04 March 2008
Parole in cammino
Oggi si viaggia, e anche molto. Tuttavia il viaggio, in questa nostra epoca di frenesie, lo si consuma, come un hamburger, una tortilla, del sushi… credendo così di averli conosciuti, solo perché li si è assaggiati.Un viaggio è un vero e proprio percorso di crescita che si apre all’ignoto, al diverso. Ogni buon viaggiatore si documenta certo, e anche molto bene, però sa che comunque sul suo cammino incontrerà delle sfide impreviste, dei disagi, delle fatiche, delle noie… e sarà proprio il confrontarsi con queste esperienze che gli allargherà la coscienza.Bisogna però accettare il movimento intrinseco del viaggio, anzi della vita, come sostiene l’Autore, Sabino Chialà: “Tutte le cose sono sospinte da moti spazio-temporali, e anche quando l’uomo tenta di opporvisi, in realtà non riesce che a contrapporre un moto contrario: il movimento è la realtà, la vita stessa del cosmo, il suo modo naturale di essere…”
Quindi, afferma l’Autore, il movimento è implicito con la nostra esistenza e, viaggiando, rappresentiamo una metafora che ci permette di integrare meglio e quindi comprendere, quel viaggiare intimo ma anche materiale che è il percorso di crescita attuato vivendo.
Il libro è strutturato in modo tale che ripercorrendo le tappe dei viaggi, ovvero la preparazione, l’azione poi stessa e quindi l’esperienza, riusciamo a comprendere gli aspetti essenzialli della vita. L’Autore, riprendendo stralci da innumerevoli testi, poesie, prosa, preghiere, rende più intenso questo suo messaggio proprio grazie alle voci di quel coro poliedrico di umanità in viaggio che, viaggiando, ha colto il senso dell’esistenza. Le emozioni dell’avventura, il distacco dal conosciuto, l’ignoto che comunque ci attende, gli ostacoli sul cammino - che forse ci sussurreranno pure di rinunciare, ma anche la soavità oppure l’eccitazione di nuovi colori, profumi e suoni percepiti… Insomma, non è tutto questo la sintesi dell’umana esistenza nel suo trascorrere quotidiano?
Un monaco, è per eccellenza un individuo tendenzialmente recluso. Eppure l’Autore, che forse avrà viaggiato, oppure forse no, sa molto bene che non ha importanza il viaggio esterno. Ciò che importa è l’apertura interiore e la disponibilità ad accogliere l’esperienza. Per questo uno può viaggiare anche solo con delle poesie, dei racconti, dei pensieri. Ciò che importa è rapportarli alla propria vita, perché ci facciano da tutori, perché forse, il lontano a cui inevitabilmente aneliamo, è un lontano interiore, che non sappiamo riconoscere e così ci mettiamo in movimento. Come scrisse Ungaretti ci mettiamo alla ricerca di un “paese innocente”. (Sabino Chialà, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose)
Quindi, afferma l’Autore, il movimento è implicito con la nostra esistenza e, viaggiando, rappresentiamo una metafora che ci permette di integrare meglio e quindi comprendere, quel viaggiare intimo ma anche materiale che è il percorso di crescita attuato vivendo.
Il libro è strutturato in modo tale che ripercorrendo le tappe dei viaggi, ovvero la preparazione, l’azione poi stessa e quindi l’esperienza, riusciamo a comprendere gli aspetti essenzialli della vita. L’Autore, riprendendo stralci da innumerevoli testi, poesie, prosa, preghiere, rende più intenso questo suo messaggio proprio grazie alle voci di quel coro poliedrico di umanità in viaggio che, viaggiando, ha colto il senso dell’esistenza. Le emozioni dell’avventura, il distacco dal conosciuto, l’ignoto che comunque ci attende, gli ostacoli sul cammino - che forse ci sussurreranno pure di rinunciare, ma anche la soavità oppure l’eccitazione di nuovi colori, profumi e suoni percepiti… Insomma, non è tutto questo la sintesi dell’umana esistenza nel suo trascorrere quotidiano?
Un monaco, è per eccellenza un individuo tendenzialmente recluso. Eppure l’Autore, che forse avrà viaggiato, oppure forse no, sa molto bene che non ha importanza il viaggio esterno. Ciò che importa è l’apertura interiore e la disponibilità ad accogliere l’esperienza. Per questo uno può viaggiare anche solo con delle poesie, dei racconti, dei pensieri. Ciò che importa è rapportarli alla propria vita, perché ci facciano da tutori, perché forse, il lontano a cui inevitabilmente aneliamo, è un lontano interiore, che non sappiamo riconoscere e così ci mettiamo in movimento. Come scrisse Ungaretti ci mettiamo alla ricerca di un “paese innocente”. (Sabino Chialà, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose)
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