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GLI ARTICOLI DI EVOLUZIONI

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La sfida ambientale

Il pensiero alternativo ha avuto l'indiscusso merito di aumentare la consapevolezza nei confronti del benessere personale, sociale e pure quello ambientale.
Molti sono gli sforzi che si stanno effettuando per cercare di salvare il pianeta dalla catastrofe, anche se, purtroppo, gli interessi economici sembrano spesso prevalere sul buon senso. La visione separata dal tutto, che noi Occidentali abbiamo sviluppato nel corso della nostra storia, legata al predominio della mente, ci impedisce ancora di entrare in contatto rispettoso con le realtà diverse dalle nostre, come appunto possono essere quelle che troviamo disseminate sulla Terra su cui viviamo, la natura, gli animali… Il manifesto per questa nostra nuova consapevolezza, che in molti hanno e stanno tentando di far nascere nelle coscienze di noi Occidentali, è stato il discorso di capo Sealth (Seattle), della tribù Suquamish, in risposta a un'offerta del Presidente Franklin Pierce, nel 1853, per l’acquisto di due milioni di acri, di ciò che oggi è lo stato di Washington, al prezzo di 150.000 dollari. Qui di seguito vi proponiamo la versione completa.

OGNI PARTE DELLA TERRA E' SACRA
“Come potete comprare o vendere il cielo, o il calore della terra? L’idea è strana per noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua, come potete, voi, comprarli? Ogni parte di questa terra è sacra per la mia gente. Ogni ago di pino lucente, ogni spiaggia sabbiosa, ogni foschia nei boschi ombrosi, ogni radura e ogni insetto ronzante è sacro alla memoria ed esperienza del mio popolo. La linfa che scorre lungo gli alberi porta le memorie dell’Uomo rosso. I morti dell’Uomo bianco dimenticano il paese dove sono nati quando vanno a camminare fra le stelle. I nostri morti, mai dimenticano questa terra meravigliosa perché essa è la madre dell’Uomo rosso. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. Le piante fiorite sono nostre sorelle, il cervo, il cavallo, la grande aquila, essi sono nostri fratelli. Le creste rocciose, i fiori nella prateria, il calore del corpo del pony e l’uomo, tutto appartiene alla stessa famiglia.
Allora, quando il Grande Capo a Washington manda a dire che desidera comprare la nostra terra, chiede veramente molto a noi. Il Grande Capo ci manda a dire che riserverà un posto per noi in modo che potremo vivere confortevolmente; sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Noi prenderemo in considerazione la vostra offerta di comprare la nostra terra, ma non sarà facile, perché questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua ma il sangue dei nostri avi. Se vi vendiamo della terra dovrete ricordarvi che è sacra e dovrete insegnare ai vostri figli che è sacra e che ogni riflesso evanescente nell’acqua limpida dei laghi, racconta di eventi e memorie della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi spengono la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e portano nutrimento ai nostri figli. Se vi vendiamo della terra dovrete ricordarvi e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e i vostri fratelli e, d’ora innanzi, dovrete dare ai fiumi la stessa gentilezza che date al fratello.

Sappiamo che l’Uomo bianco non comprende il nostro modo. Una porzione di terra, per lui, è la stessa di un’altra, poiché lui è come lo straniero che viene di notte e prende dalla terra qualsiasi cosa lui abbia di bisogno. La terra non gli è sorella ma nemica e quando l’ha conquistata vi si stabilisce abbandonando alle sue spalle la tomba di suo padre, poiché non gli importa. Rapisce la terra dai suoi figli, poiché non gli importa. La tomba di suo padre e i diritti di nascita dei suoi figli vengono dimenticati. Tratta sua madre: la terra, e suo fratello: il cielo, come cose che possono essere comprate, saccheggiate o vendute come pecore o brillanti perline. Il suo appetito divorerà la terra lasciandosi alle spalle solo un deserto.
Io non so, i nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città reca dolore agli occhi dell’Uomo rosso. Ma forse è perché l’Uomo rosso è selvaggio e non comprende. Non c’è posto quieto nelle città dell’Uomo bianco. Nessun luogo dove udire le foglie aprirsi in primavera o il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché sono selvaggio e non comprendo. Lo sferragliare sembra solo un insulto alle orecchie. E cosa c’è da vivere se un uomo non può sentire il grido solitario del caprimulgo o le discussioni delle rane intorno a uno stagno la notte? Io sono un Pellerossa e non comprendo. L’Indiano preferisce il soffice suono del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno e l’odore stesso del vento, lavato da una pioggia di mezzodì o profumato dal pino ad ombrello.
L’aria è preziosa per l’Uomo rosso poiché tutte le cose condividono lo stesso soffio: la bestia, l’albero, l’uomo. L’Uomo bianco non sembra notare l’aria che respira, come un uomo morente da giorni è insensibile al suo stesso fetore.

Ma se vendiamo la nostra terra, dovrete ricordarvi che l’aria è, per noi, preziosa, l’aria condivide il suo spirito con tutta la vita che sostiene. Il vento che diede a nostro nonno il suo primo respiro accoglie anche il suo ultimo sospiro. E se noi vendiamo la nostra terra la dovrete mantenere da conto e sacra, come un posto dove persino l’Uomo bianco potrà andare ad assaporare il vento addolcito dai fiori della prateria.
Così noi considereremo la vostra offerta di comprare la nostra terra. Se noi decideremo di accettare, porrò una sola condizione: l’Uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.
Io sono un selvaggio e non comprendo che il mio modo. Ho visto migliaia di bestie che marcivano nella prateria, abbandonati dall’Uomo bianco che gli aveva sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il fumante cavallo di ferro, possa essere più importante del bisonte che noi uccidiamo solo per vivere.
Cos’è un uomo senza le bestie? Se tutte le bestie scomparissero l’uomo morirebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché, qualsiasi cosa accada alle bestie, presto accadrà pure all’uomo, tutto è connesso. Dovete insegnare ai vostri figli che la terra sotto ai loro piedi è la cenere dei nostri nonni. Così essi rispetteranno la terra, dite ai vostri che la terra è ricca delle vite della nostra stirpe. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra è nostra madre. Qualsiasi cosa accada alla terra, presto accadrà ai figli della terra. Se l’uomo sputa sul terreno, sputa su se stesso.
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, l’uomo appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono connesse, come il sangue unisce una famiglia. Tutte le cose sono connesse. Qualsiasi cosa accada alla terra, accadrà ai figli della terra. L’uomo non ha tessuto l’ordito della vita, lui non è che un filo. Qualsiasi cosa faccia all’ordito, la fa a se stesso.
Persino l’Uomo bianco, il cui Dio cammina fianco a fianco chiacchierando con lui come amici, non è esonerato dal comune destino. Potremmo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.

Una cosa io so e che l’uomo bianco un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi, ora, forse penserete che lo possedete come vorreste possedere la nostra terra, ma non potete. È il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’Uomo rosso e per il Bianco. Questa terra gli è preziosa e danneggiare la terra è come opprimere di disprezzo il suo Creatore. Anche i Bianchi scompariranno, forse prima delle altre tribù. Contaminate il vostro letto e soffocherete, una notte, nei vostri stessi detriti. Ma morendo, voi brillerete luminosi, ardenti della forza di Dio che vi ha portato a questa terra e per qualche scopo speciale vi ha dato il dominio su di essa e sull’Uomo rosso.
Questo destino è un mistero per noi, poiché non comprendiamo il massacro dei bisonti, i cavalli selvaggi domati, i segreti angoli della foresta appesantiti dall’odore di molti uomini e la vista delle colline mature offuscata dai fili che parlano.
Dov’è la boscaglia? Scomparsa. Dov’è l’aquila? Scomparsa. La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza!”

LA "SUPERIORITA'" DELL'ESSERE UMANO
Leggendo le parole di capo Sealth vediamo scorrere davanti ai nostri occhi anni e anni di incredibili violenze fatte sulla natura che, in effetti, oggi si rivelano non soltanto nel disastro ecologico che abbiamo causato, ma anche nella nostra incapacità di percepire noi stessi come corpo, con la sua bellezza e saggezza innata.
Nel corso della nostra storia abbiamo sempre più sviluppato l'idea di essere non solo separati dall'insieme della creazione ma anche e soprattutto di essere superiori. In parte anche la religione ha contribuito al manifestarsi di questa convinzione, nel momento che nella Bibbia, proprio nelle prime pagine, dove si racconta della creazione del mondo e dell'uomo, Dio dice ad Adamo ed Eva: "Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate sopra i pesci del mare e su tutti gli uccelli del cielo e sopra tutti gli animali che si muovono sopra la terra." (Genesi 1, 28). In questo caso le direttive di Dio sono state veramente prese alla lettera!
Ma ora ci troviamo di fronte a dei reali disastri ed è quindi lecito e d'obbligo pensare alle possibili soluzioni per migliorare la situazione.
Aurelio Peccei (vedi anche qui), un grande manager FIAT, fondatore e Presidente del primo organismo internazionale che cominciò a mettere in dubbio il dogma "crescita economica = progresso", il Club of Rome, nel 1981 pubblicava a Parigi, città dove l'illustre Club di scienziati e pensatori si trasferì nel 1985, alla morte del suo animatore, il libro "Cent pages pour l'avenir".

In questo testo Peccei, analizzava la situazione ambientale e indicava poi dei punti chiave, per arrivare a migliorare la situazione del pianeta. Furono in molti, allora, a indignarsi di fronte alle sue parole, in modo particolare la classe borghese, "benpensante" e cattolica. Infatti Peccei era molto esplicito nel metter in guardia sui disastri a cui si andava incontro, e proprio per questo la società continuava a considerarlo un fastidioso allarmista. Tuttavia, al di là della sua crudezza, ("Gli uomini continuano a vivere sul pianeta come vermi sulla carogna") lavorava intensamente su progetti che erano dettati dal suo amore per la vita in tutte le sue forme e dalla preoccupazione per la piega che stavano prendendo le cose del mondo. Aurelio Peccei amava definirsi "a hopeless generalist" – "un irrimediabile generalista", che preferiva dedicare le sue forze a migliorare di un millimetro il livello di vita generale, piuttosto che a risolvere uno specifico problema in un sol campo o in un solo luogo.

UN FUTURO MIGLIORE?
Peccei sollecitava a:
- sviluppare un'etica sociale che avrebbe permesso di intraprendere quei passi, necessari a migliorare lo stato del pianeta e di tutto ciò che lo abita;
- custodire la natura e rispettare tutte le forme di vita, perché solo questo è in grado di garantire una qualità di vita migliore per tutti;
- proteggere le diverse culture dell'umanità perché sono un'importante eredità da salvaguardare;
- fare in modo che ogni generazione lasci ai suoi eredi un mondo migliore di quello che trovato;
- prendersi cura solo di quelle necessità che avrebbero migliorato la situazione non solo pochi singoli ma della comunità;
- garantire un "minimo sociale" per l'assistenza dei cittadini;
- allo stesso modo, garantire un "massimo sociale", per non sprecare in eccessi;
- considerare la sicurezza una necessità primaria da raggiungere, non attraverso gli armamenti, bensì sviluppando la maturità culturale degli individui e della società;
- rispettare il fatto che non ci deve essere dipendenza fra "economia" ed "ecologia";
- sviluppare l'etica della semplicità, piuttosto che quella del consumo.
Se si considerano i punti sollecitati da Peccei e poi si analizza la situazione in cui oggi ci troviamo, non è possibile evitare un certo sconforto

Al World Summit di Johannesburg sullo Sviluppo Sostenibile, Kofi Annan, il 27 agosto 2002 così parlava, illustrando, forse, il desiderio dei più nel voler mettere fine a una situazione che grava su di noi come una vera e propria spada di Damocle:
"Immaginate un futuro d'incessanti uragani e alluvioni, d'isole e regioni costiere densamente popolate inondate dall'innalzamento degli oceani, terreni un tempo fertili resi sterili da siccità e desertificazione, emigrazioni di massa di rifugiati per cause ambientali, conflitti e guerre per contendersi l'acqua e altre preziose risorse naturali.
E ora immaginate che è possibile sperare un contesto migliore, con tecnologie rispettose dell'ambiente; città vivibili; abitazioni, mezzi di trasporto e industrie che sfruttano fonti alternative d'energia; e migliori standard di vita per tutti i popoli della Terra, non per una fortunata minoranza soltanto.

Scegliere tra queste due opposte visioni spetta a noi. Le attuali tendenze forse non sono del tutto incoraggianti, e ormai sappiamo abbastanza di problemi ecologici da temere il peggio. Tuttavia siamo ancora in tempo per allontanarci dall'orlo del peggio. Cosa ancora più importante, esiste un altro cammino da percorrere, migliore per i popoli, meno dannoso per l'ambiente e possibile grazie alle politiche, alle conoscenze e alle tecnologie oggi a nostra disposizione. L'umanità ha mosso i primi passi in questa migliore e più illuminata direzione. Scopo del World Summit di Johannesburg sullo Sviluppo Sostenibile è far sì che questi primi passi in quella direzione continuino, che noi tutti ci mettiamo immediatamente e definitivamente in marcia.
(…) Oggi ci occorre una rivoluzione intesa nel senso di una comune gestione del pianeta. Per troppo tempo troppe persone hanno creduto che i limiti naturali del benessere si fossero ormai raggiunti. Per troppo tempo troppe persone hanno confidato esclusivamente nelle conquiste della tecnologia come nell'unica e ineluttabile risposta a qualsiasi limitazione delle risorse o qualsiasi vulnerabilità potesse presentarsi.

Col tempo, tuttavia, a mano a mano che l'umanità si è andata ritrovando in territori inesplorati per quanto concerne lo sfruttamento dell'energia e la crescita della popolazione e, in particolare, a mano a mano che andava affiorando il naturale desiderio da parte dei popoli di condividere quella prosperità finora goduta da pochi, abbiamo cominciato a capire i pericoli insiti nell'attuale modello di sviluppo.
Ora che le foreste sono state abbattute, che le falde acquifere si sono prosciugate, che l'atmosfera è satura di sostanze tossiche e che gli oceani sono pressoché svuotati di pesci; ora che il clima ha iniziato a ritorcersi contro di noi, riflettendo il nostro dissoluto modo di vivere, il mondo comincia a vedere i pericoli delle attività umane nel suo complesso. Le varie società del mondo stanno cercando di far sì che la crescita economica e la protezione dell'ambiente vadano di pari passo, e non siano in conflitto tra loro. Molti gruppi hanno cercato di diffondere una presa di coscienza. Molti imprenditori stanno cogliendo le occasioni che le tecnologie e le pratiche rispettose dell'ambiente offrono.

Come comunità mondiale abbiamo tenuto decisive conferenze, come quella di Stoccolma nel '72 e quella di Rio de Janeiro nel '92, abbiamo negoziato dozzine di accordi multilaterali, abbiamo fondato istituzioni come il Programma Ambientale dell'Onu, e abbiamo delineato una comune visione del cammino da percorrere con i Millennium Development Goals, che comprendono la cancellazione della povertà e della fame, la riduzione della mortalità infantile, il raggiungimento dell'uguaglianza tra i sessi e dell'educazione primaria universale. Ma, come spesso succede, la nostra comprensione, quella dell'opinione pubblica e quella della comunità scientifica è andata ben oltre la risposta politica. Il Summit offre la possibilità di recuperare lo svantaggio.

Johannesburg mira a dare pari attenzione alla duplice aspirazione dello sviluppo sostenibile. (…) Per i più poveri dell'umanità in particolare, sviluppo significa possibilità di nutrirsi, di andare a scuola, di curarsi, per sé e per i loro figli. Ma lo sviluppo che tiene in scarsa considerazione la sostenibilità, alla fine è solo autolesionistico. La prosperità costruita saccheggiando l'ambiente naturale non è affatto prosperità, è soltanto un rinvio temporaneo del disastro futuro. La questione non è in questi termini: ambiente contro sviluppo oppure ecologia contro economia. No, i due ambiti possono esser integrati. Non è questione di ricchi o poveri, tutti hanno interesse allo sviluppo sostenibile.

(…) Le previsioni catastrofiche, i panorami apocalittici e gli scenari funesti non sono sufficienti a ispirare i popoli affinché cambino le loro politiche o il loro modo di comportarsi quotidianamente. Ma non possiamo neppure sottovalutare i problemi che ci stanno di fronte, o pensare che lo sviluppo sostenibile si attuerà per conto proprio. All'alba di questo nuovo secolo dobbiamo fare una scelta. Abbiamo sia le risorse umane sia quelle materiali che occorrono per attuare uno sviluppo sostenibile, non un concetto astratto, ma una realtà tangibile. A Johannesburg i popoli dovranno essere uniti: per dimostrare la nostra appartenenza a un destino comune, per dimostrare che affronteremo questa sfida seriamente, e infine per esercitare una maggiore responsabilità nei confronti di ciascuno di noi, degli altri e della Terra dalla quale dipendono il progresso e il benessere comuni."

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