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Il blog di Evoluzioni

d i a r i o

La falsa memoria

Spesso non si tiene abbastanza conto del fatto che gli eventi negativi vissuti, non è detto che siano stati davvero così oggettivamente negativi.

Inizialmente per Freud il traumapsichico rappresentava una reazione ad un evento reale, oggettivo. Col tempo egli stesso prese consapevolezza del fatto che i ricordi riferiti dai pazienti, in trattamento analitico, non potevano essere considerati tracce mnesiche d’eventirealmente accaduti, ma rappresentavano, spesso, elaborazioni fantastiche, successive dell’evento, o costruzioni mentali, senza alcuna base reale. In ambito psicoanalitico, fu abbandonato il modello della causalità meccanica e della temporalità lineare.
Gli effetti psicopatogenetici, prima attribuiti agli eventi traumatici, furono attribuiti successivamente alle trasformazioni intrapsichiche che i ricordi diquesti eventi avevano subito, sotto la pressione di potenti fattori inconsci.
La scoperta degli effetti patoplastici esercitati dall’inconscio ha ridotto sensibilmente, da allora, l’attenzione rivolta dagli psicoanalisti ai reali eventi traumatici, avvenuti nell’infanzia. Non si può definire traumatico un evento "a priori" senza tenere nella giusta considerazione la vulnerabilità individuale. [Tratto da Manna]

Questa osservazione è molto importante per la "guarigine". Infatti, se è la "memoria" del soggetto a "falsare" l'evento, questo accade per una troppa vulnerabilità del suo intimo, che legge come devastanti eventi che, oggettivamente, non lo sono. Nel momento che si rinforza la sua interiorità gli stessi eventi piano piano decantano! Bisogna quindi, come si dice in naturopatia, rendere più forte il terreno, così che gli attacchi non possano prolifeare.

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A volte si dimentica l'essenziale...

Mi è arrivata via mail e leggendola mi sono accorta che davvero capita. Ci perdiamo in ragionamenti elevati dimenticandoci che qui sulla Terra ci sono forse altri pensieri a essere prioritari!

Sherlock Holmes e il dottor Watson sono in campeggio. Dopo una buona cena e una bottiglia di vino, entrano in tenda e si mettono a dormire. Alcune ore dopo, Holmes si sveglia e, dopo aver dato un'occhiata in giro chiama col gomito il suo fedele amico: "Watson, guarda il cielo e dimmi cosa vedi".
Watson replica: "Vedo milioni di stelle".
Holmes: "E ciò cosa ti induce a pensare?".
Watson pensa per qualche minuto: "Dal punto di vista astronomico, ciò mi dice che ci sono milioni di galassie e, potenzialmente, miliardi di pianeti. Dal punto di vista astrologico, osservo che Saturno è nella costellazione del Leone. Dal punto di vista temporale, deduco che sono circa le 3 e un quarto. Dalpunto di vista teologico, posso vedere che Dio è potenza e noi siamo solo degli esseri piccoli e insignificanti. Dal punto di vista metereologico, presumo domani sia una bella giornata.. Invece tu cosane deduci?".
"Watson, accidenti... qualcuno si è fregato la tenda...".

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Colpi

E' un bus doppio quello che prendo da Lodi per tornare a Pavia. Lo prendo al volo e mi ritrovo a occupare uno spazio lasciato libero, di fronte a una "coppia" di giovani africani. E' come essere in treno con i due sedili che fronteggiano altri due sedili, e in mezzo un tavolino su cui poso i miei libri. Lì, di fronte a loro, è ovvio che mi ritrovi a osservare questi due personaggi seduti davanti. Non so se siano una coppia, di certo sono un lui e una lei che condividono quel tratto di strada e si conoscono. La lei è in carne, ha un'aria annoiatissima e guarda fuori dal finestrino non prestando la minima attenzione a quel lui che parla da sempre. Sin da quando sono salita lui sta parlando, concitato quasi e con quello sguardo fisso, un po' ossessionato, che a volte capita vedere.
Ci metto un po' a capire che parlano francese. Il francese degli africani ha una "musicalità" diversa. In effetti, per come è sincopato, sembra più una lingua africana, solo in seguito, continuando ad ascoltare con più attenzione, si cominciano a identificare le parole francesi e, piano piano, si comincia a capire.
Così mi ritrovo nel mezzo della storia di questo lui, a quanto pare a caccia di compagnia, anzi, di donne. Ormai nel mezzo del suo racconto capisco che in un passato recente era andato in questo bar dove sembrerebbe vada spesso. Quella volta di cui sta raccontando alla tipa accanto, annoiatissima, che ogni tanto gli concede uno sguardo lontano, non aveva però trovato nessuna da agganciare. Tuttavia, quando se ne stava andando, è stato "agganciato" lui da una donna bianca sui cinquant'anni che gli ha offerto da bere e poi lo ha invitato a casa. A quanto pare c'è poi andato e quindi rimasto, intessendo una davvero strana relazione con questa tipa che, a sentir lui, lo supplicava in continuazione di rimanere con lei, mentre lui le aveva detto ben chiaro che rimaneva, ma sarebbe rimasto libero di andare e venire come desiderava. Poi un giorno, l'insistenza di questa donna nel supplicarlo di stare con lei ha raggiunto il limite che questo giovane lui africano poteva sopportare. Così lui è esploso e ha iniziato a picchiarla. Continuo a risentire le sue parole ossessive e monotone nella ripetizione costante di quella frase: "Je l'ais tapé, tapé, tapé" ... Ovvero "L'ho colpita, colpita, colpita", e io mi immaginavo la scena dove lui picchiava questa donna...
Poi sono scesi e io sono rimasta con questa sensazione spiacevole di una situazione tristissima che ha continuato a risuonarmi dentro colpendo anche me!

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Interrogativi

Le giornate spese a "combattere" i disguidi tecnici mi lasciano un senso di impotenza infinito. Una lettrice, caramente, mi ha "consolato" dicendomi che anche lei conosce molto bene "l'effetto Pauli", di cui appunto parlavo in qualche post fa descrivendo come le apparecchiautre entrino in risonanza con il nostro campo energetico e si "scombussolino"....
Di fatto è praticamente una settimana che ho speso a dipanarmi fra i vari malfunzionamenti che, invece di sistemarsi, aumentano.
Stamane mi sono detta che forse affronto male la questione. Mi innervosisco perché non ho chiaro il "nemico" da affrontare: è subdolo, è nascosto, spunta all'improvviso come un terrorista e io, che vorrei affrontare con logica la questione, mi trovo spiazzata. Specie poi se i tecnici che chiamo in mio soccorso non sanno pure loro capacitarsi di quello che succede.
Dunque, buona parte della mia irritazione viene anche dal fatto che non so "collocare" i disguidi, non me li so spiegare e, di conseguenza, mi sento incapace di affrontarli.
Prendendo la questione a mo' di metafora, mi sono vista come, nella vita, tenda a non saper gestire i problemi che non capisco.
Ma se la vita fosse invece un qualcosa che dovrebbe esulare dalla nostra comprensione, che cataloga, definisce e quindi limita? Allora sono proprio dura di comprendonio visto che arrivo solo adesso a tale considerazione!

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Commenti ignoranti

Chi non scrive per professione pensa che il farlo sia semplice: basta scrivere quello che si pensa, sente, o vuole. Invece non è così. Chi proviene da un percorso accademico già però conosce delle prime regolette di base: e cioè che se si vuole portare all'attenzione degli altri una propria idea si deve presentarla introducendo quelle teorie di altri personaggi - ben accettati e stimati dalla cultura e dalla scienza - che supportino il proprio pensiero. Una specie di premessa autorevole che dia le basi per accettare ciò che si andrà quindi a illustrare. Ovviamente si devono citare tali personaggi, con riportato ben chiaro da che loro opera siano state prese le varie citazioni.
Questa è la base di ogni scritto professionale.
Ma in molti non lo sanno. Anche molte nuove case editrici, nate dall'entusiasmo dei loro fondatori, che poi si buttano a sfornare sul mercato opere "fantasiose".
La fantasia appartiene al regno dei romanzi, qui ci si può sbizzarrire quanto si vuole. Ma quando si ha la pretesa di fornire opere che vogliono influenzare l'opinione pubblica è essenziale attenersi alla scrittura professionale.
Questo non lo sanno neppure i lettori e tutta quella folta schiera di persone che si autopubblicano, oppure che scrive in internet.
E così mi capita di ricevere commenti ignoranti, in cui mi si fa notare come nei miei scritti siano presenti tutta una serie di "scopiazzature"...
Che dire, forse dovrei stare a far notare loro che la scrittura professionale esige tale rigore e attenzione. Ma non credo che a tali personaggi ciò interessi.
Ho deciso invece di scriverlo qui e poi riportare il link... Chissà che mi eviti di leggere in futuro tali melliflui interventi!

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Il grido

Il miglioramento avviene soltanto se si accetta di entrare nel disagio creato da quelle situazioni che hanno smesso di "funzionare". Ma definirlo "disagio" è veramente un eufemismo! Disagio lo si può chiamare quando lo si cerca di oggettivare osservandolo. Quello che però è richiesto, per fare in modo che la crisi di guarigione maturi il risultato, è l'abbandono totale alle forze, quasi orgiastiche, della propria natura in rifacimento. Che ti dilaniano dentro, ti riempiono di pulsioni esagerate e impellenti, che si dovrebbero vivere proprio come si fa con un grande dolore fisico: arrendendosi. La resa è una distensione interiore che lascia entrare nel proprio corpo e nella propria psiche quelle forze che, come orde barbariche, scendono a distruggere l'ordine esistente.

Ogni decisione che si prende in questo contesto è sbagliata. Si tratta infatti sempre di decisioni dettate dal bisogno di riportare ordine, quando invece è il disordine a dover imperare.
Ogni decisione, che spesso sentiamo così pulita e giusta, è sempre il risultato di una chiusura a lasciarci divorare dall'anarchia che, come una dea Kalì, si scatena selvaggia nella nostra dimensione.
Noi vogliamo di nuovo ordine e armonia, così prendiamo quelle sagge decisioni, per ricomporre ciò che inizia a sgretolarsi. Solo che così interrompiamo un processo che non genera quindi la necessaria spinta a crescere al livello successivo.

Ma va bene così. Capita di non sentirsi ancora pronti al cambiamento. O meglio, la nostra struttura mentale non lo è. La nostra codifica interiore non lo è. Anche perché sarebbe fra le prime a saltare con il rinnovamento!

Tuttavia, quando infine capitoliamo, perché la vita comunque tornerà alla carica, e ci lasciamo trapassare dalla potenza primordiale della creazione che in noi si vuole rinnovare, il grido accorato di chi sta precipitando nel baratro più oscuro e urla il suo dolore, verrà ascoltato. E infine, come per incanto ci si sveglierà in una dimensione nuova, accogliente, luminosa, che sentiamo ci corrisponde totalmente. E il passo sarà fatto. Il corpo, esperita la prova del travaglio, concepirà la nuova coscienza!

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C'è amore e amore

Ho una certa sincresia con l'"amore". Lo si predica troppo e applica davvero poco. Quanto più lo si annuncia tanto meno lo si pratica poi, specie in quegli ambienti del cosiddetto "rinnovamento spirituale" che la new age ha così tanto contribuito a diffondere.
Una vignettina deliziosa riassume quanto sto affermando (cliccate sull'immagine per ingrandirla):

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Il foro gnomonico di Milano



Oggi ero a Milano, dovevo andare in via Sforza, per cui me ne sono rallegrata, visto che mi avrebbe dato la possibilità di passare in Duomo. Cosa non sempre possibile specie se mi trovo da tutt'altra parte. Così sono partita presto, approfittando di uno strappo che mi poteva dare mia figlia. Giù in metrò controllo veloce la via, doveva essere dalle parti della Statale, per cui potevo scendere in Duomo, entrare, e quindi proseguire a piedi verso via Larga e raggiungere via Sforza. Ma sulla cartina mi accorgo che in effetti a Milano ci sono due via Sforza: Ascanio e Francesco. La seconda vicina alla Statale appunto, la prima invece sui Navigli. Io dovevo andare nella prima. Un attimo disorientata, decido però ugualmente di scendere in Duomo e fare il mio "giro sacro" per poi andare a piedi verso i Navigli, che comunque non sono poi così distanti, una mezz'eretta a piedi.

Devo dire che con la storia dell'Expo Milano è più curata ora, e questo mi piace. Mi ha sempre addolorato vederla così sporca e trasandata, per cui oggi, che era una giornata spettacolare e calda, me la sono goduta. Specie quando si esce dalla metrò e ci si trova davanti al Duomo: bello, maestoso, anzi imponente, bianco e riccamente ghirlandato.
Entrando ho avuto la stessa impressione che mi aveva suscitato un bosco in Valvestino, dove questo mio amico mi ha portato: un tempio immobile del silenzio sacro. Lo stesso le colonne allungate e massicce del Duomo, grigie e silenziose, in questo tempio di pietra che davvero mi ha fatto respirare la stessa atmosfera di quel bosco "incantato".

Pochi lo sanno e per questo, quando arrivavano amici stranieri, li strabiliavo portandoli nel Duomo di Milano verso mezzogiorno di una giornata di sole.
Di solito è conosciuta la cattedrale di Chartres per questo, ovvero che il giorno del solstizio d'estate, se il sole splende, a mezzogiorno un raggio filtra da un foro della vetrata detta di S. Apollinare e va a colpire una pietra incastrata di sbieco e bianca, rispetto al pavimento lastricato grigio, che si trova nella navata laterale ovest del transetto sud. Tale pietra è fatta risaltare dal metallo dorato che, ovviamente, brilla col raggio di sole che lo colpisce.



Ma a Milano non c'è bisogno di aspettare il solstizio, né l'equinozio. Basta che ci sia una giornata di sole ed ecco che, ogni giorno, puntualmente, dal piccolo forellino posizionato sul tetto - il foro gnomonico appunto - appena entrati nel Duomo, in alto a destro, entra un sottilissimo raggio di sole che va a toccare la meridiana solare, posta sul pavimento a pochi metri dall'entrata. Sulla meridiana sono collocati i segni astrologici, così, osservando dove cade il raggio di sole, si vede in che costellazione ci si trova.



Mi sono così rivista tutto e appagata dal silenzio, dalle sensazioni e dalla giornata sono andata al mio appuntamento...

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La "sindrome" di Pauli

Una volta si parlava di "Poltergeist", ovvero energia psicocinetica che si creava da forti emozioni/tensioni interne. Ora non se ne parla più e mi chiedo perché, visto che comunque tali energie si scatenano. Mi viene in mente, per esempio, quel paesino nel sud dove le cose quotidiane prendono fuoco e la gente non ne può più di essere vittima di quel fenomeno...

Io ora lo chiamo "effetto" Pauli. Infatti Wolfgang Pauli, un noto nome della fisica quantistica, aveva il problema di entrare in "risonanza" con le apparecchiature elettriche/elettroniche che così diventavano instabili o smettevano di funzionare. Un bel problema davvero per uno che di professione stava tutto il giorno a lavorare con dei congegni elettronici. Il suo era sviluppato a tal punto che un giorno, in cui lui non era presente in laboratorio, le apparecchiature smisero di funzionare a dovere e tutti pensarono immediatamente che Pauli fosse arrivato al centro, visto che il malfunzionamento riscontrato era tipico di quando i macchinari andavano in "fibrillazione" a causa sua. Però lui non c'era e tutti si stupirono di quanto stava accadendo. L'arcano si risolse quando scoprirono che, al momento dell'"incidente", Pauli stava proprio passando poco distante, comodamente seduto in treno!

Ecco, lo stesso problema ho io, ormai da molti anni. All'inizio ero spaventata: le apparecchiature davano i numeri, smettevano di funzionare a dovere e presentavano sregolatezze che nessun tecnico riusciva a capire. Ora non mi spavento più ma la situazione non è per questo migliore. E comunque è rimasta insoluta. Infatti sempre e di nuovo il computer dà problemi: programmi che smettono di essere efficienti come dovrebbero, addirittura da un giorno all'altro "perdono" pezzi che vanno reinstallati. Comandi che non rispondono più a modo e si mettono a fare cose non previste. Programmi che letteralmente scompaiono mentre altri compaiono... Così, spesso accade che, per fare qualcosa di molto veloce, mi ritrovo invece impantanata in un mare di disturbi da dipanare, che in genere, al posto di mansuetamente districarsi, si ingarbugliano ancora di più in un mio crescendo di profonda costernazione.
Allora devo smettere, lasciare perdere tutto e andare dalle mie piante, che come si sa, aiutano a scaricare.

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La gestazione di un nuovo mondo

Si può stare al tranquillo nella propria realtà interiore. Specie se l'abbiamo curata e conosciamo i suoi movimenti. Pur faticosi che possano essere ormai li conosciamo e in genere ci abbiamo imparato a convivere o addirittura a sfruttarli al meglio. Solo che poi la constatazione che comunque non bastiamo a noi stessi arriva e ci tocca così interagire con gli altri.
Esattamente lo stesso però dovrebbe avvenire in coloro che sono troppo con gli altri. A un certo punto anche loro dovrebbero arrivaer alla constatazione che devono anche interagire con se stessi, con il loro dentro e tutti i suoi movimenti.

Io appartengo di più alla prima categoria. Sto bene con me stessa, ho creato un microclima interiore che si manifesta verso l'esterno e, per certi versi, ora mi protegge pure da interferenze troppo dissacranti. Insomma sto bene al riparo dentro di me e con quel contatto esterno che, pur lasciando entrare, filtra e mantiene le distanze necessarie.
Solo che così gli spintoni forti non arrivano. L'equilibrio diventa addirittura un po' statico e, a mio sentire, smette pure di dare le scosse necessarie a rivedere totalmente il proprio modo di percepire e conoscere, e di rivedere i propri convincimenti.
A volte ho provato a cercarmi gli scossoni, ad aprirmi a tal punto da lasciare entrare di tutto. Poi ho imparato che questa modalità non è buona, è violenta e insensata. Bisogna dunque solo aspettare che il giusto scossone per noi arrivi e ci "devasti". Così, in mezzo alla profonda insicurezza che questo genera, allo sconforto del non sentirsi più al sicuro nel proprio mondo, al timore di fare gli inevitabili passi falsi che comunque si intraprenderanno, ma anche alla conturbante emozione creata dal nuovo e dal frammischiarsi della propria energia con quella dell'altro, si procede. Il proprio mondo viene occupato da nuove sensazioni, intuizioni, scoperte. La propria energia assommata a quella dell'altro inizia a generare il nuovo, per colore, frequenza e conoscenze. E si dà inizio così a una gestazione che, se ben curata, produrrà buoni frutti, ma soprattutto crescita e liberazione.

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