Musica per guarire
Oggi sono in molti a proporsi come musicoterapeuti, nonostante il fatto che non si sia ancora definito in cosa dovrebbe consistere questa terapia. Molti infatti partono dal presupposto logico, ma un po' troppo semplicistico, che se una persona è sovraeccitata per stare meglio dovrà solamente ascoltare della musica tranquilla per ritornare in uno stato di equilibrio. Oppure il contrario, che se una persona è triste e giù di tono, basterà farle ascoltare della musica vivace per farla riprendere. Tuttavia, le cose non funzionano in modo così elementare e, nel corso dell'articolo vedremo anche perché.
L'ascolto della musica, è un mezzo potentissimo, effettivamente in grado di risuonare nella materia e interagire con essa. Proprio per questa sua capacità, la musica è dunque adatta a modificare lo stato psico-fisico del nostro organismo.
Inoltre, non va poi dimenticato che, per le caratteristiche delle onde vibratorie, il corpo risponde sempre e comunque alle frequenze del suono, anche quando non ne siamo consapevoli, o quando l'apparato uditivo è compromesso
A livello fisico le modificazioni indotte dalle diverse sonorità, finora riscontrate dagli scienziati e ricercatori, sono principalmente quelle di:
• calmare, se il battito del brano non è superiore di 55 al minuto;
• eccitare, se il battito è invece superiore.
In base a questi primi effetti, la musica può quindi:
1. accelerare o rallentare il metabolismo del corpo in base al ritmo del brano;
2. se tale brano è definito “eccitante” produce un calo nella risposta sensoriale, se invece è “tranquillo” lo incrementa – in alcuni casi, però, lo ha lasciato invariato;
3. alterare la frequenza di respirazione accelerandola o rallentandola secondo il ritmo;
4. ridurre la fatica e lo stress facilitando il flusso d'energia corporea;
5. influenzare le secrezioni interne;
6. ridurre o incrementare l'immaginazione e l'intelligenza.
LA MUSICA TERAPEUTICA
Secondo il dottor Randall .McClellan, insegnante alla Sonic Arts Foundation e noto a livello mondiale per le sue musiche in grado di ridurre lo stress,
È stato calcolato che il nostro corpo, nella sua globalità, vibra con una sua frequenza fondamentale che va dai 7,8 agli 8 cicli al secondo – quando è nel suo stato più naturale e rilassato. La terra vibra alla frequenza fondamentale di circa 8 cicli al secondo (detta risonanza Schumann). Il sistema nervoso di tutte le forme di vita è sintonizzato su tale frequenza. Le onde del cervello quando sono in alfa – cioè quello stato di serena vigilanza che si acquisisce nella meditazione e attraverso la pratica costante di tale disciplina – sono intorno agli 8 cicli al secondo. Dunque, una musica terapeutica per eccellenza – al di là delle proprie inclinazioni musicali – è quella che facilita l'entrata in alfa. Come procedere per ottenere tale risultato? Vediamolo.
LA TERAPIA CON LA MUSICA
La più antica classificazione degli stati emotivi generati dalla musica viene dall'India dove vennero descritti i nava rasa, cioè i nove sentimenti che la musica può provocare:
• Shringara: erotico, romantico, dolce;
• Hasya: comico, scherzoso;
• Karuna: patetico, triste, tragico;
• Raudra: esasperato, drammatico;
• Veera: audace, grandioso, maestoso;
• Bhayanaka: che incute timore e reverenza, solenne;
• Adbhuta: meraviglioso, rallegrato, gioioso;
• Shanta: pacifico, rilassato, tranquillo;
• Vibhatsa: disgustoso.
È su questa antica suddivisione che ancora oggi gli scienziati musicologi basano i loro studi. Kate Hevner, la ricercatrice che ha dato una struttura terapeutica agli effetti della musica, ha creato una Mood Wheel – una Ruota degli Umori – riferendosi a otto dei nove umori indiani (ha però tralasciato il “disgustoso”), e li ha disposti in cerchio, su di una ipotetica rosa dei venti. In questo modo indica il percorso terapeutico da far percorrere al paziente, portandolo da uno stato emotivo negativo a quello più positivo immediatamente adiacente, finché non viene raggiunto l'umore desiderato.
Infatti, come le studiosa ha appurato, quando ci si trova in un particolare stato negativo, per esempio di tristezza o eccitabilità, non è proponendo la musica all'opposto del loro stato che si riesce a ottenere un risultato. Anzi, molto spesso si ottiene esattamente il contrario, perché il tipo di musica proposto, sebbene salutare, non entra però in risonanza con il soggetto, che si chiude e spesso, addirittura, si innervosisce.
La Ruota con il percorso dei vari umori, da seguire, però, in senso antiorario, è la seguente:
• a sud est dolce;
• a sud tragico;
• a sud ovest con solenne;
• a ovest maestoso;
• a nord ovest passionale;
• a nord gioioso;
• a nord est scherzoso;
• a est tranquillo.
Di conseguenza, in base alla teoria di Kate Hevner, una persona eccitata dovrà dapprima ascoltare un brano scherzoso, per poi passare all'umore successivo, ovvero l'umore gioioso, poi al passionale, in seguito al maestoso, poi il solenne, quindi il tragico, per infine arrivare al dolce e quindi al tranquillo. In questo modo riuscirà a calmarsi, avendo fatto un reale percorso terapeutico.
MUSICA TRANSPERSONALE
In base alla classificazione della Ruota degli Umori, la musica terapeutica per eccellenza, ovvero la melodiosità da raggiungere alla fine del percorso terapeutico appena indicato, è quella definita “tranquilla”, anzi forse si dovrebbe però precisare che è una “tranquillità transpersonale (spirituale n.d.A.)” dove le emozioni si placano eliminando i picchi, sia in negativo che in positivo, permettendo così, nell'equilibrata immobilità interiore, l'apertura alla felicità spirituale. Queste sonorità sono quelle più indicate a riportare equilibrio vitale ed armonico nella nostra realtà organica e psicologica. Tuttavia, come abbiamo appena indicato, per fare musicoterapia, è però necessario portare l'individuo alla tranquillità, accompagnandolo in un percorso che riprende il suo stato attuale, per guidarlo, poco alla volta, attraverso le diverse sonorità indicate, verso quella che gli porterà una maggiore pace interiore.
L'effetto della musica è cumulativo e si associa al modo in cui ci poniamo all'ascolto, all'ambiente che ci creiamo prima, durante e dopo... per esempio la musica che ascoltiamo la mattina è quella che poi influenzerà maggiormente la nostra giornata. E nella giornata stessa bisognerà fare attenzione al tipo di musica a cui si è sottoposti, come quando si è nei supermercati, o al lavoro, o la musica che si sceglie quando si è in macchina.
Si può dunque veramente affermare che quando portiamo le nostre vibrazioni ad essere in sintonia con l'universo, siamo in armonia con noi stessi e con la vita.
L'ascolto della musica, è un mezzo potentissimo, effettivamente in grado di risuonare nella materia e interagire con essa. Proprio per questa sua capacità, la musica è dunque adatta a modificare lo stato psico-fisico del nostro organismo.
Inoltre, non va poi dimenticato che, per le caratteristiche delle onde vibratorie, il corpo risponde sempre e comunque alle frequenze del suono, anche quando non ne siamo consapevoli, o quando l'apparato uditivo è compromesso
A livello fisico le modificazioni indotte dalle diverse sonorità, finora riscontrate dagli scienziati e ricercatori, sono principalmente quelle di:
• calmare, se il battito del brano non è superiore di 55 al minuto;
• eccitare, se il battito è invece superiore.
In base a questi primi effetti, la musica può quindi:
1. accelerare o rallentare il metabolismo del corpo in base al ritmo del brano;
2. se tale brano è definito “eccitante” produce un calo nella risposta sensoriale, se invece è “tranquillo” lo incrementa – in alcuni casi, però, lo ha lasciato invariato;
3. alterare la frequenza di respirazione accelerandola o rallentandola secondo il ritmo;
4. ridurre la fatica e lo stress facilitando il flusso d'energia corporea;
5. influenzare le secrezioni interne;
6. ridurre o incrementare l'immaginazione e l'intelligenza.
LA MUSICA TERAPEUTICA
Secondo il dottor Randall .McClellan, insegnante alla Sonic Arts Foundation e noto a livello mondiale per le sue musiche in grado di ridurre lo stress,
“esiste un tipo di musica, legata maggiormente ai ritmi del mondo naturale, piuttosto che alle culture umane, che possiede un elevato potere di guarigione a livello profondo. Le sue radici sembrano affondare nelle tradizioni musicali più antiche e nelle loro variazioni che da allora risuona nella terra e in tutti gli esseri che la abitano. (...) È la musica che oggi si sente nei suoni del Koto e Shakuhachi del Giappone, nel richiamo alla preghiera musulmano, nel Gamelan dell'Indonesia, e che ci invita a rimanere fermi, ad ascoltare, a sentire in noi la sua risonanza e a fare esperienza dell'immobilità, dove lo spirito può parlarci in un linguaggio che trascende ogni parola.
Tecnicamente si tratta di una musica più originaria, scevra di sovraccarico intellettuale, che cerca una forma di espressione oltre i limiti di emozioni personalizzate e di affezioni estetiche culturali. Essa riecheggia i suoni della Terra da cui ha tratto ispirazione. La sua qualità è la calma e la sua emozione è la gioia dello spirito. I suoni della Terra più comuni sono quelli ininterrotti del vento e dell'acqua in movimento. Se uditi da lontano, questi suoni ci appaiono come sibili o scrosci continui ma quando il vento si avvicina, o noi ci avviciniamo a una cascata, cominciamo a scoprire il numero infinito di suoni individuali che creano il suono composito.
Questo genere di suoni si riflette in musica nel 'tenuto', l'emissione costante di una nota che, in diverse forme, è presente in ogni genere musicale. Con l'evoluzione della vita sulla Terra, cominciò ad emergere un secondo suono prevalente: il suono ritmico degli insetti, delle rane e degli uccelli che in musica si rispecchia nell'uso di 'ostinati', brevi figurazioni melodiche e/o ritmiche, anch'esse rintracciabili in ogni cultura musicale. Nell'oceano, simbolo universale dell'inconscio e della sicurezza della nostra vita nel grembo materno si ritrova il tenuto nel suo fragore e l'ostinato nei marosi che si riversano a riva. (...) Probabilmente, a livello inconscio, il tenuto e l'ostinato, rintracciabili in tutta la musica, rappresentano due elementi necessari alla vita; l'acqua e l'aria. Componenti molto importante della musica guaritrice." (Da "Musica per guarire", Muzzio Editore)
È stato calcolato che il nostro corpo, nella sua globalità, vibra con una sua frequenza fondamentale che va dai 7,8 agli 8 cicli al secondo – quando è nel suo stato più naturale e rilassato. La terra vibra alla frequenza fondamentale di circa 8 cicli al secondo (detta risonanza Schumann). Il sistema nervoso di tutte le forme di vita è sintonizzato su tale frequenza. Le onde del cervello quando sono in alfa – cioè quello stato di serena vigilanza che si acquisisce nella meditazione e attraverso la pratica costante di tale disciplina – sono intorno agli 8 cicli al secondo. Dunque, una musica terapeutica per eccellenza – al di là delle proprie inclinazioni musicali – è quella che facilita l'entrata in alfa. Come procedere per ottenere tale risultato? Vediamolo.
LA TERAPIA CON LA MUSICA
La più antica classificazione degli stati emotivi generati dalla musica viene dall'India dove vennero descritti i nava rasa, cioè i nove sentimenti che la musica può provocare:
• Shringara: erotico, romantico, dolce;
• Hasya: comico, scherzoso;
• Karuna: patetico, triste, tragico;
• Raudra: esasperato, drammatico;
• Veera: audace, grandioso, maestoso;
• Bhayanaka: che incute timore e reverenza, solenne;
• Adbhuta: meraviglioso, rallegrato, gioioso;
• Shanta: pacifico, rilassato, tranquillo;
• Vibhatsa: disgustoso.
È su questa antica suddivisione che ancora oggi gli scienziati musicologi basano i loro studi. Kate Hevner, la ricercatrice che ha dato una struttura terapeutica agli effetti della musica, ha creato una Mood Wheel – una Ruota degli Umori – riferendosi a otto dei nove umori indiani (ha però tralasciato il “disgustoso”), e li ha disposti in cerchio, su di una ipotetica rosa dei venti. In questo modo indica il percorso terapeutico da far percorrere al paziente, portandolo da uno stato emotivo negativo a quello più positivo immediatamente adiacente, finché non viene raggiunto l'umore desiderato.
Infatti, come le studiosa ha appurato, quando ci si trova in un particolare stato negativo, per esempio di tristezza o eccitabilità, non è proponendo la musica all'opposto del loro stato che si riesce a ottenere un risultato. Anzi, molto spesso si ottiene esattamente il contrario, perché il tipo di musica proposto, sebbene salutare, non entra però in risonanza con il soggetto, che si chiude e spesso, addirittura, si innervosisce.
La Ruota con il percorso dei vari umori, da seguire, però, in senso antiorario, è la seguente:
• a sud est dolce;
• a sud tragico;
• a sud ovest con solenne;
• a ovest maestoso;
• a nord ovest passionale;
• a nord gioioso;
• a nord est scherzoso;
• a est tranquillo.
Di conseguenza, in base alla teoria di Kate Hevner, una persona eccitata dovrà dapprima ascoltare un brano scherzoso, per poi passare all'umore successivo, ovvero l'umore gioioso, poi al passionale, in seguito al maestoso, poi il solenne, quindi il tragico, per infine arrivare al dolce e quindi al tranquillo. In questo modo riuscirà a calmarsi, avendo fatto un reale percorso terapeutico.
MUSICA TRANSPERSONALE
In base alla classificazione della Ruota degli Umori, la musica terapeutica per eccellenza, ovvero la melodiosità da raggiungere alla fine del percorso terapeutico appena indicato, è quella definita “tranquilla”, anzi forse si dovrebbe però precisare che è una “tranquillità transpersonale (spirituale n.d.A.)” dove le emozioni si placano eliminando i picchi, sia in negativo che in positivo, permettendo così, nell'equilibrata immobilità interiore, l'apertura alla felicità spirituale. Queste sonorità sono quelle più indicate a riportare equilibrio vitale ed armonico nella nostra realtà organica e psicologica. Tuttavia, come abbiamo appena indicato, per fare musicoterapia, è però necessario portare l'individuo alla tranquillità, accompagnandolo in un percorso che riprende il suo stato attuale, per guidarlo, poco alla volta, attraverso le diverse sonorità indicate, verso quella che gli porterà una maggiore pace interiore.
L'effetto della musica è cumulativo e si associa al modo in cui ci poniamo all'ascolto, all'ambiente che ci creiamo prima, durante e dopo... per esempio la musica che ascoltiamo la mattina è quella che poi influenzerà maggiormente la nostra giornata. E nella giornata stessa bisognerà fare attenzione al tipo di musica a cui si è sottoposti, come quando si è nei supermercati, o al lavoro, o la musica che si sceglie quando si è in macchina.
“La musica equilibra le energie fisiche, mentali ed emotive per mezzo della risonanza. Attraverso la risonanza, le forme vibrazionali generate nello spazio della musica possono imporre forme simili nel nostro campo elettromagnetico risultanti dal centro dell'immobilità dell'equilibrio. In questa condizione, niente può turbare a lungo il nostro equilibrio, anzi, emettiamo un suono simile a quello di un diapason ben intonato che, attraverso la risonanza, si rafforza e sconfigge le emozioni e le strutture di pensiero negative” (Randall McClellan – ibidem)
Si può dunque veramente affermare che quando portiamo le nostre vibrazioni ad essere in sintonia con l'universo, siamo in armonia con noi stessi e con la vita.
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