<body>

 

Il blog di Evoluzioni

La macchia nera

C'è come una macchia nera dentro di noi che, se non interveniamo prontamente, si amplifica alla stessa stregua di un tumore maligno. Una tumefazione malefica che si è innescata in noi a causa dei condizionamenti, in genere dovuti all'educazione. Non è che i nostri genitori volevano farci pensare così di noi, di solito volevano solo "educarci" a essere ancora meglio di quello che già eravamo. Aolo che noi nel nostro essere ancora piccini e sensibili, abbiamo solo registrato quei "rimproveri", e loro non sono stati abbastanza attenti da farci vedere anche l'altra parte, quella che invece li rende orgogliosi di noi. Così ora, che ancora quella roba nera ci pulsa dentro, dobbiamo noi fare le veci dei nostri genitori e andare a sviluppare quell'altra parte di noi che, ai nostri occhi, è rimasta più nascosta.

Per questo dobbiamo guardare alla nostra vita e osservare tutte le cose che siamo riusciti a raggiungere e a realizzare, nonostante il fatto che non siamo comunque perfetti e di sicuro abbiamo dei lati che sono davvero da migliorare. Quando la macchia nera si attiva, subito le dobbiamo rispondere ricordando il nostro valore. Solo così, piano piano, riusciamo a equilibrare lo scompenso, perché altrimenti quella macchia nera ci divora!!

Labels: , ,

I filistei del sapere

Così si potrebbe tradurre l'espressione di Nietzsche "Bildungsphilister", quando si riferiva alla manifestazione superficiale di conoscenze. Più che altro di facciata, senza il dovuto approfondimento, quello scevro da emozionalismi. Siano questi dettati dal bisogno di apparire, la forma anziché la sostanza, oppure quelli dovuti alla reale trasandatezza di pensiero. 
Personaggi pericolosissimi, diffondono conoscenze parziali, a volte sbagliate, e intervengono su quelle verificate, apportando la confusione di cui sono messaggeri.
Di fronte a tali interventi non si può controreplicare, perché qui non ci si muove su dimensioni del puro pensiero, che è scevro di prosopopea e poggia su dimostrazioni, bensì appunto sul livello emozionale, che non sente ragioni, per cui ciò che è lapalissiano ed evidente, diventa contorto e deformato...

Che fare dunque?
La segreteria telefonica di un noto art director italiano così recitava: "sono a caccia di farfalle, chiamatemi quando torno". Ecco, mi sa che dovrò pure io andare a caccia di farfalle, magari anche di libellule, che amo così tanto. Me le fisserò bene nella mente e manterrò dentro la bellezza e la raffinatezza di tale realtà. 

Forse la confusione che c'è in atto è necessaria, per dare l'illusione di sapere e tenere così lontani dalla limpidezza cristallina che fa da porta alla luminosità.

Labels: ,

Oggi: lutto nazionale

Labels:

Spazio mio e spazio tuo/vostro/loro...

Il comportamento degli altri nei nostri confronti riflette sempre il nostro stato.
Se qualcuno ci pesta i piedi o è perché si è nel suo spazio, oppure è questo qualcuno che è nel nostro.
Allora, nel primo caso ci si può accorgere del nostro eccesso, se è il secondo, possiamo allora appurare di quanto invece siamo in difetto. Ma sono entrambi errati.
Importante è distinguere queste due modalità.
Spesso si pensa ingenuamente che l'invadenza altrui sia solo dovuta a un nostro eccesso, ma non è per niente così.
Il fatto che ci pestino i piedi spesso, anzi spessissimo, è dovuto al fatto che manchiamo nell'affermare agli altri il nostro spazio, così loro, non abbastanza avvisati, si prendono libertà che non dovrebbero.
A volte lo fanno perché sono loro a essere in eccesso e basta, e questa sovrabbondante carica energetica deborda. Altre volte lo fanno perché noi non siamo stati abbastanza decisi nell'informarli con determinazione che quello spazio in cui si sono "tranquillamente" allargati era ed è il nostro spazio.
Dunque, tornando allo specchio che la vita ci offre: quando accade un'usurpazione non si cada nella banalità di pensare che è perché noi usurpiamo e questa nostra "arroganza" ci viene di conseguenza rispecchiata.
Ho proprio appurato che il più delle volte deriva invece da una mancanza di consistenza energetica nell'occupare decisamente il proprio spazio... così gli altri, trovandolo libero, se lo prendono!
Se ci si mette ad affermare se stessi con la dovuta consistenza interiore questo poi non accade.
Il problema è riuscire a sviluppare una sufficiente e pacata, ma decisa, energia interiore...

Labels: , ,

Seminare negatività

Non ancora stanchi di credere a segni che non arrivano - dopo che a ottobre, le presunte astronavi non sono comparse (tanto per dire l'ultimo caso fra i continui di questo genere) - si va avanti a credere e a diffondere ansia e angoscia, predicando le catastrofi future imminenti. Quello che mi stupisce è che a comportarsi così sono proprio quelle persone che si acclamano in ricerca "spirituale" - che posso solo mettere virgolettato, visto che di spirituale ha ben poco.
Ma forse è la confusione dei termini. Molte persone definiscono "spirituale" ciò che ha a che fare con l'invisibile, vero o presunto che sia. Mentre il termine proprio è quello che definisce un lavoro personale di crescita ed evoluzione interiore. Cosa che non accade quando ci si lascia coinvolgere da tutta questa serie di allucinazioni. Ciò che poi aumenta il danno è che così facendo si lavora per il male.
Non è vero che "sapendo" delle presunte possibili catastrofi ci si può preparare: e come si potrebbe del resto, qui siamo, sulla Terra, e dobbiamo affrontare ciò che capita con coraggio, dignità e propositività. Dove sta la dignità di chi, in preda all'ansia, grida ai quattro venti che ci sarà la fine? In cosa ci aiuta questo allarme? Dove sta il coraggio di chi si pretende "spirituale" se non è capace di infondere fiducia e forza nell'affrontare ciò che ci attende?
Ma anche senza andare ai disastri possibili e imminenti, la vita quotidiana richiede positività, pacatezza, determinazione, forza, pazienza.
Eppure la follia è imperante.
Che tristezza!

Labels: ,

Relazioni sinergiche

Implicano la responsabilità di ognuno di apportare bellezza e armonia allo spazio comune nel rapporto.
Cosa significa? Che forse si deve assumere una maschera e accantonare le inevitabili disarmonie che rabbuiano l’animo e il cuore? No di certo. Ma c’è una grande differenza fra il riversare, o anche solo il lasciar trapelare addosso a coloro che sono insieme nella relazione la propria frustrazione o alienamento e, invece, il condividerlo. Il primo modo sfrena le energie dissonanti che si muovono dentro noi; il secondo apre il proprio cuore agli altri e chiede il loro supporto per lenire il dissesta mento che si sta sperimentando.

Labels: ,

I piccoli piaceri della vita



Nel blog Laissezfaire trovo questo post in cui si propone la bellezza dei piaceri semplici e caserecci. E' vero, sono situazioni che riscaldano il cuore. Tuttavia ho constatato che esattamente le stesse cose possono però intrappolare. Si sognano nicchie calde e accoglienti che, nel loro tepore, ripropongono quasi l'utero materno in cui ci si vuole rifugiare.
Va bene ogni tanto farlo, ma quando questo diventa una necessità, allora non credo che sia più salutare. Che siano fughe o un bisogno di nascondersi, se sono reazioni continuate ebbene, sicuramente, lì dietro c'è qualcosa da sistemare!

Labels: , ,

Lila: il gioco cosmico

Viene chiamato Lila, quel "gioco" del divino che a noi piccoli esseri umani risulta in genere incomprensibile, a volte uno scherzo, un gioco appunto.
Principalmente è lo specchio: se noi siamo vuoti ci ritorna il vuoto, se siamo dubbiosi ci ritorna l'instabilità, se siamo rabbiosi ci ritorna l'aggressività, e via dicendo.
Il problema è che in genere non ci rendiamo davvero di quello che siamo realmente. Magari siamo tremendamente vuoti e noi ci pensiamo pieni, per cui facciamo fatica a interpretare quello che Lila ci ritorna. "Ma come" ci diciamo, "come faccio ad avere in cambio questo quando io non sono così?".
E invece lo siamo!
Dunque ci sarebbe davvero da andare a investigare il reale stato della nostra interiorità per poi riempirci di divino. A quel punto la ricchezza interiore sarebbe reale!

Labels: , ,

Passato remoto familiare

Non so quante volte ho guardato e riguardato la foto di mio nonno, la cui vita ha segnato la sua famiglia e di conseguenza anche la mia. E' passato alla storia come il primo attentatore alla vita dell'allora primo ministro Francesco Crispi.
Anarchico, all'inizio repubblicano, poi sempre più esasperato nelle idee e nelle azioni.
Rifiutato dalla sua terra che lo "disconobbe" e lo perseguitò per aver osato sfidare il potere baronale di questo "caligoliano" Crispi, che nella politica non eccelse sicuramente per bravura.
Mi ha contattato uno storico, Giuseppe Galzerano, che si occupa dei movimenti anarchici di fine Ottocento e in uno dei suoi ultimi libri in preparazione ha dedicato un intero capitolo a mio nonno (vedi la storia).
Così mi viene, nuovamente, da guardare la foto di questo mio nonno, così bello, raffinato nel vestire e nella cultura, dagli occhi carichi di ideali e di morbidezza, che mai riuscì a realizzare con onore, finendo invece in ciò che allora fu davvero un grande disonore. (Clicca sull'immagine per ingrandirla)

Labels:

Il signore delle mosche

"Lord of flies" è il titolo di questo libro famoso, scritto nel 1952 dall'inglese Williamo Golding (vedi). Si parla della incredibile facilità con cui il male si genera (e infatti il titolo ripropone uno dei tanti modi di indicare il diavolo!). Il male è omnipresente, costantemente all'opera, indefessametne attivo e noi, proprio come i bambini della storia, ci buttiamo a capofitto nel gioco, perdendo così spesso la possibilità di salvarci, visto che siamo troppo presi dalle distrazioni del mondo.
Ma anche quando non è la nostra leggerezza a fregarci, un'altra nostra falla sta sempre in agguato da dentro di noi.
Molte sono le tentazioni offerte nel menu della vita, così sottili e intelligenti che noi, poveri allocchi, nella prosopopea di sentirci superiori, non riconosciamo la sua azione. Nel film "The devil's advocate" (vedi scheda in italiano), dopo tutte le battaglie morali superate e vinte dal protagonista, sarà quel sottile velo di narcisismo a riportarlo nella malefica dimora del signore delle mosche...
E infine quello che ancora considero appetitoso antipasto verso la portata principale offerta dal nemico: il mentale. Che sebbene si possa associare anch'ess al narcisismo, io qui lo intendo come elaborazione dotta e articolata del mentale che crea le condizioni.
La leggerezza di cui dicevo prima è la pigrizia del fisico; il narcisismo divampa tra le emozioni; la cerebralità è sovrana nel mentale.
Il raziocinio, che dovrebbe essere un mezzo, quando passa dalla parte di chi crea le regole, diventa sterile. Il "buon senso" di chi calibra ciò che conviene da ciò che è inappropriato. Certo che è necessario, ma non quando riduce l'essere umano in schiavitù, stoica e inflessibile, annichilente per l'anima. Così, riprendendo le parole di Ibsen anche io, come lui, mi sento di affermare: "Lo spirito di compromesso si chiama Satana". Quei compromessi per bene che niente hanno di misericordioso. "Casa di bambola" (vedi) lo dimostra in pieno.

Dentro di noi sta il baratro: possiamo avventurarci in quelle zone pericolose, e inavvertitamente caderci dentro. Oppure possiamo previdentemente allontanarcene, per scoprire così che ci sono luoghi, nella nostra interiorità, che invece del buio, ci guidano verso spazi di luce. Ma bisogna essere coraggiosi per questo. Non tutti lo sono.

Labels: ,

Colpi

E' un bus doppio quello che prendo da Lodi per tornare a Pavia. Lo prendo al volo e mi ritrovo a occupare uno spazio lasciato libero, di fronte a una "coppia" di giovani africani. E' come essere in treno con i due sedili che fronteggiano altri due sedili, e in mezzo un tavolino su cui poso i miei libri. Lì, di fronte a loro, è ovvio che mi ritrovi a osservare questi due personaggi seduti davanti. Non so se siano una coppia, di certo sono un lui e una lei che condividono quel tratto di strada e si conoscono. La lei è in carne, ha un'aria annoiatissima e guarda fuori dal finestrino non prestando la minima attenzione a quel lui che parla da sempre. Sin da quando sono salita lui sta parlando, concitato quasi e con quello sguardo fisso, un po' ossessionato, che a volte capita vedere.
Ci metto un po' a capire che parlano francese. Il francese degli africani ha una "musicalità" diversa. In effetti, per come è sincopato, sembra più una lingua africana, solo in seguito, continuando ad ascoltare con più attenzione, si cominciano a identificare le parole francesi e, piano piano, si comincia a capire.
Così mi ritrovo nel mezzo della storia di questo lui, a quanto pare a caccia di compagnia, anzi, di donne. Ormai nel mezzo del suo racconto capisco che in un passato recente era andato in questo bar dove sembrerebbe vada spesso. Quella volta di cui sta raccontando alla tipa accanto, annoiatissima, che ogni tanto gli concede uno sguardo lontano, non aveva però trovato nessuna da agganciare. Tuttavia, quando se ne stava andando, è stato "agganciato" lui da una donna bianca sui cinquant'anni che gli ha offerto da bere e poi lo ha invitato a casa. A quanto pare c'è poi andato e quindi rimasto, intessendo una davvero strana relazione con questa tipa che, a sentir lui, lo supplicava in continuazione di rimanere con lei, mentre lui le aveva detto ben chiaro che rimaneva, ma sarebbe rimasto libero di andare e venire come desiderava. Poi un giorno, l'insistenza di questa donna nel supplicarlo di stare con lei ha raggiunto il limite che questo giovane lui africano poteva sopportare. Così lui è esploso e ha iniziato a picchiarla. Continuo a risentire le sue parole ossessive e monotone nella ripetizione costante di quella frase: "Je l'ais tapé, tapé, tapé" ... Ovvero "L'ho colpita, colpita, colpita", e io mi immaginavo la scena dove lui picchiava questa donna...
Poi sono scesi e io sono rimasta con questa sensazione spiacevole di una situazione tristissima che ha continuato a risuonarmi dentro colpendo anche me!

Labels:

Interrogativi

Le giornate spese a "combattere" i disguidi tecnici mi lasciano un senso di impotenza infinito. Una lettrice, caramente, mi ha "consolato" dicendomi che anche lei conosce molto bene "l'effetto Pauli", di cui appunto parlavo in qualche post fa descrivendo come le apparecchiautre entrino in risonanza con il nostro campo energetico e si "scombussolino"....
Di fatto è praticamente una settimana che ho speso a dipanarmi fra i vari malfunzionamenti che, invece di sistemarsi, aumentano.
Stamane mi sono detta che forse affronto male la questione. Mi innervosisco perché non ho chiaro il "nemico" da affrontare: è subdolo, è nascosto, spunta all'improvviso come un terrorista e io, che vorrei affrontare con logica la questione, mi trovo spiazzata. Specie poi se i tecnici che chiamo in mio soccorso non sanno pure loro capacitarsi di quello che succede.
Dunque, buona parte della mia irritazione viene anche dal fatto che non so "collocare" i disguidi, non me li so spiegare e, di conseguenza, mi sento incapace di affrontarli.
Prendendo la questione a mo' di metafora, mi sono vista come, nella vita, tenda a non saper gestire i problemi che non capisco.
Ma se la vita fosse invece un qualcosa che dovrebbe esulare dalla nostra comprensione, che cataloga, definisce e quindi limita? Allora sono proprio dura di comprendonio visto che arrivo solo adesso a tale considerazione!

Labels: ,

Commenti ignoranti

Chi non scrive per professione pensa che il farlo sia semplice: basta scrivere quello che si pensa, sente, o vuole. Invece non è così. Chi proviene da un percorso accademico già però conosce delle prime regolette di base: e cioè che se si vuole portare all'attenzione degli altri una propria idea si deve presentarla introducendo quelle teorie di altri personaggi - ben accettati e stimati dalla cultura e dalla scienza - che supportino il proprio pensiero. Una specie di premessa autorevole che dia le basi per accettare ciò che si andrà quindi a illustrare. Ovviamente si devono citare tali personaggi, con riportato ben chiaro da che loro opera siano state prese le varie citazioni.
Questa è la base di ogni scritto professionale.
Ma in molti non lo sanno. Anche molte nuove case editrici, nate dall'entusiasmo dei loro fondatori, che poi si buttano a sfornare sul mercato opere "fantasiose".
La fantasia appartiene al regno dei romanzi, qui ci si può sbizzarrire quanto si vuole. Ma quando si ha la pretesa di fornire opere che vogliono influenzare l'opinione pubblica è essenziale attenersi alla scrittura professionale.
Questo non lo sanno neppure i lettori e tutta quella folta schiera di persone che si autopubblicano, oppure che scrive in internet.
E così mi capita di ricevere commenti ignoranti, in cui mi si fa notare come nei miei scritti siano presenti tutta una serie di "scopiazzature"...
Che dire, forse dovrei stare a far notare loro che la scrittura professionale esige tale rigore e attenzione. Ma non credo che a tali personaggi ciò interessi.
Ho deciso invece di scriverlo qui e poi riportare il link... Chissà che mi eviti di leggere in futuro tali melliflui interventi!

Labels:

La "sindrome" di Pauli

Una volta si parlava di "Poltergeist", ovvero energia psicocinetica che si creava da forti emozioni/tensioni interne. Ora non se ne parla più e mi chiedo perché, visto che comunque tali energie si scatenano. Mi viene in mente, per esempio, quel paesino nel sud dove le cose quotidiane prendono fuoco e la gente non ne può più di essere vittima di quel fenomeno...

Io ora lo chiamo "effetto" Pauli. Infatti Wolfgang Pauli, un noto nome della fisica quantistica, aveva il problema di entrare in "risonanza" con le apparecchiature elettriche/elettroniche che così diventavano instabili o smettevano di funzionare. Un bel problema davvero per uno che di professione stava tutto il giorno a lavorare con dei congegni elettronici. Il suo era sviluppato a tal punto che un giorno, in cui lui non era presente in laboratorio, le apparecchiature smisero di funzionare a dovere e tutti pensarono immediatamente che Pauli fosse arrivato al centro, visto che il malfunzionamento riscontrato era tipico di quando i macchinari andavano in "fibrillazione" a causa sua. Però lui non c'era e tutti si stupirono di quanto stava accadendo. L'arcano si risolse quando scoprirono che, al momento dell'"incidente", Pauli stava proprio passando poco distante, comodamente seduto in treno!

Ecco, lo stesso problema ho io, ormai da molti anni. All'inizio ero spaventata: le apparecchiature davano i numeri, smettevano di funzionare a dovere e presentavano sregolatezze che nessun tecnico riusciva a capire. Ora non mi spavento più ma la situazione non è per questo migliore. E comunque è rimasta insoluta. Infatti sempre e di nuovo il computer dà problemi: programmi che smettono di essere efficienti come dovrebbero, addirittura da un giorno all'altro "perdono" pezzi che vanno reinstallati. Comandi che non rispondono più a modo e si mettono a fare cose non previste. Programmi che letteralmente scompaiono mentre altri compaiono... Così, spesso accade che, per fare qualcosa di molto veloce, mi ritrovo invece impantanata in un mare di disturbi da dipanare, che in genere, al posto di mansuetamente districarsi, si ingarbugliano ancora di più in un mio crescendo di profonda costernazione.
Allora devo smettere, lasciare perdere tutto e andare dalle mie piante, che come si sa, aiutano a scaricare.

Labels: ,

La notte di Walpurga

Mentre tornavo, in treno i pensieri vagavano. D'improvviso mi è venuto in mente che il prossimo 30 aprile, giornata in cui vado via per qualche giorno da passare nella natura, introdurrà alla "notte di walpurga".
Certamente poco conosciuta in Italia, è una tradizione tedesca e nordica. E' la notte in cui tutte le forze del male si riuniscono - in particolare sul Blocksberg Broken in Germania - per celebrare la danza sfrenata delle energie che si accoppiano con gli elementi nell'accogliere l'arrivo della primavera. Nei Paesi alpini, spesso, in quella notte si suonano le campane delle mucche, o si suonano fischietti, oppure si battono bastoni, tutto con l'intento di fare rumori che allontanino dal proprio spazio gli effetti negativi che tali strascichi energetici possono produrre.

Ma si accendono pure dei grossi falò per bruciarci dentro tutto il negativo dell'anno passato e permettere poi, il giorno dopo, di festeggiare la rinnovata fertilità con i "may poles". Questa tradizione è però molto più inglese e scandinava e vede i giovani del paese danzare tutti agghindati coi fiori intorno al "palo di maggio", che per certi versi ricorda quello che in Italia è chiamato "l'albero della cuccagna".

Curiosamente, tornando ora alla tradizione più tedesca e quindi rifacendomi al fatto che in Germania quella notte è popolarmente chiamata "la notte delle streghe" (Hexennacht), Hitler e i suoi devoti si sono tolti la vita proprio in quella notte!

Se sentite un'emozione particolare per quella notte, accendete candele bianche da posizionare davanti alle vostre finestre e porte, con l'intento di tenere fuori dal vostro spazio le energie disordinate che si creeranno in quelle ore di buio e aprirvi invece al buono che sicuramente l'arrivo della primavera apporterà.

Labels: ,

Parma

Quando vado a Parma, solitamente prendo la littorina del tardo pomeriggio che da Pavia mi porta diretta a Piacenza e poi, arrivata lì, non ho mai da aspettare perché di treni che portano giù in Emilia ce ne sono sempre in quantità. Arrivo dunque a Parma che è appena sceso il sole e la città si illumina. Amo farla a piedi dalla stazione fino a casa della mia amica dove risiedo. Così mi attraverso la città, sospinta soprattutto dal bisogno di vedere e sentire il centro. Dalla Pilotta tutto ha inizio e il mio animo si satolla. E' la squadratura imponente e severa di questo palazzo che mi sembra di andare ricercando. Sì, mi incute un reverenziale rispetto questo palazzo. Sia che lo veda quando è buio con quelle sue finestrone scure, sia che lo veda durante il giorno. E' veramente austero. Tutt'intorno la cittadina è però vezzosa, salottiera, dove la violetta di Parma, le opere di Verdi e l'eredità di Maria Luigia si frammischiano in un mélange davvero ben riuscito.
Accelero il passo perché voglio arrivare al mio appuntamento irrinunciabile con piazza del Duomo e il Battistero. La Pilotta è per me l'antipasto perché la mia anima vuole arrivare in questo spazio davvero incredibile di Parma. Le geometrie squadrate eppure così eleganti, evidenziate maggiormente dalle luce della sera che le mettono in risalto. E poi la solitudine silenziosa di questa piazza, che se ne sta immobile nel centro di Parma e sembra respirare sacro per l'intera città. Ultimamente c'è sempre un tipo che suona motivi classici, e questi si spargono nella piazza solitaria, sfiorando l'animo di chi, silenzioso, passa da questo spazio. La luna ieri si affiancava al campanile del Duomo, mentre il Battistero rosa li osservava sereno...

E' solo quando vengo in macchina a Parma che le impressioni cambiano totalmente. Man mano che ci si avvicina aumentano i camion carichi di maiali... e io non li posso guardare, mi mette un'angoscia indicibile sapere che stanno andando al macello, così cerco sempre di superarli in fretta, per averli dietro e non vederli più. Ma è un'impresa impossibile, in effetti Parma è la città del prosciutto. Per ogni camion che sorpasso ce n'è subito un altro che raggiungo.

A stomaco chiuso entro a Parma, dimentica della Pilotta, del Duomo col suo rosa Battistero, e delle noti di Verdi che risuonano lì, attorno al teatro, quando c'è il mese dedicato al grande compositore. Dimentico le violette vezzose e l'eredità raffinata della viennese duchessa Maria Luigia. La noblesse oblige di Parma viene brutalmente sostituita dall'altra sua realtà, evocata dai rosei animali che mi hanno riempito gli occhi e sconvolto la coscienza.

Labels:

Tiziano Terzani

Non volevo questo titolo, perché questo nome evoca dei sentimenti che io critico, per cui mi sembrava un tranello attrarre dei lettori a leggere gli ormai consueti commenti positivi e pieni di ammirazione, quando invece io mi discosto. Ma tant'è, di lui parlo così il titolo è rimasto.
Questo personaggio mi ha dato molto da pensare. Ci sono delle discrepanze fra quello che sostiene e quello che invece mostra di essere. Ha fatto della sua morte uno spettacolo, anche se solo attraverso i libri. Ha però spettacolarizzato la sua morte, l'ha resa pubblica e ci ha fatto pure tutti i suoi commenti "filosofici" in proposito.

Credo che sicuramente questo uomo ha cercato di cogliere e vivere la verità suprema. E' però incappato nel tranello del più eclatante, che si può davvero con grande "umiltà" ostentare.
Il sacro e la morte sono sentimenti intimi e segreti. Non si possono raccontare con abbondanza di parole, di concetti spiegati. sono situazioni di vita estreme che possiamo definire "minimaliste" che forse solo ermeticamente, in una ascettica essenzialità potrebbero essere accennate.
Quando invece si ostenta la religiosità o, come in questo caso la morte, per di più la propria, in un modo così elegante e sapiente, allora c'è davvero qualcosa che non va. Spesso le letterature mettono in rilievo quei personaggi dotti che con grandi parole parlano della propria saggezza, lasciando intendere che probabilmente lì dietro c'è conoscenza, ma non saggezza. Lo stesso non posso fare a meno di pensare di T.T. Perché tutto quel bisogno di comunicare le sue "sagge" scelte? A me fa solo impressione. E penso così alla moglie, o al figlio, che hanno dovuto accettare le sue scelte. E a me paiono più degne di nota le loro, elaborate in sordina, che quelle del "grande" T.T. così tanto acclamate.

Labels:

Accuse

Ciò che principalmente irritava del mio modo di procedere nel far cultura su certi argomenti così delicati come possono essere quelli dell'alternativo, era il mio rigore, che veniva interpretato come rigidità.
Invece, e ora le persone che tanto mi hanno dato addosso hanno iniziato a capirlo, è proprio perché desidero che certe argomentazioni vengano prese in considerazione che utilizzo il rigore più assoluto del metodo scientifico quando illustro le tematiche. E' solo nell'impeccabilità del ragionamento, ben esposto e ben fondato, che si può incidere sul pensiero di coloro che contano. Altrimenti si potrà anche esser simpatici, o magari buoni e compassionevoli, ma si rimarrà pur sempre delle persone che non hanno fondamento nell'esporre le proprie argomentazioni e vanno di emozione - proprio l'ultima delle qualità per far leva sul serio!

Labels: