06 January 2009
Voglio crederci!

Dopo esserci resi conto di quanto i condizionamenti ricevuti dall'educazione e dall'ambiente ci abbiano minato l'autostima, e aver appurato che, in definitiva, davvero così pessimi poi non siamo, allora possiamo modificare la corrente del pensiero.
Se le onde generate da quei condizionamenti creavano dei mulinelli malefici, che ci risucchiavano nell'annichilimento, possiamo decidere di rompere il riflusso di quelle onde di pensiero. E' da lì che si deve iniziare.
Il pensiero "positivo" funziona solo se dapprima si spezza quell'orrendo sortilegio. Altrimenti ci si potrà imporre di essere positivi ma sarà come posare un tappeto, anche ricco e stupendo, su dello sporco non ripulito.
Se non riconosciamo di valere, con le nostre imperfezioni certo, e soprattutto con le nostre caratteristiche che non possono piacere a tutti - e che ciò nonostante abbiamo il diritto, anzi il dovere, di esprimere - ebbene la nostra casa interiore potrà essere tapezzata di tutti quei tappeti del pensiero positivo, ma comunque puzzerà.
Il riconoscersi ha un certo che di stupefacente: è come accorgersi di un qualcosa che è stato sempre lì e che non avevamo mai visto. All'improvviso lo vediamo e ciò che vediamo ci piace, ci allarga il cuore e ci rende immediatamente dritti. Se prima procedevamo storti sotto al peso di convincimenti autodistruttivi, ora ci accorgiamo che non provengono da noi, ma da qualcuno che, anche non apposta (non sempre i genitori sono davvero malefici!), ce li ha piazzati sulle spalle e sul cuore. Per questo possiamo rialzarci e farceli cadere giù da addosso.
In quel momento sentiamo nuovamente la linfa vitale che si risveglia: la nostra essenza si rigenera e possiamo allora affermare che sì, davvero, voglio crederci in me stesso. Non c'è forzatura in questo, proprio perché sentiamo la forza e l'apertura tornare a scorrere nelle nostre vene.
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