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Il blog di Evoluzioni

La percezione del silenzio

Domani parto per il mio ritiro: silenzio e digiuno. Ne ho un bisogno quasi esagerato. E' il ritirarsi per permettere alle proprie energie di ritrovarsi e ricollocarsi a cui anelo.
Arrivo a un punto che sento tutt'attorno il movimento che diventa sempre più centrifugo e sempre meno gestibile, perché il mio campo si è assottigliato e tutto entra scompigliando.
Lo inizio a percepire quando il tempo si restringe e tutto comincia a "precipitare". A quel punto capisco che non sono più io a determinare il tempo ma è l'esterno a determinare il passo. Il che è tragico, perché il mondo tende a essere frenetico e a fagocitare chi si lascia possedere dalle sue morse.
La precipitazione è del demonio, affermavano gli antichi alchimisti.
Quindi è imperativo fermare il tempo, quello dentro, per così rallentare quello fuori.

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Servi troppo a lungo

C'è qualcosa che detesto profondamente: la complicità di convenienza. Quella che porta a una gentilezza mielata, ufficiale, ma falsa dentro. La facciata sorridente e accondiscendente, che untuosamente si china in pseudo riverenza, a dimostrazione del proprio appoggio.
Non è il valore a essere riconosciuto, bensì la convenienza.

Conviene essere sorridenti e dire bene di tutti, anche di quelli che detesti, perché non si sa mai... In definitiva potrebbero sempre risultare utili, e poi se si dichiara troppo asciuttamente la propria posizione critica, in un mondo impregnato dal buonismo esasperato, si risulterebbe duri, anzi, addirittura cattivi.

Un atteggiamento di antico retaggio baronale. Siamo rimasti servi per troppi secoli per riuscire oggi a recuperare la dignità che si eleva con voce propria, quando tutti, assoggettati e ossequiosi, adulano il "capo" o il "capetto" di turno. Tacendo ogni moto di indignazione, quando questo compie azioni riprorevoli. La moralità e la correttezza sono teorie di cui è interessante parlare e anche appassionarvisi. Ma appunto, la pratica poi è un'altra cosa, esula dagli atteggiamenti richiesti al buon cortigiano.

Semmai, ci si permette l'indignazione per le cose grandi, quelle che non toccano direttamente nel quotidiano.
Ma se non si inizia a ritrovare la propria dignità nel piccolo quotidiano, come si può pensare di saper e poter intervenire nel grande?

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Una scelta di valore

Tempo fa, durante uno dei miei soliti ritiri in solitudine e digiuno, mi è capitato sotto mano un libro che parlava della questione etica. Il testo parlava delle diverse questioni che la Chiesa nei secoli aveva affrontato per definire l'argomento.
Il libro era abbastanza noioso e tecnico, ma qualcosa mi aveva colpito e portato a delle riflessioni. Diceva che nel Medioevo il consiglio episcopale tentava di definire la priorità di valori e, per farlo, portava un esempio che divenne un classico della questione.
Il fatto era il seguente: un gruppo di cavalieri, per salvare il resto degli uomini caduti in un'imboscata, avrebbe dovuto passare, al galoppo più veloce, attraverso una strettoia, dove solo un uomo alla volta poteva attraversarla. Il problema era che in quella strettoia si trovava un gruppo di bambini che giocavano. Ovviamente i cavalieri, attraversandola, avrebbero travolto i bambini.
Se invece non lo facevano e si fossero fermati per far spostare i bambini, il nemico li avrebbe visti e uccisi.
Il quesito morale era quale azione fosse la più giusta.

Mi ci sono messa anche io a pensare. Ovviamente il mio cervello altalenava da una scelta all'altra senza potersi decidere. A un certo punto mi è venuta in mente la giusta soluzione: si dovevano fare entrambe. Si doveva passare e farlo comunque senza uccidere i bambini.

Quello che voglio dire è che si tende spesso ad accettare le condizioni: o così o cosà. Invece, a volte, si devono superare i parametri indicati e arrivare a un terzo superiore, più difficile e, all'apparenza, anche impossibile. Mi sono accorta che è solo sfidandosi a fare le cose giuste a tutti i costi si arriva all'eccellenza e anche all'eroismo.
Si deve solo pensare che in un qualche modo una soluzione superiore esiste, ed è da scoprire e poi realizzare, a tutti i costi!

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Oltre la curva di Gauss



Questa "curva", che nell'immagine riporto in una modalità più chiaramente grafica, è nota in matematica perché visualizza le percentuali delle tendenze. Ciò che viene scelto dalla maggioranza, determina ovviamente il trend.
Utilissimo nei casi in cui si voglia proporre un qualcosa per il grande pubblico. Se la curva di Gauss dimostra la decisa preferenza degli utenti si sarà sicuri di ottenere un buon successo.

In un altro senso, però, possiamo definire i risultati quantitativamente positivi della curva di Gauss come la misurazione della standardizzazione. Ciò che si trova al centro della campana, formata dalla curva, evidenzia la misura dell'omologazione e definisce la "normalità".

Ebbene, ogni mia scelta, tendenza, preferenza - se mai calcolabili - sono totalmente agli estremi della curva. Quindi rappresentano la "anormalità", la perversità che esula dalla omologazione. Il fuori norma, il fuori standard... e io ne sono profondamente contenta.
La cosa che mi ha stupito è quando, parlando con un grosso dirigente aziendale, questa mia atipicità è stata osservata come la manifestazione di una originalità bizzarra, una eccentricità snob di chi si vuole distanziare dagli altri...

E meno male, dico io. Essere ai margini della curva di Gauss può solo dimostrare la volontà di pensare con la propria testa, anche a costo della solitudine in cui inevitabilmente si finisce. Ma, appunto, meglio pochi e stimolanti gli amici che si hanno accanto, piuttosto che tanti e banali...

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La fine del mondo

Il 2012 incalza, standoci sempre piú col fiato sul collo. Tutti quanti, al posto di virare questa paura sempre piú ossessionante, verso pensieri propositivi, atti a migliorare davvero la nostra interioritá impregnandola di fiducia, si riversano come una docile (e, permettetemi di dirlo, anche stupida) mandria verso il baratro.
Possiamo scegliere, abbiamo quel famoso libero arbitrio che ci permette di dirigerci da un´altra parte. Non è facile, certo, vista la pressione della "mandria", sempre piú ottusa, sempre piú pregnante. Ma se non reagiamo, propositivamente, che razza di "ricercatori dello Spirito" siamo? Ecco che in questi atteggiamenti si rivela la qualitá della ricerca e della persona. Chi accetta tali cupi presagi e non pulisce la propria interioritá facendo entrare aria propositiva, vale proprio niente. Anzi, peggio, perché sta dalla parte del male, visto che contribuisce a diffondere la paura, che è una delle emozioni principali con cui le egregore negative si nutrono.

Il ben noto aforisma recita: "ció che il bruco chiama la fine del mondo il maestro chiama farfalla".
Una cara amica, quando ci siamo incontrate prima della mia partenza, ha fatto un´osservazione che mi è rimasta dentro. Diceva infatti "forse in questo mondo cosí disordinato e lassista, si percepisce come ´fine del mondo´ ció che magari porterá la necessaria drittura"...
Infatti, quando le energie degenerano in un senso, a un certo punto la vita dá un colpo dall´altra parte, per recuperare l´equilibrio.
Il colpo inferto non è la morte, ma per coloro che si crogiolano nel disordine interiore ovviamente sí. E´ la loro "fine", che peró è davvero la possibilitá di un nuovo inizio: virtuoso.

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Flussi e riflussi

In questi ultimi dieci anni ci sono state alcune persone che, incontrandomi attraverso i miei scritti, il mio sito, o a delle mie conferenze, oppure perché amici parlavano loro di me, si infervoravano entusiasti della mia conoscenza. Mi frequentavano, mi invitavano e poco alla volta il rapporto si intensificava diventando ció che sembrava un´amicizia.
Mi piace avere rapporti "dritti" in cui scambiarsi esperienze, sensazioni, riflessioni, ma anche e soprattutto essere aderenti al proprio sé informando l´altro se qualcosa urta la nostra sensibilitá. Ovviamente, caposaldo di questo comportamento, è la buona educazione con cui certi movimenti vengono esternati, ma non solo. Perché a esternare in molti sono oggi capaci, e anche di farlo con toni abbastanza educati (anche se spesso davvero a labbra tirate!). Il problema è peró la capacitá di ascoltare l´altro quando risponde, con l´esternazione delle sue motivazioni. In genere è in questa normale e giusta azione di ritorno in cui le persone cadono.
Il confronto, educato e col cuore in mano, deve essere a doppio senso: ovvero sia da un lato che dall´altro, con l´apertura di integrare i movimenti da entrambi i lati per poi arrivare a trovare i punti di unione, abbandonando i punti di scontro.

Questo è ció che in genere "piaceva" cosí tanto a tali personaggi, che col cuore in mano esultavano nell´aver finalmente trovato una persona con sui "si puó parlare e scambiarsi di tutto, in modo pulito e diretto".
Di conseguenza è stata una grande e spiacevole sorpresa scoprire a un certo punto la chiusura di tali "amicizie". O meglio, piú che chiusura ufficiale, l´allontanamento frettoloso che chiaramente interrompeva il rapporto. Nessuna spiegazione, e se qualcosa che le assomigliava arrivava era elusiva e comunque non aperta allo scambio, perché rifletteva una loro decisione giá presa in precedenza: la loro scelta di chiudere il rapporto. La tanto acclamata apertura all´incontro, veniva meno, e io mi ritrovavo scombussolata di fronte a ció che ancora oggi definisco fuga.
La delusione esterefatta poi sopravveniva, quando in seguito venivo a conoscenza di situazioni che erano iniziate giá all´interno del rapporto, per cui scoprivo che tali "amici" o "amiche", stavano portando avanti, in parallelo, ció che con me criticavano e acclamavano come profondamente negativo e disdicevole!

Cosa fare dunque con chi ti ha amato tanto - uomini e donne - che poi, fuori dal nulla, va dritto dritto in situazioni che fino a quel momento rimproverava, o, addirittura, era venuto a piangere amaramente, perché vittima di tali atteggiamenti?
Ok, ci sono spiegazioni psicologiche che indicano come, probabilmente, certe persone desiderano davvero essere diverse, essere l´ideale di cui parlano, ma in effetti dentro non lo sono. Forse, semplicemente, non ne sono ancora pronte, o forse, davvero, nel loro intimo non sono per niente cosí...
D´accordo, ci sta. Ma cosa faccio io dello scombussolamento che porto dentro? Le motivazioni razionali non placano le emozioni che sono rimaste tradite e offese.

Queste persone sono rimaste per anni infilate nel faldone delle situazioni irrisolte. Poi, qualche mese fa, ho incontrato una donna che riproduceva, persino nel fisico, uno di questi "casi irrisolti". Di nuovo l´afflato amicale si è acceso, ma al contempo, bruciata della precedente esperienza, stavo accorta. Soprattutto cercavo di seguire con piú attenzione i miei movimenti interni per vedere cosa provocavano nella persona... A oggi si procede bene, siamo in cordata.
Cosí ho cominciato a pensare se la vita mi stesse ripresentando quelle situazioni in modo che, grazie alle esperienze avute, potessi viverle con maggiore accortezza.

Infine arrivo qui in Brasile e, nella stessa famiglia in cui sono ospite, ritrovo in un colpo solo tutti gli altri miei casi irrisolti. Due uomini, con cui avevo avuto un intenso rapporto, che poi sono "scomparsi", e una donna, di nuovo, che cosí tremendamente mi aveva ferita...
E´ come se fosse arrivato il tempo del riflusso, che mi permette di pulire il dolore rimasto nel cuore, per sostituirlo con le nuove esperienze e consapevolezze che queste mi stanno portando.
Sono davvero grata alla vita e, come sempre, constato come le leggi fisiche scoperte dagli scienziati corrispondano sempre alle leggi intime e a quelle spirituali. E del resto il grande Ermete Trismegisto non aveva al tempo detto "come sopra, cosí sotto"? Con questa affermazione metteva in evidenza le affinitá che ci sono in tutte le dimensioni, orizzontalmente, ma soprattutto verticalmente!

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Il Numen

Alla fine mi sono decisa a leggerlo tutto Hillman, il suo “Il codice dell’anima”. Ha una scrittura che stranamente non mi piace e questo libro l´ho tirato in lungo, leggendone un po´ per poi mollarlo, e quindi riprenderlo dopo qualche giorno, settimana, o mese... Parla della sua ben nota teoria della "ghianda". Ovvero che la quercia si trova in potenza e in fieri nella stessa ghianda. Lo stesso con noi umani che rivestiamo un qualcosa che da dentro di noi preme per realizzarsi. Il daimon, come dice Hillman, definendolo infine anche Numen, una definizione che io preferisco, perché si riferisce a un qualcosa di soprannaturale in noi, che scende nella fisicitá per realizzare, grazie al personaggio fisico che si sceglie, una sua missione.

E questo è esattamente ció che spiego quando faccio una lettura della carta del cielo. Ovvero l´Anima, la nostra, si incarna in un personaggio ben specifico, le cui caratteristiche le permetteranno da un lato di allenarsi per migliorare le sue prestazioni, e dall´altro, quando infine avrá "educato" tale personaggio a rendere al meglio, potrá realizzare quel qualcosa di particolare che è venuta a fare.
Dunque la fatica dell´allenamento dicevo. Sí perché le caratteristiche della personalitá che veniamo ad abitare sono spesso fuori equilibrio, o eccessive o in difetto. E cosí restando sono poco utili, in quanto ci governano. Invece dovremmo essere noi a utilizzarle, proprio come se fossero un utensile che, per poterlo bene adoperare, dobbiamo calibrare, limare, sintonizzare...

Il problema è che a volte tali caratteristiche sono cosí tanto fuori equilibrio che la persona sará costretta a spenderci tutta la vita, impegnandosi un sacco e con grande meticolositá, per riuscire, almeno un pochino, a ridimensionare gli eccessi o le carenze. Altrimenti la propria ghianda diverrá solo cibo per i maiali, come dice Gramsci (vedi: >>).
Ma tanta gente ci rimane male: "ma come io che sono cosí "grandiosa", mi devo stare a occupare di tali inezie... è mai possibile che non abbia una missione piú importante?"
Questa richiesta inevitabilmente mostra quanto poco grandiosa sia la persona e quanto invece sia veramente piena di quell´ego, gonfiato dalle caratteristiche squilibrate che pensa eccezionali.
Invece gli squilibri davvero sono ció che nutre l´ego, che è emozione, tradotta poi in mentalismi volti a giustificare e legittimare tali scompesi.

Bisogna fare salti mortali verbali per spiegare con pazienza a tali personaggi che non se ne devono avere a male se la loro Anima ha scelto un compito cosí "poco" gratificante. Ma vi garantisco che è difficile davvero. Quanto piú sono fuori equilibrio, tanto piú sono suscettibilissimi a ogni piú lontana e innocua osservazione che miri a far prendere loro atto che tale presunzione è fuori luogo. Infatti sposta l´attenzione su ció che non è importante.
L´essenziale non è quanto appariscente sará la nostra missione, bensí quanto bravi, impegnati, diligenti, attenti, focalizzati... saremo noi nell´allenarci, sviluppando le nostre qualitá e sciogliendo i nostri ammanchi. E questo, se proprio ci teniamo davvero tanto, sará ció che ci fará diventare grandi agli occhi degli altri.

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Sogni

Credo di averlo giá scritto, qui sto avendo dei sogni davvero particolari, intensi, singificativi. E´come essere condotta a un insegnamento profondo che mi viene dato attraverso delle rappresentazioni che vivo durante il sonno, con i sogni appunto.
Da un lato l´energia che c´è qui fa da lente di ingrandimento, cosí che il dialogo interno con qualcosa di piú alto e sottile che normalmente avviene, diventa veramente molto pregnante. Dall´altro la mia alimentazione che prevalentemente è di frutta.
Sono riuscita infatti a convenire che durante la settimana mangio questa incredibile frutta potente, gioiosa, straripante di colori e di vita, e durante i week end assaporo la loro ottima cucina brasiliana, con una carne che non ha paragoni e che sorprende pure me, che in genere mangio solo vegetali, visto che la carne non la sopporto, ma che qui invece sto proprio gustando (!!!).

Il mio tipo di alimentazione, che da anni è vegetale, ha creato una capacitá reattiva immediata del mio corpo, che ora mi permette di osservare gli effetti subitanei che una nuova modalitá di cibo mi produce.
Dunque, quando mangio frutta durante la settimana, i sogni sono elevati, luminosi, anche se gli insegnamenti passano per esperienze che mi vengono fatte vivere nel sogno che sono estremamente dolorose e a volte anche tremende.
Quando mangio carne i sogni sono intrisi di un cupore senza rimedio (cosa che invece, nei sogni con la frutta, c´è sempre, ed è quello che mi viene indicato come meta da raggiungere e che, con i suggerimenti che ricevo, riesco infine ad arrivarci!).
I sogni del week end sono quindi intrisi di un dolore infinito, un senso di morte e sofferenza incombente, che portano a vivere la sofferenza acuta di una crudele distruzione.
Sí, qualcuno dirá la digestione affaticata. Anche io ci ho pensato. Tuttavia mi sono chiesta come mai, al posto di essere "semplicemente" dei brutti sogni, o incubi anche, la nota costante di questi avvenimenti notturni sia il senso di morte e dolore incombente e senza via d´uscita.

Ho incominciato a paragonare le due qualitá dei sogni e a fare dei ragionamenti.
La frutta, come i fiori del resto, rappresentano la qualitá piú alta e gioiosa della creazione. Quindi i sogni corrispondenti risuonano sulla luminositá. Sebbene intrisi della qualitá materiale della vita umana, con tutte le sue fatiche e anche brutture, portano con sé il messaggio eterico di una risoluzione a cui si puó anelare e quindi raggiungere con il proprio impegno e grazie anche a una consapevolezza pulita.
Con la frutta ci si mette in risonanza con la leggerezza "angelica" della creazione.
Con la carne, invece, ci si mette in risonanza con il cupore e il dolore del mattatoio.
E qui il mio cuore si rompe. Non posso piú davvero mangiare carne. Non ce n´è la necessitá. Troppa sofferenza inutile, orribile la strage cruenta a cui vanno incontro gli animali.

Ma noi viviamo nella materia, per cui so che dobbiamo assumere cibi che ci permettano di avere un certo tipo di energia che possa essere consistente di fronte a coloro che vivono l´umana esperienza, intrisi di carnalitá, anche cruenta.
Quindi i vegetali, che depurano l´organismo, e che inzialmente sono davvero indispensabili per ripulirsi dalle tossicitá psicofisiche accumulate.
Poi, ovviamente, la frutta, perché ci eleva e ci porta verso il cielo.
Ma assieme a questi vitali elementi ci vorranno anche dei prodotti animali. Perché noi dopotutto apparteniamo anche al mondo animale e dobbiamo avere quel tipo di energia per far fronte alla materia del mondo.
Ma prodotti animali che non siano peró il risultato di alcuna violenza su di loro.

Ho capito il valore del latte, latticini e delle uova. Naturali tuttavia, senza tutte quelle assurde lavorazioni che li deteriorano.
Questi prodotti creano intasamenti solo quando non ci si è ancora ben depurati da anni e anni di alimentazione carnivora. Per questo i latticini e le uova creano un surplus che diventa inquinante. Come lo creano tutti quei prodotti industrializzati che non fanno altro che generare ulteriori tossine (e infatti, "stranamente" si è osservato che le famose intolleranze non si sviluppano quando si assumono prodotti freschi, come il latte appena munto, o prodotti che non sono il risultato di anni e anni di manipolazione umana, vedi il kamut o il farro - cugini del grano, che non sono stati peró cosí elaborati e, per questo, chi è allergico al frumento non sviluppa la reazione quando li mangia, perché in definitiva piú genuini!)

Sentivo in questi ultimi mesi la necessitá di aggiornare il mio tipo di alimentazione. Ora ho capito cosa devo integrare per continuare la pulizia e l´elevazione della coscienza.

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Gusti

Immancabilmente quando vado da qualche parte nel mondo mi sento dire dagli ospiti del posto che mi accolgono, come la loro televisione, o stampa, o gusti, siano i migliori. Non c´è paragone, mi raccontano ingenuamente. E io, curiosa, vado a vedere cosa abbiano di cosí particolare da considerarsi i migliori. Inevitabilmente quello che vedo mi lascia perplessa. A mio avviso non è poi sto gran ché.
Negli anni peró ho imparato. Ovvero mi sono accorta che vivendo in un posto, cioè integrandomi completamente con la cultura del luogo, vivendo e lavorando come una del posto, mangiando il loro cibo e celebrando le loro feste allo stesso modo loro, piano piano i miei gusti si adattavano a quelli del paese in cui mi trovavo.
Questo implicava peró davvero lasciarsi alle spalle la propria cultura per aprirsi a quella del luogo che ospita, e di cui si sta godendo i benefici del trovarsi lí da loro a fare la loro vita.
Dopo un pó, dunque, se all´inizio la loro televisione, la loro stampa, i loro gusti mi erano sembrati poco piacevoli, intrisa come ero della cultura da cui provenivo, nel tempo tutto cambiava. Cosí, tornando poi in Italia, magari per le ferie, quello che trovavo lí mi strideva dentro, sentendolo sorprendentemente fastidioso.

Chi gira il mondo, ma lo fa come turista o anche per lavoro, senza peró fermarvisi ad abitare e soprattutto senza lasciarsi alle spalle le modalitá da cui proviene, difficilmente entra davvero in contatto con il paese in cui si trova. Ecco perché poi le persone affermano "grandiosamente" di aver visitato tanti tanti posti e di sicuro la propria cultura è la migliore. Per forza, non sono entrati in "intimitá" con quella del paese incontrato.
Come quando la notte si viaggia in treno e per un breve momento ci si incrocia con un altro treno. Dai finestrini ci si guarda e si vede certamente quello che la gente nell´altro treno sta facendo. Ma niente di piú. Solo un contatto superficiale che non si puó chiamare incontro.
Ecco perché è cosí difficile comprendersi veramente.
Ecco perché è cosí difficile comprendersi anche fra persone che scambiano i propri punti di vista. Difficilmente si è pronti a lasciarsi alle spalle ció di cui si è convinti, per vedere se l´altro apporta buone novitá.
Questo mettere alle spalle i propri convincimenti non è per tradirli, ma davvero è solo un metterli da parte, cosí da fare spazio all´altro e accogliere il suo contributo. Scegliendo ció che ci convince, ed eliminando ció che invece non ci piace. A quel punto potremo riprendere le nostre convinzioni e sciacquarle dentro alle novitá incontrate, per farle cosí crescere in esperienza e conoscenza e saggezza.

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L´altra faccia

Quanti piú ammanchi irrisolti tanto piú si compensa spingendo l´esteriore. La faccia visibile della luna, che nascnde la parte buia.
E´ una questione di equilibri dopo tutto. A un grande minus si risponde con un grande plus.
Solo che è nell´equilibrio di minori eccessi che si trova il radicamento, quello che permette poi di generare buoni frutti. Dopo tutto la pianta ce lo dimostra: buone radici = buoni frutti.
Ma appunto, per raggiungerlo significa mettere la testa in quel buio cosí fastidioso e vergognoso che invece non vorremmo vedere e iniziare a sedarlo, e riempirlo con la nostra nuova e attuale realtá. Magari semplice, ma vera e soprattutto linda.

Spesso le persone mi controribattono che se non si adottano quei tenori di vita, ritenuti necessari, non si puó appartenere al mondo che conta.
Io invece so che non è cosí. Quella è la giustificazione di chi non ha abbastanza spessore e allora deve adattarsi alla gara di chi ha di piú, di chi mostra di piú, di chi eccelle di piú... Meschina competizione che lascia svuotati, anche se pieni di tanta opulenza.
Ma per poter lasciare andare quei lussuosi orpelli si deve essere di spessore. E non mi riferisco all´alternativo, ruolo ridicolo che mostra solo la reazione infantile di chi non ha niente con cui competere, ma tuttavia desiderando nel profondo essere in gara, mostra allora un criticismo banale che non apporta nulla di nuovo. L´eterno gioco dialettico di chi si mette in competizione...
Essere di spessore significa essere centrati nel proprio essere, che si mostra per quello che si è, con i normali difetti e virtú. Che si sostengono e affermano, senza vendersi, anzi: svendersi.
Oggi su Facebook qualcuno ha inserito l´incipit di un articolo che iniziava con una affermazione della grande Simone Weil:
Ritengo che si debba sostenere sempre ciò che si pensa, anche se si
sostiene un errore contro una verità. Ma, nel contempo, bisogna pregare
ininterrottamente per ottenere più verità ed essere pronti in qualsiasi momento
ad abbandonare la propria opinione, quale che sia, non appena l’intelligenza
abbia ricevuto più luce. Ma non prima di allora.

Ecco, questo è spessore!

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Il verde scarabeo di giugno

Poco fa la nostra gattina più piccola, che ama giocare con gli insetti, ne ha preso uno sul terrazzo. Quando li acchiappa, li prende delicatamente in bocca, e poi corre  in casa, sul tappetino all'entrata, dove solitamente porta le sue prede per giocarci con calma. Sono corsa a vedere, temendo che fosse una vespa. Invece era uno scarabeo verde, che in inglese li chiamano "di giugno". L'ho supbito preso dal tappetino, ancora vivo, e l'ho liberato.
Ma la cosa mi ha molto colpito.  Ho una connessione speciale con questo insetto. La mia nonna paterna, la moglie del "rivoluzionario", mi aveva lasciato due cose da tutte le sue permanenze attorno al mondo: uno era un medaglione d'avorio raffigurante il cervo - che nella simbologia dei Nativi, con cui sono stata a lungo per il mio "apprendistato" sciamanico, rappresenta il mio segno, i Gemelli appunto; l'altro era lo scarabeo verde egiziano, dove lei aveva vissuto a lungo. Questo simbolo è portentoso: rappresenta la resurrezione, dopo la morte, ed è associato al dio Kepry che significa: Colui che diviene in essere.

Ieri parlavo con un'amica, dentro al tornado di situazioni che collassano. E mi sono accorta che infine, io ne sono uscita. Dopo aver attraversato le tremende macine di eventi che precipitano, a causa di insoluti generazionali lasciati lì senza essere affrontati e risolti (a volte anche perché certe cose sembra davvero impossibile scioglierle in quel particolare momento storico), che intanto si accumulano nello stravolgimento energetico che continuano a perpetrare a cascata sulla progenie. Fino a quando collassano. A quel punto tutto esplode e precipita in una distruzione davvero micidiale. Come una slavina, e chi viene preso dentro deve da un lato cercare di sopravvivere alla caduta, dall'altro prepararsi ad affrontare l'impatto. Da cui però, nonostante le ossa rotte, potrà poi con grande impegno risalire. E a quel punto potrà rimettere piano piano tutto a posto. Una fatica che dura in genere anni, ma che garantisce che tali grovigli non vengano passati ancora più gonfi ai propri figli.

Ebbene, mi sono accorta che infine il grande crollo è terminato, e ho superato anche quel momento in cui, davvero malconci,  dopo l'impatto, si cerca di rimettere insieme in cocci, buttando via tutto quello che non c'entra, per dedicarsi finalmente a ciò che la propria anima vuole realizzare.
Per cui lo scarbeo verde di stamane, proprio ora che sto per partire verso terre che non risuonano sulle mie corde e che implicano per me un cambiamento di registro totale, ebbene sta proprio a significare un mio accingermi a divenire in essere!

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Giochiamo a comprenderci?

Fondamentalmente ci si può comprendere, rispettare, e quindi incontrare, solo se c’è la volontà di entrambi gli “schieramenti” di trovarsi. Chi si incaponisce nella zizzania, o vuole unicamente imporre la propria visione, rimanendo già dal principio chiuso alle motivazioni altrui, difficilmente potrà dialogare. Anche se, ovviamente, è lecito e doveroso tentare. 
Il dialogo, fondamentalmente, è la capacità di erigere una specie di ponte tra i due versanti. Dunque,  entrambe le parti, devono arrivare a comprendere come è la struttura dell’altra sponda per poterla abbinare alla propria. Trovando così i punti di accordo, su entrambi i lati, che fungeranno da contatto e da collante da sviluppare. Non per nulla l’etimologia della parola comunicare, dal latino, significa “mettere in comune”!

Il primo e insostituibile passo, per costruire un ponte verso l’altro, è quello che appura il proprio terreno. Altrimenti come si troveranno i reali punti in comune se prima non abbiamo prima valutato quali sono le nostre reali motivazioni, così anche da comprendere a quali è possibile, nel caso, rinunciare, per poter poi fare leva su quelle che in definitiva si dimostrano essere le reali e insostituibili istanze del nostro essere? 
Questo è il compito più difficile, perché implica una capacità di onestà che spesso non si riesce ad avere. Specie se ci sono ferite a cui caparbiamente si è risposto con rabbia e spirito di rivincita. Questa è la cosiddetta maturità emotiva, o come si preferisce oggi definirla: “intelligenza emotiva”. 
Molti non la posseggono. Come dicevo prima, le ferite, ma anche solo le umiliazioni non elaborate, cristallizzano l’ego in una rivolta compatta e caparbia, spesso anche mascherata dietro a una amorevolezza, che però di amore non ha proprio nulla. Perché amare non è essere apparentemente morbidi, usando parole mielate, mentre si avanza ciecamente come dei panzer, con il solo intento di imporre all’altro la propria visione, in moltissimi casi mascherata da opera di salvezza per l’altro, che si vuole redimere... (si soffre del complesso del messia!).
Questi atteggiamenti si riscontrano fin troppo sovente tra i gruppi religiosi, anche in quelli della cosiddetta nuova spiritualità, che in effetti propongono le stesse modalità delle religioni ufficiali, solo con altre terminologie. In buona sostanza è cambiata l’etichetta ma non il contenuto!
Di queste deviazioni emozionali questo testo non può trattare, le ho citate perché in definitiva sono quelle che maggiormente impediscono una reale comunicazione e, di conseguenza, si deve tenerne conto. 

Dunque, si deve essere in contatto con il proprio terreno, averlo dissodato e preparato per dei buoni semi che vogliamo piantarci, anche accettando quelli che altri vorranno offrirci. Al contempo si dovrà però imparare a difenderlo dalle interferenze altrui, che non significa non essere aperti agli altri, ma semplicemente esigere rispetto per le proprie più vere e significative istanze, mentre si sarà accoglienti su quelle che in definitiva così importanti non sono. Il punto tragico è che non siamo abituati a dare spazio al nostro spazio! Ovvero ci è stato insegnato, che prendersi tempo per sé è egoistico. Ecco perché ci si protende “naturalmente” verso gli altri, senza prima avere cura di dedicarsi a se stessi. Quale errore! >>

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Essere il cambiamento

Basta, basta, basta con quelle pseudo rivelazioni "spirituali" che proclamano future e imminenti catastrofi e annunciano il loro intervento "fraterno" a salvezza dell'umanità.
Basta con il delegare la responsabilità ad agognati miracoli al posto di essere noi stessi propositivi e attivi nella resistenza di fronte alle difficoltà e nel coraggio di affrontarle, stimolando e rincuorando al contempo chi ci sta accanto a fare lo stesso. Ci vuole forza, drittura, onestà - soprattutto con se stessi. Non piagnucolamenti e attesa fatalistica di eventuali interventi "divini". Aiutati che il ciel ti aiuta, ecco, persino la saggezza popolare l'aveva appurato.
Nel mio spazio inglese: Phy, ho riportato una magnifica affermazione di Ben Okri, questa così recita:
l'aspetto più autentico di noi è la nostra capacità di creare, di farcela, di resistere, di trasformare, di amare... e di essere più grandi delle nostre sofferenze!
Questa è la dignità umana, che conferisce valore a questa razza che, assieme a tanto male è in grado di fare tanto bene. Ecco, dovremmo ricordarci di possedere tali qualità! Solo così saremo davvero noi stessi in primis il cambiamento che aneliamo vedere nel mondo.

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E poi ci si lamenta...


Nella vignetta di J. Thurber il marito infuriato grida alla moglie: "Mi sembra che tu ti consideri onniscente. Correggimi se sbaglio!"
Eh beh, che dire: ovviamente questo è davvero un invito a essere quello per cui la sta accusando!

In genere quando ci sentiamo sopraffatti dalle scorrettezze altrui è solo perché siamo noi, in primis, a permetterlo!

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Afflati odierni

Questo mio ragionamento parte dalla sopraffazione dai vari networks che sto sperimentando. Ai molteplici, che erano nati negli scorsi anni, mi ero via via iscritta. Al tempo l'ho fatto per cercare di capire a cosa mai potessero servire, eravamo nel pieno boom dei blogs e non riuscivo a cogliere il senso di queste nuove forme. Poi, a un certo punto, sono incominciati a diventare di moda e ci stanno riempiendo di richieste di "amicizia".
Ora sono arrivata a comprendere una cosa. 

Si è sviluppata una specie di bisogno frenetico quasi di connettersi e conoscersi. Questo allarga le frontiere, anche se mi sto rendendo conto che in Italia l'inglese non è ancora conosciuto così tanto come pensavo ovvio. 
A parte la difficoltà tipica italiana con le lingue, però il desiderio di incontrarsi pulsa. Anche se poi questi incontri non sono vere amicizie, o raramente lo diventano. Questo però, al di là delle connessioni virtuali. E' così comunque anche nel sociale. Oggi la tendenza è più sulla superficialità, meno coinvolgimento interiore e maggiore afflato verbale.
Dunque c'è una spinta all'asse orizzontale a discapito di quello verticale. C'è un allargamento in superfialità che include tutto, anche la cultura.

Sono spesso indignata dalla ignoranza dilagante. Ignoranza nel senso letterale del termine, ovvero si ignora e, ignorando di non sapere abbastanza, si pontifica davvero a vanvera, confondendo le opinioni personali e parziali con le competenze. Tuttavia mi sto rendendo conto che questa interferenza è necessaria. Fermo restando che l'ignoranza rimane ignoranza, la grettezza degli ignoranti serve però a scardinare l'arroccamento degli acculturati. Anche perché la cultura, al posto di essere vissuta in modo fluido e aperto alla conquista di nuove possibilità di pensiero, è invece utilizzata come forma di potere. 

Mi viene in mente il '68. Se non ci fosse stato quel trambusto i rimasugli di frange vittoriane nel sistema sarebbero continuate a imperversare, diventando sempre più decadenti. C'è voluto quello scossone tremendo per rompere gli arroccamenti. Non che si sia risolta la questione, ma qualcosa è stato comunque iniziato, anche se poi il "tumore", a mio avviso, si è ricomposto.
Ora mi dà l'idea che stia succedendo un'analoga rivolta, meno eclatante e violenta di quella di allora, ma pur sempre una sovversione a un sistema irrigidito.

C'è questo "tumore" nero, rigido, arroccato, cristallizzato nell'autocompiacimento, che mira solamente a un aumento del proprio potere.
In effetti siamo ancora lì: al potere. Una volta si era "signori" di terre e di esseri umani. Oggi il potere è più sottile, meno sboccato, ma sempre e di nuovo si mira a possedere "terre", ovvero spazi di mercato, e ovviamente gli esseri umani che ci lavorano...

Dimenticavo: la mania di "potere" imperversa anche nei networks, visto che in base ai propri "fans" ci si può anche "vantare" di avere un grosso numero di "affiliati". 

Mah, grande, grandissimo mah...

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La macchia nera

C'è come una macchia nera dentro di noi che, se non interveniamo prontamente, si amplifica alla stessa stregua di un tumore maligno. Una tumefazione malefica che si è innescata in noi a causa dei condizionamenti, in genere dovuti all'educazione. Non è che i nostri genitori volevano farci pensare così di noi, di solito volevano solo "educarci" a essere ancora meglio di quello che già eravamo. Aolo che noi nel nostro essere ancora piccini e sensibili, abbiamo solo registrato quei "rimproveri", e loro non sono stati abbastanza attenti da farci vedere anche l'altra parte, quella che invece li rende orgogliosi di noi. Così ora, che ancora quella roba nera ci pulsa dentro, dobbiamo noi fare le veci dei nostri genitori e andare a sviluppare quell'altra parte di noi che, ai nostri occhi, è rimasta più nascosta.

Per questo dobbiamo guardare alla nostra vita e osservare tutte le cose che siamo riusciti a raggiungere e a realizzare, nonostante il fatto che non siamo comunque perfetti e di sicuro abbiamo dei lati che sono davvero da migliorare. Quando la macchia nera si attiva, subito le dobbiamo rispondere ricordando il nostro valore. Solo così, piano piano, riusciamo a equilibrare lo scompenso, perché altrimenti quella macchia nera ci divora!!

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Domande fondamentali

Se si è "ricercatori" dello spirito, ovvero delle persone che si sono messe su di un  cammino di crescita, la questione essenziale è quanto segreta sia la propria via. Sì, perché l'adepto che persegue la via dello spirito cammina su di un sentiero del silenzio e della solitudine (che però non obbliga il non frequentare gli altri..., è il rapportarsi a loro che è diverso, meno coinvolto, e per  questa ragione si parla di "solitudine"). 
Le domande da porsi potrebbero essere:
- Quanto ricerchi il plauso/consenso altrui per il tuo operato?
- Quanto confronti ciò che fanno gli altri con ciò che fai tu?
- Quanto ti offendi se gli altri, a tuo giudizio, non sono come tu ti aspetteresti?
Se ci si accorge che gli altri sono il proprio punto di riferimento, allora non si sta "marciando" bene... (leggi oltre)

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Nothing but mountains...

Ho rivisto Alive, la storia di quella squadra giovanile di rugby uruguayana che intorno agli anni 70, durante un volo per raggiungere il Cile, dove avrebero giocato una partita, sono precipitati sulle Ande. Dei 29 passeggeri, 16 sono sopravvissuti, riuscendo a vivere per ben 72 giorni in quelle condizioni di gelo (la notte le temperature arrivavano a 40 sotto zero!), feriti, malconci, desolati! E questo grazie a un volere intenso, in modo particolare del loro capitano, che li ha sempre spronati (vedi) a non lasciarsi morire, ma a reagire...

Credo che questo film - tratto dall'omonimo libro - sia il miglior insegnamento spirituale. Infatti rispecchia benissimo la nostra situazione di anime qui sulla Terra. Ci si ritrova qui e, guardandosi attorno, davvero non si vedono altro che montagne su montagne. Non c'è direzione, non si sa dove si è finiti, si è semplicemente qui, in situazioni spesso davvero pesanti, faticossime, impegnative al massimo. C'è chi si lascia andare e muore, chi si adatta e vivacchia, in definitiva aspettando che poi la morte arrivi, e chi invece reagisce. Ma non tutti quelli che reagiscono ce la fanno, perché nei più sopraggiunge lo sconforto, specie se dopo molti e molti e molti tentativi si è schiacciati dalla situazione che non cambia.

Come nella storia, dopo 61 giorni passati a superare tutto lo sfacelo in cui erano finiti - e 61 giorni sono ben due mesi!! - alcuni dei ragazzi decidono infine di incamminarsi per trovare una via d'uscita e arrivare giù a valle. Ma dopo giorni e giorni di cammino estenuante, quello che vedono è "nothing but mountains" - ovvero niente altro che montagne... C'è di che lasciarsi prendere dalla disperazione. Ma il giovane capitano non demorde. Sa che non c'è altra via d'uscita e, come dice al compagno che sta andando con lui,  se, alla fine, dovrà morire: "I will die walking", ovvero che piuttosto morirà camminando! 

Ecco, io credo che sia questo ciò che dobbiamo fare: incamminarci e superare tutte le difficoltà sviluppando la resistenza e diventando così più forti e determinati. E qui non è l'immagine gloriosa dell'eroe da perseguire. Troppo tronfia, piena di un sé limitato... che non reggerebbe lo sforzo. Ecco perché nei pensieri spirituali si parla di umiltà. 
L'ego non resiste, dapprima perché le "brutte figure" lo annichiliscono, e in seguito perché in definitiva l'ego è solo un pallone gonfiato...

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Luna negativa

La storia del martello è riportata dal famoso psicologo austriaco, primo esponente della statunitense Scuola di Palo Alto, in un suo libretto, non mi ricordo bene quale dei due, se "di bene in peggio" o  "istruzioni per rendersi infelici" (editi da Felstrinelli). 
Questa è riportate per far comprendere come funzionano le proiezioni. Racconta di un uomo che ha comprato un quadro che ora vuol appendere. Si accorge però di non aver in casa i suoi attrezzi, così pensa di andare dal vicino a chiedergli se gli presta il martello. Esce e si avvia. Intanto che percorre il suo vialetto si ricorda di averlo incontrato il giorno prima e quello a malapena lo aveva salutato. Si incomincia a chiedere dunque cosa mai gli avesse fatto da renderlo infastidito e offeso. Non sa spiegarselo e quindi comincia a pensare che lui, certamente, non farebbe così. Se qualcuno gli facesse qualcosa lo affronterebbe direttamente e non sarebbe così meschino da mettere il muso e fare tutti questi sotterfugi... Arriva intanto alla porta del suo vicino, ormai davvero risentito.E infatti, quando quello gli apre gli grida: "tieniti pure il tuo martello, villano!", dopo di che si volta e se ne va.
Questo per dire che moltissime volte, le persone che non sono coscienti dei propri movimenti interiori, delle proprie insicurezze, paure, vedono negli atteggiamenti altrui delle minacce che non esistono davvero, Quante volte si pensa che l'altro ci guardi male quando magari quello non ci pensa davvero. Eppure noi siamo convinti, anzi convintissimi, di intravedere in quel suo sguardo chissà quali pensieri reconditi....

Questa storia per raccontare quello che mi è capitato. Curiosamente, in quasi contemporanea, mi sono trovata reazioni del genere da due persone, estranee tra loro, che fuori dal nulla hanno avuto reazioni tipo storia del martello... il che mi ha lasciato davvero allibita e senza parole. Proprio come l'ignaro vicino della storia che apre la porta e si trova quello davanti che farnetica cose senza senso e se ne va... Ecco, lo stesso. Sono rimasta davvero sconcertata, da ciò anche il post di ieri.
Poi stanotte, anzi stamane, nel dormiveglia, mi è venuto in mente che sono entrambe del segno del Toro. Vado così a controllare la situazione planetaria astrologica di quel momento. Ed eccoti la spiegazione: la Luna contraria.

Quando la Luna di transito sta in relazione negativa col segno sono momenti di grande vulnerabilità e suscettibilità. Bisognerebbe sempre stare all'erta quando ciò accade perché si diventa irritabili, in genere senza reale fondamento. Per questo, in quei momenti, sarebbe consigliabile aspettare qualche giorno prima di reagire, attendere che la Luna esca da quella posizione negativa, e quindi osservare la situazione e valutare se è veramente negativa come la si percepiva sotto l'influsso della Luna contraria. 

A parte la Luna sarebbe però auspicabile, tutte le volte che qualcosa ci prende male, davvero aspettare che quel "qualcosa" che fuori dal nulla ci prende, sbolla... Tanto, se c'è da intervenire si fa sempre in tempo a farlo, e non si corre il rischio di sbottare con cose che proprio non hanno né capo né coda. 

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Sporcarsi le mani

Spesso me ne sono disperata e soprattutto mi sono chiesta perché. Perché credo a persone che parlano a vanvera, che si proclamano in un determinato modo e poi non lo sono per niente. Un po' perché fa comodo trincerarsi dietro a un dito quando non si vuole riconoscere l'evidenza, adottando un'ottusità compatta, caparbiamente mantenuta a sostegno di quanto continuano a proclamare. Un po' perché davvero non sono in contatto con se stessi, per cui in "buona fede" credono davvero a quello che sostengono. 
Sia quello che sia quando questi voltafaccia accadono rimango per prima cosa incredula, sorpresa, confusa. Ora ho imparato che c'è ben poco da fare, chi scivola nell'emozionale non ragiona... è su un altro livello; tuttavia non transigo e non accetto di essere coinvolta in cose che non mi appartengono per niente. Ora sono categoriga ed essenziale. Non mi lascio venire addosso nulla che non sia mio. Divento uno specchio insomma, senza coinvolgimenti. Ognuno deve imparare a essere responsabile del proprio agire...
Se adesso, con gli anni, ho imparato a divenire immediatamente staccata durante l'interazione e a delimitare con grande fermezza il mio spazio che non va invaso con robaccia, non ho invece ancora imparato a non accorarmi per aver commesso un errore di valutazione.

In questi anni ho cercato di comprendere dove avessi mai sbagliato, cosa avessi mai potuto io proiettare come mio desiderio inconscio su tali persone, così da rendermi cieca di fronte all'evidenza...
Oggi sto arrivando alla conclusione che invece questi errori non sono errori. Ce le dobbiamo proprio sporcare le mani e non evitarlo. Sì perché la lezione è proprio quella di imparare poi a pulircele.
Anzi, siamo qui per pulire: noi stessi, il nostro fisico, il nostro psichico, il nostro cordone genealogico, il nostro campo...
Eh, sì, si viene qui a lavorare d'olio di gomito! E quanta roba da pulire c'è sulla Terra, che si può, anzi si deve fare, agendo dentro di noi. Ovvero pulendo dentro le risonanze che abbiamo ereditato o che abbiamo raccolto strada facendo.
Siamo diventati fanatici della pulizia forse solo perché in effetti dovremmo arrivare a comprendere che la pulizia poi dovrebbe arrivare anche e soprattutto dentro!

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Cosa cambia?

Sono nata e cresciuta in un ambiente di impostazione anglofona e tedesca. Molto diversi dalla struttura latina, che è davvero meno "dritta", più logorroica, dispersiva e transigente... e questo nel bene e nel male.
Ci sono cose qui che sono molto "sentite" eppure molte fra queste cose così "sentite" sono davvero  poco importanti e di rilievo.  Faccio un esempio, molto semplice e banale anche.
Ho vissuto per cinque anni in una comunità pedagogica internazionale, nata tedesca quindi si è allargata accogliendo un ramo americano e diventando poi una comunità che faceva ruotare al suo interno gente da tutto il mondo. Ad ogni modo le lingue ufficiali erano il tedesco e l'americano.
Un giorno arrivò un nuovo insegnante: Jamy. Silvie, un'insegnante di nazionalità svizzero-francese, mi disse che era il cugino di un altro insegnante americano: Larry. Bene, presi atto dell'informazione. Silvie poi mi raccontò divertita che il suo compagno, un altro insegnante americano, quando lei lo aveva informato che quei due erano parenti, disse che lo sapeva.  Al che lei gli chiese perché non glielo avesse detto e lui risposte stupito: "perché, cosa cambia?"

Ecco, credo che questa affermazione distingua perfettamente l'essenziale da ciò che invece non lo è. Come quando incontro nuove persone con cui inizio a intrecciare rapporti e magari poi, raccontandolo a qualcun altro di queste mie nuove conoscenze, quello mi chiede se a mio avviso tale persona sia omosessuale. Ecco, questa è una domanda che mi lascia davvero lì senza parole. Perché non ho una risposta. Poi di solito la persona va avanti e mi racconta che quell'altro/a ha delle movenze particolari che lasciano ben intravedere la sua omosessualità. Sì, le ho presenti quelle movenze, ma non le avevo classificate in tal senso, ovvero traducendole in possibile omosessualità, erano semplicemente parti di quella persona. Così, mentre il mio interlocutore continua a descrivermi le movenze, io intanto penso: Ma cosa cambia? 
In un rapporto mi relaziono a quell'essere che ho davanti per delle caratteristiche che vanno ben oltre la sessualità, o le preferenze politiche, o qualsiasi altro tipo di tendenza. Ecco, è questo ciò che conta: l'incontro di due anime direi. Sono questi i rapporti che possono diventare veri e di crescita.

Ci si dovrebbe sempre porre la domanda: Ma è davvero essenziale questo? Importa? 
Poi ci si accorge che davvero tante cose sono completamente inutili e addirittura dispersive, fuorvianti...

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Energie

Quando non si emettono le proprie energie, perché si è deboli, o incerti, titubanti, o anche troppo educati - per cui non si vuole "invadere" temendo di imporsi - si finisce sempre col dare lo spazio e la possibilità a quella degli altri di entrare nel nostro campo energetico. Così la nostra energia si ritrova a non avere la possibilità di manifestarsi e finisce col ritorcersi contro di noi. Quindi, oltre a quella altrui che si allarga in noi, procurandoci spesso interferenze fastidiose, abbiamo pure la nostra stessa energia, che non abbiamo manifestato nel modo dovuto, che ci rimbalza addosso.

Poi ci chiediamo come mai siamo intasati, intossicati, frustrati, invasati da fattori negativi che realmente ci pesano addosso...

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I filistei del sapere

Così si potrebbe tradurre l'espressione di Nietzsche "Bildungsphilister", quando si riferiva alla manifestazione superficiale di conoscenze. Più che altro di facciata, senza il dovuto approfondimento, quello scevro da emozionalismi. Siano questi dettati dal bisogno di apparire, la forma anziché la sostanza, oppure quelli dovuti alla reale trasandatezza di pensiero. 
Personaggi pericolosissimi, diffondono conoscenze parziali, a volte sbagliate, e intervengono su quelle verificate, apportando la confusione di cui sono messaggeri.
Di fronte a tali interventi non si può controreplicare, perché qui non ci si muove su dimensioni del puro pensiero, che è scevro di prosopopea e poggia su dimostrazioni, bensì appunto sul livello emozionale, che non sente ragioni, per cui ciò che è lapalissiano ed evidente, diventa contorto e deformato...

Che fare dunque?
La segreteria telefonica di un noto art director italiano così recitava: "sono a caccia di farfalle, chiamatemi quando torno". Ecco, mi sa che dovrò pure io andare a caccia di farfalle, magari anche di libellule, che amo così tanto. Me le fisserò bene nella mente e manterrò dentro la bellezza e la raffinatezza di tale realtà. 

Forse la confusione che c'è in atto è necessaria, per dare l'illusione di sapere e tenere così lontani dalla limpidezza cristallina che fa da porta alla luminosità.

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In connessione

Oggi sarò poi a Bologna. Città che adoro. 
In questa sua atmosfera dai colori rossi aranciati e gialli, che illuminano l'animo e aprono alla gioia, faremo la nostra connessione. Perché chi è sulla via sappia diventare sempre più aderente all'anima, diventando forte e resistente nelle difficoltà che l'esistenza nella materia ci propone. Ma soprattutto perché gli occhi dell'anima davvero si aprano e imparino a vedere oltre...

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Il Plenilunio del Toro

La celebrazione del plenilunio del Toro è una festività orientale. Oggi la si conosce di più, è infatti  il Wesak. Però il significato attribuitogli è ben lontano dalla veridicità. Oggi lo si festeggia meditando per la pace, il che è senz'altro una buona cosa, ma non è il Wesak. Inoltre oggi la data è fissa, quando invece il Wesak è la celebrazione del plenilunio del Toro, per cui cambia in base a quando si manifesta la luna piena.
Proprio perché c'è così tanta mala informazione vi riporto qui di seguito la spiegazione sintetica. Chi desidera può poi leggere l'intero articolo: Le Lune Sacre.

L’Entità spirituale a cui si fa riferimento è il Budda, l’Illuminato — che è l’incorporazione della Luce. Si dice che tutti i Grandi Maestri spirituali si incontrano, sul piano invisibile, durante questo plenilunio a Shamballa per reintensificare l’unione e l’impegno di tutti i Grandi Esseri a seguire ed aiutare l’umanità, affinché questa si sintonizzi sempre di più con le energie sottili superiori e realizzi il Grande Piano divino. In questa valle dell’Himalaya si uniscono, nel pensiero, le Grandi Anime, a cui si possono unire attraverso la meditazione, tutti gli esseri umani, per intensificare le vibrazioni di Luce sulla terra.

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L'entropia quotidiana

E' da un po' di giorni che mi torna in mente. Continuo a pensare infatti che forse l'entropia è davvero utile, è una parte indispensabile del metabolismo cosmico. Anni e anni fa, quando si iniziava a parlare di questo tema, veniva esposto come la produzione di "rifiuti", generati dal nostro funzionare, dal nostro esistere insomma. Un po' come i radicali liberi dell'organismo, ovvero rifiuti prodotti dal funzionamento della "macchina" corpo.

Ultimamente mi è capitato di osservare qualcosa di interessante. Infatti mi è successo più volte di essere vittima di alcune mie sviste. Io, che cerco di essere così precisa e attenta, in genere riuscendoci alquanto bene, sono caduta in lapsus così sciocchi!!
All'inizio il mio senso di controllo sulla situazione si è disperato, vista anche la banalità della svista, per fortuna però mi sono ripresa immediatamente quando si è insinuato un pensiero nuovo che mi ha intrigato: "e se tutto questo fosse invece utile? e se invece fosse un qualcosa di cui io vedo solo la disorganizzazione, mentre, a un livello più elevato, esiste un senso, anzi una necessità, a questa mia "sciocca" perdita?"
Vista la sfida che mi ero data non potevo più cedere al fastidio dell'errore e ho dovuto cambiare il mio atteggiamento interiore, in modo da aprirmi alle eventuali nuove possibilità. E così si è avverato.

Da quelle "sviste" e conseguenti "perdite" ho iniziato a ragionare sul fatto che la vita è composta da un ritmo, che è come la respirazione della vita: si inspira, piccola pausa di frazione di secondi, poi si espira, e quindi subentra un'altra piccola pausa prima che il ritmo riprenda dall'inizio, in questo continuo susseguirsi di azioni contrarie. E lo stesso la notte e il giorno, o il succedersi delle stagioni. Se ci si dovesse fissare solo su un aspetto, non vedremmo l'insieme, per cui ci si fossilizzerebbe sul significato di perdita che si genera durante l'espirazione o durante l'autunno e l'inverno, non vedendo che comunque questo permette all'inspirazione, o alla primavera ed estate, di riproporsi!

Mi è poi venuto in mente che negli ultimi anni si tende a dare un significato di utilità anche all'entropia, infatti girava la storiellina di quella stanza disordinatissima, dove un estraneo che vi entrasse troverebbe a fatica le varie cose, ma il proprietario, sebbene sommerso da quel disordine, sa invece orientarsi splendidamente, trovando sempre tutto. Dunque, riportato alla nostra vita, il caos è solo apparente, perché dietro, a un livello più elevato dove noi non arriviano a vedere l'insieme, c'è comunque un significato che si snoda nella complessità della vita.

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Forza fisica e tenacia mentale

Leggevo un articolo su un climber dove si diceva che in questa attività, come penso in ogni sport, la qualità essenziale è quella di avere forza fisica e tenacia mentale.
Ecco, è sintetizzato in un essenziale lapidario, ciò che necessita di sviluppare anche chi percorre un sentiero spirituale.
Anzi, a dirla proprio tutta, queste sono le qualità fondamentali per vivere sulla Terra, che si sia sportivi, spirituali, o semplicemente si aneli a essere degli umani completi e, soprattutto, realizzati!

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I Qualia della conoscenza

La questione della misura della conoscenza ha da sempre appassionato filosofi e pensatori. Quando si può dire di conoscere veramente? E quando la conoscenza diventa sinonimo di crescita ed evoluzione? Gli studiosi della coscienza oggi sostengono che la realtà, perché venga fatta propria, quindi conosciuta veramente, deve essere sperimentata. Tutto ciò che è teoria, sebbene esauriente, avvincente o importante non ha nulla a che vedere con la consapevolezza, che è sempre il risultato di un'esperienza. 

Mi spiego meglio portando parte di un esempio citato dal ricercatore Frank Jackson nel suo: "Epiphenomenal Qualia - Philosophy of mind". Mettiamo che ci sia una studiosa costretta da sempre in una stanza. Lì, in quella sua prigionia, ha però a disposizione tutto per la sua formazione, quindi ogni genere di libri, enciclopedie, computer… tuttavia ogni cosa è predisposta in modo tale che in quello spazio non possano essere percepiti i colori. 
Evidentemente questa studiosa potrà conoscere tutto sui colori, eppure non li conosce veramente, perché non li ha mai sperimentati e quindi percepiti! Ciò che percepiamo e quindi sperimentiamo è la conoscenza vera, che oggi si definisce dei Qualia.

Un vecchio aforisma Sufi riassume egregiamente il concetto. Infatti dichiara che chi gusta il caffè lo conosce, chi non lo assapora, invece, non può conoscerlo!

Una volta qualcuno mi comunicò una sua intuizione sulla consapevolezza: "È come camminare su una strada che si percorre ogni giorno e, all'improvviso, accorgersi di un qualcosa che c'è sempre stato e che non si aveva mai notato!" 
Consapevolezza è esperienza diretta eche poi produce vera conoscenza. Quella che si può poi passare agli altri, perché in prima persona si è testimoni di ciò che si propone.

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Shakyo



Per anni ho praticato la recitazione di mantra e di sutra. Lo chiamo la lima del karma ed è qualcosa che consiglio caldamente quando ci sono situazioni negative da chiarire, sciogliere e stemperare. Proprio come una lima, le sillabe di questi suoni lavorano invisibilmente sulla realtà interna, così che quella esterna, in risonanza, si sistemi di pari passo.
Ma allo stesso modo mi piaceva copiare la trascrizione di questi suoni. Mi piaceva scrivere pagine e pagine con queste "frasi" che, per la regolarità, conferivano ai fogli un fascino davvero particolare.
Alla stessa stregua dei suoni, anche la copiatura mi sembrava facesse qualcosa di potente. Il mettermi lì a copiare sulla carta, con impegno e concentrazione, quelle stesse frasi, che ripetevo per intere pagine successive, mi dava la sensazione di agire per sistemare il mondo, il mio mondo ovviamente.

Non mi è però mai venuto in mente di copiare la grafia originale. Oggi, che cercavo una qualche recitazione del Sutra del cuore in giapponese - che trovo essere la lingua che maggiormente yanghizza - sono incappata in un sito web dove si parla di questa azione, chiamata Shakyo, considerata una vera e propria meditazione con gli stessi effetti della recitazione. Così mi è venuta l'idea di provare. Ma ora mi devo documentare meglio, per capire come iniziare, dato che in queste cose non è tanto il risultato finale a contare, bensì l'esecuzione, che deve essere fatta nel modo giusto...
Ora che ci penso però, questo è anche ciò che dovrebbe importare nella vita: il percorso e non la meta...


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Segni

Prima di prendere decisioni importanti è necessario abbandonare il passato. E per farlo si deve purificare il mal vissuto: piangendo e dormendo, che "sfogano" entrambi.
E' impensabile credere di poter decidere se prima non si è fatto spazio al nuovo da poter percepire. Come faremmo infatti ad accorgerci di qualcosa che se ne sta là sotto a un ammasso di detriti?

Ma a un certo punto si deve andare avanti. Non ci si è purificati del tutto, è chiaro, una vita intera non basterebbe. Così si deve procedere, avendo però cura, al contempo, di fare una vita che permetta man mano lo scarico di vissuti da cui ci se deve liberare.

A questo punto arriva la fatidica domanda: cosa faccio? come procedo? cosa scelgo?
Gente come noi, che si è ormai abituata a prestare ascolto ai segni dall'Universo, si mette lì a percepire. E' attenta a ogni più piccolo segno. Ma non ne arrivano. O meglio, ciò che arriva sono quelle coincidenzucole, che non portano a niente, perché si sfaldano in un frangente.

A parte che Jung parlava di sincronicità non in quel senso, che è di una banalità disarmante. Le classiche frasi "nulla a caso" non portano proprio a niente, anzi, addirittura, da quello che ho appurato, sono anche devianti. Qualcuno un giorno fece un esempio azzeccato. Vi ricordate quel gioco dell'Ottocento, dove il ragazzino faceva rotolare giù per la strada una ruota battendola con un bastoncino? Ecco, le coincidenze banali, quelle del "nulla a caso" detto così, senza reale coinvolgimento, sono come se in questo gioco, al posto di direzionare la ruota, la si lasciasse rotolare di sua spontanea volontà, e noi le si corresse dietro, senza intervenire. Ovviamente la ruota andrebbe a sbattere da qualche parte e noi non arriveremmo a niente.
E' necessario direzionare. E infatti, quando Jung parlava di sincronicità, si riferiva a un evento che accadeva in un momento in cui si è particolarmente in connessione con la parte più profonda di noi, non mentre così si vagola "spensieratamente". L'evento sincronico si rivela così di una profondità significativa. Ci fa fermare un attimo, mentre spalanchiamo gli occhi del cuore che si illuminano. L'energia si allarga, è un vero e proprio riscontro nel corpo!

Ma di questi segni ne arrivano ormai pochi, perché stiamo correndo dietro a questa ruota senza più intervenire.
Dunque, è necessario riprendere il "comando". Io sono arrivata alla conclusione che ora, visto come siamo messi, non è più tempo di segni: l'universo non vuole più che seguiamo dove ci conduce la ruota.
Ora dobbiamo entrare in azione scegliendo noi, prendendoci la responsabilità di co-creare la vita, in base alle informazioni ed esperienze fino ad ora esperite.
E' uguale se non è giusto in assoluto: è giusto per noi nel momento in cui prendiamo la decisione, ed è appunto questo ciò che vale.

A quel punto, coinvolti in ciò che abbiamo focalizzato, allora credo che i segni potrebbero pure arrivare. Ma prima dobbiamo attivarci e smetterla di correre dietro al nulla...

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Come mi vuoi

Ci sono persone che fortemente "incidono" sulle nostre emozioni. Si infilano nel nostro dentro che limano a proprio beneficio. Io le sento queste loro lime, mentre il mio io, stupito dall'ingerenza da un lato, dall'altro però si dice che potrebbe anche credere loro, che sì, potrebbe anche essere così come dicono... Eppure la parte sana di me ha un non so che di profondamente infastidito, che in definitiva mi salva, perché poi, uscita dall'avviluppamento emozionale con cui si cercava di stendermi un sortilegio, so per certo che quella persona la terrò a debita distanza.
Non si può poi nemmeno spiegare a questi personaggi perché non li si desidera avere vicini, il parlare è inutile, in quanto loro, sempre e di nuovo, ti cercheranno di ammaliare e io, mi stufo proprio a dover tenere lontani, dal mio dentro, certe sottili pression i.

L'altro giorno, girando fra i libri della libreria a cui sono iscritta, ho trovato fra i libri di altri un libro che parla di questo comportamento: Come tu mi vuoi, di Robin Stern, edito da Corbaccio.
La presentazione così dice:
Se ritenete che qualcuno vi spinge a fare qualcosa che sapete di non dover fare, oppure vi persuade a credere l'incredibile, probabilmente siete vittime della manipolazione. Vostro marito esagera nel flirtare con un'altra donna e, quando lo affrontate, vi dice di smetterla di essere così sospettose? Dopo una lunga discussione, vi scusate per averlo accusato. Il vostro capo vi ha appoggiato su un progetto durante un colloquio in privato, ma durante la riunione del personale, alla quale sono presenti anche i vostri collaboratori, di colpo cambia tono e vi critica pubblicamente? Vostra madre vi critica su ogni cosa: l'abbigliamento, il lavoro, gli amici e il partner? Voi, invece di reagire, sostenete che spesso lei ha ragione. Può succedervi o, forse, vi è già successo. Ma come ci si comporta in simili circostanze? Quali sono gli errori che è necessario evitare? Lo dice, in questo manuale, Robin Stern, terapista, che spiega come capire se una relazione si sta incrinando e se voi stessi siete responsabili della manipolazione in atto. La manipolazione psicologica è un'insidiosa forma di abuso emotivo: è difficile riconoscerla ed è ancora più difficile liberarsene perché gioca su una delle peggiori paure, quella dell'abbandono, e su molti dei bisogni più profondi: quello di essere capiti, apprezzati e amati. Robin Stern insegna a individuarla, a decidere quali relazioni possono essere salvate e quali devono essere troncate, e a rendere la vita immune alla manipolazione.
E subito ho riconosciuto i sintomi di questi fastidiosi personaggi. Il libro me lo comprerò sicuramente!

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La sacralità del nulla

Fra poco si avvicina l'equinozio che dà l'inizio alla Primavera, la stagione che porta alla fioritura e ai frutti. Così mi chiedo con quali energie voglio entrare in questa nuova stagione. Inevitabilmente, a questo pensiero, mi rendo conto che mi tocca entrare nel buio del nulla.
Marzo per me è un mese faticoso. Sarà forse la quadratura del Sole in Pesci con il mio Sole in Gemelli. Questo mi confonde, mi annebbia, rende tutto attorno a me vago e indefinito. L'energia dei Pesci mi ottunde, per me è immetabolizzabile. Ho una percentuale quasi inesistente di segni di acqua attivi, così questa loro energia mi risulta davvero di difficile integrazione. Ecco allora che la fatica della quadratura che ora mi arriva dai Pesci, anche se non porta nulla di negativo in sé. Solo questo torpore nebbioso.
Mi sono quindi decisa di non combatterla, come in genere facevo. Ma di lasciarla agire, nonostante il senso di "melma" che mi sovrasta. Ho pensato di fare una pausa prima del ritorno della vitalità primaverile.
Un amico un giorno mi disse che devo imparare a stare nel disagio, al posto di freneticamente cercare di uscirne il più in fretta possibile. Quelle parole mi risuonano ogni tanto ancora, specie quando spontaneamente mi metto in azione per combattere il malessere. In questo mese, quando il senso di vago è divenuto più pressante, mi sono decisa a lasciar correre. A lasciare che questo mi possedesse e mettermici pure io a lasciare sciolte le briglie. Così fra una settimana vado pure a fare il mio digiuno e il mio silenzio. Mi sono poi imposta di non prendere alcuna decisione e non fare progetti. Anche se alcuni ho dovuto stenderli, visto che li avevo già iniziati e dovevo delle risposte.
Nel vago che mi aleggia dentro attendo che il mio puzzle si riassesti, da solo. Sì, ho questa pretesa e sicurezza. La sensazione certa che tutto si ricollocherà al giusto posto, se solo ho la delicata pazienza di lasciar avvenire.
Rimando quindi in attesa.

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Aprirsi a nuove possibilità

E’ da tanto tempo che cerco di comprendere la “depressione”. A livello curativo né medici, né psicologi ne sono venuti a capo. Di fatto oggi sappiamo che il continuare a rimescolare nel proprio passato, sebbene generi la consapevolezza e la chiarezza su ciò che è accaduto, non arreca però il sollievo, se non momentaneamente. E questo, all’inizio, lo si è scambiato erroneamente come premessa alla “guarigione”, mentre invece, oggi, constatiamo che la consapevolezza da sola non porta alla risoluzione.

Quando la situazione depressione degenera si interviene in genere a livello medico dando sostanze che permettono di aumentare il livello della serotonina, l’ormone della felicità. Se la situazione è particolarmente grave si interviene a livello psichiatrico con psicofarmaci che ottundono le percezioni, così si vive in una specie di limbo, dove parti di sé sono rese offuscate...

Oggi, coloro che obiettivamente affrontano la questione, sanno che c’è qualcosa nell’organismo che è andato fuori posto. Se penso a Carl Pfeiffer, amico di Linus Pauling, il famoso scienziato, due volte premio Nobel individuale, che aveva portato a conoscenza del mondo gli incredibili effetti della vitamina C e delle vitamine in generale, ebbene, dicevo, Carl Pfeiffer aveva curato la schizofrenia, disturbo dichiarato incurabile dalla medicina, “semplicemente” con la somministrazione di forti dosaggi di vitamine, in modo particolare quelle del gruppo B. Questo sottolinea una volta di più quanto sia davvero nel corpo il nocciolo della questione.

Infatti si va particolarmente giù quando si è stanchi, o dopo eventi che hanno preso molta attenzione e sono costati molta tensione... Ecco perché si pensa che sia una questione di “consumo” di una qualche sostanza attiva nel fisico, che gli eventi pesanti bruciano e portano l’organismo in carenza.

Tutta questa premessa per dire che la questione “depressione” non può essere affrontata suggerendo alle persone di fermarsi, di “accettare” di essere depressi, per poi “leccarsi le ferite”. Questi sono assunti che non funzionano. Gli psicologi vecchia maniera si appoggiano ancora a queste convinzioni, ma chi guarda poi gli effettivi risultati ottenuti non può che rendersi conto che questo consiglio non porta ad alcuna risoluzione.

In più, c'è poi da sottolineare, come il continuo affermare lo stato di depressione, porta chi se lo sente dire a divenire depresso, anche se magari non lo è in tal misura... Perché se lo sente quasi imposto. E' incredibile quanto gioca la convinzione in queste situazioni, anzi no, in tutte le situazioni umane, davvero tutte tutte. Ultimamente sto constatando sempre di più che viviamo veramente in un contesto quantistico. Sono le convinzioni, anche e soprattutto quelle inconsce, che determinano la realtà. E in genere la limitano. Invece ci sono vie insospettate e nuove che permettono aperture davvero incredibili, a cui non ci si può arrivare se ci si lascia costringere da queste ristrette e “logiche” convinzioni.

Mi ha fatto “sorridere” quando giorni fa sentivo in un qualche programma trovato per caso, che si diceva come si stesse davvero iniziando a considerare il fatto che la medicina stia creando i malati. Mi spiego. In quell’intervento si diceva che stavano riscontrando in autopsie di persone di una certa età morte accidentalmente che avevano avuto dei tumori che il corpo si era curato da solo. Queste erano tutte persone che non “frequentavano” gli ambienti medici.
Ovvero non erano di quelle che andavano a farsi i controlli regolari, vivevano la loro vita e andavano avanti affrontando i diversi acciacchi e acciacchetti che via via potevano presentarsi. Ebbene, nei loro corpi si erano manifestati dei tumori, che come oggi ben sappiamo sono dei tentativi estremi di scarico di negatività ,messi in atto dal corpo quando cerca di liberarsi, che appunto erano andati a buon fine. Infatti le autopsie mettevano in evidenza la presenza di questa “malattiva” che si era poi rimarginata da sola.

Questo per dire che il condizionamento negativo operato dalla medicina che si allarma per ogni più piccolo segno nel corpo che non rientra nella “norma” e cerca accanitamente di “curarlo”, in definitiva permette al malessere di svilupparsi in maniera mortale. Adesso non approfondisco la questione perché ci sono molti altri particolari da aggiungere, che vanno ulteriormente a sottolineare le tante cose che la medicina, nella sua miopia, non considera. Mi fermo solo al fatto che la convinzione di malattia in definitiva aumenta lo sviluppo della patologia.

Ritornando alla depressione, mi sono accorta che davvero non si arriva ad alcuna risoluzione se si sta dentro all’accettazione. Una volta preso atto che sono successi eventi di dolore e ci si ferma un attimo per poter “scaricare” la sofferenza, poi non ci si può attardare in quelle considerazioni. Se lo si fa la situazione peggiora. Ho anche notato che a volte lo “scaricare” deve essere ripetuto nel tempo. Non perché non hai finito di piangere i tuoi lutti, ma perché la stanchezza consuma certi elementi che, quando presenti, ti fanno percepire la memoria del passato in modo più sereno.

In definitiva la risoluzione è quella di fermarsi un attimo per rigenerarsi, fisicamente, e non tanto per cercare il bandolo della matassa - quello proprio non fa la differenza -, dandosi però un tempo limite. Quando poi il tempo che ci siamo dati termina (e qui bisogna fare attenzione a non concedersi proroghe, perché l'inattività energetica porta a una certa indolenza che si rivela disastrosa se lasciata fare!), decidersi di voltare pagina aprendosi a nuove possibilità di pensiero.
Mi spiego. Se fino a poco prima abbiamo accettato la nostra miseria, perché era anche giusto, bisogna sempre darsi il tempo di piangere i lutti, ma poi non ci si deve crogiolare nella miserevolezza. Se ci siamo sentiti inadeguati, inetti, incapaci... e via dicendo, non è detto però che lo siamo stati sempre. Infatti, guardando con obiettività la propria vita, in genere si scoprono tutte le volte in cui siamo stati grandi e incredibilmente capaci. Ecco, a questo punto spostiamo l'ago della bilancia interiore sulle nostre possibilità, invece che fissarlo su quei momenti di calo e di incapacità. Da questa apertura si genera nuova energia e gli orizzonti finalmente si aprono!

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Il mio giardino...

Mio padre diceva sempre che ognuno di noi ha come un suo giardino di margherite, dove nessuno può entrarci così, liberamente, come se fosse a casa propria e farci quello che ci vuole. Ci viene se invitato, e se poi viene fatto entrare ha da comportarsi con rispetto, altrimenti sarà fatto uscire.

Credo che sia essenziale scoprire il proprio giardino e poi accudirselo, con gioia e cura, proteggendolo da chi vorrebbe interferire e venirci a dire cosa farci crescere. E' realizzando quel giardino che noi realizziamo noi stessi, se avremo la forza di non farci distrarre e portare lontano e la determinazione di essere fedeli al disegno che portiamo dentro.

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Plutone alleggerisce il peso

Per lo meno su di me che, essendo Gemelli, me lo sono avuto in opposizione una dozzina di anni, che sono davvero tanti.
Plutone il lento e inesorabile che porta giù, dentro di sé, per ripulirsi dei falsi ideali che si sono sposati. Quelli che sembravano davvero ideali e invece si scopre poi, alla fine di questo implacabile lavorio interiore, che erano solo frutto di condizionamenti sottili, non riconosciuti.

Nella mitologia greca Plutone rapisce Persefone - la Proserpina dei romani - per condurla accanto a sé nell'Ade. Demetra sua madre, disperata, fa sì che la terra non produca più alcun germoglio e frutto fino a quando la figlia non verrà salvata. Sarà Hermes - il Mercurio dei romani - che la ritrova. Ma di nuovo dei tranelli imprigionano Persefone nell'Ade. A questo punto interviene infine Zeus per dipanare in modo "equo" la questione, decidendo che Persefone rimarrà otto mesi con la madre Demetra e quattro mesi con lo sposo nell'Ade.

Ecco questo imprigionamento, da cui non ci si può liberare, e se lo si fa si incappa in nuovi assilli, ricorda tremendamente l'azione di Plutone. Non c'è scampo, si deve rimanere sotto, accettando che non si produrranno frutti, perché tutto è congelato. Non c'è verso di fare altrimenti.
Chi non ha provato questi effetti, che sono davvero uno stillicidio, ed è magari anche giovane, ovvero con la carica vitale ben gagliarda, se la ride di queste sensazioni. Ma quando toccherà a loro il discorso cambierà. Solo che nel frattempo ti hanno magari rso ulteriormente difficile la vita, facendoti pesare l'incapacità a reagire come solitamente si sapeva fare.
Così, in definitiva, il peso è doppio. C'è quello di Plutone che tira giù, e quello di chi ti conosce, che non ti riconosce...

Dal 26 gennaio 2008 Plutone si è infine spostato dal Sagittario nel segno del Capricorno, fino al 14 giugno 2008, quando è ritornato un qualche mese in Sagittario. Per poi entrare definitivamente, il 28 novembre 2008, in Capricorno, dove ci rimane fino al 18 gennaio 2024.
Dal Capricorno Plutone stimolerà il segno stesso e i segni di Terra correlati - Toro e Vergine. Lo farà portandoli a rivedere profondamente la struttura su cui hanno costruito il loro mondo, la loro visione della vita. Allo stesso tempo farà un vero e proprio ostruzionismo alla Bilancia e all'Ariete, con cui è in quadratura. Questa connessione bloccherà l'espandersi di questi due segni e li obbligherà a rivedersi attraverso la morsa interiore che creerà, da cui non si può sfuggire. Allo stesso modo con il Cancro, visto che è in opposizione a questo segno. Ecco è la morsa interiore che connoterà sempre più questi segni. In alcuni momenti si potrà anche pensare alla depressione, perché Plutone toglie energia, di conseguenza ci sarà più difficoltà a reagire, e si dovrà solo saper subire e resistere. Infatti si dice in astrologia di non arrivare malati a questi appuntamenti contrari con Plutone, perché altrimenti la malattia avrà ben modo di ampliarsi, anziché migliorarsi.
Dunque, come diceva Nietszche, "ciò che non mi ammazza mi rafforza". Ecco per quei segni questo è il momento di sviluppare la resistenza.

Per me, che invece mi ha lasciato, sento l'energia che è tornata, anche se Urano e Saturno sono ancora in quadratura (per fortuna a termine Saturno, che a ottobre finalmente toglie il peso dal mio Sole!). Nonostante queste connessioni bloccanti, non avere più Plutone che tira giù è un sollievo. E poi c'è Giove in Acquario, il mio Ascendente, che mi aiuta alla grande. Che indicibile sollievo!!

Nota
2009 plutone in Capricorno
In breve gli effetti dei diversi transiti di Plutone.

Plutone in congiunzione con il Sole (vuole dire che passa sopra il vostro sole di nascita quindi se siete del segno del Capricorno prima o poi vi becca e quindi leggete qui sotto)
Si tratta di un transito che impone un periodo di cambiamenti profondi, spesso anche impercettibili, almeno nella fase iniziale. Plutone, infatti, tende ad imporre un rinnovamento profondo della persona e il sole rappresenta il centro della persona, l'Io. I cambiamenti più significativi in questo caso riguarderanno il rapporto che l'individuo ha con se stesso e con il suo modo di percepirsi.
Molto dipenderà, come sempre, dalla Casa occupata dal Sole. Così, per esempio, le Case V (come flirt) e VII (come rapporto di coppia, matrimonio, relazione) riguardano l'amore, e in questo caso verrà in qualche modo rimesso in discussione (non è detto in peggio eh) il proprio rapporto con l'altro; la Casa X rappresenta la realizzazione professionale e la carriera. Perci, se il Sole è in X Casa, si prospettano importanti sviluppi in campo professionale o sociale.
Non è detto che tali cambiamenti siano associati a fatti immediatamente ben individuabili nella realtà, ma ci è molto probabile che avvenga.

Plutone in buon aspetto col Sole (trigono e sestile, quindi se avete il Sole in Pesci, in Scorpione, in Toro e in Vergine leggete qui sotto)
Il transito aumenta e potenzia l'esigenza di esprimere se stessi attraverso realizzazioni importanti. Gli individui estroversi vedranno le proprie tendenze esibizionistiche accentuarsi; quelli introversi saranno spinti ad uscire dal proprio guscio per dimostrare quanto valgono. L'influenza di Plutone è lenta e agisce in genere lungo periodi di due o tre anni (qindi controllate a quanti gradi avete il Sole e quando Plutone arriverà a formare l'aspetto). Anche in questo caso, i campi in cui sentirete di più gli effetti saranno quelli le cui Case sono coinvolte.

Plutone in cattivo aspetto col Sole (quadratura e opposizione. quindi i segni interessati sono Cancro, Bilancia, Ariete)
Il transito pu provocare una riduzione della propria sicurezza interiore, con dubbi più o meno pronunciati circa la propria capacità di farsi valere in campo sociale e professionale.

Plutone congiunto alla Luna (Plutone passa sulla Luna di nascita, quindi per chi ha la Luna in Capricorno)
Il transito impone grandi trasformazioni a livello profondo, talvolta provocate da eventi esterni altrettanto importanti. Anche qui si tratta di un processo lento e graduale, quasi impercettibile all'inizio, che tende a divenire sempre più intenso.
Plutone significa distruzione ma per ricostruire su nuove basi e più adeguate alla vera natura del soggetto. Il transito pu portare dei conflitti tra la parte che cerca di emergere e la parte che tende a "conservare". PIù si asseconderà il cambiamento tanto più facile sarà superare il transito senza "dolore".

Plutone in buon aspetto con la Luna (trigono e sestile. quindi con Luna di nascita in Pesci, in Scorpione, in Toro e in Vergine leggete qui sotto)
Il transito agisce in modo da riportare all'attenzione consapevole le forze inconsce finora nascoste. Per un uomo è probabile l'incontro con una donna nuova, ricca di fascino e di mistero, con la quale si stabilirà un legame basato soprattutto sull'attrazione sessuale. Per una donna, il risveglio di una parte importante della propria femminilità rimasta come assopita fino ad ora.

Plutone in cattivo aspetto con la Luna (quadratura e opposizione. quindi se avete la Luna di nascita in Cancro, Bilancia, Ariete)
Plutone agisce in modo da portare in superficie modelli di comportamento che non sono più adatti al presente.

Plutone congiunto con Venere (quindi per chi ha la Venere in Capricorno)
Profonda e lenta trasformazione interiore che riguarderà principalmente il proprio rapporto con l'amore e con il sesso. E' possibile che tale trasformazione avvenga in seguito all'incontro con una persona particolarmente affascinante che farà riconsiderare l'intero modo di vivere l'amore. In presenza di un legame di coppia soddisfacente, la trasformazione avverrà all'interno della coppia grazie a eventi che permetteranno di prendere cocienza di alcune inadeguatezze della vita amorosa su cui occorre lavorare.

Plutone in buon aspetto con Venere (nel caso di trigoni e sestili. quindi per chi ha la Venere in Pesci, in Scorpione, in Toro e in Vergine)
Plutone in trigono o in sestile con il pianeta dell'amore tende a porre in primo piano la sfera dell'amore, e in particolare quella sessuale. Pu succedere che si aprano dentro il soggetto nuovi scorci in grado di mostrare aspetti che fino a quel momento aveva ignorato. Contemporanei transiti di Urano con il Sole, la Luna o la stessa Venere possono accentuare questo processo.

Plutone in cattivo aspetto con Venere (nel caso di quadratura o opposizione con la Venere di nascita. quindi se avete la Venere in Cancro, Bilancia, Ariete)
Questi transiti segnano spesso un periodo confuso per l'amore. L'influsso plutoniano tende a spingere verso l'insolito, il proibito, soprattutto se il tema natale è dominato da componenti Scorpione, Pesci o nettuniane, oppure sono attivi contemporaneamente importanti transiti di Urano. (Tratto da: Lisa Morpurgo, La natura dei transiti, Edizioni Tea)

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PLUTONE rappresenta il mondo sotterraneo, l’occulto, qualcosa di profondo e invisibile che emerge, energie oscure e finora invisibili che vengono alla luce portando grandi cambiamenti. Per questo indica anche la psicoanalisi, che aiuta le energie profonde a venire alla luce per una maggiore comprensione del mondo e un maggiore equilibrio interiore. Plutone non e’ legato al conoscere (informazione) ma al sapere (crescita, maturazione, saggezza). La sua comparsa nella storia libera energie fino a quel momento represse e compresse, portando mutamenti sconvolgenti che possono essere distruttivi come costruttivi. Ci spinge a rompere con il passato e a capire cosa siamo realmente e cosa vogliamo, cosa possiamo abbandonare e per cosa vale la pena di lottare. Non e’ un pianeta facile, Plutone, proprio perche’ ci chiama a un redde rationem, per cui possiamo anche sfogarci come istinto in modo primitivo oppure possiamo arrivare a quella purificazione che e’ necessaria per un grande balzo di crescita. Con la sua energia che preme nulla puo’ essere piu’ lo stesso. Occorre cambiare le cose in modo fondamentale. Plutone e’ uno sconquasso che porta a grandi trasformazioni. Ci mette bruscamente a contatto con le nostre paure piu’ profonde, ci dissesta la vita, ci rende precari e privi di certezze e dunque ci spinge ad atti forti e risolutivi. E’ un maremoto che porta in superficie tutto quello che c’e’ nel nostro profondo: le paure, le angosce, le parti rimosse e mette a rovescio tutto. Ci mette di fronte in modo spietato alla parte di noi che non vorremmo mai guardare e ci costringe ad affrontarla. Se accettiamo questa impresa e se accettiamo la metamorfosi che comporta, ci aspetta la guarigione, la soluzione, la crescita, la purificazione da tutto cio’ di cui non abbiamo bisogno, il che comportera’ semplificazioni e tagli, abbandoni e grandi cambiamenti risolutivi.
Nel quadro politico, Plutone portera’ a violenti scontri col potere, e anche quelle forze sociali che finora non si sono sentite e sono sembrate addormentate verranno fuori violentemente ed entreranno in azione. I conflitti di potere saranno deflagranti e i poteri forti ne riceveranno un fortissimo scossone, di cui un anticipo si e’ gia preannunziato con i colpi alle Borse e alle Banche..
Poiche’ il Capricorno rappresenta lo Stato, un Plutone in Capricorno per 17 anni preannunzia forti scossoni alla struttura dello Stato e a tutti quei poteri che vogliono imporsi in modo totalitario, con grandissimi cambiamenti volti a riportare istituzioni e partiti a una maggiore democraticita’ e a un migliore servizio al popolo.
La politica sara’ messa sotto accusa fino a un punto tale in cui non potra’ piu’ fingere di non vedere il malcontento popolare e non potra’ piu’ continuare a fare solo i suoi interessi di casta ignorando i problemi dei cittadini e dei lavoratori. La politica sara’ chiamata con forza ad essere piu’ chiara e coerente e soprattutto a essere piu’ democratica, e chiunque ignorera’ queste esigenze storiche alla fine sara’ falciato via dalla furia popolare. Chiaramente la casta cerchera’ in ogni modo di ostacolare questo ritorno alla democrazia e questo portera’ a lotte cruente, i poteri non hanno nessuna intenzione di cambiare e di emendarsi e cercheranno fino all’ultimo di mantenere abusi e privilegi, ma si salvera’ solo chi capira’ il nuovo ordine delle cose e si adattera’ al mutamento. Il mondo vuole una grande pulizia che i governi fino adesso si sono rifiutati di dare, ma il mondo vincera’ alla fine su tutte le forze reazionarie e portera’. volenti o nolenti, a un radicale mutamento.
Plutone mettera’ in crisi in modo brusco tutti quelli che non vogliono fare pulizia e non vogliono agire correttamenente e che fin’ora si sono approfittati della loro posizione per agire contro la verita’ e l’onesta’, dai media ai governi alle istituzioni.
La forza di Plutone e’ diretta a far crollare in modo deciso tutto cio’ che non e’ sano e corretto e pulito e sara’ inutile opporsi a questo tsunami che travolgera’ tutto con potenti trasformazioni sociali e istituzionali. (Tratto da Masada)

Si veda anche Evento astrologico

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In effetti...

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Aderenza

Veniamo al mondo e ci prendiamo le caratteristiche umane del personaggio che incarniamo. A queste si aggiungono i condizionamenti e i pesi che ci derivano dalla famiglia e dall'ambiente in cui finiamo.
Per un'anima incapsulata lì dentro c'è davvero molto da fare: da un lato sistemare gli squilibri caratteriali del personaggio, dall'altro sistemare i "debiti" dei padri che sono ricaduti sulle nostre spalle. Non c'è dubbio che diventa incredibilmente facile perdersi. Ma l'anima spesso non si arrende e continua a sussurrare le "direttive". Solo che prima c'è da sistemare tutti quei grovigli in cui siamo finiti dentro.
Quando infine, in un qualche modo, incominciamo a respirare, ovvero con le caratteristiche del personaggio più equilibrate e calibrate, e con i nodi familiari e culturali abbastanza sistemati, ecco che finalmente ci troviamo di fronte a noi stessi. A questo punto è ipotizzabile iniziare a realizzare ciò per cui siamo venuti al mondo.

Mi sono chiesta spesso cosa protegge noi umani? Ad Abramo Dio disse che avrebbe salvato la Terra se solo ci sarebbero stati alcuni giusti. Dunque chi sono questi giusti? Come sono questi giusti?
Sempre leggendo la Bibbia ci si accorge che Dio ha delle "strane" preferenze. Capita infatti spesso che i suoi preferiti siano dei pasticcioni, a volte anche degli incalliti peccatori... Allora com'è 'sta storia? Lui li ama e li sostiene, fino a quando, infine, ecco che viene fuori il diamante.
In fondo Dio ama e sostiene tutti quanti noi, solo che in genere non ci badiamo, sommersi come siamo da così tanti detriti della nostra vita. Eppure dentro di noi ci sarebbe un qualcosa di imperiosamente vitale che ci sostiene, se solo lo raggiungiamo ripulendoci dalle macerie che ci affossano!

Mi sono accorta che è in fondo l'aderenza alla propria natura sgrettata che richiama energia, anzi Energia. Il diamante appunto che dicevo prima.
Mi continua a ronzare nella testa quello che diceva Freud, ovvero che noi realizziamo sul serio solo quei desideri motivati da una forte libido, ovvero quel fervore, quella passione, quel fuoco che ci spinge a tutti i costi verso una direzione, da cui non c'è verso di staccarsi.
Ebbene, credo proprio di essere arrivata alla prova finale. Ovvero al momento della verifica, per appurare davvero se questo che sto postulando sia vero, come al momento mi appare, anche dalle risposte che ricevo dalla vita.

Vi terrò informati!

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Strati

La vita è terra di conquista per arrivare alla realtà dell'essenza, nascosta sotto a strati e strati e strati di luoghi comuni!

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Spazio mio e spazio tuo/vostro/loro...

Il comportamento degli altri nei nostri confronti riflette sempre il nostro stato.
Se qualcuno ci pesta i piedi o è perché si è nel suo spazio, oppure è questo qualcuno che è nel nostro.
Allora, nel primo caso ci si può accorgere del nostro eccesso, se è il secondo, possiamo allora appurare di quanto invece siamo in difetto. Ma sono entrambi errati.
Importante è distinguere queste due modalità.
Spesso si pensa ingenuamente che l'invadenza altrui sia solo dovuta a un nostro eccesso, ma non è per niente così.
Il fatto che ci pestino i piedi spesso, anzi spessissimo, è dovuto al fatto che manchiamo nell'affermare agli altri il nostro spazio, così loro, non abbastanza avvisati, si prendono libertà che non dovrebbero.
A volte lo fanno perché sono loro a essere in eccesso e basta, e questa sovrabbondante carica energetica deborda. Altre volte lo fanno perché noi non siamo stati abbastanza decisi nell'informarli con determinazione che quello spazio in cui si sono "tranquillamente" allargati era ed è il nostro spazio.
Dunque, tornando allo specchio che la vita ci offre: quando accade un'usurpazione non si cada nella banalità di pensare che è perché noi usurpiamo e questa nostra "arroganza" ci viene di conseguenza rispecchiata.
Ho proprio appurato che il più delle volte deriva invece da una mancanza di consistenza energetica nell'occupare decisamente il proprio spazio... così gli altri, trovandolo libero, se lo prendono!
Se ci si mette ad affermare se stessi con la dovuta consistenza interiore questo poi non accade.
Il problema è riuscire a sviluppare una sufficiente e pacata, ma decisa, energia interiore...

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Libertà

Un aforisma sufi afferma che la libertà è l'assenza di scelta... Già, lo penso anche io. A un certo livello non esiste scelta, ma solo una unica possibilità. Certo, il libero arbitrio ti può sempre "deviare" e portare così a una scelta diversa, a volte anche per dimostrare che non si è "legati". Ma è una decisione sciocca quella.
E' come se un affamato che sta morendo di fame scegliesse di non cibarsi, così da dimostrare che può scegliere di suo, al di fuori dell'impellenza, ed essere libero dalla "costrizione" del cibo.
Solo che quella che definisce "costrizione" è la sua unica salvezza.

A volte, la complicazione interiore fa fare scelte sciocche.

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E' l'anno dei sogni impossibili

"There is no use trying", said Alice; "one can't believe impossible things". "I dare say you haven't had much practice", said the Queen. "When I was your age, I always did it for half an hour a day. Why, sometimes I've believed as many as six impossible things before breakfast". (Lewis Carroll)
Giove in Acquario apre le porte all'impossibile. Ecco, è tempo di darci da fare e pensare, anzi credere, che ora finalmente potremo realizzare ciò che oseremo!

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Occhi nuovi



Sono in partenza. C'è qualcosa di nuovo che sempre più si sta immettendo nella mia vita. Nuove volontà che fanno la differenza. A volte ci si intorpidisce in atmosfere, anche piacevoli e accoglienti, che però piano piano offuscano la visuale interiore e spengono la creatività. Di solito cerco di non abbandonarmi a questi fumi di apparenti piacevolezze, che intorpidiscono. Non sempre però ci riesco e così, senza accorgermene,mi ritrovoi prigioniera di un'ovatta che spegne la vita.
Tuttavia il cambiamento, anche nei più arditi, comunque spaventa. Poi uno procede lo stesso. Arrivati a certe svolte non è possibile tornare indietro e non restaquindi che andare avanti. Però qualcosa dentro fa fremere con un certo timore.
Ecco dunque una frase che mi incute coraggio e mi fa procedere con rinnovata gaiezz: Sostituisci la paura dll'ignoto con la curiosità!
Sì, armata con quela lancia posso ora procedere.

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La buona terra

Ogni seme, ogni pianta, ha bisogno della sua terra per poter crescere in salute e bellezza. Cosa vuol dire? Ha bisogno di una terra tutta sua in cui radicare e ha bisogno anche della terra che gli corrisponde, altrimenti cresce male e sofferente.
Esattamente lo stesso per gli esseri umani.
Spesso però non accade. A differenza delle piante che appartengono allo spazio dove sono nate, non sempre noi umani apparteniamo all'ambiente in cui veniamo al mondo. Sono davvero rare le famiglie le cui "vibrazioni" corrispondono a tutte quelle dei figli e parenti. Non sempre per crudeltà però. A volte c'è davvero dell'affetto genuino, solo che la "pasta" di cui sono fatti certi membri non si "sposa" con quella degli altri. Per questo figli e genitori dovrebbero distanziarsi in fretta. Dare ai figli quello che necessitano per crescere, ma educarli ad andare via in fretta. Allo stesso tempo i figli devono lasciare la morsa sui genitori. Sì perché il legame insano è in genere reciproco.
Quando ci si costringe, invece, a "impastarsi" con ingredienti che non corrispondono, il risultato è disastroso. Nessuno realizza e manifesta le proprie potenzialità, anche se la "famigliola" riesce così ad assumere i connotati che la società/tradizione si aspetta. E tutti sono "contenti", "satolli" "appagati" - apparentemente però. Dentro qualcosa urla, ma a furia di non ascoltarlo la voce si spegne e così anche la vera natura della persona...

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Voglio crederci!



Dopo esserci resi conto di quanto i condizionamenti ricevuti dall'educazione e dall'ambiente ci abbiano minato l'autostima, e aver appurato che, in definitiva, davvero così pessimi poi non siamo, allora possiamo modificare la corrente del pensiero.
Se le onde generate da quei condizionamenti creavano dei mulinelli malefici, che ci risucchiavano nell'annichilimento, possiamo decidere di rompere il riflusso di quelle onde di pensiero. E' da lì che si deve iniziare.
Il pensiero "positivo" funziona solo se dapprima si spezza quell'orrendo sortilegio. Altrimenti ci si potrà imporre di essere positivi ma sarà come posare un tappeto, anche ricco e stupendo, su dello sporco non ripulito.
Se non riconosciamo di valere, con le nostre imperfezioni certo, e soprattutto con le nostre caratteristiche che non possono piacere a tutti - e che ciò nonostante abbiamo il diritto, anzi il dovere, di esprimere - ebbene la nostra casa interiore potrà essere tapezzata di tutti quei tappeti del pensiero positivo, ma comunque puzzerà.

Il riconoscersi ha un certo che di stupefacente: è come accorgersi di un qualcosa che è stato sempre lì e che non avevamo mai visto. All'improvviso lo vediamo e ciò che vediamo ci piace, ci allarga il cuore e ci rende immediatamente dritti. Se prima procedevamo storti sotto al peso di convincimenti autodistruttivi, ora ci accorgiamo che non provengono da noi, ma da qualcuno che, anche non apposta (non sempre i genitori sono davvero malefici!), ce li ha piazzati sulle spalle e sul cuore. Per questo possiamo rialzarci e farceli cadere giù da addosso.
In quel momento sentiamo nuovamente la linfa vitale che si risveglia: la nostra essenza si rigenera e possiamo allora affermare che sì, davvero, voglio crederci in me stesso. Non c'è forzatura in questo, proprio perché sentiamo la forza e l'apertura tornare a scorrere nelle nostre vene.

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I pensieri nascosti

Sono quelli più pericolosi, subdoli, proprio perché non ci si rende conto di averli. Molti anni fa, quando iniziavo a pubblicare questo genere di tematiche, ovvero che è il pensiero a creare la propria realtà - cosa per altro non nuova a chi approfondisce il pensiero mistico-esoterico -, un lettore mi scrisse stupito, affermando che lui no, no davvero, lui non voleva quella realtà e non la formulava neppure!

Già, a livello conscio nessuno di noi vuole realtà faticose, ma a livello inconscio come siamo messi?
Si fa l'errore di credere che siano solo i pensieri consci a contare, invece quelli non contano niente. Ciò che conta è la sostanza sottile del nostro essere.
Visto che così facilmente si cade in errore avevo smesso di chiamarli pensieri e ho iniziato a spiegare che è ciò che si muove dentro, nel più profondo di noi a creare la realtà.
Per esempio, quanti si professano "miti", e cercano quindi di esserlo, quando in realtà sono un groviglio interiore di rabbie inespresse! Ebbene quelli potranno pensare e ripensare di essere miti, ma non essendolo sul serio ciò che richiameranno nella loro realtà sarà sempre e solo situazioni di conflitto, in cui saranno sollecitati a far vedere quello che sono veramente, soprattutto a se stessi!

Quando finalmente si arriva a conoscere se stessi, ovvero a riconoscere le nostre reazioni immediate - che poi di solito non mostriamo perché siamo "educati" appunto - allora potremo iniziare a modificare quei pensieri. Che vengono, a mio giudizio, erroneamente, chiamati "pensieri", ma in effetti sono condizionamenti. Freud parlava di superego. Il famoso dito alzato dei genitori che ci redarguivano (spesso però facevano di peggio!) si radica nel profondo della nostra psiche in formazione come inciso nella nostra anima: "tu sei cattivo e come tale non meriti..."
Tutto inizia da lì, da quel dito alzato che ci schiacciava, nella sua potenza di genitore-dio, nei nostri confronti di creature inferiori. Ed è da lì che si deve iniziare.

Ovvero c'è da chiedersi: Ma oggi sono davvero così inferiore come mi è stato fatto credere? Con tutto quello che ho affrontato e superato, sono realmente la nullità che mi hanno sempre sbattuto in faccia?
In genere la risposta è No. Perché ce la siamo cavata, abbiamo tenuto testa a situazioni, anche terribili, da cui solitamente ne siamo usciti. Magari con le ossa rotta, ma ne siamo venuti fuori.
E' con questa presa di coscienza che piano piano riusciamo a vederci con occhi diversi e soprattutto più realistici. E' da lì che poco alla volta possiamo far svanire quel dito alzato e sostituirlo con quello che siamo veramente. Sicuramente non perfetti, ma con buona volontà e tante capacità!

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I pensieri a monte

L'ho scritto e riscritto nei miei articoli e testi. L'ho detto e ridetto quando parlo a chi mi segue. Sono i pensieri a monte che generano le emozioni. E queste poi, a loro volta, producono le emanazioni di richiamo che materializzano nel nostro quotidiano le situazioni in risonanza.
Dunque, preso atto delle emozioni che proviamo, se queste non sono piacevoli, sarebbe allora il caso di risalire ai pensieri a monte, così da modificarli.
Ogni giorno dovremmo esercitarci a modificare quei pensieri negativi che ci abbassano lo stato frequenziale. E non c'è altro modo che quello di farlo, con pazienza, costanza e determinazione, ogni giorno, ogni momento, ogni volta...
Solo così li cambieremo.

Mi ricordo quando, da piccola, imparavo a suonare il piano (ho fatto solo quattro anni che poi, in definitiva, non hanno portato a nulla se non, quando mia figlia era piccola, a mettermi lì a esercitarmi per suonare almeno per Natale qualche melodia!).
In quei quattro anni dovevo esercitare le mie mani e le mie dita, ancora piccole, che però dovevano allargarsi per abbracciare le note da suonare, e diventare al contempo flessibili, veloci, accurate.
Non facile, all'inizio è penoso: non si riesce e sembra che siano impacciate e contratte. Poi mentre si ripetono e ripetono gli esercizi ecco che piano piano si sciolgono fino a diventare sempre più brillanti e capaci.

Lo stesso dovremmo fare con quei pensieri acidi che inquinano le nostre frequenze. Con la stessa disciplina e soprattutto volontà. Poi le cose cambiano.

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Positivo o negativo? Istruzioni per la vita


Io spesso cerco di trovare il "libretto di istruzioni" per la vita, e in genere trovo davvero molte informazioni adeguate, che permettono di comprendere come certi atteggiamenti possano migliorare o peggiorare la nostra esistenza.
Addirittura mi piacerebbe poter stendere uno schema, così semplice come quello indicato nella foto. Tuttavia mi sono accorta che le regole cambiano in base al livello evolutivo raggiunto. Incredibilmente ciò che è positivo a un livello diventa negativo in altri, e viceversa. Per cui può essere persino "peiricoloso" fare delle affermazioni. Perché chi le legge e non si trova a quel livello rimane indignato. L'unica sarebbe far capire che siamo su un cammino che prevede diverse tappe. Solo che chi è all'inizio della camminata è davvero convinto che esista solo la prima meta a cui sta aspirando. Non vede ancora oltre, né sa immaginare che ci sia dell'altro. Dunque diventa difficile comunicare. Tante reazioni antipatiche nascono proprio da questo!

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Tanta inutile paura



Il foglietto di questa foto reca scritto: La maggior parte delle cose per cui ti "angosci" non accade mai!
Effettivamente non si può fare altro che convenire...
Ma allora perché continuare ad angosciarsi?
A volte mi capita che all'improvviso un pensiero di preoccupazione mi vuole devastare. Allora mi sono abituata ormai da molti anni a una riflessione. Mi dico infatti che a livello quantistico ogni cosa prima che si sia cerificata ha le stesse probabilità di accadere in un modo positivo oppure in uno negativo.
Lo so che molti diranno ma no, io posso pensarla positiva una cosa, se intanto quella è già accaduta ed è andata male! ho ben voglia io a pensare in modo propositivo!
E invece non è vero.

C'è una strana magia "quantistica". Ovvero, fino a quando la realtà non viene "rivelata", ebbene, fino a quel momento davvero le situazioni hanno le stesse chances. Lo dimostra anche la storia del gatto di Schroedinger o della partita a carte quantistica:
Per fare un paragone banale, immaginiamo che in una partita di carte il vostro avversario abbia in mano una certa carta. Avendo seguito il gioco, noi sappiamo che tale carta può essere - per esempio - l'asso di denari o il re di cuori, ma non sappiamo quale delle due sia realmente. Questa situazione, secondo Einstein, è la 'conoscenza incompleta' che ci può dare la meccanica quantistica. Comunque, continua Einstein, la carta in questione è di fatto una delle due carte (variabile nascosta), indipendentemente dalla nostra incertezza che sia l'una o l'altra (indeterminazione). All'atto della misura noi possiamo finalmente constatare di quale carta si tratta, ma secondo Einstein la carta era quella già prima della misura. Mentre secondo la meccanica quantistica invece non è così! La carta in precedenza era in uno stato indefinito: '50% asso di denari e 50% re di cuori', e solo all'atto della misura la carta è 'diventata' - per esempio - un asso di denari. Ma ritornando allo stato precedente e rieffettuando la misura, stavolta la carta potrebbe diventare un re di cuori! (Il fisico Fabrizio Coppola riportato nel mio articolo "Se la coscienza è l'artefice")
Quindi, davvero ha senso ricordarsi che prima di accadere ogni cosa ha le stesse probabilità positive o negative. Tutto dipende da come noi fissiamo l'ago della bilancia!

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In definitiva cosa voglio?



In genere sappiamo molto bene cosa non vogliamo, ma non abbiamo abbastanza chiarezza su cosa invece vorremmo davvero.
- A volte non riusciamo a essere realmente chiari, e soprattutto incisivi, perché il desiderio è tiepido. Così non si riesce ad accumulare la giusta quantità d'energia da concentrare.
- Altre volte invece l'intento non ha abbastanza forza, perché il focus non è centrato: mettiamo insieme diversi punti, più o meno simili e vicini, che però,nella loro anche minima diversità, disperdono l'energia.
- Altre volte ancora ci si focalizza su di un punto, e non ci rendiamo conto che invece non corrisponde in pieno al nostro essere. E di nuovo si disperde energia.

Come diceva Freud riusciamo a realizzare veramente solo quei desideri che corrispondono a una forte libido: ovvero a un potente impulso interiore. Non un interiore di testa, nemmeno un interiore emotivo, ma un interiore di pancia. Quello che corrisponde al nostro senso di vera e profondissima necessità, perché altrimenti - se non lo realizziamo - qualcosa dentro a noi muore.

Spesso lo sentiamo. Non è detto che sempre l'impulso sia inconscio. Eppure anche a percepirlo, entrano poi in gioco altri elementi devianti: come il cosìddetto "buon senso", che attraverso la ragione ci fa comprendere che prima ci sarebbero altre cose su cui puntare. E poi le emozioni, spesso erroneamente identificate con il "cuore", che ci portano dove le voglie puntano: gratificazioni del momento che, una volta realizzate, ci lasciano dentro il vuoto e non l'appagamento!

Eccoci di nuovo ai desideri della pancia, così imperiosi eppure negletti, a tal punto che infine, quando spossati ci decidiamo ad ascoltarli, non si riesce più a percepirli bene. Il loro volume è stato così abbassato che si deve fare un grande silenzio dentro, e fuori, per infine recuperare un qualche segno traccia da seguire...

Un primo passo per iniziare a comprendere le proprie vere istanze, è quello dell’equilibrio energetico.
Nella vita ciò che è fuori equilibrio perde il suo slancio benedetto e ci affossa in situazioni di grande ristagno. Lo stato da raggiungere è quello che si trova tra i due opposti. Non si deve peccare né per difetto né per eccesso

La PIGRIZIA l'INDOLENZA e la PASSIVITA' si contrappongono all'IPERATTIVITA'

L'essere TOLLERANTI e RINUNCIATARI all'AVIDITA', ARROGANZA

LA MORBIDEZZA dell'essere CEDEVOLI alla DUREZZA, e la RIGIDITA'

L'INGENUITA' dell'essere anche CREDULONI alla FALSITA'

Il giusto spessore energetico delle proprie azioni sta nel mezzo.
Grazie a un ritrovato equilibrio energetico si riesce a entrare in contatto con il proprio potenziale, che finalmente non risulta più così bloccato dentro al ristagno!

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Testi non lineari

Sono affascinata dalle parole: mi piacciono in tutti i sensi, a livello semantico ovviamente, ma anche a livello grafico, e pure a livello occulto. Mi spiego: le parole sono i contenitori di significati, li definiscono, e quindi in un certo senso li limitano. Per cui, limitandoli a qualcosa, è ovvio che a qualche altra nuances si deve rinunciare. Così mi piace lasciare che le parole "vagheggino" dentro di me, nella costante speranza che i significati nascosti, magari tralasciati, si rivelino alla mia coscienza, provocandomi magari un'"estasi".
In questa mia fissazione ogni tanto giro per il web in cerca di stimoli in tal senso. Così sono capitata in un sito in cui si generano parole random e da qui in un altro in cui si chiede di exterminate all rational thought - ovvero di "sterminare tutti i pensieri razionali" Non male come inizio! Continuando a leggere trovo che si tratta di un programma che genera una "Dissociated Press". Cioè dei testi grammaticalmente corretti ma generati a caso, quindi senza per forza una logica. Questo dà la possibilità di trovare quindi delle risposte segrete, come se si facesse una divinazione. Se masticate l'inglese ve lo consiglio: Dadadodo.

Nella pagina trovo poi dei riferimenti alla Markov Decision. E la cosa mi intriga ancora di più.
Si possono osare delle decisioni agendo su consigli in parte casuali (random) e in parte che seguono una logica matematica? Noi siamo abituati a fare dei ragionamenti su come affrontare o realizzare dei progetti partendo dall'analisi dei fatti presenti, figli del passato. Con questo procedimento deduttivo ci spingiamo nel futuro. E così facendo retrocediamo nel futuro che per forza è legato al passato e al presente come se fosse un figlio. Un qualcosa che a me dà la sensazione di prigionia, di karma, di legacci che tengono imbrigliati, e non danno la possibilità al nuovo, all'impensato di realizzarsi.
Invece qui si parla di processo stocastico, random quasi, dove il futuro è indipendente dal passato e presente. Un senso di libertà infinito è questo! Purtroppo la mia preparazione matematica sfiora i livelli del nulla quasi, quindi non riesco a carpire i procedimenti. Capisco solo il concetto e per ora me lo faccio bastare...

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Se la vita spaventa

Quando in Italia eravamo nel pieno degli anni di piombo mi sono trasferita a Lucerna, nella Svizzera tedesca dove ho concluso i miei studi e iniziato una mia vita familiare. Sebbene fossi abituata alla Svizzera, ci avevo anche studiato da ragazzina e in estate la frequentavo andando sempre a un qualche campo estivo, era però la prima volta che ci vivevo al di fuori di un contesto scolastico. Ovvero avevo una casa e un lavoro - insegnavo infatti al ginnasio e in diverse scuole secondarie della città e del cantone.
Quello che mi colpì, a parte le regole "ferree" di comportamento sociale e civile (alcune però davvero incredibili!), fu che ogni cosa sembrava dover essere assicurata. Ovvero non era data alcuna possibilità di perdita improvvisa. Ogni situazione, debitamente assicurata, veniva immediatamente rimborsata se, appunto, l'evento in questione si verificava. Chessò, mi cadeva un bicchiere in casa, ecco che l'assicurazione mi rimborsava dell'incidente. Perdevo la valigia, il libro sul treno, rompevo per sbaglio l'orologio... insomma ogni cosa che mi poteva creare un fastidio improvviso e inaspettato mi veniva diligentemente rimborsata.
La cosa era davvero stupefacente. Tuttavia quello che più mi fece specie era constatare che, sebbene si vivesse in uno stato così incredibilmente "rassicurante" le persone avevano paura, oserei dire praticamente di tutto. O meglio dell'imprevisto a cui possibilmente non erano arrivati a pensare per tutelarsi.
Quando aprirono il Gottardo e l'autostrada dal sud continuò senza più essere bloccata dalla navetta, che invece si doveva prendere prima, per passare dall'altra parte delle Alpi, la criminalità aumentò decisamente. In fondo da Milano ci si metteva due ore per arrivare!
Così capitò che il mio dentista venne derubato. I criminali erano una di quelle bande che ovviamente arrivavano dalla vicina Italia... Ebbene il poveretto, scioccato dall'evento, entrò in un forte esaurimento nervoso che lo costrinse ad allontanarsi dal lavoro per qualche mese!

Questo solo per citare uno degli innumerevoli e incredibili esempi. Io, che me li vedevo spiattellati lì sotto agli occhi, pensavo alla situazione lasciata in Italia, fra bombe e disordini incredibili, dove però anche la vita "normale" era tutta un'incognita: il borseggiatore di turno, chi ti voleva fregare vendendoti enciclopedie ipotetiche, la violenza di alcuni quartieri... Così mi dicevo, uno svizzero ci muore in Italia, per la paura però. E intanto ammiravo la capacità italiana di saper vivere nonostante tutto. Gli insegnanti insegnavano nonostante le scuole inappropriate e senza i mezzi didattivi. Ognuno cercava di fare quello che poteva, nonostante i disagi e le difficoltà per cui si smadonnava.

Piano piano la mentalità del cosiddetto "progresso" ci ha abituato a esigere una "tranquillità" che definirei "meccanica", ovvero a opera di macchine e non più per capacità di forza, resistenza, abilità umana... ecco che ora anche noi abbiamo paura di tutto. Tutto è diventato pericoloso, anche il tempo atmosferico... Se in inverno fa brutto tempo i toni sono allarmatissimi. Lo stesso per l'estate il cui caldo ci devasta, ma soprattutto destabilizza.
Insomma, quanto più cerchiamo di rendere sicura la nostra vita, tanto più intensa aumenta la paura. Perché è impossibile controllare tutto. L'unica cosa che invece potremmo fare è quella di diventare più forti. Come si suol dire quando un cavallo è troppo debole per trainare il carro non si alleggerisce il peso, ma si rende più forte l'animale, così che possa reggere lo sforzo.
Un po' brutale come esmpio, ma rende l'idea. Se la vita ci spaventa dovremmo allenarci a divenire più forti, più resistenti, più duttili anche. Se non facessero così non ci sarebbero sportivi che puntano a superare i limiti e superare così se stessi.
La vita è un allenamento dopo tutto. Ma in molti non ci pensano, e così vivono nella paura...

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Maestri

Mi viene presentato un tizio che mi dicono essere un ottimo coach, forse posso scriverci un articolo.
Vado a incontrarlo. Lui si occupa di comunicazione positiva. Parliamo e lui è dolce suadente - un po' troppo calcato, ma non voglio farmi fregare da giudizi affrettati.
Mi dice come sia importante che le persone imparino a gestire i fastidi in modo positivo. Io sono totalmente d'accordo. Gli faccio qualche domanda per vedere come risolve alcune inevitabili problematiche che di solito si presentano sul campo, quando, al di là della magnifica teoria si entra nella pratica. E qui comincia a essere meno convincente... Mah, mi dico. Ma continuo ad ascoltarlo.
Intanto viene una sua collaboratrice per dirgli di un grosso disguido che era nel frattempo capitato. Un qualcosa a cui lui teneva molto non era andato in porto. Lui si infastidisce profondamente e comincia a manifestarlo. Di lì a breve impreca maleducatamente e urla. Alla faccia del saper comunicare! Lo lascio lì e me ne vado...

I "maestri" di oggi per lo più sono così: insegnano quello che non sono, ma che magari vorrebbero essere o - peggio - che forse pensano di essere!

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Il tempo



Che sogno strano la notte scorsa. In una coreografia variegata, con diversi personaggi, situazioni e altri eventi, il fil rouge di tutto quel mio muovermi all'interno della rappresentazione è stato che non riuscivo a determinare il tempo. Infatti ogni orologio e ogni altro congegno che mi avrebbe potuto dare informazioni sull'ora risultava inesorabilmente rotto. Così non riuscivo a determinare se ero in ritardo o in tempo.
Davvero strana come sensazione. Al mio risveglio e da quel momento non so ancora comprendere se è una premonizione al fatto che il mio tempo è finito, oppure se mi sono sbalzata al di là del tempo... Mah, vedremo!

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We feel fine

Ebbene il sito wefeelfine monitora tutto il web e cattura tutto quanto vi viene scritto, così che, cliccando poi sul loro schermo, si acchiappano di volta in volta le frasi scritte in questo nostro spazio virtuale.
E questo è già incredibile e affascinante.
Quello che mi ha invece procurato un senso di sollievo è stata la statistica. Ebbene ecco qui di seguito, in ordine decrescente (ovvero dal più alto al più basso), i feelings più registrati:
"better" - meglio - menzionato 128.155 volte;
"bad" - male - indicato 93.390 volte;
"good" - bene - scitto 76.610 volte;
"right" - a posto - 40.683 volte;
"guilty" - in colpa - 31.591;
"sick" - malato - 27.706;
ecc.
ecc.

Il che mi fa piacere. Proprio pochi minuti prima mi era capitato di leggere come, la scorsa estate, ci sia stato uno sbocciare massiccio di fiori di loto a Los Angeles
La notizia mi aveva aperto il cuore, come se l'energia divina mi stesse parlando e dicendo: lo vedi che ci siamo? e non vi abbandoniamo?
E a quel punto anche i crop circles, che ho sempre osservato con una certa inquietudine, mi viene la tentazione di accettarli, anche loro, come dei segni positivi.
In effetti, se è il nostro modo di sentire che crea la realtà, è meglio "condizioanrsi" a sentire in modo propositivo.
Il fatto che poi, nella statistica di wefeelfine, il sentimento buono prevalga sul senso di depressione che i media continuano a insinuarci, mi fa proprio constatare che veramente, in fondo di noi, c'è sempre, quella che Camus chiamava un'invincibile estate!
Au milieu de l'hiver, j'ai découvert en moi un invincible été

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Il potere del disagio

In questi ultimi tempi ho scoperto una cosa importante: la necessità terapeutica, paraclita quasi del disagio. Quando qualcosa accade - ed è giusto che sia accaduta -, ebbene quel malessere, dispiacere, colpo, sono tutte conseguenze che, in un qualche modo, dentro lavorano, fanno spazio a nuove consapevolezze, generano nuove modalità.
A volte si è tentati di correre ai ripari per evitare il disagio, per uscirne fuori in fretta, o anche per tutelare chi noi amiamo e si trova in quel malessere. Invece è da lasciare che quel disagio, proprio come una febbre, faccia il suo lavoro: che è quello di bruciare il negativo.
Abbiamo paura delle febbre, che invece è una reazione terapeutica del nostro corpo che si autoguarisce. Allo stesso modo il disagio. Ci avvisa che c'è qualcosa da rivedere e correggere. Altre volte, quando già tali passi migliorativi sono stati intrapresi, è solo l'eco delle azioni compiute, che ora devono assestarsi, mentre la coscienza le integra per farle diventare sue.

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Mobilità nello stare al passo con le proprie evoluzioni

Sto troppo bene nel movimento, quando sento che dentro tutto è in fluttuazione e non si sa verso cosa si stabilirà. C'è chi non può fare a meno dell'emozione causata dal gioco d'azzardo. Io non riesco a fare a meno di questa "eccitazione" che mi manda in totale fibrillazione.
Ora so, per certo, che questa è l'essenza del mio essere!

Ps. Ho dovuto fare una precisazione, anche nel titolo, perché altrimenti, dopo il post precedente, si può scambiare questo mio inno al movimento come un'esaltazione dell'errare, del vagare, del Viandante di cui scrivevo prima.
Invece intendo solo dire che la mobilità è riferita allo stare al passo con gli aggiustamenti energetici che sento via via sopravvenire.
Se si è costretti in un ruolo si fa fatica ad essere aperti al cambiamento!

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Il viaggio

Finalmente l'ho completata. E' la pagina con i responsi, che ripropone la metafora del viaggio. Io credo veramente che il viaggio sia tutto. E' il cambiamento continuo che si perpetra passo dopo passo. E' vero, a volte ci si ferma, a riposare o a semplicemente prendere tempo. E' quando ci si vuole sistemare che diventa critica la faccenda. Lì non va. Eppure tutti anelano a fermarsi, a sistemarsi, senza pensare che invece il senso è dato dal movimento!

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Misure

In uno stupendo blog grafico - Inspire me - leggo di come la storia si possa misurare anche attraverso la grandezza delle lettere utilizzate sui giornali (in linguaggio tecnico: il corpo dei fonts). Infatti nell'articolo si paragona la grandezza usata per notizie di prima pagina davvero eccezionali, fra cui l'ultima, della vittoria di Obama.

Così mi chiedo se Dio abbia usato la stessa "tecnica" - ovvero creare in grande ciò che ha più importanza e in piccolo ciò che ne ha meno...
Ma in effetti non credo proprio che valga per Lui questo metro di distinzione!

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I significati

Molti anni fa andavo in Danimarca - credo, o forse in Svezia... insomma da qualche parte lassù nel nord, non ricordo bene, e ci andavo in treno. Dalla Germania dove stavo si saliva su su e a un certo punto ci si è trovati a costeggiare la Germania dell'Est per un lungo tratto. Guardavo quel corridoio lunghissimo, uno strano tratto di terra di nessuno, là in mezzo al niente, in una giornata grigissima, come spesso appaiono lassù.
Guardavo e cercavo di sentire se mi evocava qualcosa quella "semplice" vista, ma niente. In effetti non mi evocava proprio nulla, se non abbandono e nientl'altro. Per sentire qualche movimento dovevo pensare a cosa significava quel corridoio e allora mi si suscitavano delle emozioni.

Questo per dire che spesso le cose non hanno alcun significato intrinseco. Così, mentre osservavo, mi venne da pensare a come sarebbe stato il mondo se non lo avessimo colorato con le evocazioni. Non ci sarebbe stata la memoria... A quel punto davvero quello poteva essere semplicemente un lungo pezzo di terra abbandonato e i campi di concentramento pure: altri spazi stranamente vuoti e squallidi...
Quindi la memoria serve. Ci fa ricordare le brutture in cui possiamo cadere e farle diventare un monito per non caderci più. Dà insomma un'indicazione per il presente e il futuro.
Quello che invece detesto è quando si rimane lì, ancorati al passato, che si ripete ossessivamente riprendendo immagini ed emozioni e reiterando l'ondata negativa che si forma nelle nostre interiorità, così inutilmente appesantite.

Lo stesso per le questioni quotidiane. Attaccarsi al male subìto non serve a niente, se non a rievocare brutture. C'è sempre una "way out", un'uscita che porta al futuro da raggiungere rinforzati dal superamento del dolore. Questi sono i significati da ricercare!

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Trappole

Non ci devo pensare, altrimenti sento ancora di più stringere queste trappole, ma i pensieri, in effetti, sono in genere il risultato di un già pensato. C'è quasi sempre un pensiero seme che è già stato intuito, elaborato, riflettuto in precedenza. Così, inevitabilmente, non c'è del nuovo in quei pensieri che poi sopraggiungono, anche quando sono nuovi per noi.
E questo mi fa davvero "impazzire". Io vorrei, fortemente, liberare la mente e l'anima da tutto il già pensato, e dalle definizioni e quindi i limiti che questi hanno forgiato, per riuscire finalmente a pensare il nuovo che è lì che aspetta di essere trovato.
Insomma non voglio retrocedere nel futuro, ma desidero che il futuro, vergine, arrivi finalmente a sorprendermi!

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Le cose che ci sfuggono

Mi ha colpito questo video su YouTube: Whodunnit?Spesso non vediamo le cose su cui non siamo focalizzati e così ci sfuggono particolari importanti. La visione, interiore ed esteriore, dovrebbe essere aperta a 360 gradi, per non lasciarci sfuggire le opportunità certamente, ma anche per la nostra salvezza. A volte percepiamo determinate sensazioni, alle quali però non ci diamo retta, non reagiamo agli stimoli che ce le ha sussurrate e così finiamo in situazioni pericolose, dalle quali poi districarsi diventa faticoso...

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Lontananze e vicinanze

Una cara amica mi ha proposto una riflessione su quanto avevo inserito (vedi):
"Le galline fanno le uova con il guscio a base di calcio; fin dai tempi della rivoluzione francese Louis Nicolas Vauquelin si accorse che il guscio delle galline conteneva più calcio di quello che assumevano; nel XX secolo Louis Kervran (1901-1983), bretone, ingegnere e biologo, professore universitario a Parigi, fece numerosi esperimenti e pubblicò numerosi libri dove sviluppò enormemente tutte le considerazioni relative a questi fatti. La conclusione è inequivocabile: le cellule, sia animali (anche quelle degli accademici), sia vegetali, fanno in continuazione fusioni nucleari" ( tratto dal sito comedonchisciotte ) ....che cosa c'entra con il tema? c'entra perchè mi fa pensare che non solo ognuno dentro ha il suo universo, con tanto di processi emotivo-matematici unici, ma, a volte la distanza tra due esseri viventi-universi distinti, uno che fa una cosa così naturalmente mentre l'altro si spacca la testa per ottenerla, è ...infinita ...distanza infinita tra due unicità, singolarità come le chiama la Fisica...che si potranno toccare solo all'infinito: è lì il limite tra il dentro e il fuori della nostra autocoscenza-nel-corpo?
Il che mi fa venire nuovamente in mente quanto sia importante trovare e mantenere il proprio gruppo d'appartenenza, quello che si genera con la coerenza di specie. Quando si risuona con gli altri, i nostri altri, a quel punto, la fusione e la forza che ne derivano sono incredibili, l'unica parola che descrive tale effetto è "magico", anche se davvero non mi piace utilizzarla...
Ma tale gruppo non è semplicemente creato da apparenti similarietà di interessi o stimoli o tensioni... Parte da dentro, dipende dalla reale consistenza dell'anima. Ecco perché così spesso si rimane confusi, perché si guarda a ciò che le persone esteriormente manifestano, anche o davvero in buona fede, mentre è dentro che si dovrebbe stare in ascolto, a come vibra il proprio animo di fronte a tale persona/e. Se davvero covibra, allora, forse, c'è qualche risonanza attiva e da esplorare...

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Il dentro e il fuori

Ce le abbiamo tutti, le due parti intendo. Quella che sta fuori, più o meno adattata ai condizionamenti, e quella che sta dentro, per certi versi il nostro vero sé.
La situazione ideale sarebbe che la parte esterna, pur adottando certe formalità, trovi però il modo di realizzare le spinte provenienti dalla parte interna. Come diceva Jung l'Animus, il maschile, il guerriero, che difende e realizza i suggerimenti dall'Anima, la parte femminile e creativa.
Il punto è che spesso l'Animus, al posto di interpretare il suo ruolo, diventa totalmente assogettato ai condizionamenti ricevuti. Così che non protegge, né tanto meno realizza, ciò che nel proprio intimo, pulsa in cerca di manifestazione.
Questo è un grosso problema con cui tutti noi, chi prima chi dopo, ci si è dovuto confrontare. Bisogna arrivare a svincolare il guerriero dalla condizione di asservimento alle formalità. Ma veramente adottare quelle esteriorizzazioni che si sentono corrisponderci, per tralasciare, o realizzare solo superficialmente, quelle che invece sono solo "doveri" sociali. (Ci sarebbe molto altro da dire in proposito, ma non è questa la sede per approfondire!)

Tragico è quando questa parte esterna è così corazzata dentro al ruolo, da non riuscire a liberarsi, visto che il disagio è davvero feroce.
Infinitamente più tragico è invece la situazione di coloro che si identificano solo nella parte esterna e non sono collegati minimamente a quella interna. Per cui il disagio che avvertono, non possono collocarlo. Per loro non c'è nessuna parte interna che preme con aspirazioni da riconoscere. In quei casi la dissociazione è tale che io mi sono trovata incapace di apportare alcun supporto a persone di questo tipo. Sono casi da terapeuta specializzatissimo. E nemmeno con loro, in genere, ho constatato che questi soggetti sono riusciti a migliore. L'unica risposta alla disperazione sono gli psicofarmaci, che quietano l'ansia e il forte disagio.
Ma questo è un argomento che esula dalla mia preparazione specifica.

Chi invece sente, dentro, quell'altra sua realtà che preme, ebbene qui si può fare qualcosa.
La liberazione però non avviene mai senza dolore e sofferenze davvero profonde. Infatti, se si "disubbidisce" al Superego - come direbbe Freud -, l'ansia di "peccare" è fortissima. Se non si disubbidisce, l'ansia del tradimento a se stessi è pure intensissima e feroce.
Quindi?
Quindi si procede con una croce davvero pesante. Però, poco alla volta si impara a "disubbidire", e poco alla volta si impara ad accettare l'agitazione che questo "peccato" comporta. Con momenti in cui si procede bene, susseguiti ad altri in cui si retrocede nella "norma", seguiti, a loro volta da nuovi passi in avanti, che, in definitiva, ci fanno comunque procedere.
A volte, invece, qualcosa scoppia dentro e infine si dice un deciso "adesso basta, non mi importa la sofferenza, non mi importa di essere considerato 'cattivo', non mi importa nulla, se non liberare me stesso". A quel punto si procede. Ma si deve essere arrivati al massimo del disagio prima di riuscire ad avere quell'impulso a risalire la china. E soprattutto a preferire questa fatica all'altra della costrizione del proprio sé. Altrimenti la china sembra davvero un inferno costellato da agguati di ogni tipo.
Diciamo che fra i due mali che comunque si devono sopportare in questa crociata verso la propria liberazione, si deve aver constatato di preferire il male minore, ovvero l'ansia da "disubbedienza", piuttosto che il peso tremendo del tradimento a se stessi.
Bisogna però arrivare a quel punto, ad aver davvero toccato il fondo. A volte il fondo da toccare sta molto nel profondo...

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La Suggeritrice

Cerca dentro e troverai quello che sta fuori di te.

Poi incontrerai delle voci che ti parleranno e che ti daranno dei segni, precisi riferimenti per stare sulla tua acqua immmobile.

Li! Aspetta il vento, le tue funi dovranno essere bianche, le tue vele ben piegate, le tue braccia forti, pronte ad attendere la prima forza che ti spingerà.
... Solo allora spiega le tue vele.

(Da La Suggeritrice, una rapsodia quantica)

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Relazioni sinergiche

Implicano la responsabilità di ognuno di apportare bellezza e armonia allo spazio comune nel rapporto.
Cosa significa? Che forse si deve assumere una maschera e accantonare le inevitabili disarmonie che rabbuiano l’animo e il cuore? No di certo. Ma c’è una grande differenza fra il riversare, o anche solo il lasciar trapelare addosso a coloro che sono insieme nella relazione la propria frustrazione o alienamento e, invece, il condividerlo. Il primo modo sfrena le energie dissonanti che si muovono dentro noi; il secondo apre il proprio cuore agli altri e chiede il loro supporto per lenire il dissesta mento che si sta sperimentando.

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Collocarsi

Come dicevo ieri, proprio giocando con i colori, mi sono resa pienamente conto di quanto importante siano i giusti abbinamenti con altri colori e con le forme più indicate.
Un determinato colore cambia totalmente se inserito accanto a dei colori il cui insieme lo fa, per esempio, diventare apprezzabile, se prima lo percepivamo come antipatico; oppure, di contro, ciò che si sentiva bello diventa incredibilmente "brutto", stonato, se assieme ad altri colori, magari belli di per sé che però assieme a quello specifico colore lo fanno risultare fastidioso.

Quindi, ragionavo ieri, lo stesso accade con le persone e le situazione. Una persona splendida, in un determinato contesto può divenire invisibile e inutile - nel senso che non può utilizzare le proprie caratteristiche. Altre persone, magari discutibili, nel giusto contesto diventano invece sinergiche compagne...
Mi viene in mente quanto Del Giudice sottolineasse gli effetti ottimali della Coerenza di specie:
... un insieme di corpi , quando essi fossero in grado di mettere in fase (cioè di far risuonare) le loro fluttuazioni quantistiche, [danno vita a] un'interazione attrattiva. Data la sua fluttuabilità, un sistema quantistico ha la possibilità di esplorare l'ambiente circostante e perciò di scoprire quale sia la configurazione di minima energia... (Dal mio articolo: La coerenza di specie)
Più avanti nell'articolo sintetizzo l'importanza della Coerenza di specie:
In parole più comuni, quanto spiegato dal professor Del Giudice conferma ciò che la fisica classica non prevede ma che, attraverso le scoperte della fisica quantistica si è arrivati ad appurare, ovvero come i corpi possono, grazie alla fluttuabilità posseduta dalla materia, trovare ciò con cui entrare in risonanza e assumere un aspetto coerente, in fase, cioè sincronico tra loro.
Questa “coerentizzazione” porta i vari sistemi che compongono il gruppo in fase, che Del Giudice rapporta a i componenti di un corpo di ballo, a:
1) una rigenerazione energetica del singolo innanzitutto – in quanto viene ceduto all'esterno l'eccesso energetico non metabolizzato, causa primaria di malattie;
2) anche a una compattizzazione dell'energia nel gruppo stesso, che diventa fortemente protettiva nei confronti dei singoli, difendendoli dalle intromissioni esterne.
Dunque è quanto mai importante collocarsi nel contesto in cui si potrà esprimere se stessi e le proprie potenzialità al meglio. In altre parole è importante trovare, ciò che del Giudice chiama, il Gruppo di appartenenza.

Oggi, con questo "buonismo" dilagante e insulso, ci si continua a far violenza per cercare di essere buoni. A parte il fatto che tutto ciò che è imposto non rappresenta certamente quello che si è dentro. Se ci si impone bontà è perché non si è buoni!
Questa forzatura impedisce al contempo di comprendere le proprie qualità e soprattutto di convalidare la ricerca personale che porta a voler trovare i propri "amici", ovvero di coloro che spiritualmente ci corrispondono.
Del resto, in un'orchestra, i violini stanno da una parte e le gran casse dall'altra. In una sinfonia non si può dire che i violini siano migliori dei tamburi. Ci vogliono entrambi per creare la bellezza della melodia. Però ognuno nella giusta collocazione e insieme ai suoi compagni!

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Le giuste connessioni

Alla fine mi sono iscritta. Dopo mesi che lo frequentavo 'sto sito, affascinata come non mai dalla possibilità di esplorare i colori, ieri mi sono decisa e ho aperto il mio account come ColourLovers
Quello che mi affascina, non è solo la magnificenza dei colori, ma il loro insieme.
Non è facile.
Anche colori che si amano, messi poi assieme possono risultare piatti. Inoltre gioca un ruolo fondamentale anche le forme e la quantità di colore messo accanto agli altri. Un insieme che visto così magari non dice nulla, se si trova il giusto pattern diventa interessante!
Diceva Henry Matisse: "Una tonalità, da sola, è unicamente un colore. Due tonalità possono invece diventare un accordo, una vita".

Così mi accorgo che lo stesso accade quando le energie di due persone, o di tre o di più, si incontrano nel giusto pattern. O campo energetico... ma ne parlerò più avanti!

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Spoons - Cucchiai

Come dicevo nel post Il bandolo della matassa, ci sono delle emozioni negative che si fissano in noi e continuano a perpetrarsi nel tempo e oltre al tempo... Imponendoci le nostre reazioni coatte in risposta a quelle situazioni che fanno da triggers - ovvero da fattore scatenante.

Chi, come me, ama il British Humour conoscerà sicuramente il simpaticissimo attore Simon Pegg (Shaun of the Dead). In un esilarante sketch: Spoons, della serie Big Train, proposta dalla British Television, assistiamo alla presentazione di un nuovo responsabile che si introduce agli impiegati con cui lavorerà. Durante questa conversarione confessa poi con nonchalance di avere una fobia. Il nome di ciò che gli procura reazioni disastrose è scritto su un foglietto di carta, che il responsabile - Simon Pegg - tira fuori dalla tasca e fa passare agli stupiti impiegati che leggono la parola: Spoons, ovvero Cucchiai.
In quel mentre arriva un ritardatario che era andato a prendersi un tè e che, accanto alla tazza, maneggia un cucchiaino. Nella frazione di un secondo succede tutto, lasciando gli impiegati e noi che assistiamo, senza parole.

Ecco il fattore scatenante è apparso e la reazione coatta è immediata e irrefrenabile. Oggetti e situazioni di per sé innocenti ci scatenano il finimondo dentro perché associati a situazioni emotivamente molto forti e negative.
Non tutti sono però così evidenti, per la maggior parte le reazioni sono subdole e per questo anche più "pericolose" perché non ne riconosciamo il reale danno alla nostra autorealizzazione. E così viviamo continuamente costretti, quando invece potremmo liberarci.

Non tutti hanno però voglia di farlo. Rimaniamo comunque una razza, in cui davvero la pigrizia è la madre di tutti i nostri problemi!

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Un omaggio



Desidero fare un omaggio a un artista che trovo quasi insuperabile nel suo modo di esprimere lo spirito degli animali in natura: Marcus Parisini.
Di loro rappresenta quella forza dell'esserci, che per me è l'insegnamento. Esserci, in quella completa aderenza alle proprie caratteristiche ed energie.

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Spesso amiamo i nostri problemi

Uno scambio mail con un'amica mi ha fatto ricordare che spesso, non si riesce a procedere, perché ci attacchiamo ai problemi. Una specie di sindrome di Stoccolma con le problematiche. In buona sostanza è sempre quello il risultato: si sviluppa un legame con i rapitori, che siano persone o situazioni, c'è quella morbosa connessione che ci impedisce di procedere.

In quei frangenti ho constatato che c'è ben poco da fare. Le persone, a livello razionale, si accorgono del danno arrecato da certe situazioni in cui continuano a stare, ma non c'è la forza necessaria a tirarsene fuori. Sembra che manchi la motivazione profonda. Mi viene in mente che Freud sosteneva che fra le molte decisioni che uno prende, una sola è veramente efficace: quella che attinge la sua forza da una potente libido – ovvero dalla forza vitale primaria.

Per poterla riattivare 'sta forza, l'unica soluzione è quella di passare dal fisico che, dopo tutto, è la reale interfaccia con lo Spirito! Vedi i punti chiave a tal proposito. Per cui, per tornare a quello che con l'amica si stava discutendo, dopo tutto l'EFT che si rivolge alle connessioni nervose intasate (i meridiani energetici) potrebbe davvero essere una sana soluzione!

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Karmapac...

Uno strano pupazzetto girava per casa. Una specie di mostriciattolo, simpatico anche, sul violaceo, che qualcuno dei ragazzi che segue mia figlia le doveva aver regalato. Non le piaceva però, ma stava sempre tra i piedi. Forse anche per colpa delle micie che lo riprendevano.
Un giorno, ritrovandecelo di nuovo in giro, mi è venuto da dire che era come il Karma: finché non lo collochi quello si ripresenta. "Che pacco 'sto karma!" sbottò mia figlia, e così il mostriciattolo ha trovato il suo nome Karmapac, appunto.

Il commento lasciato nel post precedente mi ha dato lo spunto per parlare del Karma. Sebbene possa sembrare un Maestro buio, lo è fino a quando non capiamo. Nel momento che si comprende la sua luminosità si rivela e così la forza propulsiva del suo aiuto. In astrologia è Saturno, chiamato anche il Signore del Karma che l'astrologia classica (quindi non quella esoterica) ha sempre definito il portatore di sfortune. Queste però ce le porta se ci rifiutiamo di vedere ciò che ci vuole mostrare e di cui dobbiamo prendere atto.
Se invece si è disponibili e aperti, ma soprattutto umili nel riconoscere l'errore, la sua guida diventa un portentoso aiuto che ci apre le porte.

Gustav Holst, un teosofo e musicista inglese, compose una magnifica opera The Planets, che di solito faccio ascoltare quando insegno l'Astrologia che ho messo a punto. La sua capacità di cogliere l'energia emessa dai vari Pianeti, che poi influiscono nella nostra vita, è strabiliante.
Quando si ascolta Saturno il suo cupore è massiccio, lento, non dà scampo, stringe in una morsa che sembra davvero una morte lenta e senza fine.
A un certo punto però le cose cambiano, avviene una presa di coscienza e il cielo interiore si rischiara. La leggerezza delicata che si manifesta allora, diventa una guida e un totale conforto: si è amati, c'è un senso che ci illumina e noi, nella gratitudine, sentiamo di appartenere finalmente a quella dimensione.
Ecco, questo è il karma!

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Il bandolo della matassa

A quanto pare ci sono emozioni che si fissano in noi e si perpetuano nel tempo, superando i confini delle varie nostre incarnazioni, ripresentandosi così, puntuali, vita dopo vita, fino a quando, finalmente, si arriva a scioglierle.
Sì perché si tratta di emozioni non risolte. O perché una forte tensione ce le ha fissate dentro, o perché non abbiamo finito di viverle e sono quindi rimaste a metà, o perché un trauma ce le ha "congelate"...

Sembrerebbe proprio che siamo dei contenitori di "emozioni" da risolvere, e che ne abbiamo parecchie dentro da sistemare. E non solo di nostre, ma anche quelle dei nostri antenati con cui siamo in risonanza. Energie imprigionate nell'insoluto, che si infiltrano nei corpi della progenie più corrispondente, e che, infine, riuscendo noi a stemperarle, arriviamo ad aiutare pure loro, i nostri avi, a pulire il loro karma...

Entriamo nella vita con un carico che ci condiziona e costringe, di cui è importante liberarsene sciogliendo le occlusioni. Diverse tecniche dell'Energy Psychology mirano a tale scopo. Fra le molte che sto valutando ormai da un pio' di tempo, fra cui l'EFT (Emotional Freedom Techique) che si rifà al Do In, una tecnica di automassaggio, a base di picchiettamenti e altre simili stimolazioni dei canali energetici sottili, insegnati dalla Medicina Tradizionale Cinese, mi è piaciuta per essenzialità e immediatezza, anche e soprattutto del video presentato, quella di Tapping (in inglese). Su You Tube c'è tutta una serie di loro sequenze. Ma come queste molti altri i video a disposizione di tecniche simili o uguali proposti da altri operatori.

Nella loro pagina web portano alcune informazioni immediate che ho qui sintetizzato:
When we are emotionally attached to a thought, or to a feeling, this becomes a belief.
A Belief is a Thought that we are Emotionally Attached to.

Good emotions occur when nervous energy can roam freely in the body. Bad emotions occur when nervous energy gets stuck.
This is why we feel different emotions in different parts of our body. Sometimes we feel nervous in our stomachs, stress in our shoulders, fear in our hands, etc. Energy is trapped in nerve channels that run through those parts of the body.

The emotion that is attached to a particular belief might be very strong, so we don't even notice the belief, just the feeling. It might be very weak so we don't even notice that there is a feeling attached to the words. But the feeling is there, otherwise we would not hold the belief.

Tiredness and Hunger (and probably needing to pee and all sorts of other body signals) are interpreted by the body as a negative feeling. They are very useful negative feelings as if we don't listen to them we pass out or starve (or burst!).

Sometimes though, we associate, say, tiredness, with say, sitting in a lecture theatre. This particularly happens when we spend three years at University sitting in lecture theatres tired, hungover, bored, and confused.

Similarly, who knows what our minds associate with being hungry. We can certainly associate it with sitting in a seminar room. Our minds are wonderfully powerful learning machines, and all it takes is one time when you were really hungry and sat in a chair, to associate sitting down with hunger. When that association is triggered we feel FakeHungry or FakeTired, and the system is designed so that you can't tell the difference between that and the real thing.
Tapping Balances the Nervous System

When we tap, we say the belief out loud to bring up the corresponding emotion in the nervous system. Then we tap the various points to reset the system. Each point is the end of a nerve channel in the body. Tapping sends a shockwave down that channel.

There is no easy way to know which nerve channel is holding a particular emotion, so we just tap them all. Sometimes when you have done a lot of tapping you'll be able to just feel where it is, and you'll feel it clear as you tap it.

When the emotion is gone, your mind is no longer attached to the belief. Suddenly your mind is free to re-process it, and realise it isn't true or that there are easy ways around it.

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L'ultimo comando

In diverse scuole esoteriche, quelle di una volta - per intenderci -, l'adepto seguiva un percorso davvero severo. Il riconoscimento di sé stava alla base. Su questa prima istanza poi veniva lentamente costruita l'opera, che consisteva nel miglioramento di certi atteggiamenti e nell'indirizzamento quindi delle forze ricomptattate.
La disciplina era intensa e il lavoro davvero estenuante. Le regole imposte molte e così i diversi compiti che l'adepto doveva assolvere e i vari esami da superare.
Nel tempo la persona cresceva in maturità e autorevolezza, che ovviamente non è autorità, bensì quella solidità che direzione naturalmente, senza imposizione.
Per testimoniare la sua preparazione e quindi la sua capacità di autonomia che avrebbe dimostrato la fine del percorso come adepto c'era l'ultima prova da superare.
Chi arrivava a quel punto si trovava di fronte a un grosso dilemma. Il comando ricevuto e da assolvere contrastava in una qualche misura con le conoscenze sviluppate.
Il problema era però che, in quanto adepti, non si poteva certo essere sicuri che quel comando, così esplicitato, non contenesse una ulteriore rivelazione che, ubbidendo, si sarebbe manifestata.
Quante volte l'insegnamento procedeva in quella maniera, con "ordini" strani che, eseguendoli, si permetteva all'adepto di comprendere la lezione.
Dunque che fare?
In molti decidevano infine di ubbidire a quel comando. Alcuni, anzi mi correggo, solo pochi, e non senza grossi tremestii interiori, decidevano di non ubbidire e svolgere il compito in base alle conoscenze ormai sviluppate.
Ebbene questi ultimi erano infine quelli che dimostravano di aver superato "l'ultimo comando", in cui l'autorità esterna veniva sostituita da quella interiore e personale che ora, dimostrava di possedere la naturale autorevolezza per farlo!

Oggi in tanti pensano di fare di testa propria senza aver prima superato il periodo della conoscenza. Chi invece si è duramente applicato a seguire una disciplina corre il rischio contrario, ovvero quello di non sapere più uscire da quelle limitazioni imposte, che servivano solamente a prepararlo, non a completarlo. Il completamento avviene quando si decide di lanciarsi, nonostante la paura di sbagliare, o di offendere, o di far del male... Ma è solo questi che possono farlo, chi prima non si è preparato, lanciandosi conclude solo grossi danni!

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Sophrosyne

"Prudenza e consapevolezza dei propri limiti" non per impedirsi l'espansione ma, per assurdo che possa sembrare, per incentivarla! Sophrosyne (σωφροσύνη) è la qualità che ogni vero e onesto ricercatore dell'evoluzione interiore dovrebbe adottare!

Ps - Un'amica, stasera, mi ha inviato una ulteriore definizione semantica della parola: Sophrosyne è un'armonia tra le parti, una consonanza (symphonia), che garantisce ad altre virtù di manifestarsi assieme nella loro interezza.
Certo che i Greci avevano una finezza nel cogliere le sfumature dell'animo davvero impareggiabile!

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Rimanere senza parole



A volte le parole sfuggono, perché i concetti non sono abbastanza chiari e definiti. Altre volte invece la stanchezza spegne le cellule cerebrali e ci si trova disconnessi...

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I piccoli piaceri della vita



Nel blog Laissezfaire trovo questo post in cui si propone la bellezza dei piaceri semplici e caserecci. E' vero, sono situazioni che riscaldano il cuore. Tuttavia ho constatato che esattamente le stesse cose possono però intrappolare. Si sognano nicchie calde e accoglienti che, nel loro tepore, ripropongono quasi l'utero materno in cui ci si vuole rifugiare.
Va bene ogni tanto farlo, ma quando questo diventa una necessità, allora non credo che sia più salutare. Che siano fughe o un bisogno di nascondersi, se sono reazioni continuate ebbene, sicuramente, lì dietro c'è qualcosa da sistemare!

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Lo spazio tra noi

Stavo pensando all'importanza dello spazio che si deve mantenere tra gli esseri umani. Si chiama spazio prossemico e indica quella distanza che si reputa necessaria per sentirsi al sicuro. All'inizio serviva per avere abbastanza spazio di fuga e veniva calcolato essere corrispondente alla lunghezza del proprio braccio. Poi si sono rilevate delle differenza, a seconda delle persone con cui ci si trova.

Con persona intime si sta a una distanza massima di 30-45 centimetri. Con gli amici e conoscenti in genere si sta a dai 30-45 centimetri fino al metro circa. Nel sociale si sta da un metro a tre.
A questo proposito mi venuto in mente che nel nord Italia, lo spazio prossemico sociale è maggiore a quello che si dà nel sud. Mi ricordo infatti il disagio provato dal sentirmi continuamente "invasa", bonariamente, quando mi è capitato di trovarmi al sud. O ancora adesso, se in giro, qui nel nord, mi si avvicina una persona del sud tenderà a starmi più "addosso", mentre io, istintivamente, retrocederò...
In altre parole lo spazio prossemico indica lo spazio personale che si tende a mantenere nelle situazioni normali (ovviamente si si deve stare in metrò nell'ora di punta non ci si starà a formalizzare se l'ombrello del nostro vicino ci sta quasi impiantato sotto a una scapola...)

Un amico mi ha fatto notare quanto sia importante lo spazio, anzi la giusta distanza, anche nelle relazioni più intime e personali. Abbiamo constatato che solo mantenendo quella giusta distanza, che è generata dalla libertà individuale di essere, si riesce a stare insieme in modo davvero sinergico, senza correre il rischio di annullarsi e venire annullati dall'altro.

Il problema è che invece le persone anelano a quella fusione totale e totalizzante. Questo credo che derivi dal fatto che ci si sente incompleti e si cerca così la completezza nell'altro. Errore più grande non si può fare!

(PS - Ho trovato un post interessante sulla "bolla prossemica" al link indicato e il blog tutto è consigliabile!)

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Il disagio

Questo post risponde al commento lasciato in quello precedente.

Come fare allora a portare "il così sopra" nel "così sotto" permanendo in equilibrio ? Non è necessario "sporcarsi le mani" e quindi "intossicarsi" per comprendere la miglior via?

E la domanda che più mi assilla: come portare cio che "sognamo" in questa realtà così diversa e a volte cosi opposta?

Grazie

Eh, sì, bisogna "sporcarsi" le mani, anzi, a volte sporcarsi proprio tutti. E' così che si riconosce il "terreno" in cui ci si trova. E quello sporco agirà dentro stimolandoci a uscirne e a cercare quelle vie, più luminose.

Il "così sopra" però, non dimentichiamolo, risponde sempre al nostro "così sotto".
Se vogliamo richiamare un "così sopra" migliore dobbiamo noi emettere il giusto richiamo, la giusta nota, diventando un "così sotto" con quelle frequenze.

Il miglioramento della nostra nota avviene non teoricamente, con la distanza che osserva e "non si sporca le mani", e quindi non sperimenta. Ma appunto vivendo l'esperienza, lasciandoci anche macerare da quella.
In quel malessere totalmente riconosciuto e accettato, se ci poniamo in posizione propositiva, che non fugge dal disagio prendendo la prima via d'uscita che capita, avviene qualcosa dentro. La coscienza si allarga ed è in quel momento che cresce e migliora la sua nota. A quel punto potrà scegliere dove dirigersi.

Un caro amico mi disse un giorno una frase: "Fermati, stai nel disagio e osserva bene la situazione. Quando sei sicura del prossimo passo, che senti come stabile ed efficace, allora muoviti!"

La resistenza è importante, non quella del sacrificio che si sopporta perché non si sa lottare. Ma quella che attende il giusto momento.

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L'importanza della realtà

C'è poco da dire: se si sta troppo nelle formalità imposte non si riconosce il terreno in cui si sta. Si sposta la propria attenzioni su ottave di molto superiori e si finisce con l'agire in falsetto.
La realtà è invece dove radica il nostro essere, se non ne prendiamo atto non possiamo attingere alla forza di questa connessione, o al suo veleno. Sì perché ci sono realtà buone, che rinforzano e nutrono, e ci sono realtà cattive, che avvelenano. Il disagio che queste ci procurano, con quell'avvelenamento in atto, diventa la chiarezza e soprattutto la forza delle conseguenti decisioni da prendere, per tirarci fuori dalla "tossicità" di quelle situazioni.
Nutrimento o disagio sono la realtà: è indispensabile il loro riconoscimento. Se a causa della formalità imposta ce ne distanziamo, ci allontaniamo dal terreno in cui siamo impiantati e il rischio di deperimento per incompatibilità è forte!

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La ricerca della visione

Quando l’anima decide di incarnarsi, che sia sulla Terra o in qualsiasi altra dimensione, sceglie assieme alle sue guide l’esperienza che meglio le permetterà di mettere alla prova le conoscenze e le capacità che ha sviluppato.
Per questo adotterà quello specifico personaggio che, all’interno del suo contesto, ovvero in quel periodo storico, spazio geografico e particolare gruppo e famiglia, le permetterà di interpretare la continuazione della vicende iniziate nel tempo addietro, dandole la possibilità di manifestare la maturità che pensa di aver raggiunto come anima. Così facendo impersonerà quel personaggio cercando di utilizzare al meglio le proprie qualità.

All’esperienza terrena appartengono delle sfide con le quali ogni anima, a qualsiasi livello si trovi, si dovrà confrontare. Le sfide terrene sono determinate da:
Le caratteristiche psicofisiche dello specifico ruolo/personaggio scelto di incarnare
Le caratteristiche della famiglia o del gruppo cui appartiene il personaggio scelto
Le caratteristiche del particolare momento storico e del luogo in cui è inserito il personaggio.
Queste caratteristiche eserciteranno delle influenze/interferenze più o meno forti sull’animo. Primo compito con cui confrontarsi una volta incarnati sarà quello di gestire tali influssi, educandoli e contenendoli se questi debordano e sono eccessivi. Al contempo si svilupperanno invece quegli aspetti armonici e benefici.

A volte l’animo si sceglie dei ruoli le cui caratteristiche psico-fisiche, assommate magari a quelle dell’ambiente, sono così faticose e pesanti da affrontare che l’animo si perde, sopraffatto da tali fatiche.
Altre volte, ed è la maggior parte dei casi, l’animo si sentirà al limite delle proprie capacità. Ma in questo consiste la prova: testare il livello massimo del proprio “rendimento”.

Se dunque il primo compito è quello di equilibrare, mitigare, armonizzare le possibili interferenze del ruolo scelto, il suo senso non è però solo quello di provare le capacità dell’animo. Il significato più spirituale di tale compito consiste nel fatto che solo sgrettando il mezzo fisico a nostra disposizione saremo in grado di divenire veri canali entro cui far convergere le energie spirituali che, attraverso di noi, vogliono manifestarsi sulla Terra.
Ecco perché così tanta attenzione deve essere data al primo compito. Non si può pensare di poter assolvere la propria vocazione se il nostro mezzo non è stato rodato e preparato in tal senso.

Oggi in troppi fanno questo errore: sognano grandi missioni senza però dedicare la cura necessaria a preparare il proprio veicolo psicofisico. E finiscono così col non concludere nulla. Si illudono, ma prima o poi arriva sempre il momento della rivelazione e a quel punto …
Si parla di servizio e molti sognano di aiutare gli altri, la natura, il mondo in genere. La maturità e la serietà di un’anima viene comprovata dalla sua disposizione a lavorare sull’”attrezzo” umano ha a disposizione nell’esperienza terrena per farlo così divenire mezzo da offrire allo Spirito. Questo è servizio: avere l’umiltà di lavorare su se stessi per rendere il veicolo fisico un mezzo efficace a manifestare lo Spirito.
A quel punto inizia la seconda fare dell’esperienza terrena: mettere a disposizione le qualità allenate del personaggio umano, perché realizzino la visione spirituale che siamo stati chiamati a manifestare! (Vedi)

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Dimensioni evolutive



Mi rendo sempre più conto che molto dipende dalla dimensione evolutiva in cui si è arrivati. I veicoli fisici del corpo, appunto, ma anche del mentale e dell'emozionale, appartengono alla dimensione iniziale in cui l'Anima approda. Il Teosofo Luigi Filipponio nel suo "La via alla Luce" scriveva che
"l'individuo, diventando sensibile all'influsso della sua Anima, mette fine alla Vita frivola, ridimensiona le attività materiali e stravaganti del corpo fisico, domina gli appetiti e gli istinti nonché i desideri, disciplina la mente concreta e si disidentifica da questi corpi affermando:
Io ho un corpo fisico, ma non sono il corpo fisico;
Io ho un corpo emotivo, ma non sono il corpo emotivo;
Io ho un corpo mentale, ma non sono il corpo mentale;
Io sono un'Anima vivente che ama e vuole.

(...) L'istinto di auto preservazione, il sesso, il cibo, ecc. assumono un diverso valore. E' lo stato della 1.a Iniziazione che esige disciplina e purificazione dei veicoli della personalità e quindi l'uso del potere della volontà. In tal modo la natura inferiore dominata può manifestare la natura superiore.
Quando il I Aspetto del sé inferiore, il corpo emotivo, è soggiogato o tramutato, la Luce del Cristo 2° Aspetto) appare. Quando il I Aspetto del sé personale, il corpo mentale inferiore, è dominato, la volontà dell'Ego può essere conosciuta e, per suo mezzo, anche il Proposito del Logos." (vedi)
A questo punto ci si rende conto che tutto ciò che funzionava quando ancora ci si arrabattava nei livelli "umani" ora non è più richiesto e né tanto meno "funziona". Ci sono nuove modalità da utilizzare. E qui mi ricorda tantissimo i giochi di ruolo, quando appunto si cambia "mondo" e devi scoprire le nuove potenzialità del tuo personaggio, le armi che ha a disposizione, i vantaggi e i possibili svantaggi. Solo che qui non esiste la dichiarazione ufficiale del livello a cui si è arrivati. Nessun numero ci informa, chiaramente come nella foto, del piano raggiunto. In definitiva è davvero tutto parte di Lila, il grande gioco cosmico.

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Lila: il gioco cosmico

Viene chiamato Lila, quel "gioco" del divino che a noi piccoli esseri umani risulta in genere incomprensibile, a volte uno scherzo, un gioco appunto.
Principalmente è lo specchio: se noi siamo vuoti ci ritorna il vuoto, se siamo dubbiosi ci ritorna l'instabilità, se siamo rabbiosi ci ritorna l'aggressività, e via dicendo.
Il problema è che in genere non ci rendiamo davvero di quello che siamo realmente. Magari siamo tremendamente vuoti e noi ci pensiamo pieni, per cui facciamo fatica a interpretare quello che Lila ci ritorna. "Ma come" ci diciamo, "come faccio ad avere in cambio questo quando io non sono così?".
E invece lo siamo!
Dunque ci sarebbe davvero da andare a investigare il reale stato della nostra interiorità per poi riempirci di divino. A quel punto la ricchezza interiore sarebbe reale!

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Hic sunt leones

Con questa dicitura i romani contrassegnavano quelle zone dove non si erano ancora avventurati a conquistare, e per tanto, essendo a loro inesplorate, potevano essere rischiose, con i "leoni" appunto.
Nella nostra interiorità ce ne sono molte di queste zone di possibili leoni. E a volte accade che da quegli spazi lontani si alzi un movimento che giunge fino a noi. Poiché arriva da zone inesplorate, non ne comprendiamo bene il linguaggio, che in genere è quello arcaico delle immagini, dei sogni, delle visioni, dei simboli, frammischiati di sensazioni primitive, che ovviamente ci spaventano: per dirla come Freud, ne veniamo "perturbati". Siamo esseri civilizzati noi, che niente hanno a che fare con quelle pulsioni istintuali che magari si "mascherano" pure di sacralità. Come il vignettista Francesco Altan potremmo affermare: "A volte mi vengono in mente pensieri che non condivido!" E così, ben pensando, cerchiamo di ritornare alla nostra conosciuta e accettata normalità, perché è importante mantenere nella norma il nostro assetto interiore!

Quando l'inconscio, la zona appunto dei leoni, ci ventila sensazioni inaccettabili per il sentire comune ci rifugiamo nelle norme. Ed è una reazione scontata, perché il turbamento è in genere feroce. Ci si ritrova raffigurazioni interiori familiari, che però vengono proposte in modo insolito e inquietante, come uno di quei quadri "strani" di Salvator Dalì.
Sebbene spaventati, se però ci addentriamo in quelle zone, sentiamo che sono tremendamente vive e pulsanti. E infatti Freud sosteneva che è solo attingendo la propria forza da una potente libido – ovvero dalla forza vitale primaria - che saremmo davvero sicuri di prendere decisioni efficaci che guiderebbero verso esistenze piene e soddisfacenti.

Ma i leoni ci spaventano, meglio stare come pecore fra le pecore. O forse no?

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Il signore delle mosche

"Lord of flies" è il titolo di questo libro famoso, scritto nel 1952 dall'inglese Williamo Golding (vedi). Si parla della incredibile facilità con cui il male si genera (e infatti il titolo ripropone uno dei tanti modi di indicare il diavolo!). Il male è omnipresente, costantemente all'opera, indefessametne attivo e noi, proprio come i bambini della storia, ci buttiamo a capofitto nel gioco, perdendo così spesso la possibilità di salvarci, visto che siamo troppo presi dalle distrazioni del mondo.
Ma anche quando non è la nostra leggerezza a fregarci, un'altra nostra falla sta sempre in agguato da dentro di noi.
Molte sono le tentazioni offerte nel menu della vita, così sottili e intelligenti che noi, poveri allocchi, nella prosopopea di sentirci superiori, non riconosciamo la sua azione. Nel film "The devil's advocate" (vedi scheda in italiano), dopo tutte le battaglie morali superate e vinte dal protagonista, sarà quel sottile velo di narcisismo a riportarlo nella malefica dimora del signore delle mosche...
E infine quello che ancora considero appetitoso antipasto verso la portata principale offerta dal nemico: il mentale. Che sebbene si possa associare anch'ess al narcisismo, io qui lo intendo come elaborazione dotta e articolata del mentale che crea le condizioni.
La leggerezza di cui dicevo prima è la pigrizia del fisico; il narcisismo divampa tra le emozioni; la cerebralità è sovrana nel mentale.
Il raziocinio, che dovrebbe essere un mezzo, quando passa dalla parte di chi crea le regole, diventa sterile. Il "buon senso" di chi calibra ciò che conviene da ciò che è inappropriato. Certo che è necessario, ma non quando riduce l'essere umano in schiavitù, stoica e inflessibile, annichilente per l'anima. Così, riprendendo le parole di Ibsen anche io, come lui, mi sento di affermare: "Lo spirito di compromesso si chiama Satana". Quei compromessi per bene che niente hanno di misericordioso. "Casa di bambola" (vedi) lo dimostra in pieno.

Dentro di noi sta il baratro: possiamo avventurarci in quelle zone pericolose, e inavvertitamente caderci dentro. Oppure possiamo previdentemente allontanarcene, per scoprire così che ci sono luoghi, nella nostra interiorità, che invece del buio, ci guidano verso spazi di luce. Ma bisogna essere coraggiosi per questo. Non tutti lo sono.

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La falsa memoria

Spesso non si tiene abbastanza conto del fatto che gli eventi negativi vissuti, non è detto che siano stati davvero così oggettivamente negativi.

Inizialmente per Freud il traumapsichico rappresentava una reazione ad un evento reale, oggettivo. Col tempo egli stesso prese consapevolezza del fatto che i ricordi riferiti dai pazienti, in trattamento analitico, non potevano essere considerati tracce mnesiche d’eventirealmente accaduti, ma rappresentavano, spesso, elaborazioni fantastiche, successive dell’evento, o costruzioni mentali, senza alcuna base reale. In ambito psicoanalitico, fu abbandonato il modello della causalità meccanica e della temporalità lineare.
Gli effetti psicopatogenetici, prima attribuiti agli eventi traumatici, furono attribuiti successivamente alle trasformazioni intrapsichiche che i ricordi diquesti eventi avevano subito, sotto la pressione di potenti fattori inconsci.
La scoperta degli effetti patoplastici esercitati dall’inconscio ha ridotto sensibilmente, da allora, l’attenzione rivolta dagli psicoanalisti ai reali eventi traumatici, avvenuti nell’infanzia. Non si può definire traumatico un evento "a priori" senza tenere nella giusta considerazione la vulnerabilità individuale. [Tratto da Manna]

Questa osservazione è molto importante per la "guarigine". Infatti, se è la "memoria" del soggetto a "falsare" l'evento, questo accade per una troppa vulnerabilità del suo intimo, che legge come devastanti eventi che, oggettivamente, non lo sono. Nel momento che si rinforza la sua interiorità gli stessi eventi piano piano decantano! Bisogna quindi, come si dice in naturopatia, rendere più forte il terreno, così che gli attacchi non possano prolifeare.

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A volte si dimentica l'essenziale...

Mi è arrivata via mail e leggendola mi sono accorta che davvero capita. Ci perdiamo in ragionamenti elevati dimenticandoci che qui sulla Terra ci sono forse altri pensieri a essere prioritari!

Sherlock Holmes e il dottor Watson sono in campeggio. Dopo una buona cena e una bottiglia di vino, entrano in tenda e si mettono a dormire. Alcune ore dopo, Holmes si sveglia e, dopo aver dato un'occhiata in giro chiama col gomito il suo fedele amico: "Watson, guarda il cielo e dimmi cosa vedi".
Watson replica: "Vedo milioni di stelle".
Holmes: "E ciò cosa ti induce a pensare?".
Watson pensa per qualche minuto: "Dal punto di vista astronomico, ciò mi dice che ci sono milioni di galassie e, potenzialmente, miliardi di pianeti. Dal punto di vista astrologico, osservo che Saturno è nella costellazione del Leone. Dal punto di vista temporale, deduco che sono circa le 3 e un quarto. Dalpunto di vista teologico, posso vedere che Dio è potenza e noi siamo solo degli esseri piccoli e insignificanti. Dal punto di vista metereologico, presumo domani sia una bella giornata.. Invece tu cosane deduci?".
"Watson, accidenti... qualcuno si è fregato la tenda...".

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Interrogativi

Le giornate spese a "combattere" i disguidi tecnici mi lasciano un senso di impotenza infinito. Una lettrice, caramente, mi ha "consolato" dicendomi che anche lei conosce molto bene "l'effetto Pauli", di cui appunto parlavo in qualche post fa descrivendo come le apparecchiautre entrino in risonanza con il nostro campo energetico e si "scombussolino"....
Di fatto è praticamente una settimana che ho speso a dipanarmi fra i vari malfunzionamenti che, invece di sistemarsi, aumentano.
Stamane mi sono detta che forse affronto male la questione. Mi innervosisco perché non ho chiaro il "nemico" da affrontare: è subdolo, è nascosto, spunta all'improvviso come un terrorista e io, che vorrei affrontare con logica la questione, mi trovo spiazzata. Specie poi se i tecnici che chiamo in mio soccorso non sanno pure loro capacitarsi di quello che succede.
Dunque, buona parte della mia irritazione viene anche dal fatto che non so "collocare" i disguidi, non me li so spiegare e, di conseguenza, mi sento incapace di affrontarli.
Prendendo la questione a mo' di metafora, mi sono vista come, nella vita, tenda a non saper gestire i problemi che non capisco.
Ma se la vita fosse invece un qualcosa che dovrebbe esulare dalla nostra comprensione, che cataloga, definisce e quindi limita? Allora sono proprio dura di comprendonio visto che arrivo solo adesso a tale considerazione!

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Il grido

Il miglioramento avviene soltanto se si accetta di entrare nel disagio creato da quelle situazioni che hanno smesso di "funzionare". Ma definirlo "disagio" è veramente un eufemismo! Disagio lo si può chiamare quando lo si cerca di oggettivare osservandolo. Quello che però è richiesto, per fare in modo che la crisi di guarigione maturi il risultato, è l'abbandono totale alle forze, quasi orgiastiche, della propria natura in rifacimento. Che ti dilaniano dentro, ti riempiono di pulsioni esagerate e impellenti, che si dovrebbero vivere proprio come si fa con un grande dolore fisico: arrendendosi. La resa è una distensione interiore che lascia entrare nel proprio corpo e nella propria psiche quelle forze che, come orde barbariche, scendono a distruggere l'ordine esistente.

Ogni decisione che si prende in questo contesto è sbagliata. Si tratta infatti sempre di decisioni dettate dal bisogno di riportare ordine, quando invece è il disordine a dover imperare.
Ogni decisione, che spesso sentiamo così pulita e giusta, è sempre il risultato di una chiusura a lasciarci divorare dall'anarchia che, come una dea Kalì, si scatena selvaggia nella nostra dimensione.
Noi vogliamo di nuovo ordine e armonia, così prendiamo quelle sagge decisioni, per ricomporre ciò che inizia a sgretolarsi. Solo che così interrompiamo un processo che non genera quindi la necessaria spinta a crescere al livello successivo.

Ma va bene così. Capita di non sentirsi ancora pronti al cambiamento. O meglio, la nostra struttura mentale non lo è. La nostra codifica interiore non lo è. Anche perché sarebbe fra le prime a saltare con il rinnovamento!

Tuttavia, quando infine capitoliamo, perché la vita comunque tornerà alla carica, e ci lasciamo trapassare dalla potenza primordiale della creazione che in noi si vuole rinnovare, il grido accorato di chi sta precipitando nel baratro più oscuro e urla il suo dolore, verrà ascoltato. E infine, come per incanto ci si sveglierà in una dimensione nuova, accogliente, luminosa, che sentiamo ci corrisponde totalmente. E il passo sarà fatto. Il corpo, esperita la prova del travaglio, concepirà la nuova coscienza!

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C'è amore e amore

Ho una certa sincresia con l'"amore". Lo si predica troppo e applica davvero poco. Quanto più lo si annuncia tanto meno lo si pratica poi, specie in quegli ambienti del cosiddetto "rinnovamento spirituale" che la new age ha così tanto contribuito a diffondere.
Una vignettina deliziosa riassume quanto sto affermando (cliccate sull'immagine per ingrandirla):

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La gestazione di un nuovo mondo

Si può stare al tranquillo nella propria realtà interiore. Specie se l'abbiamo curata e conosciamo i suoi movimenti. Pur faticosi che possano essere ormai li conosciamo e in genere ci abbiamo imparato a convivere o addirittura a sfruttarli al meglio. Solo che poi la constatazione che comunque non bastiamo a noi stessi arriva e ci tocca così interagire con gli altri.
Esattamente lo stesso però dovrebbe avvenire in coloro che sono troppo con gli altri. A un certo punto anche loro dovrebbero arrivaer alla constatazione che devono anche interagire con se stessi, con il loro dentro e tutti i suoi movimenti.

Io appartengo di più alla prima categoria. Sto bene con me stessa, ho creato un microclima interiore che si manifesta verso l'esterno e, per certi versi, ora mi protegge pure da interferenze troppo dissacranti. Insomma sto bene al riparo dentro di me e con quel contatto esterno che, pur lasciando entrare, filtra e mantiene le distanze necessarie.
Solo che così gli spintoni forti non arrivano. L'equilibrio diventa addirittura un po' statico e, a mio sentire, smette pure di dare le scosse necessarie a rivedere totalmente il proprio modo di percepire e conoscere, e di rivedere i propri convincimenti.
A volte ho provato a cercarmi gli scossoni, ad aprirmi a tal punto da lasciare entrare di tutto. Poi ho imparato che questa modalità non è buona, è violenta e insensata. Bisogna dunque solo aspettare che il giusto scossone per noi arrivi e ci "devasti". Così, in mezzo alla profonda insicurezza che questo genera, allo sconforto del non sentirsi più al sicuro nel proprio mondo, al timore di fare gli inevitabili passi falsi che comunque si intraprenderanno, ma anche alla conturbante emozione creata dal nuovo e dal frammischiarsi della propria energia con quella dell'altro, si procede. Il proprio mondo viene occupato da nuove sensazioni, intuizioni, scoperte. La propria energia assommata a quella dell'altro inizia a generare il nuovo, per colore, frequenza e conoscenze. E si dà inizio così a una gestazione che, se ben curata, produrrà buoni frutti, ma soprattutto crescita e liberazione.

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Lettura sistematica o lettura di sentimento

Stavo leggendo il Tagesspiegel on line e mi sono soffermata un po' sui video che i redattori del giornale mettono in rete con alcuni loro commenti su notizie varie. Uno in particolare ha colpito la mia attenzione: Männer lesen anders - Frauen auch. Ovvero la lettura degli uomini è diversa da quella delle donne. Le ricerche degli scienziati, dice Bas Kast, il redattore appunto che commenta la notizia, mettono in evidenza che la lettura maschile è "sistematica". Gli uomini leggono per raccogliere informazioni. Le donne invece leggono per sperimentare sentimenti.

Oggi l'informazione sta diventando sempre più sistematica, i libri vengono letti a stralci, sfogliando anche velocemente le pagine, così da cogliere col colpo d'occhio i punti che potrebbero fornire le informazioni utili e necessarie.

Personalmente leggo in entrambe le modalità: se cerco informazioni mi irritano le aggiunte emozionali e soggettive che magari l'autore inesperto introduce per "gonfiare" un po' quello che scrive. Se voglio rilassarmi, invece, sono alla ricerca di libri che evochino sensazioni, più che sentimenti (e qui finalmente posso archiviare le evocazioni che mi appagano!). Credo però che, la lettura in entrambe le modalità sia qualcosa che capiti a tutti, indistintamente, uomini o donne che siano. Tutto dipende da cosa si cerca in quel momento.

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Paraocchi alla coscienza

Nessun giorno è uguale agli altri. Eppure, così spesso si generalizza. Si guarda fugacemente fuori dalla finestra: se il sole splende si dice meno male e se il tempo è brutto con mestezza lo si annuncia a se stessi e a chi ci è attorno.
Invece è vero quello che dice Chief Dan George: "Ogni giorno porta un'ora di magia: ascoltatela!" Basta non guardare con l'animo ottuso che chiude gli occhi e non fa vedere le innumerevoli sfaccettature.
E lo stesso poi con gli esseri umani. Se c'è una cosa che mi innervosisce particolarmente è quando sento banali descrizioni che appiattiscono e soprattutto non riconoscono le peculiarità dell'altro. "Assomiglia tutto a mio marito" o "a mia moglie". "E' proprio come la mia amica (o il mio amico), tale e quale". E così via dicendo. Queste indolenti affermazioni sono la premessa di una chiusura a voler scoprire ulteriormente l'altra persona. La si "etichetta" in modo incredibilmente insulso e poi la si lascia lì dentro, ben impacchettata, e soprattutto prigioniera di quella generalizzazione.
Ovvio che poi non ci si incontra mai, pieni come siamo di luoghi comuni!
I luoghi comuni addormentano la coscienza!

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Digiuni, silenzi, purificazioni

Di fronte a quest'ultimo digiuno, L., un caro amico, mi chiede: "Ma quante tossine hai?". Nemmeno lui, che è monaco tra l'altro, riesce bene a capacitarsi di questo mio continuo "faticare" nel volermi purificare nel corpo e nello spirito. Il che mi fa pensare. Forse sono davvero ossessiva, forse...
Mi viene in mente che in questa settimana di digiuno e silenzio, accompagnata da un grigiore ininterrotto, con le nuvole basse che scendevano giù dalle colline e mi transitavano lente davanti alla mia finestra, mi sono resa conto, una volta di più, di tutta la roba che inevitabilmente accumuliamo nella vita e che è indispensabile eliminare.
Non mi riferisco tanto agli oggetti, o alle tossine psico-fisiche. Sì, certamente, quelli in primis. Ma poi ci sono tutte quelle zavorre che ci vengono consegnate alla nascita, che prendiamo come se fossero patrimonio endogeno.

Don Juan esortava a liberarsi dalla propria storia personale. Credevo di averlo capito al tempo, quando Castaneda ci colpì tutti con quei suoi libri/diario in cui raccontata la modalità davvero intensa e impietosa di quel suo percorso interiore. Invece scopro ogni volta significati sempre più profondi.
Così, mentre il freddo saliva, la solitudine parlava e mi intratteneva facendo scorrere sul mio schermo interiore la mia storia personale. Ecco tutte le eredità che la storia della mia famiglia mi ha passato, e quelle che l'ambiente in cui sono vissuta mi hanno passato - anzi, per l'esattezza qui dovrei esprimermi al plurale visto le diverse culture in cui sono cresciuta. Tutte zavorre che mi hanno legato a delle scelte obbligate quasi, non totalmente mie, ma dovute. Ogni causa ha il suo effetto dopo tutto.

All'improvviso sento il bisogno impellente di denudarmi, tirarmi via da addosso tutte quelle sovrastrutture, che davvero non mi appartengono, per arrivare infine a me. Decisamente ne avrò bisogno qui di digiuni e silenzi per eliminare quelle zavorre!
Intanto guardo fuori dalla finestra: pioviggina, le nuvole si muovono, e tutto è in pace là fuori.
Poi una domanda mi sorge spontanea "ma come potrò vivere nuda in un mondo di vestiti, anzi di corazzati?
Devo ancora elaborare una possibile risposta.

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L'orizzonte

E' un'immagine che emoziona sempre quella dell'orizzonte. Offre infatti una visione di vastità che apre il cuore e, per certi versi, mi ricorda quello che solitamente provo quando l'aereo, dopo la corsa sulla pista di preparazione al decollo, finalmente si stacca dal suolo e si "appoggia" sull'aria.
L'orizzonte aperto può anche essere interiore, quando vedi - o meglio senti dentro di te - le vie che si aprono verso spazi, magari sconosciuti, di sicuro da esplorare.

Lunedì finalmente vado alla mia settimana di silenzio e digiuno, che non ero riuscita a fare prima visto che non sono stata bene. Dopo queste ultime settimane piene di presenze attorno a me, che richiedevano la mia attenzione e, ovviamente, non mi davano il tempo e lo spazio di certi silenzi quotidiani che amo ricercare, il mio orizzonte interiore si apre infine con un sospiro di sollievo verso quei momenti intensi che mi dedicherò in questa prossima settimana.
C'è bisogno davvero di rompere gli schemi, anche quelli delle abitudini, per poter ricominciare tutti nuovi. E anche se si riadotteranno le modalità precedenti, saranno comunque nuove, visto che siamo rinnovati dentro!

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Felicità



Non è una novità, ma è sempre bene ricordarselo ripetendoselo: "La chiave della felicità è seguire le proprie intuizioni, al posto delle opinioni e aspettative degli altri".

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Una questione di energia

C'è quella frase sibillina del Cristo che afferma "a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha" (Mc 4, 25), che, in ultima analisi, viene poi riproposta dai detti popolari: "piove sempre sul bagnato" - o, nel caso del negativo: ""le sfortune non vengono mai sole".
E' sempre una questione di energia, carica interiore. In base a quello che si ha e all'uso che se ne fa (vi ricordate vero la parabola dei Talenti - Mt. 25, 14-30) così l'energia divina, o cosmica se si preferisce, risponde. L'eco dipende sempre dalla voce di partenza, quanto più potente tanto più evidente sarà la risposta.

Ecco perché le discipline spirituali, quando non sono state ancora inquinate dal mentalismo della tendenza occidentale a essere dei puri (e quanto inutili!) teorici, affermano e consigliano di tenere in buona efficienza il corpo. E' con questo mezzo che attingiamo all'Energia che ci offre la carica vitale necessaria per avere una forte "voce" e ottenere una forte eco di risposta! Quando si dice "nel corpo lo Spirito" è questo che si vuole evidenziare.

E' però anche vero che le continue battaglie esistenziali, i disguidi, i problemi quotidiani banali a volte, e davvero fastidiose altre, ci prosciugano. E lì, a quel punto, la nostra "voce" è un sussurrio che non richiama alcuna risposta positiva. E' troppo debole per generare qualcosa di carico. Arrivati a quella fase siamo evidentemente in "minus", e il meno richiama sempre il meno in risonanza, ovvero il negativo. Inizia così la spirale in discesa, degli eventi che letteralmente ci mangiano vivi e, prima o poi, si dovrà gettare la spugna, vinti.

Cosa fare per non arrivare lì? Ma è chiaro, ricaricare l'energia del proprio corpo e sollecitare quello che sia i mistici, sia gli esoteristi, chiamano l'intervento della Pura Energia, di cui comunque noi siamo fatti. Per questo tema vi invito al post successivo.

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Inciampando

Tutti questi disguidi, fra cui molti quelli tecnici di apparecchiature che mi piantano in asso, mi danno l'impressione di un mio inciampamento unico. Il che mi fa sospettare sempre più potentemente che ci sia davvero qualcosa che devo capire, che però continuo a non intendere. La mia anima mi lancia dei messaggi che, probabilmente, coinvolta in qualche altro dei miei io più terreni, non sto ascoltando.

Visti i continui problemi con il computer, che al momento non demordono e mi costringono a vagare reietta per casa in cerca ora dell'apparecchio dell'uno o dell'altro per poter scrivere qualcosa, inizio davvero a prendere seriamente in considerazione il fatto, urgente, che qualcosa, da dentro di me, deve essere cambiato.

Secondo la visione del buddismo di Nichiren, che è quello che ripropone spiegazioni molto simili alle "affermazioni" della fisica quantistica e si avvicina al mio sentire, la qualità dell'ambiente esteriore rispecchia sempre la qualità dell'ambiente interiore. Dunque, per apportare miglioramenti all'esterno è necessario agire sull'interno.
Questo lavoro spesso avviene per strati: dapprima ci si occupa di quello che appare più evidente e man mano si approfondisce l'intervento, correggendo via via il tiro.
A quanto pare non sono ancora riuscita a intervenire alla vera fonte, visto che 'sti apparecchi mi fanno davvero impazzire!

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Parole in cammino

Oggi si viaggia, e anche molto. Tuttavia il viaggio, in questa nostra epoca di frenesie, lo si consuma, come un hamburger, una tortilla, del sushi… credendo così di averli conosciuti, solo perché li si è assaggiati.Un viaggio è un vero e proprio percorso di crescita che si apre all’ignoto, al diverso. Ogni buon viaggiatore si documenta certo, e anche molto bene, però sa che comunque sul suo cammino incontrerà delle sfide impreviste, dei disagi, delle fatiche, delle noie… e sarà proprio il confrontarsi con queste esperienze che gli allargherà la coscienza.Bisogna però accettare il movimento intrinseco del viaggio, anzi della vita, come sostiene l’Autore, Sabino Chialà: “Tutte le cose sono sospinte da moti spazio-temporali, e anche quando l’uomo tenta di opporvisi, in realtà non riesce che a contrapporre un moto contrario: il movimento è la realtà, la vita stessa del cosmo, il suo modo naturale di essere…”
Quindi, afferma l’Autore, il movimento è implicito con la nostra esistenza e, viaggiando, rappresentiamo una metafora che ci permette di integrare meglio e quindi comprendere, quel viaggiare intimo ma anche materiale che è il percorso di crescita attuato vivendo.
Il libro è strutturato in modo tale che ripercorrendo le tappe dei viaggi, ovvero la preparazione, l’azione poi stessa e quindi l’esperienza, riusciamo a comprendere gli aspetti essenzialli della vita. L’Autore, riprendendo stralci da innumerevoli testi, poesie, prosa, preghiere, rende più intenso questo suo messaggio proprio grazie alle voci di quel coro poliedrico di umanità in viaggio che, viaggiando, ha colto il senso dell’esistenza. Le emozioni dell’avventura, il distacco dal conosciuto, l’ignoto che comunque ci attende, gli ostacoli sul cammino - che forse ci sussurreranno pure di rinunciare, ma anche la soavità oppure l’eccitazione di nuovi colori, profumi e suoni percepiti… Insomma, non è tutto questo la sintesi dell’umana esistenza nel suo trascorrere quotidiano?
Un monaco, è per eccellenza un individuo tendenzialmente recluso. Eppure l’Autore, che forse avrà viaggiato, oppure forse no, sa molto bene che non ha importanza il viaggio esterno. Ciò che importa è l’apertura interiore e la disponibilità ad accogliere l’esperienza. Per questo uno può viaggiare anche solo con delle poesie, dei racconti, dei pensieri. Ciò che importa è rapportarli alla propria vita, perché ci facciano da tutori, perché forse, il lontano a cui inevitabilmente aneliamo, è un lontano interiore, che non sappiamo riconoscere e così ci mettiamo in movimento. Come scrisse Ungaretti ci mettiamo alla ricerca di un “paese innocente”. (Sabino Chialà, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose)

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Voglio vivere così

Un libretto delizioso, divertente e molto acuto: l’Autrice ci descrivere le peripezie di una donna (le sue), che decide di intraprendere il sentiero della crescita interiore, frequentando i diversi corsi che Londra, la città in cui vive, le mette a disposizione. Attraverso i suoi racconti – uno per ogni corso-esperienza – non solo veniamo in contatto con quel mondo, a volte genuino, altre volte abbastanza strampalato, rappresentato dai cosiddetti “maestri new age”, ma la Losada è stata pure in grado di darci un’ottima sintesi delle diverse tecniche da lei imparate, così che, nel caso che anche noi volessimo avvicinarci a quel tipo di insegnamento, sapremmo già di cosa si tratta.Molte donne, infine, si potranno pure riconoscere nelle sue “avventure”, perché il sesso femminile va inevitabilmente incontro a un determinato atteggiamento maschile, nel caso che il conduttore sia un uomo – ma anche questo, come ben possiamo immaginare, fa parte dell’insegnamento dopo tutto! Tuttavia questo libretto non va solo inteso per le donne, anche gli uomini – se sono in ricerca – potranno trovare degli “insight” di crescita e, perché no, magari potrebbero pure riuscire a capire cosa mai provano le donne, quando, più o meno ingenuamente, si lasciano andare a certi “inviti” maschili.Comunque questo non è un libro sui diversi approcci alla vita dei due sessi, né, tanto meno, è un libro dove la morale sta nascosta dietro a ogni parola, è semplicemente la condivisione di esperienze perché, come dice l’Autrice alla fine del suo testo, si può sempre utilizzare ogni cosa per la propria crescita, evoluzione e apprendimento, se si ha deciso di non percorrere il sentiero dell’illusione! (Isabel Losada - Feltrinelli Editore)

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La preghiera di guarigione

Finalmente riesco a introdurre l'invito di cui accennavo nel post scorso, per la lettura dell'articolo: "l'energia della preghiera".

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