della vita, permettendomi di trovare da loro quella ricerca di solitudine e silenzio, che porto nel cuore e che mi avvicina al sentire dei padri del deserto della cultura cristiana orientale.
Credo che ogni pensiero religioso abbia uno strato per la massa, che poco si vuole impegnare e va di emozionale o di teologico, e uno strato più interno, il nocciolo, che è fatto per coloro che invece si assottigliano di dentro [il famoso detto della cruna dell'ago...], e così si trasformano, nel fuoco. Nel crogiolo alchemico, dove le imperfezioni vengono messe crudamente in evidenza e quindi bruciate via. Esperienze faticose, non di masochismo esaltato, ma di voglia e bisogno di essenza pura.
Un lavoro in solitaria.
In definitiva, per sintetizzare, potrei riferirmi alle parole di U.G. Krishnamurti, quando affermava che la ricerca non porta da nessuna parte, se questa non si espande nel corpo. Il corpo sa, ripeteva.
Il corpo deve quindi essere disintossicato da tutti gli accumuli delle tossine psicofisiche accumulate, che lo offuscano e, di conseguenza, offuscano così anche la coscienza. Che non è afflato emotivo, né tanto meno razionalismo teorico. E' qualcosa d'altro... indescrivibile e incomprensibile spesso per chi non è arrivato a tale consapevolezza.
E di questo comunque parlo soprattutto in Evoluzioni. Perché chi si perde nell'emozionale o nel mentale, non solo non cresce interiormente, ma nemmeno fa splendere la sua vita.
LUGLIO 2009
In Brasile sono avvenuti per me incontri intensissimi e importanti, a livello energetico ovviamente.
Sono stata chiamata lì da eventi che sapevo avrei dovuto sistemare un giorno, ma non mi aspettavo arrivassero in modo così repentino.
Si vede che ero pronta e tutto si è mosso di conseguenza
Sono arrivata con il carico della mia vita, con tutte le fatiche e tragedie che mi sono trovata a dover affrontare e superare, per non morire io, e per preservare ciò che riuscivo della mia famiglia. Non entro nel dettaglio, perché non è questo il senso del discorso. Le eredità karmiche familiari davvero si riversano sulla progenie più in risonanza. E ti investono come una slavina. Quando la situazione collassa c'è solo pensare a salvare il salvabile, altrimenti soccombi, e con te chi ti è vicino.
Bisogna sviluppare la resistenza e la centratura, mentre con grande concentrazione si sgrovigliano, uno alla volta, tutti i bubboni in cui ci si trova immischiati. E infine se ne esce, anche se con le ossa rotte, anzi, macinate.
Ma la vita incalza e non c'è tempo di stare a piangere. C'è davvero da andare avanti e, dopo l'impatto col terreno, bisogna rimettersi in piedi, per ridare una direzione più sana a tutto ciò con cui si è connessi.
Ci vogliono anni, tanti, di impegno davvero teutonico. Piano piano si risale la china. Di colpi se ne prendono ancora, perché la propria energia si è veramente indebolita, ma comunque si risale, non c'è altra possibilità.
Poco alla volta si ricostruisce, con le dovute attenzioni e maturità sviluppate. Le cose iniziano a sistemarsi, anche se si continua a essere energeticamente vulnerabili.
Una cosa a cui mi sono sempre costantemente e cocciutamente aggrappata: alla connessione col divino dentro. Non avevo niente altro attorno di così forte e poderoso da potermi davvero aiutare in un frangente simile. Nessun essere umano poteva esserlo.
E questo è stato il sottile filo che mi ha guidata fuori da questo malefico labirinto, e che sempre più forte ed evidente è diventato nella mia vita. Intanto, procedendo, questo "filo" sottile e potente mi continuava a far "perdere roba", che tuttavia, in seguito, metabolizzato il colpo, capivo poi essere solo un orpello, un trompe l'oeil degli umani che rincorrono sterili fantasie. Ce n'è proprio tanta di roba dentro di noi, di cui dobbiamo imparare a liberarci!
Il filo di "arianna" che da questo dedalo mi ha guidato fuori, mi ha portato infine in Brasile, dove l'"energia" mi ha davvero impattata intensamente. Qui mi sono trovata a vivere nel giro di un mese situazioni di grande rinnovamento:
- Sono stata guidata a lasciar andare il passato, piangendolo tutto quanto in una notte pesantissima, in cui mi sono immersa nel dolore più dolore, che ancora avevo dentro, per poi abbandonarlo. Come se uscissi da un mare di sofferenza e istantaneamente mi asciugassi da quell'acqua così amara.
- Sono stata condotta nel cupore più intenso di un'altra notte, faticosissima, in cui ho dovuto mettere in pratica, intensamente e subitaneamente, l'insegnamento: il volere fortemente e profondamente la Luce, la salvezza suprema, anche quando si è così intimamente sfatti da sentire solo la totale impotenza di quando non c'è più speranza, ed è per questo non si riesce a ricordare la Luce. Invece la Luce è da richiamare, anche se non hai più memoria di cosa significhi.
Se le notti erano di insegnamento, i giorni erano la pratica. Ma l'energia era forte e mi ha ben posseduta, rigenerata, rinfrancata.
Così la forza vince e ora sono pronta a vivere con un Qualcosa di nuovo che mi si muove dentro.
LINK
I diversi insegnamenti che ho qui citato, li ritrovate alla seguente pagina del social network di Evoluzioni.A cui si aggiungono quelle dedicate ad alcuni insegnamenti esoterici.