Quando in Italia eravamo nel pieno degli anni di piombo mi sono trasferita a Lucerna, nella Svizzera tedesca dove ho concluso i miei studi e iniziato una mia vita familiare. Sebbene fossi abituata alla Svizzera, ci avevo anche studiato da ragazzina e in estate la frequentavo andando sempre a un qualche campo estivo, era però la prima volta che ci vivevo al di fuori di un contesto scolastico. Ovvero avevo una casa e un lavoro - insegnavo infatti al ginnasio e in diverse scuole secondarie della città e del cantone.
Quello che mi colpì, a parte le regole "ferree" di comportamento sociale e civile (alcune però davvero incredibili!), fu che ogni cosa sembrava dover essere assicurata. Ovvero non era data alcuna possibilità di perdita improvvisa. Ogni situazione, debitamente assicurata, veniva immediatamente rimborsata se, appunto, l'evento in questione si verificava. Chessò, mi cadeva un bicchiere in casa, ecco che l'assicurazione mi rimborsava dell'incidente. Perdevo la valigia, il libro sul treno, rompevo per sbaglio l'orologio... insomma ogni cosa che mi poteva creare un fastidio improvviso e inaspettato mi veniva diligentemente rimborsata.
La cosa era davvero stupefacente. Tuttavia quello che più mi fece specie era constatare che, sebbene si vivesse in uno stato così incredibilmente "rassicurante" le persone avevano paura, oserei dire praticamente di tutto. O meglio dell'imprevisto a cui possibilmente non erano arrivati a pensare per tutelarsi.
Quando aprirono il Gottardo e l'autostrada dal sud continuò senza più essere bloccata dalla navetta, che invece si doveva prendere prima, per passare dall'altra parte delle Alpi, la criminalità aumentò decisamente. In fondo da Milano ci si metteva due ore per arrivare!
Così capitò che il mio dentista venne derubato. I criminali erano una di quelle bande che ovviamente arrivavano dalla vicina Italia... Ebbene il poveretto, scioccato dall'evento, entrò in un forte esaurimento nervoso che lo costrinse ad allontanarsi dal lavoro per qualche mese!
Questo solo per citare uno degli innumerevoli e incredibili esempi. Io, che me li vedevo spiattellati lì sotto agli occhi, pensavo alla situazione lasciata in Italia, fra bombe e disordini incredibili, dove però anche la vita "normale" era tutta un'incognita: il borseggiatore di turno, chi ti voleva fregare vendendoti enciclopedie ipotetiche, la violenza di alcuni quartieri... Così mi dicevo, uno svizzero ci muore in Italia, per la paura però. E intanto ammiravo la capacità italiana di saper vivere nonostante tutto. Gli insegnanti insegnavano nonostante le scuole inappropriate e senza i mezzi didattivi. Ognuno cercava di fare quello che poteva, nonostante i disagi e le difficoltà per cui si smadonnava.
Piano piano la mentalità del cosiddetto "progresso" ci ha abituato a esigere una "tranquillità" che definirei "meccanica", ovvero a opera di macchine e non più per capacità di forza, resistenza, abilità umana... ecco che ora anche noi abbiamo paura di tutto. Tutto è diventato pericoloso, anche il tempo atmosferico... Se in inverno fa brutto tempo i toni sono allarmatissimi. Lo stesso per l'estate il cui caldo ci devasta, ma soprattutto destabilizza.
Insomma, quanto più cerchiamo di rendere sicura la nostra vita, tanto più intensa aumenta la paura. Perché è impossibile controllare tutto. L'unica cosa che invece potremmo fare è quella di diventare più forti. Come si suol dire quando un cavallo è troppo debole per trainare il carro non si alleggerisce il peso, ma si rende più forte l'animale, così che possa reggere lo sforzo.
Un po' brutale come esmpio, ma rende l'idea. Se la vita ci spaventa dovremmo allenarci a divenire più forti, più resistenti, più duttili anche. Se non facessero così non ci sarebbero sportivi che puntano a superare i limiti e superare così se stessi.
La vita è un allenamento dopo tutto. Ma in molti non ci pensano, e così vivono nella paura...
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