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GLI ARTICOLI DI EVOLUZIONI

benessere psicofisico, conoscenze mistico-esoteriche, psicologia, pensiero evolutivo quantistico

Entità positive o negative?

I contatti interiori con sedicenti Guide aumentano. E' il fenomeno del channeling. Le informazioni che ci vengono offerte sono per lo più catastrofiche: basta seguire uno qualsiasi di quei siti che raccolgono le diverse canalizzazioni per rendersene conto. L'aspetto "consolante" è che, a detta di queste Entità, saremo prelevati e quindi "salvati" dai disastri che si abbatteranno sulla Terra. L'altro fattore comune è l'arrivo di manifestazioni visibili che ci faranno comprendere che, tali "profezie" sono reali. Alcuni canalizzatori, poi, arrivano addirittura a indicarci con precisione date in cui tali segni compariranno. Per esempio, a ottobre 2008, un'astronave, o forse più, sarebbero iniziate ad atterrare...
Accanto a tutte queste previsioni disastrose c'è poi sempre il tono amorevole di queste Entità che sollecitano a rimanere, e soprattutto, a pensare positivo perché, come ben si sa, il pensiero crea!
Allora come definire tutto questo? E' positivo o negativo? E soprattutto è spirituale?

Innanzitutto non si può fare l'errore di definire spirituale ciò che appartiene alle dimensioni dell'invisibile. Spirituale è ciò che stimola la persona a una sua crescita interiore, di conseguenza a un lavoro su di sé per superare le proprie piccinerie e limitazioni. Il primo segno, infatti, che dimostra che si è in contatto con dimensioni davvero più elevate è che la persona e il suo ambiente familiare migliorano. Le persone sentono il desiderio di sistemare i grovigli e si impegnano a farlo, con pazienza, delicatezza, ma anche con salda e luminosa determinazione. L'armonia che via via aumenta nel loro ambiente, è il segno più immediato e visibile che denota la connessione con guide interiori elevate.
Non sempre i contatti con le Entità operano in tal senso. Anzi, il più delle volte sono invece compensatori di situazioni spiacevoli in famiglia, da cui il soggetto fugge, per rifugiarsi nei contatti con l'invisibile, da cui riceve gratificazioni. Infatti, spesso queste connessioni interiori vanno a lusingare il ricevente, sollecitando il senso di "importanza" che una persona non ancora sgrettata ha bisogno di sentirsi confermare. Scrive la Bailey nel suo libro Dall'intelletto all'intuizione:
Oppure avviene che, mentre lo studente medita, qualche ‘forma’ o qualche entità viene a suggerirgli un’importante attività che è stato scelto a compiere; un messaggio da diffondere a tutto il mondo in ascolto, una grande invenzione da presentare, un giorno o l'altro, all’umanità in attesa, se continuerà a fare il bravo. Egli è allora ben lieto di indossare il manto del profeta e, con fede incrollabile nel proprio valore e nella propria abilità di influenzare le folle - anche se per il momento è relativamente incapace di influenzare chi gli sta accanto - si prepara a svolgere la sua missione divina. Tutti noi corriamo il rischio di illuderci proprio nello stesso modo, quando cominciamo a meditare, se la mente che discrimina non sta in guardia, o se nutriamo aspirazioni segrete ad eccellere in senso spirituale, o soffriamo di un complesso di inferiorità che va equilibrato.
Se non si facesse l'errore di attribuire una qualità di quasi "onniscienza" a ciò che ci arriva dalle dimensioni sottili non si cadrebbe in molti tranelli. Nel mondo sottile ci sono i livelli di maturità ed evoluzione proprio come qui sulla Terra. Non perché ci arriva da quelle dimensioni è garantito che sia il pensiero di un Illuminato!
Scrive una grande esoterista e psicologa al tempo stesso: Dion Fortune, nella prefazione al suo ultimo testo La dottrina cosmica:
Io vorrei non solo consigliare ma implorare chiunque si occupi dell'Invisibile di studiare psicologia e di imparare a conoscere la natura della mente; scoprirà che ciò non disturba ciò in cui crede, ma anzi ne rivela l'elemento razionale. Non crediate che perché una informazione è stata ottenute per vie insolite sia necessariamente vera, non più di quanto una cosa sia necessariamente vera solo perché pubblicata in un libro. Le comunicazioni da parte degli spiriti sembrano avere per alcuni la stessa autorità che la parola scritta ha per l'ignorante, il quale crede che un oggetto sia valido solo perché la pubblicità ne parla bene.

Una comunicazione da parte degli spiriti può provenire da uno spirito in buona fede, e tuttavia essere priva di fondamento. Sebbene l' uomo sopravviva alla morte fisica, la morte non lo fa smettere di essere uno sciocco; se non aveva buon senso sul piano fisico, non ne avrà nemmeno sul piano astrale.
Non credete dunque a tutto ciò che gli spiriti vi dicono, anche se nel vostro cuore siete sicuri che si tratti di spiriti veri. Inoltre ricordate che, se forti di una vostra certa predisposizione andate cercando contatti con l'Invisibile, troverete certamente qualcosa. Ma le entità che che rispondono alle richieste di uno sperimentatore alle prime armi sono le stesse che otterreste andando a chiedere alle persone in mezzo alla strada. Se tenete aperta la porta di casa è molto probabile che entri qualcuno a rubarvi l'ombrello dall'ingresso che non qualcuno pronto a illuminarvi sulle profonde verità spirituali! Lo stesso avviene nel campo delle scienze occulte. (...)

Quelle grandi entità che la Società Teosofica ha fatto conoscere al grande pubblico come Maestri - ma che sono conosciute da tempo immemorabile agli adepti - (...) sono tanto diverse dallo spirito dalla "guida" o dagli spiriti comunicanti medi, quando Michelangelo lo è da un madonnaro di strada. Per arrivare a loro non c'è altro modo che passare dalla porta stressa e seguire la via difficile. (Traduzione dell'Autrice da The Cosmic Doctrine)
Poi c'è da considerare un ulteriore aspetto, ovvero quello della risonanza. Oggi è ben noto a tutti che noi richiamiamo nella nostra vita ciò che risuona sulle nostre frequenze. La legge dell'attrazione fa sì che il simile attiri il simile. Di conseguenza chi canalizza richiamerà Voci che vibrano sulla sua stessa frequenza. Se il ricevente non è davvero un'anima elevata, è quindi inevitabile che l'Entità richiamata per risonanza vibrerà sulle sue note, imperfette. Chi ingenuamente racconta di canalizzare grandi Entità, adirittura c'è chi afferma di canalizzare Gesù, o Dio in persona, ebbene rivela solo una sua non riconosciuta ignoranza, se non addirittura presunzione.
Sempre la già citata esoterista Alice Bailey, così scrive nel libro Dall'intelletto all'intuizione:
Esaminiamo in breve alcuni fenomeni della mente inferiore, che gli studenti così spesso interpretano erroneamente. Essi registrano, per esempio, l’estasi di un incontro col Cristo o con una Grande Anima, apparsa durante la meditazione. Ne sono eccitati e annotano l'avvenimento nel loro diario. Ciò è realmente accaduto? Lo studente ha proprio veduto il Cristo?
Dobbiamo qui ricordare l'assioma che ‘i pensieri sono cose’ e che ogni pensiero prende forma. Due circostanze hanno concorso a produrre il fenomeno, se questo è proprio avvenuto e non è frutto di una fantasia vivida e sovreccitata.

Il potere dell'immaginazione creativa è appena ai suoi inizia ed è del tutto possibile vedere proprio ciò che si desidera vedere, anche se non esiste affatto. Il desiderio di progredire e lo sforzo costante hanno risvegliato, o reso cosciente, l’aspirante sul piano psichico, il piano della vana immaginazione, del desiderio e delle sue illusorie realizzazioni. In questo regno egli ha percepito una forma-pensiero del Cristo o di qualche grande e venerato Maestro.
Il mondo dell’illusione pullula di queste forme-pensiero costruite attraverso i tempi, e l’uomo, tramite la sua natura psichica (che per la maggioranza è la linea di minor resistenza), giunge in rapporto con una di esse, la crede reale ed immagina che gli dica tutto ciò che vorrebbe udire. Desidera essere incoraggiato; è alla ricerca, come tanti, di fenomeni che giustificano il suo sforzo; acquieta il cervello e scivola dolcemente in uno stato psichico negativo.

In tale condizione la fantasia agisce e gli fa vedere ciò che desidera vedere, e udire le magnifiche parole di riconoscimento a cui aspira. Non gli viene in mente che le Guide dell’umanità sono troppo immerse nelle attività di gruppo e nella preparazione dei pensatori e dei servitori dell'umanità, per il cui tramite possono operare, per ‘perdere’ tempo con chi è ancora solo un bambino. Questi ultimi possono essere tranquillamente affidati alle cure di esseri in evoluzione meno eccelsa.

Ma se anche si trattasse di persone così progredite e di così alto sviluppo da essersi guadagnate il privilegio di un simile contatto, il Maestro non sprecherebbe il Suo ed il loro tempo per incoraggiarle e pronunciare parole altisonante e vane. Utilizzerebbe invece quei brevi istanti per indicare qualche debolezza da eliminare o qualche azione costruttiva da intraprendere.
Appunto, i Grandi Maestri, oltre a essere essenziali, si dedicano a suggerire come migliorare la propria essenza e quali azioni positive mettersi a realizzare.
Oggi invece le canalizzazioni sono davvero il contrario di tutto questo. In modo particolare quando avvertono di catastrofi prossime venture. Se per caso, veramente ciò non fosse in atto, lo si creerebbe noi, influenzati come siamo da tali pensieri!
Anche senza stare a puntualizzare l'assurdità di affermazioni in cui si profetizza l'arrivo di eventi spettacolari, come, per esempio, le astronavi lo scorso ottobre, che immancabilmente non si sono presentate, anche tutto il resto è preoccupante. Non tanto per quello che acclamano, ma per la totale mancanza di un minimo di senso critico con cui le persone le accolgono. Sempre la Bailey, nel già citato libro, scrive:
Uomini e donne si affannano a scrivere in modo automatico, ispirato o profetico, per dare al pubblico il risultato delle loro fatiche. Sono scritti che si riconoscono per certe caratteristiche comuni, e possono essere spiegati in vari modi. Emanano da fonti interiori diverse. Sono stranamente simili, mostrano uno spirito amabile e devoto; non dicono nulla di nuovo, e si limitano a ripetere ciò che già molte altre volte è stato detto; sono pieni di affermazioni e di frasi che li ricollegano agli scritti dei mistici o all'insegnamento cristiano; contengono a volte profezie di avvenimenti futuri (si tratta di solito di predizioni terrificanti, ben raramente di carattere lieto); molto confortano l'autore perché gli danno la sensazione di essere un'anima grande e meravigliosa (...).

Alcuni poi sono decisamente distruttivi. Predicano cataclismi immani, e alimentano la paura nel mondo. Anche supponendo trattarsi di predizioni vere, c’è da domandarsi se valga la pena atterrire il pubblico, e se non fosse più edificante aiutarlo a realizzare il suo destino immortale, invece di profetizzargli che un'onda immane sta per sommergerlo, o che una catastrofe eliminerà fra breve alla faccia della terra la città in cui vive.

Come giudicare tali scritti: buoni o innocui, o nocivi, o distruttivi e sovvertitori dell’ordine pubblico? Grosso modo si possono raggruppare in due categorie. Appartengono alla prima gli scritti di quelle anime sensitive che, sempre su livelli psichici, si sintonizzano con l'insieme delle aspirazioni, dei desideri e dei concetti mistici di ogni tempo, oppure con le ansie di tutte le epoche, con le paure razziali ed ereditarie, o il terrore generato dalle condizioni mondiali che attualmente prevalgono. Esse lo annotano e lo scrivono e lo danno da leggere agli amici (...) Che le cose trattate siano buone o cattive, liete - il che accade raramente - o tristi, che vibrino di paura o di presagio, si tratta soltanto di psichismo, e non ne emergono in alcun modo le qualità rivelatrici dell'anima.

Sono della seconda categoria gli scritti che rivelano un processo di auto-educazione, un metodo per il quale il mistico introverso si estroverte. L’autore attinge forse ai tesori di conoscenza del suo subconscio, accumulati con la lettura, il pensiero e le relazioni. La sua mente ha registrato molte cose di cui egli rimane all'oscuro. Poi prende a meditare e d'un tratto capta le profondità della sua natura e raggiunge le risorse del subcosciente e le nozioni scese sotto la soglia della coscienza ordinaria. Si mette a scrivere assiduamente. Perché egli debba considerare quei pensieri come emanati dal Cristo o da qualche grande Maestro, è un mistero.
Probabilmente, il sentirsi un canale attraverso cui il Cristo può comunicare, ne accarezza l’orgoglio - sempre inconsciamente.

Non mi riferisco a tutti quegli scritti detti automatici, così popolari oggi. Voglio sperare che lo studente di meditazione si rifiuti di avere a che fare con le cose pericolose di questo genere. Nessun vero aspirante, nell'impresa di disciplinare se stesso, vorrà cedere le redini e sottomettersi al controllo di una qualsiasi entità, incarnata o disincarnata; ne vorrà affidarsi ciecamente alla prima forza che si presenti. I pericoli di questo genere sono ben noti per aver condotto tanta gente nei ricoveri per alienati, e costretto tanti altri a farsi curare da ossessioni e da ‘idee fisse’.
Pensate, la Bailey, come la Fortune, scrivevano nel lontano inizio del Novecento e oggi le loro parole sono così attuali che sembrano state scritte in questa nostra epoca! La Terra, nonostante tutto, non è andata distrutta perché, ricordiamolo, Dio promise ad Abramo che fin quando ci sarebbero stati almeno dieci giusti non l'avrebbe annientata.
Ebbene c'è da lavorare per essere uno di questi giusti: solo così aiuteremo davvero il mondo a superare le crisi. Senza aspettare ipotetiche astronavi o messaggeri di vario tipo.
C'è da entrare in azione e diventare splendenti, per aiutare chi è offuscato a ritrovare la propria Luce divina dentro di sé.

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Ospiti non graditi: le forme pensiero

Quando nasciamo arriviamo in una situazione, quella della materia, che di fatto è difficile e faticosa, anche quando non è poi così negativa. Infatti l'esperienza terrena ci porta in una dimensione che non ha nulla di così accogliente come il liquido amniotico entro cui abbiamo passato quei mesi di preparazione all'esistenza fisica, o come la nostra esistenza precedente ancora, nelle dimensioni dello spirito.

Il trovarci nella dimensione fisica crea in noi delle immediate sensazioni negative, come spontanea reazione allo stato accogliente in cui ci si trovava prima. Queste, man mano che cresciamo, verranno ampliate dal tipo di educazione e ambiente in cui vivremo, e diverranno "convinzioni" inconsce che radicheranno nella nostra essenza, determinando il tipo di risposta che andranno a sollecitare.
Mi spiego meglio.
Passando da un ambiente ideale, l'arrivo sulla Terra, in un ambiente completamente nuovo e, a confronto con quello precedente, così freddo, rumoroso e poco accogliente, la reazione più scontata è quella di non sentirsi accolti a amati e curati abbastanza. Si è passati infatti da uno stato ideale a uno che davvero non lo è! Questa reazione crea in noi, nella nostra essenza terrena che si sta formando , degli spazi, delle nicchie di negatività. Come delle "stanze" nella nostra dimora interiore, entro cui prendono posto le prime sensazioni negative che si consolideranno poi, attraverso le esperienze future, in forme pensiero negative.

Crescendo, le risposte dell'ambiente che, educandoci, deve anche imporre dei no, non sempre sbagliati, anche giusti e doverosi... eppure questi, assieme alla fornita schiera di no castranti che riceveremo, andranno ad aumentare la consistenza di quegli "ospiti" alloggiati nelle stanze della negatività che si sono via via formate con la nostra nascita, che diverranno così delle forme pensiero sempre più potenti e... autonome! La loro potenza, nel tempo, farà sì che prendano il sopravvento su chi invece dovrebbe essere il reale "padrone di casa".

Un buon lavoro di autoriconoscimento da un lato, che permetta di identificare in quali spazi interiori abbiano preso dimora le forme pensiero, e quindi un altrettanto intenso lavoro per rinforzare l'autorevolezza del padrone di casa, piano piano possono davvero portare a un miglioramento della situazione.

A livello energetico sottile è la presenza di tali sgraditi ospiti che poi richiama per risonanza tutta quella fornita schiera di energie sottili negative, o addirittura le interferenze di entità negative. tutti quanti richiamati e ospitati dalle forme pensiero.

C'è anche da dire che tali forme pensiero rimangono comunque ancorate a noi perché da qualche parte, nel nostro intimo, c'è di sicuro una possibile corrispondenza. Una nota nostra, anche flebilissima, che vibra su quella lunghezza d'onda. Per cui, anche se il nostro animo non è così negativo e possiede solo un'ombra di negatività, questa basta davvero per emettere quella nota e attivare il richiamo! Figuriamoci poi se il nostro animo è ancora molto negativo, quanta "robaccia" sarà in grado di richiamare come negatività!

Come dicevo, un buon lavoro interiore personale, supportato da una accurata pulizia eterica, porta sicuri miglioramenti e depurazione da ospiti non graditi. Tuttavia non va dimenticato che tali spazi interiori, le "stanze" dedicate alle negatività, anche se svuotate, rimangono però lì, vuote e pronte a riaccoglierle non appena noi ci si indebolisce.E' proprio il fatto che comunque della negatività in noi dimora sempre, perché non siamo però perfetti, basta a ricreare una nota di richiamo. Quando il nostro livello energetico si indebolisce, per dello stress psichico o fisico, oppure a causa di traumi, ecco che la forza, l'autorevolezza di noi, come padroni di casa del nostro spazio interiore, diminuisce e le nostre note negative si ricollegano alle forme pensiero che eravamo riusciti a tenere fuori dal nostro spazio.
Come degli sciacalli quelli, allontanati non se ne vanno del tutto, ma conoscendo la nostra imperfezione aspettano fuori dalla porta. Non appena questa si schiude perché la nostra autorevolezza energetica diminuisce, ecco che irrompono da conquistatori nel nostro spazio, andando vittoriosi a riprendere possesso di quelle loro stanze e iniziandola a fare da padroni.

E' per questo che ogni nuon esoterista, o psicologo, sa molto bene quanto difficile, se non impossibile, sia cancellare certe deviazioni interiori che portano a ricadere nelle modalità malate e negative.
Non si dovrebbe mai abbassare la guardia. Soprattutto, quando la stanchezza imperversa, dovremmo sempre fare in modo di riportarci in un buon equilibrio energetico.

Cosa consuma la nostra energia? La stanchezza appunto, le situazioni di tensione, anche quella creata dall'eccitazione, i desideri troppo intensi, le emozioni in genere troppo coinvolgenti, i traumi, gli spaventi, i dolori, i legami stretti e soffocanti con altre persone...
Ma anche situazioni fisiche che stancano l'organismo fatiche, situazioni ambientali pesanti, come il troppo freddo o il troppo caldo, momenti atmosferici particolarmente ottenebranti. Diversi esoteristi parlano di venti particolari, o di sole troppo martellante, o di cieli plumbei... insomma tutte situazioni che incidono malamente sull'equilibrio dell'organismo che si trova così a perdere più energia del solito e corre il grosso rischio di diventare più vulnerabile agli attacchi.

Tutte le volte che ci si trova in tali stati si dovrà innanzitutto cercare di ritrovare il proprio equilibrio, altre volte però non sarà possibile intervenire a riarmonizzare fino a quando la particolare situazione, epr esempio quella atmosferica, non sarà passata. In quel caso si sappia, che un buon guerriero dello spirito sa anche attendere il momento giusto!

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Figli di dei minori

Nella tradizione vedica si parla di 33 divinità e demoni - Deva i primi e Asura i secondi [1] - che si battono nell'universo per aiutare, o, di contro, divorare, a seconda della loro intrinseca natura. Infatti i Deva e gli Asura sono i Guardiani del creato, l'yin e lo yang cosmico che cercano di spingere le creature verso i loro rispettivi domini benefici o malefici [2]. Dio, l'Assoluto e perfetto, sta al di sopra di questo dualismo, e verrà raggiunto poco per volta, man mano che le creature avranno adottato e quindi stabilmente perseguito la loro scelta fra il bene e il male. Per farlo, ovviamente, necessiteranno di diverse incarnazioni.

Anche la visione ebraica e cristiana parla di angeli e demoni (vi consiglio la lettura dell'articolo Angeli, dei, o demoni, di Mauro Poletti), la cui traduzione letterale può anche essere i "vigilanti", o "custodi" nel caso specifico degli angeli.

Sicuramente più complesso è invece il processo indicato dai cristiani gnostici, coloro che mantennero gli insegnamenti originali del Cristo. Innanzitutto la precisazione che si trova nel Vangelo Gnostica di Pietro, in cui si afferma che il dio ebraico Jehovah (YHWH) non è l'Essere supremo universale, il Padre di cui parla Gesù, un Dio d'amore. Pietro afferma che gli Ebrei si illudevano di conoscere l’Essere Supremo, ma lo ignoravano, e conoscevano solo un falso dio, un impostore, la cui vera natura era loro sconosciuta. Non per nulla il Cristo non chiama mai l'Altissimo Signore Dio Padre con la definizione ebraica di Jehovah, che identifica un dio di potere vendicativo, che esercitava più che altro paura e rispetto sul suo popolo. Un grande storico inglese del '700, in una sua opera: "Declino e Caduta dell’Impero Romano", così descrive questo "dio": “[un] essere soggetto alla passione e all’errore, capriccioso nei suoi favori, implacabile nel suo risentimento, meschinamente geloso del proprio culto superstizioso, e limitato nella sua parziale provvidenza ad un solo popolo e alla sua transitoria esistenza”.

Secondo gli Gnostici, l'Altissimo Padre, sconosciuto, perché davvero molto lontano dallo stadio evolutivo in cui noi umani ci troviamo, creò gli angeli, gli arcangeli, poteri e domini. Questi sono i suoi "Splendenti" che, come lo stesso Dio padre, sono a sua immagine e somiglianza e, di conseguenza, creatori anch'essi. I primi Ebrei conoscevano Jehovah come solo uno dei tanti Elohim, il quale, in realtà, divenne un "Satanael", ovvero uno Splendente in contrapposizione al Dio Supremo. Insieme a lui altri Elohim ribelli, che vengono identificati come "deboli artigiani".

Nel testo dello storico biblico Max J. Dimont "Jews, God and History" (Ebrei, Dio e la Storia) troviamo spiegato che nel V secolo prima di Cristo, i sacerdoti ebrei aggiunsero ai documenti biblici un proprio piccolo contributo manuale (conosciuto come la pia frode), così che la distinzione che permetteva di riconoscere “Jehovah Elohim” non fu più evidente. Da ciò l'identificazione nell'unico Dio Altissimo di quella figura che invece con il Signore Dio Padre non voleva avere più nulla a che fare.

"Saturnius (90-150), che istituì un’importante comunità gnostica in Siria, insegnò che il Vero Unico Dio, il Padre Celeste rivelato da Gesù, dimora nel più alto Regno della Luce. Tra questo trascendentale Regno di Luce ed il nostro mondo infinito esistono molte gerarchie intermedie di arcangeli, angeli e potenze spirituali; i creatori dell’universo e i plasmatori dell’uomo. Per follia e vanità Satanael si ribellò contro il Regno della Luce, traviando un gruppo di esseri angelici. Satanael e i suoi servi riuscirono a intrappolare gli esseri spirituali in corpi fisici. Saturnius ci racconta come gli angeli di Satanael tentarono di creare corpi umani fisici ad immagine degli esseri spirituali. Questo era il loro piano per tenere gli esseri spirituali legati per sempre ai corpi fisici.
Nel racconto sulla creazione di Saturnius, gli angeli di Satanael poterono solo dar vita ad una forma primitiva di androide. Era necessario animarlo con uno spirito dei regni superiori. Satanael, di conseguenza, richiamò nel suo universo senz’anime una scintilla di luce dai regni celesti e l’intrappolò nel corpo materiale di Adamo.
Secondo Apelles, un altro maestro gnostico precedente, gli esseri spirituali vennero attirati lontano dai reami celesti dall’opportunità di vivere esperienze fisiche, attraverso le macchinazioni di Jehovah, che li imprigionò in corpi di carne. Generazione dopo generazione, le scintille di luce si incarnarono in forme umane. Ben presto, questi esseri spirituali vennero assorbiti dal mondo materiale, tanto da perdere la consapevolezza delle proprie origini nel Regno di Luce. Si ritrovarono catturati nel mondo del Demiurgo Satanael. Divennero schiavi dei maligni angeli creatori e le cose del loro mondo."(Tratto da "Gli dei oscuri")

Queste tesi gnostiche vogliono sottolinerare come l'essere umano sia figlio di dei minori, dai quali è dipendente, oltre che prigioniero.

Qualunque sia la verità, comunque le varie tesi si assomigliano, sebbene alcuni particolari ovviamente differiscano. Ciò che corrisponde è il legame di noi umani con gli "dei", siano questi angeli nei migliori dei casi, o i demoni, nella maggior parte delle volte. La frequenza di risonanza è l'amore, nelle connessioni positive, oppure la paura, o il potere, quando si tratta di connessioni negative. Ma anche per la prima risonanza, quella dell'amore, spesso si tratta solo di un camuffamento del potere. Infatti queste entità, siano positive o negative, necessitano del nostro contributo per vivere - come noi del loro, del resto! Ci deve sempre essere uno scambio energetico che si realizza attraverso un dono d'amore, o di emozioni negative legate alla paura o alla brama di potere. Spesso capita che entità basse si "travestano" da entità illuminate ed elargiscono ciò che a prima vista sembra un dono d'amore, quando invece è un dono di potere. Ovvero, attraverso la presunta cura nei nostri confronti si elargisce potere all'orgoglio, all'ego, del contattista.
La fatidica domanda che le entità pongono al canalizzatore, quando parlano senza mezzi termini, è "cosa vuoi?". Chiedono cioè cosa si desidera in cambio della propria disponibilità. E' una domanda tremenda, che mette davvero alla prova l'integrità della persona, specie se affaticata da anni di sfortune, giusto capitate per portare la persona a questo essenziale momento di scelta.

Un'amica che da anni veniva sottilmente invitata al contatto con le dimensioni invisibili, quando infine si rese disponibile, per lo meno ad ascoltare cosa le entità volessero da lei, di fronte alla tentazione di questa richiesta seppe solo rispondere "un paio di scarpe", visto che al momento ne aveva veramente bisogno!
Nonostante le prove cui la vita l'aveva sottoposta, non cadde nel tranello e l'entità, visto il tipo di risposta che ricevette, scomparve infine dalla sua vita.

Gli dei nostri guardiani, o custodi, si danno da fare per noi, nel bene e nel male. L'importante è arrivare a essere in connessione con gli angeli della luce, gli Splendenti, e riuscire a evitare le ingannevoli tentazioni di chi si mostra splendente solo nell'apparenza. Ma qui, purtroppo, si può fare ben poco a chi è degno figlio di tali emanazioni. Si può solo sperare che le frequenze d'amore di chi comunque ci segue e anela perché noi si riconosca la verità, giungano infine a toccare il nostro cuore e liberino gli occhi dell'anina dalle seducenti illusioni.

NOTE AGGIUNTIVE
[1] Deva significa "i Risplendenti", mentre Asura significa "i senza luce".
[2] Curiosamente, nello Zoroastrismo, i Deva sono gli dei del male, mentre gli Asura, che però vengono chiamati Ahura, sono quelli del bene.

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Simboli, sincronicità, evoluzione

Non per niente la parola simbolo significa, dal greco symbàllò, "connessione". Infatti i simboli riuniscono in un solo segno, sia parlato sia grafico, un insieme di concetti che, collegati, esprimono e riuniscono in uno, un significato altrimenti più articolato.
A livello energetico esprimono un concentrato, visto che ogni significato in esso racchiuso è di per se stesso conduttore dell'energia che rappresenta. Per questo sono considerati molto potenti, per esempio in esoterismo, dove, come si sa, è essenziale utilizzare consapevolmente le energie in noi e fuori di noi.

Chi però si aspetta che tali simboli agiscano da soli si sbaglia. Ci deve sempre essere la partecipazione dell'interessato. Sia nel caso si voglia utilizzare un simbolo per un determinato scopo, sia quando invece il simbolo viene ricevuto, come nel caso di risposta a una divinazione.

Facciamo un esempio: mettiamo di non sentirci particolarmente soddisfatti della nostra vita. C'è qualcosa che non va ma non riusciamo a identificarlo. Questa è una situazione che spesso accade. Coinvolti in emozioni e pensieri diventa difficile districarsi nel dedalo interiore. In questo caso, come il concetto di sincronicità junghiano ha ben dimostrato, si possono utilizzare delle forme di divinazione, non tanto per indagare il futuro che ci aspetta, bensì proprio per osservare come in uno specchio lo stato della propria interiorità.

Prima di procedere sarà però meglio spiegare un po' meglio, così da dare la possibilità al Lettore di comprendere appieno di cosa si sta parlando. Jung parla del concetto sincronico riferito alla diviniazione nella prefazione dell'IChing, Il Libro dei Mutamenti, la prima traduzione in lingua occidentale (l'edizione tedesca) di Richard Wilhelm. In quella prefazione Jung scrive come la nostra scienza si basi sulla legge di causalità, ovvero ogni effetto ha la sua causa. Ma questo assioma, continua Jung, costringerebbe di per sé a una staticità che di fatto non riscontriamo nella natura, e così spiega: "Lasciando che la natura faccia da sé scorgiamo un quadro ben differente: ogni processo subisce delle interferenze parziali o totali da parte del caso".
Oggi noi conosciamo meglio questo "caso". Infatti il fisica quantistic David Bohm "verso il 1947 scopre che i movimenti apparentemente casuali dei singoli elettroni producevano di fatto dei risultati globali altamente organizzati e sinergici tra loro. Interi 'oceani' di particelle si comportavano come se sapessero cosa altri incalcolabili numeri di particelle da loro separate stessero facendo, così da trovare, da entrambe le parti, un modo finale di divenire sinergiche tra loro. Questa scoperta gli fece dedurre che esiste una realtà più profonda, un nuovo genere di campo non ancora misurabile, che contiene tutte le realtà, sia quelle rese a noi visibili, sia quelle non ancora - o magari mai - visibili." (Da un mio precedente articolo: "L'infinito che ci dà vita", nella sezione Scienza e Coscienza).
In altre parole c'è un "contenitore" che ci contiene e conferisce però significato anche alle cosiddette casualità che compaiono nella vita. Noi siamo troppo limitati per scoprire quei nessi che stanno di molto sopra la nostra capacità di comprendere, e il motto taoista: "come fa il contenuto a comprendere il contenitore?" esprime egregiamente tale situazione.

Un modo per arrivare però a intuire i significati più prossimi a noi, quelli cioè più immediati e necessari, ce lo offre la divinazione. Jung, nella già citata prefazione, così continua: "La mentalità cinese, quale io la vedo all'opera nell'I-Ching, sembra invece preoccuparsi esclusivamente dell'aspetto accidentale degli eventi. Ciò che noi chiamiamo coincidenza sembra essere la cosa della quale questa peculiare mentalità principalmente si interessa, e ciò che noi adoriamo come causalità passa quasi inosservato. (...) Il modo in cui l'I-Ching è incline a considerare la realtà sembra non vedere di buon occhio i nostri procedimenti causalistici. L'istante che sta attualmente sotto osservazione appare all'antica visione cinese più come un azzardo che come un ben costruito risultato di catene causali concorrenti."
In altre parole la "casualità" che viene indagata attraverso la divinazione permette di cogliere il tutto della nostra realtà in fieri. E dopo tutto questo è anche il concetto olografico, per cui ogni più piccola parte dell'uno contiene in sé le informazioni sul tutto, sebbene sia una sezione ben distinta e anche separata dall'unità complessiva!

Dunque, in un nostro discorso esistenziale, quando magari la vita sembra non girare più nel modo dovuto, possiamo ottenere alcune indicazioni sulle prime tracce di percorso possibile, che ci permetta di uscire dal dedalo in cui ci troviamo in empasse, utilizzando in forma sincronica la divinazione.
Utilizzata in tal senso possiamo rivolgerci a una qualsiasi forma: l'I-Ching, le Rune scandinave, i Tarocchi (non dimentichiamo che molti analisti junghiani fanno utilizzare le carte ai loro pazienti per avere una visione amplificata del loro stato interiore), e via dicendo.
La risposta ottenuta ci suggerirà un modo di comprendere meglio la situazione in cui ci troviamo.
A quel punto possiamo decidere noi che tipo di azione possiamo intraprendere per portarci in zone migliori. Oppure possiamo nuovamente chiedere suggerimento.

Una volta chiariti i passi necessari per migliorare la nostra condizione dovremo fare in modo di mantenerci focalizzati in queste nostre azioni. Ecco che il simbolo ci viene in aiuto.
Infatti sarebbe davvero troppo lungo, ogni volta ricordarci la lezione attraverso la ripetizione di un trattato. Per esempio, se dobbiamo/vogliamo cambiar lavoro e abbiamo capito quali nostre caratteristiche, fino adesso, abbiano contribuito negativamente al raggiungimento di tale meta, non possiamo ogni mattina, prima di iniziare la nostra giornata, stare a recitarci "Devo essere più attivo, non lasciarmi impigrire, distrarre, addormentare... da questi o quegli eventi che inevitabilmente si presenteranno nel corso della giornata per fare in modo che io rimanga in questo stato negativo".

Come ben capirete diventa lungo e decisamente diluito a livello energetico. C'è invece bisogno di qualcosa di più immediato che, magari, ci porteremo appresso su un foglietto da tenere in tasca e osservare più volte al giorno. Ecco dunque la validità del simbolo che in un solo segno racchiude la forza concentrata dell'informazione, del messaggio che voglio imprimere al mio inconscio.

A questo punto inizia il lavoro di autoeducazione. Attraverso la ripetizione costante, fatta quotidianamente, più volte al giorno e prima di addormentarsi, con atteggiamento vigile e totalmente presenti a noi stessi, riusciamo, poco alla volta, a cambiare i messaggi negativi fino ad ora attivi al nostro interno (ci si potrà anche aiutare con dell'acqua informata con tale indicazione, come pure con la ripetizione sonora di mantra...).
Questo impegno personale è necessario per attivare i simboli, che altrimenti non funzionano, a meno che si sia ancora un'anima semplici, per cui il significato possibilmente "magico" produce effetti di suggestione. Siamo però in una società troppo cerebralizzata, e in genere tali suggestioni non incidono veramente sulle coscienze.
Invece il lavoro personale, quello che in gergo si definisce di "carica" del simbolo, funziona. Ma tutto dipende dall'energia che ci mettiamo dentro. E questo dipende da noi!

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Gli stadi evolutivi

Arnold Keyserling, proviene da una famiglia di ben sette generazioni di filosofi. Il padre, il conte Hermann von Keyserlin, è più conosciuto al pubblico italiano, visto che un suo testo "Diario di un filofo" venne al tempo tradotto e pubblicato anche in Italia. Invece il figlio è sempre risultato di difficile traduzione e soprattutto di diffiscile comprensione. E' davvero un personaggio intrigante. Così eclettico e poliedrico nella sua vastissima conoscenza da risultare a molti troppo ermetico. Per seguirlo si deve poter avere una base, anche minima, in tutte le numerose materie che affronta, ed essere poi molto flessibili nel pensiero, così da accettare di seguirlo in quei suoi postulati che osano avventurarsi in spazi che vanno molto al di là di quello che è credenza comune, sia a livello scientifico sia a livello filosofico.


Un tempo lo frequentavo davvero molto [vedi la sua presentazione tra i link inseriti a lato]. Parlare con lui era davvero stimolante, anche se non ci si doveva mai aspettare delle reali risposte alle proprie domande: lui andava come un razzo e i propri commenti in genere non servivano mai per integrarsi nel suo discorso. Comunque le spiegazioni le dava sempre, solo che in genere ci si aspettava un qualcosa di più semplice e immediato, non un trattato da cui distillare noi stessi la risposta! Da ciò anche, la difficoltà di molti nel seguirlo.
Una volta, prendendo spunto dal suo ultimo libro uscito in quel momento: "Kriterien der Offenbarung" (Wien 1982, Verlag der Palme), ci siamo trovati a parlare, oltre che di molto altro, degli stadi evolutivi. Qui di seguito quanto ci siamo detti [nota: i miei interventi sono sempre preceduti da una lineetta - invece quelli di Keyserling si trovano sempre virgolettati " ... "].

- Partendo dall'ansia esistenziale che sembrava prendere sempre più individui Keyserling così spiega:
"L'essere umano vive in base a una motivazione terrena che dipende dal suo livello esistenziale e dal suo Tonal - o immagine che ha di sé. Queste ultime, ovviamente, dipendono dal suo ambiente sociale e dalla situazione storica.
Quando all'individuo non basta più il raggiungimento del successo come riconoscimento sociale, gli sovviene la consapevolezza che la sua esistenza, dedicata al mero sostentamento che, certamente è giustificato, non lo conduce però al "senso".
A quel punto sperimenta così la propria nullità, come la definiva Gurdjeff, o la propria disperazione, secondo Kierkegaard. Quel genere di esistenza, infatti, non offre altro raggiungimento che vada oltre all'adattamento e al successo.
Per questo deve iniziare a ricercare un'altra modalità, dove sia lui stesso a decidere."

- A volte non è semplice riuscire ad arrivare a quel punto, si è persi...,
Keyserling continua:
"Questo genere di situazione diventa più chiaro se prendiamo a esempio i tre gradini dell'artista: da apprendista, ad aiutante a infine a maestro. Questi ricordano i tre gradi della lega pitagorica: l'acusmatico, ovvero l'uditore che per cinque anni ascolta; l'adepto, che si impegna nella prova e nella disciplina; e infine il matematico, che guida da maestro la propria vita e quella sociale.
Esattamente lo stesso ordine si riscontra nelle confraternite segrete, sia nell'Islam, sia nei Rosacroce o nella Massoneria (le confraternite dovevano rimanere segrete visto che minacciavano la necessità di adattamento all'ideologia del mondo).

Essenzialmente, la seconda nascita della vita spirituale, astrologicamente parlano, si collega al triangolo formato tra i pianeti del pensiero riportati nell'enneagramma e si riferisce alla liberazione dai genitori. Corrisponde al ritorno di Saturno che rivisitando il punto natale fa sentire il legame dell'individuo con ben tre generazioni familiari. La crescita avviene quando questo, per propria decisione e volontà, si separa dall'essere 'mantenuto'."

- E' chiamato infatti il pianeta della maturità!
Keyserling non commenta e prosegue:
"L'apprendista [l'equivalente all'acusmatico di prima, nota mia] - impara il vocabolario, gli strumenti e i comportamenti legati alla sua futura funzione. E non lo fa per amore verso il maestro. Infatti fra loro non deve esserci una relazione emotiva, che manterrebbe la dipendenza secondo il modello genitore-figlio e non gli permetterebbe di divenire un individuo autonomo, a livello professionale e umano!
Una volta appreso dal maestro il linguaggio e la sua strategia, grqzie a queste dovrà affrontare il mondo e guadagnarsi il proprio mantenimento. Dovrà poi cercare condizioni sempre nuove, in modo da sviluppare il proprio comportamento, confrontandolo con quelle situazioni diverse, che gli permetteranno di allargare le proprie competenze."

- Un po' come gli "zimmermann" - cioè i falegnami - che ancora oggi si vedono andare per il mondo ad apprendere le diverse tecniche [Nota: nei paesi di lingua tedesca era ancora in uso, al tempo in cui vi abitavo, che gli Zimmermann, i falegnami appunto, ancora vestiti con l'abito loro tradizionale, passassero da "padrone" a padrone, in giro per il mondo, così da imparare le diverse tecniche utilizzate nei diversi paesi che visitavano. Oggi non so se è ancora in uso].
Keyserling continua:
"Questo era il livello dell'aiutante ('Geselle'). Essere 'gesellig' (socievole) significa riconoscere gli altri come i propri pari, con gli stessi diritti nostri. A livello psicologico significa riconoscere il gruppo - il peer-group in inglese - e gli altri esseri umani come tali e non dipendentemente dal successo materiale. Questo valeva per tutte le condizioni. Gli aiutanti artigiani, infatti, nel Medio Evo, si trasferivano per ben nove anni da maestro a maestro, i cavalieri si mettevano al servizio di prìncipi sempre diversi, e i novizi si sottomettevano a prove sempre più diverse.
A livello organico, questo primo livello corrisponde all'integrazione del tronco cerebrale - che rappresenta il corpo -; il secondo livello al sistema limbico - corrispondente alle emozioni - designato a riprodurre il piacere e a eliminare la sofferenza. Il terzo livello è quello del maestro e corrisponde all'integrazione del cervello - che rappresenta lo spirito.

Il criterio fondamentale, a questo livello, è che solo l'individuo può 'conoscere' quando è divenuto maestro. A quel punto potrà annunciare la propria libertà agli altri e iniziare a insegnare. Il coraggio necessario di convincere nello stesso tempo anche gli altri maestri sarà al suo servizio.
La direzione del suo percorso non sarà più verticale, per conquistare la cima, bensì orizzontale. Si inoltrerà infatti nella 'valle' dello spirito, che non ha cime, obiettivi da raggiungere, ma trova il suo unico vero senso 'solo e semplicemente' nel percorrerla!"

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L'energia della preghiera

L esperienza terrena non è certamente un qualcosa di semplice. A tutti gli effetti potremmo davvero paragonarla a un'ottima palestra in cui le difficoltà che ci presenta da affrontare, temprano non solo il carattere bensì l'animo, in modo che riesca, piano piano, a realizzare sempre meglio le qualità intrinseche che dovrebbe manifestare al servizio del Senso globale delle nostre esistenze.
Le diverse religioni aiutano indicando delle discipline che potremmo veramente paragonare a degli ottimi "personal trainer" in grado di aumentare le prestazioni dell'animo.

LA CONNESSIONE INTERIORE
Sin dall'Antichità era in uso pregare, o celebrare rituali. Le pratiche spirituali nei secoli hanno proposto tecniche di preghiera, meditazione o cerimonie che in diversi casi si sono effettivamente rivelate positive nel far recuperare benessere interiore, salutee saggezza agli individui.
La preghiera avviene in varie forme. C'è la richiesta ardente alla Divinità perché ci aiuti a superare le difficoltà. A volte si chiede addirittura un miracolo.
Ovviamente questa è la forma più semplice di preghiera. In genere, come affermano i diversi santi delle varie religioni, sono i cuori puri a ottenere ciò che chiedono. Infatti c'è qualcosa di fortemente genuino in loro che sembra "smuovere" i favori della Divinità.

C'è poi la preghiera in cui si chiede con fervore di ottenere la capacità di affrontare e superare i problemi che ci assillano. E questa è la preghiera più matura, quella che prende l'energia divina come "combustibile" cui attingere per poi metterlo in azione diretta nella quotidianità dove ci si presta con impegno a gestire le difficoltà. Qualunque sia la natura del proprio temperamento è però nella carica messa nel proprio pregare che si otterranno i risultati corrispondenti. In altre parole è la quantità di energia impiegata che richiamerà nella nostra vita gli effetti con lo stesso peso, con la stessa qualità energetica.

Paramahansa Yogananda afferma che:
"Le parole cariche di sincerità, di convinzione, di fede e di intuizione sono come delle bombe vibratorie altamente esplosive che, fatte esplodere, frantumano le rocce delle difficoltà e producono il mutamento desiderato. (…) Le parole o le affermazioni sincere, ripetute con comprensione o con partecipazione del sentimento o della volontà, indurranno sicuramente l'onnipresente Energia Vibratoria Cosmica a porgervi aiuto nelle vostre difficoltà." Tuttavia, per poter "pregare" con sincerità, aspetto indispensabile per attivare l'Energia vitale, si dovrà farlo in base alle proprie caratteristiche personali, impegnando quindi la mente, oppure il cuore, o la volontà. Infatti Yogananda continua spiegando: "Quando si utilizzano le varie affermazioni, l'atteggiamento interiore dell'individuo si adeguerà in base alle proprie caratteristiche. Quando ci si accinge a pregare per guarire qualcuno (quindi anche se stessi, n.d.a.) si dovranno scegliere le affermazioni adatte al suo temperamento, a seconda che prevalga l'immaginazione, l'emotività o il ragionamento. Per esempio, le affermazioni che fanno leva sull'immaginazione vanno accompagnate da una risoluzione ferma, espresse attraverso la volontà; quelle che fanno leva sul sentimento vanno invece espresse con devozione, quelle che fanno leva sulla ragione devono poggiare sulla comprensione esatta. (…) Le affermazioni devono essere ripetute intensamente ed essere alimentate con la volontà, la devozione o la consapevolezza, senza curarsi affatto dei risultati. Questi seguiranno in modo naturale e come risultato del proprio impegno." (Da "Scientific Healing Affirmations", Self Realization Fellowship)
E' dunque, come si diceva, una questione di fervore, ovvero, di energia che si immette nel nostro pregare. Per riuscire a farlo, è lapalissiano, dobbiamo essere e mantenerci carichi.
Mi piace ricordare quella frase sibillina del Cristo che afferma "a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha" (Mc 4, 25), che, in ultima analisi, viene poi riproposta dai detti popolari: "piove sempre sul bagnato" - o, nel caso del negativo: "le sfortune non vengono mai sole".
E' sempre e solo una questione di energia, cioè di carica interiore. In base a quello che si ha e all'uso che se ne fa (vi ricordate vero la parabola dei Talenti - Mt. 25, 14-30) così l'energia divina, o cosmica se si preferisce, risponde. L'eco dipende sempre dalla voce di partenza, quanto più potente tanto più evidente sarà la risposta.
Ecco perché le discipline spirituali, quando non sono state ancora inquinate dal mentalismo della tendenza occidentale a essere dei puri (e quanto inutili!) teorici, affermano e consigliano di tenere in buona efficienza il corpo. E' con questo mezzo che attingiamo all'Energia che ci offre la carica vitale necessaria per avere una forte "voce" e ottenere una forte eco di risposta! Quando si dice "nel corpo lo Spirito" è questo che si vuole evidenziare.

E' però anche vero che le continue battaglie esistenziali, i disguidi, i problemi quotidiani banali a volte, e davvero fastidiose altre, ci prosciugano. E lì, a quel punto, la nostra "voce" è un sussurrio che non richiama alcuna risposta positiva. E' troppo debole per generare qualcosa di carico. Arrivati a quella fase siamo evidentemente in "minus", e il meno richiama sempre il meno in risonanza, ovvero il negativo. Inizia così la spirale in discesa, degli eventi che letteralmente ci mangiano vivi e, prima o poi, si dovrà gettare la spugna, vinti.
Ma andiamo per gradi...

IL SORRISO DEL CORPO
Se da un lato è necessario mantenersi carichi, dall'altro però non possiamo farlo forzandoci. Larry Dossey, un medico statunitense, si è dedicato ad approfondire la questione della preghiera. Nel suo libro: "Il Potere Curativo Della Preghiera" (edito in Italia da Red) illustra come alcune preghiere sembrino ottenere effetti, a volte addirittura miracolosi, solo quando non sono il risultato di una tensione interiore.
“Un numero crescente di persone si sforza di usare la coscienza per stare bene, per creare la propria realtà di salute e assumersi piena responsabilità di ciò che accade. (...) Ma ‘Pensare positivo' ha effetti collaterali e nutrirsi forzatamente di speranza è sempre più spesso riconosciuto pericoloso.”
Dossey spiega che ciò avviene perché, interiormente, ci si tende nell'imporsi la disciplina della preghiera, della meditazione, degli esercizi di respirazione, del pensare positivo... Nella tensione che generiamo, per abituarci a una disciplina di vita più salutare e positiva, si creano dei blocchi energetici interiori che non permettono il libero scorrere dell'energia vitale in noi, proprio quella stessa energia che, in teoria, cerchiamo di richiamare, nel momento che ci diamo da fare per imporci quelle discipline. Invece chi prega con trasporto (per cui senza tensione), fede e sincerità, riesce a fare della pratica spirituale un ottimo supporto per eliminare problemi e disagi.

Eppure i grandi maestri orientali, da dove ci sono arrivati i massimi insegnamenti in questo campo, ce l'hanno sempre indicato, bisogna sì imparare a disciplinarsi, ma sempre e solo con delicatezza e vero fervore. Dove si genera rigidità interiore, si ottiene l'effetto contrario. Sri Chimnoy, nel suo libro "L'Arte Del Silenzio" (edito da The Golden Shore s.a.s), afferma che ci si abitua alla disciplina dandosi dei tempi prestabiliti per la meditazione, da imparare a rispettare, ma la durata di questa meditazione è limitata a soli quindici minuti.
"Se siete capaci di meditare per più di quindici minuti fatelo. Ma dovete farlo con assoluta sincerità e con tutta l'anima. Continuare per un'ora solo per il piacere di essere un discepolo avanzato sarebbe un errore. L'anima non sarebbe lì. Potreste meditare per cinque ore, ma la meditazione non vi darebbe alcuna gioia. Sarebbe completamente inutile. Vi procurereste solo un mal di testa. Se una persona può meditare per quindici minuti con tutta l'anima e poi sente di poter continuare, continui pure. Ma se non ne ha la capacità sarebbe solo una perdita di tempo.
La miglior cosa è meditare per quanto si può senza creare alcun disturbo mentale, né alcuna difficoltà nella nostra vita spirituale. Dipende interamente dalle vostre capacità. E' come cercare di sviluppare un muscolo. Oggi potremmo esercitarci e stancarci dopo cinque minuti. Fra dieci giorni potremmo esercitarci per mezz'ora e anche più, perché abbiamo sviluppato il muscolo. Vi è anche un muscolo spirituale che è l'aspirazione. Quando a lungo e quanto sinceramente riuscite ad anelare a Dio dipende dalla forza di questo muscolo interiore."
Perché l'energia vitale scorra liberamente si deve essere rilassati dentro e nel corpo, in quanto il fisico deve essere in forma per poter agire da buon ricettore delle energie sottili di cui è impregnato per stare in vita. E' la tensione e la rigida focalizzazione verso l'ideale (seppur positivo come pensiero), che rallenta e ostacola il flusso energetico vitale, o divino se preferiamo. E' indispensabile essere "liquidi", fluidi dentro! Se non c'è rigidità, il corpo stesso, la mente e le emozioni sono aperte al flusso energetico che scorre nei nostri canali sottili, quelli, per intenderci, cui fa riferimento la Medicina Tradizionale Cinese e che oggi sempre più viene accreditata come vera anche dalla scienza.

Quasi ogni tecnica di raccoglimento inizia con delle respirazioni profonde. Il solo fatto di respirare in modo più cosciente e più profondo distende gli organi interni, che altrimenti sono compressi dalle nostre quotidiane tensioni. Il fisico però non è fatto solo di arti e membra che dobbiamo imparare a sciogliere, ma è anche composto da organi interni, che spesso sono letteralmente irrigiditi dallo stress con cui troppo spesso viviamo la nostra esistenza. Una respirazione, profonda quanto basta, dipana piano piano il groviglio interiore generato dalle nostre tensioni, e fa in modo che l'organismo si riappropri del suo "sorriso". Respirare con piacere e consapevolezza ha l'immediato effetto di rilassare e per questo dovrebbe essere una pratica intrapresa quotidianamente (vedi nota "Un test interessante").

DISTENDERE MENTE ED EMOZIONI
Imparare a distendere il nostro fisico è il passo iniziale che conduce alla successiva distensione emotiva e mentale. Dopo aver disteso il fisico tutti si trovano a questo punto a vedersela con la miriade di pensieri che immancabilmente affollano la mente e il cuore di chi cerca di portare maggiore tranquillità nella propria vita. All'inizio la frustrazione è grande, è come tentare di bloccare le fuoriuscite di acqua da innumerevoli buchi in un tubo rovinato: si tappa ora qui un buco, e tutto esce, con violenza, da un'altra parte; si blocca quindi quella fuori uscita e ci si ritrova il getto che esce da un altra apertura … Si deve imparare a procedere convivendo con il senso di impotenza che ci pervade, senza per altro gettare la spugna. Quando si riesce ad accettare questo momento di transizione senza drammatizzare e nemmeno, di contro, senza sforzarsi in modo punitivo, nel tempo si impara a gestire le interferenze e a scioglierle. Un ottimo metodo per calmare mente ed emozioni consiste nella ripetizione salmodiata di mantra, le cosiddette "sillabe seme", o suoni sacri, la cui azione, da un lato calma l'asse emozionale-mentale, e dall'altro genera delle frequenze vitali e risanatrici.

NEL CORPO LO SPIRITO
E' interessante osservare che diverse pratiche spirituali affermano come il "corpo sia il tempio dello Spirito". Poi, atteggiamenti bigotti hanno deviato tale assunto che però rimane inalterato nel suo significato. Il corpo è il mezzo con cui lo Spirito si manifesta. Per i Nativi amerindiani è il corpo che realizza l'input innescato dallo Spirito, ma anche le spiegazioni del professor Del Giudice ci fanno ritrovare tale assunto.
“La psicodinamica del profondo, iniziata da Freud, ha sottolineato nell'ultimo secolo come la psiche sia una struttura gerarchica che si forma nel livello misterioso in cui le reazioni chimiche delle molecole producono l'energia, che viene poi convogliata, incanalata, organizzata. La parte più profonda e misteriosa di questa nostra interiorità, che non è il livello ell'emozionale-mentale, anche se ne è l'indispensabile premessa, dialoga direttamente con il soma, che accetta ordini dall'inconscio.” (Da un mio articolo "Materia e coscienza", nella sezione Scienza e coscienza)
Ovvero quella parte di noi che si trova al di là della consapevolezza e del mentale-emozionale, sembrerebbe essere una specie di interfaccia che genera il dialogo fra il soma e quell'energia sottile universale, che permea e mantiene in vita tutto il creato, ancora non misurabile nella fisica classica, ma ora ipotizzata dai fisici quantistici.

Alberto Tedeschi, un ricercatore indipendente amico di Del Giudice, spiega ulteriormente:
“La malattia è sempre un accumulo di energia dell’individuo, che genera un blocco e quindi una chiusura, un non dialogo. Questo avviene nel proprio corpo che comunque si interfaccia anche col macro cosmo, con cui è in risonanza a un livello di network più esteso. Quando il corpo, per una serie diversa di problematiche, si chiude e non riesce più a dialogare, ovvero a entrare in fase con il proprio gruppo di coerenza di specie, si isola e si creano poi situazioni sempre più negative e di disagio.” (Dal mio articolo indicato prima "Materia e coscienza")
E' dunque indispensabile sciogliere i blocchi che ostruiscono il libero fluire di questa energia vitale di cui siamo impregnati. Nel corso dell'articolo vedremo come.

L'IO VITALE
Ci sono tanti "io" superficiali che appartengono alla natura umana in cui solitamente ci identifichiamo. Come spiega il buddismo giapponese di Nichiren nell'arco di pochissimi minuti possiamo passare da un io all'altro e continuare proprio come una pallina di un flipper a essere gettati da uno stato interiore all'altro. Per esempio ci possiamo svegliare una mattina dopo una buona notte di sonno e sentirci contenti, vediamo il sole che splende e preannuncia una meravigliosa giornata, sentiamo gli uccelletti che inneggiano alla primavere e il nostro stato d'animo è beato. A questo punto ci viene in mente che ci dobbiamo alzare e preparare per andare al lavoro, dove un antipatico problema con un collega ci affligge ormai da giorni. Ecco che il sentimento idilliaco in cui ci si trovava poc'anzi svanisce di colpo mentre sentimenti di rabbia e costernazione ci offuscano il cuore. In quel mentre entra in stanza il figliolino per augurarci gioioso una buona giornata e così un tepore tenero misto a grande dolcezza ci riempie la vista...

Eccoli qui i molteplici mondi, o "io" interiori, in cui veniamo costantemente sospinti dalle diverse situazioni di vita, se non abbiamo imparato a tenerci saldi in una zona di noi stessi più salda, forte e vitale che Nichiren chiama "mondo di buddità" e che io definisco "io vitale", in quanto si tratta di quel punto che si interfaccia con l'energia divina di cui siamo permeati. William Bloom, un noto esoterista inglese, lo chiama "io centrale". Di fatto, non ha importanza come lo si chiami. E' invece importante essere consapevoli che dentro di noi c'è una parte divina che ci mantiene in vita.

Il ben noto fisico quantistico David Bohm, verso il 1947, aveva osservato che i movimenti apparentemente casuali dei singoli elettroni producevano di fatto dei risultati globali altamente organizzati e sinergici tra loro. Interi "oceani" di particelle si comportavano come se sapessero cosa altri incalcolabili numeri di particelle da loro separate stessero facendo, così da trovare, da entrambe le parti, un modo finale di divenire sinergiche tra loro. Questa scoperta gli fece dedurre che esiste una realtà più profonda, un nuovo genere di campo non ancora misurabile, che contiene tutte le realtà, sia quelle rese a noi visibili, sia quelle non ancora - o magari mai - visibili. Bohm chiamò questo nuovo campo che aveva ipotizzato il "potenziale quantistico" teorizzando che esso pervade l'intero spazio con la stessa intensità, che non diminuisce anche se a prima vista, a noi limitate creature cieche al tutto, appare distante e non presente. (Da un mio articolo "L'infinito che ci dà vita", nella sezione Scienza e coscienza)

Esiste dunque una realtà "vitale" che ci contiene, organizza, nutre e mantiene in vita e connessi gli uni agli altri, anche se non lo vediamo o misuriamo con sofisticate apparecchiature scientifiche. Come abbiamo visto è col corpo che entriamo in risonanza con tali "frequenze" vitali. Ma il corpo per poter essere un buon canale ricettivo deve essere disteso, così da sciogliere gli inevitabili accumuli di tensione e tossine che bloccano il libero fluire di questa energia vitale all'interno del nostro organismo.

LA RIGENERAZIONE ENERGETICA
Come già detto una forma di preghiera che viene consigliata in quasi tutte le pratiche religiose è la ripetizione salmodiata di invocazioni, o mantra… Nella pratica del Cristianesimo ortodosso è noto l'esicasmio, ovvero la ripetizione costante e fervente del nome di Gesù. Come si legge nel bellissimo testo di questa tradizione "Racconti di un pellegrino russo" il viandante in costante preghiera lasciava che la ripetizione della sua invocazione si espandesse all'interno del suo petto, fino a quando avvertiva una profonda sensazione di calore e conforto.
La tradizione orientale dell'India ci parla di ripetizione delle sillabe sacre, accettando la cosiddetta orazione mentale, in quanto il significato divino si espande e manifesta anche quando lo si pensa.
Sebbene il pensiero consapevolmente indirizzato sia davvero molto potente (vedi l'articolo "Migliorare la realtà" in cui si parla dell'evidente forza del pensiero), la materia più grossolana necessita di molto più tempo per venire purificata e rivitalizzata. Per questa ragione trovo più efficace la ripetizione vocale.

A convalida di questa mia affermazione riporto le osservazioni fatte in proposito dal professore Alfred Tomatis, noto ricercatore e specialista francese in otorinolaringoiatria il cui metodo si estende alla cura di problematiche che vanno ben oltre l'ordine puramente fisico. Queste sono citate dal dottor Don G.Campbell, direttore dell’Institute for Music, Health and Education e della Therapeutic Sound School di Boulder nel Colorado in un suo libro sull'importanza dei suoni: "The Roar of Silence". Il professor Tomatis in questa intervista racconta di un monastero nel sud della Francia che ebbe modo di visitare, dove si era da poco insediato un nuovo giovane abate il quale, poco dopo il Secondo Concilio Vaticano, aveva apportato lievi modifiche al regolamento interno dell’abbazia.
“Quando giunsi al monastero vi era chi voleva reintrodurre il latino, chi si schierava a favore del nuovo regolamento e chi appoggiava modifiche ancora più radicali. Finché non si giunse ad una vera e propria riforma globale che prevedeva persino l’abolizione del canto delle mansioni quotidiane (come è noto i frati benedettini cantano dalle sei alle otto ore al giorno) essendo riuscito il nuovo abate non solo a dimostrarne l’inutilità ma anche l’intralcio arrecato alle altre attività. In verità, senza rendersene conto, i frati si erano dedicati al canto per ‘darsi una carica’, tanto che, una volta approvato il nuovo regolamento e con il trascorrere dei giorni, essi iniziarono ad arenarsi, a sentirsi sempre più stanchi e spossati. Tale divenne la loro debolezza che si videro costretti a indire un’assemblea per interrogarsi. Passando in rassegna la lista delle attività quotidiane, notarono come la veglia notturna, le poche ore di sonno e l’enorme mole di lavoro erano eccessivi rispetto alla normalità. Decisero pertanto di coricarsi presto la sera e di dormire di più. Trascorso qualche tempo i monaci, tuttavia, si sentivano ancora affaticati e ciò li spinse a consultare medici specialisti. Nel corso dei mesi una processione di medici sfilò al monastero senza riuscire a venire a capo di nulla... Giunsi al monastero nel febbraio 1967 su richiesta dell’abate. Dei novantasette monaci, settanta erano accasciati come stracci nelle loro celle. Nei mesi a seguire visitai i religiosi, prescrissi loro apparecchi acustici per ovviare alla sordità e ordinai l’immediata reintroduzione delle litanie. In novembre gran parte dei monaci era ritornata alle antiche consuetudini quotidiane, vale a dire alla preghiera, alle veglie e alla ‘famigerata’ disciplina benedettina. Il canto risveglia la coscienza. Azzardando un’eccessiva semplificazione, diciamo che gli effetti ipnotici, caratterizzati da una frequenza relativamente minore, agiscono sulle zone cerebrali più primitive e che, al pari di una tecnica ipnotica, i canti gregoriani intervengono sulla corteccia cerebrale.”
LA VOCE CHE CURA
Uno dei modi più facile ed immediati per liberare la propria energia è quello di utilizzare la propria voce. Il potere della voce e della parola sono enormi, tanto è vero, non dimentichiamolo, la creazione è stata ad opera della voce di Dio che esortò la manifestazione. Pure le antiche formule magiche dovevano venire pronunziate, perché la voce è lo strumento che induce la materia a risuonare e a trasformarsi. La voce è un potente mezzo di purificazione e rigenerazion. In più, utilizzando la nostra voce, non corriamo il rischio di assimilare le "frequenze" personali insite in ogni produzione musicale - anche di quelle più armonizzanti - o contenute nella voce di altri!

La propria voce è facile da utilizzare, non abbiamo bisogno di nulla, solo di uno spazio temporale in cui essere soli con noi stessi. La prima cosa da fare è quella di ascoltare la propria voce per riuscire a entrare in contatto ed evocare la voce del nostro profondo, in grado di ammansire i vari "io" superficiali in cui ci troviamo coinvolti. La voce del profondo ha una sonorità vibrazionale che si espande nel proprio corpo conferendo una spontanea centratura interiore. Nel momento che troviamo accesso a questa nostra profonda voce interiore è come trovare un punto stabile a cui riferirsi per rimettersi così in asse. Niente ci spaventa più, niente ci rende insicuri, titubanti, trepidanti, perché basta richiamare dentro di sé, attraverso la propria voce naturale, il proprio centro e tutto diviene più facile da gestire. C’è la nostra voce che fa da timone e ci permette di navigare seguendo la nostra vera rotta interiore.
La ripetizione continuata di suoni produce un effetto tranquillizzante: la mente si calma, la psiche si calma, il corpo si calma, ma soprattutto si rigenera. In breve, si ottiene un vero e proprio effetto terapeutico e liberatorio.

Il buddismo giapponese di Nichiren afferma che è attraverso la ripetizione costante del mantra, a voce alta, che si va a risvegliare la forza vitale divina che è in noi. L'intento è quello non solo di "supplicare" la benevolenza divina, ma soprattutto quello di "accendere" in noi la forza che Dio ci ha concesso e arrivare noi stessi a divenire attori della nostra trasformazione. Il mantra - che può essere quello suggerito da Nichiren, come pure ogni altro mantra, anche cristiano - deve essere ripetuto con fervore e intento.Così da risvegliare questa nostra energia divina di cui siamo permeati.

L'ENERGIA DIVINA IN NOI
Se vogliamo dirla in modo semplice, possiamo pensare a questo "quid" energetico, non ancora quantificabile e misurabile a livello scientifico (anche se la fisica quantistica, come abbiamo visto, è arrivata a posturlarlo attraverso le affermazioni di Bohm!) come se fosse un insieme di "molecole" divine. Queste sono natrualmente vive e attive in noi, ci mantengono in vita e ci darebbero la giusta forza di reagire positivamente ed evolutivamente alle sfide della vita. Ciò che intasa i nostri canali energetici sottili sono le tossine psicofisiche, che abbassano le nostre "frequenze" e inquinano quel quoziente energetico. Come se fosse uno specchio appannato che non rispecchia più l'energia vitale che riflette. I pesi, le fatiche, i traumi, ma anche la vita non sana che conduciamo, sia a livello fisico sia a livello sottile, con le emozioni e pensieri negativi che produciamo, non permettono più il libero manifestarsi di questa energia vitale.

Per questo è doveroso utilizzare dei mezzi che rendano questo nostro fisico pulito da inquinamenti psicofisici, in modo che ci sia possibile sintonizzarci sulle "frequenze" vitali in noi e attivarle sempre più robustamente. Il Divino si manifesta attraverso di noi e il nostro Tempio è da rendere accogliente per poter manifestare il senso che la divinità vuole realizzare attraverso di noi.
E questo è preghiera, la coscienza della divinità in noi da risvegliare, per metterci sempre più al suo servizio, usufruendo della vitalità che questa ci conferisce,. se sapremo mantenerci fluidi dentro e aperti con fiduca a essa!

NOTE AGGIUNTIVE

UN TEST INTERESSANTE
Diversi sono gli studi svolti per appurare gli effetti benefici della meditazione. Il Professor Herbert Benson, per esempio, così scrive nel suo "The Wellness Book" ("Il libro del benessere", citato ne: "Il libro del relax" a cura di Larry Blumenfeld, Pan Edizioni): “Verso la fine degli anni sessanta, assieme ad alcuni colleghi, mi dedicavo alla ricerca sulle cause e sugli effetti dell'ipertensione nervosa. In particolare, studiavamo il modo per abbassare la pressione sanguigna avvalendoci di tecniche di biofeedback, caratterizzate da un sistema di ricompense e punizioni effettuato sulle scimmie crisotrici. Un giorno giunse nel mio studio un gruppo che praticava la meditazione trascendentale, il quale sosteneva di riuscire ad abbassare la pressione sanguigna tramite la meditazione. Per convincermi, si prestarono per alcuni esperimenti. Era il 1968. Io lavoravo alla Harvard Medical School, dove avevo difficoltà persino a convincere i miei colleghi che vi fosse una relazione tra stress ed ipertensione. Temendo di rimanere coinvolto in qualsiasi attività controcorrente, rifiutai la proposta dei miei ospiti e li congedai gentilmente. Essi, tuttavia, continuarono caparbiamente le loro visite, fino a che non accondiscesi e non mi accinsi a misurare loro le principali risposte fisiologiche. Nel frattempo, alla University of California-Irvine, i professori Robert Keith Wallace e Archie F. Wilson stavano conducendo degli studi simili. Riuscimmo a dimostrare che il semplice atto di rimanere seduti concentrando la mente stimolava una risposta da parte di alcuni dei principali sistemi fisiologici, caratterizzata da un calo del metabolismo, un rallentamenti del battito cardiaco, una riduzione della frequenza respiratoria e una distinta attività cerebrale. Cominciai a credere, quindi, nella veridicità delle affermazioni dei miei pazienti. Più tardi il professor Wallace mi raggiunse ad Harvard, dove cominciammo a collaborare. Le ricerche da noi condotte confermavano l'ipotesi che le funzioni fisiologiche potessero essere controllate con la pratica della meditazione. In altri termini, la mente poteva essere usata per modificare la fisiologia umana al fine di trarne beneficio, migliorare lo stato di salute e, probabilmente, limitare il ricorso al frattempo medico. In seguito coniai il termine ‘risposta di rilassamento' per descrivere questo fenomeno di rinvigorimento naturale proprio di tutti gli esseri umani”

I MANTRA PIU NOTI
- OM è la sillaba sanscrita sacra per eccellenza, rappresenta l’esistenza totale nella sua armonia e organicità.
- AIM HRIIM SHRIIM KLIM è un mantra sanscrito induista che evoca l’aspetto femminile di Dio che esaudisce ogni desiderio (che porti però l’evoluzione spirituale!)
-OM MANI PADME HUM è un mantra sanscrito buddista, il ‘preferito’ dai tibetani che, nella loro lingua così si dice: OM MANI PE'ME' HUNG, rappresenta la compassione totale della divinità che porta il suo aiuto amoroso a chi la chiama.
-OM AH HUM è un altro mantra sanscrito buddista che rappresenta la trinità dell’esistenza: la Creazione, il Mantenimento, il Solvimento.
-OM NAMAH SHIVAYA è un mantra sanscrito induista che invoca la potenza ‘infuocata’ di Shiva - il dio della trasformazione.
- SO HAM è un mantra sanscrito induista che afferma l’unicità del tutto
- OM NAMO NARAYANAYA OM è un mantra sanscrito induista detto delle ‘otto sillabe sacre’ e lo si intende come un arco verso la Spirito supremo.
- OM BHUR BHUVAH SVAH - TAT SAVITUR VARENYAM - BHARGO DEVASYA DHIMAHI - DHIYO YO NAM PRACHODAYAT -
Questo mantra è più che altri una preghiera induista del mattino conosciuta col nome di Gayatri. È molto potente e molto usata, significa la propria volontà a meditare sull’eccellentissima gloria del sole/sorgente divina, affinché si venga giustamente guidati.
- PARAMESHWARA VIDMAHE - PARATATTWAYA DHIMAHI - TAN NO BRAHMA PRACHODAYAT - È la Gayatri del popolo ed è di origine tantrica, significa l’essere desti al Dio supremo e alla suprema verità, affinché si venga giustamente guidati.
- NAM MYHO RENGE KYO è un mantra del buddismo giapponese di Nichiren, afferma la volontà di risvegliare in sé l'energia divina che permea e mantiene in vita- si recita a voce alta.
- LA ILLAHA ILLA'LLAH è un mantra islamico musulmano che acclama l’esistenza dell’unico Dio.
- INSHA ALLAH è un mantra islamico musulmano che afferma il desiderio di seguire la volontà di Dio.
- ELI ELI ELU è un mantra ebraico che significa ‘mio Dio, mio Dio, mio Dio’.
- BARUKH ATA ADONAI è un mantra ebraico che acclama le lodi al Signore.
- KYRIE ELEISON CHRISTE ELEISON KYRIE ELEISON è un mantra cristiano d’origine greca che chiede pietà al Signore e pietà al Cristo.
- EN EMOI CHRISTUS è un mantra cristiano d’origine greca che acclama la presenza del Cristo.
- AVE MARIA GRATIA PLENA è un mantra cristiano latino che saluta Maria la piena di grazia
- MAGNIFICAT ANIMA MEA DOMINUM è un mantra cristiano latino in cui si magnifica il Signore.
- MISERERE MEI DEUS è un mantra cristiano latino in cui si invoca la pietà del Signore
- LAUS TIBI, DOMINE, REX AETERNAE GLORIAE è un mantra cristiano latino in cui si loda il Signore, re di eterna gloria.
- Anche la pratica cristiana del rosario ha gli stessi effetti del mantra.

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L'Astrologia di significato

La lettura della propria carta del cielo si rivela di grande interesse e utilità alla persona che vuole imparare a vivere meglio con se stessa e con gli altri. E' soprattutto utile per comprendere con che tipo di "eredità" caratteriale si è venuti al mondo. Questo permette poi di individuare, più chiaramente, quelle nostre caratteristiche che devono essere modulate, migliorate, corrette, al fine di raggiungere un migliore equilibrio interiore e ottenere poi dei migliori risultati anche all'esterno.
La lettura permette pure di comprendere meglio perché si possono subire certe situazioni che sembrano ripetersi come si trattasse di un copione malefico, che letteralmente imprigiona l'individuo. Ci sono infatti delle forze interiori attive, che in Astrologia si attribuiscono ai Pianeti, influenzati dalla loro specifica collocazione in certi Segni e Case piuttosto che in altri, che possono essere definiti archetipi veri e propri, pulsanti, a volte anche in modo spropositato, nella psiche della persona.

Altre volte, invece, l'archetipo rappresentato dal Pianeta, si troverà in posizione disagiata, non conferendo quindi la necessaria forza all'individuo, che dovrà così imparare a svilupparla.
La lettura della carta del cielo serve per capire come apportare equilibrio nelle forze interiori conferite dai Pianeti, che a volte sono così disgreganti e centrifughe, da riversarsi nella vita della persona con effetti davvero disastrosi.

Di solito è verso la metà della propria vita: dai 40 anni in su (accade anche prima ma raramente), quando la forza giovanile non è più così irruente, che si incomincia a percepire quanto pesino i cosiddetti "colpi del destino". Soprattutto, a quel punto, le persone cominciano a interrogarsi, chiedendosi perché certi eventi sembrano ripetersi e tormentare in continuazione l'animo, senza alcuna tregua se non sporadici momenti di pausa, in cui si respira finalmente, per poi ritornare nell'oppressione.
In base a dove i Pianeti sono collocati nella carta del cielo dell'individuo, questi saranno in grado di far sentire la propria forza in modo acceso, oppure in sordina. Ma la vita è il raggiungimento dell'equilibrio, per questo si deve imparare a modulare i sovraccarichi, in eccesso o in difetto..

Ogni Pianeta rappresenta una delle caratteristiche specifiche possedute da tutti noi esseri umani. Il Sole rappresenta la coscienza che l'individuo ha di sé; la Luna indica il bambino interiore; Marte la carica energetica con cui l'individuo si afferma; Mercurio l'intelletto pratico e il modo in cui la persona comunica agli altri; Venere la capacità di amare; Giove la fiducia in se stessa e quindi il tipo di autorevolezza manifestata; Saturno indica l'ambizione e la capacità di concentrazione, impegno, disciplina per arrivare a realizzare i propri obiettivi; Urano è l'intelletto astratto, per cui indica se la persona ha la capacità di visione in prospettiva, qualità essenziale per una progettualità a lunga scadenza: Nettuno indica la capacità di empatia; Plutone mostra il tipo di forza interiore di cui l'individuo è dotato (Si veda l'altro mio articolo Archetipi planetari, per comprendere meglio le caratteristiche dei Pianeti).
Se i Pianeti sono collocati in Segni a loro congeniali potranno esprimere al meglio la loro forza. Tuttavia questo non significa che sia positivo per l'individuo. Infatti, facciamo l'esempio di Marte, la carica energetica, nel caso si trovasse nel segno di fuoco Ariete, che al Pianeta è corrispondente, ebbene, se non dovesse essere attenuata tale irruenza da altri fattori presenti nell'oroscopo, ci troveremmo di fronte a una persona che perde la testa facilmente, lasciandosi andare a gesti violenti, che certamente non saranno il suo bene.

Per cui, come si vede, la comprensione degli equilibri è fondamentale nell'interpretazione della carta del cielo. Dove c'è uno squilibrio, per eccesso o per difetto, la persona in questione dovrà imparare a intervenire, per educare queste sue forze interiori; altre volte invece si tratterà di saper accettare i propri limiti, non vivendoli come una sconfitta, ma come una realistica presa di coscienza del proprio stato, indispensabile per costruire su questo una vita soddisfacente.
Per esempio, un Urano nel segno della Vergine, che è l'analista per eccellenza nello zodiaco, sarà fin troppo profondo e meticoloso nelle analisi del momento, dell'attuale, del presente... ma mancherà di visione. Urano in questa posizione non ha la profondità necessaria per realizzare il suo potenziale di pensiero astratto, per cui alla persona si dovrà far presente che i progetti a lunga scadenza non sono il suo forte, dovrà limitarsi a progetti più immediati, altrimenti corre il rischio di incappare in disastrosi insuccessi! Questo però non significa che la persona non realizzerà grandi cose, basta che penserà a piccoli passi, granello dopo granello, proprio come fa la formica, che è l'animale che meglio rappresenta le qualità della Vergine. Il piccolo che crea il grande, anche questa modalità porta al successo e, a volte, è propria la modalità più sicura e stabile. Altre, più pompose, che iniziano con grande enfasi, spesso crollano con altrettanta grande pomposità e fragore!

I TRANSITI, OVVERO LE SFIDE DI CRESCITA
I Pianeti, nel loro "errare" formano in continuazione, con i Pianeti della carta del cielo di nascita, dei rapporti di amicizia o di inimicizia. Fino a che si è giovani, le pulsioni negative vengono vissute con maggiore slancio. In seguito cominciano a pesare e la persona è costretta a prendere atto che, ora, la sua forza non basta più a contrastare le opposizioni.
Interpretando dunque i Transiti, si può comprendere se ci sono delle "sfide planetarie" in atto. Quelle più impegnative sono provocate dai Pianeti lenti di transito, in relazione con i propri Pianeti di nascita. Se non si comprende la lezione evolutiva a cui questi ci sottopongono, la loro presenza di transito determina che certi momenti della propria vita, diventino dei veri e propri calvari. Se non si comprendono le spinte evolutive esercitate dalle pressioni attuate da questi Titani, si finisce col rimanere incagliati...

L'ASTROLOGIA E' UNA SCIENZA?
Sono consapevole del fatto che la reincarnazione non è dimostrabile. La troviamo però riportata nelle grandi tradizioni spirituali al di fuori di quel filone che si è creato dalla religione ebraica, per cui la cristiana e quindi anche la musulmana. Per noi occidentali, di stampo cristiano, l'idea di essere inseriti in un ciclo di più vite, al fine di realizzare il senso evolutivo della propria anima, può risultare di difficile collocazione. Tuttavia tale visione, se la si analizza con occhio scevro dalle nostre sovrastrutture religiose, ha un suo significato, del tutto logico e assennato. Per cui, visto che il pensiero scientifico accetta i presupposti filosofici, spesso dimostrabili solo attraverso i principi dialettici del pensiero deduttivo, anche l'Astrologia come scienza umana dovrebbe essere considerata in tal senso.
Sono al contempo consapevole che l'astrologia, per il modo in cui viene divulgata oggi, appare spesso come un diversivo salottiero. Tuttavia, la scienza astrologica non è per niente un divertissement. Al pari della psicologia che basa le sue conoscenze sull'osservazionie dei comportamenti umani, anche la scienza astrologica si basa sull'osservazione, e quindi la catalogazione in categorie specifiche, in base a certe "forze" interiori che vivono nell'indiividuo - i Pianeti, appunto, collocati in determinati Segni e Case -, che gli conferiscono le sue carattristiche personale e i vantaggi come gli svantaggi che tali predisposizioni comportano.

L 'astrologia è dunque un modo di fare psicologia utilizzando però definizioni diverse - del resto anche le differenti correnti di pensiero psicologico fanno lo stesso!
Questa intima convergenza con la psicologia l'aveva ben constatata Jung, che utilizzava l'astrologia per comprendere meglio i suoi pazienti, visto che l'astrologia, spesso, gli forniva spiegazioni che la psicologia non era in grado di offrire (sue testuali parole, prese da una lettera inviata da Jung al professor B.V. Raman, in India, il 6 settembre del '47)

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