L'unione col Divino
Si può parlare oggi di misticismo, in un’era dove tutto pare all’insegna della tecnologia più sofisticata e l’essere umano corre il rischio di divenire sempre più alieno a se stesso? Sembra proprio di sì! Aurelio Penna osa affermarlo in un libro (Il misticismo - De Vecchi editore) che non è solo lo studio del misticismo classico ma, anche, vuole essere una proposta per l’uomo moderno alla ricerca di se stesso e alla ricerca di un possibile Senso.
Cosa è il misticismo?
Penna ci spiega che il termine mistico significa, dal greco, "appartenente ai misteri", cioè in relazione agli insegnamenti più segreti delle varie dottrine religiose. Dunque si riferisce a gli insegnamenti esoterici, quelli destinati agli iniziati che solitamente si proponevano di vivere una vita di contemplazione. In definitiva però, il termine misticismo oggi, ha raccolto più ampia, un significato a cui tutti hanno accesso, non solo dunque quei ‘pochi eletti’ che scelgono una vita di ascesi. Il misticismo infatti viene anche come ‘l’arte dell’unione con la Realtà’, quindi di comunione col Divino. Lo si può definire un atteggiamento di fronte alla vita, una predisposizione interiore che porta a vedere le situazioni della vita con una prospettiva da ‘senso ultimo’ e che introduce quindi nella quotidianità una profonda manifestazione di un’unione col Divino e la Sua direzione.
Ciò non è prerogativa di uno specifico pensiero religioso, questa intima unione col senso profondo delle cose e della vita può facilmente essere espressa anche da un animo che si considera ateo ma che, al di là dei formalismi religiosi, nutre per esempio un profondo rapporto con la natura e con il ‘tutto’ che la regola. La conoscenza a cui si perviene attraverso il misticismo è infatti di tipo olistico, cioè integrato, omnicomprensivo - in antitesi al pensiero analitico, tipico della nostra società che, invece, scompone e suddivide le cose. Scrive Tagore (vedi nota a pie' pagina):
Come sperimentare il misticismo?
Negli individui più sensibili e attenti, emerge gradualmente il disagio nato dalla incapacità di trovare risposte persuasive al senso della vita, come pure dalla separazione rispetto all’assoluto, al trascendente. L’essere umano avverte la frustrazione derivante dal fatto che normalmente restano irrealizzate quelle che sono le sue potenzialità più elevate; prorompe il bisogno di sentirsi parte di una vita universale. Ogni pensiero religioso porta in sé un messaggio mistico e, come abbiamo già visto, anche al di fuori delle religioni esiste un atteggiamento mistico nei confronti della vita. Penna, da erudito conoscitore delle religioni e delle problematiche esistenziali, suggerisce un approccio che facilmente, e da chiunque, può essere assimilato, questo prende le mosse dalla psicosintesi di Assagioli.
La psicologia transpersonale lavora infatti suggerendo modelli di sviluppo della coscienza individuale per arrivare così a realizzare le proprie potenzialità - di solito inconsce - a livello di consapevolezza, di creatività, di conoscenza e comprensione di tutto ciò che si trova al di là della dimensione puramente razionale. Uno sviluppo della coscienza che, travalicando i limiti di spazio e di tempo, si apre all’infinitudine, all’eternità, all’unità del Tutto, nel quale si fondono il macrocosmico e il microcosmico. Il salto metodologico che la psicologia transpersonale inaugura, consiste nell’uscire dalla tradizione scientifica, che prende in considerazione solo ciò che oggettivamente si può verificare e misurare, per dare spazio anche alla ricerca e all’esperienza individuale, che è rilevabile, ma non è ripetibile e quantificabile. Il passaggio dall’io al sé transpersonale, in cui l’individuo consegue una più vasta unità bio-psico-spirituale, è guidato dall’intenzione, dalla determinazione, che realizza gradatamente una propria specifica progettualità di autosviluppo attraverso l’integrazione e l’armonizzazione delle proprie facoltà e il libero manifestarsi delle potenzialità sopite.
LA PSICOSINTESI
Dagli appunti di Assagioli leggiamo:
È compito del ‘centro unificatore’, dell’osservatore come Richard Bach lo chiamava nei suoi romanzi, guidare quell’insieme di spinte in un modo creativo e realizzante. L’individuo, attivando questo ‘centro unificatore’, studia se stesso, si osserva, valuta le proprie dinamiche e le proprie potenzialità, quindi individua quegli aspetti che intende migliorare e si prepara un modello ideale focalizzando il proprio pensiero su di esso, predisponendo un piano operativo e, ovviamente, investendo l’energia necessaria per la sua realizzazione. La realizzazione personale è il presupposto per l’ascesa al transpersonale, ma il cammino non è indolore e non è privo di impegno personale. La vita è come l’ascesa alla vetta di una montagna, a tutti è dato di raggiungerla, ma non tutti se la sentono di intraprendere quella salita!
LE SETTE VIE AL SE' TRANSPERSONALE
Per compiere questa scalata ci sono diversi percorsi possibili. Assagioli così precisa: “I modi di espandere la coscienza verso l’alto sono molto diversi, in relazione avi vari tipi psicologici e alle varie costituzioni individuali. Si possono indicare Sette Vie principali. Dirò subito che queste vie non sono separate ma in realtà spesso si sovrappongono in parte, perciò un individuo può seguirne al tempo stesso più di una. Ma resta il fatto che esse sono diverse l’una dall’altra e che, in un primo tempo, per chiarezza bisogna descriverle e conoscerle separatamente, passando poi alle possibili combinazioni.” Ognuno di noi, in base alla propria vocazione e al proprio patrimonio caratteriale e culturale potrà seguire quella-quelle che più gli corrispondono. Comunque tutte quante conducono alla realizzazione di quella parte più vera e intima di noi stessi, quella parte che se realizzata, ci fa sentire a posto con la vita!
1 - La via della Volontà.
2 - La Via dell’Illuminazione.
3 - La Via dell’Azione.
4 - La Via della Bellezza.
5 - La Via Cognitiva.
6 - La Via Devozionale.
7 - La Via del Rituale.
Vediamole.
1 - La via della volontà
È anche chiamata la Via Eroica ed è propria di chi è portato a osare, affrontando le forze ostili, i propri limiti per sfidare l’ignoto. Su questa via incontriamo chi lotta per i propri ideali, ma anche l’atleta e l’esploratore. È la via del coraggio, della forza e della determinazione.
2 - La Via dell’Illuminazione
È un approccio introvertito alla vita, volto a scoprire e scandagliare quanto, dall’esterno, giunge a noi, al nostro interno. È la via che ricerca l’essere coscienti, dove la coscienza si può allargare a uno scenario in grado di inglobare il cosmo intero, oppure si assottiglia fino quasi a scomparire nell’impercettibile di ciò che forse è invisibile.
3 - La Via dell’Azione
È la Via di colui che opera concretamente, sotto certo aspetti è la più semplice perché ognuno può agire, ciò che importa qui è però rendersi conto degli effetti in prospettiva delle proprie azioni. Non basta fare, agire, qui è d’obbligo la precisa presa di coscienza che tutte le nostre azioni provocano una eco nel contesto in cui le espletiamo, e nel tempo a divenire - per questo è anche chiamata la Via Etica.
4 - La Via della Bellezza
È la Via dell’unificazione tra l’io individuale e la realtà universale, in un certo senso si giunge all’illuminazione attraverso la bellezza, c’è una graduale ascesa dall’ammirazione per la bellezza terrena al desiderio della perfetta sapienza. La bellezza non è solo gioia per gli occhi ma anche nutrimento per l’animo.
5 - La Via Cognitiva
È anche chiamata la Via della Scienza e porta a riconoscere che il mondo fisico come fenomenico e che dietro o sopra di esso esiste un ordine e un’armonia costituiti da energie e potenze intelligenti, e che esistono ulteriori dimensioni rispetto a quello che riusciamo a percepire attraverso i nostri sensi. È la via dell’ordine mentale.
6 - La Via Devozionale
Si basa essenzialmente sull’amore ed esplica il profondo desiderio di riconquistare l’unità. Come San Gregorio Palamas afferma: “Colui che partecipa all’energia divina diventa egli stesso in qualche misura luce, egli è unito alla luce e a quella luce vede in piena consapevolezza tutto ciò che rimane nascosto a chi non ha questa grazia.”
7 - La Via del Rituale e delle danza
È la Via dove il corpo diventa strumento di manifestazione divina per la fusione di materia e spirito. Vi è espressività e un corretto rapporto col proprio corpo e con lo spazio che si occupa. Vi sono le corrette relazioni tra le entità che si esplicano al meglio di se stesse. Anche La Danza, partendo da una dimensione laica e secolare, finisce col raggiungere il sublime.
NOTE AGGIUNTIVE
SRI RABINDRANATH TAGORE
1863-1941, poeta e filosofo bengalese, fonda nel 1903, in un paese del Bengali una ‘Scuola di Saggezza’ che doveva riunire individui di tutte le razza e religioni
CONSAPEVOLEZZA E COSCIENZA
Penna ci fa notare la differenza che esiste fra questi due termini che spesso usiamo come sinonimi. La consapevolezza è la cognizione globale che qualcosa sta accadendo, la coscienza è invece una consapevolezza dei dettagli che formano la globalità della situazione. Un esempio utile per comprendere potrebbe essere il seguente: consapevolezza è accorgersi di un rumore, coscienza è identificare da dove proviene e chi lo produce.
IL SENSO DELL’ESTASI
Si suole definire estasi quel mezzo ideale per giungere - senza passare per le vie tradizionali dell’esperienza e della riflessione filosofica - alla conoscenza diretta e alla percezione immediata della realtà ultima della vita attraverso l’emozione e l’intuizione. L’emozione introduce alla esperienza estatica della comunione, nella quale il mistico, pur unito psicologicamente a Dio, conserva la sua identità ben distinta. L’intuizione invece apre le porte all’unione, dove avviene una identità ontologica, corrispondente, con Dio. Nel primo caso, con l’emozione, l’accesso alla realtà ultima è acquisito con i propri mezzi ed è un percorso creato da noi. Nel secondo caso, con l’intuizione, si ha una specie di ritorno verso un qualcosa che è sempre esistito ma che è stato dimenticato e, con l’estasi viene riconquistato.
Il mistico indù Ramakrishna, vissuto nel secolo scorso, spiega questi due percorsi con una metafora, nel primo caso si tratta di ‘gustare lo zucchero’, mentre nel secondo di ‘essere lo zucchero’.
MISTICISMO O PATOLOGIA?
Spesso la medicina e la psichiatria definiscono come nevrotiche, o, peggio ancora, psicotiche, certe manifestazioni che invece sono mistiche. Sicuramente vi sono dei mistici che al tempo stesso sono psicotici, ma la generalizzazione è comunque troppo sbrigativa. Esistono comunque dei metri di giudizio che permettono una valutazione. Il soggetto disturbato, alla fine di una sua esperienza impropriamente mistica, manifesta paura e angoscia, non registra mutamenti comportamentali in positivo - mentre ne emergono semmai alcuni in senso distruttivo. Il mondo viene percepito come irreale. Il mistico invece, rivive con gioia profonda la sua esperienza di unità con quella dimensione infinitamente più grande di lui. Il comportamento che ne scaturisce è fortemente positivo e si traduce in un intenso sentimento d’amore per l’universo e per le persone in particolare, che ha come conseguenza uno stimolo all’azione altruistica e disinteressata. L’ambiente viene percepito in modo reale e ottimistico.
LIBRI DELL’AUTORE
Il misticismo
Gli Angeli
Mille e non più mille, previsioni e profezie per il nuovo millennio
I segreti della felicità
Cambiare dentro per essere felici
Editi da EDV - Milano
Cosa è il misticismo?
Penna ci spiega che il termine mistico significa, dal greco, "appartenente ai misteri", cioè in relazione agli insegnamenti più segreti delle varie dottrine religiose. Dunque si riferisce a gli insegnamenti esoterici, quelli destinati agli iniziati che solitamente si proponevano di vivere una vita di contemplazione. In definitiva però, il termine misticismo oggi, ha raccolto più ampia, un significato a cui tutti hanno accesso, non solo dunque quei ‘pochi eletti’ che scelgono una vita di ascesi. Il misticismo infatti viene anche come ‘l’arte dell’unione con la Realtà’, quindi di comunione col Divino. Lo si può definire un atteggiamento di fronte alla vita, una predisposizione interiore che porta a vedere le situazioni della vita con una prospettiva da ‘senso ultimo’ e che introduce quindi nella quotidianità una profonda manifestazione di un’unione col Divino e la Sua direzione.
Ciò non è prerogativa di uno specifico pensiero religioso, questa intima unione col senso profondo delle cose e della vita può facilmente essere espressa anche da un animo che si considera ateo ma che, al di là dei formalismi religiosi, nutre per esempio un profondo rapporto con la natura e con il ‘tutto’ che la regola. La conoscenza a cui si perviene attraverso il misticismo è infatti di tipo olistico, cioè integrato, omnicomprensivo - in antitesi al pensiero analitico, tipico della nostra società che, invece, scompone e suddivide le cose. Scrive Tagore (vedi nota a pie' pagina):
“Improvvisamente mi sentii come se una persistente foschia si fosse d’un tratto levata e il significato ultimo delle cose mi apparisse nella sua nudità ... Trovai che fatti sino allora separati e sfuocati si presentavano con grande unicità di significato ... Una inattesa sequela di pensieri percorse la mia mente, come una misteriosa carovana che trasportava le ricchezze di un regno sconosciuto. Immediatamente percepii un mondo immerso in una meravigliosa radiazione, con ondate di bellezza e di gioia, che si propagavano per ogni dove e nulla al mondo, né persone né cose, mi appariva banale o sgradevole.”Il misticismo porta dunque a uno stato di ‘coscienza elevata’ che è cosciente e consapevole al tempo stesso (vedi nota a pie' pagina sul significato dei due termini) dei nessi esistenti nel creato e di conseguenza del senso della propria vita nel suo essere e divenire in rapporto col tutto. Per questa attenzione posta all’armonico fluire con la vita, un’armonia ricercata e non certo passivamente ottenuta, il misticismo è un percorso evolutivo di grande crescita interiore e rappresenta la via privilegiata per il raggiungimento dell’estasi (vedi nota a pie' pagina).
Come sperimentare il misticismo?
Negli individui più sensibili e attenti, emerge gradualmente il disagio nato dalla incapacità di trovare risposte persuasive al senso della vita, come pure dalla separazione rispetto all’assoluto, al trascendente. L’essere umano avverte la frustrazione derivante dal fatto che normalmente restano irrealizzate quelle che sono le sue potenzialità più elevate; prorompe il bisogno di sentirsi parte di una vita universale. Ogni pensiero religioso porta in sé un messaggio mistico e, come abbiamo già visto, anche al di fuori delle religioni esiste un atteggiamento mistico nei confronti della vita. Penna, da erudito conoscitore delle religioni e delle problematiche esistenziali, suggerisce un approccio che facilmente, e da chiunque, può essere assimilato, questo prende le mosse dalla psicosintesi di Assagioli.
La psicologia transpersonale lavora infatti suggerendo modelli di sviluppo della coscienza individuale per arrivare così a realizzare le proprie potenzialità - di solito inconsce - a livello di consapevolezza, di creatività, di conoscenza e comprensione di tutto ciò che si trova al di là della dimensione puramente razionale. Uno sviluppo della coscienza che, travalicando i limiti di spazio e di tempo, si apre all’infinitudine, all’eternità, all’unità del Tutto, nel quale si fondono il macrocosmico e il microcosmico. Il salto metodologico che la psicologia transpersonale inaugura, consiste nell’uscire dalla tradizione scientifica, che prende in considerazione solo ciò che oggettivamente si può verificare e misurare, per dare spazio anche alla ricerca e all’esperienza individuale, che è rilevabile, ma non è ripetibile e quantificabile. Il passaggio dall’io al sé transpersonale, in cui l’individuo consegue una più vasta unità bio-psico-spirituale, è guidato dall’intenzione, dalla determinazione, che realizza gradatamente una propria specifica progettualità di autosviluppo attraverso l’integrazione e l’armonizzazione delle proprie facoltà e il libero manifestarsi delle potenzialità sopite.
LA PSICOSINTESI
Dagli appunti di Assagioli leggiamo:
“Capii che ero libero di assumere uno fra molti atteggiamenti nei confronti di questa situazione, che potevo darle il valore che volevo io, e che stava a me decidere in che modo utilizzarla. Potevo ribellarmi internamente e imprecare; oppure potevo rassegnarmi passivamente e vegetare; potevo lasciarmi andare a un atteggiamento malsano di autocompatimento e assumere il ruolo di martire; potevo affrontare la situazione con un atteggiamento sportivo e con senso dell’umorismo, considerandola un’esperienza interessante. Potevo trasformare questo periodo in una fase di riposo, in un’occasione per riflettere tanto sulla mia situazione personale, considerando la vita vissuta fino ad allora, quanto su problemi scientifici e filosofici; oppure potevo approfittare della situazione per fare un allenamento psicologico di qualche genere; infine, potevo farne un ritiro spirituale. Ebbi la percezione chiara che l’atteggiamento che avrei preso era interamente una decisione mia: che toccava a me scegliere uno o molti fra questi atteggiamenti e attività; che questa scelta avrebbe avuto determinati effetti che potevo prevedere e dei quali ero pienamente responsabile. Non avevo dubbi su questa libertà essenziale e su questa facoltà e sui privilegi e le responsabilità che ne derivavano”.Assagioli identifica la nostra libertà di scegliere l’atteggiamento che vogliamo nei confronti della vita e delle situazioni che essa ci presenta - solo che generalmente non ne siamo consapevoli! Si tratta dunque di recuperare la chiarezza necessaria per comprendere come ci offriamo alla vita e scegliere poi, con crescente consapevolezza, il proprio modo di proporsi. Penna spiega che vi è un graduale passaggio dalla dimensione inconscia, inconsapevole appunto, a quella conscia attraverso un susseguirsi di sintesi parziali. La personalità si organizza intorno a un ‘centro unificatore’ il quale rappresenta la vera e inconfondibile identità del soggetto. Questo io diventa consapevole delle diverse tendenze di comportamento e dei contrasti esistenti al suo interno - diventa dunque consapevole della propria molteplicità. Questi diversi elementi scaturiscono da diversi fattori: influenze ancestrali, familiari, sociali, situazioni emotive derivate dal proprio vissuto, bisogni e aspirazioni... Tutto ciò porta al sorgere di un insieme di spinte interiori, chiamate da Assagioli subpersonalità, che spesso sono in contrasto fra loro e provocano di conseguenza crisi e tensioni.
È compito del ‘centro unificatore’, dell’osservatore come Richard Bach lo chiamava nei suoi romanzi, guidare quell’insieme di spinte in un modo creativo e realizzante. L’individuo, attivando questo ‘centro unificatore’, studia se stesso, si osserva, valuta le proprie dinamiche e le proprie potenzialità, quindi individua quegli aspetti che intende migliorare e si prepara un modello ideale focalizzando il proprio pensiero su di esso, predisponendo un piano operativo e, ovviamente, investendo l’energia necessaria per la sua realizzazione. La realizzazione personale è il presupposto per l’ascesa al transpersonale, ma il cammino non è indolore e non è privo di impegno personale. La vita è come l’ascesa alla vetta di una montagna, a tutti è dato di raggiungerla, ma non tutti se la sentono di intraprendere quella salita!
LE SETTE VIE AL SE' TRANSPERSONALE
Per compiere questa scalata ci sono diversi percorsi possibili. Assagioli così precisa: “I modi di espandere la coscienza verso l’alto sono molto diversi, in relazione avi vari tipi psicologici e alle varie costituzioni individuali. Si possono indicare Sette Vie principali. Dirò subito che queste vie non sono separate ma in realtà spesso si sovrappongono in parte, perciò un individuo può seguirne al tempo stesso più di una. Ma resta il fatto che esse sono diverse l’una dall’altra e che, in un primo tempo, per chiarezza bisogna descriverle e conoscerle separatamente, passando poi alle possibili combinazioni.” Ognuno di noi, in base alla propria vocazione e al proprio patrimonio caratteriale e culturale potrà seguire quella-quelle che più gli corrispondono. Comunque tutte quante conducono alla realizzazione di quella parte più vera e intima di noi stessi, quella parte che se realizzata, ci fa sentire a posto con la vita!
1 - La via della Volontà.
2 - La Via dell’Illuminazione.
3 - La Via dell’Azione.
4 - La Via della Bellezza.
5 - La Via Cognitiva.
6 - La Via Devozionale.
7 - La Via del Rituale.
Vediamole.
1 - La via della volontà
È anche chiamata la Via Eroica ed è propria di chi è portato a osare, affrontando le forze ostili, i propri limiti per sfidare l’ignoto. Su questa via incontriamo chi lotta per i propri ideali, ma anche l’atleta e l’esploratore. È la via del coraggio, della forza e della determinazione.
2 - La Via dell’Illuminazione
È un approccio introvertito alla vita, volto a scoprire e scandagliare quanto, dall’esterno, giunge a noi, al nostro interno. È la via che ricerca l’essere coscienti, dove la coscienza si può allargare a uno scenario in grado di inglobare il cosmo intero, oppure si assottiglia fino quasi a scomparire nell’impercettibile di ciò che forse è invisibile.
3 - La Via dell’Azione
È la Via di colui che opera concretamente, sotto certo aspetti è la più semplice perché ognuno può agire, ciò che importa qui è però rendersi conto degli effetti in prospettiva delle proprie azioni. Non basta fare, agire, qui è d’obbligo la precisa presa di coscienza che tutte le nostre azioni provocano una eco nel contesto in cui le espletiamo, e nel tempo a divenire - per questo è anche chiamata la Via Etica.
4 - La Via della Bellezza
È la Via dell’unificazione tra l’io individuale e la realtà universale, in un certo senso si giunge all’illuminazione attraverso la bellezza, c’è una graduale ascesa dall’ammirazione per la bellezza terrena al desiderio della perfetta sapienza. La bellezza non è solo gioia per gli occhi ma anche nutrimento per l’animo.
5 - La Via Cognitiva
È anche chiamata la Via della Scienza e porta a riconoscere che il mondo fisico come fenomenico e che dietro o sopra di esso esiste un ordine e un’armonia costituiti da energie e potenze intelligenti, e che esistono ulteriori dimensioni rispetto a quello che riusciamo a percepire attraverso i nostri sensi. È la via dell’ordine mentale.
6 - La Via Devozionale
Si basa essenzialmente sull’amore ed esplica il profondo desiderio di riconquistare l’unità. Come San Gregorio Palamas afferma: “Colui che partecipa all’energia divina diventa egli stesso in qualche misura luce, egli è unito alla luce e a quella luce vede in piena consapevolezza tutto ciò che rimane nascosto a chi non ha questa grazia.”
7 - La Via del Rituale e delle danza
È la Via dove il corpo diventa strumento di manifestazione divina per la fusione di materia e spirito. Vi è espressività e un corretto rapporto col proprio corpo e con lo spazio che si occupa. Vi sono le corrette relazioni tra le entità che si esplicano al meglio di se stesse. Anche La Danza, partendo da una dimensione laica e secolare, finisce col raggiungere il sublime.
NOTE AGGIUNTIVE
SRI RABINDRANATH TAGORE
1863-1941, poeta e filosofo bengalese, fonda nel 1903, in un paese del Bengali una ‘Scuola di Saggezza’ che doveva riunire individui di tutte le razza e religioni
CONSAPEVOLEZZA E COSCIENZA
Penna ci fa notare la differenza che esiste fra questi due termini che spesso usiamo come sinonimi. La consapevolezza è la cognizione globale che qualcosa sta accadendo, la coscienza è invece una consapevolezza dei dettagli che formano la globalità della situazione. Un esempio utile per comprendere potrebbe essere il seguente: consapevolezza è accorgersi di un rumore, coscienza è identificare da dove proviene e chi lo produce.
IL SENSO DELL’ESTASI
Si suole definire estasi quel mezzo ideale per giungere - senza passare per le vie tradizionali dell’esperienza e della riflessione filosofica - alla conoscenza diretta e alla percezione immediata della realtà ultima della vita attraverso l’emozione e l’intuizione. L’emozione introduce alla esperienza estatica della comunione, nella quale il mistico, pur unito psicologicamente a Dio, conserva la sua identità ben distinta. L’intuizione invece apre le porte all’unione, dove avviene una identità ontologica, corrispondente, con Dio. Nel primo caso, con l’emozione, l’accesso alla realtà ultima è acquisito con i propri mezzi ed è un percorso creato da noi. Nel secondo caso, con l’intuizione, si ha una specie di ritorno verso un qualcosa che è sempre esistito ma che è stato dimenticato e, con l’estasi viene riconquistato.
Il mistico indù Ramakrishna, vissuto nel secolo scorso, spiega questi due percorsi con una metafora, nel primo caso si tratta di ‘gustare lo zucchero’, mentre nel secondo di ‘essere lo zucchero’.
MISTICISMO O PATOLOGIA?
Spesso la medicina e la psichiatria definiscono come nevrotiche, o, peggio ancora, psicotiche, certe manifestazioni che invece sono mistiche. Sicuramente vi sono dei mistici che al tempo stesso sono psicotici, ma la generalizzazione è comunque troppo sbrigativa. Esistono comunque dei metri di giudizio che permettono una valutazione. Il soggetto disturbato, alla fine di una sua esperienza impropriamente mistica, manifesta paura e angoscia, non registra mutamenti comportamentali in positivo - mentre ne emergono semmai alcuni in senso distruttivo. Il mondo viene percepito come irreale. Il mistico invece, rivive con gioia profonda la sua esperienza di unità con quella dimensione infinitamente più grande di lui. Il comportamento che ne scaturisce è fortemente positivo e si traduce in un intenso sentimento d’amore per l’universo e per le persone in particolare, che ha come conseguenza uno stimolo all’azione altruistica e disinteressata. L’ambiente viene percepito in modo reale e ottimistico.
LIBRI DELL’AUTORE
Il misticismo
Gli Angeli
Mille e non più mille, previsioni e profezie per il nuovo millennio
I segreti della felicità
Cambiare dentro per essere felici
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