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Il blog di Evoluzioni

d i a r i o

La pallina... da tennis

Ormai manco da casa da quasi una settimana. Andando in giro dormo in casa di altri, in altri luoghi, con altre atmosfere e rumori. La notte amo stare in ascolto, quando non sono troppo stanca da crollare subito addormentata.
Stanotte, anzi erano quasi le quattro, mi sono svegliata perché ho sentito il rumore di una pallina da tennis che cadeva. O almeno così ho creduto.
Una volta sveglia mi sono messa all'ascolto, ma il rumore non si è più presentato.
Mi è venuto quindi in mente che da ragazzina, a casa dei miei, quel rumore era ormai un ospite fisso. Qualcuno, la notte, sembrava divertirsi a lasciar cadere 'sta pallina, per poi riprenderla e lasciarla ricadere, con ovviamente i possibili rimbalzi che questa faceva...
Per lungo tempo ci siamo chiesti chi mai potesse avere 'sto passatempo nel cuore della notte!
Infine un giorno ho letto che la presenza di energie sottili si manifestava in genere con quel rumore, spesso poi associato ad altro, fino alle manifestazioni forti dei Poltergeist.
E in effetti al tempo di cose "strane" ne accadevano parecchie, come le lampadine che sembravano scoppiare, secche e decise, oppure quelle palle di luce che comparivano nelle foto accanto a noi.
In quella casa non ci abitiamo più, è stata rifatta e affittata.
Di palline non ne ho più sentite.
Solo stanotte qualcosa che poi non si è più ripresentato.
Chissà...

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I colori di oggi

Lo spiraglio
Color by COLOURlovers

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Il ciliegio in fiore

Da quando le ho comprate, le piante da frutto, ho dovuto iniziare a trattarle, a livello sottile, perché non stavano bene. Io non ho molto feeeling con la coltivazione dell'orto. Ho sempre avuto i giardini nel cuore e l'orto, di cui per me le piante da frutto fanno parte, mi lascia abbastanza freddina. Pur amando davvero le verdure!
Dunque le piante da frutto, unico inserimento "ortofrutticolo" fatto all'arredamento botanico del nostro terrazzo, non stavano molto bene. Io non ho esperienza in proposito, e le piante, come ogni essere vivente del resto, sentono se si trovano davanti uno che le saprà accogliere e curare, oppure no.
Così, accanto alle cure materiali adoperate, per altro con la classica incertezza del principiante, ho iniziato a fare loro i trattamenti energetici sottili. Quelli che ho sviluppato nel corso delle mie esperienze con le energie invisibili e che sempre di più sto adottando per riequilibrare i miei corpi sottili, quelli dell'ambiente in cui vivo (piante e animali di casa incluso), e quelli di coloro che me lo chiedono.
Questo ultimo metodo ho iniziato a sperimentarlo da questo inverno. Una delle primissime volte che l'ho provato ad applicare è stato per migliorare lo stato di una mia orchidea, che proprio non riuscivo a far riprendere. Con mia grande sorpresa questa davvero ha cambiato aspetto e ha ripreso il suo normale e produttivo ciclo vegetativo.
Il che mi ha dato la conferma che 'sto metodo funzionava. Cosa che poi ho via via sempre più appurato utilizzandolo tutti i giorni su persone e tutto ciò che, nel mio campo energetico allargato, sentivo potesse venirne beneficiato. Così appunto le piante da frutto.
Però non miglioravano, anzi, a un certo punto, inspiegabilmente, hanno perso completamente tutte, ma proprio tutte, le foglie. Mah, pensavo, chissà cosa sta succedendo.
Mi era pure venuto in mente che potesse trattarsi della crisi di guarigione, in cui si incappa quando il trattamento va a smuovere grosse tossine, però fino a quando non vedevo un possibile miglioramento a 'sta devastazione quell'idea rimaneva solo una speranza.
Poi il fico si è ripreso: sono comparse nuove foglie, belle, verdi, decise, e abbiamo gustato i primi fichettini: deliziosi.
Il ciliegio invece ha continuato la sua lenta e inesorabile defogliazione. rimanendo lì nudo e fermo per qualche tempo. Poi sono comparsi boccioli, piccoli piccoli ma ben intenzionati. Uno si è sviluppato con grande velocità e stamane abbiamo constatato che è fiorito!
Allora, davvero, era in corso la crisi di guarigione!
E' incredibile osservare questi processi davvero inspiegabili, quando questi si manifestano evidenti nelle piante!
Che soddisfazione!

Tapping in italiano

Un'amica mi ha passato questo link, in risposta ai miei in inglese e americano che le avevo mandato. Se anche qualcuno di voi ha difficoltà a comprendere questa lingua e necessita dunque di un qualcosa in italiano, ho trovato questo sito e l'istruttore davvero buoni. Più europei delle classiche traduzioni dall'americano, che riprodotti in italiano per me stonano davvero. Qui in questo sito Guarigione naturale, ho trovato un rigore semplice e senza calcature, caratteristica quest'ultima dove in genere gli europei invece eccedono. Sappiatemi dire se vi è piaciuto!

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Relazioni sinergiche

Implicano la responsabilità di ognuno di apportare bellezza e armonia allo spazio comune nel rapporto.
Cosa significa? Che forse si deve assumere una maschera e accantonare le inevitabili disarmonie che rabbuiano l’animo e il cuore? No di certo. Ma c’è una grande differenza fra il riversare, o anche solo il lasciar trapelare addosso a coloro che sono insieme nella relazione la propria frustrazione o alienamento e, invece, il condividerlo. Il primo modo sfrena le energie dissonanti che si muovono dentro noi; il secondo apre il proprio cuore agli altri e chiede il loro supporto per lenire il dissesta mento che si sta sperimentando.

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sono viola...

VIOLET

You surround yourself with art and music and are constantly driven to express yourself. You often daydream. You prefer honesty in your relationships and believe strongly in your personal morals.

Find out your color at QuizMeme.com!


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Collocarsi

Come dicevo ieri, proprio giocando con i colori, mi sono resa pienamente conto di quanto importante siano i giusti abbinamenti con altri colori e con le forme più indicate.
Un determinato colore cambia totalmente se inserito accanto a dei colori il cui insieme lo fa, per esempio, diventare apprezzabile, se prima lo percepivamo come antipatico; oppure, di contro, ciò che si sentiva bello diventa incredibilmente "brutto", stonato, se assieme ad altri colori, magari belli di per sé che però assieme a quello specifico colore lo fanno risultare fastidioso.

Quindi, ragionavo ieri, lo stesso accade con le persone e le situazione. Una persona splendida, in un determinato contesto può divenire invisibile e inutile - nel senso che non può utilizzare le proprie caratteristiche. Altre persone, magari discutibili, nel giusto contesto diventano invece sinergiche compagne...
Mi viene in mente quanto Del Giudice sottolineasse gli effetti ottimali della Coerenza di specie:
... un insieme di corpi , quando essi fossero in grado di mettere in fase (cioè di far risuonare) le loro fluttuazioni quantistiche, [danno vita a] un'interazione attrattiva. Data la sua fluttuabilità, un sistema quantistico ha la possibilità di esplorare l'ambiente circostante e perciò di scoprire quale sia la configurazione di minima energia... (Dal mio articolo: La coerenza di specie)
Più avanti nell'articolo sintetizzo l'importanza della Coerenza di specie:
In parole più comuni, quanto spiegato dal professor Del Giudice conferma ciò che la fisica classica non prevede ma che, attraverso le scoperte della fisica quantistica si è arrivati ad appurare, ovvero come i corpi possono, grazie alla fluttuabilità posseduta dalla materia, trovare ciò con cui entrare in risonanza e assumere un aspetto coerente, in fase, cioè sincronico tra loro.
Questa “coerentizzazione” porta i vari sistemi che compongono il gruppo in fase, che Del Giudice rapporta a i componenti di un corpo di ballo, a:
1) una rigenerazione energetica del singolo innanzitutto – in quanto viene ceduto all'esterno l'eccesso energetico non metabolizzato, causa primaria di malattie;
2) anche a una compattizzazione dell'energia nel gruppo stesso, che diventa fortemente protettiva nei confronti dei singoli, difendendoli dalle intromissioni esterne.
Dunque è quanto mai importante collocarsi nel contesto in cui si potrà esprimere se stessi e le proprie potenzialità al meglio. In altre parole è importante trovare, ciò che del Giudice chiama, il Gruppo di appartenenza.

Oggi, con questo "buonismo" dilagante e insulso, ci si continua a far violenza per cercare di essere buoni. A parte il fatto che tutto ciò che è imposto non rappresenta certamente quello che si è dentro. Se ci si impone bontà è perché non si è buoni!
Questa forzatura impedisce al contempo di comprendere le proprie qualità e soprattutto di convalidare la ricerca personale che porta a voler trovare i propri "amici", ovvero di coloro che spiritualmente ci corrispondono.
Del resto, in un'orchestra, i violini stanno da una parte e le gran casse dall'altra. In una sinfonia non si può dire che i violini siano migliori dei tamburi. Ci vogliono entrambi per creare la bellezza della melodia. Però ognuno nella giusta collocazione e insieme ai suoi compagni!

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Le giuste connessioni

Alla fine mi sono iscritta. Dopo mesi che lo frequentavo 'sto sito, affascinata come non mai dalla possibilità di esplorare i colori, ieri mi sono decisa e ho aperto il mio account come ColourLovers
Quello che mi affascina, non è solo la magnificenza dei colori, ma il loro insieme.
Non è facile.
Anche colori che si amano, messi poi assieme possono risultare piatti. Inoltre gioca un ruolo fondamentale anche le forme e la quantità di colore messo accanto agli altri. Un insieme che visto così magari non dice nulla, se si trova il giusto pattern diventa interessante!
Diceva Henry Matisse: "Una tonalità, da sola, è unicamente un colore. Due tonalità possono invece diventare un accordo, una vita".

Così mi accorgo che lo stesso accade quando le energie di due persone, o di tre o di più, si incontrano nel giusto pattern. O campo energetico... ma ne parlerò più avanti!

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Spoons - Cucchiai

Come dicevo nel post Il bandolo della matassa, ci sono delle emozioni negative che si fissano in noi e continuano a perpetrarsi nel tempo e oltre al tempo... Imponendoci le nostre reazioni coatte in risposta a quelle situazioni che fanno da triggers - ovvero da fattore scatenante.

Chi, come me, ama il British Humour conoscerà sicuramente il simpaticissimo attore Simon Pegg (Shaun of the Dead). In un esilarante sketch: Spoons, della serie Big Train, proposta dalla British Television, assistiamo alla presentazione di un nuovo responsabile che si introduce agli impiegati con cui lavorerà. Durante questa conversarione confessa poi con nonchalance di avere una fobia. Il nome di ciò che gli procura reazioni disastrose è scritto su un foglietto di carta, che il responsabile - Simon Pegg - tira fuori dalla tasca e fa passare agli stupiti impiegati che leggono la parola: Spoons, ovvero Cucchiai.
In quel mentre arriva un ritardatario che era andato a prendersi un tè e che, accanto alla tazza, maneggia un cucchiaino. Nella frazione di un secondo succede tutto, lasciando gli impiegati e noi che assistiamo, senza parole.

Ecco il fattore scatenante è apparso e la reazione coatta è immediata e irrefrenabile. Oggetti e situazioni di per sé innocenti ci scatenano il finimondo dentro perché associati a situazioni emotivamente molto forti e negative.
Non tutti sono però così evidenti, per la maggior parte le reazioni sono subdole e per questo anche più "pericolose" perché non ne riconosciamo il reale danno alla nostra autorealizzazione. E così viviamo continuamente costretti, quando invece potremmo liberarci.

Non tutti hanno però voglia di farlo. Rimaniamo comunque una razza, in cui davvero la pigrizia è la madre di tutti i nostri problemi!

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Un omaggio



Desidero fare un omaggio a un artista che trovo quasi insuperabile nel suo modo di esprimere lo spirito degli animali in natura: Marcus Parisini.
Di loro rappresenta quella forza dell'esserci, che per me è l'insegnamento. Esserci, in quella completa aderenza alle proprie caratteristiche ed energie.

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Spesso amiamo i nostri problemi

Uno scambio mail con un'amica mi ha fatto ricordare che spesso, non si riesce a procedere, perché ci attacchiamo ai problemi. Una specie di sindrome di Stoccolma con le problematiche. In buona sostanza è sempre quello il risultato: si sviluppa un legame con i rapitori, che siano persone o situazioni, c'è quella morbosa connessione che ci impedisce di procedere.

In quei frangenti ho constatato che c'è ben poco da fare. Le persone, a livello razionale, si accorgono del danno arrecato da certe situazioni in cui continuano a stare, ma non c'è la forza necessaria a tirarsene fuori. Sembra che manchi la motivazione profonda. Mi viene in mente che Freud sosteneva che fra le molte decisioni che uno prende, una sola è veramente efficace: quella che attinge la sua forza da una potente libido – ovvero dalla forza vitale primaria.

Per poterla riattivare 'sta forza, l'unica soluzione è quella di passare dal fisico che, dopo tutto, è la reale interfaccia con lo Spirito! Vedi i punti chiave a tal proposito. Per cui, per tornare a quello che con l'amica si stava discutendo, dopo tutto l'EFT che si rivolge alle connessioni nervose intasate (i meridiani energetici) potrebbe davvero essere una sana soluzione!

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Karmapac...

Uno strano pupazzetto girava per casa. Una specie di mostriciattolo, simpatico anche, sul violaceo, che qualcuno dei ragazzi che segue mia figlia le doveva aver regalato. Non le piaceva però, ma stava sempre tra i piedi. Forse anche per colpa delle micie che lo riprendevano.
Un giorno, ritrovandecelo di nuovo in giro, mi è venuto da dire che era come il Karma: finché non lo collochi quello si ripresenta. "Che pacco 'sto karma!" sbottò mia figlia, e così il mostriciattolo ha trovato il suo nome Karmapac, appunto.

Il commento lasciato nel post precedente mi ha dato lo spunto per parlare del Karma. Sebbene possa sembrare un Maestro buio, lo è fino a quando non capiamo. Nel momento che si comprende la sua luminosità si rivela e così la forza propulsiva del suo aiuto. In astrologia è Saturno, chiamato anche il Signore del Karma che l'astrologia classica (quindi non quella esoterica) ha sempre definito il portatore di sfortune. Queste però ce le porta se ci rifiutiamo di vedere ciò che ci vuole mostrare e di cui dobbiamo prendere atto.
Se invece si è disponibili e aperti, ma soprattutto umili nel riconoscere l'errore, la sua guida diventa un portentoso aiuto che ci apre le porte.

Gustav Holst, un teosofo e musicista inglese, compose una magnifica opera The Planets, che di solito faccio ascoltare quando insegno l'Astrologia che ho messo a punto. La sua capacità di cogliere l'energia emessa dai vari Pianeti, che poi influiscono nella nostra vita, è strabiliante.
Quando si ascolta Saturno il suo cupore è massiccio, lento, non dà scampo, stringe in una morsa che sembra davvero una morte lenta e senza fine.
A un certo punto però le cose cambiano, avviene una presa di coscienza e il cielo interiore si rischiara. La leggerezza delicata che si manifesta allora, diventa una guida e un totale conforto: si è amati, c'è un senso che ci illumina e noi, nella gratitudine, sentiamo di appartenere finalmente a quella dimensione.
Ecco, questo è il karma!

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Il bandolo della matassa

A quanto pare ci sono emozioni che si fissano in noi e si perpetuano nel tempo, superando i confini delle varie nostre incarnazioni, ripresentandosi così, puntuali, vita dopo vita, fino a quando, finalmente, si arriva a scioglierle.
Sì perché si tratta di emozioni non risolte. O perché una forte tensione ce le ha fissate dentro, o perché non abbiamo finito di viverle e sono quindi rimaste a metà, o perché un trauma ce le ha "congelate"...

Sembrerebbe proprio che siamo dei contenitori di "emozioni" da risolvere, e che ne abbiamo parecchie dentro da sistemare. E non solo di nostre, ma anche quelle dei nostri antenati con cui siamo in risonanza. Energie imprigionate nell'insoluto, che si infiltrano nei corpi della progenie più corrispondente, e che, infine, riuscendo noi a stemperarle, arriviamo ad aiutare pure loro, i nostri avi, a pulire il loro karma...

Entriamo nella vita con un carico che ci condiziona e costringe, di cui è importante liberarsene sciogliendo le occlusioni. Diverse tecniche dell'Energy Psychology mirano a tale scopo. Fra le molte che sto valutando ormai da un pio' di tempo, fra cui l'EFT (Emotional Freedom Techique) che si rifà al Do In, una tecnica di automassaggio, a base di picchiettamenti e altre simili stimolazioni dei canali energetici sottili, insegnati dalla Medicina Tradizionale Cinese, mi è piaciuta per essenzialità e immediatezza, anche e soprattutto del video presentato, quella di Tapping (in inglese). Su You Tube c'è tutta una serie di loro sequenze. Ma come queste molti altri i video a disposizione di tecniche simili o uguali proposti da altri operatori.

Nella loro pagina web portano alcune informazioni immediate che ho qui sintetizzato:
When we are emotionally attached to a thought, or to a feeling, this becomes a belief.
A Belief is a Thought that we are Emotionally Attached to.

Good emotions occur when nervous energy can roam freely in the body. Bad emotions occur when nervous energy gets stuck.
This is why we feel different emotions in different parts of our body. Sometimes we feel nervous in our stomachs, stress in our shoulders, fear in our hands, etc. Energy is trapped in nerve channels that run through those parts of the body.

The emotion that is attached to a particular belief might be very strong, so we don't even notice the belief, just the feeling. It might be very weak so we don't even notice that there is a feeling attached to the words. But the feeling is there, otherwise we would not hold the belief.

Tiredness and Hunger (and probably needing to pee and all sorts of other body signals) are interpreted by the body as a negative feeling. They are very useful negative feelings as if we don't listen to them we pass out or starve (or burst!).

Sometimes though, we associate, say, tiredness, with say, sitting in a lecture theatre. This particularly happens when we spend three years at University sitting in lecture theatres tired, hungover, bored, and confused.

Similarly, who knows what our minds associate with being hungry. We can certainly associate it with sitting in a seminar room. Our minds are wonderfully powerful learning machines, and all it takes is one time when you were really hungry and sat in a chair, to associate sitting down with hunger. When that association is triggered we feel FakeHungry or FakeTired, and the system is designed so that you can't tell the difference between that and the real thing.
Tapping Balances the Nervous System

When we tap, we say the belief out loud to bring up the corresponding emotion in the nervous system. Then we tap the various points to reset the system. Each point is the end of a nerve channel in the body. Tapping sends a shockwave down that channel.

There is no easy way to know which nerve channel is holding a particular emotion, so we just tap them all. Sometimes when you have done a lot of tapping you'll be able to just feel where it is, and you'll feel it clear as you tap it.

When the emotion is gone, your mind is no longer attached to the belief. Suddenly your mind is free to re-process it, and realise it isn't true or that there are easy ways around it.

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L'ultimo comando

In diverse scuole esoteriche, quelle di una volta - per intenderci -, l'adepto seguiva un percorso davvero severo. Il riconoscimento di sé stava alla base. Su questa prima istanza poi veniva lentamente costruita l'opera, che consisteva nel miglioramento di certi atteggiamenti e nell'indirizzamento quindi delle forze ricomptattate.
La disciplina era intensa e il lavoro davvero estenuante. Le regole imposte molte e così i diversi compiti che l'adepto doveva assolvere e i vari esami da superare.
Nel tempo la persona cresceva in maturità e autorevolezza, che ovviamente non è autorità, bensì quella solidità che direzione naturalmente, senza imposizione.
Per testimoniare la sua preparazione e quindi la sua capacità di autonomia che avrebbe dimostrato la fine del percorso come adepto c'era l'ultima prova da superare.
Chi arrivava a quel punto si trovava di fronte a un grosso dilemma. Il comando ricevuto e da assolvere contrastava in una qualche misura con le conoscenze sviluppate.
Il problema era però che, in quanto adepti, non si poteva certo essere sicuri che quel comando, così esplicitato, non contenesse una ulteriore rivelazione che, ubbidendo, si sarebbe manifestata.
Quante volte l'insegnamento procedeva in quella maniera, con "ordini" strani che, eseguendoli, si permetteva all'adepto di comprendere la lezione.
Dunque che fare?
In molti decidevano infine di ubbidire a quel comando. Alcuni, anzi mi correggo, solo pochi, e non senza grossi tremestii interiori, decidevano di non ubbidire e svolgere il compito in base alle conoscenze ormai sviluppate.
Ebbene questi ultimi erano infine quelli che dimostravano di aver superato "l'ultimo comando", in cui l'autorità esterna veniva sostituita da quella interiore e personale che ora, dimostrava di possedere la naturale autorevolezza per farlo!

Oggi in tanti pensano di fare di testa propria senza aver prima superato il periodo della conoscenza. Chi invece si è duramente applicato a seguire una disciplina corre il rischio contrario, ovvero quello di non sapere più uscire da quelle limitazioni imposte, che servivano solamente a prepararlo, non a completarlo. Il completamento avviene quando si decide di lanciarsi, nonostante la paura di sbagliare, o di offendere, o di far del male... Ma è solo questi che possono farlo, chi prima non si è preparato, lanciandosi conclude solo grossi danni!

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Vento

Oggi è stata una giornata di vento, di quello che tira giù le foglie dagli alberi e fa pensare all'autunno...
L’avvicendarsi delle stagioni climatiche accompagna il turno di quelle personali; poiché la memoria tende a radunare gli accadimenti e le persone del passato in periodi di tempo, suddividendoli, in un certo senso si ha l'impressione di aver già vissuto più vite, ciascuna col suo decorso compiuto. Anche attraverso gli oggetti il tempo consolida l’autorità che gli è data dai nostri ricordi. Finisce l’estate, ancora una volta, comincia l'autunno. Imparare dagli alberi, mi dico, fanno tesoro di ogni clima. (Da Currenti calamo)

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Sophrosyne

"Prudenza e consapevolezza dei propri limiti" non per impedirsi l'espansione ma, per assurdo che possa sembrare, per incentivarla! Sophrosyne (σωφροσύνη) è la qualità che ogni vero e onesto ricercatore dell'evoluzione interiore dovrebbe adottare!

Ps - Un'amica, stasera, mi ha inviato una ulteriore definizione semantica della parola: Sophrosyne è un'armonia tra le parti, una consonanza (symphonia), che garantisce ad altre virtù di manifestarsi assieme nella loro interezza.
Certo che i Greci avevano una finezza nel cogliere le sfumature dell'animo davvero impareggiabile!

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Rimanere senza parole



A volte le parole sfuggono, perché i concetti non sono abbastanza chiari e definiti. Altre volte invece la stanchezza spegne le cellule cerebrali e ci si trova disconnessi...

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I piccoli piaceri della vita



Nel blog Laissezfaire trovo questo post in cui si propone la bellezza dei piaceri semplici e caserecci. E' vero, sono situazioni che riscaldano il cuore. Tuttavia ho constatato che esattamente le stesse cose possono però intrappolare. Si sognano nicchie calde e accoglienti che, nel loro tepore, ripropongono quasi l'utero materno in cui ci si vuole rifugiare.
Va bene ogni tanto farlo, ma quando questo diventa una necessità, allora non credo che sia più salutare. Che siano fughe o un bisogno di nascondersi, se sono reazioni continuate ebbene, sicuramente, lì dietro c'è qualcosa da sistemare!

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Lo spazio tra noi

Stavo pensando all'importanza dello spazio che si deve mantenere tra gli esseri umani. Si chiama spazio prossemico e indica quella distanza che si reputa necessaria per sentirsi al sicuro. All'inizio serviva per avere abbastanza spazio di fuga e veniva calcolato essere corrispondente alla lunghezza del proprio braccio. Poi si sono rilevate delle differenza, a seconda delle persone con cui ci si trova.

Con persona intime si sta a una distanza massima di 30-45 centimetri. Con gli amici e conoscenti in genere si sta a dai 30-45 centimetri fino al metro circa. Nel sociale si sta da un metro a tre.
A questo proposito mi venuto in mente che nel nord Italia, lo spazio prossemico sociale è maggiore a quello che si dà nel sud. Mi ricordo infatti il disagio provato dal sentirmi continuamente "invasa", bonariamente, quando mi è capitato di trovarmi al sud. O ancora adesso, se in giro, qui nel nord, mi si avvicina una persona del sud tenderà a starmi più "addosso", mentre io, istintivamente, retrocederò...
In altre parole lo spazio prossemico indica lo spazio personale che si tende a mantenere nelle situazioni normali (ovviamente si si deve stare in metrò nell'ora di punta non ci si starà a formalizzare se l'ombrello del nostro vicino ci sta quasi impiantato sotto a una scapola...)

Un amico mi ha fatto notare quanto sia importante lo spazio, anzi la giusta distanza, anche nelle relazioni più intime e personali. Abbiamo constatato che solo mantenendo quella giusta distanza, che è generata dalla libertà individuale di essere, si riesce a stare insieme in modo davvero sinergico, senza correre il rischio di annullarsi e venire annullati dall'altro.

Il problema è che invece le persone anelano a quella fusione totale e totalizzante. Questo credo che derivi dal fatto che ci si sente incompleti e si cerca così la completezza nell'altro. Errore più grande non si può fare!

(PS - Ho trovato un post interessante sulla "bolla prossemica" al link indicato e il blog tutto è consigliabile!)

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Il disagio

Questo post risponde al commento lasciato in quello precedente.

Come fare allora a portare "il così sopra" nel "così sotto" permanendo in equilibrio ? Non è necessario "sporcarsi le mani" e quindi "intossicarsi" per comprendere la miglior via?

E la domanda che più mi assilla: come portare cio che "sognamo" in questa realtà così diversa e a volte cosi opposta?

Grazie

Eh, sì, bisogna "sporcarsi" le mani, anzi, a volte sporcarsi proprio tutti. E' così che si riconosce il "terreno" in cui ci si trova. E quello sporco agirà dentro stimolandoci a uscirne e a cercare quelle vie, più luminose.

Il "così sopra" però, non dimentichiamolo, risponde sempre al nostro "così sotto".
Se vogliamo richiamare un "così sopra" migliore dobbiamo noi emettere il giusto richiamo, la giusta nota, diventando un "così sotto" con quelle frequenze.

Il miglioramento della nostra nota avviene non teoricamente, con la distanza che osserva e "non si sporca le mani", e quindi non sperimenta. Ma appunto vivendo l'esperienza, lasciandoci anche macerare da quella.
In quel malessere totalmente riconosciuto e accettato, se ci poniamo in posizione propositiva, che non fugge dal disagio prendendo la prima via d'uscita che capita, avviene qualcosa dentro. La coscienza si allarga ed è in quel momento che cresce e migliora la sua nota. A quel punto potrà scegliere dove dirigersi.

Un caro amico mi disse un giorno una frase: "Fermati, stai nel disagio e osserva bene la situazione. Quando sei sicura del prossimo passo, che senti come stabile ed efficace, allora muoviti!"

La resistenza è importante, non quella del sacrificio che si sopporta perché non si sa lottare. Ma quella che attende il giusto momento.

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