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GLI ARTICOLI DI EVOLUZIONI

benessere psicofisico, conoscenze mistico-esoteriche, psicologia, pensiero evolutivo quantistico

Il sacro e la psiche

La dimensione del sacro, a detta di molti studiosi, è un’istanza intima e profonda di ogni essere umano, attributo essenziale di una spontanea e naturale predisposizione al divino. Volendovdunque iniziare a ragionare sul sacro si deve in prima istanza comprendere bene il termine. La dimensione del sacro ha sempre a che fare con il potere che si esprime con una delle sue due manifestazioni: o quella magica oppure quella religiosa.
Precisiamo quindi i due contesti.
Per la magia il “potere” è immanente. Le forze benefiche o malefiche fanno parte del mondo e possono essere manipolate.
Per la religione il potere invece deriva da una realtà ultramondana. Vi è dunque implicita una trascendenza.

Gli aspetti che poi contraddistinguono il rapporto col sacro si rivelano sempre ambivalenti, sia che si segua il filone magico, sia che si intraprenda quello religioso.
Infatti, nel sacro sembra concentrarsi tutto il positivo ed il negativo insieme. Può dare la vita, ma anche la morte. Suscita entusiasmo, ma può atterrire.
Il sacro ha poi sempre a che fare con il potere o con l’esercizio di un potere. Ma è un potere molto singolare e fragile perché, per esprimersi, dell’accettazione dell’altro. Se l’altro però non l’accetta, basta uno sguardo per violare la sacralità.
A questo punto, analizzato sinteticamente il termine e la semantica, andiamo a vedere quando, nella storia dell’umanità, si è iniziato a rivelare il sacro.

La maggior parte degli studiosi afferma che il sacro è antico come l’essere umano. Tuttavia, facendo una ricerca più approfondita si scopre qualcosa che porta a insospettate riflessioni.
Il sacro, come rapporto con la magia naturale della vita è la prima forma di sacralità espressa dall’essere umano. Solo che questo tipo di sacro nel tempo ha sempre più perso il significato di sacralità per assumere invece quello di “superstizione”.
Andiamo però con ordine.

Il sacro nasce col culto dei morti nel paleolitico. Questo, infatti, lo si può attestare come presente già 250.000 anni fa, e ci permette di constatare un’idea di continuità della vita che persiste al di là della morte. I morti venivano collocati in modo che potessero continuare una propria vita ultraterrena. Addirittura venivano composti in posizione rannicchiata, quasi fetale. Il tutto suggerisce l’idea di una preparazione alla vita che il defunto andava ora a intraprendere.
Per cui troviamo la prima idea di trascendenza, molto prima della comparsa delle cosiddette Veneri deformi, 25.000/30.000 anni fa, che sono state la prima rappresentazione della divinità e le genitrici di un’unica Grande Dea Madre, che sarà venerata per tutto il mesolitico.
Il culto dei morti, in queste primissime ere dell’umanità, esprimeva un sacro magico, dove la natura era vista nella sua continuità di cicli di vita e di morte e di nuova vita. Gli esseri umani vivevano di caccia e di libero raccolto, la cultura era matrilinea e pacifica. Non c’era timore della morte, visto che il tutto era ciclico, come la donna, venerata in quanto portatrice di nuova vita.

Gli studiosi non sanno invece ancora spiegarsi il passaggio dalla cultura matriarcale a quella patriarcale, che avvenne nel neolitico. Intorno al V millennio una nuova cultura neolitica, che aveva addomesticato il cavallo e produceva armi letali, emergeva dal bacino del Volga e travolgeva la pacifica cultura neolitica, proponendo una nuova struttura: teocratica, militare, patrilineare. Questa nuova cultura è chiamata Kurgan (che in russo
significa tumulo) perché i morti venivano sepolti in tumuli circolari monumentali.
Questo è uno dei momenti più complessi della storia: infatti nel pantheon divino gli dèi sostituiranno le dee, mentre contemporaneamente la cultura matrilineare (che resterà ancora per qualche secolo a Creta) sarà interamente sostituita da una cultura patrilineare, guerriera e fortemente gerarchizzata, che instaura un’economia urbana basata sull’allevamento e la coltivazione – e si svilupperà la conquista e l’appropriament
di sempre più territori e animali.
Questa nuova struttura sociale e culturale comporterà un profondo mutamento sia nei confronti della natura che sarà vissuta sempre più come aliena, sia nei confronti dell’evento morte. Ed è proprio con l’instaurarsi di questa nuova cultura patriarcale e della vita urbana apportata che l’evento morte assumerà una caratteristica sempre meno naturale e verrà invece vissuta in modo sempre più drammatico, come evento altamente destabilizzante dell’unità del gruppo sociale.

Per mancanza di dati sicuri, è difficile capire come sia avvenuto questo radicale cambiamento. Possiamo pensare che con la rivoluzione urbana – avvenuta circa 6.000-7.000 anni a.C. – che costituisce la base della nostra attuale civiltà, i rapporti sociali siano divenuti estremamente complessi e tali da porre sempre nuovi problemi e sfide all’uomo. Problemi e sfide ben più complessi di quelli del periodo precedente, quando la lotta era solo contro gli elementi naturali (glaciazioni, penuria di cibo ecc.).
In questa nuova fase si instaura un maggiore distacco rispetto alla natura che verrà vissuta sempre più come elemento da sfruttare. Si può ipotizzare che sia proprio questa nuova concezione a far sì che la morte ora, possa essere considerata ancora come evento naturale, un ritorno alla terra perché nuova vita possa generarsi, come era avvenuto nel lunghissimo periodo precedente.

La nuova società competitiva e gerarchica lega i singoli individui in rapporti utilitaristici, così che sarà impossibile per i singoli componenti di essere autonomi rispetto al sostentamento. Questo, da un lato offrirà una maggiore sicurezza materiale e una maggiore capacità produttiva organizzata, dall’altra si porrà come struttura molto instabile e conflittuata: la vita di ogni singolo individuo dipenderà sempre più da quella degli altri. Per tale ragione la morte viene pure vissuta come la perdita di un membro utile all’economia della società.
Questo squilibrio nel gruppo porterà alla creazione gerarchica di figure di riferimento, quali furono all’inizio i sacerdoti-proprietari, e il tempio come luogo di accentramento delle derrate alimentari e dei prodotti.
È la cosiddetta economia templare che sarà successivamente (in genere in modo cruento) sostituita da quella palaziale, ove centro di potere sarà il palazzo reale come sede del più forte in campo militare: il re.

Inoltre, la vita sociale essendo divenuta sempre più tesa alla realizzazione organizzata degli di obiettivi, conduce alla perdita di quella ciclica circolarità dei tempi matriarcali e ci si volge alla conquista. In altre parole si innesca l’evoluzione, cioè la storia.
A questo punto la perdita dell’immortalità, intesa come passaggio da uno stato di vita a un altro stato di vita, porta inevitabilmente a vivere il dramma della morte. L’essere umano è quindi costretto a reagire a questa angoscia celebrando, compulsivamente quasi, il ricordo.
Se non esiste l’immortalità, cioè un “al di là” che rende la morte un semplice passaggio e non la fine, unico modo per affrontare il dramma della morte come scomparsa totale è quello di eseguire azioni degne di lode e di ricordo. Ecco il bisogno compulsivo di costruire monumenti funerari sempre più importanti ed indistruttibili: dai tumuli, alle tombe megalitiche, alle piramidi.

Inoltre, la vita sociale essendo divenuta sempre più tesa alla realizzazione organizzata degli di obiettivi, conduce alla perdita di quella ciclica circolarità dei tempi matriarcali e ci si volge alla conquista. In altre parole si innesca l’evoluzione, cioè la storia.
A questo punto la perdita dell’immortalità, intesa come passaggio da uno stato di vita a un altro stato di vita, porta inevitabilmente a vivere il dramma della morte. L’essere umano è quindi costretto a reagire a questa angoscia celebrando, compulsivamente quasi, il ricordo.

Nicola Lalli, psichiatra e professore all’Università La Sapienza di Roma, così afferma: “Sorge spontanea la domanda di capire quale sia la differenza fra la ‘proiezione’ operata in nome del sacro, e quella che opera lo psicotico nella sua trasformazione delirante della realtà”. (Ricerche tratte dal riferimento bibliografico n. 1). Non per nulla gli uomini sacri erano spesso i “folli divini”!

Nell’esoterismo spesso si afferma che i demoni e gli dei sono una creazione umana… In definitiva, possiamo anche affermare di essere oggi attorniati da una miriade di zombi che abbiamo creato nel corso della nostra storia!. Potenti forme pensiero, che si sono stratificate nella nostra psiche e hanno determinato le varie credenze abitate dalle egregore immaginate!
Tuttavia Jung ipotizza nelle sue Opere che, sotto a tutti questi strati, dove ci stanno le diverse creazioni dell’umanità, si possa raggiungere l’infinito, il vuoto pieno, la dimensione della natura… Qui probabilmente si trova il Sacro senza rappresentazioni che non può essere immaginato.
“Come l’essere umano ha un corpo, che in linea di principio non si differenzia da quello degli animali, anche la sua psicologia possiede, per così dire, dei piani inferiori, nei quali dimorano ancora gli spettri di epoche passate dell’umanità, come le anime animali (…), poi più in basso la psiche dei ‘sauri’ a sangue freddo e, infine, al livello più profondo, il mistero trascendente e il paradosso dei processi psicoidi del simpatico e del parasimpatico. (…)
Gli stati più profondi della psiche, più sono profondi e oscuri più perdono in termini di singolarità individuale. (…) Essi assumono un carattere sempre più collettivo, al punto che, nella materialità del corpo, e precisamente nei corpi chimici, diventano universali…”
E Jung così continua in“ricordi, sogni, riflessioni”:
“L’energia che sta alla base della vita psichica cosciente è preesistente ad essa e perciò è dapprima inconscia. A mano a mano che si avvicina alla coscienza essa dapprima appare proiettata in figure come il mana, gli dèi, i demoni, e così via, il cui numen sembra essere la sorgente della forza vitale”
Quindi per attingere al Sacro si deve andare oltre alle immagini e approdare al nulla, all’abisso – senza fondo – dove dietro le espressioni storico-culturali oggettivate, prodotta dagli strati superiori, si avverte un indefinibile Senso che sta al di là, ove non c’è alcun significato categoriale da afferrare. Per arrivare a questo Sacro non rappresentabile occorre probabilmente una demitizzazione delle religioni.
Forse, in ultima analisi, occorrerebbe, semplicemente, fare il vuoto, il silenzio e stare in profonda connessione con la dimensione del nulla!

Scrive Giovanni Maria Vannucci, frate dei Servi di santa Maria, a Monte Senario (Firenze):
“Il silenzio è la forma metafisica del cosmo (…) le teologie ci descrivono un volto di Dio umanamente interpretato, ma il suo vero Essere è avvolto nel silenzio, e la preghiera dovrebbe essere un esercizio di silenzio davanti alla Divinità, non più invocata, ma presente”!


BIBLIOGRAFIA
1) Nicola Lalli, L’isola dei Feaci. Percorsi psicoanalitici nella storia della psichiatria, nella clinica, nella letteratura, Nuove Edizioni Romane, Roma 1997.
Nicola Lalli, Psichiatra, Psicoterapeuta, Libero Docente in Malattie Nervose e Mentali e già Professore associato di Psichiatria e Psicoterapia presso l'Università “La Sapienza” di Roma

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Le terapie riflesse

Oggi ci troviamo di fronte a disagi e malesseri a cui la medicina ufficiale non sa realmente porre rimedio. Con questo non voglio però affermare che la medicina classica è inutile o dannosa, come spesso generalizzano in molti. La medicina classica è ottima nelle emergenze, effettivamente ci salva la vita. Tuttavia oggi la nostra società soffre di malesseri striscianti e subdoli, i cui sintomi sono spesso comuni, per cui risulta quanto mai difficile identificare la vera causa.
Bisogna poi aggiungere che le cause, in genere, risiedono in un insieme di molteplicifattori squilibranti, dati da uno stile di vita sbagliato. Ma questo non è però il tema della mia relazione. Il tema è le terapie riflesse. Per arrivarci continuo col discorso iniziato prima, dove appunto dicevo che la medicina classica si trova in genere impotente nella risoluzione a monte di questi disagi di cui soffre la maggior parte della popolazione.
Chi può si rivolge quindi alle medicine alternative, perché sovente queste sanno apportare migliorie significative alla qualità di vita dell’individuo.

Il grosso problema delle terapie complementari è che non si è ancora ben legiferato in proposito. Sarà un processo molto lungo e irto di grandi difficoltà questo. Pur tuttavia queste tecniche sonogià presenti sul mercato della salute. Dunque il problema che si pone al cittadino è querllo di riuscire a comprendere quando sono consigliabili e quando invece no.
Di tecniche ce ne sono molte che sono davvero buone, ma ce ne sono anche di improvvisate, e altre ancora che si propongono come “scientifiche” – spesso perché sono pure medici a utilizzarle – che però di scientifico non hanno proprio nulla. Questa però non è un’affermazione tesa a invalidarle totalmente, semmai è un’affermazione per fare chiarezza.
Fra queste tecniche oggi sono molto diffuse le terapie cosiddette vibrazionali.
Queste si approcciano al disagio utilizzando il potere curativo delle vibrazioni, ovvero delle frequenze. Ogni cosa nell’universo vibra, per cui emette delle frequenze. Alcune sono congeniali alla vita e quindi ottime per contribuire a un riequilibrio psicofisico. Fra queste le più note sono:

• - l'utilizzo dei colori;
• - l'utilizzo della musica;
• - l'utilizzo delle cosiddette onde di forma (geometria sacra, etc.);
• - l'utilizzo di frequenze specifiche con cui l’organismo viene informato (p. es. radionica; apparecchi Vega e affini)..

Il problema in questi casi è quello di identificare la giusta frequenza da utilizzare per riaccordare il sistema. Se sapessimo con precisione “gli accordi” su cui è sintonizzato il nostro organismo, probabilmente, il problema non ci sarebbe. Invece le cose sono molto più complicate. Il nostro sistema è estremamente articolato e complesso, per cui, anche chi ha tentato di effettuare delle misurazioni, sebbene spesso fossero medici o uomini di scienza, hanno però potuto utilizzare solo dei metodi soggettivi – non esistono infatti macchinari scientifici, per questo, la pecca di tali misurazioni è proprio quella di non essere scientifiche – cioè ripetibili. Il che rende tali misurazioni non affidabili.

Ma per farvi comprendere meglio passo subito a degli esempi molto in voga oggi. Spesso, chi utilizza i metodi indicati prima, si avvale dell’aiuto di “pendoli” – “biotensor” o del Vega test o apparecchiature simili, che però, nonostante la tecnologia impiegata, funzionano sempre e di nuovo come funziona il pendolino. Per cui, anche se si possono ottenere dei buoni risultati – e di sicuro se ne ottengono parecchi – tali metodi sono comunque relativi. La scienza infatti non li considera affidabili e validi. Perché? Perché, come già accennato, non sono ripetibili le misurazioni, quindi rimangono misurazioni soggettive.
Per essere scientifico, infatti, un metodo deve poter essere ripetibile. Se utilizzo un termometro per la febbre otterrò lo stesso risultato con ogni operatore che porga al paziente il misuratore della temperatura. Questo non accade però con quei metodi. La misurazione risulta diversa.

Vediamo quindi cosa accade durante le misurazioni ottenute con gli strumenti appena indicati. E per farlo vi riporto le osservazioni molto interessanti che fece Alberto Tedeschi, il ricercatore indipendente che ha creato la tecnologia White, quando, nel corso delle sue ricerche, iniziò a misurare le frequenze cerebrali di diversi individui in situazioni differenti.
Per questa sua ricerca ebbe modo di misurare moltissime interazioni tra operatore e paziente di parecchie scuole di naturopatia, o di altre tecniche alternative, come pure quelle avvenute tra medico e assistito.
Le innumerevoli misurazioni svolte, evidenziavano chiaramente che durante la sessione avveniva una reale influenza delle onde cerebrali dell’operatore che invadevano il campo delle onde cerebrali del paziente che quindi venivano come “colorate” dall’influenza dell’operatore.
Infatti, si osservò come, durante l’interazione, si formi una specie di cervello unico, dove le frequenze dell’operatore dominano quelle del paziente!
Come potete bene comprendere questo fatto, specie se l’operatore utilizza i mezzi indicati prima, ovvero il pendolo, il biotensor, la kinesiologia, o il Vega test, comporta come risultato che viene “diagnosticato” ciò che appartiene al campo dell’operatore, e non a quello del paziente. Per cui si può quindi affermare che l’operatore, in effetti, misura se stesso!

Visto che utilizzando tali tecniche si misura se stessi, cosa accade? Che cambiando terapeuta, si cambia la “diagnosi”. Ecco perché tali metodi non si rivelano sempre validi. A volte il terapeuta potrà azzeccare la questione, ma altre volte sarà invece offuscato dai propri convincimenti, in genere inconsci.
Bisogna quindi trovare dei metodi che risultino oggettivi. Due sono quelli che esulano dalla soggettività:
- L’iridologia;
- La riflessologia.
Se nell’iride c’è una macchia, tale punto sarà visibile a tutti, in quanto non è solo una “sensazione” che il nostro corpo avverte per cui fa vibrare il meccanismo.
Se si sono formati dei cristalli in determinate zone del piede, questi saranno riscontrabili da tutti, perché sono reali, tangibili.
Ecco, questi due metodi possiamo dunque definirli affidabili, sono infatti oggettivi.

C’è però un altro metodo, diverso, che esula dalla problematica dell’interferenza e che si opera in modo riflesso: è la Biorisonanza Olografica del White di Alberto Tedeschi, di cui vi ho accennato le ricerche sulle onde cerebrali.
Prendendo atto della problematica del cervello unico, Alberto Tedeschi, cominciò a ragionare su una tecnologia che fosse in grado di apportare migliorie allo stato di salute psicofisico, senza però che intervenisse l’interferenza dell’operatore.
Ecco che nasce la tecnologia White di Biorisonanza Olografica, che è stata creata sulla base di raffinati principi di fisica quantistica.
E’ una tecnologia che agisce sull’organismo stimolando la purificazione psicofisica. Purificando l’organismo si purifica anche il cervello, per questo spesso si afferma che il White agisce sulla consapevolezza,f acilitando i riconoscimenti necessari per liberarsi da situazioni intrappolanti e negative in cui si è caduti.

La tecnologia White è pure definita riflessa, in quanto può essere utilizzata in modo olografico, cioè agendo su una piccola parte dell’organismo si entra in risonanza col tutto del sistema, che così riceve le stesse informazioni passate alla parte.
Il professor Emilio del Giudice che dal 2004 si occupa della letteratura scientifica di questa tecnologia, afferma che il White opera sull’organismo attraverso continue informazioni prebiotiche, ovvero che stanno all’origine della vita, che sollecitano la depurazione da tutto ciò che è contro alla vita! Sia questo d’ordine fisico che psichico.
La tecnologia White viene utilizzata attraverso un rimedio personale che la persona si prepara da sola utilizzando la piastra White, su cui rifasa la propria acqua, e quindi irrorandola con una luce White particolare, la 22, che emette quelle informazioni “prebiotiche” di cui parlava il prof. Del Giudice.
Oltre al rimedio personale la persona può lavorare su di sé anche ascoltando i Suoni White, un insieme di sonorità decisamente insolite, che vanno a far vibrare il liquido interstiziale del nostro corpo, aprendolo maggiormente alle informazioni White contenute nei Suoni.

I suoni possono essere ascoltati su una stuoia che contiene una serie di 15 stecche White, che aiuta ulteriormente l’organismo ad assimilare le informazioni emesse dal White.
Il white viene in genere utilizzato da medici e psicologi che lo utilizzano per proporre ai loro pazienti dei rimedi personalizzati, da abbinare al resto della cura. Oppure viene utilizzato da architetti che si occupano di disturbi geofisici contro i quali, attraverso l’applicazione dei prodotti White si stimola gli organismi viventi in quegli spazi a effettuare una disintossicazione e purificazione più accelerata dagli inquinamenti che altrimenti subirebbero.

Ricordo che il White non isola, non scherma, perché questa chiusura è deleteria per gli organismi viventi. Al posto di schermare si dovrebbe invece sollecitare una depurazione più veloce dagli agenti inquinanti, proprio come fa il White. Infatti, gli organismi viventi devono poter essere in connessione con l’esterno, da cui ricevono comunque le informazioni vitali, accanto a quelle che oggi abbiamo identificato essere altamente nocive per l’organismo, tutte derivate da azioni inconsulte dell’essere umano, che ha creato un enorme squilibrio sul pianeta.
Ciò che scherma, blocca anche le informazioni biologiche positive di cui la materia vivente ha bisogno per vivere, per questo, ogni tipo di gadget, che oggi con così tanta facilità viene venduto acclamando la schermatura totale, è da rifiutare, oppure da utilizzare solo in determinate situazioni circoscritte e molto limitate nel tempo.
Tornando a noi, un altro modo per sperimentare il White è quello di iniziare un percorso di autoconoscenza che propongo nei miei incontri, dove la persona lavora su se stessa per riconoscere i condizionamenti occulti che l’hanno portata a scegliere delle vie che non le sono congeniali, per così piano piano iniziare a liberarsene. Quest’azione di riconoscimento è sollecitata enormemente dall’utilizzo del rimedio White che i partecipanti si preparano durante gli incontri, così che la purificazione inizia, cominciando quindi a liberare l’organismo dagli accumuli tossinici che, come ben sappiamo, non sono solo d’ordine fisico, ma anche psichico, visto che emozioni e pensieri negativi si trasformano in tossine, come la pni ha ampiamente dimostrato.

Chi invece desidera sperimentare il White da solo, senza essere seguito da qualcuno, può farlo semplicemente utilizzando una piastrina, che emette le informazioni della Luce 22, quella usata per informare l’acqua del rimedio personale, che è un tipo di informazione molto forte, in quanto distrugge le corazze, permettendo così una liberazione d’energia quando queste, finalmente, vengono del tutto riconosciute e abbattute.
Praticamente, utilizzando il white per assunzione, come rimedio, oppure come piastrina da avere in casa o da portarsi addosso, la parte entra in risonanza, non solo con il nostro organismo totale, ma anche con il nostro ambiente, ovvero il nostro campo vitale, che viene quindi sollecitato a disincrostarsi dalle corazze determinate dalle tossine psicofisiche accumulate.
Comunque, vi invito a visitare la mia pagina web, o ad acquistare i miei testi specifici – o anche ad ascoltare la registrazione della conferenza La via della consapevolezza per approfondire l’argomento.

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