venerdì 18 aprile 2008
Simboli, sincronicità, evoluzione
Non per niente la parola simbolo significa, dal greco symbàllò, "connessione". Infatti i simboli riuniscono in un solo segno, sia parlato sia grafico, un insieme di concetti che, collegati, esprimono e riuniscono in uno, un significato altrimenti più articolato.
A livello energetico esprimono un concentrato, visto che ogni significato in esso racchiuso è di per se stesso conduttore dell'energia che rappresenta. Per questo sono considerati molto potenti, per esempio in esoterismo, dove, come si sa, è essenziale utilizzare consapevolmente le energie in noi e fuori di noi.
Chi però si aspetta che tali simboli agiscano da soli si sbaglia. Ci deve sempre essere la partecipazione dell'interessato. Sia nel caso si voglia utilizzare un simbolo per un determinato scopo, sia quando invece il simbolo viene ricevuto, come nel caso di risposta a una divinazione.
Facciamo un esempio: mettiamo di non sentirci particolarmente soddisfatti della nostra vita. C'è qualcosa che non va ma non riusciamo a identificarlo. Questa è una situazione che spesso accade. Coinvolti in emozioni e pensieri diventa difficile districarsi nel dedalo interiore. In questo caso, come il concetto di sincronicità junghiano ha ben dimostrato, si possono utilizzare delle forme di divinazione, non tanto per indagare il futuro che ci aspetta, bensì proprio per osservare come in uno specchio lo stato della propria interiorità.
Prima di procedere sarà però meglio spiegare un po' meglio, così da dare la possibilità al Lettore di comprendere appieno di cosa si sta parlando. Jung parla del concetto sincronico riferito alla diviniazione nella prefazione dell'IChing, Il Libro dei Mutamenti, la prima traduzione in lingua occidentale (l'edizione tedesca) di Richard Wilhelm. In quella prefazione Jung scrive come la nostra scienza si basi sulla legge di causalità, ovvero ogni effetto ha la sua causa. Ma questo assioma, continua Jung, costringerebbe di per sé a una staticità che di fatto non riscontriamo nella natura, e così spiega: "Lasciando che la natura faccia da sé scorgiamo un quadro ben differente: ogni processo subisce delle interferenze parziali o totali da parte del caso".
Oggi noi conosciamo meglio questo "caso". Infatti il fisica quantistic David Bohm "verso il 1947 scopre che i movimenti apparentemente casuali dei singoli elettroni producevano di fatto dei risultati globali altamente organizzati e sinergici tra loro. Interi 'oceani' di particelle si comportavano come se sapessero cosa altri incalcolabili numeri di particelle da loro separate stessero facendo, così da trovare, da entrambe le parti, un modo finale di divenire sinergiche tra loro. Questa scoperta gli fece dedurre che esiste una realtà più profonda, un nuovo genere di campo non ancora misurabile, che contiene tutte le realtà, sia quelle rese a noi visibili, sia quelle non ancora - o magari mai - visibili." (Da un mio precedente articolo: "L'infinito che ci dà vita", nella sezione Scienza e Coscienza).
In altre parole c'è un "contenitore" che ci contiene e conferisce però significato anche alle cosiddette casualità che compaiono nella vita. Noi siamo troppo limitati per scoprire quei nessi che stanno di molto sopra la nostra capacità di comprendere, e il motto taoista: "come fa il contenuto a comprendere il contenitore?" esprime egregiamente tale situazione.
Un modo per arrivare però a intuire i significati più prossimi a noi, quelli cioè più immediati e necessari, ce lo offre la divinazione. Jung, nella già citata prefazione, così continua: "La mentalità cinese, quale io la vedo all'opera nell'I-Ching, sembra invece preoccuparsi esclusivamente dell'aspetto accidentale degli eventi. Ciò che noi chiamiamo coincidenza sembra essere la cosa della quale questa peculiare mentalità principalmente si interessa, e ciò che noi adoriamo come causalità passa quasi inosservato. (...) Il modo in cui l'I-Ching è incline a considerare la realtà sembra non vedere di buon occhio i nostri procedimenti causalistici. L'istante che sta attualmente sotto osservazione appare all'antica visione cinese più come un azzardo che come un ben costruito risultato di catene causali concorrenti."
In altre parole la "casualità" che viene indagata attraverso la divinazione permette di cogliere il tutto della nostra realtà in fieri. E dopo tutto questo è anche il concetto olografico, per cui ogni più piccola parte dell'uno contiene in sé le informazioni sul tutto, sebbene sia una sezione ben distinta e anche separata dall'unità complessiva!
Dunque, in un nostro discorso esistenziale, quando magari la vita sembra non girare più nel modo dovuto, possiamo ottenere alcune indicazioni sulle prime tracce di percorso possibile, che ci permetta di uscire dal dedalo in cui ci troviamo in empasse, utilizzando in forma sincronica la divinazione.
Utilizzata in tal senso possiamo rivolgerci a una qualsiasi forma: l'I-Ching, le Rune scandinave, i Tarocchi (non dimentichiamo che molti analisti junghiani fanno utilizzare le carte ai loro pazienti per avere una visione amplificata del loro stato interiore), e via dicendo.
La risposta ottenuta ci suggerirà un modo di comprendere meglio la situazione in cui ci troviamo.
A quel punto possiamo decidere noi che tipo di azione possiamo intraprendere per portarci in zone migliori. Oppure possiamo nuovamente chiedere suggerimento.
Una volta chiariti i passi necessari per migliorare la nostra condizione dovremo fare in modo di mantenerci focalizzati in queste nostre azioni. Ecco che il simbolo ci viene in aiuto.
Infatti sarebbe davvero troppo lungo, ogni volta ricordarci la lezione attraverso la ripetizione di un trattato. Per esempio, se dobbiamo/vogliamo cambiar lavoro e abbiamo capito quali nostre caratteristiche, fino adesso, abbiano contribuito negativamente al raggiungimento di tale meta, non possiamo ogni mattina, prima di iniziare la nostra giornata, stare a recitarci "Devo essere più attivo, non lasciarmi impigrire, distrarre, addormentare... da questi o quegli eventi che inevitabilmente si presenteranno nel corso della giornata per fare in modo che io rimanga in questo stato negativo".
Come ben capirete diventa lungo e decisamente diluito a livello energetico. C'è invece bisogno di qualcosa di più immediato che, magari, ci porteremo appresso su un foglietto da tenere in tasca e osservare più volte al giorno. Ecco dunque la validità del simbolo che in un solo segno racchiude la forza concentrata dell'informazione, del messaggio che voglio imprimere al mio inconscio.
A questo punto inizia il lavoro di autoeducazione. Attraverso la ripetizione costante, fatta quotidianamente, più volte al giorno e prima di addormentarsi, con atteggiamento vigile e totalmente presenti a noi stessi, riusciamo, poco alla volta, a cambiare i messaggi negativi fino ad ora attivi al nostro interno (ci si potrà anche aiutare con dell'acqua informata con tale indicazione, come pure con la ripetizione sonora di mantra...).
Questo impegno personale è necessario per attivare i simboli, che altrimenti non funzionano, a meno che si sia ancora un'anima semplici, per cui il significato possibilmente "magico" produce effetti di suggestione. Siamo però in una società troppo cerebralizzata, e in genere tali suggestioni non incidono veramente sulle coscienze.
Invece il lavoro personale, quello che in gergo si definisce di "carica" del simbolo, funziona. Ma tutto dipende dall'energia che ci mettiamo dentro. E questo dipende da noi!
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domenica 6 aprile 2008
Gli stadi evolutivi
Arnold Keyserling, proviene da una famiglia di ben sette generazioni di filosofi. Il padre, il conte Hermann von Keyserlin, è più conosciuto al pubblico italiano, visto che un suo testo "Diario di un filofo" venne al tempo tradotto e pubblicato anche in Italia. Invece il figlio è sempre risultato di difficile traduzione e soprattutto di diffiscile comprensione. E' davvero un personaggio intrigante. Così eclettico e poliedrico nella sua vastissima conoscenza da risultare a molti troppo ermetico. Per seguirlo si deve poter avere una base, anche minima, in tutte le numerose materie che affronta, ed essere poi molto flessibili nel pensiero, così da accettare di seguirlo in quei suoi postulati che osano avventurarsi in spazi che vanno molto al di là di quello che è credenza comune, sia a livello scientifico sia a livello filosofico.
Un tempo lo frequentavo davvero molto [vedi la sua presentazione tra i link inseriti a lato]. Parlare con lui era davvero stimolante, anche se non ci si doveva mai aspettare delle reali risposte alle proprie domande: lui andava come un razzo e i propri commenti in genere non servivano mai per integrarsi nel suo discorso. Comunque le spiegazioni le dava sempre, solo che in genere ci si aspettava un qualcosa di più semplice e immediato, non un trattato da cui distillare noi stessi la risposta! Da ciò anche, la difficoltà di molti nel seguirlo.
Una volta, prendendo spunto dal suo ultimo libro uscito in quel momento: "Kriterien der Offenbarung" (Wien 1982, Verlag der Palme), ci siamo trovati a parlare, oltre che di molto altro, degli stadi evolutivi. Qui di seguito quanto ci siamo detti [nota: i miei interventi sono sempre preceduti da una lineetta - invece quelli di Keyserling si trovano sempre virgolettati " ... "].
- Partendo dall'ansia esistenziale che sembrava prendere sempre più individui Keyserling così spiega:
"L'essere umano vive in base a una motivazione terrena che dipende dal suo livello esistenziale e dal suo Tonal - o immagine che ha di sé. Queste ultime, ovviamente, dipendono dal suo ambiente sociale e dalla situazione storica.
Quando all'individuo non basta più il raggiungimento del successo come riconoscimento sociale, gli sovviene la consapevolezza che la sua esistenza, dedicata al mero sostentamento che, certamente è giustificato, non lo conduce però al "senso".
A quel punto sperimenta così la propria nullità, come la definiva Gurdjeff, o la propria disperazione, secondo Kierkegaard. Quel genere di esistenza, infatti, non offre altro raggiungimento che vada oltre all'adattamento e al successo.
Per questo deve iniziare a ricercare un'altra modalità, dove sia lui stesso a decidere."
- A volte non è semplice riuscire ad arrivare a quel punto, si è persi...,
Keyserling continua:
"Questo genere di situazione diventa più chiaro se prendiamo a esempio i tre gradini dell'artista: da apprendista, ad aiutante a infine a maestro. Questi ricordano i tre gradi della lega pitagorica: l'acusmatico, ovvero l'uditore che per cinque anni ascolta; l'adepto, che si impegna nella prova e nella disciplina; e infine il matematico, che guida da maestro la propria vita e quella sociale.
Esattamente lo stesso ordine si riscontra nelle confraternite segrete, sia nell'Islam, sia nei Rosacroce o nella Massoneria (le confraternite dovevano rimanere segrete visto che minacciavano la necessità di adattamento all'ideologia del mondo).
Essenzialmente, la seconda nascita della vita spirituale, astrologicamente parlano, si collega al triangolo formato tra i pianeti del pensiero riportati nell'enneagramma e si riferisce alla liberazione dai genitori. Corrisponde al ritorno di Saturno che rivisitando il punto natale fa sentire il legame dell'individuo con ben tre generazioni familiari. La crescita avviene quando questo, per propria decisione e volontà, si separa dall'essere 'mantenuto'."
- E' chiamato infatti il pianeta della maturità!
Keyserling non commenta e prosegue:
"L'apprendista [l'equivalente all'acusmatico di prima, nota mia] - impara il vocabolario, gli strumenti e i comportamenti legati alla sua futura funzione. E non lo fa per amore verso il maestro. Infatti fra loro non deve esserci una relazione emotiva, che manterrebbe la dipendenza secondo il modello genitore-figlio e non gli permetterebbe di divenire un individuo autonomo, a livello professionale e umano!
Una volta appreso dal maestro il linguaggio e la sua strategia, grqzie a queste dovrà affrontare il mondo e guadagnarsi il proprio mantenimento. Dovrà poi cercare condizioni sempre nuove, in modo da sviluppare il proprio comportamento, confrontandolo con quelle situazioni diverse, che gli permetteranno di allargare le proprie competenze."
- Un po' come gli "zimmermann" - cioè i falegnami - che ancora oggi si vedono andare per il mondo ad apprendere le diverse tecniche [Nota: nei paesi di lingua tedesca era ancora in uso, al tempo in cui vi abitavo, che gli Zimmermann, i falegnami appunto, ancora vestiti con l'abito loro tradizionale, passassero da "padrone" a padrone, in giro per il mondo, così da imparare le diverse tecniche utilizzate nei diversi paesi che visitavano. Oggi non so se è ancora in uso].
Keyserling continua:
"Questo era il livello dell'aiutante ('Geselle'). Essere 'gesellig' (socievole) significa riconoscere gli altri come i propri pari, con gli stessi diritti nostri. A livello psicologico significa riconoscere il gruppo - il peer-group in inglese - e gli altri esseri umani come tali e non dipendentemente dal successo materiale. Questo valeva per tutte le condizioni. Gli aiutanti artigiani, infatti, nel Medio Evo, si trasferivano per ben nove anni da maestro a maestro, i cavalieri si mettevano al servizio di prìncipi sempre diversi, e i novizi si sottomettevano a prove sempre più diverse.
A livello organico, questo primo livello corrisponde all'integrazione del tronco cerebrale - che rappresenta il corpo -; il secondo livello al sistema limbico - corrispondente alle emozioni - designato a riprodurre il piacere e a eliminare la sofferenza. Il terzo livello è quello del maestro e corrisponde all'integrazione del cervello - che rappresenta lo spirito.
Il criterio fondamentale, a questo livello, è che solo l'individuo può 'conoscere' quando è divenuto maestro. A quel punto potrà annunciare la propria libertà agli altri e iniziare a insegnare. Il coraggio necessario di convincere nello stesso tempo anche gli altri maestri sarà al suo servizio.
La direzione del suo percorso non sarà più verticale, per conquistare la cima, bensì orizzontale. Si inoltrerà infatti nella 'valle' dello spirito, che non ha cime, obiettivi da raggiungere, ma trova il suo unico vero senso 'solo e semplicemente' nel percorrerla!"
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lunedì 4 febbraio 2008
L'infinito che ci dà vita
Ogni nostra percezione, che sia una di quelle che noi cataloghiamo come interna, oppure una di quelle esterne, avviene però sempre e comunque all'interno della nostra mente, è un processo neurofisiologico che avviene da qualche parte all'interno del nostro cervello.
Facciamo un esempio: se ci pestiamo un dito mentre martelliamo un chiodo nella parete, noi sviluppiamo la percezione del dolore nel dito, quando invece è nel nostro cervello! E infatti, persone che hanno avuto determinate parti del cervello lese, hanno ben evidenziato di avere perso la percezione del dolore…
Per una qualche ragione ancora sconosciuta il cervello ci inganna, dandoci la percezione di una realtà che sta fuori di noi, quando invece tutto, ma proprio tutto, viene creato all'interno della nostra mente!
Quindi la realtà, anche quella che noi crediamo essere là fuori e avere determinate forme e caratteristiche, in un mondo che noi chiamiamo materia, in effetti è semplicemente una proiezione che si crea nel nostro cervello.
La realtà, quella che noi localizziamo là fuori e con determinate caratteristiche, è veramente solo e unicamente dentro di noi. Il nostro di dentro è l'interfaccia con l'infinito che ci contiene! Tutto avviene ed esiste dentro di noi...
TUTTO E' UN OLOGRAMMA
L'intero si ritrova sempre in ogni più piccola parte di un sistema. Questa constatazione la fece e poi formulò il ricercatore Karl Pribram, un neurofisico-chirurgo austricaco naturalizzato negli Usa dopo essere fuggito dall’occupazione nazista. Pribram scoprì intorno al 1969 che il nostro cervello funziona in modo olografico (ovvero le funzioni del cervello avvengono in ogni parte di esso e non in singole zone specifiche) e pubblicò i risultati di queste sue ricerche attorno al 1966.
In poche parole Pribram sostiene e dimostra con la sua tesi che le nostre percezioni, i nostri pensieri consci o inconsci, la nostra memoria, non possiedono una locazione specifica nel cervello. Infatti, è stato appurato che persone a cui erano state eliminate parti del cervello, parti che fino ad allora erano credute la sede di determinate funzioni, continuavano invece ad averle, nonostante la menomazione cerebrale. In effetti, chi poi convalidò in pieno queste affermazioni, fu un biologo: Paul Pietsch [2], che intorno agli anni ’80 iniziò a sperimentare quanto affermato da Pribram proprio per arrivare a invalidare la sua tesi.
In una serie di oltre 700 operazioni, affettò, girò, mischiò, sminuzzò, sottrasse parti di cervello alle sue cavie, per poi ripristinare il restante e dimostrare ciò che invece diede ragione a Pribram, ovvero che il comportamento di questi animali non cambiava.
Infatti, la memoria delle loro esperienze, accumulate quando il cervello era ancora integro e che li portava a comportarsi in un determinato modo, persisteva nonostante il fatto che si ritrovassero solo minime parti di cervello, o anche quando i lobi venivano scambiati!
TUTTO E' FREQUENZA
Ciò che successivamente Pribram constatò, grazie anche a ricerche di altri studiosi, fra cui, in modo particolare, il fisico statunitense David Bohm, fu che il cervello funziona elaborando solo delle frequenze. Ovvero la realtà "là fuori" viene percepita, quindi arriva al cervello, sotto forma di frequenza, prima che di forma. Solo in seguito è trasformata, dal cervello, nella forma che noi pensiamo essere quella percepita dai nostri sensi. Questo significa che là fuori, non c'è un mondo come ce lo immaginiamo noi. Ovvero, è un po' come se, scattando una foto "quantica" a un gruppo di persone attorno a un tavolo, la foto poi mostrasse solo nuvole indefinite di schemi di frequenze! Dunque quale è la realtà: quella degli schemi di interferenza o quella tradotta poi in immagini definite sensoriali?
È ovvio a questo punto che Pribram cominciasse a chiedersi se, dopo tutto, i mistici che da sempre sostenevano come la realtà fosse "Maya", ovvero un'illusione, non avessero quindi ragione!.
QUANTA O NON QUANTA?
Se noi scomponiamo la materia in porzioni sempre più piccole arriviamo a un punto in cui tutti gli elementi subatomici: come gli elettroni, i protoni e via dicendo, non presentano più le qualità fisiche che noi attribuiamo agli oggetti della materia. Questa scoperta scombussolò fortemente i fisici, in quanto tali elementi dimostrarono di potersi manifestare sia come particella che come onda.
Spieghiamoci meglio: se un elettrone si manifesta come particella è, per così dire, visibile. Se invece si manifesta come onda, risulta "invisibile". Inoltre, quando un elettrone si manifesta come onda può compiere cose che, a una particella, sono del tutto impossibili!
La cosa curiosa è che questi elementi risultano visibili quando li si osserva, altrimenti non lo sono e mantengono la loro forma ondulatoria.
Facciamo un esempio ipotetico. Immaginatevi di far rotolare una biglia su della sabbia e di osservarla mentre rotola lasciando dietro di sé la sua orma. Ora immaginatevi di distogliere lo sguardo. Certo, tutti noi ci aspetteremmo di vedere la traccia lineare lasciata dal suo rotolare continuare sulla sabbia, invece, guardando di nuovo, ci ritroveremo che la biglia, sulla sabbia, mentre noi non la guardavamo, non ha lasciato alcuna impronta!
Continuando questo presunto esperimento di osservare la biglia per poi distogliere lo sguardo, ci accorgeremmo che la traccia sulla sabbia risulterebbe quella di una linea tratteggiata! Infatti la biglia diventa visibile, quindi materiale (secondo il nostro concetto di materia), solo quando la osserviamo. Per la nostra normale logica tutto ciò sarebbe un evidente controsenso, non vi pare? Ecco perché, per i nostri fisici, tale scoperta fu una vera e propria doccia fredda. Un paradosso che però, vista la chiara evidenza, furono costretti ad accettare!
Questi mutevoli elementi subatomici, sia quelli in forma di particelle che quelli in forma di onda (per cui anche la luce, i raggi gamma, le onde radio, i raggi X) furono definiti "Quanta". Essi rappresentano la sostanza di base che costituisce l'intero universo.
L'INTERFERENZA
Fu il fisico danese Niels Bohr a dimostrare che i Quanta diventano esistenti nella nostra realtà solo in presenza di un osservatore che li "trasforma" (o, usando un linguaggio tecnico, li fa "precipitare") in particelle, quindi materia per noi misurabile. Secondo Bohr i Quanta fanno parte di un sistema indivisibile in costante fluttuazione e dalle infinite possibilità di fissazione nella cosiddetta materia.
Tuttavia Bohr e colleghi non dimostrarono molto interesse nei confronti di questa constatazione, cosa che invece dimostrò il fisico David Bohm, che approfondì la faccenda, iniziando a considerare quello stato di interconnessione che sembrava esistere fra eventi subatomici, apparentemente privi di relazione.
Bohm individua le qualità di costante fluttuazione dei Quanta, definendoli dalle proprietà "non locali", ovvero non fisse. Spieghiamoci meglio.
Paragoniamo questa specie di mare invisibile con infinite fluttuazioni di onde a un acquario al cui interno nuota un pesce. All'esterno di questo acquario sono posizionate diverse telecamere che filmano quanto avviene all'interno. Se noi non sapessimo che le telecamere riprendono la stessa situazione, vedendo le immagini, spesso così diverse fra loro, (perché prese dalle diverse prospettive in cui esse si trovano), noi potremmo anche credere di osservare le foto di diverse realtà! Infatti, ora il pesce è fotografato di fronte e sullo sfondo osserviamo un determinato paesaggio; con un'altra telecamera è invece fotografato di lato, e lo sfondo, ovviamente, cambia, visto che la prospettiva da cui si guarda è diversa!
A far precipitare la funzione d'onda è quindi l'interferenza di un altro sistema. Ovvero la presenza di un osservatore che fissa, per così dire, la fluttuazione costante dell'onda, facendo divenire ciò che, fino a prima, era semplicemente una delle tante possibilità. Proprio come se ci trovassimo di fronte a una specie di pellicola di un film dalle infinite e coesistenti possibilità, nel momento che isoliamo un fotogramma, fermiamo il suo possibile scorrere in altre possibilità e fissiamo quella determinata immagine, che così diventa "reale" nel nostro mondo (mentre le altre possibilità continuano però a esistere in un'altra dimensione - il film, dopo tutto, anche se ne abbiamo estratti dei fotogrammi, è sempre e ancora lì tutto!).
IL PENSIERO CREA?
Quello che i fisici quantistici sembrano affermare è quindi che la nostra realtà fisica è semplicemente il risultato della nostra percezione. Ovvero, in base all'esempio della biglia/quanta lanciata sulla sabbia di uno dei messaggi precedenti, la cosiddetta "realtà" dipende unicamente da ciò su cui noi ci focalizziamo. Questo diventa così "visibile", diventa cioè una nostra realtà interna, una nostra convinzione, che poi la mente ci propone ai sensi come se fosse una coreografia esterna.
Secondo questa affermazione sembrerebbe che non esista una realtà "oggettiva" - per lo meno oggettiva in questo nostro mondo terreno - prima che avvenga la misurazione, cioè prima che avvenga la presa di coscienza, da parte nostra, del risultato.
E qui la fisica quantistica si spinge addirittura oltre. Infatti afferma che il risultato è sempre determinato dalle aspettative, spessissimo inconsce, del soggetto che "osserva" l'avvenire della cosiddetta realtà.
IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE
Il fisico tedesco Werner Heisenberg, gGià nel 1927 aveva dichiarato che, a livello subatomico, le particelle esercitano un'influenza reciproca e, l'influenza derivante dall'osservatore per ciò che si aspetta o è convinto di trovare, gioca un ruolo determinante nella realizzazione degli accadimenti. Questa visione, così indeterministica, che si distingueva dalla visione deterministica della fisica ottocentesca, ha dato il nome alla teoria.
"La successiva interpretazione di Copenhagen (detta così in riferimento alla città di Bohr, in cui operarono anche altri importantissimi scienziati come Heisenberg, Pauli, Born. N.d.a.), rende 'operativo' il principio di indeterminazione affermando che, per poter misurare una caratteristica di un oggetto fisico, occorre necessariamente interagire con esso, e questa interazione 'perturba' inevitabilmente lo stato originario, creando appunto la piccola 'indeterminazione'." (Fabrizio Coppola, fisico e ricercatore)
IL SALTO QUANTICO
Una particolarità "incredibile" dei Quanta è anche quella di effettuare una specie di salto da un orbitale all'altro, senza effettuare il passaggio in modo graduale.
Spieghiamoci meglio. Gli elettroni gravitano intorno al nucleo atomico in orbite concentriche - ovvero, aventi lo stesso centro. Quando si caricano di energia, questi possono letteralmente saltare da un orbita a un'altra più distante, senza effettuare un passaggio graduale. In poche parole "scompaiono" dall'orbita in cui gravitavano, per ricomparire in un'altra.
Questi "salti" corrispondono sempre a un loro stato di maggiore energia, che li porta a caricarsi e permette loro di emergere quindi in una nuova orbita. Se ci pensate bene, questo fatto è molto significativo per la nostra vita.
Dato che il comportamento dei Quanta è alla base dell'universo, è chiaro che anche noi esseri umani, come parte di questo universo, seguiamo le stesse regole con cui si muove il creato. Di conseguenza, il fatto che un Quanta possa cambiare la propria orbita, dopo essersi debitamente caricato di energia, senza che gli tocchi percorrere dei percorsi intermedi che lo portino alla nuova destinazione, ci fa presupporre che anche noi siamo in grado di passare da un modo di vivere a un altro, senza che per questo dobbiamo percorrere i passi intermedi - se non quelli, ovviamente, che ci permetteranno di caricarci energeticamente.
LA REALTA' CHE CI CONTIENE
Fu Bohm che verso il 1947 scopre che i movimenti apparentemente casuali dei singoli elettroni producevano di fatto dei risultati globali altamente organizzati e sinergici tra loro. Interi "oceani" di particelle si comportavano come se sapessero cosa altri incalcolabili numeri di particelle da loro separate stessero facendo, così da trovare, da entrambe le parti, un modo finale di divenire sinergiche tra loro. Questa scoperta gli fece dedurre che esiste una realtà più profonda, un nuovo genere di campo non ancora misurabile, che contiene tutte le realtà, sia quelle rese a noi visibili, sia quelle non ancora - o magari mai - visibili.
Bohm chiamò questo nuovo campo che aveva ipotizzato il "potenziale quantistico" teorizzando che esso pervade l'intero spazio con la stessa intensità, che non diminuisce anche se a prima vista, a noi limitate creature cieche al tutto, appare distante e non presente. Come si vede, abbiamo qui la prima intuizione, di cui abbiamo già più volte accennato quando il professor Del Giudice parla di potenziale elettromagnetico quantistico.
“Le molecole in fase si conoscono le une con le altre, proprio come se si raggiungessero attraverso una radio che comunica la loro musica a distanza e provoca così, fra loro, una grande armonia.” (Emilio Del Giudice)
Sembrerebbe dunque che dietro all'apparente caos e all'apparente distacco tra i singoli che noi vediamo, ci sia invece una specie di forza collante infinita che ci nutre e tiene uniti. Nel testo del professor Ubaldo Nicola, dell'Università di Pavia, "Sembre ma non è, 60 esperienze filosofiche per imparare a dubitare" (Demetra editore), troviamo riportato un intrigante "giochetto". Su un foglio di carta si disegnano una quantità di puntini in ordine sparso, facendo poi attenzione a disegnare delle crocette ai due lati. Poi si fotocopia su foglio lucido e quindi si sovrappongono facendo in modo che le crocette combacino. Dopo si fa ruotare il lucido. A quel punto si noterà che l'insieme crea sempre un disegno a spirale.... Quasi come se, dietro all'apparente disordine, sempre e comunque ci sia un senso che dà ordine al caos!

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sabato 19 gennaio 2008
Migliorare la propria realtà
Ogni pensiero spirituale, come pure gli insegnamenti esoterici, sostengono che la realtà è il risultato della nostra maniera di essere, di sentire. Questa nostra intima essenza crea dei vortici energetici sottili che richiamano nella materia i risultati corrispondenti. È il potere delle cosiddette “forme pensiero”. Il continuo, costante, pensiero realizza come può nella materia l’oggetto dell’intima convinzione.
Tanto per fare un esempio concreto riporto l’esperienza di Alexandra David Neal, viaggiatrice francese appassionata del Tibet (vedi Mistici e Maghi del Tibet, Astrolabio 1949), che racconta come lei stessa ebbe modo di appurare la veridicità di tale concetto esoterico.
Secondo le regole apprese dai monaci tibetani pensò dunque di realizzare un Tulpa che le facesse da commensale e riempisse un po’ la solitudine del suo eremitaggio. È credenza in Tibet che la concentrazione fissa e costante su di un pensiero “coaguli” nella forma quelle immagini mentali fino a creare delle vere e proprie forme visibili ai più e con una personalità che, nel tempo, diventa una loro propria, data dall’idea iniziale e fissa che li ha concepiti. Queste creazioni sono conosciute col nome di Tulpa.
La Neal trovò nella figura di un gioviale monaco il modello ideale che poteva contenere le sue raffigurazioni mentali, poi continuò indefessamente a visualizzarlo, sempre più chiaro nei particolari e nell’immagine, finché, dopo alcuni mesi, il brav’uomo era bello che formato. A poco a poco il Tulpa si fissò sempre di più nella realtà e divenne una specie di compagnia costante che appariva anche senza essere visualizzato. I pastori che le andavano a portare il latte lo credevano un monaco vero in carne e ossa! Poiché la David Neal stava passando un periodo in cui soffriva particolarmente quella solitudine, la compagnia, anche se muta di quella presenza, sembrava rincuorarla. Tuttavia, col passare del tempo, la cosa cominciò a infastidirla - anche perché la presenza sembrava sempre più determinata a esistere, quasi fosse mossa da volontà propria. La David Neal si accorse dunque quanto fosse divenuto difficile far svanire quella presenza, ormai indesiderata, della sua proiezione mentale!
I pensieri, dunque, che noi così spesso abbiamo senza alcun controllo, sono di fondamentale importanza nella nostra vita. Essi rivelano le nostre convinzioni più profonde nei confronti della realtà. Tale intima convinzione si materializza nel tempo nella materia. Questi postulati non sono più solamente indicazioni che ci derivano dai pensieri mistico-spirituali, bensì vengono oggi supportati dalle scoperte della nuova fisica. Questa ha dimostrato che è ciò su cui si focalizza l’osservatore a determinare il “precipitare” nella materia di quanto si sta ricercando. Ovvero il desiderio, ma anche la semplice concentrazione su un determinato aspetto fa sì che questo si materializzi nella realtà studiata.
Che lo stato interiore abbia un suo potere lo ha pure rilevato lo studioso giapponese Masaru Emoto che ha fotografato i cristalli di acqua congelata, precedentemente sottoposti a l pensiero focalizzato di concetti come “amore”, “odio”, “bontà”, “fratellanza”, “morte”, “distruzione” ma anche pensieri che raffiguravano individui quali Hitler, Madre Teresa di Calcutta… Il risultato ha evidenziato come i pensieri positivi generassero cristalli armonici e piacevoli, mentre quelli negativi producevano cristallizzazioni disarmoniche.
Tuttavia è pure indispensabile aiutarsi a mantenere uno stato interiore ottimale imparando a scegliere i giusti pensieri.
"È il nostro cervello la fonte della nostra forza e del nostro futuro, a condizione di usarlo nel modo corretto. Dobbiamo discernere cosa generano i nostri stati mentali e usare la nostra intelligenza per scegliere con saggezza quelli da adottare. Per cambiare e imparare ad affrontare ogni sorta di emozioni è fondamentale analizzare quali pensieri sono utili, costruttivi e benefici – l’atteggiamento mentale è importante." (Dalai Lama)
Se un pensiero distruttivo ci attanaglia noi continuiamo a indirizzare energia a tale situazione negativa. Inoltre ci verrà spontaneo condividere la nostra apprensione con gli altri che a loro volta contribuiranno a partecipare energeticamente a tale pensiero.
Invece, se qualcosa di spiacevole accade e poi lo allontaniamo dalla nostra mente, questo non mette radici in noi diramandosi come un cancro! È successo, ma poi lo lasciamo andare occupandoci di guardare avanti e senza lasciarci intossicare dai suoi acidi. Importante è focalizzarsi su una nuova idea più propositiva, abbandonando la sensazione negativa alle spalle, rifiutandoci di darle spazio nei nostri pensieri.
In altre parole si deve fare attenzione a intervenire immediatamente sostituendo il negativo con un’immagine migliore, sempre però attinente alla realtà dei fatti (non ci si può discostare molto dal reale, altrimenti il nostro inconscio non lo reputa possibile e quindi non lo metabolizza!).
In questo modo, poco alla volta ci abitueremo a trasformare il circolo vizioso dei pensieri negativi in uno virtuoso!
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mercoledì 10 gennaio 2007
La coerenza di specie
Noti ricercatori in questi ultimi anni si son presi il tempo e l'intento di osservare cosa accade durante la meditazione, vedi il dottor Nitamo Montecucco o le varie équiipe mediche delle università Maharishi, che hanno constatato una coerentizzazione delle diverse onde cerebrali durante il raccoglimento. Ovvero i cervelli si sincronizzano tra di loro. In altre parole i loro cervelli è un po' come se diventassero un unico “grande” cervello e questo amplia ulteriormente gli effetti benefici della meditazione.
Lo stesso aveva pure osservato Alberto Tedeschi, ingegnere con la passione per la quantistica, quando misurò le onde cerebrali durante l'intercorso fra paziente e operatore/medico, solo che in quella situazione è il cervello del terapeuta a “colorare” con le proprie frequenze quello del paziente – ed è per questo che poi Tedeschi si è dedicato a ricercare una metodica di evoluzione e guarigione che non presentasse l'interferenza dell'operatore.
In ogni relazione umana i cervelli tendono a “omologarsi”. Dove c'è l'autorità o il potere prevalente di uno, sarà questo a imporre le proprie note, altrimenti è la similitudine a entrare in risonanza. Per similitudine però non si intende avere magari gli stessi intenti e/o ideali.
Quante volte ci siamo trovati con persone che professavano mete e ideali apparentemente uguali ai nostri e poi strada facendo scopriamo con amarezza le profonde diversità. Eppure tali individui sembravano convinti e forse, anzi, quasi sicuramente, dal loro punto di vista perseguivano veramente quegli obiettivi, pur tuttavia le modalità adottate non erano in sintonia con le nostre. Quindi non sono gli ideali ad accomunare fisicamente, materialmente le persone, ma sembra esserci qualcosa d'altro..
DAL PUNTO DI VISTA QUANTISTICO
Il professor Emilio Del Giudice spiega:“Il significato profondo della fisica quantistica è la negazione della separabilità tra materia e movimento; la materia non può essere concepita come inerte, ma si agita, oscilla, è irrequieta, e, citando l'amico ora scomparso, il fisico nucleare Giuliano Preparata, è afflitta da un ‘horror quietis'.
Un insieme di particelle diventa allora un campo di materia, che acquista grazie alle sue fluttuazioni intrinseche un aspetto ondoso; viceversa, come mostrò per primo Einstein, un campo elettromagnetico acquista un aspetto granulare, perché può scambiare energia ed impulso in quantità finite, pacchetti di energia ed impulso denominati 'quanti'. Nell'ambito della fisica quantistica pertanto materia e luce, materia e campo elettromagnetico convergono verso una comune natura, il 'campo quantistico'.
Nel 1916 Walter Nernst, fisico e chimico tedesco, formulò la congettura che in un insieme di corpi , quando essi fossero in grado di mettere in fase (cioè di far risuonare) le loro fluttuazioni quantistiche, nascesse un'interazione attrattiva.
Data la sua fluttuabilità, un sistema quantistico ha la possibilità di esplorare l'ambiente circostante e perciò di scoprire quale sia la configurazione di minima energia, mentre un sistema classico la scopre solo se la sua traiettoria vi passa. E' proprio per la loro fluttuabilità che gli atomi di una data specie assumono tutti, in assenza di flussi esterni di energia, la stessa configurazione, mentre non vi sono, in fisica classica, due sistemi planetari uguali. In presenza di un campo elettromagnetico un oggetto classico può essere influenzato soltanto se subisce una forza, mentre l'oggetto quantistico fluttuante può essere influenzato, oltre che tramite la forza, anche dalla risonanza tra la sua fase di oscillazione e la fase di oscillazione del campo.
Nasce allora una nuova forma di interazione tra corpi, diversa dalla interazione tramite la forza, cosa che implica scambio di energia e/o impulso; si tratta di una interazione attraverso la fase in cui i corpi interagenti prendono ad oscillare sincronicamente attraverso la mediazione del campo elettromagnetico che tocca entrambi.
Questa interazione non implica scambio dì energia e/o impulso e produce il mutuo 'sentirsi' dei corpi interagenti, i quali, senza intervento di forze e conseguente spesa di energia si muovono 'in fase' ovvero, al di fuori del gergo dei fisici, si muovono a ritmo, come i componenti di un corpo di ballo che seguono le indicazioni del direttore senza grande spesa d'energia da parte sua. I corpi assumono quindi una configurazione ‘coerente' - nel gergo dei fisici ‘coerente' vuol dire dotato di una fase di oscillazione ben definita. In altre parole le particelle prendono ad oscillare all'unisono, tutte insieme, in fase con un campo elettromagnetico avente la stessa frequenza. L'instaurazione del regime coerente dà luogo, come mostrato da Preparata, ad una ristrutturazione energetica del sistema. (…)
La formazione di insiemi coerenti di organismi biologici individuali è un fatto molto frequente in natura. Basta pensare agli sciami di insetti, la cui coerenza è stata mostrata dall'entomologo americano Philip Callahan essere corrispondente ad una oscillazione elettromagnetica originata dal battito delle ali. Questa coerenza si manifesta nel comportamento collettivo ordinato dello sciame. Analogamente il comportamento collettivo ordinato delle popolazioni di uccelli e pesci deriva anch'esso da un accordo coerente di fase di specifiche oscillazioni elettromagnetiche degli individui.
In accordo con la legge generale della coerenza, l'instaurazione di uno stato coerente della popolazione di individui, si traduce in due conseguenze:
A) diminuzione dell'energia dei singoli individui – l'eccesso viene infatti ceduto all'esterno attraverso il campo elettromagnetico associato alla coerenza;
B) blocco di tutte le variazioni individuali capaci di far uscire il singolo individuo dall'oscillazione elettromagnetica comune; per uscire dallo stato coerente e riguadagnare lo stato di individuo indipendente, il singolo deve ricevere un apporto energetico almeno uguale al gap. ”
In parole più comuni, quanto spiegato dal professor Del Giudice conferma ciò che la fisica classica non prevede ma che, attraverso le scoperte della fisica quantistica si è arrivati ad appurare, ovvero come i corpi possono, grazie alla fluttuabilità posseduta dalla materia, trovare ciò con cui entrare in risonanza e assumere un aspetto coerente, in fase, cioè sincronico tra loro.
Questa “coerentizzazione” porta i vari sistemi che compongono il gruppo in fase, che Del Giudice rapporta a i componenti di un corpo di ballo, a
1) una rigenerazione energetica del singolo innanzitutto – in quanto viene ceduto all'esterno l'eccesso energetico non metabolizzato, causa primaria di malattie;
2) anche a una compattizzazione dell'energia nel gruppo stesso, che diventa fortemente protettiva nei confronti dei singoli, difendendoli dalle intromissioni esterne.
UNA BENEFICA PERDITA
Voi vi potrete chiedere a questo punto: “Ma come, nel sincronizzarci noi perdiamo energia e questo viene letto come positivo?”
Come spiega il professor Del Giudice riprendendo i concetti di Freud, sono i dolori soppressi – fisici o emozionali – i dolori resi inconsapevoli a essere la causa di ostruzione e quindi accumulo energetico. Quel trauma non elaborato e dissolto forma un sovraccarico energetico. Riprendo quindi le spiegazioni di Del Giudice che andranno a chiarire con un linguaggio scientifico la questione.
“La suddetta ristrutturazione dei ritmi di oscillazione di particelle e campo elettromagnetico comporta un livello di minore energia dello stato coerente rispetto alla precedente configurazione non coerente . In altri termini l'insieme di particelle indipendenti, nel momento in cui diventa coerente, libera energia verso l'esterno. Viceversa l'estrazione di qualche componente dal sistema coerente, come accade quando il componente subisce qualche trasformazione individuale non condivisa dagli altri componenti, richiede una fornitura di energia dall'esterno; quindi l'appartenenza ad uno stato coerente preserva l'identità dei componenti entro i limiti del salto di energia implicato dalla transizione dallo stato non coerente allo stato coerente - chiamato nel gergo dei fisici 'gap energetico'. Più grande è il 'gap' del particolare stato coerente più difficile è introdurre trasformazioni individuali dei componenti.
L'organismo umano è caratterizzato da due reti di comando:
A) una provvede al rifornimento degli ioni in tutto il corpo secondo ritmi e modalità direttamente controllate dalla distribuzione spaziale e temporale dei flussi di energia;
B) l'altra, il sistema nervoso, informata in ogni istante senza spesa di energia delle operazioni della prima rete, produce un insieme di correnti elettriche, che distribuiscono la consapevolezza in tutto il corpo, producono in altre parole la percezione degli avvenimenti e mettono in grado la sfera volontaria dell'individuo di decidere eventuali interventi. In qualche misura il sistema nervoso può anche esercitare qualche influenza sulla prima rete, che è quella che ha il controllo diretto del funzionamento biochimico del corpo.
Entrambe le reti hanno un contenuto informativo. La prima rete detiene il software, prodotto dall'organismo medesimo ed evolventesi in fase con esso, che governa la distribuzione generale degli ioni e, con essa, il ritmo e la qualità dell'attività biochimica. In particolare il potenziale elettromagnetico distribuito lungo la rete mette in fase le attività enzimatiche in tutto il corpo, attraverso la messa in fase e conseguente coerenza delle eccitazioni del potenziale indotte dalle reazioni chimiche.
Questa rete coerente generalizzata può avere qualcosa in comune con 'l'ologramma' ipotizzato da Karl Pribram. Questo contenuto informativo però, benché attivo ed operante, non è immediatamente percepito dal corpo, non diventa parte della sua consapevolezza."
(Vedi a pie' pagina: Il connettivo).
IL GRUPPO DI APPARTENENZA
Il professor Del Giudice così continua:
"La ‘coerenza di specie', cioè l'esistenza di oscillazioni dei potenziali elettromagnetici individuali comuni all'intera specie umana, è mantenuta non dallo stretto contatto dei corpi materiali, ma dalla mediazione dei potenziali elettromagnetici che possono coprire grandi distanze e perciò assicurano correlazioni anche di grande raggio.
Anche un eremita che viva da solo nel deserto può correlarsi con l'intera specie umana. Il contatto con il potenziale elettromagnetico risultante dalle oscillazioni collettive della fase dell'intera umanità appare alla singola percezione individuale come una esperienza ‘mistica' trascendente la sua individualità e può dar luogo alla percezione di un ‘sacro' diffuso nel mondo.
Attraverso questa via il singolo può percepire l'esistenza di altri individui preganti per lui e in caso egli possa entrare in coerenza di fase con questi campi, può rilasciare energia verso il campo comune e così rimuovere i suoi propri ingorghi. (…)
Perciò, al di là dei rimedi particolari che la scienza in continuo progresso è in grado di produrre, la più profonda e duratura soluzione al problema del dolore e della patologia è l'esistenza durevole di una coerenza di specie, che sarà possibile all'interno di una diversa società in cui gli individui non saranno più contrapposti dalla guerra universale attorno alle basi materiali della loro esistenza.”
Ricordiamo che la messa in fase più profonda e compatta che può avvenire tra gli individui non è tanto quella suggestiva che si crea quando sono le emozioni – o la sua controparte mentale – a entrare in risonanza. Bensì quando la coscienza del corpo trova i suoi reali corrispondenti e di conseguenza entra profonda in risonanza fisica – che è quella su cui si basa la materia creata, per questo, quando ciò accade, la coerenza si rivela più solida, stabile, protettiva.
Le correnti “buoniste” che, purtroppo, continuano a venire scambiate per spirituali, non fanno che ammutolire la reazione spontanea che noi proviamo di fronte a persone e a situazioni che, al di là di un presunto ideale comune, però, non ci corrispondono. Con l'imposizione a oltranza del voler/dover essere tutti buoni, tolleranti, accoglienti noi mettiamo a tacere ciò che forse potremmo definire l'istinto, che immediatamente ci mette in guardia dal rapportarci o dal coinvolgerci in situazioni che qualcosa nel profondo di noi stessi avverte come dissonante.
C'è posto per tutti su questa Terra ma non tutti devono e possono occupare lo stesso spazio. Proprio come in una buona orchestra in cui gli strumenti musicale vengono suddivisi in gruppi corrispondenti. Violini e grancasse non possono stare vicini. Così nella vita. Se noi tacciamo la nostra risposta immediata alle situazioni finisce che da violini ci mettiamo vicini a delle gran casse e questa vicinanza disturba la buona espressione della nostra vibrazione da violini – e probabilmente noi, a nostra volta, disturberemo la manifestazione della gran cassa!
NOTE AGGIUNTIVE
PSICHE O COSCIENZA?
La psicodinamica del profondo, iniziata da Freud, ha sottolineato nell'ultimo secolo come la psiche sia una struttura gerarchica che si for ma nel livello misterioso in cui le reazioni chimiche delle molecole producono l'energia, che viene poi convogliata, incanalata, organizzata. Questo livello misterioso fu battezzato Es (in tedesco è il pronome personale di genere neuto), o Id, cioè "la cosa", da Groddeck e da Freud, fino ad arrivare ai livelli superiori dell'inconscio, del subconscio, del preconscio, fino alle soglie della consapevolezza. La psiche non è il livello ell'emozionale-mentale, anche se ne è l'indispensabile premessa. A differenza della mente, la psiche dialoga direttamente con il soma, che accetta ordini dall'inconscio. Viene quindi da sospettare che la psiche sia il modo di essere del soma e sia, in buona sostanza, l'organizzazione che regola l'insieme delle molecole e nello stesso tempo il linguaggio che emerge dalla struttura molecolare." (Dall'intervento del professore: La materia coerente, tenuto a Reggio Emilia nel giugno 2005)
IL CAMPO
Per cercare di spiegare con parole più semplici il concetto di campo si può pensare a un'orchestra che suona una melodia. Se quella musica ci corrisponde noi ne saremo attratti e ci uniremo al corpo di ballo che la sta danzando. Se invece non ci appartiene ne saremo infastiditi e quindi ci allontaneremo per trovare la musica con cui effettivamente risuoniamo.
IL CONNETTIVO
"Il connettivo, è quello strato dove si trovano immagazzinate tutte le emozioni, è più antico del sistema nervoso, che è la fonte della consapevolezza. Due memorie sono presenti in noi: una è legata al cervello vero e proprio, l’altra si trova nell’acqua che, ricordiamolo rappresenta il 70% del nostro peso corporeo. La memoria che incide maggiormente sull’organismo è quella presente nell’acqua. Questa rappresenta la memoria storica del nostro vissuto, mentre l’altra riguarda i processi mentali.
Se si agisce sull’acqua della memoria storica depurandola, allora si sta meglio a livello fisico, perché le emozioni sono l’interruttore scatenante di tutto il nostro vivere, e si migliora addirittura il nostro carattere.
Infatti si diventa maggiormente quello che si è veramente.
È nell’acqua che sono inserite le nostre memorie storiche, finché non depuriamo quest’acqua dal vissuto - negativo - che è rimasto intrappolato in queste memorie, non possiamo stare meglio e vivere bene la nostra vera natura!" (Emilio del Giudice nella sua relazione già menzionata)
LA COSCIENZA
In parole più immediate possiamo definire la coscienza del corpo quella dimensione per cui la nostra unità psicofisica reagisce alle sollecitazioni prima dell’intervento della consapevolezza (che può anche continuare a essere assopita e a non rispondere), ma come risposta immeditata, generata dallo stato energetico del soma, cioè del nostro organismo..
Nota
Questo punto di vista fondato sulla moderna elettrodinamica quantistica può allora forse collegare le tradizioni dell'Oriente e dell'Occidente, l'antica medicina cinese e la moderna psicodinamica del profondo di Freud e Reich e dei loro seguaci. La prima rete di comando comunica attraverso il potenziale elettromagnetico con la seconda rete di comando, con il sistema nervoso, il cui contenuto informativo è alla base della consapevolezza del corpo, che si articola a sua volta in una sfera involontaria e in una sfera volontaria.
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giovedì 12 ottobre 2006
Il potenziale umano
Articolo di Arnold Keyserling
(vedi pie' pagina)
Parlare del "Movimento del potenziale umano" e del suo ruolo in Europa, equivale a riferirsi allo "spirito europeo" perché, a differenza dell'India, della Cina e dell'Islam, l'Europa, a partire dalle sue radici greche, ha sempre creduto all'evoluzione personale come base dell'esistenza. Soltanto da tre secoli, da quando il periodo borghese é iniziato, regna un ordine più statico, ed é soltanto da circa cinquant'anni, che siamo in un epoca veramente ideologica, basata sulla polarizzazione tra socialismo e capitalismo, fatto che non ha in realtà niente a che fare con la base dello spirito europeo, ciò che é stata l'Europa in tutte le epoche.
È per questa ragione che vi parlo di due tradizioni: da una parte le differenti tappe della religione, dall'altra dell'idealismo, cioé il periodo tra Kant e Nietsche, perché voglio mostrarvi come le scoperte di questi filosofi hanno influenzato fortemente l'inizio del "Movimento del potenziale umano".
LA RELIGIONE
Che cos'é la religione ? La religione, come é diventata dopo Gesù Cristo, é la chiesa. La religione delle origini invece ha lo scopo di ritrovare il legame perduto con la natura: l'animale é governato dai suoi istinti; l'uomo, dal momento che ci sono due parametri, cioé la tradizione socioculturale e l'eredità genetica, é situato tra una vita intellettuale e razionale da un lato ed una vita che ha perduto i legami con la natura dall'altro.
Nel mito del paradiso, Adamo, dal momento che ha preso la mela all'albero della conoscenza, ha dimenticato di mangiare, perché non é stato abbastanza svelto, la mela della vita. E' quello che stiamo per fare noi adesso: ritrovare sottoforma di intenzionalità la connessione con la natura, quella connessione che gli animali hanno istintivamente.
Che cosa vuol dire intenzione? Vuol dire che, se il desiderio non é soddisfatto, mi va male. Ma intenzione vuol dire che, se il desiderio non sono riuscito a soddisfarlo in un modo, cerco di soddisfarlo in un altro. L'intenzione é la facoltà di identificare sé stessi con degli scopi.
Ma da dove vengono questi scopi?
Se gli scopi vengono dall'uomo stesso, sono semplicemente delle motivazioni: se qualcuno scrive un libro per diventare famoso certamente anche questa é una motivazione. Bisogna allora che l'uomo recepisca le sue intenzioni come delle ispirazioni.
Allora l'apertura verso l'ispirazione, verso la sorgente dell'universo, é la base della religione antica, sia dello Yoga indiano che della religione latina.
Nella religione vi sono quattro tappe:
La prima tappa é la religione dell'oracolo, come la troviamo presso i Greci, i Celti ed i Latini: l'uomo cerca di comprendere la volontà divina o la volontà dell'evoluzione, attraverso degli elementi che sono normalmente sottomessi al caso.
La seconda tappa é caratterizzata dal fatto che appaiono degli uomini che sono chiamati, dall'antropologia culturale, "eroi culturali", vale a dire uomini che hanno tracciato un cammino.
È la religione profetica: qualcuno, che é un'incarnazione divina o che é venuto dalla terra ed é un eroe, ha trovato il cammino verso il paradiso, verso la liberazione. E la sua vita e le sue parole costituiscono un insieme della religione profetica, un insieme che dobbiamo seguire per arrivare a ciò che lui ha promesso.
Nella prima religione, che possiamo chiamare quella dell'oracolo o religione magica, c'é la libertà, poiché, come dice Eraclito, l'oracolo di Delfo non vi forza, fa soltanto allusioni e sta a voi coglierle.
Don Juan di Carlos Castaneda dice: in ciascun momento della vita, la natura ci parla, e se siamo aperti ad ascoltarla, in quel momento comprendiamo il prossimo passo da compiere.
I Cinesi nell'I-KING hanno un metodo, che per loro é la legge stessa della natura, per meglio comprendere gli oracoli. Ma, fondamentalmente, non c'é differenza tra l'oracolo cinese e quello greco, poiché entrambi appartengono alla religione e non alla superstizione.
La religione é basata sulla concezione che noi siamo capaci di essere in contatto con la trascendenza. Un uomo che non é capace di farlo é semplicemente un uomo che non ha raggiunto la sua maturità, secondo tutte le tradizioni antiche.
Ora, nel quadro della religione profetica, vi sono delle persone che tentano, non solo imitando e seguendo il loro maestro, ma comprendendo la struttura dello psichismo, ad arrivare essi stessi alla liberazione. Questa é ciò che chiamiamo la religione mistica.
La religione mistica, dal punto di vista dell'evoluzione, é più alta della religione profetica. Esiste nel quadro di tutti i testi, di tutti i libri. La mistica mussulmana, vi consiglio di leggere il libro eccellente sulla filosofia islamica di Henri Corbin, prende gli stessi testi, che per un Sunnita sono delle semplici leggi, come delle metafore dell'evoluzione personale. E poiché le religioni profetiche sono esclusive e combattive, la mistica mussulmana, giudea, cristiana, indù e taoista mostra esattamente gli stessi concetti.
Gli indiani lo chiamano il cammino dalla molteplicità all'unità interiore: é trovare in sé la coscienza che é al di fuori del tempo, che é nel momento e, contemporaneamente, nell'eternità.
Ma se la religione mistica diviene politica può diventare molto pericolosa, poiché non tutti sono dotati per la mistica: é forzare delle persone a prendere un cammino che non gli si confà; inoltre nella mistica c'é il grande pericolo del transfert nel negativo anche se lo scopo della mistica é di raggiungere la luce interiore, di andare al di là delle motivazioni. Allora, se seguiamo qualcuno nel cammino mistico e c'é il transfert, vale a dire qualcuno che si lascia prendere in carica da qualcun altro, e c'é della negatività, anche noi seguiremo queta negatività.
La quarta religione é la religione gnostica.
La religione gnostica é arrivata in Grecia nell'epoca ellenica allorché i Greci si son detti: ora che possediamo i concetti che ci permettono di comprendere la realtà, cerchiamo di utilizzare gli stessi concetti per penetrare la trascendenza. E' Plotino che ha formulato il concetto di Extasis. Se studiate il periodo gnostico alessandrino, credete di essere oggi: tutti i diversi gruppi, tutte le diverse terapie, le diverse associazioni che troviamo oggi, esistevano già una volta ad Alesssandria.
Ma, in quel momento, ha luogo in Europa uno sviluppo tragico: il 522 dopo Cristo, un concilio vaticano ha condannato Origene, la gnosi e la ricerca dell'evoluzione personale. Da allora un cristiano cattolico non ha il diritto di fare un'evoluzione personale. I Greci sono più intelligenti, c'era un tipo che si chiamava Dioniso l'aeropagita, non é mai esistito. Vale a dire c'é stato qualcuno molto intelligente che nel quattrocento circa ha detto che c'era un gran pericolo per la Chiesa e che ha detto di aver trovato un testo formulato dall'apostolo Paolo da cui l'Aereopagita avrebbe attinto e scritto. Questo testo fu portato da monaci Giovanniani in Irlanda, ed é grazie all'Irlanda occidentale che la tradizione spirituale europea non é andata persa poiché, come sapete, Carlo il calvo per far dispetto a Ingmar Derance, ha fatto venire dall'Irlanda Scotus Eriugena, con cui tutto il periodo scolastico è cominciato. Periodo scolastico che si centra su nient'altro che sul comprendere di nuovo l'evoluzione umana nei termini della disciplina personale ma soltanto nel quadro dei diversi ordini religiosi e non nella vita quotidiana, come tentiamo di fare noi oggi.
La comprensione dell'esistenza come evoluzione, era l'interesse del "movimento degli spiriti liberi" che era centrato in Europa a Praga, fino alla famosa battaglia del `520, dopo la quale tutte le tradizioni divennero clandestine ed esoteriche: tutti quelli che non si sottomettevano all'ortodossia o protestante o cattolica, vale a dire alla religione profetica, sarebbero stati perseguitati e qualche volta bruciati al rogo.
Il grande cambiamento avvenne con Kant, Goethe e Cartesio.
Cartesio ha scoperto che l'atto della comprensione non richiede un sistema: é semplicemente la facoltà di visualizzarsi chiaramente un problema, geometricamente ed analiticamente, che fa arrivare ad una comprensione. Questa comprensione lascerà poi lo spirito libero per una nuova comprensione.
Vale a dire che abbiamo la capacità di comprendere, se siamo in grado di compiere sempre la distinzione tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, e nel cercare il non sapere, vale a dire la spontaneità, perché senza di essa non possiamo procedere.
Ecco che la base della filosofia della conoscenza e dell'epistemologia fu trovata. Ma questo non era sufficiente, perché bisognava rispondere alla domanda: che valore e che significato ha questo per la vita dell'essere umano?
Kant é soprattutto conosciuto per la sua epistemologia e non per la sua intenzione: l'intenzione di Kant era di aprire l'uomo alla sua autonomia.
Eteronomia significa che l'uomo dipende dagli altri. Per Kant questo é lo sbaglio dell'uomo quando ha perduto questa libertà. Ma sta a lui stesso ritrovarla.
Questa libertà é molto diversa da quella che noi conosciamo.
Innanzitutto c'é la libertà che conosciamo tutti, vale a dire la libertà politica; la libertà di non essere forzati a fare cose che non vogliamo fare.
La seconda libertà é non essere condizionati dal proprio sapere nell'azione. Se leggete il dizionario Larousse, nella definizione della volontà é scritto: la volontà è i pensieri attuati.
Ad un Cinese, ad un Indiano o ad un filosofo greco, questo fa ridere, poichè é il contrario della volontà: é un essere stupido, che vive nel passato, che tenta di eseguire i suoi pensieri, perché i pensieri che abbiamo, sono nel passato.
La volontà, nell'accezione teologica, é la volontà di fare la volontà di Dio, per noi invece consiste nell'essere aperti alla dimensione del futuro.
In tutta la religione profetica c'é quest'idea che l'uomo debba seguire alla lettera la Legge; quando lo spirito scientifico é cominciato, le leggi di Dio sono state rimpiazzate dalle leggi della natura. Ma l'uomo é sottomesso a queste leggi; vale a dire che la necessità, che regna in materia di pensiero, era messa sotto questa causalità, era messa al di sopra del comportamento dell'uomo. Allora comincia il dramma perché l'uomo é suscettibile veramente a sottomersi a delle limitazioni; é la definizione, che diventa estremamente seria, di un paranoico, vale a dire qualcuno che crede di essere condizionato da condizioni esteriori. Qui c'é il pericolo e la realtà di perdersi. Come uscirne ?
Nella religione cattolica ed anche nelle religioni protestante, calvinista e luteriana si giunse alla spiegazione teologica delle prove dell'esistenza di Dio. Così la fede si trasformò in credenza. Malauguratamente, in tedesco il termine "glauben" vuol dire entrambe le cose; in Francese ed in Inglese avete la differenza fra le due.
Allora Kant dimostrò che le tre nozioni di Dio, vale a dire dell'unione di tutto nell'amore, l'idea del mondo e l'idea del sé non sono delle sostanze, non sono da scoprire, ma peggio, se c'é qualcosa da scoprire, é che l'uomo é malato; se qualcuno é condizionato, é lui che si é condizionato.
Queste tre nozioni sono delle massime della volontà: non bisogna credere che Dio esista, ma fare che Dio esista; vivere non per il proprio piccolo mondo ma per il gran mondo; e, per terza cosa, postulare e creare il sé; in altri termini rendersi responsabili della propria vita personale e del contesto all'interno del quale evolversi.
Kant diceva "onnitico", non c'é che l'imperativo categorico, trattare l'altro come scopo non come mezzo.
Come mezzo é funzionale, come fine vuol dire accettare l'altro e considerare l'amore, ovvero il ben volere verso gli altri, come base dell'esistenza.
Riportiamo ora i tre postulati di Kant, nel linguaggio della Psicologia Umanistica, é esattamente la stessa cosa: la base che noi accettiamo é l'individuo che si sviluppa, e l'atteggiamento criminale verso l'essere umano é fissarlo in un quadro precostituito.
Noi dobbiamo servire la terra, non siamo i padroni della terra, ma formiamo una parte integrante della natura e se non siamo aperti all' ispirazione, la nostra affettività come anche la nostra spiritualità si fermano.
Ma queste due libertà, ancora non sono abbastanza. Fu Goethe che disse: ci sono altre libertà.
Nella storia della filosofia occidentale la filosofia ebrea ha giocato un ruolo enorme. E' intervenuta sempre in momenti decisivi; Freud era ebreo, Spinoza anche. E nessuno ha osato ridire su Spinoza, uno dei più grandi filosofi della storia dell'umanità, eccetto Goethe.
Che cosa ha detto Spinoza ?
Non ci sono caratteri cattivi, non ci sono passioni negative. Bisogna essere passionali ed emozionali, poiché solo quando mi accetto totalmente raggiungo "l'amor intellectualis". "Amor intellectualis" in Spinoza é uno stato di spirito in cui sono in unione con Dio, per noi dire Dio o evoluzione é la stessa cosa: "Deus sive natura".
Ma Goethe ha aggiunto a ciò: in più noi siamo delle Entellechia aristoteliche, vale a dire ogni essere umano ha in lui la potenzialità, il potenziale di essere tutto.
Il grande errore di Aristotele fu nell'aver detto "causa finalis": lo scopo dell'esistenza é la funzione professionale. Vale a dire che lo scopo di un uomo possa essere, non so, di esser un professore o un artista.
Invece ciascun uomo é tutto. Goethe ha detto, alla fine della sua vita, a Eckarman: io non ho utilizzato che un terzo delle possibilità, delle potenzialità che ho in me, quindi l'universo deve propormi altri mondi d'azione.
Allora ciascun uomo é un genio potenziale se si trova, ma come realizzare ciò?
Per questo é necessario che la società cambi, come ha detto Laborit, e che l'uomo immaginante, l'uomo creatore, l'uomo che é alla ricerca di sé stesso divenga il centro e non l'economia, la rivoluzione sociale, la trasformazione delle condizioni esteriori.
Come adattare questa nuova filosofia alla società?
Fu l'opera dei filosofi dialettico-speculativi, di Fichte, Scheling, Hegel, Shopenauer e di Kierkegaard, Fuerbach e Nietsche per il mondo antico.
Fichte diceva: "l'io non esiste come qualcosa di dato, di precostituito, in tutta la storia dell'Europa." Ciò che noi chiamiamo oggi malattia, é solo l'immagine dell'io, é l'ideale aristotelico: l'uomo doveva avere una certa immagine di sé, doveva essere un essere pomposo, doveva considerarsi come un gran serio.
L'uomo é in uno stato di divenire: egli é infinito e finito nello stesso tempo. E' infinito nelle sue possibilità: allorché decide di fare qualcosa, per esempio di scrivere un libro, entra dall'infinito al finito. Una volta che ha scritto un libro si rende conto che ha utilizzato soltanto una parte di sé per scrivere il libro. Ci sono delle parti del suo essere che non ha utilizzato. A quel punto rientra di nuovo nella sua potenzialità, nella sua libertà.
"Ma per fare questo bisogna trasformare la società borghese bisogna diventare socialisti, vale a dire, bisogna prendere come punto di partenza della vita il lavoro. Con il lavoro noi trasformiamo il mondo, il lavoratore é l'unico uomo vero, é solo lui che trasforma il mondo e che é maestro del tempo. Fin quando la società non sarà trasformata in maniera tale che ciascun uomo diventi un operaio e ciascun uomo consideri valore il suo stato d'essere operaio, non ci sarà la vera civiltà, ossia la civiltà degli amici liberi."
Fichte, sia ben chiaro, come Goethe era massone.
Schelling fu il secondo che contribuì all'evoluzione di quest'idea: non siamo soltanto noi essere umani ad essere dialettici, é la natura stessa che é dialettica. Dobbiamo comprendere che l'intera facoltà di immaginazione dell'uomo é la stessa cosa della ricchezza dell'evoluzione naturale: il ruolo dell'uomo é realizzare la natura nella cultura, idea ripresa più tardi anche da Bergson e Teilhard de Chardin.
In terzo luogo, la natura é una parte della nostra esperienza, ma il lavoro personale é il secondo compito poiché noi non viviamo soli, viviamo nella storia e dobbiamo considerarla anche come un'evoluzione dialettica: ciascuno di noi per realizzarsi deve trovare un mondo di cui far parte ed il suo lavoro, ciò che gli é dato, per trasformare il mondo.
In tal modo il fine della filosofia diventa la chiarezza sistematica di comprendere ciò che facciamo e la competenza, vale a dire, il lavorare su quel punto dell'umanità dove si é veramente utili. Ciò attiene a quella parte che si occupa dello stato.
A questo punto arriva Schopenauer che detestava Hegel, e dice che tutto ciò sono sciocchezze, la sola cosa che esiste veramente nell'uomo sono due aspetti: la rappresentazione mentale e la volontà.
La rappresentazione mentale, che oggi chiamiamo lo schema mentale, é la struttura del pensiero che fa si che, quando siamo malati, non siamo capaci di agire.
Ma la volontà non é la volontà personale, che non esiste, é, nell'accezione teologica, la volontà di aprirsi alla volontà divina, per noi laici invece l'aprirsi alla volontà della natura.
Tutti i filosofi sono partiti da Kant e Goethe, se escludiamo il resto della tradizione della filosofia anteriore.
Shopenauer aveva letto anche i testi indiani delle Upanishad, della Baghavad gita e della filosofia buddista e dice: "Hanno ragione! Il Brahman o il nirvana, l'aspetto positivo o l'aspetto negativo della divinità, tutti possono raggiungerli, ma soltanto se si é capaci di arrivare al fondo delle proprie motivazioni".
Questa é divenuta la base di quasi tutta la filosofia artistica del secolo scorso.
Ma in quanto esseri umani non viviamo sempre in modo affettivo e aperti verso il mondo ?
Kierkegaard, che aveva studiato presso Hegel, dice che non é proprio il caso. L'uomo per i borghesi é un uomo valido quando riesce nella vita pratica, ma l'uomo di fronte all'universo é valido quando non riesce, quando cade.
Poiché la morte é alla fine del nostro cammino, é nella disperazione,"verzeiflung" in tedesco vuol dire esser due, quello che guarda e quello che agisce, quello che si guarda che non é contento di sé, la base dell'esistenza.
Vi sono dei momenti dell'esistenza veri, sono i momenti in cui noi cominciamo ad agire, perché siamo presi in una situazione senza uscita, il momento di crisi. E' il momento di crisi che bisogna cercare per arrivare all'esperienza di picco.
Ecco la fonte di tutta la filosofia umanistica in Kierkegaard.
Abraham Maslow ne ripete le parole:
"l'angoscia non é negativa, l'angoscia é la base della libertà dello spirito. L'uomo non deve incontrare l'altro in una posizione di forza, poiché non c'é un elite, non ci sono persone che siano migliori delle altre."
Ci siamo noi tutti che siamo dei poveri individui che, felicemente, di tanto in tanto, hanno dei momenti di vera esistenza; quando siamo nella vera esistenza, tutto va bene e quando ne usciamo, siamo in uno stato di depressione, non sapendo perché, come Heideger va a dire più tardi: Es war nichts, non é niente.
Ma questo niente é la base dell'ETWAS, del sé, di ciò che dobbiamo scoprire. Allora l'uomo invece di ricercare la perfezione nella vita sociale, deve cercare i momenti di debolezza, deve incontrare l'altro nella sua debolezza.
Così la chiesa protestante, dice Kierkegaard, che si considera la guardiana della salvezza, come una cassa sociale, "save the money, save the souls": é il contrario della religione.
Cristo non ha chiesto all'uomo di divenire un professore ma ha domandato all'uomo di divenire un testimone. Un testimone che sa di essere nella sofferenza e che tutto il mondo é nella sofferenza, ma che questa sofferenza non é triste perché, dal momento che so che essa é in tutti, si trasforma in pietà e quando non sono capace di uscire dalla mia tristezza, se c'é qualcuno che é in una tristezza più grande, io esco dalla mia. Vuol dire che la vera comunità é aiutare l'altro a trovare la sua pienezza, a ritrovarsi. E l'uomo deve fare la differenza tra i momenti di intensità in cui esiste veramente ed i momenti in cui non esiste.
Fuerbach era considerato ai suoi tempi il nemico della religione: due anni fa c'é stato un gran congresso di teologia su Fuerbach dopo del quale nessuno potrà più dire oggi che si tratta di ateismo.
Fuerbach ha detto: "noi stessi abbiamo trasferito la nozione di creatività in Dio e ci siamo condannati da soli ad una esistenza non creativa".
Bisogna distruggere questa falsa immagine paterna. Bisogna rendersi conto che l'uomo stesso é creatore. Non bisogna cercare il piacere, alla maniera di Bentham, vale a dire il più grande benessere per il maggior numero di persone, ma bisogna cercare la gioia della creatività, ed é una decisione interiore.
Un uomo che sa che tutto il mondo é creatore non si considera più come maestro degli altri.
Non é Marx che ha inventato il termine comunista, é Fuerbach che l'ha inventato e Marx l'ha ripreso. Nessuno può arrivare alla realizzazione di sé stesso se non entra in questo purgatorio.
Infine la borghesia tedesca e svizzera aveva visto i filosofi greci come dei superborghesi e dei superprofessori, vale a dire delle persone in cui il senso della misura era il senso dell'equità, il senso della mediocrità, il senso che tutti devono essere onesti e così via.
Nietsche dimostra che lo spirito greco é basato sulla dualità tra Dioniso ed Apollo, che nessuno può conoscere il suo cammino senza farlo, che siamo tutti degli schizofrenici se non diveniamo spirituali. Ci sono soltanto quelli che sono in manicomio perché non ci sono riusciti, e quelli che non ci sono in manicomio perché sono riusciti a non entrarci perché erano sufficientemente intelligenti per nascondere la propria schizofrenia.
Che cos'é questa schizofrenia ? Presso i Comanches all'età di dodici anni il giovane deve lasciare la tribù per cercare ciò che in etnologia si chiama la sua medicina. Non é letteralmente la sua medicina, é la sua vocazione.
Molto spesso i veri schizofrenici sono degli esseri che hanno avuto una vocazione, che hanno trovato il momento della vocazione, ma poiché le condizioni ambientali e familiari non l'accettarono, hanno avuto la scissione tra il mondo interiore e l'esterno.
L'uomo deve realizzare che i suoi visceri, che la sua struttura animale ed emotiva sono la base della sua spiritualità, che la sua spiritualità non si troverà mai nel già dato, ma nell'ispirazione del momento.
Il gran pericolo per i Greci era stato sempre la follia. E l'oracolo di Delfo doveva dire alla gente che diveniva folle perché aveva violato le leggi della città, come per esempio Eracles quando uccise il re Pieraikos perché correva più veloce di lui. Eracles era diventato folle ed andò dall'oracolo di Delfo per domandargli come uscirne. L'oracolo gli rispose che doveva fare le dodici fatiche presso il re di Tirens.
Bene, tutta la storia greca ci dice che ciascuno di noi può trovare in sé stesso la sua ispirazione non solo se ha fiducia, si tratta di nuovo di presagi e di accordi, ma soprattutto, molto più di questo, se scopre la sua vocazione, in tedesco "auftrak".
Non é Dio che ci dà delle "auftrek" delle vocazioni, siamo noi che le scegliamo.
Ma se noi non scegliamo anche il nostro ruolo nei confronti dell'umanità, allora noi non siamo capaci di perseguire una vita piena di senso. Poiché per l'uomo il senso della vita, la continuità della vita, la durata di Bergson, é esattamente come l'adattamento dell'animale al suo ecosistema. L'uomo si avvia a perire se non é "adattato", se non ha un senso nella vita. Ma malauguratamente questo senso della vita non lo trova prefabbricato.
Ed é qui che arriviamo al momento attuale.
Noi siamo in un periodo ancora ideologico. La mutazione dell'umanità é cominciata quando il linguaggio é divenuto astratto e si sono generati due aspetti: le funzioni istintive e le funzioni da apprendere.
Ma noi abbiamo tre cervelli, il cortex, il cervello rettile, ed il cervello attraverso cui ci possiamo adattare come gli animali, questo é il sistema limbico, evitare il dolore, ripetere il piacere, é questa la base attraverso cui possiamo relazionarci all'aspetto animale: tutto ciò che fa piacere é ciò che é in accordo con la specie. E nell'uomo anche, tutto ciò che fa piacere é fondamentalmente in accordo con la specie.
Ma l'uomo ha memoria verbale ed allora questa struttura diviene la base del bene e del male. Allora noi dobbiamo comprendere il superuomo di Nietsche, non nell'accezione dei nazisti ed altri, secondo cui c'é una razza superiore, ma al contrario che ciascun uomo debba superare in lui questa dualità per arrivare alla non dualità, vale a dire l'advaita per gli indiani, le nervika samadhi per gli yogi e semplicemente la recessione nell'accezione di Laing ovvero l'unità interiore in cui l'uomo crea il senso della vita da momento a momento.
Forse avete visto questo film siberiano magnifico "Ders Urzala".
Il fuoco fa molto rumore, allora Ders Urzala, dice al fuoco di star zitto, di non parlare. Il fuoco si ferma.
Il russo dice: "Che avete fatto?"
"Penso che vogliate comprendere quello che dico, con un tale rumore non possiamo continuare a parlare."
"Ma non capisco che volete dire"
"Allora non importa, parla! "
Ed il fuoco continua a parlare. E vediamo questa cosa straordinaria, un popolo che sa esattamente interpretare perfettamente la logica delle sensazioni. Vale a dire la logica che fa che ciascuna cosa abbia coscienza, che ciascuna cosa viva.
La fisica classica non é che un grande errore dal punto di vista della metafisica. Come base della comprensione della tecnologia naturalmente é eccellente, ma dal punto di vista della base della natura noi dobbiamo richiedere delle conoscenze del tutto differenti. Ciò vuol dire che l'uomo é sempre intelligente, ma può venirsi a trovare in condizioni in cui non può realizzarsi. E allora che fare? Nient'altro che ritornare a noi stessi.
La tecnologia ci dà oggi la possibilità di vivere come degli aristocratici, di liberarci dalle incombenze quotidiane e di avere tempo per noi stessi.
Goethe, dice: "quale potrebbe essere la nostra vita possibile, la nostra realizzazione?" Guardiamo le nostre ore di lavoro, in Austria ne abbiamo quarantacinque. Che cosa fa la gente da Venerdì pomeriggio a Domenica sera.? Fa del bricolage per guadagnare molto più danaro, perché non é capace di utilizzare veramente questo tempo per sé stessa.
Ma per ciascun metodo di sviluppo personale di oggi c´é un parallelo nell´eta neolitica. Stiamo ritrovando tutto ciò che restituisce all´uomo la gioia di vivere. Per questo c´é il pericolo della società alternativa: noi e voi. Noi i buoni, voi gli altri, si diventa dei ben pensanti. Invitato dal partito comunista, i quadri dirigenti in Cecoslovacchia mi sono sembrati identici a quelli che escono dalle grandi scuole francesi, ben pensanti, molto moralisti, molto ben vestiti con quelle famose cravatte grandi.
Alcuni dicono che siamo in un tempo di vera crisi, poiché sappiamo che quando qualcuno é nevrotico, vale a dire che costruisce la sua vita su di una immagine falsa del mondo, ha la tendenza a distruggersi, e malauguratamente ha spesso la tendenza a distruggere tutti.
Molta gente ci crede perché si é autoprogrammata in questa maniera.
Non c'é alcuna ragione perché ci sia una catastrofe e non c'é alcuna ragione che noi prendiamo la nostra vita sul serio ancora di più di quello che é.
Il filosofo non pone l'umanità in un quadro prefissato, ma é colui che stabilisce dei legami e dà dei dati. Il filosofo senza gli altri non ha valore; il mio lavoro lo considero, veramente, fare il legame tra i diversi aspetti.
Io non sono né terapeuta, né psicologo, ma l'approccio della psicologia centrato sullo sviluppo personale, vale a dire sull'evoluzione del sé é quello che é rilevante: come ridare all'uomo quella facoltà di intuizione di cui ha veramente bisogno, poiché noi stiamo vivendo attualmente la seconda parte della mutazione umana. Una mutazione é sempre definita attraverso due aspetti: all'inizio c'é un nuovo genere di creatura che appare, che nel caso dell'uomo corrispondeva agli individui dotati di linguaggio che hanno ucciso tutti gli altri. Laddove la seconda mutazione negli animali consiste nel fatto che quelli che non si sono adattati alla mutazione, periscono, per l'uomo la seconda mutazione coincide con l'emergere della capacità di creatività e di immaginazione.
Chi vincerà? Vinceranno quelli che ritengono che tutto si distruggerà e continuano comunque a lavorare in quella direzione?
O c'é la possibilità di lavorare per il mondo del futuro che noi conosciamo già molto bene, attraverso i parametri di previsione attuali: che sarà un mondo statico, un mondo senza classi, un mondo in cui l'uomo dovrà essere alla ricerca dell'avventura interiore?
Ed allora siamo in un avventura magnifica, una vera riscoperta della spiritualità, molto più grande e profonda di quella del Rinascimento, che era un piccolo movimento, per giunta aristocratico. Oggi questo movimento non é composto da gente di alta cultura, ma da quelli che non stanno bene, che si sono accorti che il loro malessere e la loro angoscia, non sono soltanto personali, ma di tutti, e che senza affettività la vita é triste, che le relazioni umane, che noi abbiamo oggi, non sono delle vere relazioni umane.
Noi siamo capaci di ricostituire un mondo alla "Petite Cherie", vale a dire un mondo il cui segno sarà l'angolo aperto e non il cerchio chiuso, dove saremo capaci di aiutare chiunque lo desideri ad andare avanti, per mostrargli che quando prende coscienza del suo corpo, quando prende coscienza della sua affettività, tocca un benessere molto diverso dalla soddisfazione, un benessere che in più crea la base del suo essere.
Stiamo riscoprendo nient'altro che la vecchia saggezza umana. Siamo sul punto di ridiventare nient'altro che della gente normale. E la gente normale rassomiglia molto di più a dei bambini che a degli adulti seri.
C'é un filosofo svizzero che ha scritto un articolo magnifico che devo citare perché lo trovo talmente bello e che si chiama "L'omicidio del bambino di Bethlemme" e questo omicidio si fa ogni giorno, poiché per un bambino una sedia può essere tutto, una sedia é una locomotiva, una chiesa, un uomo. Allora il bambino va a scuola ed il professore gli dice:
"E' una sedia"
E lui: " No, é una chiesa"
Ed é così che la "civilizzazione" viene installata nelle persone.
Ebbbene, Pierce ha chiamato questo il "glossus", vale a dire il raggrinzimento della mentalità, la coscienza personale ristretta, ovvero la personalità alienata.
L'uomo "homo sapiens" che é considerato normale oggi, l'uomo angosciato, non é l'uomo normale. L'uomo normale é l'essere gioioso che gioca la sua vita "for the hell of it", come dice Don Juan, che gioca senza preoccuparsi, ma gioca con la stessa serietà del bambino, sapendo che gioca. Perché gioca?
In tutti i casi dovrà morire e poiché la morte veramente esiste, niente é veramente serio. Ciò che é veramente serio é che abbiamo dei momenti di intensità.
Questi sono i due aspetti della normalità: l'affettività, come base delle relazioni tra gli esseri umani, e poi la facoltà di aprirsi a dei momenti inattesi, a degli stati di coscienza inattesi ed ad una gioia intensa. Ciò che ho vissuto qui da qualche giorno, da quando siamo insieme, é già magnifico e vi ringrazio di questa esperienza.
(Traduzione dal francese di Raffaele Cascone)
NOTA SULL'AUTORE
Come ho già indicato nella pagina in cui parlo del mio percorso spirituale, ho freqeuntato a lungo Keyserling verso gli anni '80. Per lui poi organizzai una sua prima conferenza alle Ex Stelline di Milano, seguita da diversi corsi che si svolsero in una cascina ristrutturata di un paesino vicino a Bergamo.
Keyserling era un personaggio eclettico e poliedrico nella sua vasta conoscenza. Pronipote di Otto Bismarck, nasce in una famiglia di ben sette generazioni di filosofi. In Italia è più conosciuto il padre, il conte Hermann von Keyserling, visto che sono state tradotte alcune sue opere, fra cui "diario di viaggio di un filosofo". Nella "Scuola della saggezza" di Darmstadt, fondata dal padre, si incontrano al tempo, verso il 1920, i nomi più illustri della cultura emergente del momento. Ricordiamo Carl Gustav Jung, Richard Wilhelm, Hermann Hesse, Rabindranat Tagore che Arnold frequenta stimolato da tutti i loro apporti. Arnold fu anche allievo di Gurdjeff, che molto contribuì alla sua formazione esoterica, di Josef Matthias Hauer, musicista del dodici toni, e dello yogi Ramana Maharshi. Dopo aver incontrato e frequentato Swift Deer e il suo gruppo, il primo Uomo di medicina che aprì gli insegnamenti esoterici dei Nativi americani ai Bianchi, fonda la Scuola della Ruota, che utilizzando i grafici dei Nativi colloca ed esterna tutto lo scibile umano.
Muore nel 2005.
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domenica 19 marzo 2006
Materia o Spirito?
Quando pensiamo a un percorso spirituale, noi occidentali ci immaginiamo qualcosa di eterico, sovramentale, o di alto sentimento. Ma l'energia divina fa davvero parte di queste dimensioni? Appunto, siamo abituati ad attribuire alla spiritualità la valenza di un mentale, o di un sentimento, elevati, tuttavia questi due aspetti sono entrambi le manifestazioni di uno stesso tipo di energia, che è quella della esperienza terrena, per cui limitata dalla dimensione umana.
La spiritualità, quella che esula da concetti mentali o sentimentali, ha a che fare con la coscienza, ovvero quella parte profonda, inconscia, sconociuta alla consapevolezza, in connessione con l'Energia vitale.
CHI CREA LA REALTA'?
Tutte le dottrine esoteriche hanno sempre affermato che "il pensiero crea", intendendo che lo stato della propria interiorità, di cui spesso non si è nemmeno consapevoli però, determina la realtà che ognuno di noi attira nella propria vita. Non dimenticiamo poi, che anche i primi fisici quantistici, con Heisenberg in testa, avevano affermato che è l'osservatore con la sua azione a "fissare" ciò che ha osservato, o anche solo si aspetta di osservare, a farlo precipitare nella materia realizzandolo.
Tuttavia, pur non invalidando quanto è stato sostenuto dagli esoteristi e dai primi fisici quantistici, un particolare fondamentale, che costituisce la conditio sine qua non deve essere sottolineato. Un particolare importante che il professor Emilio Del Giudice in un suo magnifico intervento "La materia crea la coscienza" ha messo egregiamente in evidenza. Senza entrare nel merito più specifico di tale intervento (che comunque ritrovate in molte parti nei miei articoli attuali, e di sicuro quelli futuri), basta pensare a una semplicissima situazione: mettiamo di essere fortemente dolenti a causa di un potente mal di testa. E' chiaro che in tale stato non saremo in grado di avere delle buone emozioni, né tanto meno di creare dei buoni pensieri. Appare dunque evidente quanto sia importante avere un fisico in buono stato per fungere da "creatori"! Lo stato della nostra unità psicofisica determina il tipo di qualità energetica a nostra disposizione.
I CANALI ENERGETICI SOTTILI
La Medicina Tradizionale Cinese, che sebbene non ancora riconosciuta ufficialmente dalla scienza medica classica è comunque considerata valida in funzione degli effetti positivi che questa ottiene in modo consolidato dal tempo (per cui tali esperienze di fatto, sostituiscono, al momento, le spiegazioni scientifiche che ancora non si possono dare!), indica che il nostro corpo è attraversato da numerosi meridiani in cui scorre l'energia vitale. Quando qualcosa ostruisce tali canali si ha la degenerazione che, se non curata, porta a un inevitabile deterioramento che si trasformerà poi in patologie conclamate. Ciò che dunque intasa i nostri canali energetici sottili sono le tossine psicofisiche accumulate. Ovvero gli agenti tossici sia fisici sia psicologici, perché mente ed emozioni, quando producono negatività, questa si trasforma in tossina, come, appunto la scienza medica sta sempre più appurando.
INQUINAMENTO E BLOCCHI ENERGETICI
E' chiaro a tutti che il cibo non salutare, l'aria inquinata, il poco riposo e/o il molto stress creino delle tossine. Un po' meno chiaro è che anche i pensieri e le emozioni negative creano, al pari degli agenti fisici inquinanti, altrettanto tossine. Ormai la scienza l'ha ampiamente appurato, tuttavia ne siamo ancora poco consapevoli. E' dunque fondamentale il purificarsi, e questo può avvenire solo se affrontiamo la questione su entrambi i fronti: quello puramente fisico, associato a quello dell'interioità. A questo punto potremo, piano piano, iniziare una lavoro di consapevolezza delle nostre istanze interiori, andando a scoprire quelle più nascoste e spesso anche le più insidiose. Al contempo entreremo maggiormente in contatto con le esigenze salutari del nostro fisico, che è l'unico vero mezzo che ci porterà a sviluppare una sana spiritualità.Etichette: Materia, Scienza e coscienza
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martedì 28 febbraio 2006
Coscienza e realtà
Sembrerebbe davvero esistere una corrispondenza fra la propria realtà interiore e quella esteriore che rappresenta la vita che ci ritroviamo a vivere. Il principio di causalità per cui ogni effetto segue alla sua causa è stato un caposaldo del pensiero occidentale che ha contribuito allo sviluppo delle nostre scienze. Data una determinata causa non può seguire che quell'unico determinato effetto. Per cui ogni fenomeno sarebbe riconducibile a delle cause cui era legato da leggi esatte e predittive. A questo si associa il principio di casualità, molto più sentito dal pensiero orientale, che vede come determinate situazioni, che sembrano dettate dal caso, siano invece il risultato di intime e sottili corrispondenze.
Così, il principio di sincronicità, che lo psicologo svizzero Carla Gustav Jung definì così chiaramente, può seguire entrambe logica, ovvero che il nostro stato interiore, spesso non chiaramente identificato e riconosciuto, determina lo stato esteriore che ci appartiene.
Scrive Jung nel libro “La sincronicità”:
“Una giovane paziente: fece un sogno, in un momento decisivo della cura. Nel sogno essa riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Mentre mi raccontava questo sogno, io stavo seduto voltando le spalle alla finestra chiusa. D’un tratto udii alle mie spalle un rumore, come se qualcosa bussasse piano alla finestra. Mi voltai e vidi un insetto alato che, dall’esterno, urtava contro la finestra. Aprii la finestra e presa al volo l’insetto. Era l’analogia più prossima a uno scarabeo d’oro che si poteva trovare alle nostre latitudini, ossia uno 'scarabeide', una 'Centaurea aurata', il comune coleottero delle rose, che evidentemente proprio in quei momento si era sentito spinto a penetrare, contrariamente alle sue abitudini, in una camera buia. Devo aggiungere che un caso del genere non mi era mai successo prima né mi successe in seguito; anche quel sogno della paziente è rimasto un fatto unico nella mia esperienza”.
La paziente di Jung dopo quell’episodio da cui anch’ella fu scossa profondamente, entrò nella fase della guarigione: cioè dice lo stesso Jung, nella fase del rinnovamento e del mutamento, allo stesso modo del significato da attribuirsi allo scarabeo.
Jung all’inizio definì questa corrispondenza “tempo di qualità”, pensando che si verificasse solo in momenti di massima connessione con la parte più intima e vera di se stessi. Infatti la signora che aveva sognato lo scarabeo d’oro stava manifestando in quel periodo un profondo insight chiarificatore. Tuttavia Jung, in seguito, sostenne che sono le stesse condizioni di “energia” a richiamare gli eventi.
Un lettore una volta, interpretando un po’ troppo di pancia quanto avevo scritto in un articolo dove parlavo di queste corrispondenze fra il proprio ambiente interiore e quello estriore della vita quotidiana, mi scrisse chiedendomi come potessi mai sostenere che siamo noi a desiderare certe situazioni di vita. Lui, per certo, non le desiderava proprio, eppure queste c’erano e gli distruggevano l’esistenza. Ma come si può affermare che siamo noi a richiamare certi eventi, concludeva esasperato. Ebbene, gli risposi che non doveva osservare quello che lui, consapevolmente desiderava e verso cui consapevolmente mirava. Il punto che crea la risonanza non è nel mentale ed emozionale di cui siamo arrivati a essere consapevoli, bensì in quello strato dell’inconscio che è la diretta manifestazione del nostro insieme organico.
Il professor Del Giudice così spiega:
“la psicodinamica del profondo, iniziata da Freud, ha sottolineato nell'ultimo secolo come la psiche sia una struttura gerarchica che si forma nel livello misterioso in cui le reazioni chimiche delle molecole producono l'energia, che viene poi convogliata, incanalata, organizzata. Questo livello misterioso fu battezzato Es (in tedesco è il pronome personale di genere neuto), o Id, cioè ‘la cosa’, da Groddeck e da Freud, fino ad arrivare ai livelli superiori dell'inconscio, del subconscio, del preconscio, fino alle soglie della consapevolezza. La psiche non è il livello ell'emozionale-mentale, anche se ne è l'indispensabile premessa. A differenza della mente, la psiche dialoga direttamente con il soma, che accetta ordini dall'inconscio. Viene quindi da sospettare che la psiche sia il modo di essere del soma e sia, in buona sostanza, l'organizzazione che regola l'insieme delle molecole e nello stesso tempo il linguaggio che emerge dalla struttura molecolare."
LA GIUSTA PERCEZIONE
La fisica quantistica con il principio di indeterminazione di Heisenberg ha però messo in evidenza che non esistono unici effetti possibili a una certa causa, bensì innumerevoli. Tutto dipende da cosa si “osserva”. E’ infatti l’azione dell’osservare che fissa, ovvero fa “precipitare” gli avvenimenti in situazioni tangibili.
Per farvi comprendere il meccanismo pensate a una biglia fatta scivolare sulla sabbia. Se la si osserva mentre rotola sulla sabbia vediamo che lascia un’impronta lineare dietro di sé. Nel momento che non la osserviamo, sebbene la realtà ci insegna che la biglia continua la sua corsa sulla sabbia lasciando, ovviamente, dietro a sé la sua traccia, invece nelle scoperte della fisica quantistica la biglia di questo ipotetico esempio non si sa cosa faccia. Infatti non lascia alcuna traccia quando non la si osserva. E’ solo nel momento che riportiamo il nostro sguardo sulla biglia che questa riprende a rotolare lasciando la traccia dietro a sé.
Osservando dunque il percorso della biglia vedremmo una linea intermittente: quando noi guardiamo ecco l’orma lasciata dalla biglia che rotola, quando invece non si guarda ecco che nella sabbia non compare alcuna traccia della biglia.
Praticamente l'indeterminazione è provocata dal fatto che i mezzi di osservazione sull'oggetto osservato sono soggettivi e dipendono dal singolo coi suoi organi di senso e i suoi strumenti di percezione, ovvero di misura.
La psicologia mostra chiaramente la soggettività umana nella percezione delle situazioni di vita. Quanto un soggetto può sentire come disastroso e dilaniante, un altro invece lo potrà percepirà di stimolo a fare meglio e di più…
Dunque, tutto dipende dal tipo di percezione personale. Questa farà sì che si fissino determinate esperienze in negative oppure come incitamento, spinta, sollecitazione. Il problema è che spesso non si è consapevoli di come la nostra psiche più profonda e inconscia abbia incamerato gli eventi vissuti. Per sopravvivere a situazioni percepite come fortemente negative in genere le si allontana dalla consapevolezza, lasciandole nella zona più buia e lontana del nostro inconscio. Che però è anche quella più potente, perché, come spiegava il professor Del Giudice, è l’interfaccia con le energie della vita che richiama per risonanza! Ecco perché è indispensabile entrare in connessione con le zone più buie di noi stessi e iniziare a svelare a nostri occhi quello che siamo veramente, ma soprattutto per pulirci dal malvissuto, accettando la fatica inevitabile del ritornare integri.
RICONOSCERSI
Imparare a conoscersi costa, spesso quello che intravediamo di noi stessi non ci piace per niente. Ma non ci si dovrebbe mai condannare per lo “sporco” che abbiamo dentro, anche perché sovente non siamo stati nemmeno noi a provocarlo, ci è caduto addosso dall’ambiente in cui siamo capitati a vivere. Ripulire quindi il nostro vissuto implica pure un’azione di compassione e perdono verso chi ci ha fatto del male, passo indispensabile questo per poter andare avanti liberando quell’energia repressa che prima avevamo confinato nella parte buia di noi stessi. Solo così impareremo a conoscere la nostra reale natura, quella che si cela dietro alle reazioni innescate, come risposta agli eventi. Chi non si dedica a questo lavoro di riconoscimento finisce col crearsi una “realtà” fittizia, una suggestione, una recita, che però non gli corrisponde.
La vita ha sempre in sé una spinta evolutiva. Le situazioni che ci offre sono sempre una metafora, degli insegnamenti. Solo che a volte noi non vogliamo vedere, soprattutto non vogliamo accettare, specie se siamo dentro nella rappresentazione che ci siamo così bellamente creati. A quel punto la vita è costretta a intervenire con l’inganno così da metterci di fronte a quei limiti che non vogliamo riconoscere. I limiti sono da accettare non per subirli passivamente, ma solo per scegliere meglio ciò che invece ci appartiene!
In questi anni di sessioni al pubblico per un lavoro di autoriconoscimento mi ha sempre colpito constatare come l’esistenza del singolo sia costretta a infliggere delle dure lezioni a chi non vuole uscire dalla bolla di illusioni che si è creato. All’improvviso la persona acclama di aver sperimentato una specie di miracolo. Finalmente accade un qualcosa che tutto d’un colpo gli fa raggiungere vette inaspettate. Mi ricordo di quella signora che insegnava yoga in un piccolo centro. Un giorno arriva trionfante raccontando che le avevano proposto di gestire un cascinale appena ristrutturato per farne un centro alternativo. La signora era in estasi e tutti si complimentavano con lei. Non ci volle però molto perché scoprisse che quello era l’inizio della fine. Un centro, specie se sconosciuto e sperduto in mezzo alla campagna, non è cosa facile da avviare. Bisogna avere contatti, e se non ci sono bisogna crearseli, e questo implica tempo, lavoro e investimenti. In più il cascinale è da mantenere, c’è da tenerlo pulito, riscaldarlo… Insomma altro lavoro.
Esempi come questi ne ho constatati davvero tanti. Quando ci si ostina a non capire le proprie reali capacità e gli ingorghi interiori non risolti, la vita, dopo averci dato innumerevoli piccoli segnali ci dà la grossa lezione per rompere quella specie di bolla illusoria che ci siamo creati. A quel punto può iniziare il vero lavoro di riconoscimento.
REALIZZARE I SOGNI
Quando finalmente si entra in contatto con la vera parte di sé si percepiscono infine le proprie reali istanze. Non si può però essere così ingenuotti da pensare che ora, finalmente, tutto arriverà da solo. Liberare la propria interiorità dalle deviazioni che fino a quel momento sono state attive dentro di noi è un impegno da affrontare con disciplina, senza però divenire dei tiranni di se stessi, che anche questo non giova di certo e, soprattutto, non produce buoni risultati.
Come abbiamo visto è nella parte più profonda e inconscia di noi stessi che sono impiantati quei semi che ci hanno condizionato a quella vita che ora vogliamo cambiare. Questa parte è anche quella più in contatto con il soma, ovvero il corpo. Per cui nella disciplina da realizzare per cambiare i condizionamenti interni si dovrà includere un buon lavoro sul corpo. Perché è il corpo a ricordare. Scrive Luciano Manicardi, monaco della comunità monastica ecumenica di Bose a Magnano (BL):
“Se il corpo (come sottolinea la concezione biblica) è il crocevia delle relazioni del singolo con gli altri, con la società, con il creato e con Dio stesso, ciò ha una ricaduta precisa sull’esistenza di ciascun uomo: dovremmo cioè ricordare che noi siamo anche la storia del nostro corpo, a partire dalla sua origine, la condizione fetale. (…)
Il corpo è portatore di una sua memoria profonda: esso conserva tracce invisibili ma realissime di ciò che l’uomo ha vissuto, provato, sofferto. Questa memoria viene fatta emergere e ‘portata in superficie’ dalle esperienze che ciascuno vive: il corpo, infatti, è il libro del tempo, il libro su cui restano registrate emozioni, sofferenze ed esperienze di un passato che non è dietro di noi, ma dentro di noi; le posture del nostro corpo non sono innocenti, ma sono il frutto di una storia, sono rivelazione ed eloquenza. (…) Posture e gestualità del nostro corpo, il modo con cui lo trasciniamo o lo portiamo ben eretto, il nostro essere incurvati, o ciondolanti, il modo di camminare, le rigidità, sono un linguaggio che riflette il nostro psichismo e i nostri vissuti e che attende interpretazione.” (Da “Il corpo”, edizioni Qiqajon)
Non si può pensare di migliorare il proprio assetto interiore facendo solo leva sulla consapevolezza. Questa in genere non basta, specie quando si tratta di cose antiche e profonde. Lavorando anche sul corpo gli permettiamo di scaricare il mal vissuto, e di liberare così la coscienza da quei grovigli che la imprigionano nelle sofferenze e nel negativo che poi questa richiama per risonanza.
Chi dunque vuole cambiare in meglio la propria vita ha un duplice compito davanti a sé: da un lato quello di divenire consapevole, ma dall’altro anche quello di sciogliere la memoria del corpo dai blocchi rimasti compressi e aggrovigliati nelle proprie membra. E questo lo si ottiene solo dedicando spazio, attività fisica, cura e attenzioni a questo nostro compagno, che troppo spesso abbiamo reso muto.
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giovedì 1 settembre 2005
Una questione di coscienza
Non è semplice definre l'insondabile. All'interno di noi stessi, ancora più in profondo della consapevolezza, che è una rappresentazione del livello mentale ed emozionale, sussite una specie di mare interno - energetico, scuro e profondo, ma soprattutto ancora ignoto.
Spiega il professor
Del Giudice:
"La psicodinamica del profondo, iniziata da Freud, ha sottolineato nell'ultimo secolo come la psiche sia una struttura gerarchica che si for ma nel livello misterioso in cui le reazioni chimiche delle molecole producono l'energia, che viene poi convogliata, incanalata, organizzata. Questo livello misterioso fu battezzato Es (in tedesco è il pronome personale di genere neuto), o Id, cioè "la cosa", da Groddeck e da Freud, fino ad arrivare ai livelli superiori dell'inconscio, del subconscio, del preconscio, fino alle soglie della consapevolezza. La psiche non è il livello ell'emozionale-mentale, anche se ne è l'indispensabile premessa. A differenza della mente, la psiche dialoga direttamente con il soma, che accetta ordini dall'inconscio. Viene quindi da sospettare che la psiche sia il modo di essere del soma e sia, in buona sostanza, l'organizzazione che regola l'insieme delle molecole e nello stesso tempo il linguaggio che emerge dalla struttura molecolare." (Dall'intervento del professore: La materia coerente, tenuto a Reggio Emilia nel giugno 2005).
Dunque la coscienza, ovvero quella parte al di là della consapevolezza e del mentale-emozionale, potrebbe essere una specie di interfaccia fra il soma e quell'energia sottile universale, che permea e mantiene in vita tutto il creato, ancora non misurabile nella fisica classica, ma ora ipotizzata dai fisici quantistici.
La coscienza è quindi quella dimensione per cui la nostra unità psicofisica reagisce alle pressioni indicate prima senza l’intervento della consapevolezza, ma come risposta immeditata, generata dallo stato energetico del soma, cioè del nostro organismo..
Scrive Luciano Manicardi, monaco della comunità monastica ecumenica di Bose a Magnano (BL):
“Se il corpo (come sottolinea la concezione biblica) è il crocevia delle relazioni del singolo con gli altri, con la società, con il creato e con Dio stesso, ciò ha una ricaduta precisa sull’esistenza di ciascun uomo: dovremmo cioè ricordare che noi siamo anche la storia del nostro corpo, a partire dalla sua origine, la condizione fetale. (…)
Il corpo è portatore di una sua memoria profonda: esso conserva tracce invisibili ma realissime di ciò che l’uomo ha vissuto, provato, sofferto. Questa memoria viene fatta emergere e ‘portata in superficie’ dalle esperienze che ciascuno vive: il corpo, infatti, è il libro del tempo, il libro su cui restano registrate emozioni, sofferenze ed esperienze di un passato che non è dietro di noi, ma dentro di noi; le posture del nostro corpo non sono innocenti, ma sono il frutto di una storia, sono rivelazione ed eloquenza. (…) Posture e gestualità del nostro corpo, il modo con cui lo trasciniamo o lo portiamo ben eretto, il nostro essere incurvati, o ciondolanti, il modo di camminare, le rigidità, sono un linguaggio che riflette il nostro psichismo e i nostri vissuti e che attende interpretazione.” (Da “Il corpo”, edizioni Qiqajon).
COSCIENZA E SPIRITUALITA'
Spesso attribuiamo il termine di coscienza alla dimensione dello spirituale. Anche ora, accettando la teoria che la coscienza sia quella dimensione al di là del mentale-emozionale, che interfaccia il nostro corpo - soma - con l'energia universale, è evidente quanto tutto ciò sia in correlazione con la dimensione spirituale.
Tuttavia ora, proprio a tal proposito, è necessario evidenziare una ulteriore precisazione. Quando noi Occidentali ci riferiamo allo spirituale, inevitabilmente pensiamo che sia un livello in cui si manifesta il mentale elevato o la dimensione di un cuore illuminato. Invece non è così.
A tal proposito mi piace riportare le conclusioni cui sono giunti dei ricercatori: il dottor Nitamo Montecucco, che si può considerare il primo medico olistico italiano, e il suo gruppo, che al tempo vedeva come collaboratore anche Alberto Tedeschi.
In una preziosa misurazione (clicca sull'immagine per ingrandirla) Nitamo Montecucco ha misurato le frequenze cerebrali del maestro indiano all’Ashram di Babaji (vedi pie' pagina) durante una meditazione profonda. Per cui durante uno stato di profonda connessione interiore con la dimensione spirituale.
Nel grafico si evidenzia ciò che Montecucco definisce la "Kundalini neuronale" cioè la spirale della coscienza che sale da un esteso livello fisico attraversando tutti i livelli assottigliandosi, per giungere all’ultimo livello, quello del mentale superiore, che risulta molto meno sviluppato di quello fisico.
In altre parole, durante questo stato di profonda meditazione, per cui in totale connessione con il Divino, o con l'Energia cosmica se preferiamo questa definizione, il grafico evidenzia immediatamente che il livello maggiormente attivo è il primo, quello del fisico, mentre si assottiglia man mano che sale verso gli altri livelli (emozionale e mentale).
Questo ha permesso di appurare qualcosa di insolito per la nostra normale concezione, ovvero che lo Spirito è veramente nella materia! Solitamente si tende, infatti, a pensare che i livelli del mentale (per cui il V, VI e VII chakra) rappresentino una intensa vita spirituale. Invece non è così. Come non lo è nemmeno quando c'è un emozionale esasperato (III e IV chakra).
Quando questi livelli sono in sovrappiù, ci si trova sempre davanti a una espansione dell’ego, mentre il Sé – quello divino che è in contatto con il Tutto – si trova in basso, in corrispondenza con il livello fisico (sarebbe veramente il caso di sottoporre a questi test tutta quella miriade di maestri della cosiddetta nuova spiritualità che sono spesso o degli emotivi tutti baci e abbracci, sostenitori del "vogliamoci tutti bene", che evidenzia il loro stato a un III o IV livello, oppure gli altri, quelli dal mentale acuto e perspicace. Nessuno di loro, nonostante quanto credano o affermino, è veramente spirituale, visto che i primi si trovano ai livelli dell'emozionale e i secondi a quelli del mentale!).
Il lavoro evolutivo da percorrere è quello della "dissoluzione" dell’ego, per ritornare ai livelli cosiddetti primordiali, dove la mente utilizzata in modo speculativo e calcolante, non esiste. Come afferma Tedeschi:
"La vera dimensione sacra, quella che ci collega con il Divino, presenta uno schema cerebrale di bassissima frequenza: il grafico disegna così una rappresentazione piramidale, dove il basso, dove stanno i primi livelli, si allarga, mentre l’alto degli ultimi livelli si assottiglia. Possiamo così affermare che il "cielo" sta in terra perché la mente, rappresentata dalle onde di alta frequenza, è diabolein, cioè divisione. In questa dimensione di basse frequenze non c’è giudizio di giusto e sbagliato (dimensione del mentale) ma l’individuo semplicemente 'è' in connessione con l’universo.
Questo non significa che non dobbiamo più usare la mente, bensì usarla nella giusta proporzione. Bisogna, infatti, notare le proporzioni fisiche del nostro corpo, la testa dovrebbe essere usata nella stessa proporzione. Questa proporzione, ancora una volta, ricorda la figura di una piramide: in basso ci sono le informazioni energetiche, provenienti dalla materia, che ci servono per salire in alto. Va fatta una vera e propria alchimia, un lavoro di trasformazione, di purificazione, per portare queste energie alla cima di questa piramide dove può splendere – attivata dalle forze della creazione – la pura coscienza. La proporzione è comunque quella di 1 a 20, dove l’1 è la pura mente e 20 sono le forze energetiche della materia. Come la mitica kundalini la spinta energetica deve salire, assottigliandosi, cioè purificandosi, lungo tutto il suo percorso per sfociare nella purezza della coscienza. Questa è la direzione evolutiva. Le tappe intermedie sono e rimangono tappe, serbatoi di nuove informazioni da elaborare per nutrire la consapevolezza finale. La mente diventa mezzo strategico con un’ampia visione esistenziale, svincolata dalle emozioni che la utilizzano invece come mezzo tattico."
IL POTENZIALE ELETTROMAGNETICO E L'ENERGIA UNIVERSALE
Possiamo oggi dimostrare l'esistenza di quell’energia che mantiene in vita tutto il creato? In tutti i testi mistici dell'Antichità si è sempre parlato di questo "soffio" sottile di cui è impregnato il creato. I latini lo chiamavano spiritus, i greci pneuma, mentre in sanscrito si chiama prana e i cinesi lo definiscono chi, e i giapponesi ki.
Come già accennato, con gli strumenti e la logica della fisica clasica tale energia non è ancora osservabile e quindi misurabile. Invece, ragionando in termini quantistici si inizia a constatare l'esistenza di questa dimensione. Si ipotizza quindi l'esistenza di una forza – una specie di campo che abbraccia tutto il creato, lo nutre e mantiene in vita. Nella fisica quantistica viene definito il potenziale elettromagnetico.
Spiega il professor Del Giudice:
"La materia, nelle sue componenti elementari è dotata di cariche elettriche, infatti gli atomi sono neutri, ma sono composti da nuclei caricati positivamente ed elettroni caricati negativamente. le oscillazioni della materia carica (per le cariche elettriche), producono dei campi elettromagnetici. La domanda che ci si pone è se le oscillazioni spontanee non diano origine a un sottofondo naturale che stia "dietro" ai campi elettromagnetici.
In effetti c'è qualcosa di simile. infatti le fluttuazioni della materia danno luogo a un "campo" che non è il campo elettromagnetico, bensì è ciò che solitamente viene definito il "potenziale del campo elettromagnetico". In fisica quantistica sappiamo che il potenziale è connesso con le fluttuazioni spontanee della materia, che nella fisica classica non sono invece osservabili e misurabili.
L 'evoluzione dinamica di un sistema (osservato dal punto di vista quantistico) non dipende solo dalla forza esterna, ma anche dalla sua fluttuabilità intrinseca, che gli permette di scoprire la situazione energetica più favorevole, quella di minima energia esistente al suo intorno, e farla quindi propria." (Ibidem)
L'OSCILLAZIONE CHE RIFASA
Come ha appena spiegato il professor Del Giudice, questo campo determinato dal potenziale elettromagnetico, è un "qualcosa" in libera oscillazione. Evidentemente, ci si può sintonizzare con questa fluttuazione solo se noi - come tutta la materia vivente del resto - siamo in libera fluttuazione.
"In presenza di un campo, un sistema fluttuante può essere influenzato, oltre che da una forza esterna, anche dalla risonanza tra la propria fase (ritmo) di oscillazione e la fase di oscillazione del campo.
Come ben potete vedere, nasce quindi una nuova forma di interazione fra i corpi, per cui questi si mettono a interagire attraverso la fase, ovvero il ritmo che li porta a muoversi all'unisono, e a oscillare sincronicamente, grazie alla mediazione del campo che tocca entrambi. Questo tipo di interazione non implica uno scambio di energia o impulso, e produce un mutuo 'sentirsi' dei corpi interagenti i quali, senza spese energetiche, si muovono in fase, cioè a ritmo.
Tra i vari sistemi coerenti si apre perciò la possibilità di un 'dialogo sottile', senza scambio di energia, che coinvolge solo le fasi, che sfugge perciò a ogni misura di tipo parcellare e può essere percepita solo se ci si pone in un ambito ondulatorio di fluttuazione. L'aspetto più interessante di questa scoperta è che, l'instaurazione del regime coerente, porta a una ristrutturazione energetica del sistema! Infatti, durante il processo del divenire coerenti, le particelle indipendenti liberano dell'energia che va a vantaggio del campo.
Questo significa che i partecipanti a questo regime, essendo divenuti un organismo unico, che si è rigenerato e compattizzato durante il processo di 'coerentizzazione' gli uni con gli altri e con il ritmo della fase che li conduce, hanno generato una forza protettiva di diversa dimensione - chiamata 'gap' - contro i possibili disturbi generati dagli agenti esterni. più grande è il gap e più difficile diventa l'intrusione di agenti disturbanti. Al contempo, è altrettanto difficile introdurre delle trasformazioni individuali dei componenti, se non sono condivise dagli altri e, in genere, l'accettazione può avvenire solo se l'energia ricevuta in cambio si rivela maggiore di quella ottenuta mantenendo lo status quo.
Di conseguenza, fino a quando gli inviti dall'ambiente circostante non saranno in grado di fornire maggiore energia, lo stato della situazione rimarrà inalterato, nel bene e nel male… Infatti i campi possono essere tanto positivi quanto negativi. dipende, bisogna dunque saper sfruttare questa teoria per generare dei campi elettromagnetici positivi per la vita. Questa è una scoperta molto significativa sotto tutti gli aspetti. infatti, di insiemi coerenti è fatto l'universo." (Ibidem)
IL GRUPPO DI APPARTENENZA
All’interno di questo “potenziale elettromagnetico”, questa enorme e articolata fase che contiene e vivifica il tutto, ognuno di noi dovrebbe trovare la propria dimensione corrispondente. Proprio come la disposizione di un’orchestra, in cui i vioolini si trovano tutti in una sezione, le grancasse in un'altra, i piatti in un'altra ancora e trombe e tromboni in un'altra dislocazione, e l'insieme risulta sinergico, armonico e funzionale per il singolo e il tutto, noi saremmo fatti per mantenere la nostra collocazione all'interno del nostro gruppo di appartenenza. Questo può accadere spontaneamente se il nostro organismo oscilla liberamente.
Tuttavia delle inevitabili ostruzioni impediscono mano a mano che questa fluttuazione si perpetri nel tempo. Così noi ci irrigidiamo e sempre meno energia vitale scorre liberamente nei nostri canali energetici sottili, proprio perché perdiamo quel ritmo di oscillazione primario, in fase con la fase appunto!
Ciò che crea delle ostruzioni e impedisce questa aderenza con il ritmo della fase del potenziale elettromagnetico universale, sono tutti quegli irrigidimenti che portano a dei blocchi energetici. Le tossine psicofisiche creano questi impedimenti – dei veri e propri clusters - per cui l’energia vitale non può più scorrere liberamente nei nostri canali sottili.
Alberto Tedeschi così spiega:
"La malattia è sempre un accumulo di energia dell’individuo, che genera un blocco e quindi una chiusura, un non dialogo. Questo avviene nel proprio corpo che comunque si interfaccia anche col macro cosmo, con cui è in risonanza a un livello di network più esteso. Quando il corpo, per una serie diversa di problematiche, si chiude e quindi non spende abbastanza energia, non riesce più a dialogare, ovvero a entrare in fase con il proprio gruppo di coerenza di specie. Questo lo isola anche dall’ambiente, creando perciò situazioni negative nel suo quotidiano. (...)
In questo ultimo ventennio, in cui la psicosomatica ha sempre più evidenziato come le emozioni (e quindi i mentalismi) influiscono massicciamente sullo stato dell’organismo, è ormai divenuto chiaro a tutti che il disagio psico-emozionale crea dei veri e propri blocchi energetici che si manifestano nell’organismo, causando prima o poi dei reali malesseri fisici." (Dall'intervento di Alberto Tedeschi: Etica ed estetica del White, tenutosi a Reggio Emilia nel giugno 2005)
LA MATERIA CREA LA COSCIENZA
Come spiego nell'introduzione alla tecnologia di Biorisonanza Olografica White, le tossine psicofisiche generano delli agglomerati inquinanti e ostruenti all'interno dei nostri canali energetici sottili.
In tale situazione noi fluttiamo sempre meno liberamente e, di conseguenza, abbiamo sempre più difficoltà a oscillare in sincrono con la fase, ovvero con il nostro gruppo di appartenenza (vedi spiegazione nel boxettino Il campo). Per questa ragione ci risulta poi anche impossibile comprendere "che strumento" siamo e quindi entrare in risonanza con i nostri simili: abbiamo infatti smesso di sentirci!
Appare dunque estremamente evidente perché sia così importante purificarci dalle tossine psicofisiche che generano ostruzioni e blocchi ai nostri canali energetici sottili. Quanto più questi sono fluidi tanto più noi siamo liberi di oscillare secondo la nostra antura, che ci permette quindi di entrare in risonanza con gli altri, a noi corrispondenti, "violini" o "grancasse" che siano.
L'inquinamento dei nostri canali genera una nota discordante che ci può solo far risuonare con le altre note dissonanti di questo cacofonico mondo deteriorato. Ritrovare la nostra nota e iniziare a risuonare con i nostri simili ci separa da chi non ci corrisponde, senza però alcun giudizio di negatività nei loro confronti. C'è posto per tutti a questo mondo ma non tutti devono però stare nello stesso posto!
A questo punto è pure possibile comprendere come mai il professor Del Giudice, contraddicento il detto esoterico per cui "il pensiero crea, ma anche il principio di indeterminazione di Heisenbreg in cui è l'osservatore a far "precipitare" nella realtà l'osservato, invece afferma che è la materia a creare la coscienza. Basta solo riflettere e l'affermazione è chiara: se noi abbiamo un feroce mal di testa, o altri disagi ficii che ci mettono fuori gioco, non saremo certo in grado di utilizzare la nostra mente - che fa perte del nostro organismo - per elaborare dei pensieri costruttivi.
Per cui è indispensabile come prima istanza avere una materia, un corpo efficiente, queste determinerà la qualità della nostre energia, dopo di che potremo agire da "osservatori" quantistici e far precipitare nella nostra realtà ciò che osserviamo/pensiamo positivo per noi, ma non certo prima!
NOTE AGGIUNTIVE
BABA JI Nel dicembre 1992 il dottor Montecucco assieme alla sua équipe si reca in India, ad Haidakhan, nell’Ashram di Babaji (un grande guru indù n.d.a.), uno dei luoghi più sacri della tradizione induista shivaita (con devozione all’aspetto della divinità conosciuto col nome di Shiva n.d.a.), ai piedi del monte Kailash e bagnato dal Gotami Ganga nell’Himalaya indiano. Qui i ricercatori hanno potuto fare interessanti rilevazioni misurando le attività cerebrali di yogi e devoti - orientali e occidentali - che da anni seguono questo antichissimo cammino di ricerca."
IL SALTO QUANTICO “La coscienza si muove per salti improvvisi e senza passaggi intermedi da uno stato energetico ad un altro. Secondo il fisico americano E.H. Walker la coscienza ha un andamento dipendente da leggi simili a quelle che descrivono i fenomeni quantici. È stato verificato che la coscienza si muove con salto improvviso da uno stato all’altro, senza soffermarsi ai livelli intermedi ai due stati. Per comprendere il senso di questa affermazione cerchiamo di ricordare il momento in cui alla mattina ci svegliamo e la nostra coscienza passa improvvisamente dallo stato di sonno a quello di veglia. Per Walker questo mutamento rapido di stato di coscienza è simile al mutamento di un elettrone che passa per salto quantico appunto da uno stato di energia ad un altro, senza passaggi intermedi. Un salto quantico intenso, verificato da molte ricerche, accade con la meditazione, attraverso uno spostamento dallo stato energetico esteriore affannato, a quello interiore di silenzio presente. Walker ha quantificato la differenza di capacità di elaborare dati (espressa in bit al secondo) tra i due stati di coscienza, in un ordine di grandezza pari a quattro. Il nostro cervello, in condizione meditativa, potrebbe elaborare 10.000 volte più velocemente che durante lo stato di coscienza normale. Chi medita avverte una sottile esplosione di coscienza capace di abbracciare il momento con totalità, oltre la normale percezione di veglia. A conferma Walker dice che ‘il verificarsi dello stato meditativo si esprime, nelle condizioni di normale percezione, con una maggiore percezione e una coscienza più oggettiva che fa riconoscere lo stesso stato di meditazione come non-illusorico, ma come esperienza reale e canale diretto con una realtà più espansa, più presente e perciò più reale’ - Tedeschi così continua - L’universo è un’unica energia, un’unica coscienza dalle infinite forme archetipe: una di queste certamente è la spirale, l’energia del serpente, la mitica Kundalini (il potere nascosto, e risvegliato nel momento che si attivano e collegano i chakra, n.d.a.) dello yoga. Con il Brain Olotester abbiamo osservato, in particolari stati di coscienza come durante la meditazione, delle spirali di energia elettromagnetica che, per un istante salgono attraversando l’intero cervello. Questa rara immagine (vedi grafico inserito nell'articolo) del cervello di uno Yogi, rappresenta appunto una di queste spirali, un vortice di energia intelligente a cui prende parte ogni area del cervello: una vera Kundalini cerebrale”. (Da Cyber - benessere globale N.43 di febbraio 1993)
NOTA 1 Groddeck George Walter (1866- 1934) - Medico, fisioterapista, ma soprattutto uomo di grande creazione e di intuito, era arrivato alla psicoanalisi per vie traverse e aveva formulato delle ipotesi sull'Es che entusiasmarono lo stesso Freud.
NOTA 2 La dimensione del sottile è misurabile? Esite al momento una prima apparecchiatura: lo Squid, in dotazione solo a istituti di ricerca molto avanzati (in Italia si trova all'università di Siena), che ha iniziato a misurare un qualcosa di impalpabile secondo i parametri della fisica classica, ma che appartiene a quella dimensione del sottile a cui si fa riferimento nel testo.
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martedì 5 luglio 2005
Materia e coscienza
All'interno di noi stessi, ancora più in profondo della consapevolezza, che è una rappresentazione del livello mentale ed emozionale, sussiste una specie di mare interno - energetico, scuro e profondo, ma soprattutto ancora ignoto, dove la coscienza si cela dietro a manifestazioni energetiche insospettate dalla consapevolezza.
Emilio Del Giudice in una nostra chiacchierata mi lancia una sfida sostenendo che noi spiritualisti affermiamo essere il pensiero a creare, mentre lui dichiara che è la materia a creare la coscienza. Queste parole mi scuotono dentro: “ma come, e come la mettiamo poi anche con Heisenberg e la sua tesi che è l’osservatore a far precipitare nella materia l’oggetto fissato con l’osservazione…” Ma la miccia è innescata ormai e la questione mi intriga così mi apro all’ascolto.
“La psicodinamica del profondo, iniziata da Freud, ha sottolineato nell'ultimo secolo come la psiche sia una struttura gerarchica che si forma nel livello misterioso in cui le reazioni chimiche delle molecole producono l'energia, che viene poi convogliata, incanalata, organizzata. La parte più profonda e misteriosa di questa nostra interiorità, che non è il livello ell'emozionale-mentale, anche se ne è l'indispensabile premessa, dialoga direttamente con il soma, che accetta ordini dall'inconscio. Viene quindi da sospettare che la psiche sia il modo di essere del soma e sia, in buona sostanza, l'organizzazione che regola l'insieme delle molecole e nello stesso tempo il linguaggio che emerge dalla struttura molecolare.”
In altre parole si potrebbe quindi affermare che la coscienza, ovvero quella parte al di là della consapevolezza e del mentale-emozionale, sia una specie di interfaccia fra il soma e quell'energia sottile universale, che permea e mantiene in vita tutto il creato, ancora non misurabile nella fisica classica, ma ora ipotizzata dai fisici quantistici.
IL CAMPO E LA LIBERA FLUTTUAZIONE
E il professor Del Giudice continua la sua spiegazione:
"La materia, nelle sue componenti elementari è dotata di cariche elettriche, infatti gli atomi sono neutri, ma sono composti da nuclei caricati positivamente ed elettroni caricati negativamente. le oscillazioni della materia carica (per le cariche elettriche), producono dei campi elettromagnetici. La domanda che ci si pone è se le oscillazioni spontanee non diano origine a un sottofondo naturale che stia 'dietro' ai campi elettromagnetici. In effetti c'è qualcosa di simile. infatti le fluttuazioni della materia danno luogo a un ‘campo’ che non è il campo elettromagnetico, bensì è ciò che solitamente viene definito il ‘potenziale del campo elettromagnetico’. In fisica quantistica sappiamo che il potenziale è connesso con le fluttuazioni spontanee della materia, che nella fisica classica non sono invece osservabili e misurabili. L 'evoluzione dinamica di un sistema (osservato dal punto di vista quantistico) non dipende solo dalla forza esterna, ma anche dalla sua fluttuabilità intrinseca, che gli permette di scoprire la situazione energetica più favorevole, quella di minima energia esistente al suo intorno, e farla quindi propria."
Dunque, questo campo determinato dal potenziale elettromagnetico, è un "qualcosa" in libera oscillazione e, evidentemente, ci si può sintonizzare con questa fluttuazione solo se noi - come tutta la materia vivente del resto - siamo in libera fluttuazione.
All’interno di questo “potenziale elettromagnetico”, questa enorme e articolata fase che contiene e vivifica il tutto, ognuno di noi, oscillando al suo ritmo primordiale, dovrebbe trovare la propria dimensione corrispondente. Proprio come la disposizione di un’orchestra, in cui i violini si trovano tutti in una sezione, le grancasse in un'altra, i piatti in un'altra ancora e trombe e tromboni in un'altra dislocazione, e l'insieme risulta sinergico, armonico e funzionale per il singolo e il tutto, noi saremmo fatti per mantenere la nostra collocazione all'interno del nostro gruppo di appartenenza. Questo può accadere spontaneamente se il nostro organismo oscilla liberamente.
Alberto Tedeschi, un ricercatore indipendente che ha elaborato una interessante tecnologia di Biorisonanza Olografica - il White – a cui il professor Del Giudice si è ora appassionato, spiega ulteriormente:
"La malattia è sempre un accumulo di energia dell’individuo, che genera un blocco e quindi una chiusura, un non dialogo. Questo avviene nel proprio corpo che comunque si interfaccia anche col macro cosmo, con cui è in risonanza a un livello di network più esteso. Quando il corpo, per una serie diversa di problematiche, si chiude e non riesce più a dialogare, ovvero a entrare in fase con il proprio gruppo di coerenza di specie, si isola e si creano poi situazioni sempre più negative e di disagio.”
IL NON DIALOGO
Le tossine psicofisiche generano degli agglomerati inquinanti e ostruenti all'interno dei nostri canali energetici sottili. In tale situazione noi fluttiamo sempre meno liberamente e, di conseguenza, abbiamo sempre più difficoltà a oscillare in sincrono con la fase, ovvero con il nostro gruppo di appartenenza. Per questa ragione ci risulta poi anche impossibile comprendere "che strumento" siamo e quindi entrare in risonanza con i nostri simili: abbiamo infatti smesso di sentirci! Appare dunque estremamente evidente perché sia così importante purificarci dalle tossine psicofisiche che generano ostruzioni e blocchi ai nostri canali energetici sottili.
Quanto più questi sono fluidi tanto più noi siamo liberi di oscillare secondo la nostra natura, che ci permette quindi di entrare in risonanza con gli altri, a noi corrispondenti, "violini" o "grancasse" che siano. L'inquinamento dei nostri canali genera una nota discordante che ci può solo far risuonare con le altre note dissonanti di questo cacofonico mondo deteriorato. Ritrovare la nostra nota e iniziare a risuonare con i nostri simili ci separa da chi non ci corrisponde, senza però alcun giudizio di negatività nei loro confronti. C'è posto per tutti a questo mondo ma non tutti devono però stare nello stesso posto!
A questo punto è pure possibile comprendere come mai il professor Del Giudice afferma che è la materia a creare la coscienza. Basta solo riflettere e l'affermazione è chiara. Provate un po’ a immaginarvi che tipo di pensieri, e quindi di creazioni mentalli-emozionali, sareste in grado di fare se attanagliati da un feroce mal di testa, o altri disagi fisici? Certo, il pensiero, lo stato della nostra interiorità evoca la realtà che attiriamo, in genere inconsapevolmente, nella nostra vita. Per poter iniziare a utilizzare mente ed emozioni in modo mirato, come lo intendevano gli spiritualisti, o anche Heisenberg, il nostro cervello, sede tra l’altro delle nostre emozioni, deve poter funzionare bene.
Se il nostro corpo è inquinato da tossine psicofisiche, è ovvio che la qualità della nostra coscienza sarà il risultato di quell’offuscamento. Per cui è indispensabile come prima istanza avere una materia, un corpo efficiente, queste determinerà la qualità della nostre energia, dopo di che potremo agire da "osservatori" quantistici e far precipitare nella nostra realtà ciò che osserviamo/pensiamo positivo per noi, ma non certo prima!.
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sabato 12 febbraio 2005
Il cervello di gruppo
Noti ricercatori che in questi ultimi anni si son presi il tempo e l'intento di osservare cosa accade durante la meditazione, vedi il dottor Nitamo Montecucco o le varie équiipe mediche delle università Maharishi, hanno constatato che si forma una coerentizzazione delle diverse onde cerebrali, ovvero i cervelli si sincronizzano tra di loro. In altre parole i loro cervelli è un po' come se diventassero un unico “grande” cervello e questo amplia ulteriormente gli effetti benefici della meditazione.
Lo stesso aveva osservato Alberto Tedeschi quando misurò le onde cerebrali durante l'intercorso fra paziente e operatore/medico.
In quella situazione constatò che il cervello del terapeuta “colora” con le proprie frequenze quello del paziente – ed è per questo che poi Tedeschi si è dedicato a ricercare una metodica di evoluzione e guarigione che non presentasse l'interferenza dell'operatore arrivando quindi a creare la tecnologia White.
Ad ogni modo in ogni relazione umana i cervelli tendono a “omologarsi”. Dove c'è l'autorità o il potere prevalente di uno, sarà questo a imporre le proprie note, altrimenti è la similitudine a entrare in risonanza. Per similitudine però non si intende avere magari gli stessi intenti e/o ideali.
Quante volte ci siamo trovati con persone che professavano mete e ideali apparentemente uguali ai nostri e poi abbiamo scoperto con amarezza che invece così non era. Eppure tali individui sembravano convinti e forse, anzi, quasi sicuramente, dal loro punto di vista perseguono veramente quegli obiettivi, pur tuttavia le modalità adottate non ci corrispondono. Per cui non si entra in risonanza, ma, di contro, ci si deve veramente allontanare perché dentro qualcosa stride veementemente. Quindi non sono gli ideali ad accomunare "fisicamente, materialmente le persone, ma è qualcosa d'altro.
LA FISICA QUANTISTICA SPIEGA
Il professor Emilio Del Giudice così spiega: “Il significato profondo della fisica quantistica è la negazione della separabilità tra materia e movimento; la materia non può essere concepita come inerte, ma si agita, oscilla, è irrequieta, e,citando Giuliano Preparata, è afflitta da un ‘horror quietis'.
Un insieme di particelle diventa allora un campo di materia, che acquista grazie alle sue fluttuazioni intrinseche un aspetto ondoso; viceversa, come mostrò per primo Einstein, un campo elettromagnetico acquista un aspetto granulare, perché può scambiare energia ed impulso in quantità finite, pacchetti di energia ed impulso denominati 'quanti'. Nell'ambito della fisica quantistica pertanto materia e luce, materia e campo elettromagnetico convergono verso una comune natura, il 'campo quantistico'.
Nel 1916 Walter Nernst (1) formulò la congettura che in un insieme di corpi , quando essi fossero in grado di mettere in fase (cioè di far risuonare) le loro fluttuazioni quantistiche, nascesse un'interazione attrattiva.
Data la sua fluttuabilità, un sistema quantistico ha la possibilità di esplorare l'ambiente circostante e perciò di scoprire quale sia la configurazione di minima energia, mentre un sistema classico la scopre solo se la sua traiettoria vi passa. E' proprio per la loro fluttuabilità che gli atomi di una data specie assumono tutti, in assenza di flussi esterni di energia, la stessa configurazione, mentre non vi sono, in fisica classica, due sistemi planetari uguali. In presenza di un campo elettromagnetico un oggetto classico può essere influenzato soltanto se subisce una forza, mentre l'oggetto quantistico fluttuante può essere influenzato, oltre che tramite la forza, anche dalla risonanza tra la sua fase di oscillazione e la fase di oscillazione del campo.
Nasce allora una nuova forma di interazione tra corpi, diversa dalla interazione tramite la forza, cosa che implica scambio di energia e/o impulso; si tratta di una interazione attraverso la fase in cui i corpi interagenti prendono ad oscillare sincronicamente attraverso la mediazione del campo elettromagnetico che tocca entrambi. Questa interazione non implica scambio dì energia e/o impulso e produce il mutuo 'sentirsi' dei corpi interagenti, i quali, senza intervento di forze e conseguente spesa di energia si muovono 'in fase' ovvero, al di fuori del gergo dei fisici, si muovono a ritmo, come i componenti di un corpo di ballo che seguono le indicazioni del direttore senza grande spesa d'energia da parte sua. I corpi assumono quindi una configurazione ‘coerente' - nel gergo dei fisici ‘coerente' vuol dire dotato di una fase di oscillazione ben definita. In altre parole le particelle prendono ad oscillare all'unisono, tutte insieme, in fase con un campo elettromagnetico avente la stessa frequenza. L'instaurazione del regime coerente dà luogo, come mostrato da Preparata, ad una ristrutturazione energetica del sistema. (…)
La formazione di insiemi coerenti di organismi biologici individuali è un fatto molto frequente in natura. Basta pensare agli sciami di insetti, la cui coerenza è stata mostrata dall'entomologo americano Philip Callahan essere corrispondente ad una oscillazione elettromagnetica originata dal battito delle ali. Questa coerenza si manifesta nel comportamento collettivo ordinato dello sciame. Analogamente il comportamento collettivo ordinato delle popolazioni di uccelli e pesci deriva anch'esso da un accordo coerente di fase di specifiche oscillazioni elettromagnetiche degli individui.
In accordo con la legge generale della coerenza, l'instaurazione di uno stato coerente della popolazione di individui, si traduce in due conseguenze:
A) diminuzione dell'energia dei singoli individui – l'eccesso viene infatti ceduto all'esterno attraverso il campo elettromagnetico associato alla coerenza; B) blocco di tutte le variazioni individuali capaci di far uscire il singolo individuo dall'oscillazione elettromagnetica comune; per uscire dallo stato coerente e riguadagnare lo stato di individuo indipendente, il singolo deve ricevere un apporto energetico almeno uguale al gap. ”
In parole più comuni, quanto spiegato dal professor Del Giudice conferma ciò che la fisica classica non prevede ma che, attraverso le scoperte della fisica quantistica si è arrivati ad appurare, ovvero come i corpi possono, grazie alla fluttuabilità posseduta dalla materia, trovare ciò con cui entrare in risonanza e assumere un aspetto coerente, in fase, cioè sincronico tra loro. Questa “coerentizzazione” porta i vari sistemi che compongono il gruppo in fase, che Del Giudice rapporta a i componenti di un corpo di ballo, a
1) una rigenerazione energetica del singolo innanzitutto – in quanto viene ceduto all'esterno l'eccesso energetico non metabolizzato, causa primaria di malattie – 2) anche a una compattizzazione dell'energia nel gruppo stesso, che diventa fortemente protettiva nei confronti dei singoli, difendendoli dalle intromissioni esterne.
UNA BENEFICA PERDITA D'ENERGIA
Voi vi potrete chiedere a questo punto: “Ma come, nel sincronizzarci noi perdiamo energia e questo viene letto come positivo?” Come spiega il professor Del Giudice riprendendo i concetti di Freud, sono i dolori soppressi – fisici o emozionali – i dolori resi inconsapevoli a essere la causa di ostruzione e quindi accumulo energetico. Quel trauma non elaborato e dissolto forma un sovraccarico energetico. Riprendo quindi le spiegazioni di Del Giudice che andranno a chiarire con un linguaggio scientifico la questione.
“La suddetta ristrutturazione dei ritmi di oscillazione di particelle e campo elettromagnetico comporta un livello di minore energia dello stato coerente rispetto alla precedente configurazione non coerente . In altri termini l'insieme di particelle indipendenti, nel momento in cui diventa coerente, libera energia verso l'esterno. Viceversa l'estrazione di qualche componente dal sistema coerente, come accade quando il componente subisce qualche trasformazione individuale non condivisa dagli altri componenti, richiede una fornitura di energia dall'esterno; quindi l'appartenenza ad uno stato coerente preserva l'identità dei componenti entro i limiti del salto di energia implicato dalla transizione dallo stato non coerente allo stato coerente - chiamato nel gergo dei fisici 'gap energetico'. Più grande è il 'gap' del particolare stato coerente più difficile è introdurre trasformazioni individuali dei componenti.
L'organismo umano è caratterizzato da due reti di comando:
A) una provvede al rifornimento degli ioni in tutto il corpo secondo ritmi e modalità direttamente controllate dalla distribuzione spaziale e temporale dei flussi di energia; B) l'altra, il sistema nervoso, informata in ogni istante senza spesa di energia delle operazioni della prima rete, produce un insieme di correnti elettriche, che distribuiscono la consapevolezza in tutto il corpo, producono in altre parole la percezione degli avvenimenti e mettono in grado la sfera volontaria dell'individuo di decidere eventuali interventi. In qualche misura il sistema nervoso può anche esercitare qualche influenza sulla prima rete, che è quella che ha il controllo diretto del funzionamento biochimico del corpo.
Entrambe le reti hanno un contenuto informativo. La prima rete detiene il software, prodotto dall'organismo medesimo ed evolventesi in fase con esso, che governa la distribuzione generale degli ioni e, con essa, il ritmo e la qualità dell'attività biochimica. In particolare il potenziale elettromagnetico distribuito lungo la rete mette in fase le attività enzimatiche in tutto il corpo, attraverso la messa in fase e conseguente coerenza delle eccitazioni del potenziale indotte dalle reazioni chimiche. Questa rete coerente generalizzata può avere qualcosa in comune con 'l'ologramma' ipotizzato da Karl Pribram. Questo contenuto informativo però, benché attivo ed operante, non è immediatamente percepito dal corpo, non diventa parte della sua consapevolezza (vedi nota: Il connettivo).
Nella misura in cui l'attività di questa rete si traduce in attività biochimica, l'esito delle reazioni chimiche prodotte, in particolare il loro prodotto energetico, dà luogo a sensazioni corporee, che si traducono in emozioni. Il contenuto informativo inconsapevole di questa rete può forse coincidere con l'Es, con l'inconscio teorizzato da Sigmund Freud e identificato da Wilhelm Reich con l'insieme delle correnti vegetative del corpo, che a loro volta potrebbero coincidere con le nostre correnti di ioni viaggianti sulla rete del connettivo, a sua volta concepibile come la rete dei meridiani cinesi (2). La prima rete contiene il fondamento oscuro delle emozioni, in accordo con la concezione freudiana dell'Es (vedi nota: Psiche o coscienza?) . La seconda rete è alla base della percezione consapevole delle stesse emozioni.
La percezione delle emozioni non coincide perciò con la natura profonda delle emozioni, legata alla circolazione generale degli ioni, ai suoi eventuali blocchi o ingorghi e, per questa via, legata in ultima analisi all'attività biochimica. La soppressione della percezione delle emozioni ad opera di farmaci operanti sul sistema nervoso o con altre tecniche, non elimina perciò il fondamento energetico delle stesse emozioni. Eventuali blocchi nella circolazione degli ioni, di cui i messaggi del sistema nervoso costituiscono soltanto il segnale di allarme, continuerebbero infatti ad operare, a determinare l'andamento dell'attività biochimica e a produrre effetti sulla salute del corpo. Il quadro qui delineato è in totale accordo con la concezione generale di Wilhelm Reich sulla salute psicofisica del corpo. .
In accordo con Freud, sono i dolori soppressi, i dolori resi inconsapevoli, a essere la causa profonda che mina nel lungo periodo la salute psicofisica dell'organismo. Una terapia radicale del dolore e delle malattie in genere dovrebbe perciò mirare a rimuovere gli accumuli di energia all'origine del complesso processo elettromagnetico che si traduce nella sensazione dolorosa e nel conseguente insorgere di malattie. Questi accumuli vanno dissipati sollecitamente, anzi se il corpo, imparasse a sviluppare sistemi spontanei di dissipazione dell'energia, imparerebbe a contrastare efficacemente l'insorgere del dolore. (…)
Se, come appena detto, la patologia e il dolore sono la conseguenza di accumuli di energia, la possibilità di rilasciare energia attraverso l'instaurazione di uno stato coerente tra individui corrispondenti, una ‘coerenza di specie', ha un effetto benefico sulla salute dei singoli individui."
TROVARE IL PROPRIO GRUPPO D'APPARTENENZA
Il professor Del Giudice così continua:
"La ‘coerenza di specie', cioè l'esistenza di oscillazioni dei potenziali elettromagnetici individuali comuni all'intera specie umana, è mantenuta non dallo stretto contatto dei corpi materiali, ma dalla mediazione dei potenziali elettromagnetici che possono coprire grandi distanze e perciò assicurano correlazioni anche di grande raggio. Anche un eremita che viva da solo nel deserto può correlarsi con l'intera specie umana. Il contatto con il potenziale elettromagnetico risultante dalle oscillazioni collettive della fase dell'intera umanità appare alla singola percezione individuale come una esperienza ‘mistica' trascendente la sua individualità e può dar luogo alla percezione di un ‘sacro' diffuso nel mondo. Attraverso questa via il singolo può percepire l'esistenza di altri individui preganti per lui e in caso egli possa entrare in coerenza di fase con questi campi, può rilasciare energia verso il campo comune e così rimuovere i suoi propri ingorghi. (…)
Perciò, al di là dei rimedi particolari che la scienza in continuo progresso è in grado di produrre, la più profonda e duratura soluzione al problema del dolore e della patologia è l'esistenza durevole di una coerenza di specie, che sarà possibile all'interno di una diversa società in cui gli individui non saranno più contrapposti dalla guerra universale attorno alle basi materiali della loro esistenza.”
Ricordiamo che la messa in fase più profonda e compatta che può avvenire tra gli individui non è tanto quella suggestiva che si crea quando sono le emozioni – o la sua controparte mentale – a entrare in risonanza. Bensì quando la coscienza del corpo trova i suoi reali corrispondenti e di conseguenza entra profonda in risonanza fisica – che è quella su cui si basa la materia creata, per questo, quando ciò accade, la coerenza si rivela più solida, stabile, protettiva.
Le correnti “buoniste” che, purtroppo, continuano a venire scambiate per spirituali, non fanno che ammutolire la reazione spontanea che noi proviamo di fronte a persone e a situazioni che, al di là di un presunto ideale comune, però, non ci corrispondono. Con l'imposizione a oltranza del voler/dover essere tutti buoni, tolleranti, accoglienti noi mettiamo a tacere ciò che forse potremmo definire l'istinto, che immediatamente ci mette in guardia dal rapportarci o dal coinvolgerci in situazioni che qualcosa nel profondo di noi stessi avverte come dissonante. C'è posto per tutti su questa Terra ma non tutti devono e possono occupare lo stesso spazio. Proprio come in una buona orchestra in cui gli strumenti musicale vengono suddivisi in gruppi corrispondenti. Violini e grancasse non possono stare vicini. Così nella vita. Se noi tacciamo la nostra risposta immediata alle situazioni finisce che da violini ci mettiamo vicini a delle gran casse e questa vicinanza disturba la buona espressione della nostra vibrazione da violini – e probabilmente noi, a nostra volta, disturberemo la manifestazione della gran cassa!
NOTE AGGIUNTIVE
(1) Fisico e chimico tedesco (1864 – 1941), noto anche per essere stato un pioniere nella ricerca sulle armi chimiche.
(2) Questo punto di vista fondato sulla moderna elettrodinamica quantistica può allora forse collegare le tradizioni dell'Oriente e dell'Occidente, l'antica medicina cinese e la moderna psicodinamica del profondo di Freud e Reich e dei loro seguaci. La prima rete di comando comunica attraverso il potenziale elettromagnetico con la seconda rete di comando, con il sistema nervoso, il cui contenuto informativo è alla base della consapevolezza del corpo, che si articola a sua volta in una sfera involontaria e in una sfera volontaria.
PSICHE O COSCIENZA?
La psicodinamica del profondo, iniziata da Freud, ha sottolineato nell'ultimo secolo come la psiche sia una struttura gerarchica che si for ma nel livello misterioso in cui le reazioni chimiche delle molecole producono l'energia, che viene poi convogliata, incanalata, organizzata. Questo livello misterioso fu battezzato Es (in tedesco è il pronome personale di genere neuto), o Id, cioè "la cosa", da Groddeck e da Freud, fino ad arrivare ai livelli superiori dell'inconscio, del subconscio, del preconscio, fino alle soglie della consapevolezza. La psiche non è il livello ell'emozionale-mentale, anche se ne è l'indispensabile premessa. A differenza della mente, la psiche dialoga direttamente con il soma, che accetta ordini dall'inconscio. Viene quindi da sospettare che la psiche sia il modo di essere del soma e sia, in buona sostanza, l'organizzazione che regola l'insieme delle molecole e nello stesso tempo il linguaggio che emerge dalla struttura molecolare." (Dall'intervento del professore: La materia coerente, tenuto a Reggio Emilia nel giugno 2005 in parte riportato nell'articolo Fra scienza e coscienza)
IL CAMPO
Per cercare di spiegare con parole più semplici il concetto di campo si può pensare a un'orchestra che suona una melodia. Se quella musica ci corrisponde noi ne saremo attratti e ci uniremo al corpo di ballo che la sta danzando. Se invece non ci appartiene ne saremo infastiditi e quindi ci allontaneremo per trovare la musica con cui effettivamente risuoniamo.
Si può pure pensare al "campo morfogenetico" di cui parla il fisiologo britannico Rupert Sheldrake.
IL CONNETTIVO
"Il connettivo, è quello strato dove si trovano immagazzinate tutte le emozioni, è più antico del sistema nervoso, che è la fonte della consapevolezza. Due memorie sono presenti in noi: una è legata al cervello vero e proprio, l’altra si trova nell’acqua che, ricordiamolo rappresenta il 70% del nostro peso corporeo. La memoria che incide maggiormente sull’organismo è quella presente nell’acqua. Questa rappresenta la memoria storica del nostro vissuto, mentre l’altra riguarda i processi mentali.
Se si agisce sull’acqua della memoria storica depurandola, allora si sta meglio a livello fisico, perché le emozioni sono l’interruttore scatenante di tutto il nostro vivere, e si migliora addirittura il nostro carattere.
Infatti si diventa maggiormente quello che si è veramente.
È nell’acqua che sono inserite le nostre memorie storiche, finché non depuriamo quest’acqua dal vissuto - negativo - che è rimasto intrappolato in queste memorie, non possiamo stare meglio e vivere bene la nostra vera natura!" (Emilio del Giudice in riferimento alla tecnologia White)
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giovedì 2 dicembre 2004
La scientificità dell'Astrologia
Emilio Del Giudice (vedi link a lato), illustre scienziato, con diffusa risonanza internazionale (le sue pubblicazioni scientifiche abbondano all'estero!), è ricercatore in seno all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano INFN, fra i suoi studi più noti ricordiamo quelli sulla memoria dell'acqua, sui pericoli dell'elettrosmog e sui campi elettromagnetici, sulla fusione fredda, e sulla Coerenza Elettrodinamica Quantistica (QED), all'ultimo congresso di Medicine e Percorsi Intriori - Reggio Emilia, novembre 2004 - è stato interpellato sulla "scientificità" dell’Astrologia e così ha dichiarato:
"Voglio fare una premessa. Una volta Einstein ebbe a dire: 'Nel regno di chi cerca la verità non esiste alcuna autorità umana. Colui che tenta di recitarvi la parte di sovrano avrà a che fare con la risata degli dei.' (…)
Nei suoi periodi rivoluzionari la scienza ha svolto il ruolo di demolitrice di credenze condivise dai dotti, dimostrando come la verità richiedesse la demolizione del pregiudizio, che a sua volta non è che l’ossificazione di precedenti verità scientifiche, verità parziali come ogni verità scientifica
Nel Seicento e nel Settecento la scienza moderna è stata capace di decifrare i moti dei Pianeti, superando i limiti e le incomprensioni del modello tolemaico.
I moderni viaggi spaziali sono stati resi possibili appunto da questi progressi. (...)
Alcuni fondatori della scienza moderna, tra i quali Keplero e Galileo, erano anche astrologi. Oggi però gli scienziati di professione, soprattutto i quadri intermedi, i sottoufficiali dell’esercito della scienza, esiste la credenza granitica, di quella graniticità che solo la superstizione di tipo religioso riesce a produrre, che gli Astri e i loro accadimenti non abbiano alcuna possibilità di influire sulle vicende degli esseri viventi sulla Terra.
Vi sono astronomi che, essendo convinti a buon diritto di conoscere molte cose sul moto e sulla struttura degli Astri, si ritengono autorizzati a escludere l’esistenza di tali influenze e a bollare l’opinione opposta di 'oscurantismo'.
È giusta questa opinione sull’astrologia della maggioranza del mondo scientifico oppure, seguendo l’affermazione di Einstein citata all’inizio, dobbiamo aspettarci di udire da un momento all’altro una robusta sghignazzata degli Dei?
Ma veniamo ora al punto, ovvero se l'astrologia può essere definita una scienza.
Gli organismi viventi in particolare, per pilotare il traffico di informazioni interne (tenete conto che a parte l’acqua che serve di base a questi campi elettromagnetici e a parte gli zuccheri che servono come benzina per produrre energia, tutte le altre molecole che abbiamo, aminoacidi, acidi nucleici, grassi eccetera sono poi elettroliti, cioè in acqua si scindono in ioni, cioè in gruppi dotati di carica elettrica), dunque, dicevo, per pilotare gli ioni occorrono i campi elettrici e magnetici in particolare campi magnetici di bassa frequenza. Ed ecco la ragione per la quale abbiamo due sistemi: il sistema nervoso ed il sistema connettivo – i meridiani cinesi appartengono a questo secondo sistema – i quali dialogano tra di loro e ognuno dei due ha a livelli diversi la capacità di pilotare ioni. Quindi ogni organismo ha la sua rete di campi con cui pilota i suoi ioni e con questo alimenta le varie funzioni biochimiche.
Adesso prendiamo il caso di un nuovo nato. Finché sta nella pancia della mamma è un organo della mamma come il fegato il pancreas eccetera per cui utilizza i campi magnetici della mamma, non ha una sua indipendenza. Nel momento in cui nasce deve mettersi in proprio. Perché si formino questi campi magnetici, ci vuole un po’ di tempo, diciamo mezz’ora. In quella mezz’ora chi li guida i suoi ioni? L’unica risposta possibile sono i campi magnetici ambientali: si raccomanda di mettere il bambino sulla pancia della mamma perché sebbene con un minor grado di efficienza lui continui a sentire i campi magnetici della mamma.
Fino a cent’anni fa quando è nato l’elettromagnetismo artificiale, le uniche sorgenti di campi elettromagnetici erano quelle ambientali. In particolare i campi magnetici necessari sono campi magnetici di bassissima frequenza, diciamo fino ad 80 Hertz, tra zero e 80 Hertz, e la principale sorgente naturale di questi campi magnetici è il cielo.
Perché? Prendiamo il Sole. Il Sole ci manda non soltanto luce ma anche particelle cariche elettricamente, elettroni, protoni, eccetera. Gli altri astri ci mandano i raggi cosmici oppure modulano... vedi per esempio la Luna.
La Luna di suo non ci manda niente, però quando si mette in mezzo tra il sole e la Terra diminuisce il flusso delle particelle cariche che arriva dal Sole, quindi anch'essa, in tal senso, ha una funzione. Per cui nella Luna piena, quando la Luna sta all’esterno, il flusso delle particelle cariche è al suo massimo, quando invece siamo nella Luna nuova, in cui si trova in mezzo tra il Sole e la Terra, allora il flusso solare è al suo minimo.
Tuttavia bisogna tener conto del fatto che ci sono altri ritmi, perché il flusso solare non è costante nel tempo ma segue dei cicli: per esempio la principale sorgente di particelle cariche sono le macchie solari. Queste seguono un ciclo di 11 anni. Per cui, come vi dicevo, ci sono molti cicli che si compongono tra di loro, di cui il ciclo lunare è quello a più breve scadenza perché ogni 28 giorni la Luna si frappone fra il sole e la terra e quindi diciamo ostacola, modula il flusso.
La Terra è dotata di campo magnetico suo proprio, di conseguenza quando queste particelle cariche arrivano sulla Terra vengono deviate dal campo magnetico terrestre e si mettono un po’ in orbita, attorno alla Terra, producendo un cometoide, ovvero una sorta di cometa. In questo movimento le particelle emettono campi magnetici di bassa frequenza. Dato che la traiettoria non è circolare, bensì allungata, ellittica, la frequenza dei campi magnetici emessi da queste particelle cambia di istante in istante e di luogo in luogo. In un dato luogo e a un certo istante domina una specifica frequenza, mezz’ora dopo ce n’è un’altra.
Questo insieme di campi magnetici si chiama vento solare.
Analoghi venti se pure di minore intensità vengono dagli altri astri. E questo è tutto tabulato dagli osservatori astronomici.
Ebbene se i campi magnetici hanno tale funzione, significa che danno un imprinting. Ovviamente le prime funzioni biologiche a essere attivate, sono quelle che si sviluppano meglio, le altre si sviluppano dopo. Per cui il bambino riceve un imprinting originale. Allora che tipo di imprinting sarà? Noi lo sappiamo sapendo l’ora di nascita e il luogo di nascita. Ecco la base dell’astrologia.
A questo punto è facile comprendere come si possa creare una astrologia artificiale, perché il vento solare non è l’unica sorgente di campi magnetici. Supponete che mio figlio stia per nascere il 25 marzo, ma io non lo voglio Ariete, lo voglio Leone. Allora vado a vedere nello stesso luogo com’è il vento solare il 3 agosto e creo con sorgenti artificiali la situazione di campi magnetici che naturalmente esisterebbe il 3 agosto. E così me lo faccio nascere Leone nonostante che è nato il 25 marzo. Quindi l’elettromagnetismo artificiale mette in crisi l’astrologia naturale, in questo senso.
Questo fenomeno che vi ho detto è all’origine anche di altri fenomeni diversi dall’astrologia. Per esempio i ritmi circadiani. Siccome noi, stando in un determinato luogo a ogni ora del giorno variano le frequenze dei campi magnetici, variano dunque le funzioni biologiche incoraggiate. Di conseguenza, visto che lo stomaco ha il suo massimo sostegno nella tarda mattinata, un pranzo importante è meglio farlo nella tarda mattinata e non nella sera in cui il lavoro digestivo è tutto a mio carico, mentre durante la tarda mattinata mi aiuta il sole.
Sempre seguento i ritmi circadiani possiamo comprendere il jet lag, per cui se io cambio luogo, l ’ordine di successione delle attivazioni a cui sono abituato si sconvolge, in quanto vado in un luogo diverso in cui, alla stessa ora, c’è un’altra funzione che viene attivata.
Un altro esempio è quello per cui ci sono i periodi giusti per versare il vino dalle botti. Perché altrimenti il vino diventa aceto se c’è una intensa fermentazione alcolica che è pilotata da un batterio, il Saccharomices credo. L’attività chimica di questo batterio può essere potenziata dal vento solare. Quando il vento solare è al suo massimo la fermentazione alcolica e quindi la trasformazione in aceto è veloce – mentre è al suo massimo quando c’è la Luna piena, ed è al suo minimo quando c’è la Luna nuova. Di conseguenza se uno deve versare il vino lo deve fare quando in Luna piena e non in Luna nuova. A meno che non lo versi in cantina in ambiente schermato dai campi magnetici e vabbè allora lo può versare in qualsiasi giorno. Ma se lo versa all’aperto allora ci sono questi cicli da rispettare...
Lo stesso dicasi per la germinazione. La velocità della germinazione delle piante è incoraggiata dal vento solare - ci sono giorni in cui le frequenze disponibili fasano il germinare del seme, mentre in altre non lo bloccano.
Ad ogni modo questa chiacchierata spero vi abbia dato la possibilità di comprendere perché la previsione astrologica si basa sulla data di nascita e non quella del concepimento. Quella del concepimento non serve perché per tutta la fase della vita entrouterina chi fa il lavoro sui campi magnetici è la mamma. La quale ha una funzione importantissima nella costruzione del carattere del bambino, in quanto al DNA contribuiscono ugualmente padre e madre, tuttavia alla memoria magnetica contribuisce solamente la madre. Quindi c’è una eredità puramente materna. Abbiamo varie forme di eredità: c’è l’eredità del DNA, che però è molto generica, non è così specifica, poi c’è l’eredità magnetica che è quella che decide quali sezioni del DNA attivare e quali no, perché per essere biologicamente attive le sezioni del DNA vanno attivate, se no non si gira l’interruttore, restano silenziose, non danno alcun contributo.
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martedì 28 gennaio 2003
La scienza della coscienza
Alberto Tedeschi, studi di ingegneria ma con un particolare interesse alla fisica quantistica, Alberto Tedeschi inizia il suo lavoro di ricerca come assistente del dottor Nitamo Montecucco di Cyber, medico e ricercatore nel campo della medicina olistica. I loro studi si concentrano sull’esplorazione delle onde cerebrali come risposta allo stato psico-fisico dell’individuo. Grazie all’utilizzo di un apparecchio elaborato dal dottor William Giroldini assieme allo stesso Montecucco: il Brain Olo Tester, iniziano con Tedeschi una fitta sperimentazione. Questa ricerca porta alla scoperta che un’informazione, cioè uno stato interiore - determinato da una misurazione in frequenze -, non solo è legato alla psiche delle persone ma anche a una parte organica del corpo umano.
Ragionando in termini più di tipo ingegneristico, Alberto Tedeschi si allontana dalle ricerche del suo “maestro” per dedicarsi all’approfondimento delle onde cerebrali, le cui misurazioni suddivide in 7 livelli di frequenze (vedi nota).
Analizzando con una visione più globale gli individui testati, si accorge che le frequenze non solo indicano lo stato interiore e la corrispondente parte fisica, ma anche uno “stile” di vita corrispettivo. Definisce quindi questa suddivisione come i 7 livelli di informazione.
- I picchi armonici e costanti di frequenza rappresentano quelle frequenze che hanno un maggiore significato rispetto ad altre e indicano dunque il punto di maggiore focalizzazione - conscia o inconscia - in cui si trova la nostra coscienza e da cui ci deriva il tipo di vita che ci troviamo a fare.
L’essere umano può essere visto come un sistema che gestisce informazioni, input, stimoli, dall’esterno e le scambia poi dal proprio interno all’esterno. Attraverso l’interpretazione del grafico delle onde cerebrali si è in grado di comprendere il territorio ambientale sociale e fisico, come pure quello emozionale/affettivo e mentale, in cui vive l’individuo. Il grafico dei livelli d’informazione permette di descrivere il “mondo” della persona in questione poiché evidenzia come l’individuo ha percepito la realtà che è entrata in relazione con lui, cioè come l’individuo ha interpretato l’informazione esterna. L’individuo, infatti, entra in contatto con tutta una serie di informazioni e condizionamenti che determinano la sua visione del mondo.
La propria realtà non è altro che la rappresentazione del proprio modo di vedere il mondo - ecco perché si suol dire che “la visione del mondo crea il mondo”. Noi percepiamo ciò con cui entriamo in risonanza o, in altre parole, noi captiamo ciò che siamo stati informati/condizionati (background e storia personale) a captare.
Sembra dunque che Il mondo che ci viene incontro e a cui noi andiamo incontro, corrisponde proprio al nostro mondo! Tanto più allarghiamo la nostra consapevolezza, tanto maggiore diventa la nostra possibilità di entrare in risonanza con un mondo migliore, la consapevolezza è sempre funzionale alla vita!
L'INTERSCAMBIO DI INFORMAZIONI
Viviamo in una specie di “mare” frequenziale, pieno zeppo di informazioni; queste vanno dalla più semplice e organica, che investe magari le singole cellule, a quelle più complesse, che si sono formate attraverso l’elaborazione mentale dei singoli, e il cui interscambio ha determinato dei veri e propri modi di pensare e di intendere, delle culture e delle tradizioni. Lo scambio di informazioni fra gli esseri viventi è continuo e in costante fluttuazione perché ora è l’uno ad avere più incisione sugli altri e sull’ambiente, e ora è l’altro. I gruppi di informazione simili si aggregano, per naturale attrazione del simile, e diventano così più forti e incisivi come influenza che determinano sull’ambiente.
- Così accade nell’incontro fra due o più individui: chi per autorevolezza o forza delle proprie convinzioni oppure per posizione di importanza all’interno del gruppo, esercita una notevole influenza/interferenza sull’altro.
Questo meccanismo di interscambio informativo avviene quindi anche nel rapporto medico e paziente. La convinzione del terapeuta è di fondamentale importanza nell’andamento della terapia. Vista la naturale posizione di autorevolezza che detiene il medico o il terapeuta nelle cui mani ci si affida, la tendenza del paziente sarà quella di accettare i responsi di questo. Si evidenzia dunque l’enorme responsabilità umana, oltre che professionale, degli operatori della salute.
- Sulla base di quanto appurato fino adesso, Tedeschi nota un’altra sfaccettatura molto importante e finora lasciata in disparte: la visione del terapeuta, nell’identificare il disagio bioenergetico, si può solo basare sullo stato della sua stessa coscienza.
Ma facciamo un esempio, diciamo che vi trovate in mezzo a un giro di medici che devono indicare, dal loro punto di osservazione, il perché di un vostro mal di schiena costante. Il primo medico, osservandovi dalla sua posizione, si accorge che nella vostra postura abituale voi vi appoggiate costantemente sul piede sinistro, vi dirà dunque che il vostro mal di schiena è causato da tale postura. Un altro, invece, osservandovi di lato e non potendo vedere la gamba e il piede sinistro, in quanto, dalla sua posizione, vengono coperti dalla gamba destra, noterà che la schiena non viene tenuta dritta ma storta, affermerà quindi che il vostro disagio deriva da questa postura errata!
Come ben si vede, ogni medico o terapeuta, in base alla propria posizione (e preparazione), diagnostica il disagio che, solitamente, corrisponde alla sua capacità e abilità di vedere la situazione da più lati possibili. Al di là di tutto ciò, rimane però il fatto che è solo lo stretto interessato capace veramente di sentire e sapere cosa c’è che non va nel suo corpo.
Nell’esempio appena fatto, la persona in questione, osservandosi attentamente avrebbe potuto accorgersi sia del peso spinto sul piede sinistro, che della postura errata della spina dorsale! Lo stesso accade per il resto, solo che non siamo abituati ad ascoltarci e a capirci. Ci rivolgiamo dunque al terapeuta che ci “influenza” con la sua diagnosi, determinata in base al livello delle sue conoscenze professionali, umane e spirituali. Esiste quindi un’”interferenza”, che di solito può essere considerata giustificata, in quanto il professionista ci dà quei consigli su quelle tematiche che noi non abbiamo approfondito - in fondo non siamo medici! - ma oggi, che la scienza del benessere si sta spingendo verso delle profondità molto personali, questo interscambio, non sempre, può essere lecito.
Oggi si parla sempre più, e con ragione, di psicosomatismo, cioè che, determinati disturbi fisici - qualcuno asserisce addirittura ogni disagio e non solo alcuni - prima di divenire una vera e propria patologia e disturbo, hanno origine nello stato psicologico dell’individuo. Il medico o il terapeuta quindi devono avere una solida e ampia preparazione psicologica per poter affrontare il disturbo ed eliminarlo alla radice, cioè dalla sua causa scatenante nell’inconscio. Gli esploratori più arditi dell’arte medica stanno ora postulando la possibilità, che appare sempre più giustificata, che nell’inconscio, oltre allo stato emotivo più o meno profondo e più o meno conscio, si muove un impulso verso il divino, che determina l’esigenza umana verso la spiritualità. Si è notato che, quando questo impulso non viene preso in considerazione, l’anima manda dei segnali che, se non ascoltati, nel tempo diventano dei veri e propri disagi. Di fronte a questi riscontri, alcuni medici fra i più avveniristici stanno cercando di porre rimedio a quei disturbi recidivi, che le diverse cure, focalizzate a dipanare l’emotivo, non sembravano portare ad alcun risultato. Tentano così di porre l’accento sulle esigenze spirituali dell’individuo.
Il problema sorge però quando si tenta di definire lo spirituale, perché alcuni, in buona fede, lo identificano nella propria religione, mentre pensano carenti o incomplete le altre. Cosa fare dunque se il terapeuta, sulla base delle proprie convinzioni e del proprio stato evolutivo, ci suggerisce, più o meno evidentemente, che il nostro approccio spirituale all’esistenza non è valido?!
INFORMAZIONI RISANATRICI
Ormai i medici e i terapeuti, che si occupano di medicina vibrazionale (la medicina che, attraverso determinati tipi di apparecchiature di biorisonanza come l’EAV, Mora, Voll, Vega, - più o meno riconosciute dalla scienza ufficiale -, rileva lo stato frequenziale dell’individuo) sanno che si può informare l’organismo con le frequenze di cui è risultato carente. Tuttavia, proprio sulla base del discorso appena effettuato, dove il riscontro del terapeuta deriva dallo stato della sua coscienza, sperimentatori più arditi si chiedono se la misurazione, così filtrata e ottenuta, può ritenersi veramente valida.
Tedeschi ha invece messo a punto degli apparecchietti semplici (sono delle penne, le stesse che usano i medici per esaminare il cavo orale, che emanano un piccolo fascio di luce), sono maneggevoli e con dei costi molto ridotti (mentre le apparecchiature di biorisonanza oltre al fatto che informano elettricamente l’organismo, sono dei computer speciali o dei congegni articolati e, ovviamente, molto, molto cari, che solo un medico o terapeuta può permettersi!). Questo piccolo attrezzo è stato chiamato la Biorisonanza Olografica del White, per la luce particolare che emette frequenze risanatrici, come potrebbe essere, appunto, la luce bianca, che contiene tutte le frequenze.
Il paziente prepara una boccettina con dell’acqua, che poi tiene in mano o scuote per qualche secondo, così da “informare” l’acqua del proprio stato energetico.
L’acqua, come si sa, è in grado di assimilare lo stato energetico di chi la tiene in mano (anche se è in un recipiente) e di memorizzare nella sua sostanza queste informazioni. La boccetta preparata dal paziente contiene dunque le informazioni sul suo stato attuale. Irrorando poi la boccetta con la luce White?, questa informa le molecole dell’acqua di frequenze riarmonizzanti e salutari. Bevendo poi il preparato, il paziente assumerà quindi un prodotto terapeutico personalizzato al suo stato energetico!
Il rimedio è totalmente personale e non ha l’”interferenza” della diagnosi del terapeuta, che, come abbiamo visto, può anche non essere in grado di individuare la corretta terapia. Esistono 5 tipi di luci White, collegate a diversi livelli energetici, che ricordano, come tipo di funzione, quelle dei chakra. Siamo dunque arrivati a una scienza etica, dove il paziente inizia un lavoro di guarigione che è un lavoro a tu per tu con la propria coscienza. Infatti, informando l’organismo sulle frequenze più armoniche a lui salutari, si attua un vero e proprio lavoro sull’evoluzione della coscienza dell’individuo.
Ma la sua ricerca non si è fermata e, partendo dal fatto che è la coscienza a determinare le situazioni che viviamo, Alberto Tedeschi ha provato a sperimentare se l’informazione della boccettina potesse essere determinata da una chiara intenzione dell’individuo, che decide di lavorare su un suo particolare stato da dipanare ed eliminare. Gli apparecchi di misurazione di controllo hanno potuto rilevare l’ottenuta informazione della boccetta d’acqua. Ora, assieme a una équipe di medici, naturopati, biologi, fisici e psicologi, si sta seguendo un vero e proprio protocollo per dimostrare i risultati raggiunti e raggiungibili (vedi a lato, La ricerca scientifica).
LA BIORISONANZA OLOGRAFICA DEL WHITE
Con "biorisonanza olografica" si intende che il metodo White è capace essere in risonanza con le frequenze armoniche della vita, da ciò la definizione di "biorisonanza", mentre "olografica" sta ad indicare il concetto, spiegato ora dalla nuova fisica, che in ogni più piccola parte di noi stessi sono contenute le informazioni dell'intero organismo. Di conseguenza, anche utilizzando il White su una minuscola parte di noi, riusciamo però a comunicare frequenze armonizzanti all'intero organismo. Il nome "White", è l'acronimo di " Wide Holographic Intensifier Transfer Energy", ovvero: "grande intensificatore per il trasferimento energetico olografico". Le luci prodotte con questa tecnica consistono in penne, le stesse utilizzate dai medici per ispezionare il cavo orale, che generano una luce bianca, modificata però con un anello di plastica, montato all'uscita dell'emissione luminosa. L'anello è "informato", a livello fisico, con un campo elettromagnetico che si "impone" sulla emissione della luce, trasformandola in una serie di onde elettromagnetiche armoniche.
Nella sperimentazione eseguita, l'emissione di questa luce White, si è dimostrata in risonanza con le frequenze vitali della materia vivente, localizzate nelle molecole dell'acqua. L'acqua può, a ragione, ben essere considerata la fonte di vita, in quanto dove c'è vita c'è sempre acqua (per esempio, il nostro organismo è formato da un buon 70% di acqua, definita spesso con il nome più comune di "liquidi"!). La qualità della vita dipende dalla qualità di questa "acqua", ovvero dalla qualità dei liquidi contenuti nella materia vivente. Poiché l'acqua, come la scienza sta sempre più confermando, ha la proprietà di memorizzare le informazioni di ciò con cui è entrata in contatto (e questo dimostra così anche la validità dell'omeopatia), le nostre emozioni, come ogni esperienza vissuta, buone o cattive, vengono memorizzate nelle nostre cellule, ovvero, nel liquido delle nostre cellule, diventando così le informazioni, su cui baseranno il loro buon o cattivo funzionamento.
Le esperienze/emozioni negative si coagulano in una specie di energia "stagnante", che fagocita sempre nuova energia per mantenersi in vita, la accumula e la blocca nell'ammasso energetico/emotivo che viene così continuamente nutrito.
Per purificarsi dalle memorie negative accumulate si deve accettare di "entrare" nell'intossicazione determinata dai vecchi traumi o disagi, riviverli, così da vederli con una consapevolezza nuova, per riuscire quindi a stemperarli. Questo è il vero lavoro di crescita compatibile al lavoro spirituale, per questo che la metodica White viene chiamata "etica"! La crisi di guarigione può essere considerata, a ragione, un vero e proprio salto quantico della coscienza, che è ora possibile grazie anche al fatto che abbiamo maggiore energia a disposizione per questi grossi lavori di pulizia interiore.
LA CRISI DI GUARIGIONE
Assumendo il rimedio personale che ci si è preparati, di solito, al terzo o quarto giorno dall'inizio dell'assunzione, avviene la tipica "crisi di guarigione", che indica la trasformazione in atto. Due sono gli aspetti di questo passaggio, con cui ci si dovrà confrontare come "pazienti".
1. Dissolvendo gli accumuli energetici negativi si libereranno molte delle tossine, che prima erano bloccate nella memoria cellulare e che, a questo punto inizieranno a circolare nell'organismo, mentre questo si dovrà dar da fare per espellerle. Per cui la persona si sentirà "intossicata" e potrà soffrire di questi sintomi spiacevoli, anche per parecchio tempo – ovvero per tutto il tempo necessario (anche molto lungo!) per sciogliere gli accumuli, liberando ed eliminando quindi gli elementi intossicanti contenuti (potrebbe essere utile contribuire a questo lavoro di disintossicazione dell'organismo attuando una dieta sana e leggera!).
2. A un certo punto, però, non appena si saranno eliminate tutte le tossine contenute in un determinato blocco energetico dissolvendolo, si sperimenterà un rilascio d'energia, in quanto, dissipando l'accumulo, non ci sarà più quel risucchio energetico, precedentemente necessario per nutrirlo. Per cui, nel tempo e man mano che ci si purificherà, si avrà a disposizione sempre più energia.
Durante il passaggio numero uno si potrà rivivere ciò che era accaduto e che aveva determinato quel blocco energetico negativo.
LE DIVERSE LUCI
Diverse sono le luce White oggi a disposizione. Qui di seguito gli effetti che queste sollecitano.
* W1L, è la luce White strutturale, è la luce principale per ogni trattamento, rappresenta l'ottava di base ed è definita "strutturale", in quanto agisce proprio sulla struttura del corpo: le ossa, i muscoli, i sangue (è molto indicata per un riequilibrio bio-energetico nel caso di ferite, fratture…).
* Le penne successive (W2L, W3L. W4L) sono specifiche per medici, in quanto agiscono in modo particolare su determinate zone, e corrispondenti organi del corpo che, per certi aspetti, si avvicinano al significato dei chakras.
* W5sl, è la luce White d'insieme, che contiene tutte le frequenze delle quattro luci precedenti. È un'ottima luce applicabile a tutti, bambini compresi, in quanto è una sintesi molto armonica di tutte le quattro penne precedenti.
* W8sl Magnum, è una W5sl più potente, utile per una riarmonizzazione più profonda.
* W13sl Uranus, contiene la sintesi delle luci W1L, W5sl, W8s, si è rivelata particolarmente indicata per purificare l'organismo da forti intossicazioni prodotte dai metalli pesanti, come quella prodotta dal mercurio utilizzato nelle amalgame delle otturazioni dentarie, aiuta anche a purificarsi più velocemente dalle tossine espulse con l'utilizzo delle altre luci.
* W16sl Matrice, lavora utilizzando tutte le armoniche delle luci precedenti (W1L, W5sl, W8sl, W13sl), la sua azione riarmonizzante è quasi totale (100%), infatti agisce dalla struttura ossea, fino alle informazioni più antiche, clusterizzate nelle strutture cerebro-cellulari, ed è quindi in grado di fluidificare le memorie negative più antiche che, come abbiamo visto, vengono accumulate nella struttura del DNA-RNA. È la luce che maggiormente permette un effettivo salto quantico della coscienza, che si può man mano liberare dai condizionamenti negativi, dai traumi subiti e dalle paure. È una luce molto forte, anche se morbida!
* W 22sl Vortice, contiene tutte le luci precedenti (1, 5, 8, 13, 16), lavora in modo particolare sulle eredità bioenergetiche derivanti dal legame di sangue con la famiglia, ma è al contempo un potentissimo mezzo per eliminare le interferenze negative di ogni tipo. È una luce con un'energia molto risoluta.
* W 1bl Luce Nera, è una 1 radicata, ovvero è molto più profonda nella materia della 1 normale, dà la forza concreta di realizzare solidamente nella materia le intuizioni delle luci precedenti.
VEDI ANCHE
Il White in sintesi
Consapevolezza e White
NOTE AGGIUNTIVE
STUDI SULLE ONDE CEREBRALI
Nel 1925 Hans Berger registrò per primo l'attività encefalografica applicando alcuni elettrodi sulla testa, registrando quindi le deboli ma presenti attività bio elettriche del cervello; come abbiamo già detto le onde cerebrali ben studiate si distinguono, per ora e secondo una convenzione internazionale, in 4 bande di frequenze: Alfa, Beta, Delta, Theta, Gamma.
Verso gli anni 7' il dottor Maxwell Cade, membro della Royal Society of Medicine britannica, si appassiona alla ricerca sugli stati di coscienza. In quegli anni gli elettroencefalografi, la cui tecnologia risaliva al primo dopo guerra, erano utilizzati prevalentemente nei grossi centri universitari, nei grossi ospedali, ma non erano a disposizione di altri ricercatori al di fuori di quell'ambiente. Grazie alla nascente microelettronica il dottor Cade poté creare un nuovo strumento molto semplice, una specie di elettroencefalografo con due elettrodi da posizionare sulla fronte, uno a sinistra e l'altro a destra così da captare segnali emanati dall'emisfero destro e da quello sinistro, che chiamò Mind Mirror, cioè “specchio della mente”.
Le onde emesse dai due emisferi gli notificavano lo stato della parte razionale dell'individuo, determinata dall'emisfero sinistro; mentre quello destro notificava lo stato emozionale. Questo strumento gli permise di testare le frequenze dei vari stati di coscienza, tra cui, ovviamente, gli stati raggiunti attraverso le varie tecniche di meditazione. La genialità del dottor Cade si manifesta nell'idea di rappresentare i movimenti disegnati dall'apparecchio, corrispondenti alle frequenze della parte sinistra, la razionale, del cervello e quelle di destra, la parte emotiva del cervello, mettendoli paralleli uno con l'altra, lungo un asse verticale che li divideva. Questi due emisferi, posizionati uno accanto all'altro, danno un'immagine olistica delle frequenze: a quelle di sinistra corrispondono quelle di destra e l'informazione che si può dedurre conduce inevitabilmente a una considerazione globale del funzionamento del cervello. Si vede subito la specularità delle onde o, al contrario la loro non specularità. Per la prima volta, in base dunque a questo ‘modello Cade', è stato possibile vedere l'attività globale e olistica delle funzioni dei due emisferi. Ciò, ovviamente, contribuisce a considerare l'essere umano come unità, seppure nel suo funzionamento diversificato.
Nelle sue ricerche Cade scopre le interrelazioni esistenti nella materia che, per quanto apparentemente divisa, agisce fortemente e reciprocamente nei vari aspetti della sua manifestazione.
A questo proposito Cade notò le forti relazioni esistenti tra guaritori e pazienti dove le frequenze cerebrali del paziente si sincronizzano su quelle del guaritore, permettendo così il ristabilimento del benessere attraverso l'armonia funzionale ritrovata.
Dopo questa scoperta vennero elaborate diverse macchine encefalografiche di basso costo che permisero a molti studiosi di continuare questa ricerca. La comparsa del Personal Computer ha permesso di fare ricerca anche al di fuori delle istituzioni universitarie senza andare a discapito della qualità stessa della ricerca.
Verso gli anni 80, un altro studioso: Mac Lean definisce la teoria dei tre cervelli, individuando una parte: l'Archipallio, che regola l'attività vegetativa; un'altra, il Paleopallio che regola l'attività emozionale; e infine il Neopallio (Neocorteccia) che sembra presente unicamente negli Umani e che è legato alla percezione dell'esistenza e quindi alla “costruzione ed organizzazione” dell'Ego/IO.
Sempre verso gli anni 80 il dottor Margnelli (medico neurofisiologo, ben noto per le sue ricerche sugli stati alterati di coscienza), scopre il fenomeno della “scansione di frequenza” che avviene nell'ambito di una seduta terapeutica.
Negli anni 1990, il dottor Nitamo Montecucco dimostra con apposite apparecchiature, che il respiro modulato coscientemente in stato di rilassamento, modificando quindi le condizioni di profondo benessere, vi appaiono speciali onde cerebrali, armoniche con un perfetto sincronismo fra i 2 emisferi.
Nel 1996, Giroldini completa con un nuovo programma della stessa apparecchiatura, la possibilità di calcolare la correlazione, la sincronizzazione su ciascuna delle 64 frequenze dello spettro di potenza, ottenendo una curva per illustrare ed indicare su quali specifiche frequenze esiste la caduta di correlazione dell'attività elettro encefalografica (EEG), fra i 2 lobi cerebrali, fornendo quindi una possibile mappatura dei 7 livelli di InFormAzione.
Sono questi i livelli che vennero quindi approfonditi da Tedeschi, il quale, a seguito di innumerevoli misurazioni è arrivato a constatare come ogni frequenza cerebrale è portatrice di informazione, non solo legata alla psiche della persona ma anche alle parti organiche del corpo ed all'ambiente in cui vive la persona stessa. Da ciò il nome di Riflessologia della coscienza da lui attribuito per spiegare la misurazione.
I 7 LIVELLI
1 - livello fisico, è legato all'istinto di sopravvivenza, alla capacità di rigenerazione, ai bisogni materiali primari; descrive l'ambiente fisico, il territorio in cui si vive. Le parti del corpo corrispondente sono le gambe, i piedi, l'intestino crasso.
2 - livello fisico-emozionale, è legato al piacere, al desiderio, alla sessualità e l'eccitazione. Le parti del corpo corrispondenti sono il ventre, i genitali, la vescica.
3 - livello emozionale, è il livello del “sociale” che descrive i rapporti con l'ambiente esterno in termini di competizione e di potere; è legato alla volontà e all'azione. Le parti del corpo corrispondenti sono il sistema digerente, il fegato, la milza, la vescicola biliare.
4 - livello emozionale-affettivo, è legato all'identità, all'attività affettiva e creativa, all'amore. Le parti del corpo corrispondenti sono il cuore, i polmoni, le braccia e le mani.
5 livello emozionale-mentale, è legato alla capacità di comunicare, di esprimere ‘a voce' i sentimenti. Le parti del corpo corrispondenti sono la gola e le spalle.
6 - livello mentale, è legato alla capacità di visualizzare. La parte del corpo corrispondente sono gli occhi.
7 - livello mentale superiore, è legato alla capacità di elaborare concetti complicati. Le parti del corpo corrispondenti sono la corteccia cerebrale.
LA RICERCA SCIENTIFICA
Un gruppo di medici ha già iniziato a verificare l'effettivo riscontro salutare di questa metodica. Questi stanno utilizzando apparecchi di biorisonanza (tipo Mora) in grado di fotografare lo stato del paziente - sullo schermo del computer appare la figura umana colorata in modo diverso a seconda dello stato in cui si trova. Questa figura reagisce rispondendo all'avvicinamento di informazioni nocive - come potrebbe essere l'avvicinamento di un campo elettromagnetico per es. quello del telefonino - o benefiche - come potrebbe essere l'irrorazione delle frequenze salutari del White (piastra o luci).
Un altro gruppo di ricercatori ha supervisionato i test scientifici di Tedeschi, fra questi spiccano due nomi illustri della nostra ricerca scientifica: i professori Giuliano Preparata (ora scomparso), titolare della cattedra di teoria delle interazioni subnucleari presso il Dipartimento di Fisica dell'Università degli studi di Milano e membro dell'istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e il professor Emilio Del Giudice, ricercatore in seno all'Istituto di Fisica Nucleare, che dal 2004/5 si sta occupando di approfondire il discorso e le osservazioni sul White. I test hanno appurato che:
1. si è verificato l'aumento della resistenza in un materiale, dapprima informato con il White e, in un secondo esperimento, attraverso l'immersione, per alcuni minuti, in un'acqua precedentemente informata con il White. Il materiale era una barrettina di alluminio che veniva di volta in volta perforata da una punta d'acciaio lasciata cadere da una certa altezza. Quando il materiale subiva l'informazione del White, sia a livello di fascio di luce diretta, che attraverso l'immersione nell'acqua già informata con il White (piastra), la perforazione fatta dalla punta di acciaio non determinava alcuna protuberanza nella parte posteriore della barretta, cosa che invece si verificava quando la barretta non era stata precedentemente informata, quindi rafforzata con le frequenze del White. Questo dimostra, una volta di più, che il White armonizza e rafforza il materiale con cui viene in contatto. Ma dimostra inoltre, che l'acqua può essere informata, e questa rilevazione sarà di importanza fondamentale nel dimostrare scientificamente i presupposti dell'omeopatia.
2. Con l'utilizzo di un viscosimetro (uno strumento che rileva la viscosità, ovvero gli attriti interni di un liquido in moto) si è verificato che l'acqua informata con il White diventa all'istante meno viscosa di 7/8 volte. Questi fenomeni si spiegano unicamente con la teoria QED (quantum electrodinamics) della fisica quantistica. Il fascio di luce White emette una debole energia elettromagnetica che eccita e rifasa i ‘domini di coerenza' della materia; ovvero permette a ogni singolo atomo o molecola di risuonare all'unisono e insieme formando cosi un unico gruppo unito. L'aumento di resistenza del materiale si spiega perché la materia diventa letteralmente più ‘solidale' e reagisce meglio a uno stress di carico esterno, l'acqua invece diventa meno viscosa perché sono eliminati gli attriti interni presenti prima tra i grappoli/agglomerati di acqua (clusters). Il rifasamento dell'acqua crea un unico grande grappolo al cui interno le molecole hanno moti vibrazionali armonici tra di loro.
I SUONI WHITE
Di ultimo prodotto sono questi suoni creati da Alberto Tedeschi, informati con il White. Chi vuole approfondire il lavoro su di sé può prendere appuntamento per una seduta di autotrattamento attraverso l’ascolto dei suoni White (40 minuti). I suoni esercitano una vera e propria succussione cellulare che facilita lo scarico di accumuli ostruenti e permette al White di informare le cellule in modo più incisivo. L’individuo viene così a beneficiare di un maggior afflusso di rinnovata energia psicofisica.
- Purify
Agisce sul sistema digerente (e quindi sul 3° chakra) - in modo particolare sul fegato - e contribuisce a sciogliere le tossine. Ottimo per disintossicarsi da agenti tossici accumulati, siano questi di ordine fisico o anche emozionale.
- Meditation
Allinea i tre cervelli; ottimo per iniziare processi di elaborazione interiore e chiarificazione
(Il 1° cervello, quello rettile, è preposto a motivare l’individuo a procacciarsi e soddisfare le proprie esigenze esistenziali per la sopravvivenza.
Il 2°, il cervello mammifero, è preposto ad aprire l’individuo verso una soddisfacente socialità e vita affettiva.
Il 3° cervello, quello cognitivo, è preposto all’organizzazione del pensiero.)
Secondo la visione di Emilio Del Giudice è nei tessuti che si impregnano le memorie e le tossine corrispondenti.
- Il tessuto interno con gli organi vitali, l'endoderma. Quando l'individuo vive in questa dimensione tende a voler soddisfare i suoi bisogni più primari e tende per il resto a essere più leggero e superficiale.
- Il tessuto di mezzo, corrispondente alle ossa, ai nervi, ai muscoli: il mesoderma. L'individuo di questo strato è resistente, rigoroso, influenza gli altri esercitando con facilità un dominio su di loro.
- Il tessuto esterno, in corrispondenza col sistema nervoso e la pelle: l'ectoderma. Gli individui di questo strato sono sensibili, immaginativi, appartati, spesso "fuggono" nel loro mondo fantastico.
Come si può ben vedere ritroviamo la suddivisione dei tre cervelli, il primo: quello rettile, il secondo: il cognitivo, il terzo: il mammifero, che corrisponde all'emozionale, ai bisogni affettivi.
- Balance
Permette di rientrare in possesso della propria identità psicofisica, ricompattandola, e stimolando il recupero della propria vera natura e propria dimensione.
- Root
Sono suoni di radicamento, che predispongono l’individuo a entrare in azione per affermare il proprio spazio.
ALTRI STRUMENTI WHITE
Stuoia White
Chi desidera può intensificare la sessione dei suoni White ascoltandoli su una stuoia particolare, che contiene liste specificamente create per emettere le informazioni delle varie luci White.
Piastrine White
Alberto Tedeschi ha creato una piastrina White con le informazioni della luce 22, la Vortice e ora sono state aggiunte anche le piastrine corrispondenti alle altre luci.
Questa piastrina può essere portata semplicemente addosso, oppure messa sui punti dei canali energetici sottili, o dislocata agli angoli di una stanza, o utilizzata per informare bevande o cibi che si stanno per assumere. Può pure rivelarsi utile se si è a contatto con elettrosmog interferente, perché sollecita l’organismo a purificarsi da questi agenti.
Le sollecitazioni che la piastrina invia all’organismo sono molto forti, si dovrà quindi sempre valutare con attenzione il tempo di utilizzo.
Differenza di azione tra il rimedio personale e la piastrina White
Come spiega Alberto Tedeschi il rimedio personale è più come uno scalpellino, che va a lavorare di fino, affrontando la problematiche che di volta in volta si rivela più immediata. Le piastrine invece svolgono un lavoro che avanza globalmente su tutti i fronti.
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martedì 15 ottobre 2002
Templi energetici
Secondo una tradizione millenaria esiste un lavorio sotterraneo di misteriose forze della terra, in grado di influire sulla vita degli uomini. È fondamentale imparare a prestare attenzione a queste forze, cercare di sentirle e poi disporsi in modo tale da sfruttare positivamente l'energia emanata.
Proprio per meglio captare e quindi approfittare dell'energia rivitalizzante di queste "fonti" naturali, le chiese (quelle antiche), le cattedrali, santuari, alla stessa stregue degli antichi templi delle culture precristiane, venivano edificati con appositi accorgimenti su queste emittenti energetiche naturali, così da divenire un centro raccoglitore e amplificatore di energia vitale.
Le civiltà megalitiche, proprio perché vivevano in simbiosi con l'aspetto energetico della terra, la Grande Madre che nutriva e regolava la sua creazione, erano ancora capaci di percepire le proprietà particolari di determinati luoghi, individuando le correnti sotterranee telluriche, o quelle energetiche prodotte dalla presenza di corsi d’acqua sotterranei, o i campi elettromagnetici naturali, da ciò la loro "innata" capacità di indicare gli spazi più adatti alla costruzione dei templi, edificati per accumulare e poi emettere questa forza energetica naturale.
LE DUE MANIFESTAZIONI DIVINE
In un bel sito dedicato alla cultura ortodossa, viene spiegato egregiamente il significato che le chiese dovevano rappresentare per i credenti:
"Per la Tradizione ogni realtà della Chiesa è legata al credente ed è in servizio del suo progresso spirituale. L'edificio della chiesa ha, così, un valore sacro perché racchiude in sé un universo simbolico. Il credente che si affaccia all'interno di un'antica basilica si trova davanti a una prospettiva, davanti a un cammino con una meta: l'abside e il santuario. La parte iniziale della chiesa simboleggia lo stadio esistenziale di chi si avvicina per la prima volta al cristianesimo. Chi attendeva di essere battezzato sostava nell'area accanto alla porta d'ingresso. Tutta l'area interna simboleggia il cammino nella fede del credente. Il santuario, luogo dov'è posto l'altare e si celebra l'Eucarestia, rappresenta il luogo della visione, il luogo in cui la luce di Dio giunge agli uomini per illuminarli. Così non desta meraviglia che la maggioranza delle chiese antiche siano rivolte con l'abside a est, luogo dove sorge il sole.
Gli elementi cosmici si uniscono a quelli simbolici ed entrambi si collegano alla situazione personale del credente. Nell'edificio ecclesiastico, quindi, il credente ritrova se stesso davanti a Dio. La sacralità della chiesa è, allora, indice e rimando della sacralità della persona umana poiché Dio si rivela nei cuori degli uomini ed è lì che essi devono imparare a scoprirlo.
Il senso del sacro, che ha la chiesa, deriva, inoltre, da qualcos'altro. Per l'Ortodossia Dio ha un aspetto inconoscibile e impartecipabile (la sostanza) e un aspetto conoscibile (l'energia). Attraverso l'energia Dio si diffonde e si fa conoscere. L'energia divina, sempre increata, si diversifica a seconda dei suoi effetti. L'energia santificante (la Grazia) è una tra le tante. Il suo effetto consiste nel divinizzare l'uomo. Esiste pure l'energia con la quale Dio mantiene in vita e conserva il cosmo. Ogni cosa, dunque, partecipa di Dio ma in maniera differente. La sacralità del luogo, oltre a rimandare alla sacralità della persona, rimanda, dunque, a un modo d'intendere Dio. Se Dio viene inteso come un essere impartecipabile (è il caso della classica teologia cattolico-romana dove Dio è una sostanza impartecipabile e la grazia che Lui darebbe è solo una realtà creata) i motivi in base ai quali si dichiara sacro un luogo sono piuttosto labili. Non fa meraviglia che ci sia chi afferma che nulla è sacro. Si comprende, allora, altrettanto bene la costruzione moderna di chiese che materializzano tali concetti secolarizzati." [nota 1]
La costruzione antica delle chiese si rifaceva sempre e comunque alla manifestazione energetica tangibile, dove poi diveniva più "facile" realizzare anche l'altro aspetto della manifestazione divina. Come ben spiega l'autore appena citato, Dio si rivela, infatti, in due forme: una è l'aspetto inconoscibile e impartecipabile (la Sostanza divina), mentre l'altra è un aspetto conoscibile (l'energia). Attraverso questi due modi di manifestarsi, l'energia Dio si diffonde e si fa conoscere. Come si può ben comprendere, l'energia con la quale Dio mantiene in vita e conserva il cosmo, è un'energia è molto reale; l'autore la definisce "conoscibile", in quanto è tangibile e, se fossimo ancora abituati a essere connessi con la natura, come lo erano le culture "primitive" di cui parlavamo prima, questa energia la percepiremmo con il corpo, perché è un'energia "naturale", emanata dalla creazione. Questa è l'energia vivificante che si può attingere nei luoghi sacri.
L'ENERGIA TERRESTRE
Osservando il ciclo immutabile del sorgere e tramontare del Sole, delle fasi lunari e del cambiamento delle stagioni, dell'energia sprigionata dalla terra e da ciò che su di essa vive e si manifesta, si delineò nell’uomo la consapevolezza di "qualcosa" o "qualcuno" che "agiva" dietro le quinte dell’Universo, per regolarne i moti e quindi la vita stessa, in una fusione tra macrocosmo e microcosmo. Dalla preistoria e fino al Medioevo, oltre che nell’ermetismo alchemico, la terra era la manifestazione visibile di un'energia, quella della natura, che era la controparte visibile dell'energia invisibile del divino.
Le popolazioni antiche conoscevano l'energia della terra e del cosmo, per cui percepivano come energetici i boschi, i corsi d'acqua, le grotte… tutti grandi accumulatori, emittenti di energia cosmica. Così anche la pietra, figlia della terra, poteva emanare, a sua volta, quel tipo di energia radiante. La pietra, utilizzata per le costruzioni megalitiche, posizionate secondo le forze energetiche della terra, creava un contenitore emittente di energie. Oggi diamo la definizione di "fallico" alle pietre, in quanto rappresentano l'energia attiva e dinamica della creazione. Mentre la costruzione realizzata con la pietra, atta a contenere ed emanare l'energia, viene definita simbolo del femminile, della "madre" che accoglie e nutre. In questi cerchi magici avvenivano rituali per purificare le energie e ricaricarsi quindi con della nuova e vivificante forza cosmica. I cerchi magici vennero poi sostituiti dai templi e in seguito dalle chiese.
La simbologia rappresentata non può non farci pensare al "calderone celtico dell’abbondanza", un recipiente con proprietà miracolose, in grado di produrre un’infinità di alimenti, benefici e vantaggi di ogni genere, e considerato anche come il luogo eccelso per la "trasformazione", che permetteva ai vivi di "morire" e ai "morti" di rinascere (a diversi livelli di coscienza). Questo calderone, con le sue capacità di trasformazione e di germinazione, ci riporta al crogiolo alchemico e questo, a sua volta, ci riporta alla definizione del tempio, come contenitore di energie, in grado di depurarci prima (il fuoco che brucia e purifica) e in seguito di rigenerarci.
IL LUOGO SACRO COME CROGIUOLO ALCHEMICO
La pianta di quasi tutte le chiese ha la forma di una croce, e la croce è il geroglifico alchemico del crogiolo. È nel crogiolo che la materia prima, necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato. E il crogiolo era anche il simbolo celtico che rappresentava la Dea Madre: Karidween, l’aspetto femminile dell’Oiw – non per nulla, moltissime chiese e santuari sono sorti su antichi luoghi di culto della dea Madre, a volte raffigurata come Venere Nera, nel caso fosse la "guardiana" di potenti grotte sorgive, che la Chiesa ha poi "trasformato" in Madonne Nere.
L’orientamento delle chiese, come è ben noto, ricalca l'usanza antica di rivolgersi al sole, come simbolo divino della vita, per cui il luogo sacro è generalmente orientato con l’ingresso a occidente, cosicché i fedeli, procedendo verso l'altare, il fulcro energetico del tempio dove avviene la trasmutazione energetica attraverso l'opera del sacerdote iniziato, avanzano verso la "luce". René Guenon, il grande studioso di simbolismo sacro e iniziatico, afferma come il "pellegrino" inizi da occidente il suo cammino, entri poi nelle tenebre del settentrione, raggiungi quindi l’oriente, con la rivelazione e poi passi al fulgore del mezzogiorno, dove manifesta ciò che ha compreso, per poi ritornare al buio dell'occidente, da dove inizierà, di nuovo, il prossimo ciclo del suo percorso evolutivo.
Il percorso effettuato dal pellegrino, che entra nel luogo sacro, ribadisce l'incontro del principio verticale spirituale (l’asse ovest-est) con quello orizzontale della terra (i bracci latidunali), che forma la croce dell'esperienza terrena, divinizzata attraverso l'incontro con l'energia cosmica, riproposta nella planimetria del luogo sacro.
Le chiese hanno solitamente più porte (con diversi significati e utilizzi), ma per un percorso di purificazione e ricarica energetica si seguono le indicazioni del movimento orario appena indicato (alcuni asseriscono di farlo per almeno tre volte!). In certi casi questo cammino può iniziare percorrendo verso l'interno il dedalo, che spesso si trova all'entrata. Il labirinto porta l'individuo a entrare dentro di sé, in un percorso difficoltoso che lo purifica e lo prepara a entrare in connessione con l'energia che lo aspetta nel tempio, dove potrà iniziare il lavoro energetico, per ricaricare le proprie forze con l'energia divina che viene accumulata nella chiesa.
Proprio come nel centro della ruota si trova il mozzo, immobile, ma comunque causa del moto, così il tempio deve poter essere il fautore e facilitatore di questo processo energetico.
I SIMBOLI E GLI STILI
Come già indicato, la pianta del luogo sacro cristiano è a croce e, idealmente, conduce il pellegrino da ovest verso est, ovvero verso l'altare.
L’altare, in teoria, dovrebbe essere quadrato, in quanto simbolicamente è rivolto alle quattro direzioni da cui ottiene l'energia. L'altare, di cui una parte è sempre in pietra, simboleggia il sacrificio che trasmuta. Si trova sotto la cupola, l'accumulatore che trattiene l'energia luminosa del "Regno dei Cieli", e simboleggia anche la "Ruota celeste", che mette in movimento le energie.
Dietro l'altare maggiore, spesso, c'è l’abside centrale, ovvero una costruzione rotonda o poligonale che simboleggia il "grande abbraccio", che contiene l'energia divina che viene elargita alle creature. Una volta di più riscontriamo la simbologia del femminile che nutre. Nelle chiese absidate l’altare viene come "spinto" dall’abside, e quindi risulta sporto un po' più in avanti.
Nelle chiese ci possono essere diverse navate, ma la più importante è quella centrale, che deve contenere l’assemblea, mentre le altre sono di supporto, luoghi di sfogo, di passaggio o utilizzate per le processioni. L'essere nella navata centrale dovrebbe dare la sensazione di trovarsi nell’Arca di Noè dei "salvati"; infatti "navata" deriva dal greco e significa "nave", appunto. La navata finisce dove c’è lo scalino.
Le colonne o pilastri simboleggiano per la chiesa i profeti quelle di sinistra, mentre quelle di destra gli apostoli, indipendentemente dal loro numero. Tuttavia è ben chiaro come questa struttura indichi il desiderio dell'essere umano di sospingersi verso l'alto, per raggiungere il divino.
Il presbiterio, chiamato anche vima o bema, termine quest'ultimo che significa "elevato", in quando si trova più in altro rispetto all’assemblea, è la zona dove vi stanno i ministri, i lettori, i salmisti, i ministranti, i diaconi. Soprelevato rispetto al bema c’è il santuario, dove si trova l’altare, cui accedono solo i celebranti. Un tempo al centro del bema vi era l’"omphalos", ovvero l’ombelico, il centro, segnalato da una pietra o da un segno al centro del presbiterio, in corrispondenza del punto più alto che rappresentava l’Ascensione.
L’ambone, in fondo alla navata, sul lato destro, è dove si va a leggere e cantare la parola di Dio, viene erroneamente scambiato per il "pulpito", che è dove, tradizionalmente, si predica la parola di Dio.
Nelle chiese paleocristiane il battistero veniva costruito a parte, poiché i non battezzati non potevano entrare in chiesa. In seguito, venne collocata all’ingresso delle chiese una vasca per il battesimo, e nel "nartece", antistante l’ingresso della chiesa, sostavano i non battezzati. Più tardi scompare il nartece e il battistero viene collocato all’interno, vicino alla porta, entrando nel lato sinistro, che è, simbolicamente, quello degli impuri. Spesso è ottagonale, che ricorda l’ottavo giorno della creazione, giorno della resurrezione di Cristo, e quindi legato al battesimo e, per estensione, alla Vita Eterna, ovvero l’inizio di una nuova era. L'otto è anche il numero della rigenerazione, lo si trova spesso in decorazioni dedicate alla Madre, in quanto la stella a otto punte la rappresentava nell'antichità.
In molte chiese si trova una cripta (dal verbo greco "cripto", che significa "nascondo"); è un'usanza introdotta dai Longobardi ed è costituita da un ambiente sotterraneo in cui, secondo le tradizioni, sarebbero custoditi gli oggetti sacri più importanti. Le cripte sono il corrispondente femminile dei campanili, ovvero i torrioni, anch'essi introdotti dai Longobardi, strutture che rievocavano l'energia maschile dei menhir [Nota 2]. Le cripte dal canto loro, rievocando la simbologia e l'energia delle caverne, erano spesso legate al culto precristiano dalle cosiddette Vergini Nere.
Nelle chiese, la cripta, a livello esoterico corrisponde allo "spazio dell'evocazione", in quanto se vi si accede con cuore puro si realizza nella materia quanto si chiede.
Le primissime chiese si svilupparono longitudinalmente, cioè lungo un'asse che va dall'ingresso all'altare, stabilendo così un percorso che simbolicamente evidenzia l'allontanamento dal mondo terreno, per avvicinarsi al punto focale dell'energia divina, che si trova, appunto, all'altare. L'edificio è formato da un'aula rettangolare divisa in 3 o 5 navate unite da archi o da architravi, la navata centrale termina in un'abside di forma semicircolare il cui spazio antistante (presbiterio) è destinato al clero, il tutto è spesso preceduto da un quadriportico riservato ai cristiani non ancora battezzati. La luce entra abbondantemente dalle ampie finestre disposte lungo la navata e nell'abside, a simboleggiare la presenza divina.
Le chiese romaniche si svilupparono intorno all'anno mille. Il loro stile è raccolto e intimo, l'illuminazione scarseggia, per le finestre piccole, e invita alla preghiera e al colloquio interiore con Dio. Da questo stile si svilupperà poi l'arte monastica, che farà da trait d'union all'avvento del Gotico. Il romanico è stato definito lo stile della meditazione, mentre il gotico dello slancio.
Lo stile gotico nasce in Francia nel XII secolo e si estende rapidamente in tutta Europa assumendo particolare importanza soprattutto in Italia tra il XIII e il XIV secolo. La chiesa gotica pur sfruttando alcuni elementi romanici ha uno stile che invita allo sviluppo verticale, per elevarsi a Dio. L'uso dello spazio e il rapporto delle proporzioni tende a sottolineare la piccolezza e la fragilità dell'uomo nei confronti della potenza divina che si materializza nella grandiosità dell'edificio. La luce, molta, filtra da vetrate colorate che trasformano lo spazio in un luogo spirituale suggestivo.
La chiesa rinascimentale deriva da quel movimento, nato in Italia, tra il secolo XV e parte del XVI. La trascendenza viene ora messa in disparte dalla centralità dell'uomo, celebrato come capace di comprendere e dominare il cosmo. Lo spazio risulta finito e misurato matematicamente, dove l'uomo appare protagonista.
La chiesa barocca corrisponde allo stile culturale del '600. Si forma a Roma e in breve tempo si diffonde in tutta Europa. È un modo spettacolare e grandioso di fare arte, che celebra il potere e la ricchezza, con forme monumentali che devono meravigliare, mostrando l'opulenza. L'arte barocca si rivolge ai sensi, all'istinto, alla fantasia, ai sentimenti e non più alla razionalità come nel rinascimento.
NOTE AGGIUNTIVE
NOTA 1
"La maggioranza delle costruzioni [religiose di oggi] sono concepite in senso puramente utilitario. E' stato coscientemente evitato di renderle opere d'arte ma, ciononostante, sono costate molto. Dal punto di vista tecnico non manca loro nulla: hanno una buona acustica e un'areazione perfetta... Ciononostante queste chiese non sono propriamente delle case di Dio, non sono uno spazio sacro, un tempio del Signore nel quale entrare con piacere per adorare Dio e pregarlo. Sono delle sale nelle quali riunirsi dove non si entra che nei momenti in cui si svolgono le ufficiature liturgiche. Altre recenti chiese sono state espressamente ideate come opere d'arte. Il loro modello è la cappella di pellegrinaggio di Ronchamp. Le Corbousier, il celebre architetto che l'ha progettata, era agnostico ed è riuscito a creare un capolavoro d'architettura. Ma questo non ha fatto dell'edificio una chiesa<. La costruzione può essere un luogo di preghiera personale che stimola la meditazione ma nulla di più! In seguito, tale modello di Ronchamp fu imitato. Così la costruzione delle chiese si è trasformata in un campo sperimentale nel quale poteva scatenarsi la bizzarria soggettiva degli architetti. Questo si è facilitato dal momento in cui s'è imposto il principio per il quale non esisterebbero 'spazi sacri' opposti ad un 'mondo profano'". (Da K. Gamber, "Zum Herrn hin! Fragen um Kirchenbau und Hinwendung beim Gebet nach Osten")
NOTA 2
Da: "Die Langobarden", J. Misch, W Ludwig Verlag
BIBLIOGRAFIA "Simboli della scienza sacra", René Guénon, Adelphi edizioni <"Il Mistero delle cattedrali", Fulcanelli, Edizioni Mediterranee Etichette: Scienza e coscienza, Spiritualita
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lunedì 27 maggio 2002
L'energia gravitazionale
La forza gravitazionale sembra essere un'enorme fonte di energia a nostra disposizione. Alcuni affermano che fu proprio questa a essere utilizzata per la costruzione dei grandiosi monumenti dell'Antichità; oggi è pensabile utilizzarla allo stesso modo?
Tutto l'universo è tenuto insieme da quattro forze: gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte. Un grande sogno degli scienziati è quello di riuscire a unificare queste fonti energetiche, sogno che, per il momento, non è stato ancora realizzato. Tuttavia, una di queste forze, la gravitazionale, se si riuscisse a comprendere appieno la sua natura, potrebbe diventare una fonte energetica non da sottovalutare. Basti pensare che gli antichi Egizi, nella costruzione delle piramidi, non sembra abbiano solo fatto uso di un elevato numero di esseri umani a loro disposizione, ma abbiano anche utilizzato la forza gravitazionale che ha permesso loro di sollevare e poi collocare macigni enormi, che al giorno d'oggi saremmo noi stessi in difficoltà a muovere, pur avendo a disposizione macchine potenti al nostro servizio.
CORAL CASTLE
"Tutta la materia consiste di magneti individuali, ed è il movimento di questi magneti nella materia attraverso lo spazio che produce fenomeni quantificabili come il magnetismo e l'elettricità".
A pronunziare queste parole era un ometto curioso di nome Edward Leedskalnin, residente a Homestead, Florida, in un posto chiamato Coral Castle, ovvero "castello di corallo", che egli stesso aveva edificato da solo, nel giro di 25 anni, utilizzando blocchi di corallo che arrivavano fino a 30 tonnellate. La cosa non sarebbe di per se stessa così grandiosa se non fosse che questo signore di origine russa, emigrato negli Stati Uniti ai primi del Novecento, riuscì a costruire questo incredibile monumento artistico tutto da solo, spostando massi, difficili da muovere persino con l'utilizzo di apparecchiature! L'unico, per così dire, grande attrezzo che questo uomo utilizzò, e che si può vedere nelle diverse fotografie scattate all'epoca, mostra uno strano congegno: tre pali telefonici che si uniscono formando un tripode con una scatola quadrata sulla sommità. Dei fili fuoriescono dalla scatola e rimangono sospesi tra i pali.
In definitiva si calcola avesse estratto e utilizzato per la propria costruzione un totale di 1.100 tonnellate di materiale e questo senza l'aiuto di nessuno! Egli asseriva di aver scoperto il segreto che aveva permesso agli Egizi, ai Maya e alle popolazione dell'Antichità di costruire le piramidi e le altre opere gigantesche rimaste oggi a testimonianza delle loro conoscenza, testimonianza confermata ulteriormente dalla costruzione di Coral Castle. Gli scienziati che hanno indagato su questo fenomeno ritengono che egli abbia trovato il modo di sfruttare un qualche magnetismo naturale che permette di eludere la gravità nel modo classico in cui viene solitamente intesa. Forse lo stesso principio che permette ad alcuni treni moderni di viaggiare sospesi a mezz'aria.
Chi lo aveva potuto osservare, pochissimi perché lui lavorava la notte, proprio per impedire di essere visto, aveva comunque notato che utilizzava la forza delle leve e faceva riferimento all'orbita dei Pianeti, da ciò l'idea che sfruttasse l'energia gravitazionale esercitata da quelle masse celesti.
Purtroppo, questo uomo riservato ed eccentrico, non rivelò ad alcuno il suo segreto. Le ipotesi formulate sono semplicemente derivanti dalla lettura dei suoi commenti, annotazioni, riflessioni e opere (tre libretti che, però, non illustrano in alcun modo che tecnica utilizzasse per muovere quegli enormi massi!), che hanno però permesso solo di fare delle supposizioni, mai dimostrate o inficiate.
L'ENERGIA GRAVITAZIONALE
La forza di gravità è data dall'attrazione che ogni corpo dotato di massa (ad esempio la Terra), esercita su tutti gli altri corpi, anch'essi dotati di massa. Due corpi che hanno la stessa massa inerziale si attraggono in modo tanto più forte quanto più sono grandi le loro masse, e quanto minore è la loro distanza. Questa forza di attrazione è chiamata "attrazione universale di massa".
Riferito ai corpi celesti, ogni corpo esercita una forza di attrazione nei confronti di un altro. Nel caso della Luna, questa è attratta dalla Terra ma, a sua volta, esercita un'attrazione su quest'ultima, che si manifesta con il fenomeno delle maree.
Tuttavia, invece di immaginare la gravità come un qualcosa che attrae un corpo verso il centro, dobbiamo invece pensare a un corpo che "cade" verso un altro perché lo spazio-tempo in cui si trova collocato, viene distorto dalla sua stessa presenza: nell'immagine 1 vediamo una rappresentazione semplificata della massa terrestre, collocata nell'universo spazio temporale, che viene deformato dal volume della Terra
In altre parole, la forza di gravità può essere paragonata a una sfera posta sopra una superficie, tipo telo o foglio, che ne determina una deformazione dipendente dalla massa della sfera stessa. Secondo la Teoria della Relatività di Einstein, i corpi si attraggono non per effetto di una forza "misteriosa" dall'interno (come aveva invece pensato Isac Newton, lo scopritore della gravità, ma a causa della distorsione che una massa induce sullo spazio. Quindi, un qualsiasi oggetto posto nelle vicinanze di questa massa, inevitabilmente cadrà verso il centro - infatti, la forza gravitazionale diminuisce con l'allontanamento dalla massa che determina l'attrazione! (Clicca sull'immagine per ingrandirla).

Raffaele Battaglia sulla rivista di Astrofisica Cassiopea (vedi): così riassume:
"La forza di gravità è una delle quattro forze fondamentali della natura. Diversamente dalle prime tre, la nucleare forte, la nucleare debole e l'elettromagnetica, la forza di gravità agisce esercitando un'influenza esclusivamente attrattiva su ogni massa, fino a distanze molto grandi. Non vi è, dunque, alcuna differenza fra la forza che induce gli oggetti sulla Terra a cadere verso il basso, i pianeti a compiere orbite ellittiche intorno al Sole, le galassie a raggrupparsi in ammassi.
Secondo la teoria della Relatività, qualsiasi corpo avente massa incurva lo spazio intorno a sé. L'entità di tale deformazione definisce il campo gravitazionale. Per avere un'idea approssimativa si pensi a un telo molto teso, al centro del quale viene posta una sfera. Il telo verrà deformato dal peso del corpo e qualsiasi altra sferetta lanciata in linea retta nella sua direzione, devierà dal suo moto rettilineo in funzione della depressione che incontrerà. Se la massa della sfera è troppo grande il telo verrà perforato e ogni oggetto che dovesse cadere all'interno del buco non potrà più uscirvi. Allo stesso modo anche il tempo viene distorto dalla presenza di un campo gravitazionale."
Poiché la massa di un corpo è data dal quadrato della sua carica elettrica non può stupire che i corpi celesti generino campi magnetici anche molto intensi (il che, tra l’altro, è proprio ciò che comprova perché, la scienza dell’astrologia possa veramente affermare che i Pianeti – ovvero i corpi celesti – esercitano delle effettive influenze sulla nostra vita, in base al tipo di frequenze che emettono, come ha fatto notare il ben noto ricercatore italiano, Emilio Del Giudice, che opera presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano e famoso a livello internazionale per la portata dei suoi studi!).
LO SPAZIO "PIENO"
Einstein pensava che lo spazio esistente tra le varie particelle di ogni atomo fosse vuoto: "Il nostro universo è formato da innumerevoli particelle che vengono chiamate atomi. La massa di ogni atomo è formato da 99,9% di spazio vuoto." Questo spazio, che si pensava vuoto, è riempito invece da un campo energetico, una specie di forza: la forza gravitazionale, appunto. Lo spazio assume quindi una consistenza che può essere distorta dalla presenza di masse.
Lo spazio, dunque, non è vuoto bensì composto da un campo energetico dalla concentrazione estremamente elevata. Le particelle che compongono questo spazio si muovono più velocemente della luce, per questo è stato chiamato "campo tachionico" (o "campo Feinberg" - prendendo il nome dallo scienziato che pensò di essere stato il primo a scopritorlo1), o anche "campo gravitazionale" perché l’energia tachionica sembra essere la responsabile dell’accelerazione gravitazionale. Oggigiorno il termine "tachione" è riconosciuto come sinonimo della particella subatomica che risponde al nome di gravitone, e figura nei vari volumi enciclopedici e dizionari.
Questa forza, o campo energetico, che mantiene insieme l’universo, ubbidisce a leggi che non sono state ancora identificabili attraverso i nostri apparecchi ma che lascia intuire l’esistenza di una intelligenza a guida di essa. I vari scienziati che si sono dedicata a studiare la consistenza di questo campo hanno potuto appurare che esso conferisce una enorme energia vitale a ciò che si trova collocato in esso. Una energia che non solo sostiene la presenza di queste masse, ma che sembrerebbe pure nutrirle, vivificarle. Le particelle, infatti, che costituiscono questa fonte di energia, vengono considerate libere, perché stanno al di fuori del campo elettromagnetico, quindi al di sopra delle frequenze, e indipendenti dalla luce e dal sole. Questa energia primaria, più veloce della luce, viene chiamata anche "energia punto zero" o "energia tachionica", è fonte infinita di libera energia nello spazio e sembra essere quel certo quid che tiene l’intero universo in armoniosa crescita e in equilibrio. Lo si potrebbe paragonare a una specie di "collante vitale cosmico" di cui l’intero creato è permeato.
ENERGIA PUNTO ZERO
Consideriamo due squadre che stanno sfidandosi al tiro alla fune. Se entrambe le squadre sono composte da persone con esattamente la stessa forza, per quanti sforzi facciano e per quanto numerosi essi siano, la fune rimarrebbe sempre ferma nella stessa posizione. Dal punto di vista matematico si definisce questo stato, uguale a zero.
Per quanto l’energia totale delle forze esercitate sulla corda dia come somma lo zero, questo non significa però che le forze esercitate siano uguali a zero! La corda è piena di potenziale stabile.
Allo stesso modo, lo stato di zero energia è il potenziale stabile del vuoto che produce, con la sua concentrazione di forze al suo interno, il movimento e cambiamento percepibile come particelle subatomiche, radiazioni elettromagnetiche e forze.
Benché l’energia tachionica sia stata definita ufficialmente solo nel 1966, questa era, però, già stata identificata da diversi scienziati "futuristici" a partire dal 1800.
Nikola Tesla (1856-1943) così si esprimeva a tal proposito: "Ho scoperto una fonte di energia sconosciuta e inesauribile che può essere utilizzata. Ovunque, nel cosmo, vi è energia." A prova di questa sua scoperta Tesla mise a punto un esperimento con una pesante macchina di lusso che funzionava (raggiungeva una velocità di 130 km/h!) attingendo a questa misteriosa fonte energetica, da lui chiamata "energia del campo gravitazionale". Oggi, questi esperimenti sono considerati un classico esempio di conversione dell’energia tachionica.
Verso il 1929 anche il fisico Henry Moray riuscì a convertire quella che lui definiva "energia radiante" in utilizzo elettrico.
Oggi molti scienziati si stanno seriamente occupando di studiare come convertire convenientemente l’energia tachionica in energia elettrica.
Il medico e scienziato tedesco Hans A. Nieper così si esprimeva al simposio sull’energia tecnologica di Hannover nel 1980: "Ora è realtà provata che la terra è immersa in un campo energetico, chiamato campo tachionico, di alta intensità. L’utilizzo di questa energia tachionica introdurrà la terza rivoluzione energetica."
L'ENERGIA CHE VITALIZZA
L'utilizzo di questa forma energetica risulta però di non facile attualizzazione. Diversi sono i fattori che entrano in gioco, determinandone la difficoltà.
Per comprendere la particolarità di questo tipo di energia bisogna innanzitutto aver compreso la tendenza all’entropia dell’universo. L’entropia è l’inclinazione dei sistemi fisici verso il disordine, il caos. È una legge termodinamica, la seconda per esattezza, ed è applicabile a tutti i sistemi di trasformazione energetica esistenti sulla terra. In generale i sistemi fisici tendono, nel tempo, a degenerare verso un disordine maggiore - in quanto le strutture si spezzano. L’entropia di un sistema isolato tende ad aumentare al massimo.
Al contrario dei sistemi fisici, quelli biologici sani tendono, invece, verso il mantenimento dell’ordine. Tuttavia, quando si instaura una disfunzione organica persistente – ovvero non gestita dall’organismo – questa crea nel tempo una sempre maggiore disorganizzazione, quindi una vera e propria tendenza all’entropia.
Alcuni scienziati hanno osservato che l'energia tachionica crea e mantiene l’ordine nel mezzo del caos e dell’entropia. Per cui anche noi esseri umani, se aperti a questa energia vitale, possiamo avvantaggiarci di un organismo che, stimolato dall'energia tachionica, si equilibra e tende al suo meglio. Per avere un corpo in salute e perfettamente equilibrato nelle sue funzioni dovremmo riuscire a mantenerci aperti a questo flusso vivificante d'energia. Infatti, se il flusso energetico diminuisce, o si blocca, gli organismi perdono la capacità di autorigenerarsi, si determinano sempre più disturbi e disfunzioni, finché il corpo non si deteriora in un vero e proprio processo entropico.
Il ricercatore David Wagner, il fondatore e direttore dell’Advanced Tachyon Technologies, ha studiato e scoperto come tachionizzare del materiale naturale, in modo da creare delle specie di antenne permanenti in grado di catalizzare l’energia tachionica. Questo processo di tachinizzazione può essere applicato a quasi tutti i materiali naturali. A questo punto, se tali scoperte sono reali, le possibilità di rigenerazione potrebbero diventare veramente infinite, tuttavia gli studi sono ancora da portare avanti, perché non è chiaro in che misura questi prodotti tachionizzati interagiscono a lungo andare con l'organismo.
In altre parole possiamo paragonare il tutto a tante scoperte della scienza, che sembrano arrecare dei benefici immediati (vedi per esempio gli OGM) ma di cui non possiamo ancora valutare se questi benefici potranno rimanere tali nel tempo. Infatti non sono ancora stati studiati gli effetti causati da una continua sollecitazione sull'organismo di questi materiali. Chi si occupa di terapie con le energie sottili (per esempio quelle effettuate attraverso il riequilibrio frequenziale) sa benissimo che un'esposizione prolungata con un'energia benefica e intensa può, nel tempo, rivelarsi deleteria. Quindi, a tutt'oggi, non siamo ancora in grado di dire se i prodotti reclamizzati come salutari lo siano veramente o no.
Di tutt'altra natura è invece l'utilizzo della forza gravitazionale come possibile fonte energetica. Purtroppo non ci sono ancora abbastanza studi a disposizione per azzardare delle ipotesi un po' più consistenti.
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giovedì 2 maggio 2002
L'integrità della scienza
La scienza è sempre imperfetta. Ogni volta che risolve un problema, ne crea almeno dieci nuovi. (George Bernard Show)Ci affidiamo con totale sicurezza alle conclusioni dichiarate dalla scienza, solo che, approfondendo le tematiche medico-scientifiche, ben presto non si può fare a meno di notare che molte, troppe dichiarazioni stanno spesso le une all'opposto di altre. Chi ha ragione?
È un bel pasticcio. A voler essere sinceri non si sa proprio più a chi credere, allora, per cercare di valutare con maggiore obiettività ciò che la Scienza, di volta in volta, ci comunica come risultati di ricerche effettuate, non rimane che scoprire chi ha finanziato la ricerca in questione, così da comprendere verso che lato penderà l'ago della bilancia. Per esempio, una grossa ricerca sulla eventuale pericolosità delle radiazioni elettromagnetiche è stata finanziata dalle più grandi aziende produttrici di cellulari. Ovviamente, il risultato della ricerca, nonostante le ormai comprovate corrispondenze fra aumento di casi di cancro e leucemia (le antenne di Radio Vaticana insegnano…), ha invece sostenuto che non è ancora accertata la pericolosità!
Ora, però, sempre meno in sordina, veniamo messi a conoscenza di come le grandi multinazionali manipolino gli enti preposti a salvaguardare la nostra salute, per alimentare la nostra fiducia in quei farmaci messi al nostro "servizio", dalla ricerca scientifica. E, poco alla volta ora, medici e ricercatori seri, finalmente, cominciano loro stessi a denunciare questa situazione. Nel luglio 2001 leggiamo ne "Il Sole 24 ore" che la rivista "Psychotherapy and Psychosomatics" ha pubblicato un editoriale firmato dal direttore Giovanni Fava, professore del dipartimento di Psicologia dell'università di Bologna e dell'università di Buffalo, negli Stati Uniti (leggi sintesi in italiano), dove viene denunciato l'effetto delle esigenze economiche e di profitto sulla salute e sulla politica sanitaria. Siccome le aziende farmaceutiche finanziano la stragrande maggioranza delle ricerche sui propri prodotti, fatte in enti pubblici e privati, i conflitti d'interesse si moltiplicano, ma raramente si riesce a portarli alla luce. Come osserva Fava, certi dati non vengono pubblicati perché i guardiani del "nobile sapere" hanno un interesse finanziario nel marginalizzare progetti di ricerca che minacciano i profitti corporativi. Inoltre, i casi che vengono alla conoscenza del pubblico, di solito sono quelli che vengono rivelati dopo che un certo medicinale viene tolto dal mercato.
Sempre queste statistiche, tenute, come ben si comprende, abbastanza in sordina, hanno pure dimostrato che certe prestigiose organizzazioni mediche (ritenute "non-profit") come quelle che pubblicano il "Journal of the American Medical Association" e il "New England Journal of Medicine" (i giornali di ricerca medica più autorevoli), sono in pratica finanziate dall'industria farmaceutica!
E anche per quanto riguarda l'affidabilità dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, sta man mano venendo a galla che questo ente sembra sempre più orientato al business: ha, infatti, accettato del personale, definito "sostitutivo", che è in realtà un vero e proprio omaggio a certe multinazionali del farmaco. Spetta infatti a questo "personale sostitutivo" stabilire quale sia il livello "accettabile" per quanto riguarda, per esempio, l'ipertensione, criterio stabilito in base a regole che - guarda caso - favoriscono il consumo quotidiano di alcuni prodotti aziendali (per non parlare di quando, nell'ottobre 2001, i media, abbastanza in sordina ci avevano informato che nell'OMS erano stati scoperti degli "infiltrati", ovvero dei ricercatori prezzolati, al servizio delle multinazionali del tabacco, con il preciso compito di divulgare ricerche – si fa per dire – in cui veniva dimostrata la relativa pericolosità del tabacco!!).
Queste ricerche sulla modalità di promozione delle case farmaceutiche documenta poi il rapido aumento di ricette per un farmaco prodotto dalla casa farmaceutica che sponsorizza i viaggi dei medici partecipanti, offerti come evento educativo. L'irrazionale comportamento di medici, che prescrivono medicinali prodotti dalle case farmaceutiche che fanno loro regali, "è l'opposto di quello che i pazienti e la società si aspetta da noi", commenta Wilkes, un medico e ricercatore proposto ad analizzare questa situazione, "quando non c'è più fiducia, il medico perde il suo potere di curare."
Tutti questi comportamenti scandalosi non possono che danneggiare la credibilità dei dati scientifici, dei medici e, non meno da sottovalutare, anche quella dei farmacisti. Le farmacie sono, infatti, diventate le vetrine aperte sul pubblico delle case farmaceutiche. Sappiamo ormai bene che prima di arrivare ad assumere certi prodotti si dovrebbe forse cominciare a cambiare stile di vita – vedi scandalo Lipobay – per cui noi pubblico già siamo a conoscenza della dannosità dei prodotti farmaceutici, che dovrebbero essere assunti solo se non rimane altra alternativa.
Ma che dire di tutta quella serie di prodotti, a dir poco, inutili, che le case farmaceutiche ci propinano attraverso le farmacie: cari e completamente inefficaci, anche se al massimo possiamo dire che, questi prodotti da banco, al limite non ci danneggiano. Pensiamo un po' a tutti i prodotti per dimagrire, per cui viene costantemente ripetuto che non fanno niente, eppure la pubblicità ce li propone con un martellamento indicibile. Come si leggeva in un servizio di Maurizio Tortorella su Panorama (agosto 2001) "Un vero imbroglio legalizzato" afferma Michele Carruba, docente di farmacologia all'università di Milano, presidente dell'Associazione nazionale specialisti in scienza dell'alimentazione, e uno dei massimi esperti in materia.
Inoltre, si legge sempre nello stesso articolo: "Si tratta, tra l'altro, di prodotti molto costosi" osserva Franca Braga, responsabile delle ricerche del Comitato consumatori. "Il vero scandalo è che a venderli siano le farmacie" protesta Braga: "perché i consumatori vengono indotti a credere che si tratti di specialità medicinali, mentre non lo sono affatto".
VEDI ANCHE
- La scienza e il conflitto d'interessi
- Il conflitto d'interessi nella scienza
- The Integrity in Science
- Fava's Articles
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domenica 21 aprile 2002
Il magico e il divino
Articolo del dottor Vincenzo Colaciuri
(vedi pie' pagina)Molti fenomeni occulti del passato non sono più tali perchè di essi è stata fornita una spiegazione scientifica. L'occulto di ieri è il manifesto di oggi e ciò che attualmente definiamo occulto sarà sicuramente il manifesto di domani.
Sotto questo punto di vista la scienza fa parte della ricerca occulta perchè essa studia i fenomeni sconosciuti della natura e tenta di fornirne una spiegazione razionale; la magia tenta di spiegare gli stessi fenomeni ricorrendo ad una spiegazione emotiva. L'occultismo è ricerca della conoscenza in senso lato - come lo era del resto la filosofia al tempo dei greci - sia che essa si riferisca alla studio della realtà fisica, sia che essa si riferisca alla comprensione della realtà psichica e metafisica.Quando la spiegazione dei fenomeni occulti si basa sullo studio e la comprensione delle leggi che regolano la materia e l'energia, parliamo più propriamente di Metodo scientifico per il quale prima si sperimenta e poi si crede.
Se l'approccio si basa sul credere nell'esistenza di forze metafisiche che, come dice il termine, vanno al di là della materia e dell'energia, il Metodo viene definito magico. Per esso prima si crede e poi si sperimenta.
Queste due posizioni appaiono inconciliabili perchè le reciproche premesse di base sono completamente diverse e oltretutto parziali.
La Scienza considera realtà solo la materia e l'energia e, negando l'esistenza di una realtà metafisica che non si può nè toccare nè sperimentare, considera fantastiche, immaginarie e astratte ipotetiche realtà spirituali. Col termine spirituale indichiamo fin da ora tutto ciò che esiste e che non è definibile in termini di materia e di energia. Per la scienza non può esistere Dio, non possono esistere realtà spirituali di alcun tipo, non esiste l'anima e nemmeno un Io nell'essere umano che non sia prodotto dal cervello. Il metodo scientifico si base sull'uso della ragione che può accedere soltanto alle categorie mentali imposte dalla realtà fisica. In sintesi la scienza possiede un formidabile metodo di ricerca per comprendere l'epifenomeno, ma compie il grave errore concettuale di voler ingabbiare la verità ontologica dentro le poche leggi che ha compreso.
La verità ontologica, quella cioè che sussiste al di là di tutto ciò che pensano o non pensano gli uomini, è quella che è, e non può certo essere una disciplina a rinchiuderla e a mutilarla nell'angusto carcere delle sue limitazioni.Per contro la magia considera reale anche ciò che va oltre la materia e l'energia - ammette in altri termini l'esistenza di realtà metafsiche -, possiede una visione meno limitata della realtà che ci circonda, utilizza l'intuizione e i canali del sentire anzichè del pensare. Scarseggia però di metodo nell'interpretazione dei fenomeni e persevera nel considerarli "magici" anche quando si è trovata una spiegazione naturale e scientifica.
La magia possiede un più ampio supporto dottrinale per comprendere i fenomeni della natura, ma compie l'errore formale di voler stabilire essa quale deve essere l'approccio di ricerca.
Il metodo di ricerca magico - che poi è il cosiddetto rituale - è estremamente infido, soggettivo, fuorviante e spesso appesantito da sovrastrutture arcaiche, primitive e superstiziose che si sono affastellate in modo acritico nel corso dei secoli.
La magia deriva da un antico tentativo dell'uomo di spiegare e dominare i fenomeni occulti della natura proiettando su di essi interpretazioni personali emotive ed immaginarie, e ancora oggi commette l'errore di cadere nella spiegazione sbagliata di fenomeni veri.La Religione ammette l'esistenza di una realtà superiore rappresentata dalla divinità o dalle divinità da cui proviene e dipende il mondo fisico. Dio è tutto, arbitro assoluto di tutto.
Nella religione cristiana il nucleo centrale è rappresentato dalla rivelazione per la salvezza del genere umano. Dio è creatore, l'uomo è creatura che partecipa al progetto divino. L'uomo, incapace di salvarsi da solo, viene riscattato attraverso l'incarnazione e la sofferenza di Cristo. Il termine ultimo del cristianesimo è rappresentato dalla resurrezione del corpo. Le religioni orientali si realizzano attraverso il cammino di crescita interiore volto ai fini dell'annullamento del dolore (Nirvana del Buddismo), di salvezza attraverso metodi psicofisici (yoga induistico). Esse si basano sulla reincarnazione vissuta come legge dolorosa e ineluttabile. L'essere umano non partecipa al progetto divino, ma è parte egli stesso del progetto divino e deve scoprire la divinità che è dentro sè fino ad identificarsi con essa. La religione in genere si pone in una via intermedia fra quella scientifica e quella magica. In che senso ? Nel senso che essa ammette l'esistenza di una realtà fisica che discende da una metafisica, ma, facendo distinzione fra le forze del bene e quelle del male, prende le distanze dalla magia.
La religione, pur confermando l'esistenza dei demoni, invita il credente a tenerli lontano e a combatterli, laddove la magia insegna a farseli amici e a utilizzarli per scopi personali.
Inoltre considera la magia come pensiero pericoloso di onnipotenza perchè essenza del potere magico è il dominio e il controllo da parte dell'uomo sulle forze soprannaturali. Condizione questa assai pericolosa perchè inorgoglisce l'uomo e contraddirebbe il principio teologico per il quale le dimensioni spirituali superiori agirebbero su quelle inferiori e non viceversa.
SCIENZA E RELIGIONE
In termini di ricerca non possiamo parlare nè di magia nè di religione, se non ci liberiamo dalle categorie mentali legate alla materia e all'energia e non lasciamo spazio alle nostre capacità di astrazione.
La realtà di cui abbiamo abitualmente esperienza e certezza è quella che cade sotto i sensi e che la scienza definisce oggettiva. In realtà dovrebbe definirla consensuale, perchè essa ci appare non come è nell'essenza, ma come ce la fanno vedere i nostri sensi.
La scienza diventa giocoforza atea e materialista partendo dal principio che può esistere solo ciò che cade sotto i nostri sensi.
La realtà oggettiva è costituita da materia ed energia, termini equivalenti per la fisica, ma dire materia o energia significa essere legati alla dimensione dello spazio e del tempo, occupare un certo spazio fisico, impiegare tempo per andare da un posto all'altro, essere soggetti a tutte le leggi fisiche. E' evidente che nessuna divinità sarebbe tale se fosse sottoposta a tali restrizioni.
Dio non può essere una qualunque forma di energia per quanto sottile e impalpabile perchè nel momento in cui lo fosse sarebbe limitato nello spazio e nel tempo e non sarebbe più Dio. Si eviti pertanto di cadere in un pressapochismo antropomorfo che porta a concepire Dio come una qualunque forma di energia o prana o peggio come una sorta di immenso organismo universale di cui noi saremmo cellule.
La religione occidentale diventa privilegio di pochi introducendo il concetto di Fede, un dono che viene dall'alto e che consentirebbe la comprensione della realtà metafisica soltanto agli eletti.
E se uno non ha il dono della fede? Dobbiamo rispondere con le parole di Cristo che a tal proposito disse che ci sono persone che desiderano vedere e udire e non possono; altre che non vogliono vedere e udire e invece vedono e odono; che questa è la volontà del Padre che sta nei cieli.
Concetto di rivelazione, verità di ordine superiore che procede direttamente dall'alto verso il basso.
Ma anche nella visione religiosa orientale le difficoltà non mancano. L'illuminazione, processo per il quale la conquista della verità procede dal basso verso l'alto, per progressiva consapevolezza, è una prerogativa riservata a pochi. Budda, dopo anni di interrogativi e meditazioni giunse alla illuminazione. Ma quanti sono arrivati al suo grado di comprensione della verità? Ma poi la verità conosciuta da Cristo, corrisponde a quella conosciuta da Budda?
E che dire della verità conosciuta dai maestri di esoterismo che non avevano pretese carismatiche di insegnamento religioso, ma solo di pura conoscenza? Eosterismo, occultismo, scienza, religione, filosofia, magia, parapsicologia parlano lingue diverse dentro un'immensa torre di Babele dove tutte le discipline contengono elementi di verità, ma anche e soprattutto di errore.
Di fronte a questa situazione diventa lodevole il tentativo di superare tutte le barriere e contraddizioni poste dalle varie discipline enumerate, ma inevitabile l'errore di cadere in un sincretismo oltremodo pericoloso che mette insieme - in modo acritico e fideistico - principi concettualmente in contrasto provenienti da tutto il pianeta e da tutte le culture.
Se dovessimo seguire il pensiero di Albert Einstein dovremmo fare piazza pulita di tutti i concetti precedenti e ricostruire tutto d'accapo.
Ma da dove iniziare? Sicuramente dall'uomo, perchè il più grande scandalo dei nostri tempi è quello di aver voluto conoscere tutto del mondo esterno, dall'atomo all'elettronica, dalla chimica ai voli spaziali, dall'informatica alla bioingegneria genetica, dimenticando che prima di tutto va studiato l'uomo, lo strumento che indaga e osserva il mondo circostante e che tramite l'autocoscienza può indagare anche su se stesso. E' come se si fosse indagato sul microcosmo batterico senza sapere come funziona il microscopio e soprattutto ignorando quali errori sistemici di osservazione produce. Un professore di biologia sosteneva che i cromosomi umani sono 48 (anzichè 46) perchè col suo metodo di osservazione al microscopio elettronico ne frantumava due. Questa era la sua verità e nessuno poteva contestargliela, anzi si sentiva un genio perchè riteneva di aver scoperto una grande verità scientifica.
LA REALTA' DELL'IO
Fortunatamente la comprensione dell'Io, del cervello umano e del suo funzionamento procede di pari passo col progresso delle altre discipline scientifiche. L'organizzazione mondiale della sanità ha proclamato gli anni 90 il decennio delle neuroscienze; dobbiamo pertanto aspettarci, in questo campo, notevoli scoperte sul funzionamento del sistema nervoso umano e sulla maggiore comprensione della coscienza, meccanismo "magico" per il quale la macchina uomo ha consapevolezza di sè, dei propri pensieri, dei propri sentimenti, della propria condizione umana di essere vivente con la limitazione non tanto di essere mortale quanto di essere improvvisamente mortale.
Per entrare nel mondo della comprensione della realtà fisica e metafisica dobbiamo necessariamente partire dall'essere umano, strumento di osservazione di sè stesso e della realtà che lo circonda. Questo metodo è induttivo e limitato, consente però di introdurre elementi di chiarezza e di evitare gli errori di interpretazione dovuti al cattivo funzionamento della macchina.
Il riferimento ai disturbi psicologici e psichiatrici è abbastanza immediato e intuitivo.
Ma andiamo per gradi. La scienza ho sostenuto fino ad oggi, in modo ostinato e ottuso, che l'unica realtà esistente è quella materiale ed energetica e che pertanto l'Io è un prodotto della macchina sistema nervoso allo stesso modo con cui un'onda elettromagnetica è generata dai circuiti elettronici di una stazione radio. Questa asserzione non regge più perchè quando entriamo nella dimensione psichica ci troviamo di fronte ad una realtà che, pur non essendo energetica, esiste e rappresenta per ciascuno una certezza: il proprio Io.Cerchiamo, come nel caso del concetto di Dio, di non cadere nel tranello che vorrebbe l'Io una forma seppur sottile di energia ancora sconosciuta oppure una sommatoria di pure astrazioni la cui combinazione determinerebbe l'individualità delle singole coscienze.
L'Io per sua struttura e definizione si sottrae a qualsiasi definizione materiale oppure energetica il che vuol dire, in termini pratici, che ad esso non si può applicare alcuna unità di misura fino ad oggi esperita dalla scienza.
Non ha senso dire che l'Io occupa un volume, ad esempio un litro; che è localizzabile in un punto preciso dello spazio, ad esempio sul naso o sopra la testa; che ha un colore come ad esempio il rosso; una velocità di propagazione nello spazio, ad esempio 300 Km orari; una posizione, capovolto; una forma, cilindrico; un peso, 100 grammi; e via dicendo per tutte le unità di misura che si applicano alla materia e all'energia.
Nè il dolore di ieri si aggiunge al dolore di oggi dal momento che le sensazioni interne non possono sommarsi quantitativamente come avviene per gli stimoli esterni.
Dell'Io possiamo dire che:
1) Esiste
2) L'unico parametro che lo definisce è il tempo in quanto ha una continuità nel divenire: c'era un secondo prima, c'è adesso, ci sarà un secondo dopo...presumibilmente.
Se ci sarà dopo la morte del corpo fisico non siamo in grado di dimostrarlo scientificamente e nell'ipotesi che esso sopravvivesse potremmo chiamarlo anima in accordo con quanto sostiene la religione.
3) E' dotato di coscienza e di autocoscienza in quanto è consapevole dell'esistenza degli altri esseri umani, del mondo e di se stesso.
4) L'Io non è il corpo, ma si serve del corpo.
L'Io ha consapevolezza di altre cose, di avere un corpo, pensieri, sentimenti. E poniamo l'accento su questo ausiliare "avere" che implica un soggetto e un complemento oggetto.
Quando l'essere umano riflette su se stesso cosa dice: io sono un corpo oppure io ho un corpo?
Risponde a se stesso: Io ho un corpo. Di conseguenza qualunque "cosa" sia, non si identifica col corpo.
5) L'Io non è il sentimento, ma si serve dei sentimenti.
Quando l'essere umano riflette sui sentimenti non dice: io sono un sentimento, ma afferma: Io ho un sentimento. Di conseguenza il suo Io non si identifica coi sentimenti.
6) L'Io non è il pensiero, ma si serve del pensiero.
Riflettendo alla stesso modo su noi stessi non diciamo: Io sono un pensiero, ma: Io ho un pensiero. Qualunque cosa sia L'Io non si identifica coi pensieri.
7) L'Io è unitario.
Anche se il corpo cambia con l'età, anche se nel tempo possono cambiare idee e sentimenti, l'Io mantiene la sua unicità.
E questa caratteristica di unicità fa dire a J.Eccles, Premio Nobel per la neurofisiologia :"Poichè le soluzioni materialistiche non riescono a spiegare la nostra unicità come soggetti dell'esperienza, sono costretto ad attribuire l'unicità dell'Io o anima a una creazione spirituale soprannaturale ".
Se l'Io esiste e la sua realtà non è materiale nè energetica, è necessariamente metafisico, al di là della materia e dell'energia, fuori dello spazio e del tempo. Possiamo dire spirituale se con questo intendiamo significare non materiale e non energetico.
Se l'Io appartiene alla dimensione spirituale, possiamo finalmente ammettere che può esistere in sè e per sè una realtà metafisica dove possiamo ipotizzare l'esistenza di entità magiche e religiose.
Partendo dall'uomo e dal suo Io spirituale entriamo nella dimensione magica e divina. Il passaggio è obbligato e non vi è altra via. L'essere umano, costituito nella sua essenza da una parte corporea e una spirituale, ha per così dire un piede nella fisica e uno nella metafisica. Il punto di contatto fra le due realtà è rappresentato dall'Io.
Si tratta allora di vedere con quali strumenti l'Io può accedere al metafisico.
Il sistema nervoso
Strumento materiale dell'Io - o interfaccia come si dice oggi in termini di informatica - è il sistema nervoso centrale che serve come substrato chimico-fisico a tutte le operazioni ordinarie e straordinarie dell'Io.
Nell'encefalo ci sono diverse aree o centri nervosi attravero i quali L'Io riceve informazioni dal mondo esterno (organi di input) e manda informazioni al mondo esterno (organi di output). La stessa coscienza presuppone l'esistenza di un centro nervoso affinchè possa manifestarsi come tale.
L'emisfero sinistro è sinonimo di pensiero, razionalità, calcolo, logica, movimento, linguaggio; il destro rappresenta il sentimento, l'intuizione, l'immaginazione, l'arte.
Se la macchina non funziona bene i pensieri, i sentimenti, il movimento, le sensazioni, la coscienza ed altri qualia psichici subiscono alterazioni. E queste alterazioni devono essere conosciute se non si vogliono prendere grossi abbagli. Lo strumento di osservazione deve essere sano, normale, non alterato.
Nei malati si possono avere identificazioni dell 'Io col corpo, percezione di un Io molteplice (le cosiddette personalità multiple), l'identificazione con altre personalità oppure dispercezioni sensoriali che vanno dalle illusioni alle allucinazioni vere e proprie.
Attenzione quindi a procedere dentro la dimensione dell'Io perchè se lo strumento che indaga non funziona bene o si altera per squilibri emotivi, esaltazione, suggestione, noi creiamo realtà virtuali e non accediamo ad alcun grado di vera conoscenza. Per il cervello è vero ciò che esso ritiene vero. E poichè l'Io si serve del cervello, per esso è reale non ciò che è vero, ma ciò che il cervello ritiene vero.Se un soggetto emotivo introietta la figura di un qualsiasi taumaturgo, terapeuta, pranoterapista, divinità, entità vera o presunta e se ha fede o fiducia, si scatena inconsciamente un processo endogeno che attiva meccanismi nervosi che possono produrre guarigioni, stati alterati di coscienza, suggestioni, stati ipnotici, esperienze mistiche. Se tali eventi accadono non vanno messi in relazione a entità sprituali angeliche o demoniache o a Dio. Casomai l'intervento di Dio è avvenuto creando l'uomo con caratteristiche tali da rendere possibili questi meccanismi.
IL DUALISMO
Assicuratici che lo strumento di osservazione funziona bene e che non abbiamo noi creato i presupposti affinchè si alteri, per comprendere la realtà metafisica dobbiamo necessariamente sbarazzarci di tutte le categorie mentali con le quali siamo abituati ad interpretare la realtà fisica. Concetti come alto e basso, dentro e fuori, positivo e negativo, dritto e capovolto, bianco e nero, maschio e femmina - in sintesi tutti i termini dualistici con cui siamo abituati a vedere e interpretare il mondo - non solo non servono a capire il trascendente, ma sono addirittura fuorvianti e ci allontanano da esso
Ancora oggi si fanno discussioni inutili - come ai tempi in cui alla Sorbona si discuteva del sesso degli angeli - per stabilire se la divinità è fuori dall'uomo (trascendenza secondo il pensiero occidentale) o dentro l'uomo (immanenza, visione orientale).
Come l'Io non può essere nè dentro nè fuori, cosi' Dio non può essere nè dentro nè fuori l'universo perchè - come già detto - nel mondo spirituale non ha senso la collocazione spaziale. Dio, in modo più chiaro ed esplicito, non può essere nè in alto nè in basso, nè dritto nè capovolto, nè circolare nè cubico, nè maschio nè femmina. E così qualunque entità che appartiene al mondo spirituale.
E' la visione antropomorfa che ci fa immaginare Dio padre, la fata femmina, il diavolo maschio, lo gnomo piccolo.Se l'essere umano è ad immagine e somiglianza divina, lo è per le qualità dell'Io che non è sottoposto ad alcuna restrizione di categorie antitetiche. Se l'uomo possiede la scintilla divina questa è rappresentata dall' Io, unico punto di contatto fra la dimensione fisica e quella metafisica.
Con tutti i limiti impliciti nell'analogia ci possiamo servire di un esempio preso dalla geometria degli iperspazi.
a) Dato un punto, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Congiungendo due punti abbiamo la retta (Prima dimensione).
b) Data una retta, esiste sicuramente un punto fuori di essa. Congiungendo il punto con la retta possiamo definire il piano (Seconda dimensione).
c) Dato un piano, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Congiungendo il punto con il piano possiamo definire il volume (Terza dimensione).
d) Dato un volume, esiste sicuramente un punto fuori di esso. Collegando questo punto con il volume possiamo definire la quarta dimensione.
e) E così di seguito per n dimensioni.L'essere umano, che col corpo appartiene alla terza dimensione, ha con l'Io, che si trova fuori del volume, il punto di contatto con la dimensione di ordine immediatamente superiore. E qui si ferma il nostro ragionamento e la nostra immaginazione, quanto basta però per intravvedere dopo può avvenire il salto dimensionale.
L'Io ha dunque la capacità potenziale di entrare nel mondo metafisico valendosi fino ad un certo punto della mente che può formulare concetti razionali ed astratti come quello appena menzionato, e fino ad un certo punto del cuore che può sentire attraverso il sentimento, l'intuizione, l'emozione.
L'antinomia fra mente e cuore va risolta attraverso un salto qualitativo di natura olistica che supera questi due strumenti messi a disposizione dell'Io, per giungere ad un livello superiore di comprensione ottenibile attraverso un meccanismo più complesso e integrato rappresentato dalla coscienza.
Tramite questa ulteriore modalità di apprendimento dell'Io sono possibili esperienze più complesse quali l'illuminazione e la rivelazione laddove la prima rappresenta un percorso di conoscenza dal basso verso l'alto, e la seconda dall'alto verso il basso. Ricordandoci che alto e basso rappresentano modalità di comunicazione didattica e non costituiscono reali categorie di significato concreto.
LE FORZE ETERICHE
Se nella realtà fisica riscontriamo energie, in quella spirituale dobbiamo parlare di forze. Tali forze producono energie, ma non sono energie. Questo concetto è sempre stato messo in evidenza dalla filosofia e solo recentemente è stato supposto dalla neurofisiologia. L'Io infatti agisce sulle aree cerebrali non attraverso una emissione energetica, ma mediante una forza che influisce sull'equilibrio chimico metastabile di microstrutture neuronali rappresentate dalle vescicole presinaptiche.
Pertanto, finchè ci riferiamo alla realtà fisica dobbiamo necessariamente fare riferimento all'energia, ma se ci riferiamo alla dimensione dell'Io dobbiamo ricorrere al concetto di forza: forza del pensiero, forza d'animo, forza di volontà.
Così nel mondo magico esistono forze magiche e in quello divino forze divine.
- La forza dell'Io agisce abitualmente sulla materia e sull'energia tramite il sistema nervoso, dispositivo che consente di trasformare l'astratto in concreto (idea di muovere un muscolo e conseguente movimento) e il concreto in astratto (vibrazione energetica acustica che viene trasformata in sensazione sonora).
- La forza dell'Io umano può agire direttamente sulla materia e sulla energia - forse anche senza la mediazione del cervello - nei rari casi in cui soggetti predisposti producono fenomeni paranormali. Ricordiamo che per definizione la parapsicologia comprende soltanto quei fenomeni che sono prodotti da forze provenienti dall'uomo: fenomeni ESP di percezione extrasensoriale come la telepatia e la chiaroveggenza oppure fenomeni PK come la telecinesi o la levitazione. In questi casi non è necessario supporre l'esistenza di entità estranee responsabili dei fenomeni in questione.- Le forze spirituali eteriche del mondo metafisico possono agire attraverso il veicolo umano, il medium, nei casi di trance medianica o di incorporazione, oppure direttamente sulla realtà fisica producendo effetti magici oppure miracolistici.
Ecco allora che si delinea dove possono collocarsi magia e religione in relazione all'uomo inteso come operatore o come strumento di osservazione. Per magia s'intende l'utilizzo di forze spirituali più o meno evolute, che vanno dagli spiriti di natura fino alle creature angeliche o demoniache, la cui volontà viene soggiogata dall'uomo ai fini di ottenere risultati concreti e tangibili sul piano fisico, risultati che egli con la sola forza del suo Io non riuscirebbe ad ottenere.
Per religione s'intende l'invocazione di forze spirituali divine (Dio o gerarchie di entità spirituali a lui sottoposte) di cui si chiede l'intercessione, l'aiuto, l'intervento.
La magia è una forma di intervento imposto.
La religione è un intervento richiesto.La magia rappresenta una forma di potere basata sulla volontà di potenza dell'uomo che vuole dominare anche la dimensione metafisica mediante l'Evocazione.
La religione è una forma di conoscenza che si basa sull'umiltà dell'uomo che chiede aiuto e supporto alla dimensione metafisica tramite la Preghiera. La magia non rispetta il libero arbitrio delle entità invocate.
La religione si fonda sul rispetto della volontà delle entità a cui ci si rivolge.
Dal punto di vista etico si evidenzia la supremazia della religione rispetto alla magia perchè, anche restando a livello puramente umano, le coscienze più evolute capiscono da sè che ad altre coscienze le richieste vanno proposte e non imposte. Giungere alla conclusione che attraverso lo studio della realtà spirituale dell'Io si può giungere a postulare l'esistenza di una realtà metafisica, non vuol certo dire che questa sia popolata di entità ben definite con caratteristiche di individualità e in diversa evoluzione. E' presumibile che essa lo sia, così come possiamo pensare che esistano altri esseri intelligenti su altri pianeti dell'universo senza averne ancora la dimostrazione.
Credere che qualcosa esista non vuol dire che questo qualcosa esista realmente.
L'impostazione giusta del problema non consiste nel porsi la domanda "credo" in Dio, oppure negli extraterrestri, oppure negli angeli, nei demoni, nelle fate, ma "ho esperienza" di Dio, degli angeli, del demonio, delle fate.Per chi non ha avuto esperienze metafisiche personali il problema si riconduce soltanto alla fede o alla fiducia sulle asserzioni di altri esseri umani che hanno dichiarato di essere inviati di Dio (profeti, illuminati) oppure anime particolarmente avanzate sul piano della coscienza (esoterici, occultisti, cabalisti, maghi, ecc..).Troppo pericoloso basarsi sulle testimonianze altrui per dirimere questioni così complicate e delicate.
Esistono testi religiosi e testi magici che risalgono nella notte dei tempi e che rispecchiano tutte le mentalità e le culture dei popoli antichi e moderni, nei quali le entità spirituali rispecchiano individualità e caratteristiche antropomorfe.
La religione cristiana ci parla di Dio, di Lucifero ribellatosi a Dio e diventato Satana, di gerarchie celesti e infernali, di anime di defunti, di Santi, di Cristo, della Madonna, tutte entità ben definite e, secondo la Chiesa cattolica, realmenti esistenti.
Non accetta però la dimensione magica delle silfi, degli gnomi, delle fate, dei folletti, dei Deva considerati frutto di credenze superstiziose. Qui sembra che la religione rivelata ponga una grande limitazione a Dio, quella di non poter creare le entità del cosiddetto mondo magico. Se la Chiesa sostiene che Dio è il creatore di tutto e che non si può ammettere la sua esistenza senza ammettere quella di Satana, perchè ha difficoltà a sostenere l'esistenza di altri esseri spirituali di categoria inferiore?Inoltre la religione cristiana sostiene che la magia non si può praticare perchè in ogni caso susciterebbe l'intervento di forze negative demoniache e perchè tramite essa l'uomo cercherebbe di sostituirsi a Dio cercando di ottenere anche il dominio sul mondo metafisico.
Se l'uomo è stato dotato di libero arbitrio, sua deve essere la scelta del bene e del male. Come gli è stato dato il potere di manipolare la materia e l'energia - a patto che ne faccia buon uso - perchè allo stesso modo non può esercitare il potere sulle forze metafisiche purchè ne faccia buon uso ?Nel caso della magia l'uso basato su principi etici dovrebbe portare a:
- Rispettare il libero arbitrio delle forze spirituali.
- Non utilizzare forze magiche "negative".
- Non utilizzare tali forze per procurare danni a terzi.
In termini moderni tutto ciò dovrebbe costituire un aggiornamento e una revisione dei concetti generali della magia, non per imposizioni esterne, ma per progressivo sviluppo della coscienza umana.
LA COSCIENZA
Di fatto l'evoluzione dell'uomo sta progressivamente portando ad un maggiore sviluppo non solo della coscienza in senso lato, ma anche della coscienza morale e più in generale dell'etica universale.
Questo concetto di evoluzione della coscienza etica si è evidenziato anche nei confronti della religione.
La divinità antica veniva interpretata come collerica, vendicativa e assetata di sangue non solo animale, ma anche umano. Si pensi ai sacrifici cruenti del passato e si pensi come il tributo dovuto alla divinità prevedeva spesso sofferenza e dolore da parte dell'officiante.
La divinità concepita in modo più consono ai tempi nostri è un Dio di amore che invece della sofferenza desidera la gioia della creatura, invece che con la punizione risponde con la misericordia, invece del sacrificio cruento gradisce l'offerta umile e gentile, invece della guerra vuole la pace.
Non è cambiato Dio nel corso dei millenni, è cambiato il modo di concepirlo da parte degli uomini. E' cambiata la morale, l'etica e pertanto il modo di rapportarsi a Dio.
Tutto ciò è avvenuto grazie alla crescita interiore dell'essere umano e alla espansione della sua coscienza.
Il superamento di vecchi concetti come lo schiavismo, il razzismo, l'uccisione dei propri simili e degli animali; e l'introduzione di nuovi come il rispetto dell'ambiente e soprattutto il riconoscimento del diritto di uguaglianza per tutti e il senso di fratellanza, sono tutte cose che la persona evoluta sui piani della coscienza sente spontaneamente dentro di sè senza bisogno che ci sia un Dio che glielo dica o glielo imponga, come invece succedeva ai tempi di Mosè.
E' vero, buona parte del pianeta è ancora poco evoluta in questo senso, ma è indubbio che sono sempre più le persone animate dalla consapevolezza che nell'essere umano vi è un Io trascendentale e forse trascendente che diventa sempre più consapevole di se stesso e della realtà in cui è immerso, sia essa fisica oppure metafisica. La storia del pianeta Terra e dei suoi abitanti ci dimostra che siamo in costante evoluzione e che nel corso dei tempi sono avvenuti notevoli salti qualitativi per molti aspetti ancora inspiegabili e occulti nella loro genesi.
Ai primordi l'energia, poi la materia costituita dagli elementi. Successivamente dalla materia inorganica siamo passati a quella organica basata sulla chimica del carbonio.
E la materia organica è diventata vivente.
E la materia organica vivente è diventata intelligente.
E infine la materia organica vivente intelligente è diventata cosciente. Non c'è dubbio che la tappa evolutiva che stiamo percorrendo è quella della coscienza o della consapevolezza di sè e che in questa direzione devono essere convogliati tutti gli sforzi perché l'intelligenza senza coscienza è destinata all'autodistruzione.Alle soglie del terzo millennio si va consolidando una nuova coscienza che tende all'acquisizione di nuovi concetti e nuove interpretazioni del magico e del divino. Occorre abbattere progressivamente, e non senza sforzo ed errori, tutte le dicotomie che separano; rivedere in chiave critica illuministica tutti i concetti che provengono dalla religione istituzionalizzata e dalla magia tradizionale; evitare di cadere in un pericoloso sincretismo; eliminare tutto ciò che nel tempo si è consolidato come dogma, tabù, superstizione, fantasia, patologia.
Il lavoro non è affatto facile perchè oltre alla buona volontà, oltre al desiderio di essere migliori nei confronti di sè e degli altri, occorre una buona dose di cultura storica, umanistica, etnologica, psicologica, teologica e scientifica in genere.
LA MAGIA
Col termine magia non intendiamo qualcosa di sorprendente,fiabesco, fantastico, ma una vera e propria disciplina nata fin dagli albori dell'umanità nel tentativo di trovare una spiegazione ai fenomeni occulti della natura.
Essa si basa sul piano teorico su una specifica dottrina che prevede l'esistenza e l'utilizzo di forze spirituali per il conseguimento di obiettivi umani, e in pratica su una serie di procedure o rituali non meno complessi e meticolosi di quanto non siano le condizioni sperimentali previste dalla scienza.
Mentre nel campo scientifico si utilizzano energie, nella magia si ricorre alla forze provenienti da entità spirituali più o meno evolute. E' bene precisare che le entità evocate non sono le anime appartenenti ai defunti perchè la competenza di questo settore apparterrebbe alla disciplina nota come Spiritismo.
Non si tratta di intelligenze extraterrestri perchè di esse si occupa l'ufologia, disciplina più attinente all'universo fisico.
Le forze utilizzate non provengono da esseri umani perchè di queste si occupa la parapsicologia intesa nella giusta accezione del termine. Secondo le scuole esoteriche e la stessa corrente di pensiero della magia, le forze implicate nei fenomeni magici sono da attribuire a entità metafisiche che in ordine evolutivo dal basso verso l'alto sono rappresentate da: spiriti elementali o di natura del fuoco (Salamandre), dell'aria (Silfi), dell'acqua (Ondine), della terra (Gnomi, Fate), Deva, Spiriti planetari, Angeli, Demoni. Il rituale magico ha lo scopo di soggiogare queste entità e di indurle ad eseguire gli ordini ricevuti senza la possibilità di ribellarsi o di rifiutarsi. Una volta messo in atto il rituale magico si produce immancabilmente il compimento, come dire che una volta innescato il meccanismo non è più possibile arrestarlo.
Per questo tutti gli esperti di magia sono d'accordo nel sostenere che il magista deve essere assolutamente consapevole di quello che fa e che i pericoli possono essere di due tipi: non controllo delle entità evocate, possibilità che le energie scatenate dalle forze magiche effettuino un compimento non voluto che può ritorcersi sull'operatore. Nell'apprendimento della magia pratica le prime cose che vengono insegnate agli apprendisti sono le misure precauzionali di difesa rappresentate fondamentalmente dal cerchio magico dentro il quale opera il magista e dai pantacli.
Tutte le figure magiche si riducono a due pantacli essenziali: Il Sigillo di Salomone o esagramma o stella a sei punte, segno del macrocosmo, e il Geburah o pentagramma o stella a cinque punte simbolo del microcosmo. In senso occulto i pantacli rappresentano l'analogia delle verità e riflettono la luce astrale.
In senso moderno si possono definire come forme di concentrazione equivalenti ai Mandala dell'Induismo.
I pantacli di piombo proteggono l'operatore durante gli esperimenti. Il magista deve portare almeno due pantacli di piombo durante le cerimonie: il pettorale che protegge il plesso solare (pentagramma iscritto nel cerchio) e il dorsale che conferma questa protezione (esagramma iscritto nel cerchio). L'operatore o magista o mago prima di poter operare deve attraversare un lungo percorso di crescita e di maturazione spirituale che prevede essenzialmente due fasi: il solve, cioè lo sciogliere e il liberarsi di tutte le impurità interne rappresentate da schemi, preconcetti, tabù, imperfezioni, immaturità psicologiche ed emotive; e il coagula, la capacità di poter indirizzare e concentrare le forze magiche e di poterle piegare ai suoi voleri per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Nella fase della scelta dell'obiettivo si presume che il magista abbia raggiunto un livello tale di consapevolezza da sapere esattamente quello che fa e da non usare tali forze in senso negativo.In realtà se egli raggiunge tale potere nulla gli impedisce di utilizzarlo anche in senso negativo.
Sotto questo profilo alcuni aspetti della magia appaiono equivoci: se da un lato si fa riferimento al magista come ad una persona altamente realizzata e cosciente a cui viene concesso il potere di asservire alla sua volontà perfino le entità angeliche (che dovrebbero essere soltanto al servizio della divinità) dall'altra la magia prevede tre forme per così dire di indirizzo: la magia bianca volta fondamentalmente al bene, la magia rossa per gli incantesimi e le malie d'amore, la magia nera volta ad arrecare danno a terzi. E' in pratica un pò difficile risolvere la contraddizione per la quale viene conferito il potere se il magista possiede requisiti morali e spirituali di ordine superiore e che questo gli resti conferito anche se poi ne fa cattivo uso.Nella sostanza il rituale rappresenta una procedura pratica per la quale si ottiene in ogni caso il compimento.
Ciò vale sia per il rito magico che per quello religioso, al punto che secondo gli studiosi di esoterismo i rituali della religione deriverebbero, seppur modificati, da quelli della magia.Le analogie sono notevoli:
- Chi celebra il rituale non è una persona qualsiasi, ma qualcuno investito di un potere: il mago da una parte, il ministro di culto dall'altra.
- Nella fase di apertura del cerimoniale è prevista in entrambi i casi la preghiera alla divinità.
- Durante lo svolgimento del rito è prevista la reale presenza dell'entità evocata: transustanziazione nel caso della messa cattolica, apparizione o manifestazione dello spirito nel caso della magia.
- L'efficacia reale sugli uomini degli effetti prodotti dal rito: sacramenti in campo religioso (Battesimo, Confermazione, Eucarestia, Conversione, Unzione, Ordinazione, Matrimonio); reali vantaggi in campo magico.
- La celebrazione del rito è intessuta di segni e simboli, di parole e azioni, di canto e musica, di immagini, di incensi e profumi in entrambi i casi.
- In entrambi i casi vi sono tempi particolari, giorni e ore particolari. Nel caso del cattolicesimo, per esempio, il tempo liturgico della Pasqua e del Natale e nel caso della magia i solstizi, gli equinozi, la mezzanotte magica.
- Luoghi di celebrazione particolari come la chiesa nel caso della religione, il tempio nel caso della magia.
- Per non parlare degli arredi facenti parte del cerimoniale, dei paramenti, degli oggetti simbolici come il calice, il candeliere, il bruciaprofumi, l'altare.Si può concludere che se negli aspetti esteriori i rituali appaiono simili, nell'aspetto sostanziale ciò che li distingue è nel caso della liturgia il carattere sacro, nel caso della magia il carattere profano.
E per sacro intendiamo solo e soltanto ciò che fa parte del culto della divinità.
STORIA DELLA MAGIA
La Tavola di Smeraldo è il documento più antico attribuito ad Ermete Trimegisto (Tre volte grande), iniziatore dei rituali mediterranei. Essa dice: "E' vero, è vero senza errore, è certo e verissimo. Ciò che è in alto e come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto,per fare il miracolo della Cosa Unica ".
L'inizio della Tavola attesta il Principio Primo della scienza magica, dal quale tutto il resto discende a guisa di successivi corollari.
Questo Principo Primo, sbarazzandosi di tutti i dualismi, consiste nel concepire in modo particolare Dio, l'universo, l'uomo e le loro reciproche relazioni.
Per la magia la Cosa Unica, cioè l'universo e tutto ciò che esso contiene, è Dio. L'universo è il macrocosmo, l'uomo è il microcosmo.
Si concepisce in questo modo una forma di unicità dell'Essere, ricomponendo la triade Dio-Universo-Uomo.
La magia si prefigge di giungere alla consapevolezza totale di questo Essere Unico sino a recepirne tutti gli aspetti diversi e imparare a dominarli.
Per la magia tutte le cose sono aspetti di una sola cosa.Secondo Cornelio Agrippa, occultista rinascimentale, con la magia l'uomo si eleva al di sopra degli angeli, sino a giungere a Dio, con il quale diventa cooperatore e tutto gli è possibile. L'universo è percorso da forze misteriose che lo condizionano nella sua interezza. Queste forze sono sette: i pianeti del macrocosmo e i centri sottili nell'uomo nel microcosmo.
Il mago deve imparare ad avvertirne il flusso, a dominarle e a sfruttarle a proprio vantaggio se saprà entrare in comunicazione con esse e deviarne il corso nella direzione voluta. In pratica si deve servire di simbologie, riti, invocazioni, cerimonie.
Le forze non sono considerate nè benefiche nè malefiche in se stesse, ma piuttosto con polarità positive o negative che devono essere sfruttate secondo le circostanze.
Le leggi di queste forze universali non sono quelle fisiche, ma più profonde e condizionanti.
Per indurre le forze metafisiche ad agire in un certo modo, il mago deve operare rispettando regole ben precise che stabiliscono il tempo, la modalità e la successione degli atti.
Il rito esalta il potere che si raccoglie in lui e fuori di lui per dirigerlo secondo la sua volontà.
Nelle cerimonie più importanti le forze magiche vengono evocate in forma di spiriti o demoni per dare loro ordini e imporre compiti. Questo tipo di magia è antichissimo ed estremamente pericoloso. Le cerimonie servono a ricevere da Dio il potere per controllare le personificazioni delle forze occulte. Il loro significato è essenzialmente simbolico.Questi riti antichissimi venivano celebrati in Caldea, in Mesopotania, in Egitto.
Queste pratiche erano diffuse anche fra i greci e i latini.
In tempi più recenti si diffusero in Europa i rituali ebraici portati dal popolo di Israele dopo la diaspora.
Riti magici erano praticati nel medioevo, nel rinascimento e fino all'illuminismo nel XIX secolo.
I rituali tradizionali sono attribuiti a Re Salomone. La Clavicola di Salomone è il più celebre e più temuto fra i testi di magia rituale. L'inquisizione del 1559 lo proibì come opera pericolosa.
Nel I secolo dopo Cristo lo storico Giuseppe Flavio fa riferimento ad un libro di incantesimi per evocare spiriti maligni che veniva attribuito a Re Salomone.
Il mago Elazar l'Ebreo con l'aiuto della "Clavicola" e dell'"anello" di Salomone esorcizzò i demoni in presenza dell'imperatore Vespasiano.Lo storico greco Michele Psello verso il 1100 dopo Cristo parla di un simile trattato sui demoni attribuito a Re Salomone. Gli occultisti occidentali sostengono che il contenuto diabolico è un'aggiunta posteriore perchè nell'opera originale si manifesta il puro spirito dell'alta magia operante attraverso la forza divina.
Un'altra versione della "Clavicola" contiene una prefazione molto antica, forse di origine bizantina, nella quale si racconta che la Chiave doveva essere sepolta con Salomone nella sua tomba; venne invece portata a Babilonia e quindi diffusa in quel paese.
La Chiave potrebbe derivare da un corpo di tradizione magiche che si rifà ai rituali praticati nell'antico Egitto ed attribuiti ad Ermete Trimegisto.Altri due documenti sono attribuiti al re biblico: il Lemegeton,o Piccola Chiave, anteriore al 1500, che tratta dell'evocazione e dei poteri dei singoli spiriti; e il Testamento di Salomone nel quale si racconta come egli entrò in contatto con i geni, come riuscì ad ottenere la loro obbedienza e quale fù la sua caduta.
Secondo la Bibbia Salomone cedette alla tentazione di evocare i demoni e cadde in peccato.Il quarto libro del "De occulta philosophia", attribuito a Cornelio Agrippa, costituisce una specie di riepilogo generale di tutte le operazioni magiche necessarie per evocare gli spiriti.Il Grand Grimoire è considerato il più autorevole per quello che concerne i patti col Diavolo. E' attribuito ad Antonio del Rabbino, veneziano, che - a suo dire - avrebbe elaborato il testo su scritti autografi di Salomone. Nella prima parte è spiegato nei dettagli il rito di evocazione di Lucifuge Rofocale, luogotenente di Satana. Nella seconda tratta dei patti da stringere con i vari demoni promettendo l'anima in cambio di vari servigi. I patti, pieni di doppi sensi e scappatoie, consentono di beffare il Diavolo quando questi si presenta a richiedere il prezzo convenuto.Il Grimorium Verum ci è pervenuto in una traduzione francese, la più antica, stampata a Roma nel 1517. Il libro appartiene a quella che viene definita Magia Nera, in quanto insegna al lettore come evocare e controllare entità soprannaturali esplicitamente identificate come demoni. Il libro fornisce le istruzioni necessarie per la preparazione e consacrazione del mago; spiega come fabbricare gli strumenti; descrive le cerimonie di evocazione; fornisce descrizione degli spiriti stessi precisando i loro nomi, sigilli e poteri; riporta incantesimi e operazioni necessarie per assicurarsi l'aiuto degli spiriti elementali.Il Libro di Papa Onorio risale alla seconda metà del 1500, pubblicato a Roma nel 1629. Si è acquistato la fama del più diabolico di tutti, risente di forti influssi cristiani, ed è considerato blasfemo dalle autorità ecclesiastiche.
La struttura stessa risuona offensiva per i cattolici perchè, secondo l'intestazione, si trattarebbe di una bolla papale di Onofrio III (1216-1227) che estendeva a tutti la facoltà di evocare e comandare diavoli.
Nell'alta magia tradizionale - come del resto nell'Antico Testamento - non esiste una entità corrispondente al Diavolo in senso cristiano: l'angelo che si ribella a Dio e che dopo per invidia induce gli uomini al peccato e alla perdizione.
Gli spiriti che il mago evoca sono personificazioni di forze magiche di un universo che non è concepito diviso in regni, ma come una Cosa Unica, pertanto il loro carattere malefico deriverebbe da interpretazioni cristiane che vedono l'opera magica come necessariamente diabolica.
Nel libro di Papa Onofrio i demoni evocati sembrano riprodurre le caratteristiche degli angeli ribelli.
L'autore del testo doveva conoscere la Chiave di Salomone e il Lemegeton e intendeva adattare i rituali ebraici della magia cabalistica alle cerimonie cristiane.
La funzione di queste cerimonie è quella di indurre uno stato di esaltazione mistica, di delirio e di distacco dal normale stato di coscienza. La componente religiosa è assai efficace per aiutare il mago a portare in superficie i fermenti del suo animo per canalizzare gli influssi delle forze universali.
Nella magia di estrazione ebraica ci si appella al Dio dell'Antico Testamento; nella magia medioevale e cristiana al Redentore, alla Vergine e ai Santi.Il Libro della Potenza è un manoscritto inglese del 1700, scoperto dall'occultista Sayed Shah. La provienza appare medio-orientale, dalle zone dove si è sviluppata la magia babilonese e semitica. Secondo Shah l'opera è stata tramandata nel più stretto segreto dai maghi e dagli alchimisti del Medio Evo.Il Magus è un grosso volume apparso a Londra nel 1801. Si presenta come una enciclopedia di dottrine magiche, divisa in diverse branche. E' attribuito a Francis Barret che voleva restituire all'occultismo quella dignità che l'illuminismo del suo tempo gli aveva negato.
Nel testo si sostiene che, esistendo o no le entità spirituali, facendo certe cose, seguono certi risultati.L'autore spiega cosa fare per ottenere ciò che si vuole e cita anche esperienze personali. I libri del Magus trattano: della Magia Naturale (Agrippa, Alberto Magno, Bacon); dell'Alchimia (Lullo, Ripley, Glauber); della Magia Talismanica (Agrippa, Paracelso, Holland);del Magnetismo (Paracelso); della Magia Cabalistica (Agrippa, Dee, Kelly); della Magia Cerimoniale (D'Abano, Agrippa); della Teurgia (Tritenio).
Rispetto ai grimori tradizionali il Magus non ha reticenze ed è chiaro ed esplicito. Descrive i rituali e le conseguenze dei medesimi. Spiega con ricchezza di particolari cosa succede all'apparizione dello spirito, come intavolare conversazione, come controbattere i suoi tentativi di ribellione, ecc.; come far manifestare gli spiriti dell'aria; come vedere attraverso la sfera di cristallo le gerachie superiori delle potenze celesti.Ad Alberto Magno, filosofo e mago, sono attribuite opere dedicate alla Magia Naturale e alla Magia d'Amore e considerate divulgative sotto la definizione generica di "Bassa Magia", termine improprio, nel senso che non è previsto tutto l'apparato esteriore necessario per la celebrazione di rituali evocatori.
I principi universali cui si riferisce la magia bassa sono gli stessi che costituiscono la magia alta e i suoi obiettivi non sono meno importanti o interessanti o svariati.
Comune alle due branche è il carattere essenziale che riveste la preparazione dell'operatore, in base al principio che l'esperienza magica non può essere tentata nel normale stato di coscienza nè da persone che non siano idonee a comprenderne appieno il significato occulto.La magia, in senso iniziatico, è riservata a pochi. Le opere di Alberto Magno hanno carattere pratico. Insegnano materialmente a compiere riti magici e la componente documentaria è rappresentata da filtri, ricette, stregonerie tratte direttamente dalle fonti delle arti occulte.
I grimori di Alberto Magno si rivelano, al lettore moderno, come una raccolta di superstizioni e di ricette per la maggior parte assurde e irrealizzabili.
Lo stesso dicasi per numerose altre pratiche magiche riportate da altri autori.Eliphas Levi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant (1810-1875), prete mancato, occultista, nel corso di un grande esperimento di magia, evoca lo spirito di Apollonio di Tiana, filosofo e mago vissuto nel primo secolo dopo Cristo.
Apollonio ebbe fama di mago e autore di miracoli che si diceva fossero simili a quelli di Cristo. Apollonio mirava alla liberazione dell'anima dai sensi e alla contemplazione dell'universo retto da un pensiero divino a cui le religioni erano sottomesse.Apollonio è sempre stato punto di riferimento per tutta la tradizione magica dal Medioevo al Rinascimento, fino a giungere alle soglie del nostro secolo con l'opera di Eliphas Levi.
Dopo la sua esperienza religiosa Levi approda all'occultismo, alla Società Teosofica e alla scrittura di diversi libri fra cui il Dogma dell'Alta Magia. Il suo pensiero punta allo sganciamento dalle religioni per arrivare alla scoperta della verità tramite il contatto diretto con la divinità. Secondo l'autore la magia è vera religione. I corpi celesti hanno anime istintive come gli animali.
La Terra ha un'anima che può essere comandata dall'uomo che possiede grande conoscenza e saggezza.Alice Bailey, adepta della Società Teosofica, se ne stacca nel 1923 per costituire la scuola di meditazione occulta Arcana.
Secondo Bailey compito dell'essere umano sarebbe quello di creare una nuova forma mentis risolutiva per invocare il ritorno di Cristo.
Tramite la scrittura automatica scrive diciotto libri dettati per telepatia da un maestro tibetano.
Il cambiamento spirituale dell'umanità è diretto dall'alto da una gerarchia di spiriti illuminati.Gerard Encausse, detto Papus, (1865-1916), vescovo della chiesa gnostica, esoterista e occultista, getta le basi di un complesso progetto mondiale che prevede in sintesi: la creazione di ordini iniziatici, la costituzione di chiese parallele, programmi di studio incentrati sull'ermetismo, organizzazioni di simposi e conferenze, divulgazioni di libri e riviste specializzate, costituzione di filiali in tutto il mondo.Paul Le Cour, esoterista, nel 1937 pubblicò un libro in cui spiegava che, secondo l'interpretazione astrologica, nel 2160 l'umanità sarebbe passata dall'era dei Pesci (era del cristianesimo) all'era dell'Acquario che avrebbe significato l'affermarsi delle dottrine esoteriche, di una nuova coscienza planetaria e di un unico governo planetario.
La nuova corrente di pensiero "acquariano", da alcuni identificata nella New Age, sarebbe già in atto e conterrebbe elementi di varia provenienza che prima di essere accettati andrebbero sottoposti ad una severa revisione critica.
1) Ideologia di potere occulto dell'uomo come predire gli eventi futuri, leggere la mente, influenzare gli eventi col pensiero, guarire con metodi paranormali, comunicare coi defunti.
2) Credenza nel potere occulto delle energie racchiuse nelle cose come i cristalli, le pietre, madre terra.
3) L'idea che Gesù Cristo non è la divinità incarnata, ma uno dei tanti avatara mandati da Dio ad aiutare l'umanità.
4) Ricerca di un Dio personale che è al di sopra delle religioni dalle quali si rifiutano rivelazioni, dogmi e insegnamenti.
5) Dio diventa coscienza cosmica, manifesta uno spirito universale e non costituisce una "persona". Dio e il mondo sarebbero ambedue un campo di energia.
6) Se Dio è uguale al mondo, l'uomo diventa uguale a Dio. Lo sviluppo della coscienza prelude alla scoperta in ogni uomo del dio in potenza.
7) Credenza nella reicarnazione.
8) Presenza di una popolazione di spiriti di defunti, di natura e angelici che guiderebbe l'evoluzione del mondo.
9) L'idea che la forza del pensiero possa cambiare la realtà perchè la consapevolezza cambierebbe la natura a seconda di come pensa la mente.
10) La credenza che la Terra sia un essere vivente.Questo breve rassegna storica del pensiero magico, dall'antichità fino ad oggi, ci ha dato la possibilità di vedere come esso si sia spesso intrecciato con quello religioso creando pericolose confusioni e commistioni di ideologie e di procedure rituali e come sia difficile stabilire dove magia e religione si avvicinano e dove invece si allontanano.
LA RELIGIONE
Il sacro rappresenta il culto del divino e non dovrebbe essere mescolato col profano nè dal punto di vista sostanziale nè dal punto di vista formale.
Il mistero della divinità è troppo grande per poter pensare di averne comprensione. Il rapporto con la divinità è assolutamente personale e si esplica attraverso un modo di sentire profondo e individuale. Si può esplicare attraverso la meditazione, con la preghiera, con la devozione, con la purezza di spirito, con un atteggiamento interiore di umiltà, con una coscienza lucida e consapevole orientata verso il bene.
La comunione con la divinità è, o dovrebbe essere, il momento dell'integrazione, il momento in cui tutta la nostra conoscenza e la nostra esperienza si uniscono e assumono il loro posto in un tutto comprensivo.
Il rapporto con tutto ciò che è considerato pertinente alla divinità si esplica attraverso modalità che sono a discrezione dell'uomo e del suo libero arbitrio.
In senso strettamente teologico Dio fa che l'uomo liberamente si salvi e Dio consente che l'uomo liberamente si danni. Nel primo caso Dio interviene attivamente, nel secondo caso consente che si possa scegliere anche il male e la propria perdizione.
Per ciò che riguarda altre dimensioni che non siano propriamente sacre e riservate alla divinità, l'uomo può procedere col suo libero arbitrio e in base al grado di evoluzione della propria coscienza.
Nella dimensione metafisica magica, che non è riferita direttamente alla divinità, esistono altre procedure: l'evocazione invece della preghiera, il senso del potere invece che l'umiltà, il rito magico invece di quello religioso, gli stati alterati di coscienza, la medianità, l'ipnosi, ecc.Il sacro, da un punto di vista formale, si attualizza tramite il rito religioso ed esistono in pratica tanti riti e tanti ministri di culto quante sono le religioni.
Considerando che le religioni rappresentano uno strumento per accedere al divino proporzionale al grado di cultura e di evoluzione dei singoli popoli, occorre avere nei loro confronti un profondo rispetto e tolleranza in accordo con il Buddismo che sotto questo aspetto appare particolarmente avanzato.
Ci deve essere un dialogo maggiore fra est e ovest, fra cristiani e induisti, buddisti e mussulmani. E' probabile che l'interruzione avvenuta nel periodo postbellico, dia ora il via ad una rivalutazione sull'argomento e ad un ulteriore sviluppo della dottrina del Logos, così come ricorre negli antichi padri greci.Il vero problema che presto a tardi tutti dobbiamo affrontare è:" Cosa scegliere, una forma di umanesimo o una religione?" Perchè l'uomo si possa autenticamente realizzare è meglio che si ripieghi su se stesso e continui ad essere l'unico artefice della propria vita, oppure è meglio che egli unisca i suoi sforzi a quelli di un Essere che esiste per sè, e lasci che sia Lui a guidarlo? Religione è una parola europea usata come termine generico comprendente certi interessi comuni a tutta l'umanità. La parola latina è religio. Cicerone sosteneva la sua provenienza dalla radice leg- (raccogliere, riunire, contare), raccogliere i segni di una comunicazione divina. Servio sosteneva la derivazione dalla radice lig- (legame, relazione), relazione tra l'umano e il sovraumano. Per la maggior parte degli Europei la parola religione assume il significato di una relazione stabilita fra la persona umana e una entità soprannaturale, l'Essere Sacro, La Causa Prima, l'Assoluto, o semplicemente Dio.
Per molti altri popoli è concepita in termini di movimento come "Via". Il buddismo la descrive come Ottuplice Sentiero; per il Giappone è la Via degli Dei; Confucio definisce il proprio messaggio "La Via". La funzione della religione è quella di rendere più completa la vita e tale funzione integratice è assolta più o meno degnamente non solo a seconda del tipo di religione, ma anche secondo la sincerità e l'ardore con cui l'individuo si abbandona ad essa.
I problemi che le credenze e le pratiche religiose tentano di risolvere non furono creati da queste stesse pratiche, ma sono, per così dire, il materiale grezzo della religione.
Tali problemi fondamentali si possono individuare in quattro punti fra loro interconnessi:
1. L'Io
2. Il mondo che lo circonda compresi gli altri individui
3. Colui che esiste per sè variamente concepito,ma intuito e anche temuto
4. Valori umani variamenti concepiti.Ognuno dei quattro punti è di per se stesso un problema, ma sottovalutare la religione, definendola un'illusione dovuta ad un errore dei sensi, significa non averla compresa affatto.
In nome della religione si è spesso tentato di dimostrare illusori uno o più dei quattro elementi citati, mai tutti insieme.
Gli Indù possono affermare che l'Io, il mondo e i valori umani sono irreali e che l'unico esistente è il Brahama, che è al di là del bene e del male.
Il giainismo rifiuta il terzo elemento, l'esser unico e trascendente, sostenendo che le uniche realtà sono gli essere finiti e i valori morali.
L'esistenza dei quattro elementi sopra menzionati è nota a tutti gli essere umani e nessuno può, senza immeserire la propria vita,sottrarsi alla necessità di costruirsi qualcosa che la integri secondo questi quattro parametri.Tutti cercano una risposta alle domande fondamentali: Chi sono? Che cosa è questo Io di cui sono conscio? Che cos'è il mondo che mi circonda? Che cosa significa? Qual è il suo fine ultimo? Che rapporto c'è fra me ed esso? Che cosa è la morte? Qual è la natura di tutto ciò che va oltre le mie possibilità di comprensione e controllo? Tra i cambiamenti e la morte che vedo intorno a me c'è qualcosa o qualcuno di stabile? Hanno valore i vari elementi che compongono la mia vita? Ci sono delle cose che valgono più delle altre?
E i valori che più mi premono, per i quali sono pronto perfino a rischiare la vita, hanno garanzia di quella realtà autoesistente che io non posso controllare o quest'ultima assiste con ostilità e indifferenza alle decisioni vitali che io devo prendere?
E' vero o no che questa realtà sembra rivolgersi a me dall'alto o nel mio intimo, spingendomi a rischiare per cose intangibili?
Che cosa significa il senso di disagio, d'insoddisfazione, di contrarietà che mi perseguita ?Bisogna ammettere che le risposte fino ad oggi fornite a queste domande sono inadeguate. Troppo spesso la gente tende a credere a ciò che le piace invece che a ciò che le è utile o a ciò che ha maggior probabilità di essere vero.
Come ogni risposta che ignori o disprezzi uno di questi quattro problemi fondamentali non può essere vera, così qualunque dottrina che tenti onestamente di spiegarne qualcuno potrà contenere almeno una parte di verità.In principio gli aspetti della religione erano molto umili e rudimentali. Anche la vita spirituale dell'uomo, come il suo corpo, nasce dalla polvere.
Non abbiamo alcuna notizia su eventuali pratiche religiose di quegli antropoidi di cui si postula l'esistenza come anello di congiunzione fra le scimmie e gli uomini.
I primi esempi documentati di cerimonie religiose risalgono ai tempi dell'uomo di Neanderthal che visse oltre cinquantamila anni fa.
1) L'Io
Il punto principale delle religioni sembra l'idea dell'Io.
In occidente quasi tutti considerano l'uomo composto di corpo e di anima, ma altre razze più antiche idearono suddivisioni diverse e spesso credettero in una pluralità di anime.
La filosofia egizia distingueva cinque elementi spirituali.
San Paolo parla di corpo, di anima e di spirito.
In Cina, nella Nuova Guinea, e nell'Indonesia è diffusissima la credenza che l'uomo abbia due anime. Alcuni Melanesiani ritengono che l'individuo abbia sette anime.
La credenza delle anime multiple è bilanciata da quella degli uomini senza anima: l'immortalità, da principio, in Egitto e in Cina, era considerata privilegio aristocratico di capi e guerrieri.
La fede nel prolungamento della vita dello spirito deriva principalmente dal fenomeno dei sogni. Del resto una forma di sopravvivenza era implicita anche nel sentimento intimo dell'uomo più primitivo che nella tomba collocava cibo e utensili per il defunto.
La visione soggettiva di persone morte può aver rafforzato la fede negli spiriti.
2) Il mondo e gli altri individui
L'atteggiamento dei popoli più antichi sembra implicare una stretta relazione tra l'umano e il non umano e il dichiararsi discendente da un lombrico o un coccodrillo non sembra affatto incongruo alla mentalità primitiva.
In molte leggende popolari di molti popoli, uomini e animali fanno parte di un'unica famiglia.
Per gli Ebrei l'uomo è il re del creato e a lui fu dato il dominio su tutti gli animali.
Sotto questo aspetto l'atteggiamento francescano verso i nostri fratelli uccelli non è di tipo ebraico. L'amore di San Francesco per gli uccelli, e in genere per tutti gli animali, deriva dal misticismo orientale entrato nella chiesa cristiana attraverso gli scritti di Pesudo-Dionigi.
Gandhi difendeva la protezione dell vacche sacre come simbolo dell'unità tra elemento umano e quello animale della creazione.
I primi uomini facevano poca distinzione fra se stessi e gli animali e questa è la spiegazione più logica non solo del totemismo, ma anche della fede nella trasmigrazione delle anime o metempsicosi.
Quando lasciamo gli animali per passare agli uomini troviamo il rispetto per l'anima dei morti che ha una parte importante nella formazione dell'idea di soprannaturale.
Ciò che non è ben chiaro è la profondita del culto offerto agli antenati: cortesia verso un essere umano defunto o reale adorazione del divino che è presente in ogni uomo ?
Coloro che sostengono ancora che la prima divinità fu la tribù, vedono nell'iniziazione il più religioso degli atti, poichè con esso i giovani prenderebbero coscienza della loro appartenenza all'unità sacra della tribù.
L'iniziazione può simboleggiare una nuova relazione oltre che con una comunità considerata sacra anche con una divinità trascendente; anche se tale essere trascendente può essere concepito come animale totemico o la personificazione di un corpo celeste o un antenato glorificato.
Probabilmente tutte le iniziazioni hanno in comune la sensazione che nell'uomo ci sia più di quanto appare normalmente e che per raggiungere la sua piena efficienza egli deve rinascere. Durante le cerimonie di iniziazione si riceve un nome nuovo insieme al nuovo ufficio (Tale è la procedura per i re, per i vescovi, per i maghi).
3) Colui che esiste di per sé
Gli evoluzionisti sono d'accordo nell'affermare che l'uomo, nello stadio più basso della sua evoluzone, era incapace di immaginare una divinità personale per quanto locale e limitata. E' questo lo stadio dell'animatismo, credenza in una forza vaga, potente, terrificante che si manifesta in vari gradi e con diversa potenza in ogni tipo di fenomeno naturale dalle meteoriti agli alberi, alle rocce, alle cascate, ai fulmini, alle eclissi, ai malati e così via.
Per quanto inarticolato è questo una specie di primitivo monismo panteistico che ha fede in un gran numero di spiriti capricciosi e dispettosi, grandi e piccoli.
Il passo seguente è rappresentato dal politeismo.
Gli anti-evoluzionisti affermano che l'uomo, anche allo stadio più primitivo, era in grado di intuire l'esistenza di un Dio unico e buono e che le successive forme di politeismo sono tutti esempi di regresso da una fede originaria pura.
Sotto qualunque forma, l'esperienza relativa all'Essere increato origina nell'uomo uno stato d'animo particolare in cui egli si rivolge a un "Tu", sia questo una vaga forza, l'universo, un antenato divinizzato, la personificazione di un corpo celeste o un Dio superiore e unico.
La relazione si effettua tramite il sacrificio che consiste nell'offerta di un oggetto e nella sua distruzione che può avvenire per mezzo del fuoco; o con l'uccisione se si tratta di un essere vivente; o con la spargimento al suolo o sull'altare se si tratta di un liquido. In alcuni casi l'offerente si limita ad abbandonare nel luogo dove dimora il dio l'oggetto del suo sacrificio di cui si cibano poi i sacerdoti o il popolo stesso.
Si pensa che siano cinque i motivi del sacrificio: adorazione, ringraziamento, mercato, propiziazione, offerta (di pace, di espiazione, di riparazione).Un motivo dominante è il desiderio di mantenere in vita la divinità. La distruzione delle offerte va interpretata in termini di vita perchè ha lo scopo di nutrire la divinità, affinchè possa continuare a presiedere i destini umani.Spesso si ha anche un pasto in comune, in cui si consumano gli elementi del sacrificio, i quali, essendo già stati accettati da parte del dio, sono diventati parte di lui e quindi rendono gli uomini partecipi della sua vita.
Forse la più semplice forma di rito fu l'adorazione di un potere indeterminato concretato in un oggetto ispirante riverente timore.
Il concetto di ciò che si deve o non si deve fare è espresso dalla parola tabù, termine polinesiano che significa "segnato" e quindi "proibito".
Non sempre i tabù sono irrazionali perchè ci può essere in essi il germe di una fede ragionevole in una divisione assoluta fra bene e male.
Non è comunque facile comprendere nel tabù i rapporti di causa ed effetto - in quella che è chiamata la fase pre-logica del comportamento umano - perchè essi sono il risultato di concetti che noi abbiamo da tempo abbandonato.
Tabù, cerimonie e miti sono i modelli che preparano l'umanità alle manifestazioni più serie di una vita spirituale adulta.
4) Valori
In ordine di tempo il cibo fu il primo valore che l'uomo riconobbe. L'approvvigionamento del villaggio non dipendeva soltanto dal cacciatore o dall'agricoltore, ma anche da un potere incontrollato che doveva essere assecondato o obbedito per ottenere quanto occorreva. Di qui il cerimoniale che tende a metterlo in relazione con quel potere.
Gran parte di tutto ciò sembra appartenere al campo della magia, ma non si deve dimenticare che la parola magia può essere usata in due tempi: si può riferire a cerimonie prive di valore pratico o a cerimonie che hanno lo scopo di forzare la divinità a servire l'uomo. Soltanto quando l'uomo raggiunge una certa sicurezza nei confronti dei bisogni più elementari e prende stabile dimora, può cominciare a speculare su altri valori meno evidenti come l'onore del guerriero, il dovere verso i genitori, ecc.
Nel tempo aumentano per numero e per importanza, oltre ai giorni sacri e alle persone sacre (profeti, sacerdoti), anche i luoghi sacri i quali derivano dalla stilizzazione di ambienti naturali dove si sono avute esperienze relative al soprannaturale.
Questa idea di santità si estende anche al mondo dell'immaginazione e dell'invisibile. La concezione di questi regni celesti risale ad uno stato antichissimo della vita spirituale dell'uomo e si trovano anche nei più antichi testi egizi e tra i miti delle isole Salomone.
Il convito nasce dall'idea grossolana di mangiare la divinità. Non si denigra certo l'Eucarestia cristiana, riconoscendone le umili origini e ammettendo che la mensa sacra era comune a moltissime popolazioni antiche.I libri sacri sono esempi di letteratura la cui lettura, pubblica o privata, fa rivivere nell'uomo sentimenti connessi con una specifica fede, spesso inducendolo ad una data linea di azione. Vi sono due tipi fondamentali di libri sacri: quello posto al servizio della religione in senso proprio e quello che serve a intenti magici. Le parole di quest'ultimo non possono subire variazioni nè nella trascrizione nè nella ripetizione per non perdere il loro potere.
La maggior parte della letteratura sacra consiste in inni con i quali ci si rivolge alla divinità liricamente. La poesia lirica, che può venir cantata con l'accompagnamento di strumenti musicali, è la forma di espressione più naturale per l'uomo che si rivolge al suo Dio.
Un'altra forma di libro sacro abbastanza diffusa è quella profetica o didattica, mentre quella storica o narrativa sembra per lo più limitata al mondo ebraico e cristiano.
I primi scritti sacri non erano altro che brevi frasi incise talvolta su tavolette d'argilla, talvolta su pietre, talvolta sulle pareti di un edificio. Potevano essere responsi della divinità dati per bocca di uomini o donne, simili a quelli dell'oracolo di Apollo a Delfo o della Sibilla cumana
CONCLUSIONI
Potremmo dichiarare che ogni religione è adatta al popolo presso il quale si è sviluppata, mentre per gli altri può avere soltanto l'interesse di una curiosità esotica.
Ma potremmo anche pensare ad una futura religione mondiale basata sulla tolleranza reciproca e la maggior conoscenza che i fedeli di una religione potrebbero avere delle altre.
L'avvento di una nuova religione non dovrebbe spaventare nessuno perchè non implicherebbe l'abbandono di verità già conquistate, ma soltanto il loro ampliamento.
Per risolvere l'antinomia che ancora impedisce all'uomo di poter superare posizioni di principio opposte e formalità di rito che appaiono inutili e superstiziose, occorre fare ricorso alla ricerca olistica, l'unica che può portare ad acquisizioni qualitativamente superiori che non hanno più niente a che fare con i punti di partenza.
In sintesi e schematicamente: dati i punti A e B in antitesi fra loro, trovare il punto C - sostanzialmente diverso da A e da B - che comprenda tutti e due.
L'acquisizione del punto C implica un salto concettuale qualitativo che contiene elementi nuovi non presenti in A e in B.
Come esempio possiamo utilizzare la neurofisiologia: la cellula nervosa è una struttura materiale sede di reazioni chimiche ed elettriche, ma un insieme di cellule nervose porta alla realizzazione di un cervello che possiede qualità nuove (pensieri, sentimenti, autocoscienza) che le singole cellule non possiedono.
In tema di dottrine religiose è necessario smettere di pensare in termini dualistici come: occidentale o orientale, trascendenza o immanenza, dentro o fuori, teismo o panteismo, resurrezione o incarnazione, rivelazione o illuminazione e via dicendo.Attraverso una maggiore evoluzione della coscienza individuale e collettiva si possono raggiungere stati d'essere qualitativamente diversi dagli attuali, per i quali le antinomie non esistono più.
Che forse la resistenza che appone l'aria al procedere di un autoveicolo è una forza "negativa" ? E' semplicemente una forza che si oppone al movimento. Così il Karma è inteso dagli orientali come una forza che si oppone al movimento dinamico della creazione.
Che forse il polo positivo è migliore del negativo ? L'essenza della corrente elettrica che passa in un circuito consiste nella presenza di due poli opposti senza i quali il flusso di elettroni non può verificarsi.
Che forse la nascita è migliore della morte? L'essenza della vita consiste nella presenza di due poli opposti e se questi non vi fossero la vita non potrebbe manifestarsi.
Che infine la trascendenza è migliore dell'immanenza? L'essenza del divino sta nella presenza di queste apparenti antinomie.La visione olistica del magico e del divino, come due facce di una stessa reltà, è allo stato attuale un desiderio, una vaga intuizione, un tentativo di superare contraddizioni precedenti, più che una effettiva attuale conquista.
Dal punto di vista dottrinale, religione e magia contengono dogmi e finchè questi restano tali non consentono una revisione critica del pensiero.
Postulare a priori, come verità rivelata, l'esistenza di Dio e di entità spirituali rispecchia un modo di pensare anteriore a Sant'Agostino: credo ut intelligam.
Un nuovo modo di porsi nei confronti della religione e della magia è l'intelligo ut credam, per poi scoprire che esiste un'altra posizione che comprende e supera tutte e due.In tema di cerimonie e riti è necessaria una revisione altrettanto critica pur accettando l'idea che in via provvisoria e rudimentale l'uomo necessità di supporti pratici e modelli transitori non sempre necessari e spesso sbagliati come ci insegna questa storiella:
Un monaco orientale stava celebrando una funzione religiosa quando nel tempio entrò un gatto che cominciò a miagolare e a disturbare i fedeli. Il maestro diede ordine di legare il gatto all'altare e di liberarlo dopo la cerimonia. Il gatto si presentava ogni giorno ed ogni giorno era necessario legarlo.
Poi il monaco morì improvvisamente senza poter lasciare disposizioni al suo successore.
Quando un nuovo monaco subentrò chiese agli altri quali fosse il preciso cerimoniale da seguire affinchè il rituale avesse efficacia.
E tutti risposero che fra le altre cose bisognava legare un gatto all'altare e questo entrò a far parte della tradizione e fu tramandato nei secoli.
Come nell'arte vi è una verità magica, nella magia e nella religione vi è una verità estetica.
E come non esiste un'etica senza estetica, così i contenuti religiosi e magici si rivelano attraverso una forma che l'officiante impara a mettere in pratica fino al giorno in cui potrà operare direttamente sulle cose magiche e divine senza la mediazione di un gesto, senza una parola, senza uno strumento.
In attesa che venga quel giorno non facciamo l'errore di legare il gatto all'altare.
SULL'AUTORE
Il dottor Vincenzo Colaciuri è uno psichiatra a Bergamo, studioso ed esperto di scienze esoteriche.
Il testo qui proposto è stato pubbllicato, a puntate, nel mensile della New Sounds: Nuova Era & Meditazione, a partire dal gennaio 1996.
Etichette: Scienza e coscienza
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