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Il blog di Evoluzioni

d i a r i o

Il teismo, la bellezza e il divino

Ieri sera sono andata a letto presto. In teoria adoro ritirarmi a leggere bella comoda sotto le coperte. Poi in pratica finisce sempre che mi addormento quasi subito e senza nemmeno essermi gustata in pieno la serata di lettura. Comunque ci riprovo spesso, così ieri sera dalla mia biblioteca ho cercato un buon compagno di serata. Purtroppo finisce quasi sempre con un senso di frustrazione la mia ricerca, perché una volta davanti ai libri non so mai decidermi se scegliere un testo che sia di stimolo a nuove possibili riflessioni o se invece dedicarmi al riposo, magari con un giallo di Agatha Christie che adoro. Qualsiasi cosa decida non sono mai del tutto convinta della mia scelta e così mi ritrovo sempre e comunque inappaggata. Ad ogni modo ieri ho poi optato per Lo zen e la cerimonia del te, che avevo comprato proprio quando era uscito e da allora non avevo più ripreso in mano. Nelle prime pagine l'autore, Kakuzo Okakura, parla di come loro orientali abbiano trovato nella cerimonia del te un modo per esprimere quello che viene definito il "teismo". Riprendendo le sue parole, si tratta di "quell'arte di celare la bellezza così che la si possa scoprire, di accennare quello che non osiamo rivelare apertamente".
Può quindi essere riportato all'essenzialità minimalista orientale che così tanto apprezziamo nello stile giapponese.

Io non credo però di essere così raffinata. Sebbene mi piaccia tantissimo quel tipo di insieme, è comunque troppo artefatto, anche quando riprende la natura nelle sue magnificenti coreografie, fatte anche di sabbia, pietre e rami particolari. Ciò nonostante, quando cerco lo stimolo alla contemplazione, dove l'animo mio può finalmente espandersi e respirare divino, allora quella è davvero la migliore coreografia. Così, infine, mi chiedo, se dopo tutto non abbiano ragione loro quando curano nell'essenzialità minimalista e raffinata i loro templi, che al suono di gong, recitazioni corali di mantra, e lunghi silenzi, cercano di aprire le porte interiori alla contemplazione del divino in noi.

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Acque particolari

Sono stata invitata a un congresso per parlare di acque "particolari". Questa definizioni è senz'altro la migliore, ma si potrebbe pure chiamarle "magiche", o di "di potere". Di sicuro sono acque dalle frequenze insolite. Per esempio, molti templi primitivi venivano eretti vicino a una fonte, e di solito erano dedicati alla Grande madre, che la Chiesa ha poi trasformato in Madonne nere. Ancora oggi si dice che le chiese dedicate alla Madonna in genere, ma in special modo alla Vergine nera, abbiano nelle vicinanze delle fonti, che la modernità ha spesso chiuso e quindi dimenticato.
Come già dicevo in un qualche post precedente, l'Ortodossia vede nella manifestazione di una energia sottile, impalpabile, eppure presente, anche se scientificamente non è ancora misurabile, l'espressione materiale dell'energia divina. Le acque sgorganti da questi luoghi di potere posseggono esse stesse quel particolare potere e sono acque di guarigione. L'acqua infatti è un ottimo mezzo che si impregna delle frequenze coin cui viene in contatto. Il ricercatore francese Benveniste, che purtroppo fu molto combattuto dalla scienza ufficiale e morì nella controversia, aveva scoperto quella che poi si definì la memoria dell'acqua. Ciò con cui l'acqua entra in contatto questa assorbe riemettendo a sua volta quelle stesse frequenze.
Anche il più noto Masaru Emoto, un ricercatore giapponese che in questi ultimi anni è diventato davvero famoso per quello che ha scoperto sull'acqua, in definitiva dimostra proprio quello. Ovvero che investendo questo elemento con un pensiero - ovvero una frequenza - questa poi, congelata, mostra nella armonia o disarmonia dei suoi cristalli se il pensiero immesso era positivo o negativo (vedi Migliorare la propria realtà).

Non è una novità questa per gli esoteristi che agli adepti in esercizio davano il consiglio di prendere un bicchiere d'acqua durante la meditazione quotidiana, tenerlo bene con le due mani e intanto pensare fortemente a una qualità che volevano sviluppare. Poi bere e continuare così, ogni giorno, fino a quando, poco alla volta, la qualità si fosse realizzata.
Certo si può parlare di suggestione, e sicuramente anche questa gioca un ruolo importante. Ma oggi parliamo pure di risonanza informativa. Siamo fatti per il 70% di acqua, se ingeriamo un liquido impresso con un'informazione molto forte e determinata questa porterà la frequenza all'acqua delle nostre cellule, che piano piano inizieranno adotteranno l'informazione ricevuta e, poco alla volta, entreranno in risonanza attuando il cambiamento apportato.

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Una memoria migliore

Ieri era il giorno della memoria e non ho scritto niente, perché non concordo con il modo in cui si ricorda, ma non mi dissocio certo nell'indignazione totale verso ciò che è stato fatto nei Lager nazisti - che però c'è sempre stato e di nuovo, ancora oggi, si perpetra con altri nomi e in altri luoghi.

Quello che è successo al popolo ebraico è inaudito, ma incredibile è il fatto che da sempre sia un popolo perseguitato. Ci sarà pure un motivo però... Ho conosciuto molti ebrei, vivendo nei paesi di lingua tedesca se ne conoscono, in particolare in Svizzera dove quelli che riuscirono a scappare dalla Germania nazista si sono rifugiati. Ma anche negli Usa sono fuggiti in molti. Gli ebrei che ho conosciuto, di nazionalità oggi svizzera o Usa, erano tutti del ceppo germanico, mentre ho poi scoperto che c'è il ceppo mediterraneo, che è poi quello che viveva e vive in Italia e in Spagna, forse anche in Francia, ma non ho mai sentito della loro presenza. Il ceppo mediterraneo lo conosco poco, ma so che sono più calorosi e vivaci dei cucini tedeschi, più filosofici.

Ciò che colpisce degli ebrei è lo loro inaudita stima di sé. E in effetti sono davvero acuti, sono pochi quelli che riescono a tener loro testa. Per certi versi, la loro educazione ricorda molto quella dei Gesuiti che, come si sa, sono quelli che formano la più acuta e invincibile classe di oratori.
Mi sono dunque chiesta se sia proprio quella loro incredibile autostima a generare così tanto fastidio. Se da un lato sono davvero ammirabili, dall'altro, il loro sentirsi sempre nel giusto, può creare reazioni davvero cattive.
Di questa loro forza parla anche Claudio Magris, un autore che mi piace leggere, sia per come scrive e quello che scrive, sia perché è un profondo conoscitore del mondo austro-ungarico, in cui mi ritrovo nelle sue osservazioni sui popoli tedeschi.
In un suo libro: "L'infinito viaggiare" racconta "Il ballo del rabbino", dove ammira la bravura accesa del rabbino che balla la hora, la tipica danza circolare ebraica, sempre più veloce, scattante, selvaggia, estatica, perfetta nelle acrobazie che nessun altro "uomo non di dio" riesce per questo a fare. E a un certo punto scrive:
Era la festa dell'ebreo "eternamente illeso", indistruttibile e attaccato dalla vita, come si suoi padri che facevano figli sotto le persecuzioni dei faraoni o nei Lager nazisti...
Poi, tristemente, ricorda le molte altre popolazioni sterminate tra indicibili torture, il cui sguardo si è spento nel sopruso e umiliazione, e scrive
Anch'essi, come ogni oppresso, avrebbero avuto bisogno di quella forza spiegata davanti a me in quel ballo, di quell'invulnerabile resistenza ad ogni violenza inflitta agli uomini, al loro sangue, ai loro dèi.
Il Popolo eletto che si è dato sul Sinai una Legge universale e non tribale, è tale quando il suo dolore parla per tutti.
E così capisco anche io il mio disagio di fronte alla eccezionale "bravura" degli ebrei, che mi è sempre stonata, non perché non riconosca la loro profondità di pensiero, ma perché non ho mai percepito umanità per gli altri esseri umani, visto che la rivolgono tutta a se stessi. Come dice Magris, se loro sono il Popolo eletto, dovrebbero diventare la rappresentanza di tutti coloro che soffrono e sono oppressi. Loro, davvero dovrebbero farsi testimoni dell'umanità torturata, decimata, soffocata...
Ma non lo fanno e questo per me stona davvero.

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La fisica tra paradossi e realtà

Chi ama la speculazione, specie quella offerta dai molti paradossi scientifici della fisica quantistica, potrà lanciare una sfida al proprio cervello leggendo il testo di Franco Selleri, insegnante di Istituzione di Fisica Teorica all’Università di Bari. Già abbiamo affrontato in diversi articoli le tematiche più pregnanti di questa incredibile materia, così seguiamo l’Autore, nel percorso che ci illustra nel suo testo, quando approfondisce le due “correnti” che si sono formate da dopo il 1927, dove una, con Einstein, Planck e Schrödinger, propone la “difesa” del realismo scientifico, confutando la tesi sostenuta da Bohr, Heisenberg, Pauli e Bohr, che negavano la realtà causale e spazio-temporale dei fenomeni atomici. Correnti, queste, che ancora oggi non hanno trovato una svolta risolutiva. Oppure affrontiamo i paradossi della meccanica quantistica, come quello che già abbiamo discusso a proposito del “gatto di Schrödinger”, per arrivare alla conclusione indicata dall’Autore, che ci propone soluzioni “semplicissime”… In ultima analisi l’Autore dimostra che le diverse teorie scientifiche possono essere collegate a precise scelte filosofiche, che rendono impossibile il prendere in considerazione delle possibili soluzioni matematiche che si discostano da tali presupposti. Il che, una volta di più, dimostra l’importanza delle proprie predisposizioni interiori nel portare alla luce determinate teorie scientifiche!Il testo, poiché viene accuratamente esposto in termini di formule fisiche, è prettamente indicato a chi ha una mente predisposta alla speculazione matematica, mentre risulta di ben difficile comprensione nel caso non si abbia un’adeguata preparazione in materia. (Franco Selleri - Progedit Edizioni)

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La Parola

“È risaputo che in tutte le scuole occulte dell’antichità, si proibiva al neofita di parlare per due anni dal suo ingresso. Solo quando aveva imparato a mantenere il silenzio poteva cominciare a usare la parola.”La parola è energia, perché focalizza il senso dei propri pensieri. Se i pensieri sono chiari e precisi la parola, allora, sarà altrettanto carica di quella stessa forza. Se i pensieri sono insulsi e banali, le parole abbonderanno e disperderanno così, in nulla, tutta l’energia.Imparare a parlare è come imparare a pensare. Infatti, se non vogliamo disperdere inutilmente la nostra carica energetica, impareremo a focalizzare bene i nostri pensieri e, di conseguenza, le nostre parole, che acquisteranno così quella forza e potere, che nelle antiche scuole esoteriche si insegnava a determinare.Oggi si parla molto: tutti parlano, convinti che sia sempre lecito esprimersi, tuttavia le nostre parole, poche volte, arrivano a incontrarsi. Sono come treni che viaggiano paralleli, vedendosi, ma non incontrandosi mai. Il che è tragico, se si pensa che siamo nell’era della comunicazione!In questo testo, diversi autori e scuole di pensiero, spiegano non solo i più comuni tranelli in cui facilmente si cade, quando si parla senza fare attenzione al potere delle parole, ma anche il modo in cui sia possibile sviluppare la giusta parola, di forza, di virtù e bellezza. (AAVV - Edizioni Synthesis)

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Cuore di fuoco

Con l’avvento della new age siano stati letteralmente sommersi da novelli e sedicenti maestri di vita, spuntati nel nostro panorama con la stessa facilità e frequenza con cui assistiamo alla formule pubblicitarie per l’acquisto di nuovi prodotti. Alcuni, certamente, sono anche validi, ma molti, diciamocelo francamente, sono spesso banali, mentre altri, invece, si rivelano così carichi di messaggi inquietanti e tenebrosi, da evocare l’effetto di un cielo plumbeo, prima di una inevitabile tempesta.Difficile districarsi in mezzo a tutti questi nuovi guru! Per fortuna che, ogni tanto, fra tanto predicare, ecco che si presenta un maestro sconosciuto, le cui parole sono come una leggera brezza primaverile, carica di speranza e nuove possibilità. È il caso di questo libro, dove un maestro andino ci indica, con semplicità e immediatezza, le semplici regole con cui possiamo cambiare la nostra vita e il nostro futuro. Regole che parlano al cuore, e lo aprono alla trasformazione necessaria, per evolversi e conquistare un’esistenza di bellezza. Infatti, “C’è qualcosa di perfetto in noi che sta aspettando soltanto l’occasione, di manifestarsi”.Così, mentre leggiamo la storia di questo incontro con la figura del maestro, avviene anche dentro di noi una connessione con un essere di luce, che ci indica la via per aiutarci a manifestare quel qualcosa di perfetto in noi, che sta solo aspettando la possibilità di realizzarsi.(Anton Ponce de Leon Paiva - Verdechiaro Edizioni)

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La giustizia del karma

Leggo in Erri De Luca - un uomo che ammiro tantissimo, non solo come autore ma anche per la sua moralità - la storia dell'allievo di un rabbino. Un giorno si presenta alla porta del maestro e quando questi chiede chi è dopo aver sentito bussare, lo studente risponde "sono io". Il maestro non apre e chiede ancora chi è, la risposta del ragazzo è sempre la stessa e la porta non si apre. Solo quando risponderà con il suo nome il rabbino lo fa entrare.
Dopo del tempo il maestro invita il ragazzo ad andare in giro per il mondo a fare esperienze di vita per poi tornare più maturo.
Lo studente inizia così un viaggio e strada facendo arriva a una locanda dove la notte stessa del suo arrivo capitano dei ladri che derubano l'oste. Questo si mette in testa che è stato il ragazzo a derubarlo e lo strapazza, ma il ragazzo continua a urlare "non sono io!" fino a quando si riesce a liberare e scappa via.
Una volta tornato racconta al maestro la vicenda e questo gli dice che era per riparare tutte le volte che aveva avuto la presunzione di dire "sono io" (è solo Dio che può farlo!).

E' una storia che mi fa pensare al karma, per cui si ripara sempre ciò che di sbagliato abbiamo fatto. Proprio come nei vasi comunicanti, se si alza da una parte si abbassa dall'altra e viceversa. E' così matematico il karma che alcuni lo definiscono il contabile cosmico, niente va dimenticato, niente va sottovalutato, è un'azione giusta e senza sentimento. Non c'è infatti desiderio di punire o di premiare, è semplicemente il risultato di un gesto precedente. Se tolgo ora qualcosa a qualcuno o alla vita mi verrà tolto dopo, o domani, o fra un anno o in un'altra vita. La giustizia è sempre in azione.

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Viaggiare leggeri

E' una vita che mi sposto, di casa, di città, di nazione... col tempo ho imparato a viaggiare leggera, eliminando tutto il superfluo, che nemmeno più raccolgo, nonostante il possibile allettamento. E viaggio leggera anche ora, nei miei piccoli spostamenti di adesso, quando vado a tenere una conferenza o un corso. Il fatto di essere capace di muovermi con l'indispensabile, e anche quello ben ponderato e ridotto, mi dà un senso di libertà indicibile, che si accompagna alla indiscussa facilità di salire e scendere dai treni, e correre all'occorrenza per riuscire a prendere quello in partenza. Con la mia borsa a tracolla, in giro per luoghi "stranieri", mi sento un viandante, che forse, in definitiva, è l'archetipo che principalmente vibra in me e continua a volersi perpetrare, sempre, e di nuovo, e ancora.
L'idea di passare leggera sulla terra appena appena sfiorata mi piace, tant'è che le mie scarpe non si consumano mai, nonostante tutto il mio gran camminare di anni. E' un modo forse per evitare di radicare, o forse è perché più che alla terra appartengo al volo. Sto infatti rimettendo la testa in un tipo di interpretazione delle figure simboliche personali, quelle che nascono con la persona e la accompagnano per tutta la vita. E' un metodo che avevo sviluppato anni fa, dove utilizzando il potere evocativo di alcuni animali si evidenzia il carattere fondamentale della persona. Su dieci caratteristiche ben sette sono eteree le mie. E sono legate al volo, del pensiero e dello spirito. Difficile avere orme pesanti...

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Tiziano Terzani

Non volevo questo titolo, perché questo nome evoca dei sentimenti che io critico, per cui mi sembrava un tranello attrarre dei lettori a leggere gli ormai consueti commenti positivi e pieni di ammirazione, quando invece io mi discosto. Ma tant'è, di lui parlo così il titolo è rimasto.
Questo personaggio mi ha dato molto da pensare. Ci sono delle discrepanze fra quello che sostiene e quello che invece mostra di essere. Ha fatto della sua morte uno spettacolo, anche se solo attraverso i libri. Ha però spettacolarizzato la sua morte, l'ha resa pubblica e ci ha fatto pure tutti i suoi commenti "filosofici" in proposito.

Credo che sicuramente questo uomo ha cercato di cogliere e vivere la verità suprema. E' però incappato nel tranello del più eclatante, che si può davvero con grande "umiltà" ostentare.
Il sacro e la morte sono sentimenti intimi e segreti. Non si possono raccontare con abbondanza di parole, di concetti spiegati. sono situazioni di vita estreme che possiamo definire "minimaliste" che forse solo ermeticamente, in una ascettica essenzialità potrebbero essere accennate.
Quando invece si ostenta la religiosità o, come in questo caso la morte, per di più la propria, in un modo così elegante e sapiente, allora c'è davvero qualcosa che non va. Spesso le letterature mettono in rilievo quei personaggi dotti che con grandi parole parlano della propria saggezza, lasciando intendere che probabilmente lì dietro c'è conoscenza, ma non saggezza. Lo stesso non posso fare a meno di pensare di T.T. Perché tutto quel bisogno di comunicare le sue "sagge" scelte? A me fa solo impressione. E penso così alla moglie, o al figlio, che hanno dovuto accettare le sue scelte. E a me paiono più degne di nota le loro, elaborate in sordina, che quelle del "grande" T.T. così tanto acclamate.

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Dizionario dei vizi e delle virtù

Bono Giamboni, fiorentino dell’epoca di Dante circa, ci ha lasciato diversi testi, due dei quali dissertavano sui vizi e le virtudi. In effetti l’intero pensiero filosofico e religioso si è occupato di capire cosa rende l’essere umano buono e cosa invece lo fa perverso, perché il senso, quello più nobile, è quello di realizzare una vita etica. E la situazione oggi non è cambiata. Solo che con l’andare del tempo si è senz’altro articolata. Oggi le cose non sono sempre quelle che vogliono far credere di essere, per cui le virtù sono vizi e viceversa. Insomma di che rimanere confusi!Allora è dunque andato tutto perso, sommerso in una confusione di vizi e licenziosità? E cosa ne è delle virtù?Salvatore Natoli risponde a queste domande con un’opera che ci orienta, voce per voce, nel marasma di una realtà orfana di dottrine e ideologia. “Le voci qui raccolte parlano di vizi e virtù: un modo per prendere distanza da sé, per perdere peso, per guardarsi da fuori, oggettivandosi nel mondo, per relativizzarsi. Vizi e virtù: è anche un modo per avere cura di sé, per prendersi a cuore, per dare eleganza, stile e morale alla propria vita. Questo non basta per renderci liberi. Meno che mai è sufficiente per essere felici. Può essere, però, d’ausilio per vincere noi stessi, per sciogliere quel che più ci lega, per instaurare rapporti più giusti con gli altri. Per vivere meglio.” (Salvatore Natoli - Feltrinelli editore)

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La vita sociale dei cani

Gli animali, come compagni di vita nelle nostre case, stanno sempre più diventando popolari. L’opinione pubblica è sempre più sensibilizzata su come ci si debba comportare e non comportare in questa nostra interrelazione con i quattro zampe e, sebbene ci siano ancora molti casi vergognosi, dove agli animali vengono inflitte crudeltà e brutture, oggi ci si può però aspettare che, chi si comporta in tale modo, venga poi punito dalla Legge, sempre più attenta anche a questi casi. Di conseguenza leggere un libro che ci racconta come “pensano”, sentono e vivono i cani il rapporto con noi esseri umani, non può che facilitare e gratificare maggiormente questa nostra esperienza assieme a loro. L’Autrice, un’etologa appassionata, ha cominciato poco alla volta a osservare e studiare il comportamento degli animali che arrivavano a casa sua e del marito, in genere cani, e a scoprire come i diversi soggetti avessero caratteri ed esigenze differenti, a volte anche dovute alle esperienze dei primissimi mesi di vita, spesso non proprio positive. Non solo impariamo a comprendere i nostri fedeli amici a quattro zampe, ma impariamo anche che, avere un animale, significa pure essere disposti a delle rinunce o a fatiche in più, quando sono malati o anche solo quando sono biricchini e ce ne combinano di tutti i colori! Insomma, osservando come questa donna e il marito vivono il loro rapporto con tutta questa banda di cani, gatti, pappagalli… impariamo che l’amore non è solo l’emozione data dal primo momento quando sono deliziosi cuccioli; l’amore per un animale, proprio come accade con le persone, è anche cura, rispetto e attenzione. (Elisabeth Marshall Thomas - Longanesi & C. Editore)

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Il risveglio della mente globale

Questo fisico – futurologo – di fama mondiale intreccia tra loro scienze fisiche e sociali, tecnologia moderna e antico misticismo per dimostrare che ora, la possibilità di una illuminazione globale è reale e imminente, quanto però, al contempo il pericolo di una distruzione di massa. Un po’ sulla stessa linea di Punto di svolta di F. Capra, ci vengono svelati i nessi che collegano la nuova fisica con l’evoluzione della coscienza. Il futuro può essere veramente il frutto di un lavoro di tante anime di buona volontà che con attenzione e impegno si dedicano a cambiare i paradigmi interiori per ottenere dei positivi effetti esteriori. Tutti noi siamo chiamati a farlo, per tutti è possibile partecipare e gli studi effettuati rivelano la reale possibilità di intervenire sulla realtà. Perché, allora non metterci tutti quanti, con un po’ più di responsabilità a migliorare i nostri atteggiamenti interiori per formare gruppi di persone sempre più pulite e disponibili che lavorano, interiormente connesse, per il bene ed evoluzione dell’umanità e di questa nostra terra in genere?(Peter Russel - Urra Edizioni - Vai al sito ufficiale di Peter Russel)

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In Duomo

L'altro giorno ho deviato le mie camminate per commissioni e sono andata in Duomo. Era una giornata splendente e il marmo bianco quasi rosato si imponeva dalla facciata, mentre tutte le sue guglie che si stagliavano in un cielo azzurrissimo mi sembravano quasi punti fini di un cristallo sacro.
Il Duomo, a Milano, è forse ancora l'unica chiesa la cui risonanza è percepibile. Una volta la si sentiva anche nella mia chiesa preferita, Sant'Ambrogio, ma negli anni le onde frequenziali dissonanti di una città faticosa, e lo orde di visitatori che entrano come se fossero a un mercato, hanno consumato quel poco di risonanza che ancora poteva avere. Così è rimasto il Duomo.
Forse a causa della sua mole, la città non riesce ancora a esaurirlo e, entrando, la persona abituata a essere cosciente di questo genere di percezioni, può ancora avvertire che qualcosa lì dentro si muove e tocca lo spirito e anche delicatamente il corpo.
Mi era piaciuto molto leggere che l'Ortodossia vede l'espressione dell'energia divina in due aspetti. Uno è quello puramente interiore, l'altro è invece determinato da quell'energia sottile che i Templi dovrebbero saper raccogliere (vedi I Templi energetici). Anche io la penso così e per questo sono spesso a caccia di Templi ancora attivi. Sì perché ormai la situazione attuale è così impregnata da frequenze dissacranti che i Templi cittadini fanno fatica a reggere.
Ma il Duomo, ancora ancora, respira divino e così è un dono entrare e lasciarsi toccare da quel soffio così prezioso!

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L'energia aurea

Specie in coloro che si trovano su un sentiero spirituale l’energia denaro può creare non pochi problemi. Infatti il denaro viene spesso considerato la fonte di tutti i mali e, di conseguenza, da evitare, optando al suo posto per una vita di quasi rinunzia.Tuttavia il denaro, in se stesso, non è né bene né male, perché è semplicemente un tipo di energia e, come tale, è semmai l’utilizzo che se ne fa a poter diventare negativo o, al contrario, positivo. “Saper usare questa energia è fondamentale oggi, perché tutta la nostra società è basata sul denaro. (…) Il denaro è la linfa vitale, il simbolo della ricchezza sociale che tiene unita una nazione. È quindi simile alla circolazione del sangue in una persona. Se l’energia circola in modo regolare, la persona godrà di buona salute, altrimenti è la malattia.” Quindi bisogna imparare a maneggiare il denaro per creare eventi positivi e stimolanti per l’umanità intera, invece di cercare, di evitarlo oppure di accumularlo, creando così degli ingorghi energetici che, bloccando l’energia, inevitabilmente la rendono quindi negativa!L’energia denaro deve poter circolare in modo positivamente creativo e, per questo, si deve imparare a rapportarsi al denaro, con una modalità serena e gioiosa, liberandosi da quelle connotazioni negative che, così a lungo, hanno impregnato questa esuberante forma di energia.Il testo contiene una serie di interventi di personaggi famosi e illustri nel campo dello spirituale (vedi Assaggioli, Mére, Filipponio, Yogananda, tanto per citarne alcuni), che indicano quanto sia importante per la nuova umanità rapportarsi al denaro con un atteggiamento raggiante e, soprattutto, volto al bene di tutti. In questo modo si imparerà a fare i soldi, e farne anche tanti, ma al servizio di un bene maggiore!(AAVV - Synthesis Edizioni)

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Le memorie di Adriano

La storia ‘autobiografica’ dell’imperatore Adriano, scritta come una lettera testamentaria al suo successore Marco Aurelio, ci permette di percorrere assieme a lui la vita e le considerazioni di un uomo di potere saggio e consapevole dei propri moti interiori e di quelli a lui esterni. Adriano non ignora infatti la fallacità degli eventi, di come questi si ripercuotano nell’animo e nella vita umana, e del fatto che Roma, comunque, finirà un giorno per tramontare. Tuttavia, il suo senso dell’umano - ereditato dai Greci - gli fa capire l’importanza di rimanere coerente con il suo compito e la sua missione.«Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo», dice questo imperatore che sente su di sé i problemi degli individui di ogni tempo, ed è alla ricerca costante di un accordo tra la felicità e il metodo, tra l’intelligenza e la volontà. Una meditazione sulla storia che è, però, meditazione sulla condizione umana. Leggendo questo stupendo testo non solo si ripercorre un po’ della nostra cultura, ma ci si avventura in riflessioni personali, che ogni individuo dovrebbe porsi per infine giungere alle proprie risposte.(Marguerite Yourcenar - Einaudi Editore)

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Il linguaggio silenzioso

Anche quando non parlano gli uomini si trasmettono informazioni, esprimono giudizi, stabiliscono gerarchie di valori; e non soltanto attraverso i gesti e le posizioni del corpo, ma anche attraverso il modo di usare il tempo e lo spazio, di ritmare la propria vita quotidiana. In un contesto sociale dove sempre più popolazioni si trovano a convivere, a volte in una forzata vicinanza, è quanto mai importante saper comprendere la forma di cultura che determina la conseguente comunicazione globale. La maggior parte delle difficoltà nel contatto tra gli individui può essere ricondotta a distorsioni nella comprensione. La buona volontà, a cui tanto spesso ci si affida per risolvere i problemi, è sovente inutilmente sprecata per l’incapacità di comprendere che, quel che viene comunicato, è il frutto di una impostazione sociale, a volte molto diversa dalla nostra.(Edward T. Hall - Garzanti Editore)

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Ci sarà poi la fine?

Chi frequenta o segue siti o gruppi "spirituali" - che metto virgolettato perché in effetti la spiritualità sarebbe altro... - saprà ormai da tempo di certe fatidiche date che pendono sopra la nostra testa di umani come una spada di Damocle. Ormai si sa che a un certo punto, ovvero nel 2012, dovrà accadere qualcosa che cambierà completamente la nostra storia umana.
Di fronte a tali assunti vorrei fare delle osservazioni.
L'essere umano ha sempre seguito i vaticini. E' solo da quando lo "spirito scientifico" si è man mano impossessato del pensiero comune che ci si pone con un certo senso critico, spesso davvero esasperato però. Lo spirito scientifico ha sì il rigore nel procedere ma, al contempo, è fatto pure di reale apertura a sondare l'ignoto, che spesso purtroppo manca in coloro che si celano sotto lo stendardo della "pura scienza".

Senza cadere così in tali sciocche esagerazioni vorrei addentrarmi nelle considerazioni di tali profezie. Analizzando le diverse visioni profetiche del passato, in genere sono davvero poche quelle che poi si realizzano. Tuttavia con questo non voglio dire che siano del tutto sbagliate.
Chi ha la visione profetica è in grado di vedere sì nel futuro, ma spesso vede solo una parte del quadro generale, così che descrivendo ciò che vede, gli avvenimenti poi risultano sempre, o quasi, diversi da come erano stati profetizzati.
E' come se, osservando un quadro complesso, ovvero composto da tanti personaggi presenti sulla tela, noi lo descrivessimo solo focalizzandoci su un particolare e tralasciamo il resto. E' chiaro che la descrizione risulta poi sbagliata. Lo stesso accade con le profezie. Anche quando a farle sono le voci di presunte o reali Guide dall'aldilà. Sì perché ciò di cui non si tiene conto è che anche nel mondo sottile ci sono i vari livelli evolutivi, e spesso, chi parla con umani disponibili, non proviene dalle alte sfere, anche se sostiene il contrario (pure tra gli spiriti si pecca di ego, se questi non sono ancora evoluti molto! Chi desidera approfondire legga La mappa dello spirito).

Questa premessa è dunque per dire che l'esattezza dei vaticini lascia a desiderare, anche se, tuttavia, questi indicano comunque un qualcosa che c'è nell'aria e che, in un qualche modo, si realizzerà.
Così, riferendomi a quella fatidica data, penso che il cambiamento non dovrà avvenire da quel momento in avanti ma, come dicono gli esoteristi più attenti, siamo già entrati nella zona della trasformazione. Tutto è già in atto e chi è pronto per tale salto, sta già accelerando la propria evoluzione interna.

(Chi fosse interessato a tali profezie, sto raccogliendo in un blog: Misteri, tutto ciò che si dice nel web a proposito dell'insolito, esoterico, inspiegato).

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L'animo evoluto

No, non siamo tutti uguali! C'è poco da ribattere, davvero non siamo uguali. La consistenza dell'essere, il suo spessore e la sua natura sono davvero molto diversi. Già lo si nota nella vita quotidiana, per esempio, e riprendo un concetto inflazionato viste le quantità di utilizzo, quello che uno crede di realizzare come "etico" non lo è per niente per un altro.

Ho osservato a lungo le azioni cosiddette "etiche" di alcuni personaggi e, conoscendoli da vicino, ho proprio appurato che ci credono veramente e che in tutta onestà loro agiscono "eticamente", in base alla propria coscienza. Ed è proprio questa però che fa la differenza. Abbiamo coscienze, animi, davvero tanto diversi. E non perché i concetti etici, tanto per continuare con questo esempio, sono divulgati e sostenuti da tutti, che tutti, allo stesso modo, li interpretano!
Per esempio, quando redigo la carta natale salta subito all'occhio la qualità dell'animo dell'individuo (vedi L'astrologia per l'anima). E c'è poco da nascondersi lì: quello è il diagramma dello stato evolutivo della persona ma, dato che sono pochi ancora quelli di un certo spessore interiore positivo, è ovvio che letture di questo tipo non sono per tutti. Sì perché ci sarebbe poco da spiegare. Come si fa infatti a far capire a una persona che crede di essere così tanto brava, così tanto preparata, così tanto a posto che in effetti, tutto questo credersi "così tanto..." è proprio la radice del suo non esserlo?

Mi ricordo che quando leggevo Ouspenski, che è stato l'allievo più illustre di Gurdjeff, lui raccontava che il Maestro, per appurare chi fosse o meno pronto per un lavoro spirituale, invitava a un salotto le persone che chiedevano di iniziare un percorso con lui. Gurdjeff aveva chiaramente detto a Ouspenski di far parlare di sé le persone e quelle che lo avrebbero fatto con generosità e dovizia nel raccontarsi erano le persone da scartare. Sì perché l'ostentazione è proprio il primo segno di animo ancora infantile ed egoico.

Così io mi chiedo, ma cosa mai pensano quelle numerose persone che, quando tengo una conferenza su questioni evolutive, poi sentono l'impellente necessità di prendermi in disparte per raccontarmi quanto sono avanti, loro, visto tutto quello che hanno ormai imparato...
Io rimango davvero senza parole!

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Il libro tibetano del vivere e del morire

Quando, nel ’93, uscì il libro di Sogyal Rinpoche negli Usa, in men che non si dica fu sulla bocca di tutti coloro che si interessavano di percorsi di crescita interiore, e nel giro di poco tempo un amico, con toni entusiasti, me lo regalò. In effetti questo testo è un gioiello prezioso. Lo stile di scrittura pacato, pur tuttavia acuto, ci accompagna nella rivisitazione dell’esistenza, per ritrovare ciò che in fondo dovrebbe essere il senso della vita. Ovviamente divenne uno dei testi da tenere sul comodino, per rileggerne qualche riga ogni sera, prima di addormentarmi.Al mio ritorno in Italia, continuando a occuparmi delle tematiche del nuovo pensiero spirituale, fui molto colpita dal fatto che il libro, qui, non era molto conosciuto. Già, è vero, noi siamo il popolo che ama uno stile di scrittura nozionista e dotto, oppure, di contro, quello un po’ enfatico e sentimentale… Eppure il libro è stato tradotto da una casa editrice, l’Astrolabio, che è ben nota per la serietà dei testi che propone. Forse è veramente solo questione della poca eco creatagli attorno.Così, con un sentimento di estrema gratitudine verso l’Autore, penso sia doveroso iniziare a parlarne.“Quasi tutti muoiono impreparati a morire, così come hanno vissuto impreparati a vivere”. Questa è la tesi fondamentale dell’Autore, che però non si mette con il dito accusatorio a elencare l’ennesima sequenza di critiche alla società moderna. Lo sappiamo, questo modo di vivere ci ha alienato ed è perfettamente inutile stare a riceverne i rimbrotti.Abbiamo invece bisogno di un qualcuno che ci prenda per mano e ci accompagni, con pacatezza, a ritrovare quei moti interiori dell’anima che, vibrante, anela alla propria realizzazione.In effetti, ci lascia intendere l’Autore, è solo recuperando la libertà di vivere in sintonia con le vere e profonde aspirazioni interiori che si sarà in grado di vivere con serenità ogni situazione che la vita vorrà presentarci e, al contempo, prepararci all’appuntamento più importante che ci attende alla fine della nostra esistenza!(Sogyal Rinpoche - Astrolabio Editore)

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Fare la propria parte

Una volta l'attrice Meg Ryan, in una brillante commedia, che purtroppo non mi ricordo più quale - scusate l'imprecisione -, nel suo personaggio parlava con l'interlocutore a proposito della sua vita ineccepibile, affermando che, tra l'altro, stava facendo tutto quello che si poteva aspettare da lei per contribuire al benessere del paese.
Una frase del genere da noi sarebbe impossibile, noi non abbiamo la concezione del fare per il bene del gruppo, mentre negli Usa sì. Non per nulla tutti gli aggregatori sono nati da loro, il blog, tanto per fare un esempio. Uno spazio dove nessuno paga niente e ha gratis una vetrina da condividere. La condivisione è un'istanza molto importante in quel paese.

La domanda principale è: cosa posso offrire alla comunità perché abbia un vantaggio dalla mia presenza?
Anche nell'esoterismo è importante fare la propria parte. Il cosiddetto servizio non è quello che spesso gli italiani, così bravi nelle opere di carità, interpretano. Sì, può anche essere dell'attività caritatevole, ma non solo. Si condivide, ovvero si offre alla comunità, il frutto dei propri talenti, una parte per lo meno. La cosiddetta decima, se vogliamo riferirci alle parole bibliche.

Tante persone che mi contattano e conoscono mi ringraziano per mettere a disposizione di tutti qui sul sito così tante conoscenze, a gratis. Diciamo che in questo modo faccio la mia parte, contribuisco alla comunità con il frutto dei miei talenti e sono contenta che questo faccia piacere. Ma che soprattutto stimoli la crescita personale.

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Definizioni

Per me è molto importante avere proprietà di linguaggio e mi dispiace quando sento utilizzare le parole a casaccio, perché tanto si può intuire quello che vuole dire la persona.

Tuttavia ci sono significati che è difficile definire. Non solo perché sono astratti, ma perché proprio a tal proposito non si sono convenuti i termini.
Una definizione che mi ha dato sempre filo da torcere è quella per lo spirito. Certo, genericamente lo possiamo chiamare così, oppure animo o anima, ma di fatto, quando vogliamo indicare le sue qualità iniziano i problemi. Poi c'è pure da aggiungere che non sappiamo bene dove finisce la psiche e dove inizia l'eterico.
Per esempio Del Giudice chiama coscienza quella parte nel profondo dell'inconscio che si interfaccia con l'energia universale - o, se vogliamo chiamarla con i suoi termini, con il potenziale elettromagnetico (vedi gli articoli della sezione Scienza e coscienza).
Gli esoteristi parlano invece di pensiero, mentre Aurobindo parla di mentale superiore, e altri ancora hanno iniziato a metterci pure dentro il cuore.
Tutti intendono lo stesso, con nuances diverse ognuno.
Il problema è però che utilizzando definizioni che hanno un significato più generico nel quotidiano si finisce col creare confusione. Infatti chi non è dentro nel campo specifico di colui che espone la materia (per esempio la quantistica, o l'esoterismo, o lo yoga, o quant'altro) - che è la maggioranza - interpreta quelle definizioni in modo molto semplicistico, purtroppo non ci sono ipertesti nel parlato!

Mi rendo sempre più conto di quanto sia difficile esporre bene e, allo stesso modo, difficile comprendere bene. La sintesi, che sarebbe la soluzioni, sanno farla solo coloro che sono articolati e bene organizzati dentro. Davvero una minoranza...
Finiremo con l'essere sommersi da parole vuote. Che caos!

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Le maglie del proprio essere

Il livello evolutivo di una persona si dimostra dalla larghezza della sua maglie... E' un po' come se la nostra essenza fosse una maglia, dove però, per essere "leggeri" nel senso spirituale, quindi aperti al flusso dell'energia vitale, si devono avere i punti di questa ipotetica maglia molto larghi. Quanto più larghi, tanto più elevati.
Sì perché se i punti sono stretti, e quindi si determina un buon tessuto compatto, né l'energia cosmica ci raggiunge - in quanto è troppo fitta la trama per poter passare, né si è in grado di lasciar scivolare via il pesante che dall'esterno si relaziona con noi. Se la maglia è fitta il negativo rimane, anche quello più piccolo e insignificante. Se la maglia è fitta siamo tesi e compressi, per cui il flusso vitale ha poche possibilità di nutrirci appieno!

Quando mi sento irrigidire e l'irritazione cresce, una voce di dentro mi dice: "allenta le maglie!". Se riesco a darle retta la tensione diminuisce e posso affrontare la situazione con maggiore equilibrio.

Post Scriptum: l'articolo qui di seguito linkato descrive l'importanza di mantenersi fluidi per poter recepire l'energia cosmica: L'energia che guarisce, mi sembra che possa c'entrare...

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Domande

Qualcuno una volta disse che sono le domande a essere importanti perché poi le risposte si trovano.Tuttavia si possono fare domande giuste solo se si conosce un po' la questione. Per esempio, se intervisto qualcuno la cui materia mi è sconosciuta non posso fare domande. Certo, le classiche quelle è normale che si fanno, ma io parlo delle domandi intelligenti, quelle che presuppongono un seguire il filo del discorso. Per questo dico alla persona di parlarmi lei di quello che vuole del suo argomento, di spiegarmi cosa pensa intrigante, o importante da conoscere. Così facendo comincio a entrare nel discorso e allora le domande arrivano.
Un po' come i qualia, ovvero ciò che in filosofia si definiscono gli aspetti, le qualità sperimentate, percepite, che poi sono quelle che determinano la conoscenza. Infatti se io dovessi parlare a un cieco del giallo, quello potrebbe seguire la spiegazione tecnica, teorica, e tutto quello che si vuole e può aggiungere, e tuttavia non potrei mai fargli capire, conoscere veramente il giallo, perché non lo vede, non lo sperimenta.
Lo stesso con le domande. Queste davvero vengono quando la persona ha una base di materiale su cui lavorare. E io credo che quanto più la persona è intelligente, tanto più produce domande. Così un genio come Einstein si dice abbia detto: "Impara dal passato, vivi per il presente, spera per il futuro. Ma la cosa più importante è che tu non smetta mai di farti delle domande!"

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Le oscillazioni dell'essere

Ogni cosa nell'universo vibra. Anche quello che noi con i nostri sensi non percepiamo, e quello che i macchinari scientifici non sono ancora riusciti a misurare. Tutto oscilla, e quindi ha frequenza.
Un colore, un suono, un oggetto, ma anche uno stato d'animo, e le persone sono il risultato finale di tutte le frequenze che emettono col loro corpo e con la loro anima.
Io me lo vedo, questo mare immenso di frequenze. Me lo vedo con innumerevoli onde che dondolano, si increspano, si incontrano, si scontrano... E allo stesso modo vedo il mare delle nostre frequenze che incontra il mare delle frequenze altrui, in un abbraccio o in uno scontro, a volte violento, altre più pacato... E sento poi la risacca che avviene al termine di un'azione, quando si scioglie l'emozione che si era generata, e tutto deve tornare in sé, per riprendersi e poi ricominciare.

Io sento necessarie queste risacche. E' il metabolismo dell'anima che a ogni ispirazione deve poi seguire l'espirazione. E vedo però che spesso la fase del rigetto, quella dove espiriamo e ci tiriamo indietro, ci spaventa - me compresa! Ci siamo abituati che il nostro grafico debba sempre andare in su, come i grafici di un'azienda in costante crescita ed espansione. Eppure anche in quei casi è solo l'ingenuo che pensa normale un costante innalzamento.
Ecco, tutte queste cose le so molto bene, eppure, quando vivo le risacche mi sento giù. La mia anima mi ripete che è tutto giusto, anzi, che dovrei proprio fare spazio a tale movimento. Invece le convinzioni terrene acquistate in tutti questi anni di continuo condizionamento, si ribellano, urlano, vogliono la vittoria.
E io, che mi trovo nel mezzo: fra anima e consapevolezza terrena, mi sento sballottata e incapace di placare il subbuglio. Poi, piano piano, le cose si assestano e finalmente assisto con gioia all'avvenuto riconoscimento del nuovo ciclo che va ad iniziare.

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Parole da collezionare

In Italia non siamo dei fanatici della scrittura come lo sono negli States. Oddio, ci sarebbe forse da dire che in Italia ci sono probabilmente più scrittori che lettori, e questo è proprio ciò che determina il problema. Negli States si scrive perché si legge, e molto anche! Lettura e scrittura vanno di pari passo. Per questo la loro scrittura risulta già ben esercitata e organizzata.
Negli States si fanno esercizi di scrittura con una passione davvero invidiabile. E le iniziative per farlo non mancano. Ecco per esempio questi ragazzi californiani che si sono inventati "Novembre: il mese della scrittura". In breve ci si associa per una maratona di parole, così da riuscire a scrivere in un mese una storia di almeno 50 mila parole. Nell'ultima maratona del novembre scorso annunciano orgogliosi di aver raccolto un totale di 1187.931.929 parole collettive!

Se qualcuno si chiede come mai parlo con così tanta "cognizione di causa" sugli States, ebbene, ho vissuto a lungo con loro, e in più ho anche insegnato in un college americano per ben cinque anni...

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Dietro al caos l'ordine

Mi intrigano davvero tanto le scoperte della nuova fisica. Sebbene io abbia una preparazione umanistica e la matematica dal tempo del liceo è stata messa da parte, ho però una fortissima attrazione per questa materia, che trovo davvero filosofica. Ovvero c'è un senso evolutivo dietro ai numeri. Così oggi, mentre preparavo i nuovi articoli che poi inserisco nelle proposte di lettura delle newsletter, mi è venuto in mente il disegnino che trovai in un interessante libro: "Sembra ma non è, 60 esperienze filosofiche per imparare a dubitare" del professor Ubaldo Nicola dell'università di Pavia. Calzava a pennello per l'articolo che stavo redigendo: L'infinito che ci dà vita, e quindi l'ho inserito alla fine.

In poche parole si tratta di disegnare su un foglio una serie sparsa di puntini, mettendo ai due lati delle crocette, poi si fa un lucido e quindi si sovrappongono i due, utilizzando le crocette come riferimenti. A quel punto si fa girare il lucido e si osserva il disegno che viene fuori fra i puntini del lucido e quelli del foglio di carta sotto. La cosa incredibile è che comunque lo si posizioni il disegno ottenuto dà sempre un vortice. Il che è come dire che dietro all'apparente disordine c'è sempre e comunque un ordine maggiore!

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La rivolta degli oggetti



Mi aveva molto colpito quando lo lessi. Jung affermava che gli oggetti ci scivolano via di mano, o non li troviamo, o si rompono, quando noi non siamo presenti con tutta la nostra coscienza, quando siamo da qualche altra parte. Ovvero, il nostro inconscio ha bisogno di energia e tempo per elaborare quello su cui è impegnato. Così la nostra ttenzione al quotidiano diminuisce e gli oggetti, appunto, si rivoltano.

E' sempre quello che penso quando allora mi capita, non certo quando è qualcosina, ma quando invece la "rivolta" si ripete. Così ora, che da ieri devo usare lo scanner per copiare delle pagine da inserire nel sito e questo non funziona, si ostina a darmi avvisi strani, mi chiedo cosa mai il mio inconscio sia in elaborazione da avere bisogno di così tanta "ram"?!

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Accuse

Ciò che principalmente irritava del mio modo di procedere nel far cultura su certi argomenti così delicati come possono essere quelli dell'alternativo, era il mio rigore, che veniva interpretato come rigidità.
Invece, e ora le persone che tanto mi hanno dato addosso hanno iniziato a capirlo, è proprio perché desidero che certe argomentazioni vengano prese in considerazione che utilizzo il rigore più assoluto del metodo scientifico quando illustro le tematiche. E' solo nell'impeccabilità del ragionamento, ben esposto e ben fondato, che si può incidere sul pensiero di coloro che contano. Altrimenti si potrà anche esser simpatici, o magari buoni e compassionevoli, ma si rimarrà pur sempre delle persone che non hanno fondamento nell'esporre le proprie argomentazioni e vanno di emozione - proprio l'ultima delle qualità per far leva sul serio!

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Il mondo sottile

Era da molto che non mi interessavo alle dimensioni sottili. Probabilmente perché erano tematiche già così tanto approfondite che non avevo nulla di nuovo da studiare (per chi non lo sapesse, tutto, ma veramente tutto, è stato già scritto a tal proposito...). Invece, in questi ultimi mesi l'argomento si è ripresentato, anche perché ho conosciuto Bruno Pepe e da lì mi è ritornato in mente tutto il tempo che avevo speso per addentrarmi nella questione.

I mondi invisibili mi hanno sempre spaventata e proprio per questo ho sentito la necessità di approfondirli. Se qualcosa è ignorato e buio, la conoscenza illumina l'oscuro e dipana la paura. Per questo, quando qualcosa mi inquieta lo devo affrontare, sviscerandolo in ogni suo più piccolo dettaglio, così da imparare a non averne più paura. Del resto il "nemico" che conosci non lo temi!

Con questo rinnovato interesse sto tentando ora di riassumere le conoscenze e sto preparando nuovi articoli.

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Finalmente

Eh, sì, finalmente ho aperto il blog di Evoluzioni. Era da tanto che ci pensavo, ma è stato mentre navigavo nel blog della cara Albamarina - Alblog - che mi è scattata la scintilla. Così con l'anno nuovo sono riuscita a farlo, inserendo nella mia pagina web queste sezioni, tra cui appunto il blog, come occasionale diario di lavoro.
Ho anche riportato tutto ciò che precedentemente avevo raccolto come riflessioni mensili: Dalla mongolfiera!

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Il flusso della speranza

Siamo costantemente sottoposti a prove interiori, la vita non è semplice, i disguidi e le problematiche, materiali in primis, ma anche quelle che si creano con gli altri esseri umani che ci turbano interiormente. Insomma una fatica continua. Per non parlare di quando i problemi, al posto di riuscire a dipanarli e risolverli, li complichiamo: o perché non riusciamo a controllare e guidare gli impulsi del nostro carattere, oppure perché ci tocca imparare a resistere, a essere forti, a esercitare il "muscolo" anima perché diventi più capace. In altre parole la situazione non è certo fra le più facili...
Eppure ci viene detto di coltivare la speranza. Ogni pensiero spirituale lo afferma, e il Natale per le nostre religioni cattoliche e cristiane non è altro che la riconferma di questo insegnamento, che ci invita a credere nella Luce, a volerla fortemente anche quando ci si trova nel periodo più buio dell'anno.
Infatti è la volontà a determinare il flusso della speranza. Quando si ha smesso di volere, quando non si riesce più a rigenerare l'animo con l'idea di nuovi orizzonti possibili, allora è l'inizio della fine.
Il nemico numero uno, quello dietro cui si annida il padre di tutti i mali, è la perdita della speranza. Per questo dobbiamo imparare a coltivarla e anche quando il nostro terreno si è inaridito, perché anche allora, da dentro, è fondamentale ricreare lo stimolo a volere di nuovo ricominciare. Tutto sta nella volontà positiva che non dobbiamo mai abbandonare. Se l'abbiamo persa, allora basta pensare che già solo il fatto che siamo in vita significa che questa è ancora dentro di noi. Da qualche parte dentro, nascosta tra le pieghe di tutte le nostre problematiche, sempre e tuttora c'è la forza vitale. Cercatela, non lasciatela morire dentro di voi!

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