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Il blog di Evoluzioni

d i a r i o

Nanahiro Treasure Box

Ho finalmente ritrovato questo incredibile "giochetto". Lo commenterò più avanti, quando chi viene a leggere in queste mia pagine avrà avuto modo di farlo.
(Si veda dell'altro sull'Autore)

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La scienza evolutiva

Putroppo - o per fortuna, vedremo poi - la mia preparazione accademica è stata umanistico-filosofica, di conseguenza mi mancano tutte quelle nozioni matematiche che mi permetterebbero di condividere i ragionamenti più profondi degli scienziati.
Ma forse questo non è uno svantaggio dopo tutto. Infatti mi sono piano piano resa conto che potevo arrivare a comprendere, basandomi sul senso filosofico delle teorie matematiche. In altre parole, uno scienziato per arrivare a verificare un concetto, si basa sempre su un'idea, che esprime all'inizio a livello di pensiero. Poi la traduce con le formule, e quindi si dà da fare per verificarla.
Ecco, soffermandomi quindi sull'idea che guida le ricerche degli scienziati mi è stato possibile accorgermi che la scienza, anche quella a me più astratta e incomprensibile, come potrebbe essere appunto la fisica, la matematica, o la quantistica, mi diventava rivelatoria. E da ciò la mia passione per questo genere di ricerche che trovo davvero evolutive.
Chi è interessato trova questo genere di articoli alla sezione Scienza e Coscienza degli articoli

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La sindrome degli antenati

“Ciascuno di noi ha dentro di sé un romanzo familiare e ogni famiglia ha una storia da raccontare; una storia che si ripete, una storia mitica, una saga e dei segreti. Siamo tutti eredi di queste tradizioni. Più esattamente, siamo gli eredi di questa tradizione, di questa storia.” (Anne Ancelin Schützenberger - Di Renzo Editore)
Nel passato familiare, anche quello lontano che con noi ha poco o nulla più a che fare, quando accadono degli eventi negativi che squilibrano quella specie di contabilità energetica che sta alla base di qualunque rapporto umano, si creano dei veri e propri debiti, insoluti da pareggiare. In questo dare e avere energetico ogni disarmonia non riequilibrata, si perpetua in una malefica eredità che va poi a pesare sui membri più deboli o più ricettivi all’evento.Sigmund Freud aveva intuito l’esistenza di un’anima collettiva con cui spiegava alcune forme di trasmissione inconscia da una generazione all’altra di simboli e di comportamenti dotati di forte risonanza emotiva. Carl Gustav Jung aveva poi ripreso e approfondito questa tematica, proponendo la teoria dell’inconscio collettivo. Successivamente, altri psicologi come Moreno, l’ideatore dello psicodramma, Nicolas Abraham, Françoise Dolto e Maria Törok, continuarono a investigare sulle dinamiche inconsce di quell’entità che potrebbe essere definita “anima familiare”, ovvero un inconscio collettivo più ristretto che ruota attorno al mondo del soggetto in modo più personale. Su questo mondo dell’inconscio familiare è però la francese Anne Ancelin Schützenberger, la fondatrice della psicogenealogia e della tecnica del genosociogramma, che individua chiaramente come all’interno della storia di una famiglia certi eventi accaduti nel passato e di un particolare spessore emotivo rimasti insoluti, possano poi produrre nella progenie particolarmente sensibile, altri eventi simili, che ripropongono all’infinito quell’emozione, fino a quando qualcuno non riuscirà ad affrontarla e poi a scioglierla.

In Italia questo concetto è divenuto abbastanza popolare grazie al tedesco Hellinger e le sue “costellazioni familiari”. Pur tuttavia, leggendo i suoi libri, il suo metodo risulta spesso l’effetto di percezioni soggettive (tipica una sua frase in cui “spiega” certe sue interpretazioni senza offrire un metodo di lettura preciso ma con un “Certe cose si sentono”). Se la sua personalità carismatica e comunque estremamente competente se lo può magari permettere, chi ci può garantire la stessa capacità negli altri?

Con Anne Ancelin Schützenberger non si corre tale pericolo. Infatti nel libro vengono ben spiegate le premesse che portano poi a determinate letture e interpretazioni degli eventi. Un libro “tecnico” e per addetti ai lavori, ma anche un testo che può rivelarsi utile alla persona comune che cerca di investigare e capire le origini di alcune sue sofferenze. Ricordiamolo: "In ogni bambino si uniscono i canti dei genitori e degli avi, che disegneranno la mappa che gli è stata data per compiere la sua traversata" (Da "La casa del felice ritorno" di Leena Lander)

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Il volto di Dio

Fu il ben noto quantistico Bohm che, verso il 1947, scopre come i movimenti apparentemente casuali dei singoli elettroni producevano di fatto dei risultati globali altamente organizzati e sinergici tra loro.
Interi "oceani" di particelle si comportavano come se sapessero cosa altri incalcolabili numeri di particelle da loro separate stessero facendo, così da trovare, da entrambe le parti, un modo finale di divenire sinergiche tra loro.

Questa scoperta gli fece dedurre che esiste una realtà più profonda, un nuovo genere di campo non ancora misurabile, che contiene tutte le realtà, sia quelle rese a noi visibili, sia quelle non ancora - o magari mai - visibili.
Bohm chiamò questo nuovo campo che aveva ipotizzato il "potenziale quantistico" teorizzando che esso pervade l'intero spazio con la stessa intensità, che non diminuisce anche se a prima vista, a noi limitate creature cieche al tutto, appare distante e non presente…

In altre parole, mi viene da dire che questa indefinibile essenza, così potente, rigenerante, accogliente, può essere davvero paragonata a Dio!

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Il troppo

Ho sempre creduto nella condivisione e il mio sito ne era la prova vivente.
Ora ho deciso di togliere tutto ciò che vi avevo inserito nel passato: sia l'indice al vecchio sito, sia tutti i pdf che lo arricchivano.
Incomincio a credere che sia meglio dare poco e pure en passant, come potrei, per esempio, qui nel blog, dove, di volta in volta offro degli accenni.
In effetti la prima regola dell'adepto spirituale era la ricerca, e anche per questo le materie più sublimi dovevano essere esoteriche.
Così ho deciso di rendere più leggero il mio sito anche in questo.

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Domande importanti

Quali sono i tuoi aspetti migliori, utili per la tua evoluzioni e per quella degli altri, che puoi mettere in gioco o che stai già condividendo?

Quali sono quegli aspetti di te che potresti migliorare per la tua evoluzione e per quella degli altri?

Quali sono quelle tue caratteristiche che invece faresti bene a mettere da parte, così da non frenare la tua evoluzione come pure quella degli altri?

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Il corpo

In un’epoca come la nostra dove l’attenzione alla forma è così accentuata si direbbe che il corpo possa essere diventato un compagno integrato della nostra esistenza. Invece, spesso, non è così. Tutta questa attenzione non rivela intimità e il corpo, nonostante la presunta esaltazione, è ancora un aspetto poco ascoltato, riconosciuto, capito… “Il corpo parla, e parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale.” Così scrive l’Autore: Luciano Manicardi, monaco di Bose.
Certo che un monaco ci parli di corpo, quasi quasi fa un po’ specie. Eppure è proprio questo il punto: noi il corpo o lo esaltiamo o lo rifiutiamo, ma in definitiva, in ambedue i casi non lo integriamo. Invece il corpo è da conoscere, non tanto anatomicamente, bensì nella sua espressività. “Il corpo è il nostro modo di essere nel mondo, di prendervi parte, di rispondere ai suoi molteplici richiami e alle sue sollecitazioni di gioia o di dolore, cose tutte che plasmano il nostro corpo, fino a renderlo immagine fedele del nostro carattere, di chi noi siamo. Il corpo viene costruito da noi, dagli altri, dagli eventi…”
Attraverso il suo testo l’Autore non solo ci porta a integrare una visione più sana del corpo ma ci permette al contempo di riesaminare la questioneper arrivare a ricordare che il corpo è pure una manifestazione divina. Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Per cui noi - insieme di corpo e spirito - siamo preziosi a Dio non solo nell’anima, ma anche nel corpo e nelle sue funzioni. (Luciano Manicardi, Edizioni Qiqajon, Monastero di Bose)

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A volte

Devo lavorare e sono invece da altre parti, non so dove, ma nel retro bottega della mia consapevolezza, occupata a selezionare i pensieri e le parole da utilizzare, c'è un movimento sotterraneo molto intenso, verso il quale preferirei andare, quando invece devo lavorare!
Ma la coscienza sta da un'altra parte.

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Parma

Quando vado a Parma, solitamente prendo la littorina del tardo pomeriggio che da Pavia mi porta diretta a Piacenza e poi, arrivata lì, non ho mai da aspettare perché di treni che portano giù in Emilia ce ne sono sempre in quantità. Arrivo dunque a Parma che è appena sceso il sole e la città si illumina. Amo farla a piedi dalla stazione fino a casa della mia amica dove risiedo. Così mi attraverso la città, sospinta soprattutto dal bisogno di vedere e sentire il centro. Dalla Pilotta tutto ha inizio e il mio animo si satolla. E' la squadratura imponente e severa di questo palazzo che mi sembra di andare ricercando. Sì, mi incute un reverenziale rispetto questo palazzo. Sia che lo veda quando è buio con quelle sue finestrone scure, sia che lo veda durante il giorno. E' veramente austero. Tutt'intorno la cittadina è però vezzosa, salottiera, dove la violetta di Parma, le opere di Verdi e l'eredità di Maria Luigia si frammischiano in un mélange davvero ben riuscito.
Accelero il passo perché voglio arrivare al mio appuntamento irrinunciabile con piazza del Duomo e il Battistero. La Pilotta è per me l'antipasto perché la mia anima vuole arrivare in questo spazio davvero incredibile di Parma. Le geometrie squadrate eppure così eleganti, evidenziate maggiormente dalle luce della sera che le mettono in risalto. E poi la solitudine silenziosa di questa piazza, che se ne sta immobile nel centro di Parma e sembra respirare sacro per l'intera città. Ultimamente c'è sempre un tipo che suona motivi classici, e questi si spargono nella piazza solitaria, sfiorando l'animo di chi, silenzioso, passa da questo spazio. La luna ieri si affiancava al campanile del Duomo, mentre il Battistero rosa li osservava sereno...

E' solo quando vengo in macchina a Parma che le impressioni cambiano totalmente. Man mano che ci si avvicina aumentano i camion carichi di maiali... e io non li posso guardare, mi mette un'angoscia indicibile sapere che stanno andando al macello, così cerco sempre di superarli in fretta, per averli dietro e non vederli più. Ma è un'impresa impossibile, in effetti Parma è la città del prosciutto. Per ogni camion che sorpasso ce n'è subito un altro che raggiungo.

A stomaco chiuso entro a Parma, dimentica della Pilotta, del Duomo col suo rosa Battistero, e delle noti di Verdi che risuonano lì, attorno al teatro, quando c'è il mese dedicato al grande compositore. Dimentico le violette vezzose e l'eredità raffinata della viennese duchessa Maria Luigia. La noblesse oblige di Parma viene brutalmente sostituita dall'altra sua realtà, evocata dai rosei animali che mi hanno riempito gli occhi e sconvolto la coscienza.

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La vita come si dovrebbe

In un’epoca, dove i valori umani sono sempre più annichiliti e umiliati, trovare un libro che ci riporta alla memoria cosa significhi essere individui che manifestano la propria dignità umana, non può che essere un elisir per l’anima. L’Autore, nel proporre un modo di vivere che ci permetta di recuperare il nostro valore, riporta, a mo’ d’esempio, le parole di Primo Levi, quando descrive il comportamento di Lorenzo, quell’italiano dal cuore generoso che, durante la sua permanenza nel campo di sterminio, lo aiutò: “Per tutto questo non chiese e accettò nessun compenso, perché era buono e semplice, e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso”. Queste parole hanno il potere di risuonare nella nostra coscienza come un raggio di luce che, dall’oscurità di questo tempo senza amore – nonostante le innumerevoli manifestazioni superficiali di buonismo a cui spesso assistiamo – scuote la falsità, e squarcia il buio, per portarci la luminosità che ne deriva dall’essere individui di valore.Il libro, nel promuovere una vita più etica, ci mette pure in guardia dall’ingenua aspettativa di ricompense, perché “l’impegno etico, indipendente dalla sua intensità, non sempre è ripagato”. Constatazione doverosa, a cui tutti coloro che si ritrovano nel significato di queste pagine, sono già dovuti arrivare, superando l’inevitabile amarezza che questa osservazione comporta. Tuttavia, come ci ricorda l’Autore, queste battaglie possono essere intimamente esaltanti, perché riconfermano la connessione con quella coscienza che, nel trambusto di questa nostra società odierna, troppo spesso si è dimenticato. (Peter Singer - Il Saggiatore Edizioni)

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Psicoanalisi e Buddismo

Un libro dotto, che si rivolge a un pubblico già a conoscenza dei presupposti della psicoanalisi e del buddismo; che rivela, attraverso i diversi contributi di psicoanalisti ed esponenti del buddismo zen e del buddismo in genere, come le conseguenze di questi due “percorsi” non siano poi così diverse le une dalle altre. L’analisi arriva a identificare le somiglianze delle diverse fasi del tragitto evolutivo e di quello psicoanalitico, che devono essere superate per poter approdare alla reale liberazione. Per esempio lo stadio della dipendenza del singolo, che spesso sviluppa in relazione a situazioni spiacevoli, oppure quello per cui, di contro, l’individuo tende ad arroccarsi nelle condizioni piacevoli scoperte (nel percorso spirituale questo può essere vissuto attraverso il rifugiarsi nella meditazione, inteso come una specie di ritorno allo stato intrauterino). Nel vincere la fase del ripiegamento melanconico su se stessi e nell’attaccamento errato a questa emozione, si ha un primo superamento del tono emotivo; nel vincere poi, ciò che in psicoanalisi viene definito “narcisismo”, si supera anche quella tenace difesa a persistere in una condizione piacevole, che non permette una reale interazione con le sfide della realtà. In entrambi i casi questo processo permette di liberarsi da quei toni emotivi, dolorosi o piacevoli che siano, che non consentono di vivere liberamente la spinta a crescere e ad evolversi interiormente.Per chi è interessato ad approfondire l’approccio psicoanalitico, paragonandolo a quello buddista, il libro è senz’altro un’ottima fonte di riflessione e chiarificazione. (A cura di Anthony Molino - Raffaello Cortina Editore)

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Ritmi vitali

Il sole sta tramontando. Dalla mia finestra, che dà sul tetto ed è disposta a sud, mi vedo l'alba e il tramonto. Così ho più presente la durata della giornata che mi inizia con questo sole a sinistra, che poi mi passa proprio davanti e mi costringe a chiudere le imposte, che altrimenti tutta quella luce sullo schermo del computer mi impedisce di lavorare, e poi verso le sei, quando a destra lo scorgo scendere dall'orizzonte in questo momento dell'anno.
Fra poco inizierò a vedere Sirio, una fra le stelle più luminose del nostro cielo e la notte, piano piano, si stenderà davanti a me.
Io credo di essere molto fortunata a potermi gustare giorno dopo giorno, dalla mia finestra, il ritmo delle stagioni. E' questo movimento, regolare, scandito bene dai suoi tempi, che fa bene. Sappiamo che al mattino il sole sorge sempre. Anche quando non lo si vede, lui però c'è, è in piedi e non si attarda a poltrire. Fa bene il suo lavoro per tutto il giorno, a volte aiutato da altri fattori atmosferici, e poi va nel riposo, e non si attarda a gozzovigliare...
E così, dato che la mia vita di suo è molto irregolare, io mi aggrappo alla regolarità della natura, che mi aiuta a mantenere comunque un ritmo, salutare.

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Parole chiave

Leggevo che la parola che più di tutte fa optare per l'acquisto di un libro è "felicità" nel titolo. Mentre una parola che sembra un vero e proprio deterrente è "prevenzione".
Il che la dice lunga su come siamo fatti noi umani di oggi!

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A casa

Adesso che ho imparato come collegare i blog al sito madre di Evoluzioni, sto riportando qui i vari blog che avevo sparsi in giro, dove raccoglievo le diverse informazioni.
Ho sempre pensato che il blog ha una struttura più snella e dinamica, di conseguenza ottima per depositarci le informizioni da raccogliere. Non sapevo però come abbinarli al sito e così erano stati creati nelle varie piattaforme che sperimentavo.
Ora, il riportarli qui, mi dà l'impressione di radunarli a casa, ed è una bella sensazione!

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L'accidia

E' una di quelle parole che sa tanto di chiesa oscurantista, da cui istintivamente ci si vuole tenere alla larga. Invece è un termine che si dovrebbe davvero approfondire. Lo si può tradurre in diversi modi, e può essere sintetizzato nel "male dell'animo", ansietà del cuore. Non solo di chi ha scelto una vita più ascetica ma è inteso in senso lato. Ovvero quell'affanno, inquietudine, apprensione strisciante e subdola, che incupisce e svuota, e rode l'animo umano.
A me sorprende a volte trovare libri di spiritualità cristiana che fanno una divisione, per quanto riguarda appunto l'accidia, tra i laici, gli esseri umani comuni, quelli che non pensano nemmeno alla lontana alle questioni interiori, e invece coloro che hanno fatto una scelta di vita religiosa più rigorosa. Sì perché se l'accidia è un male tipico di monaci e asceti, lo è però altrettanto dei comuni mortali! Ed è faticosa, e molto anche, sia per gli uni sia per gli altri. Solo che i religiosi, hanno dalla loro parte, che esiste molta letteratura che identifica con grande chiarezza i mali che opprimeranno loro l'anima, così da aiutarli nel riconoscerli, ma soprattutto a combatterli.

Gabriel Bunge (clicca sull'immaginina) è un tedesco, nato a Colonia in piena guerra, nel 1940, da padre luterano e madre cattolica.
A 22 anni è entrato nel monastero di Chevetogne, in Belgio, diventando monaco benedettino e nel 1972 sacerdote, con una formazione ispirata alla tradizione orientale. Allievo di Ratzinger, dentro di lui maturava però il progetto di fare l’eremita, che era stato il suo ideale sin da giovanissimo, fino a quando nel 1980 ottenne il permesso condurre una vita più ritirata e contemplativa, eremitica dunque

Questo uomo così "rotondo", nel senso che il suo animo ha abbracciato e realizzato molte profondità spirituali che divulga con amabilità, parla dell'accedia come di un male che si insinua, potente, nell'essere umano. Sia laico, sia religioso. Questa caratteristica appartiene al male in genere che Bunge vede alla stessa stregua di un "parassita":
Il male appare così come una potenza per sua natura estranea, che dall’esterno cerca di insinuarsi nella persona per poi, una volta ammessa, pervertirla dall’interno ed estraniarla così da Dio. (Da "Akedia, il male oscuro", Edizioni Qiqajon)
Questo male, che si insinua come un cancro, riesce a farlo perché trova un terreno su cui può proliferare, dato soprattutto dalla poca forza interiore. Del resto, anche in naturopatia si dice che la malattia prolifera dove il terreno è debole!
Dunque è necessario fortificarsi interiormente e il consiglio, sia da oriente sia da occidente, ovvero in tutti i pensieri spirituali dell'umanità, è quello della preghiera.
Solo che qui da noi, impiastricciati come siamo di devozionalismo pietoso, la preghiera è spesso intesa come una specie di "lamento" accorato, innalzato per impietosire il divino e ottenere il suo provvidenziale intervento. Certo, ci sono persone che devono fare così, la loro evoluzione interiore è a quello stadio. Ci sono però molte altre che devono invece recuperare l'amicizia con Dio, da ciò la necessità di una preghiera diversa.
Ma di questo parlerò più avanti.

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L'impazienza

Voglio fare un articolo sulla preghiera. Ne avevo già fatto uno su come la preghiera, in alcuni casi, riesca a guarire e in quali casi lo fa (nel vecchio sito: La preghiera cura?). Ora desidero approfondire la preghiera in quanto tale.
Come sempre è da un po' che ci penso, anche perché la considero davvero una grande risorsa per l'essere umano, sia che si tratti di quella cristiana, sia che invece ci si dedichi ad altri tipi di preghiera. In modo particolare mi sto sempre rendendo più conto di come questa risponda al male oscuro dell'accidia, che appesta i nostri animi, rendendoci così faticosa la vita.
E come sempre mi viene l'impazienza di buttare giù le informazioni, così da averle belle chiare davanti a me. Invece no. So che non devo farlo, ma devo semplicemente lasciarle muovere dentro di me, sia le mie esperienze, sia le diverse informazioni che sto raccogliendo in proposito. Infatti, è solo così che poi il tutto riesce a manifestarsi con grande chiarezza e mio sollievo, che finalmente "partorisco" la questione.
Il mio unico problema è il disagio che mi procura questo travaglio, dove non posso fare altro che lasciar muovere dentro di me tutto l'insieme di mie considerazioni e e i confronti che faccio con quanto studio. Ma è così, rientra nel gioco di chi crea, con le parole o con altro.
Ora sono appunto in questo tipo di momento, dove l'impazienza morde il freno e mi rende irrequieta, mentre io la devo cercare di addomesticare.

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Passeggiate

Un delizioso libro che ci accompagna a ritrovare noi stessi attraverso una pratica semplice e alla portata di tutti: il percorrere le strade del nostro mondo, quello che stanno vicino, dietro a casa, senza bisogno di grossi programmi e spostamenti. E, infatti, una strada nella campagna vicina si trasforma in un sentiero verso una propria centratura, lo si percorre senza fretta, godendosi il cammino, il panorama, le situazioni che di volta in volta si presentano ai nostri occhi…”La strada, un uso eccellente della lentezza: intendo dire della nostra capacità di attardarci accanto a ciò che se lo merita.” Così l’Autore ci spiega il metodo più indicato per percorrere le strade che ci conducono alla consapevolezza! Strada facendo, il ritmo frenetico di questi nostri cuori sovraeccitati, si calma e dentro di noi qualcosa comincia a raccontarsi: i nostri sogni, quelli che forse abbiamo dimenticato o perduto; o i nostri ricordi dei bambini o giovani che eravamo; le nostre sensazioni di fronte a paesaggi di cui avevamo scordato il sapore. Mentre percorriamo a passo leggero la nostra strada cominciamo, poco alla volta, a tornare presenti nel presente, ritroviamo il contatto con noi stessi e con la nostra vita, i nostri errori di percorso e quelli che ormai hanno cambiato il corso di questa nostra umana esistenza e, all’improvviso, non ci sentiamo più dei perdenti, ma degli esseri umani che hanno vissuto, hanno cercato di fare del loro meglio, anche quando si sono persi in illusioni che non li hanno portati da nessuna parte. Non è, infatti, detto che, per forza, le strade della nostra vita debbano condurci da qualche parte, spesso, anche le strade senza uscita hanno un loro senso. (Pierre Sansot - Pratiche Editrice /Saggiatore)

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Il digiuno

Nei miei lunghi anni fuori dall'Italia (l'ho lasciata nel '77 e ci sono tornata definitivamente nel '94), avevo preso la sana e rigenerante abitudine di praticare degli intensi digiuni di guarigione. Mi piaceva digiunare, mi piaceva la sensazione di fatica che si deve affrontare all'inizio, quando ti devi abituare a non ascoltare la fame che invece incalza. Questi digiuni annuali che io facevo per almeno tre/quattro settimane, mi davano la salute e mi mantenevano in linea.
Arrivata in Italia, solo l'accenno al digiuno metteva in fibrillazione ansiosa tutti quanti che, alla fine, con la loro costante e assillante apprensione, hanno finito col condizionarmi a crederla una pratica pericolosa. Ho così iniziato ad andare da vari terapeuti del naturale per "imparare" ad alimentarmi correttamente. Negli anni ho cercato di applicare diverse diete terapeutiche, alcune con la carne, altre senza. Ma il risultato non è stato solo quello di appesantirmi, ma anche quello di perderci in benessere. Niente di particolare solo non ero in forma.

L'anno scorso la svolta. A febbraio ho letteralmente mandato a quel paese tutti quanti e ho iniziato il mio adorato digiuno. Il problema era che comunque lavoravo e mi dovevo spostare in diversi luoghi, e poi era freddo, si abbassa tremendamente la temperatura quando si digiuna... Ciò nonostante l'ho fatto con quella determinazione cocciuta che mi piace risentirmi nascere dentro, quando decido qualcosa.
E stato davvero duro, il freddo innanzitutto, e poi la fatica. Sì perché quando facevo una volta il digiuno, era estate ed era il mese in cui mi prendevo libero da impegni. Invece l'anno scorso io mi dovevo spostare sui treni, con i miei bagagli appresso. Dopo dieci giorni di digiuno ero arrivata a un tale sfinimento da avere abbassata addirittura la voce. Era chiaro che dovevo fare qualcosa. Interrompere però non mi andava, così ho deciso di alternare un giorno di digiuno a un giorno di sole verdure, senza ovviamente condimenti né altro di nessun tipo. Sono così riuscita a proseguire fino a giugno, quando, piano piano, ho reintrodotto il cibo.
In autunno la mia alimentazione era normale ed è andata avanti fino alla fine dell'anno.
Con il primo di gennaio ho instaurato un regime di soli cereali e verdure, con niente altro, in preparazione del mio nuovo digiuno che inizierò a fine febbraio. Credo che siano i prodotti in un qualche modo lavorati a creare gli intasamenti. Le farine, innanzitutto, ma anche il latte e derivati, e i prodotti d'origine animale.

Mi rendo conto che il digiuno non può essere consigliato a tutti: si deve davvero conoscere il proprio corpo così da capire come sta reagendo e se è il caso di intervenire in un qualche altro modo. Inoltre la fame c'è, e come! Non tutti riescono a gestirsi le giornate accompagnate dal senso costante e assillante dei morsi della fame. Alcuni sostengono che la fame scompare dopo la prima settimana. A me, anche quando lo facevo di un mese il digiuno, non è mai scomparsa. Tuttavia non sono una persona golosa e questo credo mi aiuta a gestirla.

Quindi non lo consiglio. Tuttavia, coloro che come me sono nella posizione e capacità di poterlo fare, di sicuro concorderanno con me che si ritorna in forma e in linea. Le forze si rigenerano, sia quelle fisiche, sia quelle psichiche. E per me questo è davvero impagabile!

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Registrazione della conferenza

Ho inserito nel sito la registrazione della conferenza tenuta sabato scorso a Reggio Emilia sulle Dimensioni sottili. Visto che è durata più di due ore l'ho spezzettata in 10 parti, dove una è la risposta alla domanda su come lavoriamo io e Bruno nelle sessioni individuali. Cliccando sul link si apre la pagina dove raccolgo l'audio di diverse conferenze o letture che ho fatto o di altri che reputo interessanti.

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Wabi Sabi

La bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute, così leggiamo nelle prime righe di questo testo che è un inno alla bellezza delle cose umili e modeste. In un’epoca che rincorre la perfezione asettica della tecnologia più raffinata, elegantemente esaltata con tocchi di sfiziosità “al naturale”, inseriti, qua e là, nelle fredde atmosfere metalliche, e che risultano perfetti nell’insieme del “capriccio”, ebbene in un tempo come il nostro, trovare l’elogio delle cose dimesse è come dare, finalmente, un po’ di respiro al nostro cuore e trovare un contatto con la vita, che man mano si era perso.“Fin dalle sue origini il wabi sabi è stato indirettamente associato al buddismo zen. Per molti versi il wabi sabi potrebbe perfino essere definito lo ‘Zen delle cose’, perché esemplifica molti dei canoni spirituali e filosofici fondamentali di questa dottrina”. Il wabi sabi è uno stile di vita, un cammino spirituale, un modello filosofico, un ideale estetico, ma soprattutto è un’esperienza interiore, che cambia il nostro modo di vedere gli oggetti, di vivere gli istanti, di abitare la natura, ed esalta la nostra capacità di trovare l’armonia anche nelle cose, apparentemente, più dimesse, nei riti più semplici. È un modo di pensare, che investe tutti gli ambiti della vita e che porta la bellezza, l’eleganza della essenzialità al nostro vivere quotidiano. Così, leggendo questo bel libro, il nostro animo viene riportato alla percezione estetica di una bellezza sobria e naturale, che ci permette di esprimere senza fronzoli e manierismi ricercati, la vera essenza dello spirito, attraverso la percezione e la manifestazione della vita nella semplicità della natura, a cui il tempo e lo spazio di questa creazione appartengono.(Leonard Koren - Ponte alle Grazie Editore)

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Foto spettacolare

In diversi mi hanno scritto per ringraziarmi della conferenza che ho tenuto assieme a Bruno Pepe lo scorso sabato a Reggio Emilia. Fra questi una persona ha voluto allegare anche la "foto spettacolare". Guardatela, leggete, e poi guardatela di nuovo. E' veramente spettacolare!

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L'elemento magico

Mi sto piano piano preparando a Fabulando, il corso che terrò a Parma. Mi rifaccio a Propp e a Campbell. Entrambi parlano di percorsi e personaggi tipo, con i quali la vita di ogni individuo trova a confrontarsi. Come dei tragitti obbligati, un treno che corre in determinate direzioni, le stesse per tutti, dove a cambiare sono le coreografie personali.
Propp, analizzando le favole dell'umanità, ha scoperto che nella inevitabile lotta che l'eroe si trova a combattere a un certo punto si può attivare l'elemento magico. Cosa dunque permette che ciò accada?

Nella vita ci sono due netti schieramenti: il bene e il male, con in mezzo un vasto spazio intermedio dove si trovano collocati i più. Ed è proprio questa non genuinità, non purezza, non coerenza con una delle due parti a paralizzare l'intervento dell'elemento magico.
L'eroe, che per noi è ovviamente quello che ha scelto il bene, lo ha scelto in toto. E pur facendo errori di valutazione, ma anche le leggerezze dettate da un carattere non perfetto, anzi, spesso anche pasticcione, eppure è la propria netta e totale aderenza alla parte che ha scelto, ovvero il bene, a renderlo puro. La lotta è solo per testare la sua convinzione. Perché tutti a parole sono facilmente schierabili, è però poi nei fatti, ma soprattutto nelle pressioni esercitate dal destino avverso, che si può appurare quanto veramente credono in quello che affermano.
Ecco l'eroismo dei puri che, nonostante le prove più dure, rimangono schierati e coerenti. E questo viene infine premiato: l'elemento magico appare e finalmente la situazione più peggiore, per incanto, si smonta e si scioglie.

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La necessità del male

Per orribile che possa essere tale affermazione, è però vera. Se noi vivessimo bene, senza i fastidi procurateci dagli altri e le indignazioni che le loro azioni ci producono, non faremmo mai niente per vedere invece cosa in noi entra in risonanza o in dissonanza o in una qualche altra ...anza che comunque è indicatrice di un legame sottile con questo qualcosa di irritante che è entrato in contatto con noi.
Il negativo provoca in noi una reazione che ci costringe a fare qualcosa, un'azione o una rimostranza verbale o non verbale. Oppure a un esame di coscienza nostro, che è il passo successivo, o meglio la reazione di chi è più evoluto e sa che quel qualcosa di antipatico ha anche a che fare con il suo modo di essere. Tale riconoscimento gli permette così di iniziare a lavorare su se stesso, per depurare e sciogliere la risonanza/dissonanza.
Insomma, davvero il bene e il male vanno a braccetto: due compagni inscindibili, allenatori delle nostra coscienza.

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Lo sporco degli altri

Cosa succede quando una donna colta, ma soprattutto intelligente, non riesce a trovare lavoro e, per sopravvivere, si trova costretta a fare la donna delle pulizie? Ebbene, non impreca contro il destino avverso, non si avvilisce ma, rivoltandosi le maniche, comincia a pulire e, al contempo, esplora la vita dei suoi clienti altolocati: ed entra, al pari di una “spia” in missione segreta, nei meandri oscuri, sporchi e caotici dell’esistenza. Con acume e sottile senso dell’umorismo, l’Autrice ci illustra le sue peripezie e riflessioni. Noi, dal canto nostro, con crescente e divertito stupore, ci accorgiamo che non esistono lavori modesti e umilianti, se questi vengono intrapresi con “filosofia”. Ogni aspetto della vita può rivelarsi un grande maestro di saggezza e crescita interiore, ammesso che non si faccia troppo gli “schizzinosi” rifiutandosi di partecipare a quelle lezioni che reputiamo troppo dure o ingiuste! Così, alla faccia del sorriso plasticato di Louise Hay: la barbie del pensiero positivo americano che con suadente ed elegante “saggezza” ci racconta quanto altri, nel corso della storia avevano già indicato come possibile modo per una vita serena e appagante, il libretto di questa novella “maestra delle pulizie” ce ne sintetizza l’essenza: “La gente non sa mai come liberarsi dai sentimenti negativi. Io dico: fatelo pulendo!” (Louise Rafkin - Feltrinelli Editore)

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La geometria degli Angeli solari

Siamo abituati a considerare arte, le creazioni che maggiormente riescono a comunicarci gli stati d’animo voluti dall’artista. Tuttavia, molto spesso, tali stati interiori, sono lo specchio di un’interiorità in tumulto, scossa da fermenti di inquietudine e profonda agitazione. Certo, noi riconosciamo in quel tipo di “opere d’arte” gli stessi turbamenti che noi stessi viviamo, per cui sentiamo una connessione e comunanza con l’artista che li propone, sentendo, forse, compresa e raffigurata quella nostra tensione interiore, che non riusciamo a definire… Ma è pure ovvio che, esponendo in casa opere di quel tipo, noi non facciamo altro che dare spazio a frequenze che emanano turbamento. Quanto bene ci farà, avere attorno da ciò che suscita emozioni di quel tipo?Nella cacofonia di oggi abbiamo dimenticato il senso della bellezza, che si confonde con ciò che piace. La bellezza è universale è un qualcosa di fronte a cui ogni persona, se non fortemente deviata interiormente dalla negatività, risponde con un’apertura del cuore: è la commozione che proviamo di fronte a un magnifico scenario naturale, o quella che avvertiamo al sincero sorriso di qualcuno che amiamo…Ciò che piace, invece, è sempre il risultato di un condizionamento: ci piace quella musica perché sentiamo che appartiene allo stile di vita che vogliamo evocare, ci piace quel tipo di macchina perché il possederla ci permette di mostrare al mondo, che si appartiene al tipo di classe che questa rappresenta, ci piace quel tipo di arte perché, magari, fa “elegante” considerarsi tra gli intenditori di quell’artista in particolare… L’emozione che deriva da ciò che piace è sempre il risultato di una dipendenza, che ci fa desiderare di possedere quell’oggetto così da mostrare agli altri “dove siamo”, “chi siamo”, a “che mondo apparteniamo”.Di tutt’altra natura è l’arte sacra, che, come si specifica nel libro in questione, non è arte religiosa, bensì arte della bellezza. E la bellezza è tale quando, proprio come nella natura, viene espressa l’armonia, delle forme, dei colori, dell’insieme. Ovvero quando i colori vengono utilizzati nella loro manifestazione più pura: il giallo è giallo, il rosso è il rosso vero, il blu è blu… non ci sono interferenze, ma solo la purezza delle loro caratteristiche. Allo stesso modo le forme raffigurate sono perfette: geometriche, perché la matematica, nella sua perfezione, è espressione di armonia e, in ultima analisi, anche di Dio (lo sanno bene questo gli esoteristi!).Il libro, che è accompagnato da un CDRom, contenente un brano di Kitaro con le immagini del testo che si aprono, una dopo l’altra, alla vista dello spettatore, si apre con una frase di augurio: “Affinché la Bellezza e l’Armonia diventino norme di vita”. Infatti, dove c’è bellezza, c’è armonia, e dove c’è armonia c’è limpidezza. Soprattutto c’è pace, perché non si è più inquinati da quei tormenti, non riconosciuti e dipanati dei singoli individui che, immancabilmente, vengono riversati sugli altri, sulla natura, sul mondo, sull’universo.Abbiamo bisogno di pace, e questo libro, con le stupende immagini che rappresenta, è un’ottima fonte di ispirazione armonizzante. (A cura di Synthesis Edizioni )

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Le dimensioni sottili

Domani, sabato due febbraio, alle 15.30 tengo a Reggio Emilia, assieme a Bruno Pepe, una conferenza sui mondi dell'invisibile. Qui trovate il volantino che spiega meglio di cosa si tratta. Chi verrà avrò davvero piacere a incontrarlo.

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