Serie ricerche e logiche deduzioni per arrivare alle diverse verità possibili.

IL SITO DI CARLA FLEISCHLI CAPORALE

Mio percorso interiore

Capita spesso che mi si chieda il tipo di percorso spirituale che ho seguito. Anzi, di solito la domanda più frequente è "chi sono stati i tuoi Maestri?"
Altri, invece, dopo aver visto il mio libro sui Nativi, deducono che quello sia stato il mio percorso.

Come ogni altra persona che abbia seguito e praticato un cammino di crescita esoterico, tendo a non raccontarlo. Penso che la maturazione spirituale sia davvero la salita alla Montagna Sacra e, come tale, sia un percorso molto intimo e anche segreto. Tuttavia, devo però dare atto che, chi viene da me per degli incontri, ha il diritto di saperne un po' di più. Ho così cercato di mettere giù, a grandi linee, il tipo di percorso affrontato. Non che questo mi abbia portato a molto però, semmai sono giunta alla consapevolezza che, non solo non si ha mai finito di imparare, ma che l'imparato è spesso relativo e serve davvero a poco. E' invece l'esperienza fatta cadendo e rialzandomi che è servita. Questa, purtroppo - o per fortuna [dipende dai punti di vista] - non posso però passarla a nessuno...

Volendo raccontare i miei passaggi più significativi posso dire che sin da piccolissima avevo la sensazione di essere capitata a vivere in un posto incomprensibile e alieno. In molti provano o hanno provato tale profondo spaesamento, cui ognuno ha cercato di reagire in base alle proprie modalità.

Per quanto mi concerne, questo faticoso disagio mi ha spinto a cercare nella conoscenza la decodificazione dell'arcano. Arrancando così sui libri di casa, ho cercato di identificare le lettere per poterle poi mettere insieme in parole con un senso. E finalmente con i miei cinque anni entravo nel mondo incantato e sacro dei libri. L'unica mia vera e pulsante passione è stato da sempre lo studio. Non per raccogliere nozioni con cui ostentare bravura, troppo timida per esserlo, ma per capire come vivere questa "strana" situazione sulla Terra.

Con mia madre ho iniziato a fare yoga sin dalle elementari, tra gli anni '50 e '60 dunque.
Lei, che comunque ha rappresentato la parte cattolica e bigotta della mia educazione, fu però all'inizio la persona che più mi raccontò di tradizioni spirituali lontane, come quelle del Tibet per esempio. Lo spunto lo aveva dato un magnifico libro che girava per casa: "Tibet segreto" di Fosco Maraini. Lei lo fece sicuramente a scopo educativo, per invogliarmi alla disciplina. E per questo mi raccontava dei piccoli monaci che per imparare a meditare ed essere accettati nel monastero dovevano disciplinarsi al silenzio e all'immobilità. Ma a me quei racconti sollecitarono "memorie" che forse non si erano ancora del tutto dissolte.

Mio padre, un grande agnositico e con alle spalle una vivace cultura anglofona, è stato quello che invece mi ha aperto ai sogni, al fair play, al non dare mai nulla per scontato, a farcela sempre e comunque perché, mi diceva, dovevo solo ricordare Archimede, quando affermava: "datemi una leva e vi solleverò il mondo!"

Mio padre amava la lettura e lo studio e, finché è durato, è stato per me il compagno più stimolante in assoluto di questa avventura terrena.

E' ovvia la mia predisposizione alla filosofia e alla ricrca del senso della vita. Infatti le letture verso cui inevitabilmente dirottai furono di questo tipo . Ma ero davvero troppo giovane per capire. Mi ricordo la mia testardaggine nel voler decifrare le letture filosofiche che facevo. Invece quelle rimanevano come dei muri immobili davanti a me, e inesorabilmente invalicabili. Infine, al liceo, piano piano la filosofia inizò a parlarmi e io a parlarle di rimando.

Avrei voluto studiarla all'università, come mi sarebbe pure piaiuto fare archeologia, ma mio padre mi ricordò che dovevo essere più pratica, con la filosofia sarebbe stato difficile, allora, aprirsi diverse possibilità di lavoro, e l'archeologia se la potevano permettere i nobili, che poi si dilettavano negli scavi... Finii col terminare i miei studi all'estero, dove abitualmente mi recavo a studiare, lareandomi in pedagogia a indirizzo linguistico.

Inseguendo il mio Tibet di bambina, continuai con lo yoga e quindi iniziai la meditazione. Erano gli anni '70 e c'era un gran trambusto dappertutto. Ma erano tempi pieni di speranza quelli. C'era davvero l'idea che si potesse migliorare il mondo.

In questa coerenza di principi sono ufficialmente uscita dalla chiesa Cattolica a 25 anni, dopo aver speso tempo e impegno nel tentativo di vivere in pieno il messaggio cristiano. La delusione data dai numerosi ministri della Chiesa ottusi e gretti mi fece optare per questa scelta. Comunque mi era ben chiaro che non stavo rifiutando l'insegnamento, bensì il tipo di "pastori" messi a disposizione di questo "gregge".

Tra il 73 e il 76 ebbi un sogno davvero particolare. Incontrai, o meglio, venni chiamata da un maestro a incontrarlo. Il sogno era tutto sui toni di una splendida e pacata luminosità e il maestro che mi aveva chiamato conquistò il mio cuore come mai un essere umano avrebbe potuto fare. Non pensavo che quel maestro esistesse davvero. Pensai semplicemente che fosse un sogno, stupendo e rincuorante, ma pur sempre un sogno. Immaginatevi la mia sorpresa quando alcuni anni dopo, a casa di una belga che mi avrebbe letto il mio oroscopo carmico, trovai l'immagine di quel "mio" maestro.
Si trattava di Babaji.
Rimando alla pagina che gli ho dedicato per conoscerlo un po' di più da vicino.

Ricercando una dispiclina spirituale che mi permettesse un cammino di crescita interiore per migliorare me stessa, ho incontrato il pensiero induista di diversi maestri. In particolare fu quello di Yogananda e la Self Realisatione Fellowship di Los Angeles che iniziai a praticare con assiduità e impegno. Per anni mi dedicai al Kriya yoga, seguendo le lezioni che mi arrivavano dagli Usa e mettendo quotidianamente in pratica gli insegnamenti. Però si manifestarono dei fenomeni che io vivevo come fastidiosi. Forse dovrei prima spiegare che, durante il liceo in modo particolare, mi ero dedicata ad approfondire lo spiritismo a causa di evidenti predisposizioni nella mia famiglia. Affrontai la spinosa questione nell'unico modo che conosco per dipanare la paura: studiandola e sviscerando ciò che mi incute dubbi e timori.

Quando però ci si avvicina allo spiritismo si entra inevitabilmente in contatto con l'esoterismo. Trovai dunque essenziale capire di più questi fenomeni indagando e praticando le esercitazioni dei vari pensieri esoterici di stampo inglese che avevo avuto modo di incontrare.

La conoscenza mi doveva serivere, pensavo io, per evitare quei fenomeni, visto che in me suscitavano grande apprensione. Tuttavia quegli esercizi, sebbene da un lato misero maggiore chiarezza nel comprendere i fenomeni, di sicuro non li placarono.

In quegli anni incontrai poi Arnold Keyserling, il filosofo austriaco, docente all'università di Vienna e Presidente, al tempo, della Società di psicologia umanistica europea.
Lo frequentai a lungo. Keyserling era davvero incredibile, la sua cultura poliedrica spaziava da un campo all'altro dello scibile umano, includendo le scienze nascoste. In modo particolare quelle di Gurdjeff.

Il suo insegnamento era vivace e mai teorico. Tutto era portato nella pratica. E questo è ciò che ancora oggi reputo essenziale: non stare nel nozionismo, ma praticare, praticare, e praticare!

Al tempo ebbi poi modo di incontrare e frequentare attraverso Keyserling i diversi nomi di quella che poi diventò la nuova cultura emergente. Furono tempi davvero stimolanti.

A un certo punto conobbi in Italia Vincenzo Colaciuri, uno psichiatra esoterista che io ancora oggi reputo il più significativo fra i miei maestri [vedi il suo scritto, Il Magico e il divino]. Proveniva da una famiglia di medici e psichiatri, per cui l'estremo rigore della scienza era il suo companatico, tuttavia il suo spirito indagatore lo aveva avvicinato sin da giovanissimo al paranormale e alle scienze esoteriche, diventando lui stesso un fine esoterista. Aveva il rigore dello scienziato, e l'apertura dell'avventuriero che, nel suo caso, si dedicava all'esplorazione e sperimentazione dello spirito.
Al tempo [siamo nei primissimi anni '80] posedeva la biblioteca esoterica più rifornita d'Europa e, conosciuto in tal senso, veniva spesso interpellato perché presenziasse alle prime sperimentazioni di fenomeni paranormali. Quindi lo si trovava di sovente sulle riviste, intervistato perché desse le spiegazioni scientifiche o filosofiche su quelle manifestazioni.

Se già avevo un approccio abbastanza scientifico alle materie che affrontavano il sottile, la sua frequentazione mi ha reso ancora più rigorosa. Non perché non credo a tali fenomeni e quindi li desidero invalidare. Ma perché ci credo e penso quindi che l'unico modo per acquisire credibilità sia quello di rimanere nel discorso logico e competente di chi affronta tali argomentazioni seguendo il metodo scientifico.

Gli insegnamenti e le pratiche esoteriche che ho potuto sperimentare attraverso questa assidua frequentazione sono stati per me di grande valore evolutivo.

Come già accennato, con Keyserling conobbi e frequentai tutta una serie di personaggi davvero stimolanti. In modo particolare ebbi modo di conoscere i primi Nativi che avevano aperto i loro insegnamenti sacri ai Bianchi. Infatti entrai in contatto con il gruppo di Swift Deer e, per una decina di anni frequentai assiduamente i vari campi, che poi iniziai a proporre anche in Italia. Da loro ricevetti la Sacra Pipa, l' oggetto "magico" degli sciamani, che si può ricevere soloquando è stato "risvegliato" per noi, e si è pronti a utilizzarlo.

Il continuo approfondimento di tecniche psicologiche, grazie al fatto che insegnavo nei paesi del nord Europa, dove costante era l'aggiornamento per diventare insegnanti sempre più attenti e capaci, mi permise di appurare come l'emozionale-mentale fosse davvero l'asse su cui si innescano le varie ossessioni - fra cui anche quelle pseudo msitiche o pseudo spirituali.

Di grande esempio e insegnamento fu conoscere Findhorn. O meglio la storia dei fondatori. Purtroppo, quando riuscii ad andarci, verso gli anni '80, Findhorn si era già trasformata in una esuberante comunità new age, ben diversa da quella che i tre fondatori iniziarono con la loro esperienza. Infatti, quando ci andai, loro tre già non abitavano più lì e fu solo diversi anni dopo che ebbi modo di incontrarli personalmente in altri contesti però.

Nel '94 sono tornata in Italia e qui ho incontrato il Buddismo di Nichiren che, per il mio tipo di struttura, davvero si è rivelata un'ottima disciplina interiore, di autoanalisi, riconoscimento dei propri limiti, deviazioni, storture, e successivo lavoro di automiglioramento. Quello che mi piace di questo tipo di buddismo è il pragmatismo, e il fatto che corrisponde perfettamente a quello che già sappiamo dalla psicologia e dalla nuova fisica. Ovvero che lo stato interiore richiama l'equivalente all'esterno.

Oggi, quello che sono è il risultato di tutte queste pratiche. Mi sono intanto riavvicinata al Cattolicesimo, grazie anche alla Comunità di Bose che ha dato spazio al senso mistico che ho della vita, permettendomi di trovare da loro quella ricerca di solitudine e silenzio, che porto nel cuore e che mi avvicina al sentire dei padri del deserto della cultura cristiana orientale.

Credo che ogni pensiero religioso abbia uno strato per la massa, che poco si vuole impegnare e va di emozionale o di teologico, e uno strato più interno, il nocciolo, che è fatto per coloro che invece si assottigliano di dentro [il famoso detto della cruna dell'ago...], e così si trasformano, nel fuoco. Nel crogiolo alchemico, dove le imperfezioni vengono messe crudamente in evidenza e quindi bruciate via. Esperienze faticose, non di masochismo esaltato, ma di voglia e bisogno di essenza pura.
Un lavoro in solitaria.

Nugoli di insetti impazziti oscurano oggi i cieli, il loro ronzio sovrasta il silenzio della verità. Bisogna chiudersi occhi e orecchi per poter vedere e sentire, senza lasciarsi distrarre dal brusio di presunte facili rivelazioni.

 

 


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