Ieri era il giorno della memoria e non ho scritto niente, perché non concordo con il modo in cui si ricorda, ma non mi dissocio certo nell'indignazione totale verso ciò che è stato fatto nei Lager nazisti - che però c'è sempre stato e di nuovo, ancora oggi, si perpetra con altri nomi e in altri luoghi.
Quello che è successo al popolo ebraico è inaudito, ma incredibile è il fatto che da sempre sia un popolo perseguitato. Ci sarà pure un motivo però... Ho conosciuto molti ebrei, vivendo nei paesi di lingua tedesca se ne conoscono, in particolare in Svizzera dove quelli che riuscirono a scappare dalla Germania nazista si sono rifugiati. Ma anche negli Usa sono fuggiti in molti. Gli ebrei che ho conosciuto, di nazionalità oggi svizzera o Usa, erano tutti del ceppo germanico, mentre ho poi scoperto che c'è il ceppo mediterraneo, che è poi quello che viveva e vive in Italia e in Spagna, forse anche in Francia, ma non ho mai sentito della loro presenza. Il ceppo mediterraneo lo conosco poco, ma so che sono più calorosi e vivaci dei cucini tedeschi, più filosofici.
Ciò che colpisce degli ebrei è lo loro inaudita stima di sé. E in effetti sono davvero acuti, sono pochi quelli che riescono a tener loro testa. Per certi versi, la loro educazione ricorda molto quella dei Gesuiti che, come si sa, sono quelli che formano la più acuta e invincibile classe di oratori.
Mi sono dunque chiesta se sia proprio quella loro incredibile autostima a generare così tanto fastidio. Se da un lato sono davvero ammirabili, dall'altro, il loro sentirsi sempre nel giusto, può creare reazioni davvero cattive.
Di questa loro forza parla anche Claudio Magris, un autore che mi piace leggere, sia per come scrive e quello che scrive, sia perché è un profondo conoscitore del mondo austro-ungarico, in cui mi ritrovo nelle sue osservazioni sui popoli tedeschi.
In un suo libro: "L'infinito viaggiare" racconta "Il ballo del rabbino", dove ammira la bravura accesa del rabbino che balla la
hora, la tipica danza circolare ebraica, sempre più veloce, scattante, selvaggia, estatica, perfetta nelle acrobazie che nessun altro "uomo non di dio" riesce per questo a fare. E a un certo punto scrive:
Era la festa dell'ebreo "eternamente illeso", indistruttibile e attaccato dalla vita, come si suoi padri che facevano figli sotto le persecuzioni dei faraoni o nei Lager nazisti...
Poi, tristemente, ricorda le molte altre popolazioni sterminate tra indicibili torture, il cui sguardo si è spento nel sopruso e umiliazione, e scrive
Anch'essi, come ogni oppresso, avrebbero avuto bisogno di quella forza spiegata davanti a me in quel ballo, di quell'invulnerabile resistenza ad ogni violenza inflitta agli uomini, al loro sangue, ai loro dèi.
Il Popolo eletto che si è dato sul Sinai una Legge universale e non tribale, è tale quando il suo dolore parla per tutti.
E così capisco anche io il mio disagio di fronte alla eccezionale "bravura" degli ebrei, che mi è sempre stonata, non perché non riconosca la loro profondità di pensiero, ma perché non ho mai percepito umanità per gli altri esseri umani, visto che la rivolgono tutta a se stessi. Come dice Magris, se loro sono il Popolo eletto, dovrebbero diventare la rappresentanza di tutti coloro che soffrono e sono oppressi. Loro, davvero dovrebbero farsi testimoni dell'umanità torturata, decimata, soffocata...
Ma non lo fanno e questo per me stona davvero.
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