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Il blog di Evoluzioni

d i a r i o

Trappole

Non ci devo pensare, altrimenti sento ancora di più stringere queste trappole, ma i pensieri, in effetti, sono in genere il risultato di un già pensato. C'è quasi sempre un pensiero seme che è già stato intuito, elaborato, riflettuto in precedenza. Così, inevitabilmente, non c'è del nuovo in quei pensieri che poi sopraggiungono, anche quando sono nuovi per noi.
E questo mi fa davvero "impazzire". Io vorrei, fortemente, liberare la mente e l'anima da tutto il già pensato, e dalle definizioni e quindi i limiti che questi hanno forgiato, per riuscire finalmente a pensare il nuovo che è lì che aspetta di essere trovato.
Insomma non voglio retrocedere nel futuro, ma desidero che il futuro, vergine, arrivi finalmente a sorprendermi!

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Le cose che ci sfuggono

Mi ha colpito questo video su YouTube: Whodunnit?Spesso non vediamo le cose su cui non siamo focalizzati e così ci sfuggono particolari importanti. La visione, interiore ed esteriore, dovrebbe essere aperta a 360 gradi, per non lasciarci sfuggire le opportunità certamente, ma anche per la nostra salvezza. A volte percepiamo determinate sensazioni, alle quali però non ci diamo retta, non reagiamo agli stimoli che ce le ha sussurrate e così finiamo in situazioni pericolose, dalle quali poi districarsi diventa faticoso...

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Lontananze e vicinanze

Una cara amica mi ha proposto una riflessione su quanto avevo inserito (vedi):
"Le galline fanno le uova con il guscio a base di calcio; fin dai tempi della rivoluzione francese Louis Nicolas Vauquelin si accorse che il guscio delle galline conteneva più calcio di quello che assumevano; nel XX secolo Louis Kervran (1901-1983), bretone, ingegnere e biologo, professore universitario a Parigi, fece numerosi esperimenti e pubblicò numerosi libri dove sviluppò enormemente tutte le considerazioni relative a questi fatti. La conclusione è inequivocabile: le cellule, sia animali (anche quelle degli accademici), sia vegetali, fanno in continuazione fusioni nucleari" ( tratto dal sito comedonchisciotte ) ....che cosa c'entra con il tema? c'entra perchè mi fa pensare che non solo ognuno dentro ha il suo universo, con tanto di processi emotivo-matematici unici, ma, a volte la distanza tra due esseri viventi-universi distinti, uno che fa una cosa così naturalmente mentre l'altro si spacca la testa per ottenerla, è ...infinita ...distanza infinita tra due unicità, singolarità come le chiama la Fisica...che si potranno toccare solo all'infinito: è lì il limite tra il dentro e il fuori della nostra autocoscenza-nel-corpo?
Il che mi fa venire nuovamente in mente quanto sia importante trovare e mantenere il proprio gruppo d'appartenenza, quello che si genera con la coerenza di specie. Quando si risuona con gli altri, i nostri altri, a quel punto, la fusione e la forza che ne derivano sono incredibili, l'unica parola che descrive tale effetto è "magico", anche se davvero non mi piace utilizzarla...
Ma tale gruppo non è semplicemente creato da apparenti similarietà di interessi o stimoli o tensioni... Parte da dentro, dipende dalla reale consistenza dell'anima. Ecco perché così spesso si rimane confusi, perché si guarda a ciò che le persone esteriormente manifestano, anche o davvero in buona fede, mentre è dentro che si dovrebbe stare in ascolto, a come vibra il proprio animo di fronte a tale persona/e. Se davvero covibra, allora, forse, c'è qualche risonanza attiva e da esplorare...

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Il dentro e il fuori

Ce le abbiamo tutti, le due parti intendo. Quella che sta fuori, più o meno adattata ai condizionamenti, e quella che sta dentro, per certi versi il nostro vero sé.
La situazione ideale sarebbe che la parte esterna, pur adottando certe formalità, trovi però il modo di realizzare le spinte provenienti dalla parte interna. Come diceva Jung l'Animus, il maschile, il guerriero, che difende e realizza i suggerimenti dall'Anima, la parte femminile e creativa.
Il punto è che spesso l'Animus, al posto di interpretare il suo ruolo, diventa totalmente assogettato ai condizionamenti ricevuti. Così che non protegge, né tanto meno realizza, ciò che nel proprio intimo, pulsa in cerca di manifestazione.
Questo è un grosso problema con cui tutti noi, chi prima chi dopo, ci si è dovuto confrontare. Bisogna arrivare a svincolare il guerriero dalla condizione di asservimento alle formalità. Ma veramente adottare quelle esteriorizzazioni che si sentono corrisponderci, per tralasciare, o realizzare solo superficialmente, quelle che invece sono solo "doveri" sociali. (Ci sarebbe molto altro da dire in proposito, ma non è questa la sede per approfondire!)

Tragico è quando questa parte esterna è così corazzata dentro al ruolo, da non riuscire a liberarsi, visto che il disagio è davvero feroce.
Infinitamente più tragico è invece la situazione di coloro che si identificano solo nella parte esterna e non sono collegati minimamente a quella interna. Per cui il disagio che avvertono, non possono collocarlo. Per loro non c'è nessuna parte interna che preme con aspirazioni da riconoscere. In quei casi la dissociazione è tale che io mi sono trovata incapace di apportare alcun supporto a persone di questo tipo. Sono casi da terapeuta specializzatissimo. E nemmeno con loro, in genere, ho constatato che questi soggetti sono riusciti a migliore. L'unica risposta alla disperazione sono gli psicofarmaci, che quietano l'ansia e il forte disagio.
Ma questo è un argomento che esula dalla mia preparazione specifica.

Chi invece sente, dentro, quell'altra sua realtà che preme, ebbene qui si può fare qualcosa.
La liberazione però non avviene mai senza dolore e sofferenze davvero profonde. Infatti, se si "disubbidisce" al Superego - come direbbe Freud -, l'ansia di "peccare" è fortissima. Se non si disubbidisce, l'ansia del tradimento a se stessi è pure intensissima e feroce.
Quindi?
Quindi si procede con una croce davvero pesante. Però, poco alla volta si impara a "disubbidire", e poco alla volta si impara ad accettare l'agitazione che questo "peccato" comporta. Con momenti in cui si procede bene, susseguiti ad altri in cui si retrocede nella "norma", seguiti, a loro volta da nuovi passi in avanti, che, in definitiva, ci fanno comunque procedere.
A volte, invece, qualcosa scoppia dentro e infine si dice un deciso "adesso basta, non mi importa la sofferenza, non mi importa di essere considerato 'cattivo', non mi importa nulla, se non liberare me stesso". A quel punto si procede. Ma si deve essere arrivati al massimo del disagio prima di riuscire ad avere quell'impulso a risalire la china. E soprattutto a preferire questa fatica all'altra della costrizione del proprio sé. Altrimenti la china sembra davvero un inferno costellato da agguati di ogni tipo.
Diciamo che fra i due mali che comunque si devono sopportare in questa crociata verso la propria liberazione, si deve aver constatato di preferire il male minore, ovvero l'ansia da "disubbedienza", piuttosto che il peso tremendo del tradimento a se stessi.
Bisogna però arrivare a quel punto, ad aver davvero toccato il fondo. A volte il fondo da toccare sta molto nel profondo...

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La Suggeritrice

Cerca dentro e troverai quello che sta fuori di te.

Poi incontrerai delle voci che ti parleranno e che ti daranno dei segni, precisi riferimenti per stare sulla tua acqua immmobile.

Li! Aspetta il vento, le tue funi dovranno essere bianche, le tue vele ben piegate, le tue braccia forti, pronte ad attendere la prima forza che ti spingerà.
... Solo allora spiega le tue vele.

(Da La Suggeritrice, una rapsodia quantica)

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