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Il blog di Evoluzioni

d i a r i o

Lila: il gioco cosmico

Viene chiamato Lila, quel "gioco" del divino che a noi piccoli esseri umani risulta in genere incomprensibile, a volte uno scherzo, un gioco appunto.
Principalmente è lo specchio: se noi siamo vuoti ci ritorna il vuoto, se siamo dubbiosi ci ritorna l'instabilità, se siamo rabbiosi ci ritorna l'aggressività, e via dicendo.
Il problema è che in genere non ci rendiamo davvero di quello che siamo realmente. Magari siamo tremendamente vuoti e noi ci pensiamo pieni, per cui facciamo fatica a interpretare quello che Lila ci ritorna. "Ma come" ci diciamo, "come faccio ad avere in cambio questo quando io non sono così?".
E invece lo siamo!
Dunque ci sarebbe davvero da andare a investigare il reale stato della nostra interiorità per poi riempirci di divino. A quel punto la ricchezza interiore sarebbe reale!

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Omaggio a Roerich

Per me l'arte non può essere solo maestrìa nel rendere manualmente l'immagine della realtà. Io ho un po' una visione etica dell'arte, nel senso filosofico del termine. Ovvero l'estetica ha anche un dovere etico per me. Chiaro, non saranno tutti d'accordo e va bene. Per il nutrimento del mio animo e per il mio benessere io opto però per l'elevazione spirituale anche nell'arte. Che, capiamoci bene, non ha nulla a che vedere con l'emozionalità intensa e fantastica di molti autori "new age". L'arte spirituale ha da un lato pulizia di forme e colori e dall'altro quella classicità che non trascende. L'esempio più completo me lo offre Roerich, di cui avevo scritto diversi anni fa e che ora ripropongo, in connessione con la pagina dedicata agli aforismi del maestro Morya, che la moglie di Roerich, Helena aveva trascritto.

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Passato remoto familiare

Non so quante volte ho guardato e riguardato la foto di mio nonno, la cui vita ha segnato la sua famiglia e di conseguenza anche la mia. E' passato alla storia come il primo attentatore alla vita dell'allora primo ministro Francesco Crispi.
Anarchico, all'inizio repubblicano, poi sempre più esasperato nelle idee e nelle azioni.
Rifiutato dalla sua terra che lo "disconobbe" e lo perseguitò per aver osato sfidare il potere baronale di questo "caligoliano" Crispi, che nella politica non eccelse sicuramente per bravura.
Mi ha contattato uno storico, Giuseppe Galzerano, che si occupa dei movimenti anarchici di fine Ottocento e in uno dei suoi ultimi libri in preparazione ha dedicato un intero capitolo a mio nonno (vedi la storia).
Così mi viene, nuovamente, da guardare la foto di questo mio nonno, così bello, raffinato nel vestire e nella cultura, dagli occhi carichi di ideali e di morbidezza, che mai riuscì a realizzare con onore, finendo invece in ciò che allora fu davvero un grande disonore. (Clicca sull'immagine per ingrandirla)

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Hic sunt leones

Con questa dicitura i romani contrassegnavano quelle zone dove non si erano ancora avventurati a conquistare, e per tanto, essendo a loro inesplorate, potevano essere rischiose, con i "leoni" appunto.
Nella nostra interiorità ce ne sono molte di queste zone di possibili leoni. E a volte accade che da quegli spazi lontani si alzi un movimento che giunge fino a noi. Poiché arriva da zone inesplorate, non ne comprendiamo bene il linguaggio, che in genere è quello arcaico delle immagini, dei sogni, delle visioni, dei simboli, frammischiati di sensazioni primitive, che ovviamente ci spaventano: per dirla come Freud, ne veniamo "perturbati". Siamo esseri civilizzati noi, che niente hanno a che fare con quelle pulsioni istintuali che magari si "mascherano" pure di sacralità. Come il vignettista Francesco Altan potremmo affermare: "A volte mi vengono in mente pensieri che non condivido!" E così, ben pensando, cerchiamo di ritornare alla nostra conosciuta e accettata normalità, perché è importante mantenere nella norma il nostro assetto interiore!

Quando l'inconscio, la zona appunto dei leoni, ci ventila sensazioni inaccettabili per il sentire comune ci rifugiamo nelle norme. Ed è una reazione scontata, perché il turbamento è in genere feroce. Ci si ritrova raffigurazioni interiori familiari, che però vengono proposte in modo insolito e inquietante, come uno di quei quadri "strani" di Salvator Dalì.
Sebbene spaventati, se però ci addentriamo in quelle zone, sentiamo che sono tremendamente vive e pulsanti. E infatti Freud sosteneva che è solo attingendo la propria forza da una potente libido – ovvero dalla forza vitale primaria - che saremmo davvero sicuri di prendere decisioni efficaci che guiderebbero verso esistenze piene e soddisfacenti.

Ma i leoni ci spaventano, meglio stare come pecore fra le pecore. O forse no?

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Il signore delle mosche

"Lord of flies" è il titolo di questo libro famoso, scritto nel 1952 dall'inglese Williamo Golding (vedi). Si parla della incredibile facilità con cui il male si genera (e infatti il titolo ripropone uno dei tanti modi di indicare il diavolo!). Il male è omnipresente, costantemente all'opera, indefessametne attivo e noi, proprio come i bambini della storia, ci buttiamo a capofitto nel gioco, perdendo così spesso la possibilità di salvarci, visto che siamo troppo presi dalle distrazioni del mondo.
Ma anche quando non è la nostra leggerezza a fregarci, un'altra nostra falla sta sempre in agguato da dentro di noi.
Molte sono le tentazioni offerte nel menu della vita, così sottili e intelligenti che noi, poveri allocchi, nella prosopopea di sentirci superiori, non riconosciamo la sua azione. Nel film "The devil's advocate" (vedi scheda in italiano), dopo tutte le battaglie morali superate e vinte dal protagonista, sarà quel sottile velo di narcisismo a riportarlo nella malefica dimora del signore delle mosche...
E infine quello che ancora considero appetitoso antipasto verso la portata principale offerta dal nemico: il mentale. Che sebbene si possa associare anch'ess al narcisismo, io qui lo intendo come elaborazione dotta e articolata del mentale che crea le condizioni.
La leggerezza di cui dicevo prima è la pigrizia del fisico; il narcisismo divampa tra le emozioni; la cerebralità è sovrana nel mentale.
Il raziocinio, che dovrebbe essere un mezzo, quando passa dalla parte di chi crea le regole, diventa sterile. Il "buon senso" di chi calibra ciò che conviene da ciò che è inappropriato. Certo che è necessario, ma non quando riduce l'essere umano in schiavitù, stoica e inflessibile, annichilente per l'anima. Così, riprendendo le parole di Ibsen anche io, come lui, mi sento di affermare: "Lo spirito di compromesso si chiama Satana". Quei compromessi per bene che niente hanno di misericordioso. "Casa di bambola" (vedi) lo dimostra in pieno.

Dentro di noi sta il baratro: possiamo avventurarci in quelle zone pericolose, e inavvertitamente caderci dentro. Oppure possiamo previdentemente allontanarcene, per scoprire così che ci sono luoghi, nella nostra interiorità, che invece del buio, ci guidano verso spazi di luce. Ma bisogna essere coraggiosi per questo. Non tutti lo sono.

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Tempo non tempo

Organizzandomi il lavoro, non riesco mai a tenere in considerazione le festività: semplicemente mi dimentico che esistono. Così, "scopro" ora che domani è festa, e io che mi ero organizzata la giornata come se fosse normale, mi ritrovo ora a dover sistemare il mio tempo in un altro modo.
Con la questione tempo ho davvero dei problemi. Me ne accorgo ormai da una vita. E' come se non riuscissi a interagire con il tempo umano, quello fisico della vita quotidiana, e proceda costantemente con il tempo mio, quello interiore, che in genere non collima con quello esteriore.
Se prima me ne facevo un problema, e anche una vergogna (ma come, una "organizzata" come me, come può dimenticarsi del tempo???), ora comincio invece a pensare che in effetti è lì, in quell'altra dimensione che ci si dovrebbe spostare. Ovvero, fare le cose nella dimensione terrena, ma con l'animo stare bene ancorati in quell'altra...
Però è anche vero che così facendo collimerebbero solo coloro in grado di incontrarsi nell'altra dimensione, a livello sottile, dove le anime interagiscono.

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